Cara Fornero, e perchè non i forni crematori?


Non si può più dire che la ministressa del Welfare, da noi soprannominata la NANA BASTARDA, spari una cazzata al giorno. Perchè quelle che spara camuffate da cazzate in realtà non sono semplici cazzate ma è ormai una vera e propria guerra dichiarata contro quello che con lei si è tornati a chiamare “Il popolino”! Ovvero quella marmaglia di gente che saremmo noi che se mangia bene, se non mangia pazienza, perchè considerata più o meno alla stregua delle bestie. Sì, con una intelligenza, forse appena superiore alle bestie, ma insomma, sempre bestie. E scommetto che se la ministressa avesse per caso un cane lo amerebbe più degli Italiani. Niente di male in questo perchè io stesso amo i miei animali più degli uomini. Ma questo è un altro discorso.
La novità, se ormai si possono considerare tali le sue battaglie quotidiane contro il popolino, è che – fottendosene della costituzione italiana ieri in un’importante intervista ha dichiarato candidamente, e con la malignità che le è propria – che il lavoro non è un diritto, e che bisogna guadagnarselo anche con sacrifici.
Ora, visto che la tua missione, ministressa, è quella di lasciare senza stipendi e senza pensioni la maggior parte di popolino che puoi per fare finta che in questo modo ti si quadrino i conti, e non consideri, o meglio, lo sai benissimo ma non te ne frega un cazzo, che la gente comunque deve mangiare e se non può farlo in altro modo lo deve fare anche rubando e delinquendo, e quindi un ritorno di spesa per te, ministressa, che anche quando un cittadino fosse in galera, sarebbe un costo per l’Italia, anche “più eccessivo” rispetto al costo di uno stipendio o una pensione, io mi permetto di suggerirti un sistema più economico: I FORNI CREMATORI.
Pare che in passato siano serviti molto a qualcuno che non sapeva cosa farsene di milioni di persone che odiava.
Io te l’ho detto, vedi un po’ tu.
La soluzione a prima vista sembrerebbe tragica, ma dura poco, comunque meno che l’agonia nella quale ci hai messo. Farebbe scalpore per un po’, ma poi si dimentica tutto e avresti trovato la soluzione finale. Insomma avresti trovato la quadra ai tuoi conti.
Pensaci, merdosa..
E parlane anche con i tuoi colleghi del NAZI-GOVERNO.
Non si sa mai che la piccola lampadina che ho posto nella tua piccola mente del cazzo non ti scuota da quelle remore che ancora ti poni, forse.
Dimenticavo! Il tuo nome FORNERO è tutto un programma per un ipotesi di questo genere.
IL CRONISTA

Caso raro, ma questa volta ha ragione la Fornero.

Spiace ripetermi, ma ancora una volta debbo far riferimento alla differenza tra la Costituzione Americana e quella del nostro paese, influenzata nella stesura dai comunisti di allora che costrinsero i democristiani ad una forma di Compromesso Storico ante litteram. “Fondata sul lavoro…” . Con tanto di ruota dentata nello stemma repubblicano che ci rimanda a quello dell’ Angola…
Costituzione degli Stati Uniti che sancisce fin dall’ inizio che “promuovere il Benessere generale” non coincide necessariamente come un diritto ad avere un lavoro. E che “assicurare le Benedizioni delle Libertà” non coincide con la libertà giacobina ereditata dalla Rivoluzione Francese. Eccesso di libertà che spesso ha oppresso quella altrui.
Affermare inoltre che il “lavoro non è un diritto” non si tratta di non tutelare i diritti dei lavoratori, ai quali spesso ci pensa una magistratura fortemente politicizzata e tendente al rosso, con sguardi strabici verso il “povero” lavoratore catechizzato dai sindacati.
Si tratta di ribadire con forza che IL LAVORO NON E’ UN DIRITTO, inteso come posto e stipendio fisso e garantito comunque dallo Stato. Lavoro che in Italasia è spesso ottenuto grazie alla raccomandazione od alla bustarella piuttosto che in modo meritocratico. Lavoro dove il fannullonismo è guardato con invidia, piuttosto che con rabbia; dove il “tengo famiglia” è una forma di intoccabilità estesa oggi anche ai troppi immigrati giunti con sentore di Paese di Bengodi che è momento di far cessare.
E’ giunto invece il momento di ribaltare gli schemi ribaltati, mi si permetta questo gioco di parole; tornando al concetto che IL LAVORO E’ UN DOVERE ED UN SERVIZIO, verso gli altri e verso lo Stato. Dove il MERITO e l’ IMPEGNO devono essere premiati fin dalla Scuola, cancellando l’ idea del “comunque tutti promossi” che ha fatto radice asinina in questi ultimi anni. LAVORO dove chi sbaglia, paga, sia che si tratti di un padrone, di un operaio o di un magistrato. LAVORO inteso non come routine spesso improduttiva finalizzata al raggiungimento del Venerdì sera; magari faticando, fisicamente o mentalmente, il meno possibile, fregando Stato e Padrone. LAVORO inteso invece come una BENEDIZIONE (rifacendomi agli USA) da mantenere e coltivare, come nella Parabola dei Talenti.
Dunque, questa volta la Fornerina non ha avuto torto. Peccato solo una sua piccola marcia indietro simile a quella di Cassano…

