Tassazione rendite finanziarie

Prendo spunto da un commento lasciatomi stamattina sul post Tassazione dividendi azionari, per ritornare sull’argomento.
Vorrei anzitutto rammentare a quanti si illudono che da una ulteriore tassazione delle rendite finanziarie possano entrare chissà quali cifre nei bilanci dissestati degli stati. Credo si illudano anche che essa sia la panacea a tutti i mali, e che dai loro introiti si possano risolvere i guai finanziari dell’Italia, come pure di tutti gli altri stati europei. Ma non si illudano, e non facciano illudere la gente i propugnatori di tali idee, ed in primis il dott.Victor Uckmar e la signora Ritanna Armeni, che di tale tassa sono convinti paladini. Non creino false illusioni nella popolazione, col fatto che introducendo tale tassazione si chiudano in attivo i bilanci statali, si risolvano problemi occupazionali e si appianino le disuguaglianze. Con la piega che hanno preso le borse dal 2001, dopo l’abbattimento delle Torri Gemelle, salvo sporadiche fiammate attivate da scaltri e potenti speculatori, la borsa non è più stata la stessa di prima, e ai suoi seguaci ha causato solo perdite e dolori. Chiedetelo agli azionisti di Telecom, Tecnost-Olivetti-Omnitel, Seat Pagine Gialle, Tiscali, Mediaset, Fiat, Finmeccanica, Italcementi, Pirelli, Banca Intesa, Banca Unicredit, Fondiaria, SAI, Mediobanca e tutte le banche in generale, e chi più ne ha più ne metta. Si vada a vedere quanto hanno perso nel decennio quei titoli, e poi vi chiedereste se non sia il caso di premiarli i detentori di quei titoli, anzichè tassarli.  e con l’andazzo di voler dare sempre addosso alle cosiddette rendite finanziarie (ma quali rendite ???, infatti in borsa c’è solo il mordi e fuggi, nessuno che voglia più rischiare), e dal momento che molti titoli sono scesi del 90% nell’ultimo decennio, voglio proprio vedere se alla borsa si accosteranno in futuro nuovi “allocchi”. Da quel settembre 2001 in borsa è entrato solo il “mordi e fuggi”. Nessuno che abbia più voglia di tesaurizzare azioni, anche perchè da quella data erano entrati in borsa gli “avvoltoi”, facendo diventare la borsa peggio di una bisca (oggi è salita del 3,5, ieri era scesa di quasi altrettanto) .
E nel caso sparissero i piccoli azionisti, chi investirà più in nuove attività, onde creare lavoro? Lo stato ultraindebitato, i sindacati, i famosi luminari o quei personaggi politici che si riempiono la bocca con la parolina “tassazione rendite finanziarie”, che sembra una parola magica, ma solo per chi sta al di là dello steccato della borsa e non la vive pienamente dal di dentro???
La vedo brutta, anche perchè quella gente che ho citato non ha voglia di rischiare in proprio, ed è solo capace di campare sul rischio che corrono altri. Da ultimo, lo si chieda a tutti coloro che in questi giorni stanno cliccando un mio vecchio post, del 9 ottobre 2008: Crollo di fiducia nelle borse.
Perciò, cari esperti, prima di esprimervi su certi argomenti, istruitevi e documentatevi.

