Oro, argento e casa

Ovvero, come aggredire il patrimonio dei beni-rifugio degli Italiani. Propongo due video davvero illuminanti. Il primo tratta del franchising dell’oro. Improvvisamente da qualche anno a questa parte,  saltano fuori come funghi,  negozi improvvisati ed outlet da ogni angolo delle città, con la scritta compro ORO e ARGENTO. Chi c’è dietro? E chi tira le fila di questo business dei preziosi intimi ricordi?
 Mi è capitato di trovarmi un un’ oreficeria al cospetto di una coppia di coniugi che vendeva i loro anelli. L’orefice ha subito sfilato la pietra dall’anello, fingendo di disprezzarla e deprezzarla. Poi, ha pesato l’anello e  ha tirato fuori dal cassetto qualche banconota di euro: denaro fasullo, in cambio di oro vero
E’ iniziata la svendita dei ricordi, dei beni rifugio, delle radici generazionali: orologi che si tramandavano da padre in figlio, orecchini o collier che una figlia ereditava dalla madre, gioiellini delle prime comunioni,  argenteria di famiglia che finisce al Monte di pietà, collezioni numismatiche. In cambio di che? di cartaccia-moneta come l’euro che in poco tempo non sarà manco buona per lanciare aeroplanini di carta. Fine della famiglia quale nucleo di trasmissione dei beni.
Il secondo video ripropone in modo molto chiaro e dettagliato, l’affare dei prestiti vitalizi ipotecari, di cui ho già trattato nel post Piromani pompieri. Si tratta di un “eccellente affare” per gli operatori del settore, che si candidano ad acquisire una cospicua fetta di patrimonio immobiliare italiano specie dei pensionati, erogando in media somme per circa un terzo del valore della casa, remunerate con tassi variabili (oggi tra il 6 e il 6,5%), e con spese fisse determinate da una serie di clausole e di condizioni capestro. Una grande speculazione che si abbatterà come una scure sugli eredi, che corrono il rischio di perdere il bene patrimoniale, perché impossibilitati a risarcire una somma enormemente superiore a quella erogata. I due video sono a cura di valter49, il quale spiega con dovizia di particolari e con chiarezza davvero encomiabile.
 Il cerchio si chiude dunque in questo modo: un’Italia senza sovranità monetaria, senza confini ed eternamente invasa da flussi migratori indiscriminati, senza più made in Italy né prodotti nostrani, né materie prime, né industria, né riserva aurea (si trova nel caveau della FED) . E ora, anche senza beni rifugio come la casa, l’oro, l’argento e i gioielli di famiglia.
Era già tutto predisposto per il nostro declino, essendo tutte queste coincidenze, davvero troppe, per non  pensare che siano state a lungo pianificate e pertanto, che costituiscano tanti tasselli di uno stesso mosaico!
 E’ l’ora della sveglia!

PS: altri link sullo stesso argomento sul blog Il Jester:
 1) Lo scandalo vergognoso dei prestiti vitalizi ipotecari
 2) L’ombra tenebrosa della speculazione sui beni-rifugio

Riforma del lavoro

Entro il 2016 gli uomini e le donne dovranno ricevere, a parità di ruolo, lo stesso stipendio. È l’impegno assunto dal governo tecnico in commissione Lavoro a Palazzo Madama, accogliendo un ordine del giorno dell’Italia dei Valori che è è stato approvato all’unanimità nell’ambito dell’esame del disegno di legge sul mercato del lavoro. “Mi scuso per il ritardo né elegante né istituzionale ma le cose in Senato sono complicate e i tempi non sono decisi dai ministri”, ha commentato il ministro del Welfare Elsa Fornero spiegando che la riforma è molto attesa. “Non è miracolistica – ha continuato la titolare del Welfare – ma un tassello di un piano più ampio per instradare l’Italia su sentieri più virtuosi di benessere e coesione sociale”. Adesso i lavori vanno avanti. Il governo dovrà emanare dei decreti per consentire la partecipazioni dei lavoratori agli utili dell’azienda. L’emendamento prevede una serie di principi e criteri direttivi per l’applicazione della norma tra cui l’istituzione di organi di sorveglianza a cui anche i lavoratori dovranno partecipare e con stessi diritti e obblighi, nel caso di imprese oltre i 300 unità di personale, e la previsione dell’accesso privilegiato dei lavoratori dipendenti al possesso di azioni, quote del capitale dell’impresa, o diritti di opzione sulle stesse, direttamente o mediante la costituzione di fondazioni. Il Senato ha dato il via libera all’emendamento al ddl lavoro che ripristina l’esenzione dai ticket sanitari per i disoccupati a basso reddito e i loro familiari. La commissione Lavoro ha confermato così la volontà del governo di correggere quello che era stato definito un refuso, vale a dire la cancellazione dell’esenzione nel testo della riforma del lavoro uscito da Palazzo Madama.