La figlia lesbica del Professor Vecchioni.

Sarai contento, Professore, che tua figlia che hai voluto “contro”, oggi è madre lesbica. Sarai contento che lei abbia usato l’ inseminazione artificiale (“saresti comunque nata, ti avrebbe comunque avuta”). Sarai contento, Professore, che si “è innamorata senza pensare”. Sarai contento che “ha scelto di sbagliare”. Tienti pure il fiore dentro il pugno, Compagno Professore. E ringrazio Dio di non averti avuto come Professore, al Liceo. E che non ti abbia avuto Mia Figlia.

(nella foto, il Matrimonio tra il Beato Carlo d’ Asburgo e la Moglie Zita.)


FIGLIA, di Vecchioni Professor Roberto.

“Sapeva tutta la verità
il vecchio che vendeva carte e numeri,
però tua madre è stata dura da raggiungere,
lo so che senza me non c’era differenza:
saresti comunque nata,
ti avrebbe comunque avuta.
Non c’era fiume quando l’amai;
non era propriamente ragazza,
però di aver fatto del mio meglio,
così a volte guardo se ti rassomiglio,
lo so, lo so che non è giusto,
però mi serve pure questo.

Poi ti diranno che avevi un nonno generale,
e che tuo padre era al contrario
un po’ anormale, e allora saprai
che porti il nome di un mio amico,
di uno dei pochi che non mi hanno mai tradito,
perché sei nata il giorno
che a lui moriva un sogno.

E i sogni, i sogni,
i sogni vengono dal mare,
per tutti quelli
che han sempre scelto di sbagliare,
perché, perché vincere significa “accettare”
se arrivo vuol dire che
a qualcuno può servire,
e questo, lo dovessi mai fare,
tu, questo, non me lo perdonare.

E figlia, figlia,
non voglio che tu sia felice,
ma sempre “contro”,
finché ti lasciano la voce;

vorranno
la foto col sorriso deficente,
diranno:
“Non ti agitare, che non serve a niente”,
e invece tu grida forte,
la vita contro la morte.

E figlia, figlia,
figlia sei bella come il sole,
come la terra,
come la rabbia, come il pane,
e so che t’innamorerari senza pensare,
e scusa,
scusa se ci vedremo poco e male:
lontano mi porta il sogno
ho un fiore qui dentro il pugno. “

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Primavere arabe…

Si è parlato con enfasi delle “gloriose primavere arabe“. Quelle che hanno spodestato dei dittatori (presumibilmente laici) per scambiarli con altrettanti dittatori presumibilmente islamici e ancor più sanguinari. In tanti hanno pensato che… le rivoluzioni o le primavere non si fanno via internet. E’ toccato alla tunisia, poi all’egitto, passando per marocco e algeria per arrivare infine alla libia, con la scusa di salvare i libici dal loro oppressore. Dicono che i libici ora stanno molto molto peggio di prima. In tutti i sensi. Ora, tocca alla siria. Con quale scusa? La solita, quella accampata dall’onu, no? E, dietro l’onu, ovviamente ci sono le bandiere a stelle e striscie dei portatori di democrazia. E no, non scopro l’acqua calda e non sono novità… però, nel frattempo, io comincio davvero ad essere schifata da quelle bandiere che hanno intrappolato anche noi.

