Guerra al governo che ha in odio i lavoratori


Negli ultimi mesi abbiamo visto e sopportato di tutto.
Da governi eletti democraticamente che si fanno da parte per lasciare spazio ad altri che possano fare il lavoro sporco al posto loro, sperando in qualche modo di salvare il culo mentre qualcuno fa un mazzo tanto ai lavoratori.
A un governo che autorizzato da cotanta coalizione d’ex maggioranza ed ex minoranza compostasi per l’occasione di mazziarci, prende il compito affidatogli alla lettera comportandosi come, non un computer con una qualche intelligenza sia pur artificiale, ma come una semplice macchinetta calcolatrice del tipo a manovella degli anni sessanta/settanta.
Governo che è poco definire di merda, visto che una semplice macchinetta calcolatrice a manovella sarebbe anche più umana, perlomeno quando sbaglia.
L’unica considerazione che mi viene per logica è che quella macchinetta calcolatrice a manovella che risponde ai nomi di Monti e Fornero, per comportarsi in questo modo schifoso con i lavoratori è che ha avuto qualche trauma da bambino, non so, può darsi che da piccoli vedendo in qualche documentario sul lavoro qualche minatore uscire dalle miniere sporco e nero si siano impressionati e i genitori per non turbarli oltre abbiano detto loro che “No, state tranquilli, quelli sono lavoratori che nelle nostre case e nelle nostre famiglie non incontrerete mai!” e da quel momento Mariuccio ed Elsina se li sono messi in odio come qualcosa di brutto, sporco e cattivo.
Ma la vita con loro e con i lavoratori è stata crudele, perchè a un certo punto si sono, ci siamo, trovati gli uni di fronte agli altri, e loro dalla parte dei “belli, puliti e buoni” si sono potuti vendicare di quella brutta visione che gli abbiamo inflitto quando erano piccolini: la visione di un LAVORATORE.
Concludo dicendo che non lasciarsi sottomettere più, da parte nostra, è un dovere morale e civile.
Lo dobbiamo ai nostri lavoratori, pensionandi, pensionati e madri di famiglia.
HANNO VOLUTO LA GUERRA, E CHE GUERRA SIA!