Sui preti pedofili… i vescovi non sono pubblici ufficiali…

Non deve stupire che nelle nuove «Linee guida» sulla pedofilia che la Conferenza episcopale italiana ha approvato nelle scorse ore durante l’annuale assemblea generale in corso a Roma non è contemplato per i vescovi l’obbligo di denuncia alla magistratura del prete sospettato di pedofilia. La Chiesa cattolica, infatti, si è semplicemente adeguata alla legge italiana: nei Paesi dove quest’obbligo è previsto per legge – non è il caso dell’Italia – esso viene recepito nelle «Linee guida» della Chiesa locale, mentre laddove l’obbligo non esiste non viene inserito. Certo, eccezioni ce ne sono. Tra queste l’Irlanda dove, nonostante non vi sia l’obbligo di denuncia, i vescovi hanno voluto inserire la norma. Troppo grande è stato lo scandalo pubblico della pedofilia nel clero perché la chiesa irlandese non desse un segnale forte. Per tutto il 2010 e anche per il 2011 i vescovi locali sono stati messi sul banco degli imputati da parte dell’opinione pubblica indignata dal fatto che i preti colpevoli al posto di essere denunciati sono stati semplicemente spostati di diocesi in diocesi.
Ieri il segretario della Cei monsignor Mariano Crociata ha invece spiegato che la Chiesa italiana non può «chiedere al vescovo di diventare un pubblico ufficiale». E ancora: «Non possiamo chiedergli di prendere l’iniziativa» di denunciare un caso di abusi su minore commesso da uno dei suoi preti di cui fosse venuto a conoscenza perché «contrasta con l’ordinamento», anche se naturalmente «non gli viene impedito». Ma attenzione: il fatto che non gli venga impedito non significa che il vescovo possa infrangere il segreto confessionale. Per la Chiesa in nessun caso i peccati confessati nel sacramento penitenziale possono essere denunciati. I vescovi, in sostanza, possono denunciare il prete colpevole solo se sono venuti a conoscenza dei suoi misfatti fuori dal confessionale. Perché il segreto del confessionale non può essere infranto? Nel XIII secolo fu il chierico inglese Tommaso di Chobham a spiegarne in un Manuale il motivo: «Il sigillo della confessione deve essere segreto perché lì il confessore siede come Dio e non come uomo». Dunque nessun obbligo di denuncia, ma cooperazione sì. Ha detto, infatti, Crociata: se per gli illeciti commessi da membri del clero «sono in atto indagini o è aperto un procedimento penale secondo il diritto dello Stato, risulterà importante la cooperazione del vescovo con le autorità civili, nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria e civile».
Crociata ha ieri spiegato che le linee guida della Cei hanno avuto «un passaggio informale ma autorevole» dalla Congregazione per la Dottrina della fede, che «ha preso atto che la Conferenza episcopale italiana ha recepito debitamente» quanto richiesto dal Vaticano nel 2010, quando una Lettera Circolare dell’ex-Sant’Uffizio aveva chiesto a tutte le conferenze episcopali del mondo di dotarsi di linee guida per affrontare in modo adeguato i casi di abuso. Quando poco dopo essere stato eletto al soglio di Pietro Benedetto XVI nominò prefetto della Dottrina della fede l’americano William Joseph Levada lo fece anche per la sua competenza in materia di pedofilia. Negli Stati Uniti aveva vissuto in prima persona il problema tanto che nel nel 2006 fu chiamato a testimoniare a San Francisco in merito ad abusi commessi da alcuni preti quando, prima del 1995, era vescovo a Portland. Sono 135 i casi di pedofilia tra il clero in Italia che riguardano il periodo 2000-2011 e che sono emersi nell’ambito di una ricognizione effettuata dalla stessa Cei in vista della pubblicazione delle linee guida. «Di questi casi – ha spiegato ancora Crociata – 77 sono le denunce che risultano alla magistratura, 22 sono stati condannati in primo grado, 17 in secondo, 21 hanno patteggiato, 12 i casi archiviati, 5 assolti».

