Dove vogliono arrivare i tecnici Apolitici

Un commento: “Tralascio I commenti sul grado di intendere di questa raccomandata a vita, non sa nemmeno di cosa sta parlando, ma in che mani siamo? ”un centro come il vostro e’ importante perchè abbiamo bisogno di ricerche scientifiche, dati e analisi certe per far funzionare meglio le nostre politiche”. se questo non è un outing sul programma stabilito a tavolino sugli scopi dell’invasione io mi faccio suora. Comunque la realtà è che arrivare al completamento del ricambio di popolazione con carne fresca straniera stanno massacrando la vecchia autoctona e assassinando il futuro dei giovani e bimbi italiani, che ci sono e ci saranno”.
Roma – 26 giugno 2012 – Anche se “non possiamo semplicemente aprire le porte, perché questo potrebbe creare problemi, dobbiamo avere un atteggiamento positivo, considerando che le migrazioni, nel lungo periodo, possono avere effetti positivi”. Lo ha detto oggi il ministro del Welfare, Elsa Fornero, durante un video-collegamento con l’Istituto universitario europeo di Fiesole in occasione dell’apertura del “Migration policy center”. Dobbiamo – ha spiegato il ministro – considerare tutti gli effetti positivi delle migrazioni, che possono anche contribuire a risolvere dei problemi.  I lavoratori immigrati – ha sottolineato Fornero – sono giovani, lavorano, pagano i contributi. Ma ci sono anche altri motivi per cui i migranti possono contribuire al welfare: fanno piu’ figli e questo può combattere il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione e poi la diversita’ e’ un tipo di ricchezza della societa’. I figli dei migranti hanno anche effetivi positivi nelle scuole. Quindi il contributo dei migranti puo’ essere economico, sociale e anche per il sistema del welfare”. Per questo motivo, ha aggiunto, ”anche se siamo nel profondo della recessione e non ci sono abbastanza risorse, dobbiamo usare quelle che abbiamo per rafforzare l’integrazione”. In questo contesto, ha concluso rivolta ai partecipanti all’incontro di lancio del Migration policy center, ”un centro come il vostro e’ importante perchè abbiamo bisogno di ricerche scientifiche, dati e analisi certe per far funzionare meglio le nostre politiche”.

Qui. Poi mi chiedo, se fosse stato un disoccupato italiano, sarebbe stato aiutato lo stesso? Anzi, la risposta c’è, è proprio qui.

Racconto d’estate (e delle 4 stagioni della vita)

Estate. Di film vacanzieri se ne vedono tanti, di film vacanzieri di buon gusto, ci sono solo i suoi, quelli di Eric Rohmer. Penso a  “Racconto d’estate” e mi viene in mente il personaggio introverso e insicuro dello studente Gaspard sulla spiaggia brettone di Dinard. Mi domando se col malgusto che imperversa oggi, si possano trovare tra i più giovani, degli amanti del cinema di Eric Rohmer

Viscidume democristiano

Casini esce allo scoperto e dice chiaramente di volere un accordo con la sinistra. L’ammissione arriva in questo preciso momento perché il leader Udc è convinto che il voto anticipato sia più vicino: per “colpa” di Berlusconi. Dunque occorre prepararsi per tempo alle urne. “Ho sempre ritenuto – dice il leader Udc a margine della direzione nazionale del suo partito – che la prospettiva sia un patto per affrontare le emergenze tra progressisti e moderati”, . “Oggi – prosegue – si è realizzato con il governo tecnico, ma la strada è un governo politico per risollevare il Paese a affrontare l’emergenza che non durerà poco per arrivare così agli Stati Uniti d’Europa costruiti attorno al rapporto tra le due grandi famiglie del Ppe e del Pse”.
Chi dice via dall’euro è fuori dal Ppe: Casini sferza un duro colpo a Berlusconi ricordando che “basta fare un giro in Europa per capire che il Ppe non ha niente a che fare con chi ha voglia di uscire dall’Europa”. “I mercati – osserva il leader Udc – prendono di mira diversi Paesi, non perché non credono a misure specifiche, ma per chiedere se crediamo all’Unione europea e negli Stati Uniti d’Europa”.
Il Pdl vuole solo indebolire Monti: In un passaggio del suo ragionamento Casini denuncia quello che, a suo dire, è un disegno subdolo e per certi versi diabolico del Pdl: paventare l’uscita dall’euro non per convinzione ma solo per danneggiare il governo. “Qualcuno chiede a Monti di fare miracoli, ben sapendo che questo non è possibile. Spazio per furberie non ce n’è più. Da che lato degli schieramenti politici arrivi il rischio” di far mancare il sostegno al governo è sotto gli occhi di tutti. “Nel Pdl – aggiunge – parlano un giorno di uscita dall’euro e il giorno dopo dicono di voler sostenere il governo. Tanta confusione fa male però all’esecutivo”.