IL CRONISTA

I comunisti temono il ritorno di Berlusconi

Finalmente il Pdl batte un colpo e, come era ovvio, lo ha fatto con una conferenza stampa di Silvio Berlusconi cui ha fatto da onesta spalla Alfano.
La proposta è buona: elezione diretta del presidente della repubblica.
Il contenuto un po’ meno: semipresidenzialismo e doppio turno alla francese.
Che l’idea mi piaccia è testimoniato dal post del 23 maggio (antecedente la conferenza stampa di Berlusconi) nel quale elencavo gli Ideali e Valori da cui ripartire inserendovi il presidenzialismo.
Ovvio che personalmente preferirei il presidenzialismo pieno (uno viene eletto dal Popolo e per l’intera durata del suo mandato detiene tutti i poteri) e il turno unico angloamericano (con il doppio turno si rischiano immondi mercimoni di voti e di idee tra il primo turno ed il ballottaggio).
Però quella di Berlusconi è la miglior proposta di rinnovamento della politica che sia uscita in questi ultimi sei mesi di commissariamento Monti.
L’elezione diretta del presidente fu un cavallo di battaglia di Giorgio Almirante e dell’Msi.
La repubblica presidenziale fu anche nei programmi di Randolfo Pacciardi, storico avversario repubblicano dell’azionista Ugo La Malfa e poi fondatore, nella seconda metà degli anni sessanta, di “Nuova Repubblica”: troppo avanti per i tempi, ma già aveva capito che l’Italia poteva proseguire in quello che allora era una crescita diffusa solo partendo da una politica rinnovata nelle forme e nelle modalità.
Berlusconi ha compiuto una mossa accorta e utile.
Richiamando il cavallo di battaglia dell’Msi ha ricompattato gli ex missini del Pdl e si è posto anche come riferimento per gli ex missini della diaspora attualmente astenuti o nella Destra Radicale, spiazzando nel contempo Fini e i suoi pretoriani che, ormai, non hanno, neppure a livello propositivo, alcuno spazio autonomo.
Ma Berlusconi ha anche lanciato un messaggio di unità agli ex di Forza Italia, dicendo in sostanza: presidenzialismo e il candidato naturale sono io.
Proprio questo chiaro sottinteso ha provocato una massiccia scarica di terrore nei comunisti e nei loro alleati che già pregustavano di sconfiggere il Centro Destra orbo del suo valore aggiunto.
Da qui le affrettate reazioni di Bersani, Casini e Di Pietro, tutti, per motivi di pura ambizione personale, terrorizzati dal dover affrontare Berlusconi in una “ordalia” elettorale con scelta personale.
Ma ve l’immaginate un Bersani che cerca di brillare di luce propria contro Berlusconi ?
E Casini ?
Forse l’unico potrebbe essere Di Pietro più per la involontaria comicità del suo eloquio che per il carisma che potrebbe mettere in campo.
Naturalmente una proposta è solo una proposta, ma tra tutte le alchimie in politichese, ancora una volta Berlusconi ha colto l’essenza di quello che potrebbe essere il rinnovamento.
Non dimentichiamoci che con la riforma costituzionale del 2005 (che i comunisti vollero bocciare con referendum confermativo unicamente per spirito di opposizione) Berlusconi aveva già prodotto un rinnovamento legislativo con la forte riduzione dei parlamentari ( che sarebbero stati centocinquanta in meno della riforma oggi in discussione in parlamento e quattrocento in meno che adesso) e con il conferimento di maggiori poteri al premier.
E se vediamo come abbia mantenuto la promessa elettorale del 2008 per l’abolizione dell’ici, possiamo pensare che la riforma istituzionale in senso presidenziale verrebbe presto approvata se il Centro Destra tornerà a vincere le elezioni del 2013.
Da qui può cominciare l’auspicabile rimonta del Centro Destra dopo aver toccato il fondo con le amministrative della settimana scorsa.
Dal presidenzialismo può anche rinascere un’Italia più forte e più solida, dove si deciderà e si lavorerà molto di più e si parlerà e si manifesterà molto meno.



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La fornero, i disabili, gli anziani, le assicurazioni e i prestiti

LA Fornero ci fa sapere che: “Non si può pensare che lo stato sia in grado di fornire tutto in termini di servizi e trasferimenti“… ah, e quindi le tasse che le paghiamo a fare? Insomma, vorrebbe “privatizzare la disabilità per mezzo di una assicurazione privata“… Qualche giorno fa invece parlò di “prestiti vitalizi ipotecari“. Giacchè anziani e disabili non si possono allineare lungo una parete e sparagli, allora il governo non eletto decide che è meglio farli morire di stenti senza ovviamente prendersi alcuna responsabilità. Ma daltronde, anche i suicidi economici non sono di responsabilità del governo attuale, no? E ci si chiede come mai la sinistra non dica una parola contro simili orrori.