Zombies, crescita e banche…

La confraternita di usurai prezzolati che dopo il golpe dello scorso novembre usurpa i banchi del governo, continua a maramaldeggiare allegramente sotto la guida di Mario Monti e con il sostegno incondizionato di un parlamento composto da zombies, pronti a ratificare qualsiasi bestialità venga loro ordinata. Lacrima Fornero ha iniziato ad impegnarsi con cura certosina nella sostituzione della produzione industriale con quella dei disoccupati, il tutto naturalmente al fine di creare la crescita e partendo dal presupposto che “il lavoro non è un diritto”, bensì una creatura ectoplasmatica destinata a venire esorcizzata per sempre. Il “buon” Di Pietro e la Lega si scagliano contro le sue parole, ritenendole in contrasto con la costituzione. Ma sono stati (anche) loro a sostituire la costituzione con il Trattato di Lisbona, perchè continuare a fingere che quello che è ormai ridotto a carta straccia esista ancora? I tagli dei servizi al cittadino e dello stato sociale oggi li chiamano “spending review”, probabilmente perché usare il linguaggio del padrone incrementa l’appeal e contribuisce a far si che l’interessato non capisca una mazza di quello che viene ordito alle sue spalle… Proprio nel nome dello spending review è partita la manovra Bondi che taglierà quel poco che resta del sistema sanitario italiano. Un taglio che dovrebbe far risparmiare allo stato circa 4 miliardi, necessari per pagare le missioni di guerra, ad oggi senza copertura finanziaria, per i primi interventi di ricostruzione in Emilia Romagna e per evitare che l’Iva venga aumentata. Il fatto che per fare fronte al terremoto in Emilia Romagna fosse già stata inserita un’accisa sulla benzina e che il governo già abbia legiferato per mettersi al riparo da qualsiasi onere concernente la ricostruzione delle abitazioni distrutte nel corso di calamità naturali, viene come sempre bellamente sottaciuto. Tagliamo e tassiamo per non aumentare l’Iva è il mantra più in voga per giustificare tutte le manovre di questi ultimi mesi. A settembre, quando l’Iva salirà al 23%, come già disposto per legge, il gingle cambierà e nel gioco del bastone e della carota verrà inserito un nuovo spauracchio sul quale fare leva, magari la stessa Iva al 25%. Che si tratti di “prending” review o di prendi e basta, l’unica certezza sembra essere quella concernente la destinazione d’uso dei denari. Missioni di guerra per conto terzi ed acquisti di armamenti a parte, quasi tutto il denaro sottratto alle tasche dei poveracci da Equitalia & company viene e verrà devoluto alle banche, per fare fronte alla bulimica ingordigia che ne rappresenta il tratto saliente. Nel solo corso del 2012, ben 48 miliardi di euro estorti ai contribuenti italiani andranno infatti a rimpinguare le casse del sistema bancario europeo, ma in qualche caso è possibile anche fare di più. Come sta accadendo in questi giorni con Monte dei Paschi di Siena, che il governo italiano ha premiato con un prestito di 4 miliardi di euro, per il nuovo piano industriale che prevede la chiusura di 400 filiali e l’eliminazione di 4.600 dipendenti. Il tutto nel nome della crescita prossima ventura, naturalmente.

Mater lacrimarum e le interpretazioni

… e immaginiamo quanto abbia lottato e quanto si sia sacrificata sua figlia per ottenere e mantenere quel posto di lavoro… nella stessa università di sua madre e di suo padre… e, idem, immaginiamo anche quanto abbia lottato e quanto si sia sacrificata miss Fornero.