Risorgere con gli Ideali ed i Valori

A parte le banalità per cui solo chi cade può risorgere, in politica, come negli affari,  vittorie o sconfitte non sono mai definitive.
Ogni elezione azzera tutto e il risultato successivo non è mai scontato per nessuno.
Negli ultimi diciotto anni si è tutto giocato attorno alla figura dominante di Silvio Berlusconi, la cui statura supera quella di qualunque altro suo competitore.
Ma anche Berlusconi non ha governato (purtroppo) per diciotto anni, ma solo per la metà del tempo e con due tagli netti, uno dei quali (dal dicembre 1994 al maggio 2001) lunghissimo (l’altro un po’meno dall’aprile 2006 all’aprile 2008).
Ed ha governato insidiato e ostacolato da tutto il vecchiume che si è opposto in ogni modo al suo progetto per conservare i propri privilegi.
Oggi Berlusconi ha quasi settantasei anni e probabilmente (comprensibilmente) non ha più lo spirito per girare l’Italia in lungo e in largo per galvanizzare le truppe e anche il suo storico alleato, Bossi, è ferito e stanco.
Manca ancora un leader che possa raccogliere l’eredità dei due Grandi Vecchi e lo riconosce oggi anche Marcello Veneziani nel suo Cucù ne Il Giornale, quando scrive chiaramente che si deve ricostruire (il nuovo o il nulla è la sintesi nel titolo) ma ammette che non ha nomi da proporre.
Sempre oggi leggo che Berlusconi pensa (o penserebbe …) ad uno “spacchettamento” del Pdl con movimenti a tema (ad esempio – Dio ce ne scampi ! – un movimento ambientalista affidato alla Brambilla) e l’archiviazione di gran parte della vecchia classe dirigente.
E’ una idea che può essere coltivata e sviluppata, ma su Ideali e Valori importanti, certo non sulle questioni bagatellari degli animalisti o dell’ambiente !
La mia personale idea è qualcosa di molto simile, una federazione di movimenti ognuno dei quali, pur nella globalità del progetto, rappresenti una caratteristica dell’area del Centro Destra.
Un movimento liberale orientato alle questioni economiche da affrontare sulla base di:
– abbattimento delle tasse (no alla tassazione sulla casa, no alla tassazione aggiuntiva sulle rendite finanziarie, abolizione del canone rai, abolizione del bollo auto, flat tax)
ritiro dello stato dalle nostre vite e dalle nostre tasche quindi riduzione della spesa pubblica e dei dipendenti pubblici
– revisione (se proprio non il ritiro) dell’adesione all’euro
privatizzazioni (a cominciare dalla rai)
sburocratizzazione delle procedure e delle pratiche per costituire società, concedere appalti, costruire, modificare …
Un movimento federalista che sostenga la revisione dello stato:
– concedendo ampia autonomia in sede locale
– consenta di trattenere in sede locale le tasse dei residenti con una minima percentuale per le spese nazionali,
autonomia impositiva in sede locale
assunzioni pubbliche e assegnazione di benefici (case, contributi) con priorità ai cittadini del luogo.
Un movimento cattolico che rappresenti la continuità di una Tradizione nobile e importante per la nostra Storia e che sostenga quei Valori universali, ancorchè oggi interpretati prevalentemente dall’insegnamento della Chiesa Cattolica:
– rispetto della Vita contro la tendenza a ritenerla un bene disponibile;
– valorizzazione dell’unicità della persona umana contro la manipolazione genetica;
– sostegno alla Famiglia, composta unicamente da un Uomo e da una Donna, quale nucleo fondamentale di ogni società civile controle aberrano che tendono ad equipararvi mostri senza pregio.
Infine un movimento di Destra che, affondando le radici nell’Msi, ne recuperi la diaspora e ne aggreghi quanti, pur non avendone fatto parte, riconoscono nei Valori tradizionali della Destra la strada maestra per il Benessere e la Sicurezza del nostro Popolo:
Sovranità e Indipendenza nazionale contro ogni interferenza di enti sovranazionali o di consorterie finanziarie;
– difesa della identità dei territori contro l’invasione degli immigrati e la pretesa di riconoscere loro cittadinanza e voto;
– difesa dell’ordine pubblico dalle violenze, dalla distruzione e occupazione di proprietà pubbliche e private, dalla criminalità;
-ampliamento del concetto e delle opportunità per la difesa personale dei cittadini;
– difesa degli interessi nazionali in ogni parte del mondo;
solidarietà nazionale e sociale, scevra da ogni assistenzialismo protratto nel tempo;
– reintroduzione di una selezione meritocratica nella scuola, nell’università, nel lavoro;
indipendenza energetica;
– riduzione dei parlamentari e presidenzialismo;
riforma del sistema giudiziario con attribuzioni di maggiori poteri alla Polizia per le indagini, netta separazione delle carriere tra pubblici ministeri (che devono essere alle dipendenze del ministero) e giudici, responsabilità civile personale dei magistrati.
Quattro movimenti, per un unico, grande partito federato che, ancora una volta, impedisca la deriva marxista della nazione e la nostra trasformazione in sudditi prigionieri di aberranti devianze morali e di politiche economiche pauperiste fondate sul pizzo rappresentato da tasse eccessive.