Risorse alla conquista

Sotto la tettoia di legno si sono radunati in una quindicina, quattro famiglie che abitano lungo via Einstein a Massa Finalese. Due tavoli uniti, seggiole pieghevoli, in un angolo la griglia per la carne, su uno sgabello la macchina per il caffè espresso. In una vaschetta di plastica nuota un pesce rosso, unico sopravvissuto dell’acquario mandato in frantumi dalle scosse. Per terra un boccione d’acqua dal quale grandi e bambini si tengono a distanza: è il loro personalissimo sismografo. La superficie che s’increspa è il segnale dell’ennesima scossa. E ieri la terra non ha smesso di tremare. Davanti, lungo la strada, sono parcheggiati i loro giacigli. Auto dai vetri appannati piene di coperte, piumini, maglioni, peluche. Una felpa pende dallo specchietto retrovisore. Una bimba mostra un bernoccolo rosso sulla fronte: «Sono caduta correndo giù dalle scale». Gli adulti fanno il conto delle industrie inagibili, sarebbero oltre cinquemila i posti di lavoro a rischio. Poco distante, di un capannone è rimasta soltanto la facciata fronte strada e lungo un canale di bonifica l’ex salumificio Bellentani, una lunga costruzione in mattoni abbandonata da fine anni ’70, è un rudere irto di travi spezzate che spuntano dalle macerie. Siccome sono costretti a stare a casa, meglio organizzarsi. Uno pensa a dove recuperare una piattaforma per sistemare le tegole, un altro raccoglie gli ordini per la spesa in uno dei rari supermercati aperti in zona: bisogna ripristinare le scorte, il cibo comincia a scarseggiare. È la vita dello sfollato. In paese la gente perde ore davanti alla camionetta rossa dove i vigili del fuoco raccolgono le segnalazioni di verifiche urgenti. Piove a dirotto e fa freddo. Il sole si è fatto largo soltanto dopo le due del pomeriggio. La vita tra auto e tettoia è dura. Ma nessuno pensa a trovare riparo nella tendopoli allestita nel campo sportivo. Succede a Massa Finalese come in tutti i centri colpiti dal sisma. Meglio dormire in macchina piuttosto che nel pantano.
Gli ingressi delle tendopoli sono presidiati da stranieri. Nigeriani, marocchini, egiziani, slavi, tantissime donne velate. Gli uomini si appoggiano alle auto, le donne cercano di farsi largo e conquistare le tende. Anche il terremoto ha la sua burocrazia. Chi vuole un posto al coperto deve presentarsi alle roulotte-anagrafe del comune con i documenti, compilare moduli e dimostrare di abitare in una casa inagibile. Precedenza ad anziani, disabili e famiglie con bambini, poi tutti gli altri. Se l’abitazione non ha lesioni, gli abitanti devono tenersi la paura e rassegnarsi all’auto. Ma anziani e handicappati vengono tenuti dai parenti in casa, se è agibile, oppure in macchina. «Non lascerei mai i miei genitori soli in questi momenti», dice una signora davanti a una gelateria di Sant’Agostino. Così la precedenza nelle prenotazioni delle tende va alle mamme con bambini. Che sono tutte, o quasi, straniere. Da Sant’Agostino a Finale Emilia, le tendopoli ospitano pressoché solo immigrati. Arrivano con i piccini in braccio e abitano in edifici rurali danneggiati. I più fortunati dispongono di tende blu con luce e riscaldamento, per gli altri è questione di pazientare qualche altra ora.
Pochissimi italiani hanno scelto le tendopoli. Preferiscono arrangiarsi anche per farsi da mangiare o sistemare i tetti pericolanti. Le operazioni di controllo sulla staticità degli edifici potrebbero durare settimane e il fai-da-te non ha alternative. Il numero degli sfollati è cresciuto rispetto alle prime stime di circa tremila persone. Ieri erano quasi il doppio: tremila in provincia di Modena, 1.500 nel Ferrarese e il resto tra le province di Bologna e Mantova. Entro oggi dovrebbe essere completato l’allestimento dei campi di prima accoglienza sotto il coordinamento della Regione Emilia Romagna e la collaborazione di altre cinque regioni (Umbria, Marche, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Toscana). I volontari coinvolti sono un migliaio. Prima di montare le tende occorre eliminare il pantano, e decine di camion fanno la spola da una tendopoli all’altra scaricando ghiaino. Tra domenica e ieri la gran parte delle popolazioni senza tetto ha dormito in auto. I posti tenda erano ancora pochi e comunque tanti hanno preferito non allontanarsi troppo dalle proprie abitazioni. La casa, la famiglia, i parenti più bisognosi. Il terremoto ha costretto la gente d’Emilia a rifare ordine tra le loro priorità.