Repellente

(ANSA) – ROMA, 25 GIU – ‘La prospettiva e’ un patto per affrontare l’emergenza tra progressisti e moderati. Oggi si e’ realizzato con il governo tecnico ma la strada e’ un governo politico per risollevare il paese e, in un rapporto tra le due famiglie del Ppe e Pse arrivare a Stati uniti Ue”. Lo dice Pier Ferdinando Casini durante la direzione dell’Udc. 

(13:43)




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La lezione di Formigoni

Il
Corsera e altri giornali di regime sostengono che il Governatore
della Lombardia sia indagato
per, guarda un po’ che novità,
corruzione.
Chi
lo direbbe ?
La
procura di Milano.
Ma,
come sempre, il problema non è se Formigoni sia o meno colpevole,
quanto perché un indagato, se tale fosse, debba venire a conoscenza
di indagini sul suo conto dalla stampa e non da un atto formale 
(a meno che il Corsera non sia il nuovo sistema per notificare gli avvisi di garanzia …).
Giustamente
Formigoni dice
:
non
ho ricevuto nulla,

quindi
non sono indagato,
quindi
querelerò
(ndr: per quel che serve …) chiunque sostenga il
contrario o

il
magistrato che, invece di darmene formale avviso, ha lasciato che
filtrasse sulla stampa
.
Non
fa una piega, ma purtroppo il danno è fatto e Formigoni
colpevolizzato.
Però
è bene domandarsi anche se le eventuali accuse dei magistrati
milanesi siano credibili.
E’
bene domandarsi perché i comunisti chiedono le dimissioni di
Formigoni, ma non dei suoi colleghi, ugualmente indagati, Vendola ed
Errani
(sicuramente non è perché Formigoni è berlusconiano, mentre
gli altri due sono dei compagni …
).
Bisogna
domandarsi se la sanità in Lombardia sia una buona sanità o meno
(pare che il sistema lombardo sia il migliore in Italia, allora
averne di “corruzioni” così se rendono ottimo un sistema di
assistenza !
).
Soprattutto
i dirigenti del Pdl e della Lega devono domandarsi se vale la pena
correre ognuno per conto proprio
pensando di ereditare il patrimonio
elettorale di Berlusconi (che tanto non lo erediterà nessuno, perché
Berlusconi è ancora in sella
) quando il nemico usa contro di loro la
tecnica degli Orazi contro i Curiazi, abbattendo, o cercando di
farlo, uno alla volta tutti coloro che possono ostacolarne la marcia
su Roma
.
Berlusconi,
Bossi, ora Formigoni, chi sarà il prossimo
da togliere di mezzo per
evitare troppi ostacoli alla sgangherata macchina da guerra di
Bersani ?