In serata alla Camera l’ultima fiducia sul Ddl di riforma del Lavoro. Bufera Fornero: «Il lavoro non è un diritto». La Lega: «Ma ha giurato su Topolino?». Polemica per le parole del ministro al Wall Street Journal. Di Pietro: «La badessa vuole riscrivere la Costituzione?»

Nel giorno dell’ultimo passaggio alla Camera del disegno di legge Fornero sul lavoro, il ministro del Welfare risponde alle critiche mosse qualche giorno fa da un commento del Wall Street Journal, che parlava di una riforma del lavoro inconcludente, capace solo «di svuotare il lago di Como con mestolo e cannuccia». In una lunga intervista Fornero ha replicato: «Stiamo cercando di proteggere le persone, non i loro posti. L’attitudine delle persone deve cambiare. Il lavoro non è un diritto, deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificio». Il ministro ha fatto riferimento anche alla nuova disciplina dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, con la possibilità di licenziamento individuale per motivi economici da parte delle aziende.
LA POLEMICA – Frasi che hanno fatto subito scattare dure critiche, nel giorno degli Stati Generali del Welfare con contestuale lancio di petardi e fumogeni tra manifestanti e agenti: «Le parole del ministro Fornero sono aberranti – il commento di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista – il lavoro in Italia è un diritto costituzionale. Si rilegga gli articoli 1 e 4, tra i Principi fondamentali della nostra Carta». Concetto ribadito anche dalla Lega Nord: «Il lavoro è un diritto. Il ministro Fornero ha giurato sulla Costituzione o su Topolino?» si chiede il senatore del Carroccio, Gianvittore Vaccari. «Se i lavoratori per caso leggessero il Wall Street Journal di oggi – ha scritto Antonio Di Pietro sul suo blog – scoprirebbero che dal giorno alla notte hanno perso anche il diritto formale al lavoro. A quanto pare la badessa Fornero ha riscritto, tutta da sola e senza chiedere il permesso a nessuno, l’art. 1 della Costituzione. Cara professoressa, questa è un’asineria bella e buona» il commento del leader dell’Italia dei Valori.
LA PRECISAZIONE – Il ministro ha cercato poi di precisare il senso delle sue parole (così nell’originale: «We’re trying to protect individuals not their jobs. People’s attitudes have to change. Work isn’t a right; it has to be earned, including through sacrifice»): «Il diritto al lavoro non è mai stato messo in discussione come non potrebbe essere mai visto quanto affermato dalla nostra Costituzione. Ho fatto riferimento alla tutela del lavoratore nel mercato e non a quella del singolo posto di lavoro, come sempre sottolineato in ogni circostanza».
LA RIFORMA – Il caso monta proprio nel giorno dell’approvazione della fiducia alla riforma del lavoro. Dopo le due votazioni di martedì, l’aula di Montecitorio si appresta a votare la quarta e ultima fiducia chiesta dall’esecutivo. Il provvedimento, salvo problemi dell’ultimo momento, sarà approvato in serata. Monti ha raccomandato di approvare la riforma prima del vertice Ue del 28-29 giugno, per mostrare che l’Italia non è solo un Paese con i conti in ordine ma che ha anche approvato quelle «riforme strutturali» senza le quali la Germania non vuole cedere alla messa in comune delle garanzie sul debito. Il presidente del Consiglio ha anche aggiunto che, subito dopo il voto finale, scriverà al presidente del Consiglio europeo, per sottolineare i «progressi» dell’Italia nelle riforme strutturali.
VOTO – Non sono mancate le stoccate contro il governo neanche nel corso delle dichiarazioni di voto sul ddl lavoro. «Sarete pure sobri. Ma siete solo dei sobri ricattatori politici e truffatori politici». Così il leader dell’Idv Antonio Di Pietro riferendosi al «presidente del consiglio che non c’è», alias Mario Monti.
Corinna De Cesare Fabio Savelli