Monti e i terremotati

Prima i fischi, poi le urla e gli insulti. È un’accoglienza gelida quella riservata dagli abitanti di Sant’Agostino, il paese del Ferrarese che ha pagato il maggior tributo di vittime nel terremoto di sabato notte, al presidente del Consiglio Mario Monti. Al suo arrivo, il premier è stato contestato da alcuni cittadini che lo hanno accolto gridando: “Vergogna, ladri, potevi stare a casa”. Ma già nel pomeriggio il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza per i territori delle province di Bologna, Modena, Ferrara e Mantova colpiti dal terremoto. Subito a disposizione ci saranno 50 milioni di euro del Fondo per la Protezione Civile, appositamente rifinanziato. Una dura protesta contro le nuove tasse imposte dal governo tecnico, una selva di fischi contro la reintroduzione dell’Imu sulla prima casa. Gli sfollati di Sant’Agostino interpretano il disagio degli italiani per la crescente pressione fiscale e attaccano duramente il presidente del Consiglio. Non sono in molti, ma abbastanza per farsi sentire. Volano i fischi, volano gli insulti. Al suo arrivo a Sant’Agostino, insieme al presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani, al capo della Protezione civile Franco Gabrielli e al questore di Ferrara Luigi Mauriello, Monti ha scambiato alcune parole col sindaco Fabrizio Toselli proprio di fronte al municipio sventrato dal violento terremoto. Prima di iniziare l’incontro insieme agli altri sindaci della zona colpita dal sisma e ai tecnici, il presidente del Consiglio è stato curamente contestato dai cittadini di Sant’Agostino. “Siamo semplici cittadini – hanno spiegato alcuni presenti – ma siamo decisi a far sentire la propria voce in un momento difficile in cui, oltre alla paura per il terremoto si sente anche disagio per le tante tasse”.
Negli occhi degli sfollati lo spettro dell’Imu e il rischio che le spese della ricostruzione del dopo terremoto vadano a pesare sugli stessi contribuenti. Il clima è teso. E non soltanto perché il terremoto di sabato notte ha lasciato a terra sette corpi senza vita. La gente è esasperata. “Poteva stare a casa, è venuto perchè questo è un circo mediatico”, ha spiegato una signora in piazza per contestare il presidente del Consiglio. “Abbiamo tanti problemi, c’è rabbia e paura – ha spiegato un altro contestatore – da uno Stato ci si aspetta quello che lo Stato dovrebbe fare: fischiamo per esprimere il nostro malcontento”. Nonostante le contestazioni Monti ha spiegato che con la visita di oggi ha voluto portare “il senso di vicinanza del governo” alla popolazione “così colpita negli affetti e anche nella sua attività quotidiana”. Il presidente del Consiglio, che oggi pomeriggio ha firmato lo stato di emergenza, ha lodato “l’ottimo sistema di collaborazione tra le diverse strutture” e “la grandissima voglia di riprendere al più presto la vita normale da parte della popolazione colpita”. Nel pomeriggio, poi, il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato di emergenza (che durerà sessanta giorni) mettendo subito a disposizione 50 milioni e rinviando il pagamento dell’Imu sugli immobili e gli stabilimenti industriali che saranno dichiarati inagibili. Il governo ha inoltre iniziato l’esame di un intervento che consenta ai Comuni colpiti un allentamento del patto di stabilità interno.

Leggerezze

A pochi giorni dalla mia prenotazione per andarmene in scozia (pfff, una settimana solo >.< e in culo alla crisi lo stesso), scopro che Ken Loach sta presentando il suo nuovo film… ambientato a Glasgow ed Edimburgo, peccato che non si sappia ancora quando e se uscirà in italia. Tra parentesi, io amo i films dolceamari e drammatici di Loach. Comunque, il film narra la storia di un giovane padre che vuole riscattare la sua vita dopo la galera e dare una vita migliore a suo figlio. Ed in questo, verrà aiutato da alcuni suoi amici molto stravaganti che lo porteranno ad una distilleria di whiskey.

Sacri pulpiti

Il cardinale Angelo Bagnasco dà una mano a Mario Monti e bacchetta i partiti che sembrano volersi «ritrarre» dal sostegno al governo. Il presidente della Cei ha aperto in Vaticano l’assemblea generale di primavera – il «parlamentino» dei vescovi italiani – con una prolusione che, in una fase di incertezza segnata dalla crisi dell’euro, dal terremoto in Emilia-Romagna e dall’attentato di Brindisi, pungola il mondo politico. È «importante» che le riforme «necessarie» siano «ora completate col massimo dell’equità e del consenso», ha detto Bagnasco all’assise. «Stupisce l’incertezza dei partiti che, dopo una fase di intelligente comprensione delle difficoltà in cui versava il Paese, ma anche delle loro dirette responsabilità, paiono a momenti volersi come ritrarre», ha scandito l’arcivescovo di Genova. «Non ci sarebbe di peggio che lasciare incompiuta un’azione costata realmente molti sacrifici agli italiani». Se nei mesi scorsi la Cei si era distinta dalla Santa Sede per un sostegno meno entusiastico al governo, ora Bagnasco è netto: «Si doveva cambiare. Si deve cambiare. Di qui l’iniziativa governativa di messa in salvo del Paese, in grado di scongiurare il peggio». Quanto ai partiti, l’astensione delle Amministrative è «un messaggio chiaro da prendere sul serio» e – quasi un cenno a Beppe Grillo – i risultati «non possono incentivare involuzioni del quadro della responsabilità politica, n´ demagogie e furbizie, grossolane o sottili». Soprattutto, sono i partiti a non doversi lasciare andare a «latrocinio» e «pratiche corruttive» che li porta a essere considerati «traditori della politica».

