Vite alla ricerca di Dio

In questo momento di grave crisi economica, e di incertezza sul futuro, molte più persone si stanno dedicando all’introspezione, alla ricerca di spiritualità. Ne è riprova il fatto che il post più letto di questo blog, nell’ultimo mese, è stato quello sulla possibile prova scientifica dell’esistenza di Dio. Il post, di oltre due anni fa, contiene il dialogo su tale argomento tra me e Marcello, alias Sarcastycon, il compianto amico cui ilCastello1 ha dedicato il blog aggregante.
A corroborare tale ipotesi vi è anche un sondaggio di Libero.it, secondo il quale con questa crisi si sta riscoprendo il misticismo. Di rilevante vi è anche il fatto che Tv2000, la tv del Vaticano, acquisisce sempre più utenti. Nella sua programmazione, la serie “Vite alla ricerca di Dio” è tra le più seguite. Ieri sera, ad esempio, è andata in onda la prima parte di Lourdes film tv di Ludovico Gasparini, prodotto per la Rai nel 2000. Questa sera la seconda parte.

Immigrazione, una risorsa…

Roma – Il Pdl e la Lega denunciano il fenomeno da tempo. Ma da alcuni mesi sono i blitz delle Fiamme Gialle ad accendere i riflettori sui tanti casi di truffe ai danni dell’Inps da parte degli immigrati che ottengono l’erogazione dell’assegno sociale per congiunti «over 65», in realtà residenti all’estero. L’ultimo caso si è verificato a Terni. Ma il fenomeno dei «furbetti del ricongiungimento familiare» è stato registrato e denunciato a più riprese in regioni come l’Emilia, la Toscana, il Veneto, il Friuli e non solo. Nei giorni scorsi anche il governo Monti si è soffermato sulla questione rispondendo a una interrogazione firmata mesi fa dai deputati Marco Zacchera (ora sindaco di Verbania) e Stefano Stefani. Il sottosegretario al Lavoro, Maria Cecilia Guerra,ha ammesso l’esistenza del problema e si è impegnata, di concerto con l’Inps,a far salire il livello dei controlli rispetto alle tante anomalie che stanno emergendo.
Di certo, in tempi di ristrettezze, il vitalizio elargito ai parenti degli immigrati inizia a pesare sulle casse del nostro ente previdenziale.Per l’anno 2012 l’assegno sociale è pari a un importo annuo di 5.577 euro, pari a 13 mensilità da 429 euro. Tale importo costituisce sia l’entità dell’assegno spettante, sia il limite di reddito oltre il quale non si ha più diritto a percepirlo. La platea dei possibili beneficiari si estende a tutti gli immigrati che hanno compiuto i 65 anni e non hanno redditi oppure sono sotto la soglia dei 5.577 euro. Il problema è che gli extracomunitari con carta di soggiorno in regola, residenti in Italia da dieci anni, possono presentare domanda di ricongiungimento familiare e fare arrivare in Italia genitori o parenti anziani, facendo così scattare un effetto moltiplicatore. Tutto deriva dalla legge 388 del 2000 (inserita nella Finanziaria 2001 dell’allora governo Amato) che ha riconosciuto l’assegno sociale anche ai cittadini stranieri. Il governo di centrodestra, nel 2009 è riuscito a restringere la possibilità di richiedere il ricongiungimento ai residenti in Italia «legalmente e continuativamente» da almeno dieci anni. Ma al di là dell’opportunità di una norma che consente di attingere alla cassaforte della nostra previdenza a chi non ha mai versato un euro di contributi nel nostro Paese, il problema sta anche nel buco nero dei ricongiungimenti fittizi.