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Alè! Adesso tocca a Grillo


L’avevamo detto che Grillo avrebbe dovuto aspettarsi attacchi di tutti i tipi da quando è sceso apertamente in campo, ma soprattutto da quando ha iniziato a rompere sul serio i coglioni alla partitocrazia. E i coglioni alla partitocrazia glieli ha davvero rotti nelle scorse amministrative riducendo sul lastrico Pdl e altri partitelli. Tanto che l’inusurabile castaiolo Casini la stessa sera dei risultati aveva dichiarato su Twitter che il terzo polo non esisteva più, senza peraltro aver parlato prima coi suoi soci di casta: il presidente della camera con vista a Montecarlo (fregata alla vecchia An) e il presidente della cassa della Margherita inconsapevole di avere decine di milioni di rimborsi elettorali sgraffignati ai pensionati che fanno la fame.
Un bel trio, non c’è dubbio.
Infatti così è stato: dal Pd al Pdl tutto quello che si poteva tirare fuori dalla storia di una persona ormai di una certa età con un vissuto, quindi, di svariate decine d’anni, è stato tirato fuori.
Da un incidente che ha avuto con la sua auto provocando purtroppo anche dei morti, alle “balle” che sparerebbe nella foga dei suoi spettacoli ora comizi, etc…
IL tutto si può leggere qui.
Ma d’altra parte è così. Era toccato a Berlusconi da parte della sinistra, adesso è il suo turno, ma questa volta sia da parte della sinistra che della destra.
Naturalmente questi che adesso si stanno divertendo a fare il tiro al bersaglio contro Grillo non sanno, o fingono di non sapere, che nel caso qualcuno di loro stessi si provasse di scendere in campo con la stessa efficacia di Grillo (cosa da escludere persino come semplice ipotesi) sarebbero oggetto dello stesso trattamento, in quanto ognuno di noi, ma soprattutto coloro che viaggiano ad alti livelli economici, in qualche angolo del vecchio armadio posto ormai nello stanzino dello sgabuzzino, qualcosa da dimenticare ce l’ha.
Ma andiamo avanti così, vecchia Italia!
Che andiamo bene…
IL CRONISTA

Il Pensiero Verde 2012-06-24 23:42:00

Il premio Nobel per la Pace a Milano

Il nostro paese ancora una volta si dimostra incapace di prendere decisioni in autonomia, su una persona che io giudico straordinaria, e che non solo gli si dovrebbe essere data la cittadinanza onoraria, ma gli si dovrebbe pure stendere un tappeto rosso e farli tutti gli onori del caso. Perché? Ovvio perché! Perché sta facendo una battaglia per il suo popolo, da solo contro tutti, una battaglia sacrosanta sull’indipendenza del suo popolo e del suo paese, il Tibet, da uno stato oppressore e comunista come la Cina. Quindi mi fa davvero dispiacere che al signor sindaco Giuliano Pisapia la cosa non vada giù, essendo lui dichiaratamente un rosso di sangue e di pensiero. Quindi mi chiedo, che ci sia ben altro oltre a tutto ciò? Che ci siano altri motivi dietro questa decisione di slittare su scelte importanti, ma altrettanto sacrosante, specialmente per uomini come questi (ce ne fossero nel mondo di uomini così!). Cosa c’è davvero dietro tutto ciò? Beh provo soltanto ad immaginarlo.
Ad esempio vorranno nascondere l’ennesima oppressione e persecuzione ai danni di un popolo segregato per secoli da un altro? Oppure non vogliono non obbedire come sempre, come un cane scodinzolante, alla potente ed autoritaria repubblica (comunista delle banane) cinese? No sapete perché certe domande sorgono spontanee. Oppure come credo che sia, vogliono tentare di distogliere il popolame ignorante (proprio come nel regime cinese), dalle vere e sacrosante ragioni dei Tibetani nei confronti dei Cinesi. Ragioni di sacrosanta libertà, indipendenza e secessione da una Cina ormai populista, arcaica, sfruttatrice, comunista, totalitaria e arrogante. Del resto non mi stupisce mica tutto ciò. Da parte del nostro stato centralista che manco lui non vuole indipendenze o secessioni (vedere il recente referendum sull’indipendenza negato alla Sardegna…), ma preferisce centralizzare e nazionalizzare tutto, proprio come nei peggiori regimi del passato, negando di fatto anche a noi ogni più semplice libertà e privacy di base. Sarebbe ora di farla finita con tutto ciò. Con questo autentico sopruso. Ed in Italia anziché premiare gente che vuole il cambiamento, che lo professa, che lo alimenta e tenta di fare del bene per il proprio popolo ed il suo futuro (oltre che essere un uomo di immensa intelligenza, umanità e sensibilità), li si nega un diritto sacrosanto, su cui francamente io non avrei manco fatto un assemblea comunale inutile. Il si, doveva essere senza battere ciglio. Invece questi parassiti discutono e decidono sul “nulla”, quando si dovrebbe decidere su questioni ben più importanti di questa (non che questa lo sia di meno filologicamente parlando…).
Insomma caro Dalai Lama, vieni da me che te la do io la cittadinanza. E magari facciamo pure 4 chiacchiere su cosa vuol dire libertà ed indipendenza, fatti su cui non solo il tuo popolo si sta battendo nel mondo, al prezzo di sangue, torture e soprusi. E ci perdoni se può la nostra ennesima pessima figuraccia.
fonte web