Tutte le mie Italia – Germania

Ormai
ci siamo, domani le squadre nazionali di Italia e Germania si
affronteranno nell’ennesima sfida che suscita, sempre, emozione e
passione.
Per
ognuno di noi si tratta di emozioni e passioni differenti, legate ad
episodi e momenti della propria vita e che se hanno nella sfida
calcistica il loro momento apicale, coinvolgono in genere anche
sentimenti ed episodi di vita vissuta che non hanno nulla a che vedere con il calcio.
Per
me la sfida tra Italia e Germania risale, alla prima infanzia, quando
con gli altri bambini (gli stessi che conosco e che frequento da
cinquantadue anni
) di un nuovo quartiere di Bologna (lo stesso in cui
abito dall’età di tre anni e mezzo
) giocavamo “alla guerra”.
Il
nemico erano “i tedeschi”
nella più classica interpretazione dei
film allora in voga che alternavano soggetti bellici (seconda guerra
mondiale)
a western (e qui i cattivi erano e per me restano gli
“indiani”, i pellerossa
).
Ancora
infanzia, ma in Val Gardena.
Vacanze
estive in una Selva non ancora assurta a centro turistico di
eccellenza.

le escursioni con i genitori, ma ci divertivamo di più a giocare con
i nostri coetanei del luogo … dandocele di santa ragione come, una
volta, in modo sano e leale accadeva tra bambini che per fortuna non
erano troppo tenuti nella bambagia.
Eravamo
solo tre “italiani”: io e due fratelli genovesi, però facevamo
per dieci.
Il
1966 è un anno che non dimenticherò.
L’Italia
fu eliminata dalla Corea del Nord
… ecco che ci avviciniamo al
calcio.
I
tedeschi locali e quelli di Germania (allora Ovest) esultavano e le
prese in giro si sprecavano.
Ad
ogni partita facevamo il tifo per la squadra che affrontava la
Germania, ma solo l’Inghilterra dei fratelli Charlton, di Bobby
Moore, di Banks, di “Dracula” Stiles, di Hunt, riuscì a darci
soddisfazione tanto che credo la mia anglofilia di oggi, figlia di quella grande soddisfazione del 1966 quando i tedeschi rimasero con le pive nel sacco grazio agli Inglesi.
Cresciamo
e arriviamo all’esame di terza media, continuamente rinviato per lo
sciopero dei professori.
Si
studia e si guarda il mondiale del Messico 1970
cui la squadra,
affidata a Valcareggi andava da Campione d’europa 1968.
Fu
l’anno della staffetta tra Mazzola e Rivera, ma anche del caso,
sotto forma di appendicite, che bloccò Anastasi e portò ai mondiali
Boninsegna e Prati
(costringendo il CT a lasciare a casa anche
Lodetti).
Fu
l’anno in cui partiva titolare il blocco del Cagliari, incluso il
re degli autogoal, Comunardo Niccolai , 
che, per fortuna, si infortunò lasciando
spazio al più affidabile Rosato.
E
fu l’anno di Italia-Germania 4 a 3
, celebrata anche in un film.
Quella
partita, vinta ai supplementari, fu il momento più alto, più ancora
delle successive vittorie, più ancora dell’amarezza per la
sconfitta in finale contro il Brasile.
Quella
partita, per me, è LA partita, pari solo allo spareggio del 7 giugno
1964 tra Bologna e Inter
.
Vincemmo.
Passiamo
poi dai mondiali di Germania, deludenti, del 1974, l’Argentina (a
colori) del riscatto e arriviamo a QUEL 1982.
Anno
infausto che segnò la prima retrocessione del Bologna, ma anche il
primo mondiale che la mia generazione abbia avuto la possibilità di
vedere, vinto
.
Cosa
rimane del mondiale spagnolo ?
Il
calcio scommesse e Pablito Rossi riabilitato
appena in tempo.
Le
emozionanti partite vinte contro Argentina e Brasile e la finale
contro la Germania
.
Chissà
perché sorvoliamo sempre sulla semifinale vinta contro la Polonia …
Il rigore sbagliato da Cabrini, l’urlo
di Tardelli e Zoff che solleva la coppa
.
Poi
ancora due squadre che si temono, ma noi che vinciamo quando conta e
loro nelle “amichevoli”
.
E
così fu anche nel 2006, in Germania, con i panzer riunificati (e oggi
sappiamo che, ancora una volta,  Andreotti aveva visto giusto dicendo che noi vogliamo
così bene alla Germania che preferiremmo averne sempre due distinte
) .
Semifinale
vinta che ci mandò direttamente in finale a consumare la vendetta
contro i galletti francesi
del “testone” Zidane.
Oggi,
alla vigilia di un’altra Italia contro Germania, riaffiorano
ricordi del passato.
Delle
vicende che hanno coinvolto questi due popoli così diversi e con una
storia così intrecciata.
Perché
non possiamo dimenticare il nostro Risorgimento
(quello vero, non
quello che un vecchio comunista dal pianto troppo retoricamente
facile si ostina a voler paragonare alla cosiddetta resistenza
) dove
i tedeschi, del ramo austriaco, erano i nemici per antonomasia.
Vostra
eccellenza che mi sta in cagnesco per quei pochi scherzucci di dozzina e mi gabella per antitedesco …. 