Insegna più uno sberlone di mille parole

E
lo sberlone è arrivato con il voto amministrativo: una bastonata senza
precedenti inflitta al Pdl e alla Lega, ma anche a tutta la politica
che ha visto eleggere sindaci senza consenso popolare
.
La
sberla sarà salutare (e il sacrificio dei cittadini che si
troveranno ad essere pessimamente amministrati da comunisti e
grillini avrà un senso
) se il Pdl recepirà il messaggio.
Togliere
immediatamente l’appoggio al governo del vampiro Monti
,
riallacciare i rapporti con la Lega (Maroni ha detto che il dialogo
riprenderà quando il Pdl si opporrà al governo
) e riprendere la sua
azione politica fondata su una visione
liberale della economia e
tradizionale delle questioni etiche
.
Il
resto è solo contorno anche se importante (come la resistenza ad
ogni deriva morale che continua anche con il cosiddetto “divorzio
breve” e fu proprio dall’introduzione del divorzio nel 1970 che
sono iniziati i nostri guai perché fu inferto un colpo mortale alla
solidità morale della nazione colpendo a morte la stabilità del nucleo essenziale di ogni Società e Civiltà che è la Famiglia e la sua unità e stabilità
).
La
scarsa partecipazione al voto
poco sopra il 50%, dimostra come
l’elettorato di Centro Destra non ascolti le sciocchezze della
sinistra e preferisca non votare quando non ci sono partiti che ne
rappresentino le idee.
A
differenza dell’elettorato della sinistra (molto più simile ai
suoi rappresentanti
) l’elettorato di Centro Destra è evoluto e usa
l’arma del voto non in modo fideistico, ma ragionato
.
L’elettorato
di Centro Destra deve quindi essere convinto, nei fatti, a votare per
il proprio partito e il modo migliore per dimostrare che il Pdl e la
Lega si sono mondati dagli errori del recente passato è dare il
benservito al governo Monti, riprendere l’alleanza
che tante
soddisfazioni ci ha dato e ricominciare dal punto in cui si era
lasciato con le inopinate dimissioni di Berlusconi nel novembre 2011.
Soprattutto
è necessario evitare errori come dare credibilità a gente tipo Fini
e Casini
o ai loro emuli di cui si vocifera in questi giorni
(Montezemolo, Passera, addirittura lo stesso Monti).
Così
si perderebbe e si consegnerebbe l’Italia alla minoranza di
sinistra
che ne farebbe strame (pensate solo alle tasse, alle leggi
contro la libertà di parola e di opinione
, ai provvedimenti che
eleverebbero a dignità di legge aberrazioni – anche semantiche –
come il “matrimonio” degli omosessuali
).
Berlusconi
nel 2006 recuperò diciassette punti percentuali in due mesi di
campagna elettorale.
Se,
sin da ora, il Pdl si mostrerà pentito dell’appoggio a Monti, farà
ammenda degli errori recenti
(dimissioni di Berlusconi e governo
Monti anziché, come aveva visto giusto Bossi, andare alle elezioni
appena consumato il tradimento di Fini
) e passati (Fini in lista
anziché Storace, consegnare la presidenza della camera a personaggi
infidi come lo stesso Fini e prima di lui Casini
) allora avremo la
concreta possibilità di ripetere l’entusiasmante risultato del
1994 e del 2001
, bloccando la deriva marxista della nazione e aprendo
un nuovo ciclo con il Centro Destra al governo.
Ma
Alfano e i suoi devono capirlo subito, devono abbattere Monti e
riprendere ad ascoltare i propri elettori e non le consorterie
finanziarie internazionali.
Diversamente
la sberla elettorale non sarà servita altro che a creare pessime
amministrazioni
nelle città in cui hanno vinto comunisti e grillini.