I casi di stranieri anziani che, attirati dal miraggio del guadagno facile, si trasferiscono e poi una volta avuto l’assegno sociale tornano in patria quando invece dovrebbero avere in Italia la «residenza abituale», sono frequenti. La Guardia di Finanza solo nel 2011 ha individuato 270 fattispecie di questo tipo. Le Fiamme Gialle spiegano che smascherare la truffa non è semplice: «Bisogna fare controlli approfonditi verificando se una residenza è fittizia, controllare i vari visti sui passaporti, verificare le utenze e incrociare i dati, con poteri di polizia che magari altri enti dello Stato non hanno». La scorsa settimana, l’ufficio immigrazione della questura di Terni ha individuato il caso di una cittadina indiana di 76 anni, assente dall’Italia da mesi che continuava a percepire l’assegno. Lo stesso faceva una coppia di albanesi, 72 anni lui, 67 lei. Questi casi sono stati segnalati all’Inps per la sospensione o revoca dell’assegno sociale. Il fenomeno è, comunque, in aumento su tutto il territorio nazionale e si teme che possa assumere i contorni da assalto alla diligenza, visto che il censimento Istat appena pubblicato ha indicato come i residenti regolari siano triplicati negli ultimi dieci anni, toccando quota 3 milioni e 700mila con rimesse verso l’estero che ammontano ormai 7,4 miliardi di euro l’anno (ma si stima che una cifra quasi equivalente percorra vie ufficiose).
Basta fare un giro sul web per trovare testimonianza del tam- tam in corso su questo tema. Vari siti dedicati agli stranieri spiegano le procedure e offrono consigli per accedere al beneficio. Senza contare che il fenomeno dei «vitalizi facili» non investe solo gli stranieri ma anche quegli italiani che, pur avendo vissuto 10 anni in Italia, magari nei primi anni di vita, si sono poi trasferiti all’estero per oltre 50 anni e attraverso residenze fittizie in Italia riescono a percepire l’assegno sociale. Fattispecie anomale su cui si stanno attivando i gruppi del Pdl in varie regioni, cercando di sensibilizzare l’esecutivo. Il Pdl emiliano, ad esempio, propone di «prevedere l’obbligo di ritirare personalmente l’assegno sociale alle Poste, firmando un apposito registro». Il tutto accompagnato da controlli accurati nei Paesi d’origine al fine di accertare la situazione finanziaria, contributiva, bancaria e pensionistica degli ultra 65enni richiedenti la pensione sociale in Italia. Verifiche indispensabili per pizzicare i furbetti del vitalizio e impedire che gli abusi ai danni del nostro welfare state si diffondano a macchia d’olio.