Entra ne

Quando i comunisti isolarono Giovanni Falcone.

Come avevo previsto, la pista mafiosa per la strage di Brindisi si è subito sgonfiata, e prende sempre più spazio l’ ipotesi del pazzo isolato.
Nonostante questo, all’ indomani della mattanza, nelle piazze italiane comunisti di ogni partito si sono radunati per le solite kermesse con tanto di bandiere rosse, compresa la Mia Milano (nella foto). A Palermo, invece, per mostrare il volto del cambiamento meridionale, nel frattempo è stato eletto sindaco un giovane poco avvezzo alle polemiche; probabilmente solo omonimo – o no ?- di quel Leoluca Orlando cui si riferisce oggi la sorella di Giovanni Falcone, Maria: “Al neosindaco dico solo 4 parole: dica – con Falcone ho sbagliato -“. O no ? Quel Leoluca che polemizzò duramente con Falcone in una trasmissione televisiva di Santoro, Samarcanda, del 24 Maggio 1990, accusandolo di tenere chiusi a chiave nel cassetto molti nomi eccellenti. O no ?????
Ma sono i soliti comunisti di allora e di sempre, quei professionisti dell’ antimafia e dell’ anticamorra pronti a stracciarsi le vesti in nome dell’ icona eterna Peppino Impastato. Comunisti ed eredi del PCI che in vita attaccarono duramente Giovanni Falcone, come Alessandro Pizzorusso, componente del CSM in quota comunista che sull’ Unità giunse a scrivere un pesante attacco contro il Magistrato palermitano. Come Elena Paciotti, di Magistratura Democratica, poi eurodeputata DS, che si vantava pubblicamente di aver osteggiato l’ elezione di Falcone a capo dell’ Ufficio d’ Istruzione a Palemo a favore di Antonino Meli. Innumerevoli furono gli attacchi sinistri contro un magistrato colpevole solo di non essere in linea con le Toghe Rosse o troppo vicino all’ allora Ministro della Giustizia Claudio Martelli. Ci fu anche chi accusò Falcone di aver organizzato il “finto” attentato del 1989: a tanto arrivarono alcuni comunisti, suscitando lo sdegno non solo di Paolo Borsellino, ma anche di Ilda Boccassini.
Falcone fu lasciato SOLO, come poi fu lasciato l’ eretico Paolo Borsellino, scandalosamente (per i comunisti) simpatizzante MSI ed ex-militante del FUAN, l’ organizzazione universitaria missina.
Ed oggi si permettono pure di celebrare questo vero EROE INDIPENDENTE della Magistratura !!!! Ma fatemi il piacere !!!!

Il paese di Pulcinella…

Il 22 Maggio 1988 moriva Giorgio Almirante, politico serio (ma non serioso…) in un epoca già allora dominata da politici degni più della Commedia dell’ Arte che del Parlamento. Mai avrebbe potuto immaginare che la politica dell’ italasia di oggi avrebbe avuto come protagonisti Dario Fo, Roberto Benigni e Beppe Grillo… Ci sarebbe da ridere, ma mi vien da piangere.
E la nave va…verso l’ abisso, nonostante i miei continui avvertimenti.