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I malati sono loro, non l’Europa


Si può mai pensare davvero che civiltà come quella greca, spagnola, italiana, siano malate gravi?
Si può mai davvero pensare che l’Europa già unificata dai cesari sia davvero malata?
Si può mai davvero pensare che la cultura, la storia, le tradizioni millenarie di queste nostre civiltà siano giunte alla fine a causa di un’unione europea pensata e portata avanti da ragionieri egoisti?
Sì! Questo sì!
Perchè l’Europa fisica non doveva diventare un’Europa unita solo nell’unico valore conosciuto dai ragionieri: la moneta.
L’Europa che ha dato i natali ai filosofi, ai cesari costruttori del mondo, a molti tra i maggiori cervelli della scienza, ai più grandi pittori, scultori, artisti di ogni epoca, pensatori..
L’Europa da cui è partita la civiltà occidentale, l’Europa del Cristianesimo, di Colombo, di Carlo Magno, di Giovanna d’Arco, di Giotto, di Raffaello, di Shakespeare, di Verdi, di Puccini, della Callas, di Pavarotti, dei Beatles… non può essere costruita sotto l’unico valore conosciuto dai ragionieri e dai banchieri e parassiti egoisti tutti: la moneta.
Il malato non è l’Europa..
I malati sono loro…
IL CRONISTA

L’ennesimo imbecille laureato

Se parla di pubblici dipendenti, allora sono daccordo ma se parla di privati, bhe… ee anche potessi, perchè mai dovrei ridurre il mio tenore di vita? Per mantenere uno stato leviatano che prende e non restituisce il giusto? Signor polillo, dia il buon esempio, se lo riduca lei il tenore di vita e lavori più di undici mesi l’anno ma si ricordi anche di ridursi lo stipendio e di rifiutare la pensione.
Un commento: “Egregio Dottor Polillo, Le porto il mio caso: lavoro nel privato e faccio al massimo 3 settimane di ferie l’anno, per la precisione 2 ad agosto e una a Natale. Equivalgono a 11 mesi ed una settimana lavorati. Vogliamo togliere le malattie che ogni tanto mi permetto di fare e qualche permesso per inderogabili necessità? Va bene, arrotondiamo a 11 mesi. Ora, per mettere insieme 3 mesi di ferie l’anno, devo sommare la media ferie degli ultimi 3 anni. Oltretutto, non ho mai conosciuto né conosco nessuno che si assenti per 3 mesi l’anno. Potrebbe spiegarci a chi si riferisce, dottor Polillo? Chi lavora solo 9 mesi? La settimana in più la posso fare: sarò al lavoro, quindi niente acquisti, niente consumi, niente soldi ai negozi. E’ sicuro, dottor Polillo, che facendoci restare al lavoro si aiuti l’economia? E se nessuno compra, a chi gioverebbe una settimana in più di produzione? Solo al valore delle rimanenze finali di magazzino, credo… “