Gli statali non si toccano!

Il governo cambia registro: dopo i sacrifici arriva la festa. Peccato però che alla festa siano stati invitati proprio quelli per i quali i sacrifici non erano mai cominciati. Infatti i regali iniziano, guarda un po’ che strano, proprio dalla più grande ed intoccabile casta del Paese: quella dei dipendenti pubblici. Il ministro Filippo Patroni Griffi (casualmente, dipendente pubblico) ha messo a punto un’intesa con sindacati ed enti locali dove, come per magia, spariscono tutti i punti più controversi della riforma Fornero e che saranno applicati ai lavoratori privati (quelli di serie B) per essere sostituiti da un mondo di accordo e armonia.
In questa nuova Arcadia, pagata dai cittadini, l’articolo 18 rimane in piedi, più saldo che mai, dato che non sarà previsto alcun indennizzo per i licenziamenti ma solo il reintegro, le mobilità verranno «gestite in ogni fase con i sindacati» e l’abbozzo di premialità, tentativamente accennato nella sua riforma da Brunetta, viene smantellato dal suo ex collaboratore in favore di bizantinismi quali la «performance organizzativa» che, si può scommettere, preluderà al ben noto «più premi per tutti» senza bisogno di farlo diventare uno slogan elettorale. Tutto questo mentre il governo ci prende allegramente in giro ingaggiando nuovi tecnici e domandando ai cittadini di fare il lavoro al loro posto segnalando gli sprechi con un indirizzo tipo «S.o.s. Gabibbo» per trovare chissà come e chissà dove solo cinque miliardi di spesa da tagliare. Adesso basta, la misura sta cominciando a diventare più che colma. Mentre i cittadini hanno la bava alla bocca contro i politici e contro Equitalia, occorre ricordare che se anche portassimo a zero la paga di deputati e senatori il bilancio dello Stato rimarrebbe immutato mentre Equitalia sostanzialmente esegue degli ordini.
Valutiamo, invece, cosa «pesa» il pubblico impiego e cosa comporta la supertutela di cui essi godono e che, non si capisce seguendo quale principio o logica, si sta pensando di rafforzare ancora. Premessa necessaria: quando si ragiona su grandi numeri necessariamente si parla di medie, dove finiscono nello stesso calderone sia il carabiniere che rischia la vita combattendo la mafia per pochi soldi che l’impiegato assenteista o il dirigente strapagato che bada solo alle sue consulenze. Però i numeri sono numeri e da quelli non si può prescindere: il costo del pubblico impiego «diretto» (non consideriamo il parastato) è la bellezza di 177 miliardi all’anno. La retribuzione lorda media di un pubblico dipendente è di circa 35mila euro a fronte di 26mila per il settore privato. Quindi i dipendenti privati sono meno pagati, meno tutelati, più precari e rischiano il posto se l’azienda fallisce (e ne stanno fallendo tante).
L’obiezione del dipendente pubblico a questo punto di solito è: «Ma io ho vinto il concorso». Certo, ma non bisogna confondere un concorso con una lotteria pagata dai contribuenti. Se per un posto statale si presentano in diecimila, tutti qualificati, evidentemente quel posto è troppo pagato, troppo tutelato o tutti e due, il contrario se non si presenta nessuno. Non voler riconoscere la natura di privilegio di certi impieghi (senza contare i benefit passati, vedi le baby pensioni) e anzi, rafforzarne la disuguaglianza, è mistificazione. Vogliamo ridurre la spesa senza bisogno del numero verde antisprechi? Se, per grossolana ipotesi, tagliassimo le retribuzioni pubbliche per riportarle in linea con l’impiego privato spenderemmo 37 miliardi strutturali in meno all’anno, mentre se portassimo in tutte le regioni il numero di dipendenti statali per 1.000 abitanti in linea con quanto accade in Lombardia (intesa come riferimento virtuoso) taglieremmo altri 25 miliardi. Un tesoro di 62 miliardi che consentirebbe di ridurre davvero le tasse e da cui attingere una cospicua cifra per premiare davvero gli statali che meritano, dalla brava maestra, al poliziotto eroico, al medico esemplare, il cui lavoro è però offuscato dal privilegio per tutti, con benedizione sindacale e tecnica.

Da parte di Mina al Movimento Cinque Stelle


Segnalato da Rosita Celentano su Twitter questa notte, dal sito di Beppe Grillo:

“I politici e l’imenoplastica”