Grandi tecnici



Chiedersi quali sono i settori nei quali ci sono gli sprechi maggiori di denaro pubblico è una domanda difficilissima. Impossibile da rispondere perché l’elenco sarebbe troppo lungo. E a gettare la spugna, a non voler fare questo elenco lunghissimo, è proprio il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, alle prese con la spending review. Così, pur promettendo immediati tagli alla spesa pubblica, il braccio armato del premier Mario Monti sembra brancolare nel buio. Non sono bastati sei lunghi mesi per conoscere la macchina mangia soldi? Non è bastato affidarsi a un super commissario, a un altro tecnico che dicesse ai tecnici come e dove andare a tagliare? Non sono bastati i continui annunci, le promesse e i buoni propositi a entrare con vigore nella pubblica amministrazione ed eliminare decenni di sprechi acquisiti? Sembrerebbe proprio di no. Perché, almeno per il momento, dal ministro Giarda arrivano solo promesse. Cifre, sì. Ma senza sapere gli obiettivi che verranno colpiti dal governo. In una intervista a Radio Vaticana il ministro per i Rapporti con il Parlamento ha annunciato in pompa magna che la spesa pubblica “potenzialmente aggredibile nel breve periodo” ammonta a circa 100 miliardi di euro. Cifra che sale a 300 miliardi grazie, però, a un intervento protratto nel lungo periodo.
Giarda ha spiegato che la ricerca di “risparmi e tagli agli sprechi riguarda l’intero settore pubblico dallo Stato al più piccolo dei comuni” dal momento che “l’intero Paese non si è ancora adattato alle nuove condizioni economiche”. Insomma, secondo il ministro non ci sono posti o sezioni in cui ci siano sprechi maggiori: i primi 100 miliardi da tagliare interesseranno lo Stato, gli enti previdenziali, le Regioni e gli enti locali. Il ministro ha assicurato che il lavoro di revisione della spesa pubblica non sta incontrando “resistenze” da parte dei dicasteri che, proprio in questi giorni, stanno stendendo i progetti di ristrutturazione delle loro attività. La dead line è prevista per fine maggio. Poi dovrebbe, appunto, arrivare un primo elenco di tagli. Secondo Giarda il bilancio dello Stato è molto simile a quello di una famiglia che, dopo la nascita di un nuovo bambino deve “riguardare ai vizi accumulati nel passato”. Questo si traduce, a livello pubblico, in un taglio degli sprechi, nella correzione delle inefficienze e nella rinuncia a interventi che non si possono più affrontare per le mutate condizioni. Ancora una volta Giarda ribadisce che l’obiettivo di Monti e del governo è quello di ridurre le tasse dei cittadini ed emettere qualche titolo di debito in meno. Fiduciosi, i cittadini aspettano con ansia i tagli e l’equità promessi dal Professore quando è arrivato a Palazzo Chigi. Per il momento, però, a fare i sacrifici sono stati sempre i soliti noti, tanto che nelle ultime settimana è montata l’ira degli italiani. Adesso il governo non può sprecare l’occasione: mantenere le promesse fatte riducendo gli sprechi e abbassando le tasse.

Matteo Colaninno a l’Ultima parola

Questo post mi è venuto di getto dopo aver letto quello di Eleonora, dal titolo Con Paolo Barnard.
Ho visto anch’io la trasmissione L’Ultima parola di Gianluigi Paragone (cliccando qui è possibile rivedere la puntata del 25 maggio, facendo la ricerca), e mi è piaciuto il patetico passaggio di Matteo Colaninno, quando ha detto che suo padre si è fatto dal nulla (meritandosi perfino i sorrisetti sarcastici di molti presenti, tra cui quello di Paolo Ferrero).
Che suo padre si sia fatto dal nulla sarà pur vero, infatti, fino al momento del suo incontro con un certo “Ingegnere”, era solo un semplice impiegato della Banca Agricola Mantovana, e dopo “quell’incontro” decollò la sua vorticosa fortuna. Quindi fattosi dal nulla, sì, ma da abile speculatore, nonchè abilissimo creatore di “Scatole Cinesi”.
Non è giusto che le colpe di atti dalle conseguenze dolorose ricadano sui figli di chi li ha commessi, ma nel caso di Matteo Colaninno è giusto ribadire che per colpa di atti di suo padre, molti piccoli risparmiatori non sono più riusciti a rientrare delle perdite dovute a manovre di papà Roberto Colaninno. E, come detto in un post precedente, uno dei più cliccati dell’ultimo periodo, chiedete agli azionisti Telecom/Tim, a quelli della Pirelli, o a quelli della ex Olivetti, e a quelli della ex Tecnost e tante altre ex e non ex scatole cinesi, quanti sono stati i bidoni preparati a tavolino dai rispettivi organi di controllo societari, in cui sedeva da presidente o da consigliere Roberto Colaninno. Ora, che suo figlio Matteo venga in trasmissione a dire candidamente che suo padre s’è fatto dal nulla, mi sembra una presa in giro per tutti quei risparmiatori che han subito grosse perdite per colpa di suo padre. Voglio solo ricordare che al tempo dei raid borsistici in Telecom/Tim, da parte dei gruppi comprendenti i vari De Benedetti/Colaninno, Gnutti, ecc.ecc., il titolo Telecom aveva superato i 20 euro ad azione, mentre ora, dal 2008, veleggia attorno agli 0,8 euro ad azione, e non si è più ripreso dopo la debacle iniziata almeno dal 2003. Spiace per Matteo Colaninno, che degli atti di suo padre non è colpevole, ma personalmente non voterei mai e poi mai un PD fintantochè al suo interno c’è un erede di Roberto Colaninno. Storie a me capitate e riguardanti Roberto Colaninno, in questo blog ne ho già raccontate tante, basta cliccare la voce “colaninno” e appariranno almeno 6 post che parlano delle sue prodezze. Conoscendo quindi i suoi trascorsi da raider borsistico, non affderei mai le sorti di un paese a simili personaggi.