Comunicato di Angiolino Jolì Alfano


Signori, siamo orgogliosi di essere stati scelti dalla segreteria del Pdl per diffondere il Suo verbo.
Ecco il comunicato ufficiale che ci ha trasmesso il segretario Angiolino Jolì Alfano in persona:

“Il risultato delle elezioni amministrative che ha visto il Pdl sprofondare nel baratro più profondo, portando con sè ex Alleanzini ed ex Missini, che hanno voluto affondare la barca non considerando onorevole il detto “Finchè la barca va lasciala andare” – ispirato questo dalla famosa filosofa/cantante del popolo, Orietta Berti – Ci impone una grossa riflessione e una grande voglia di rinnovamento”.
“La nostra politica”, ha continuato Angiolino, “continuerà ad essere quella che ci ha ispirato in questi anni, e cioè, considerare i cittadini sudditi e schiavi da sfruttare e spremere fino all’ultima goccia di sangue, ma, e qui c’è la grossa novità, cambieremo il nome del Pdl… e quindi lo chiameremo “MOVIMENTO SEI STELLE”, perchè sei è meglio di cinque, noi pensiamo che sia un nome completamente innovativo col quale potremo, forse, se i nostri ex elettori ci cascheranno come pere cotte, continuare a prendere per il culo la povera gente e nello stesso tempo continuare a coltivare margherite e trote.
E il nuovo motto sarà: IN CULO ALL’ITALIA, ai lavoratori, ai pensionandi, ai pensionati, alle madri di famiglia e a tutta la povera gente!”

… BENEEEE! BRAVOOO!

(dedicato a coloro che col voto a questo partito, ma anche al Pd, continuano a coltivare, imperterriti, trote e margherite.

IL CRONISTA

La domanda… e si parla di aumentare la benzina

ROMA – C’è una data da segnare sul calendario dei tempi difficili che attendono l’Emilia Romagna. È il 28 agosto di quest’anno, quando scadrà lo stato d’emergenza che sarà deciso oggi dal Consiglio dei ministri e che, con la riforma della Protezione civile appena approvata, non può durare più di 100 giorni. Fino ad allora toccherà allo Stato coprire i costi del terremoto di domenica. Ma nelle prime settimane, dice l’esperienza, c’è spazio per i soccorsi, per gli interventi urgenti, al massimo per la messa in sicurezza. Scaduti i 100 giorni, senza alcuna possibilità di proroga, la palla passerà alle Regioni. Toccherà all’Emilia Romagna, dunque, pagarsi la ricostruzione? La risposta, in realtà, è un punto interrogativo. La riforma della Protezione civile è ambigua: dice che suonato il gong dei 100 giorni lo Stato si chiama fuori, ma poi sulla fase due non spiega quasi nulla. In prima fila c’è la Regione perché ha in mano la «tassa della sfortuna» nella sua nuova versione facoltativa, con la possibilità di alzare fino a 5 centesimi le accise sulla benzina. Ma è difficile che una leva del genere basti per ricostruire case, ospedali, uffici e tutto quello che viene giù quando la terra trema. Il vero obiettivo del governo è infatti un altro, e cioè spostare il costo della ricostruzione dalle casse pubbliche, anche loro in un certo senso terremotate, al settore privato. Per questo la riforma fa un primo passo, introducendo su base volontaria le assicurazioni anticalamità sulle case. Ma il sistema non è ancora pronto, e stavolta Stato e Regione si divideranno le spese per gli interventi di lungo periodo. Come dice il sottosegretario Antonio Catricalà «passati i 100 giorni lo Stato non abbandonerà l’Emilia». Il percorso, però, è tracciato. Oggi, dice Catricalà, «il governo valuterà tutte le richieste degli enti locali, coinvolti nel sisma come il rinvio dei pagamenti, di tributi e dei contributi e la derogabilità al patto di stabilità. Faremo tutto ciò che è necessario fare, tutto quello che è possibile fare».
Appena due mesi fa, alla Camera, è stato il capo del dipartimento Franco Gabrielli a indicare chiaramente l’obiettivo finale: «Credo che un’assicurazione obbligatoria sia uno strumento utile e rappresenti anche una forma di equità». Nelle prime bozze del decreto si parlava di polizze obbligatorie, non facoltative. Ma poi, visto che sulla casa sta già arrivando l’Imu, il governo ha preferito frenare. Adesso per far partire il sistema ci vuole, entro 90 giorni, un regolamento che stabilisca i dettagli e anche la deducibilità delle polizze dalle tasse in modo da favorirne la diffusione. A quel punto, in caso di calamità, le case assicurate saranno ricostruite dalle compagnie private mentre a tutte le altre continuerà a pensare la Regione o lo Stato. Anche il comunicato che sarà diffuso dopo il Consiglio dei ministri di oggi preciserà che questa novità non riguarda il terremoto di domenica perché il regolamento ancora non c’è. Ma lo scenario fa discutere, specie a sinistra. Dal Pd Rosi Bindi chiede al governo di «cambiare questa stranezza», mentre l’ex sottosegretario all’Interno Ettore Rosato avverte che «bisogna spiegare bene che cosa succede dopo quei 100 giorni, che forse sono pure troppo pochi». Le stime dicono che il costo medio di una polizza anticalamità sarebbe di 100 euro l’anno. Ma con differenze enormi. Ecco cosa osservò l’allora sottosegretario alla Protezione civile Franco Barberi: «Le assicurazioni farebbero pagare prezzi altissimi nelle zone a rischio per non andare gambe all’aria come avvenuto a molte compagnie della California». Era il 1998, a parlare di assicurazione era stato Romano Prodi, e da allora tutti i governi ci hanno provato per poi fare marcia indietro. Anzi, Prodi non fu nemmeno il primo. Nel 1993 toccò al governo Ciampi, con il sottosegretario Vito Riggio aprire verso una proposta che finanziava l’assicurazione aggiungendo l’1 per mille all’Ici. Adesso il consiglio degli architetti propone di usare un pezzo dell’Imu per risarcire i danni. Cambiano i nomi, ma siamo sempre lì.
Lorenzo Salvia