“Si chiama imenoplastica. È un intervento semplice, poco doloroso, dal costo accessibile e di grande effetto, a patto che il chirurgo rispetti la deontologia del segreto professionale e che gli utilizzatori terzi (del pezzo) successivi siano diversi dai precedenti. Anche un po’ più faciloni e di bocca buona, a dire la verità. Chi vi si sottopone solitamente mantiene un riserbo strettissimo e vive in solitudine e privatezza il proprio rinascimento, per dare alla riapparizione l’eclatanza dovuta. Queste tacite regole comportamentali hanno fin qui garantito miracolose riacquisizioni di vita e speranze inimmaginabili a donne, non necessariamente di malaffare, con pretese e doveri nei confronti di se stesse e di chissà quale tipo di pretendente.
Oggi si affaccia una nuova tendenza che stravolge i canoni dell’imenoplastica. Neanche il più basilare si salva, cioè quello riguardante il sesso dei pazienti cui riservare questa stravagante e miracolosa ristrutturazione. Si sostiene che l’imene e la verginità, conseguente e correlata, appartengano sia a maschi che a femmine, credo per una questione di pari opportunità. A reclamare tale ammodernamento anatomico si sono impegnati i grandi uomini della prima, della seconda, della terza, della quarta, della ennesima repubblica. Leggermente sputtanati e disfatti in decenni di infernale e volgare promiscuità e sfrenato onanismo, senza controllo e con autoreferenzialità, stanno rivalutando all’improvviso il concetto di purezza. Non è raro ammirare gruppi di quelli che una volta si chiamavano politici, in vestaglia dal gusto classico, reduci e convalescenti dal suddetto trattamento, seduti su poltrone di similpelle bordeaux nelle hall di cliniche di chirurgia ricostruttiva. La schiera dei “rifatti” comprende anche politologi, finedicitori di politica, economisti dell’ultima ora e bellimbusti di contorno, giornalisti compiacenti, adulatori prezzolati. Vestali di ritorno, risettati nella morale situata negli organi genitali, si apprestano a riprendere il rituale dei baccanali. Si guardano vicendevolmente, non hanno neppure il tempo per gesti di intesa, non arrossiscono, ammiccano a chi li sorprende e soltanto ad uno sguardo esperto non sfuggirà una patetica rappresentazione di rinnovata forza, che sembri, però, forza mai perduta. Le sale operatorie traboccano, la fila è lunga, la lista d’attesa pure. Le poltrone delle hall scarseggiano, le dimissioni per lasciare posti liberi incalzano, le guarigioni e le cicatrizzazioni non sono così tanto garantite. Il fenomeno dell’affollamento ha diverse spiegazioni. Prima di tutto c’è un po’ di tempo. Qualcun altro si sta occupando delle faccende cui dovrebbe essere dedicato il loro retribuito lavoro. Usufruiscono di un congedo temporaneo. E quale migliore momento per riconnotare il look? Tutti si stanno affrettando nella ricomposizione, pressati come sono da immancabili appuntamenti di prossimi rapporti intimi (si fa per dire), già previsti nelle scadenze e negli istituzionali obbiettivi. Tutti insieme, nella tipica ammucchiata che caratterizza, secondo la loro comune concezione epicurea, ogni mandata elettorale, si dovranno presentare al meglio delle proprie capacità polisessuali, belli e appetibili come tanti anni fa, come tante repubbliche fa, come tante degradazioni fa.
Al teatrino non deve mancare nulla perché la rappresentazione possa ripartire nella sua completezza. La hall della clinica si anima di continuo per le prove. Il fruscio delle vestaglie non smette fino a notte inoltrata. Truccatori e costumisti intervengono con circospezione ed efficacia, intanto che gli illibati di seconda mano si organizzano nel controllo della timidezza e dell’emozione e gargarizzano per dare alla voce un non so che di limpidezza. Azzardano la strutturazione di nuovi gruppi di recita, dai nomi poco evocativi di precedenti sconcezze e, d’altra parte, ancora ammiccanti per prossime clientele. Si va da “Rondini passeggere” a “Stelle filanti”, da “Luci del mezzogiorno” a “Stivale immacolato”, da “Ronda del Tanaro” a “Pizza incatenata”, da “Regione pura” a “Mistero costituzionale”. Le giornate trascorrono tra queste amenità. Gli operati stanno radicandosi nell’appropriazione di una definita identità accettabile e prendono pillole a base di fiori di loto per annebbiare i ricordi e scongiurare gaffe. I cronisti di eventi di buona sanità gongolano. I media sono un po’ sbalestrati in questo momento di limbo, ma confidano che la loro presenza sarà sempiternamente utile alla pantomima. Scalpitano per la ridiscesa in campo dei vecchi ringiovaniti compagni. Non ne possono più di gente seria e seriosa che incombe sull’attualità senza un minimo di osé e prouesse. Un filino di burlesque, suvvia, cosa vuoi che sia! Le loro deflorazioni o non sono neppure ipotizzabili o sono talmente indicibili da sfuggire ad esplorazioni superficiali.