Governo allo sbando

Per il decreto attuativo della spending review, salvo miracoli dell’ultim’ora, se ne riparlerà soltanto il 2 luglio. Quale è il miglior biglietto da visita con cui Mario Monti potrebbe presentarsi al fatidico consiglio europeo del 28 e 29 giugno? Una riforma del lavoro che il capo dei datori di lavoro, il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, definisce «una boiata», e che il ministro del Welfare Elsa Fornero è già disposta a modificare dopo che il Parlamento l’avrà approvata? Oppure il decreto con cui finalmente si taglia la spesa pubblica, come ci chiedono da tempo la Banca centrale europea e le altre istituzioni internazionali, sinora sempre rimandato e dal quale dipende la possibilità di non aumentare l’Iva a ottobre? In teoria non dovrebbe esserci partita. Eppure il primo provvedimento sarà trasformato in legge dai vituperatissimi partiti entro la data pretesa dal premier, in modo che così Monti possa presentarsi a Bruxelles con la medaglietta appuntata sul petto. Invece per il decreto di attuazione della spending review, che stabilisce dove e come sarà ridotta la spesa pubblica, la cui responsabilità ricade tutta sul premier e i suoi colleghi di cattedra e di governo, bisognerà aspettare ancora. Anch’esso, per ovvi motivi, avrebbe dovuto essere varato prima del vertice europeo. Ma la sua approvazione pare adesso destinata a subire l’ennesimo slittamento. «Salvo miracoli dell’ultim’ora», raccontano a palazzo Chigi, «se ne riparlerà il 2 luglio».
La colpa viene data alla fittissima agenda di Monti. «Il presidente», dice uno della sua squadra, «è concentratissimo sul vertice del 28 e 29. Lunedì ci sarà il preconsiglio dei ministri. Martedì mattina deve incontrare i rappresentanti delle regioni. Mercoledì parte per Bruxelles. Quindi…». Quindi tutto spostato al lunedì successivo. Sul quale però – altra novità di ieri – pende la preparazione del vertice bilaterale Italia-Germania del 4 luglio, che vedrà Monti ancora impegnato nell’operazione di convincimento di Angela Merkel. Insomma, forse si slitta ancora. In realtà, i problemi del governo sono politici. I sindacati del pubblico impiego sono sul piede di guerra: vogliono capire bene in cosa consiste il ridimensionamento delle piante organiche annunciato dall’esecutivo e se esso prevede tagli lineari ai dipendenti dei ministeri. Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un incontro con il premier e annunciato mobilitazioni. Gli stessi ministri, che hanno ricevuto da Monti l’incarico di individuare risparmi nei settori di competenza, traccheggiano incapaci di portare a termine il compito. Tanto che il premier, seccato, ha dovuto dare l’esempio, presentando in pubblico per primo la lista dei risparmi di palazzo Chigi e del ministero dell’Economia. «Come segnale e come anticipo ai nostri colleghi di governo», ha detto davanti alle telecamere. Tradotto: se ce l’ha fatta io, che ho mille altri impegni, voi non avete più scuse.
Resta il fatto che sinora la leadership di Monti, su questo fronte, è stata quantomeno carente. Eppure si tratta del provvedimento più importante che è chiamato a fare. Un decreto che riducesse subito le spese era tra le principali richieste avanzate all’Italia da Mario Draghi e Jean-Claude Trichet nella lettera inviata il 5 agosto dalla Bce al premier dell’epoca, Silvio Berlusconi: «L’obiettivo dovrebbe essere (…) un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa». Poco dopo essersi insediato, Monti ha commesso l’incomprensibile errore di affidare la delega per la spending review al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda. Il quale il 9 gennaio annunciò che entro la fine di quel mese sarebbero stati varati «i primi interventi di razionalizzazione delle risorse statali». Invece, anche a causa dei contrasti con il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli, Giarda non è riuscito a cavare un ragno dal buco, finendo per lamentarsi sui giornali di essere stato abbandonato: «La spending review è un’operazione complicata alla quale sto lavorando pressoché da solo…».  Il risultato è stato che Monti ha dovuto chiamare un nuovo tecnico, Enrico Bondi, a fare quello che i ministri tecnici non si erano dimostrati capaci di realizzare. Un mese fa l’ex amministratore straordinario di Parmalat assicurava che entro giugno sarebbe diventato operativo un primo piano di tagli alla spesa pubblica per un valore di almeno 4,2 miliardi. Indispensabile, a questo punto, non solo per scongiurare il rincaro dell’Iva già messo tra le probabilità, ma anche per finanziare gli interventi di ricostruzione nelle aree colpite dal terremoto di maggio. Pure questo impegno, però, rischia di non essere rispettato. A conti fatti il governo ha perso sei mesi, preferendo dedicare interminabili trattative a provvedimenti come la riforma del lavoro, sulla cui efficacia nessun imprenditore sembra pronto a scommettere.
di Fausto Carioti