“O noi lavoriamo di più o questo livello salariale medio è insostenibile”. È la ricetta dei tecnici. E la enuncia il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo, che durante una tavola rotonda organizzata da Business International mette in chiaro le cose. L’Italia ha due possibilità: o si consuma di meno o si decide di lavorare di più. Ad ogni modo, qualunque sia la scelta, bisogna ridurre il nostro tenore di vita. La via maestra? Polillo insiste: bisogna rimanere una settimana di più sul posto di lavoro. Il sottosegretario poi, a margine del convegno, risponde a una domanda relativa al licenziamento degli statali. E non usa mezzi termini: “Bisogna usare le norme che ci sono, come quelle sulla mobilità”. La possibilità di mettere in mobilità i dipendenti per due anni, in caso di eccedenza di personale, esiste già. Il punto, secondo Polillo, è che non è mai stata sfruttata appieno. Dopo due anni di mobilità – ha ricordato il sottosegretario – i lavoratori in esubero, come da norma, devono accettare una nuova destinazione. E in caso non la accettino potrebbero essere licenziati. Attualmente, ha però sottolineato, nella spending review i tagli sono limitati ai vertici dirigenziali del ministero dell’Economia e della presidenza del Consiglio. In discussione anche eventuali ulteriori tagli che andrebbe a toccare la spesa sanitaria, sui quali ancora non si è deciso: “Ci sono quelli previsti, 2,5 miliardi nel 2013 e 2,5 miliardi nel 2014 e questi già comporteranno sacrifici, speriamo di non tagliare di più, ne stiamo discutendo”. Il problema, a sentire Polillo è che la spesa “è cresciuta velocemente negli ultimi anni”. Niente di eccessivo. Anzi, la crescita è sotto quella di altri paesi dell’Ue, “ma abbiamo un problema di compatibilità: un servizio di qualità a costi contenuti, si tratta di una missione quasi impossibile”.

Barzelletta (forse)

Ricevo e pubblico, omettendo parole o frasi marcatamente censurabili. A ciascuno la propria interpretazione.
Marc Faber, analista in borsa e uomo d’affari nonchè imprenditore di successo, dopo che
l’amministrazione Usa ha studiato un progetto per aiutare a rilanciare l’economia
americana, ha annunciato una curiosa teoria economica per risollevare gli Stati Uniti.
Marc Faber ha scritto con umorismo nel suo bollettino mensile questo commento:
“Il governo federale sta valutando di dare a ciascuno di noi una somma di 600,00 USD.
Miei cari connazionali: se noi spendiamo quei soldi al Walt-Mart, il denaro va in Cina.
Se noi spendiamo i soldi per la benzina, va agli arabi.
Se acquistiamo un computer, il denaro va in l’India.
Se acquistiamo frutta, i soldi vanno in Messico, Honduras e Guatemala.
Se compriamo una buona macchina, i soldi andranno a finire in Germania o in Giappone.
Se compriamo regalini, vanno a Taiwan.
Nessun centesimo di questo denaro aiuterà l’economia americana.
L’unico modo per mantenere quel denaro negli Stati Uniti è di spenderlo con p…… o birra,
già che sono gli unici due beni che si producono ancora qui. Io sto già facendo la mia parte ……..”
Un economista italiano, dopo aver letto l’articolo, gli rispose anche lui di buon umore:
“Carissimo Marc, La situazione degli americani diventa realmente sempre peggiore.
Inoltre mi dispiace informarla, che la fabbrica di birra Budweiser recentemente è stata
acquistata dalla multinazionale brasiliana AmBev. Pertanto Vi restano solo le p……. .
Ora, se queste (le p……) decidessero di inviare i loro guadagni ai loro figli, questi soldi
arriverebbero direttamente al CONGRESSO DEI DEPUTATI ITALIANI qui a Roma, già che qui
esiste la maggior concentrazione di figli di p…… del mondo.”