Ecco la puntata in questione, quella del 25 maggio 2012

La fine di ABC, ma resiste il lato B

Le ultime elezioni hanno liquefatto il PdL di Alfano (A) , azzerrato le baldanze di Calta-Casini (C) e del mai nato terzo polo. Hanno perfino disinnescato la Lega alla quale i suoi elettori non hanno perdonato gli scandali. Ma hanno miracolosamente lasciato in  piedi Bersani (B) e il Pd. Essi resistono nelle giunte amministrative, nonostante l’avanzata dei grillini. Non guadagnano, ma resistono. 
Tutti e tre gli ABC tengono attaccata la spina al governo Monti, ma dei tre B non è stato penalizzato al pari  degli altri due compari. Perché?
Prima di tentare di capire, ricordo a chi se ne fosse ancora dimenticato che nelle ultime settimane di vita del governo Berlusconi, Bersani faceva cortei coi suoi, a favore di un nuovo esecutivo capeggiato da Mario Monti in Piazza S. Giovanni a Roma. Quanta tristezza e che squallore constatare che l’ex partito dei lavoratori è diventato il principale supporter  dei tecnocrati della Finanza! E quanto sfoggio di imbecillità  vedere in tv un’operaia, il capellino  con la visiera in tenuta da gitarella fuori porta,  che  scandiva per slogan “Vo-gli-amo Monti”, indottrinata dai suoi capoccia. Eccovi accontentati, o  compagnucci di merende dei finanzieri!
Cercherò di mettere qui alcuni utili elementi di analisi, sul perchè il Trio Monnezza ABC, tiene attaccata la spina a Monti, ma solo A e C  sono rimasti fulminati. Manca il fattore B. Anzi, il lato B.
  • Il Pd dispone ancora di un apparato partitico (erede del vecchio PCI) lasciatogli in piedi da Tangentopoli e di un elettorato ottuso, obbediente e pecorone (i cosiddetti “coglioni”), abituati allo spirito di delega e a credere che “il Partito ha sempre ragione”, un vecchio residuato ideologico rottame della Guerra Fredda.
  • Il Pd gode dell’appoggio della casta dei magistrati, le cui inchieste li sfiorano sempre di striscio, ma fanno a pezzi i loro oppositori: si veda il recente caso Lega, in comparazione al caso Lusi. Parlare di doppiopesismo è  un eufemismo soft.
  • Molti del partito trasversale dei giudici si sono candidati e sono stati eletti nelle loro file  (Violante, Finocchiaro, D’Ambrosio) e rappresentano una scorrevole “cinghia di trasmissione” tra il Parlamento e le aule giudiziarie.
  • Il Pd gode dell’appoggio diretto o indiretto dei grandi media ufficiali sia della carta stampata che della tv. I principali conduttori dei talk show politici sono dei loro (Lucia Annunziata, Giovanni Floris, Fabio Fazio, Santoro, Gad Lerner, Enrico Deaglio fratello del banchiere Mario  Deaglio nonché cognato della Fornero, ecc).
  • I cosiddetti “cattolici adulti” una volta caduto il Muro e tramontata la parabola della DC dopo Tangentopoli, si sono riversati nel Pd (Enrico Letta, la Bindi, la Binetti , Enzo Carra ecc.) perchè vi trovano la convalida al loro  ipocrita buonismo. Altri voti e altre clientele sono state perciò,  lì traghettate.