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Marò ai tempi del governo bocconiano

La capitale indiana: “Normale prassi”. E viene negata la libertà su cauzione ai nostri marò: ci prendono in giro. Una raffica di sonori schiaffoni all’Italia giungono dalle autorità indiane alle quali Roma non sembra in grado di replicare a dovere. Al rinvio del trasferimento dei due militari italiani in una struttura diversa dal carcere e alle accuse infamanti di omicidio, tentato omicidio e associazione a delinquere (con in più il richiamo a una convenzione internazionale contro il terrorismo) nei confronti si Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, l’Italia ha risposto venerdì richiamando a Roma «per consultazioni» l’ambasciatore a Nuova Delhi. Alla sberla rifilataci ieri, con il tribunale di Kollam che ha respinto la seconda istanza di libertà su cauzione, la Farnesina ha risposto convocando l’ambasciatore indiano a Roma al quale è stato ribadito che i capi d’accusa sono inaccettabili e che la giurisdizione del caso spetta all’Italia poiché l’incidente è avvenuto in acque internazionali. A fare la ramanzina all’ambasciatore Debabrata Saha non è stato il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, che ha lasciato l’incombenza al direttore generale competente per le questioni asiatiche Giandomenico Magliano e al vice capo di Gabinetto, Andrea Tiriticco. Le reazioni di Roma non sembrano però impensierire gli indiani. Il quotidiano The Hindu ha registrato qualche irritazione al ministero degli Esteri di Nuova Delhi ma è stato smentito dal portavoce del ministero che ha parlato di «speculazioni della stampa» definendo il richiamo di ambasciatori per consultazioni «prassi non inusuale» per la quale «non c’è la necessità di reagire».
Il rientro a Roma dell’ambasciatore Giacomo Sanfelice è invece «un atto importante e giustificato» per il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura che ha ricordato le iniziative assunte dall’Italia da quando è scoppiata la crisi con l’India. Iniziative che hanno sortito scarsi effetti considerato che, come raccontano fonti giornalistiche indiane, la libertà su cauzione è stata negata a Latorre e Girone con la motivazione che se «fossero rimessi in libertà e dovessero lasciare l’India, sarebbe difficile assicurare la loro presenza al momento del processo». Il giudice P.D. Rajan ha osservato che «non sono sufficienti» le assicurazioni fornite dal governo italiano e quindi «non c’è uno scenario appropriato per concedere in questa fase la libertà dietro cauzione». Dichiarazioni che confermano come sia compromesso il rapporto di fiducia e cooperazione con l’Italia sul quale si è basata invece in questi tre mesi l’iniziativa di Roma. «Non siamo sorpresi, ma proviamo un ulteriore disappunto» ha commentato De Mistura ribadendo che «rinnoveremo la richiesta a una istanza più alta, e se fosse necessario fino alla Corte suprema dove riteniamo che ci sia uno spazio maggiore per presentare i nostri argomenti a favore dei marò e delle garanzie per loro necessarie». Dopo aver incontrato Latorre e Girone in carcere, De Mistura ha aggiunto che i due militari sono a conoscenza delle notizie riguardanti i capi di accusa presentati contro di loro dalla polizia del Kerala ma non sono demoralizzati perché «hanno percepito il senso della ferma risposta italiana».
di Gianandrea Gaiani

Sconfitto chi so fa il sofa’

C’è un settore produttivo che non mostra segni di crisi ma, al contrario, gode di un trend mirabilmente positivo, quello dei salotti! Purtroppo però non si tratta di mobili ma di talk show. Proliferano come fossero batteri in coltura nei laboratori delle reti tv. E’ un dispiegarsi di parolifici, espertifici, politifici, dove una trentina di … Leggi il resto