Gli sgomberi a Milano


Gli sgomberi a Milano

Ne sto leggendo di tutti i colori.
2 sgomberi consecutivi e nessun antagonista interviene a sollevare la piazza. Voglio capire e do uno sguardo a indymedia lombardo.

Nessuno si scatena a sottolineare gli sgomberi, nessun corteo di piazza, intendo, anzi, le occupazioni vengono trattate come momenti SPOT, atti dimostrativi mordi e fuggi, già nati per scivolare qua e la senza “incassare” colpi e sgom…beri, mentre però, attenzione, il movimento tende a saldarsi (o a dimostrare di essere saldato) con la cultura di sinistra meno avventurosa e più “legittimata” dalle istituzioni (vedi articolo indy sugli artisti).
Una strategìa che fa comodo sia all’amministrazione del comune, che si dimostra solerte, anche se in realtà non risulta responsabile dei blitz della polizia, sia allo sviluppo di questo riciclo continuo in cui la sinistra è abituata di fagocitare TUTTE le forze in un unico calderone che raccolga dal simpatizzante al gruppettaro incazzato.
Il tutto, con la stampa che gli dà il massimo rilievo, con foto folkloristiche che mostrano non bombe carta, questa volta, ma “simpaticamente colorate” manifestazioni corali di richiesta di cultura.
Allora, dopo il fronte politico tradizionale, il fronte con gli antagonisti delle okkupazioni vere (quelle stabili e incancrenite), dopo la saldatura con i gruppi islamici giudicati più interessanti politicamente, dopo quella con gli ambientalisti che esultano per Area C, dopo quella con i nomadi che ora affluiscono sempre di più a Milano a chiedere favori, ora tocca alla saldatura con la cultura artistica più ufficiale.
Che forse, di tutte è la manovra più semplice, perché, se non c’è forza politica in grado di contrastare il circolo “virtuoso” che hanno intrapreso, ancor meno c’è un’idea di intellettuali dell’arte a indicare una via diversa.
Questo è il mio quadro, e non vedo soluzioni, nessun cuoco è in grado di confezionare minestre senza componenti, e chi cerca di utilizzare componenti stracotti farà anche peggio. Tra poco arriverà il papa a portagli l’imprimatur con la prima candelina sulla torta, come già visto a Cuba. Ma qui ci toccherà ingoiarla meglio, perché qui una volta era casa nostra.
Ci servono nomi di cervelli, ci serve di ritrovare chi ha tirato su la Milano che avevamo. Servono idee. Ci mancavano solo gli estintori di Boni per far capire meglio la differenza tra le idee, che non ci sono, e l’acqua, che non sa di niente.