Come ebbe a dire in una sua dichiarazione l’avv. Giovanni Agnelli, quando divenne senatore per l’Ulivo “la sinistra ha più radici nel sistema” (cioè è lei che dirige la macchina del dissenso e del consenso).
 Poi –  per carità! – si può discutere se un partito che piaceva ad Agnelli, che è andato via via trasformandosi nel partito dei tecnocrati, degli alti funzionari,  degli operatori mediatici, delle fondazioni bancarie (Montepaschi, Italiani-Europei ecc) , dei banchieri come Luigi Abete della BNL o come il fu Padoa-Schioppa o  come il consigliere di Deutsche Bank Giuliano Amato, degli industriali come Colaninno, meriti ancora l’etichetta di “sinistra”. Ma questa disamina la lascio fare a chi appartiene a questo schieramento.
E’ comuque importante constatare che non appena sorge qualcosa di nuovo, molti voti del Pd (a parte lo zoccolo duro degli irriducibili) si spostano sulle nuove liste politiche: è accaduto oggi con il Movimento a 5 stelle, accadde in passato con FI e con la Lega.
Grillo attacca Bersani e lo paragona a una sorta di dead man walking della politica. Cacciari dice che B delira a parlare di vittoria senza SE e senza MA, dato che il centrodestra (Lega e Pdl) si è presentato diviso;  inoltre  – afferma Cacciari  – al Nord piuttosto che votare Pd preferiscono astenersi o votare addirittura per Grillo. Hanno ragione entrambi sul lungo periodo.
A breve,  Culatello B e i suoi resistono perché la finanza ha bisogno di loro e loro ne sono parte. Basta pensare a Elsa Fornero, già assessora per la giunta torinese nel Pd, tanto per fare un esempio eclatante, e ai numerosi sottosegretari in quota Pd che fanno parte di questo governo. Solo questo, basterebbe a  tener lontani molti lavoratori dalla scellerata ipotesi di votarli tanto per farsi del male. Altri esempi li ho già illustrati nel mio precedente post sulle Liaisons dangereuses tra la sinistra e la finanza.
Resta comunque la variante elettorato sotto il cappio stringente della crisi. Nessune rendita di posizione dura in eterno, e prima o poi il tonfo sarà fatale anche per loro, nonostante tutti i santi in paradiso di cui ancora dispongono. Sarebbe ora. E’ un gulag della nostra vita politica e sociale durato troppo a lungo.
                                          Culatello B:  Resistere, resistere, resistere!

Senza parole

Ci sono immagini che non richiedono commenti. Guardatevi lo stralcio dell’intervista concessa dal premier Mario Monti alla Sette. Formigli gli chiede: se lei avesse un figlio ventenne, laureato che guadagna 5 euro all’ora con un contratto da precario che cosa gli direbbe: vai via dall’Italia? Come lo convincerebbe a restare? Mario Monti resta in silenzio per 17 secondi, poi farfuglia una risposta sconclusionata, evasiva; tipica dell’accademico che non sa cosa sia la realtà, che non ha mai visto, né frequentato, né pensato a chi lavora umilmente; perché quel mondo non gli appartiene, esce dal suo radar mentale se non per ripetere le stesse regole astratte sulla flessibilità, sulla necessità di cambiare. O meglio: cambino gli altri, lui no di certo. Quanto a suo figlio, è giovanissimo ma ha già fatto una carriera brillante a Goldman Sachs, Morgan Stanley, Citigroup, Parmalat. Per meriti personali, non dubitiamo.