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Usura bancaria

Occhi puntati pure su Bankitalia: le sue circolari consentirebbero l’applicazione di interessi illegali. Una offensiva (per ora) silenziosa. Da Nord a Sud, i giudici stanno per scatenare una vera e propria guerra contro le banche. Due piccole procure, Bergamo e Trani, grazie alle denunce di alcuni imprenditori coraggiosi, stanno ficcando il naso nel sistema creditizio del Paese. E hanno accesso un faro sui meccanismi che regolano l’applicazione degli interessi sui prestiti alle imprese, sugli scoperti di conto corrente e sugli affidamenti. Meccanismi diabolici che farebbero scattare tagliole micidiali sui costi dei finanziamenti, spesso mettendo in ginocchio le imprese. Fatto sta che dalla Lombardia alla Puglia, insomma, due procure sembrano viaggiare in un inedito tandem. Una specie di rivolta contro il mondo del credito. In un momento in cui il denaro allo sportello viene erogato col contagocce e, stando alle denunce degli imprenditori, pagato a caro prezzo. Con commissioni addirittura fuori legge: usura e truffa i reati al centro delle indagini, secondo le carte delle procure che Libero ha potuto visionare. Non è la prima volta, per la verità, che un pubblico ministero apre le ostilità contro le aziende di credito. Tant’è che alcuni big bancari, in passato, sono stati già condannati. Tuttavia, l’affondo, stavolta, potrebbe andare al cuore del problema. Vale a dire i sistemi di calcolo che consentono agli istituti di praticare tassi da cravattari. Ecco perché al centro delle verifiche dei piemme sono finite le circolari della Banca d’Italia, l’autorità di supervisione del sistema finanziario. L’istituto di via Nazionale in passato è stato tirato in ballo in alcune vicende giudiziarie e le verifiche si concentrarono sulla presunta omessa vigilanza. Le condanne non hanno mai sfiorato i vertici di palazzo Koch.
Bankitalia non emerge direttamente nelle carte della procura di Trani, che si è mossa sulla base della denuncia dell’imprenditore Antonino De Masi, non nuovo a queste azioni rumorose. Mentre gli inquirenti di Bergamo fanno preciso riferimento al ruolo di via Nazionale. Bankitalia è tirata in ballo esplicitamente dal giudice per le indagini preliminari (il documento è dello scorso 14 maggio). Il gip Giovanni Petillo, che ha respinto una richiesta di archiviazione e nel suo provvedimento cita anche le carte della procura, sostiene che tra «coloro che potrebbero essere chiamati a rispondere del reato» ci sarebbero «anche coloro che si rapportano con la Banca d’Italia ed hanno partecipato alle decisioni dell’istituto di diritto pubblico nel corso degli anni, quali rappresentanti dell’azionariato e coloro che hanno arbitrariamente nel corso degli anni escluso dalle istruzioni della Banca d’Italia voci di costo decisive, in patente violazione della legge n. 108/1996», cioè le norme sull’usura. In pratica, ci troveremmo di fronte a omissioni volontarie dalle formulette sulle soglie d’usura che, all’atto pratico, consentirebbero l’applicazione di interessi illegali.
Un passaggio assai rilevante – potenzialmente destinato ad aprire uno squarcio nel mercato del credito – quello del tribunale di Bergamo. Che chiede, nei fatti, al pubblico ministero un supplemento di indagini anche per fare luce sui soggetti eventualmente da coinvolgere. Nelle prime valutazioni del piemme mancherebbe l’elemento del dolo, cioè uno dei presupposti per accertare la sussistenza di un reato, quello di usura nel caso oggetto delle indagini. La faccenda, a Bergamo, va avanti dal 2010. E si fonda, tra altro, sui calcoli eseguiti da un commercialista di Roma secondo cui, come si legge nelle carte del gip, «l’istituto bancario aveva applicato» su due conti correnti «tassi usurari superando la soglia stabilita trimestralmente dal ministero dell’Economia». Dall’Italia settentrionale al Mezzogiorno, come accennato, il quadro non è poi troppo diverso. Per una volta, insomma, l’Italia è unita. Se non fosse che, oltre all’ipotesi del reato di usura, il pubblico ministero di Trani, stando a due documenti dell’11 e del 14 maggio, sta indagando anche per truffa. Il che, probabilmente, rende la situazione potenzialmente più grave.
Il sostituto procuratore incaricato che sta portando avanti il dossier è Michele Ruggiero. Uno che non ha paura di mettersi contro i colossi della finanza. Non a caso, è lo stesso Ruggiero ad aver avviato le indagini contro le tre agenzie di rating (Fitch, Moody’s e Standard & Poor’s) e che lo scorso gennaio ha portato a “sfilare” in procura a Trani, oltre ai rappresentanti delle tre “sorelle americane”, financo il presidente della Consob, Giuseppe Vegas. Una maxi inchiesta, quella sulle società Usa, che ruota attorno all’ipotesi «dell’esistenza di un accordo di cartello» tra le agenzie di rating «ai danni dei cittadini e dei risparmiatori italiani». Nel mirino era finito il declassamento del nostro Paese. Il taglio del giudizio sui conti pubblici italiani, cioè, verrebbe concordato a tavolino per favorire la speculazione. Insomma, un fascicolo pesantissimo. E lo potrebbe diventare pure quello contro le banche italiane aperto sulla base della denuncia di De Masi. Denuncia che finora non ha portato all’iscrizione di nessuna persona nel registro degli indagati. E chissà che la crisi e la recessione non provochi un’accelerazione dell’inchiesta.
di Francesco De Dominicis