SILVIO, torna sul predellino, capperi !!!


Eddai con i moderati…..
Silvio, torna sul predellino, urla, arrabbiati. Noi non siamo moderati, siamo incavolati NERI, con Napolitano, con la Fornero, con Montimario,con la Merkel, con i sindacati rossi,con Pisapia, con l’ IndiachenonmollaiMarò e Terzi che balbetta.
Noi siamo il Popolo di Destra, che vogliamo essere al Governo, mancando dal 1945, non avendo mai creduto in AN e le furbizie di Jeanfufù da Montecarlo. Siamo tanti, sparsi nella diaspora Missina, tra la Lega, Forza Nuova, la Fiamma, i veridestri del PDL, CasaPound e la Destra. Siamo stufi di vedere la Patria calpestata,ignorata, tradita. Con un presidente comunista che piange, con la Brutta Fornerina che piange, con Rutellino che piange e pensa alla dolce Malindi come proprio futuro. SIAMO ARRABBIATI e NON MODERATI. Arrabbiati di vedere la Fede insultata da 4 pederasti truccatissimi con a capo un invertito libertario di pseudocentrodestra che per vendere un libro insinua omosessualità vere o presunte negli spogliatoi della Nazionale. Arrabbiati di essere stati svenduti alle banche che se hai bisogno non mollano un euro, siamo il popolo dei tanti, troppi piccoli e piccolissimi imprenditori che ogni Lunedì tirano su la saracinesca con la paura di non arrivare a Sabato. Dei padroncini trasportatori indebitati a causa della concorrenza delle multinazionali del trasporto che arruolano sudamericani ed altri stranieri sottopagati che non parlano italiano e trattano le merci che trasportano da schifo, tutelati da leggi menefreghiste dei clienti. Siamo il popolo degli Agrari, che sono disperati. Siamo l’ Italia intera che vuole Monti Mario a casa, Bersani a casa, ma che non si entusiasma per Alfano. Siamo l’ Italia che non vota più, MA NON SIAMO MODERATI, SIAMO INCASPITATISSIMI !
TI VOGLIAMO ARRABBIATISSIMO MA NON MODERATO !
E ti daremo il 51 %. Con le buone o con le cattive !