Con Paolo Barnard

Due post sulla puntata di ieri sera di Ultima parola. Uno qui e un altro qui. Inoltre, Barnard ha pubblicato anche questo post nel suo sito che io copio e incollo pari pari (e virtualmente ringrazio per il difficile lavoro che fa e che spero continui a fare per molto molto tempo):
Impossibile spiegare la MMT in un talk show. Il massimo che si può ottenere è di far sorgere un’ombra di dubbio negli spettatori sul fatto che ci sia qualcosa di drammaticamente storto in questo Euro. A Matrix dovetti fare la rissa, perché Vinci mi aveva bollato. Paragone… non c’è paragone con Vinci, e ho voluto ripagare la sua correttezza con altrettanta correttezza, cioè non ho voluto prendermi spazi a urli, che fra l’altro si prestano alle strumentalizzazioni contro di me facendomi passare per un violento urlatore. Unica critica a Paragone: non ha saputo contenere Colaninno che ha sproloquiato a vanvera troppo a lungo, rubando spazi a tutti. Oliviero Beha. mi ha contestato l’uso della parola criminale, come fattore che svia dalla sostanza dell’analisi di un crimine. Gli rispondo che spersonalizzare un crimine è immorale. Gli va dato un volto, e ci vuole il coraggio di farlo. Quel volto è Mario Monti qui, oggi. Come sempre io ho elencato dati, e gli altri opinioni. Ultima cosa: riguardate il mio intervento contro Monti. Non ho memoria di un altro giornalista che alla RAI abbia chiamato un presidente del Consiglio ‘bugiardo e criminale’ insieme, secco, netto, in faccia. Ho già scritto che gli umili non erediteranno nulla, la giustizia non esiste. Ma morire da perdenti e oltre tutto muti è troppo. Glielo si deve almeno urlare in faccia al torturatore che è un infame. Notte e grazie.

TERRORISMO: VOLANTINO BR AD ASSOCIAZIONE DESTRA, DIGOS INDAGA

Roma, 26 mag – Un volantino a firma Brigate Rosse, composto da un ciclostile di piu’ pagine, e’ stato recapitato ieri all’Associazione Roccabruna di Milano, un’associazione affiliata a Casa Pound. La Digos, secondo quanto si e’ appreso, sta investigando sull’autenticita’ del documento.
Quello di Milano e’ un episodio inquietante – commenta il leader di Casa Pound Italia Gianluca Iannone – che temiamo si possa replicare anche in altre sedi dell’associazione. I sedicenti terroristi che si nascondono nell’anonimato per lanciare minacce e proclami farneticanti costituiscono il piu’ potente alleato di chi lavora per mantenere lo status quo e l’avversario piu’ temibile per chi, come noi, ogni giorno lotta a viso aperto per cambiare una societa’ strangolata dalla crisi economica e nella quale la giustizia sociale e’ sempre piu’ un miraggio. Attentati, bombe, intimidazioni: chi vuole portare il paese sulla strada del terrore fa, piu’ o meno consapevomente, il gioco di quel potere che sostiene di avversare. E’ un gioco al massacro, dal quale non si torna indietro, e al quale CasaPound si opporra’ sempre contrattaccando con la forza della politica e dell’impegno in prima persona dei suoi militanti, ogni giorno sulle strade per portare avanti le idee del movimento in contrapposizione a una classe politica che, schiava della corruzione e incapace di progettare il futuro, dimostra quotidianamente di essere ostaggio di se stessa. Pd in testa”.

fonte AGI