Terremoti e tempismi

Roma – Da quattro giorni è tutto pubblicato in Gazzetta ufficiale: le ristrutturazione dei fabbricati colpiti da calamità naturali non saranno più a carico dello Stato. Sarà il privato a dover pagare i danni, stipulando polizze assicurative che comprendano anche il risarcimento delle disgrazie, come prevede il nuovo decreto legge di riforma della Protezione Civile, in vigore dal 17 maggio. Lo Stato non ha più il dovere di aiutare i suoi cittadini se la natura si abbatte su un territorio.
Gli abitanti delle provincie di Modena, Reggio Emilia, Ferrara, e delle zone più colpite dal terremoto di ieri potrebbero essere gli ultimi cittadini danneggiati a non rischiare questa beffa. Il decreto prevede infatti «un regime transitorio anche a fini sperimentali» e la necessità di emanare un regolamento entro 90 giorni dalla pubblicazione del testo, con agevolazioni fiscali per chi si assicura contro le calamità. Ma il sisma che ha spaventato tutta l’Italia del Nord riapre la polemica, proprio perché è arrivato in coincidenza con la nuova norma che penalizza le vittime di eventi non calcolabili. E l’accenno alla sperimentazione per le polizze non salva invece le zone colpite da una possibile tassa sulle disgrazie da applicare alla benzina, prevista dallo stesso decreto. «Se lo Stato non è più in grado di aiutare chi perde la casa in un terremoto – attacca l’Italia dei Valori con Stefano Pedica – Monti farebbe bene a non parlare più di equità. Chiedere oggi a un povero cittadino di stipulare una polizza per le catastrofi naturali è a dir poco vergognoso». La Coldiretti calcola che 400mila forme di grana sono andate distrutte dopo la grande scossa di sabato notte, e i danni, solo nell’agricoltura, supererebbero già i 50 milioni. E qui si apre una nuova questione: come pagare i danni in generale, non solo agli edifici dei privati. L’Emilia potrebbe rischiare, questo sì, un aumento della benzina. È infatti questa la seconda novità (già utilizzata in passato) del decreto numero 59 del 15 maggio appena pubblicato, che già aveva scatenato polemiche nelle scorse settimane. La norma prevede che per le calamità si debba attingere al fondo di Protezione Civile, e che, se il denaro non dovesse bastare, si prelevino soldi dal fondo calamità impreviste. Proprio per ripianare le risorse prelevate, sia lo Stato che le Regioni hanno la facoltà di aumentare le accise sulla benzina per un massimo di 5 cent per litro.
L’ipotesi non è improbabile, se si calcola che nel 2012 lo Stato ha destinato al fondo di Protezione Civile poco più di 100mila euro (115.403.419) e che è stato necessario ricorrere al fondo calamità impreviste in almeno tre occasioni. Al dipartimento guidato da Franco Gabrielli sono stati assegnati complessivamente per l’anno in corso 1 miliardo e 670milioni di euro, ma la maggior parte di questi fondi sono destinati al «pagamento delle rate dei mutui» per le calamità passate. Lo scorso anno le risorse della protezione Civile non sono bastate, e il fondo spese impreviste è stato ampiamente utilizzato. Anche per altre emergenze, soprattutto per l’immigrazione clandestina. Il fondo si è infatti prosciugato di 495 milioni di euro. Per l’alluvione in Liguria lo Stato ha prelevato 65 milioni. È immaginabile quindi che anche quest’anno i soldi della Protezione Civile non bastino, si metta mano al fondo speciale per le calamità, e si debba quindi necessariamente tassare la benzina, così come prevede il nuovo decreto del governo Monti. In un modo o nell’altro, saranno quindi i cittadini a dover sempre pagare per i danni provocati dalla natura.