Ma una nube grigia o forse anche nera si abbatte sulla clinica delle vacanze a disturbare la convalescenza e, può darsi, a compromettere il risultato di tanta fatica. Compaiono con maggiore frequenza del solito gli aggiornamenti dei sondaggi descritti in torte o colonne definite da grandezze percentuali. I giornalisti, ancora in pigiama, vengono mandati allo sbaraglio per riprendere posizione. Devono allestire immediatamente gli spazi per accogliere i biancovestiti in una sorta di ballo di debuttanti di secondo pelo. Ai politici non è mai importato niente di chi fosse ciascuno di noi. Tanto, ognuno di noi è sempre rintracciabile in una colonna o in una fetta di torta e tanto basta. Loro non dovranno mai perdere tempo con istanze singole, distinte, specifiche o da class action. Hanno sempre avuto fiducia che, comunque, le poltrone rosse delle camere (parlamentari, in questo caso) fossero sempre a loro disposizione in quantità più che sufficiente. Non come quelle in similpelle bordeaux della clinica, che cominciano a scarseggiare. Nella sala della televisione, tra impicci di flebo ricostituenti e giornali spiegazzati per l’incredulità, i principi dell’inconsistenza e dell’imbroglio aspettano dai loro portavoce la costruzione di opinioni di speranza, redenzione. Una specie di clima da tappeto rosso per il loro ritorno. Però tutto sembra difficile. Proprio di questi tempi sondaggisti e sondaggiati sembrano impazziti e procurano grattacapi ai poveri degenti fremebondi e assatanati di nuovi piaceri e piaceri nuovi. La più consistente delle fette di torta sembra proprio quella che non si può spartire e neppure assaggiare. Gli intenzionati a non votare sono diventati la maggioranza vera. Saranno i puritani, i pentiti, i redenti, i vecchi impotenti, i pigri, gli scafati, gli scazzati irrimediabilmente, gli invalidi permanenti da lesione da padulo? Mah. L’orrore si ingrossa ulteriormente con la quota degli indecisi, quelli che, una volta, si diceva facessero flanella nei casini, tipo guardoni con arrapamento sufficiente e disponibilità insufficiente. Poi c’è il popolo con l’obiettivo della scheda bianca, quella posizione di privatissima protesta intimistica, di resa non violenta, di “ti vedo e non ti vedo”. Tutte insieme queste categorie fanno la maggioranza assoluta dell’elettorato e costituiscono più della metà della torta. Davanti alla rappresentazione grafica di tale incubo, i nostri vestagliati si abbattono sulle poltrone e si domandano se valesse la pena di sprecare tempo a ritoccarsi o se non fosse stato meglio depravarsi ancora di più fino all’abuso. Eppure, su questi pensieri, usando le loro provatissime e riconosciute abilità digestive e compromissorie, non si dannano e considerano la questione aperta e la dialettica ancora possibile.
E poi il colpo finale, la mazzata che ammutolisce la sala della televisione. Beppe Grillo. Incontrollabile, sottovalutato, diverso, è adesso minaccioso veramente. Compare sostanzioso nella sua percentuale e inarrestabilmente spacca equilibri e logiche. Non ne avevano mai parlato. Nel calderone dell’antipolitica ci stava tutto, Beppe Grillo compreso. Che bisogno c’era di aver paura di un’alternativa senza qualifica, appartenenza, categoria di riferimento? L’ideologia del bunga e dell’antibunga erano sufficienti a eletti ed elettori per il funzionamento di Stato, società e politica estera. Ora bisogna fare i conti con lo spauracchio. Prima regola che si impongono i neovergini è quella di non nominare mai il nome dell’interessato. La volgare citazione appare scritta negli sfondi degli studi e, al massimo, velocissimamente pronunciata da scioglilinguisti allenati. Vengono impegnati, poi, scrittori dal costo elevato per la edificazione della muraglia di discredito che comprenda intelligentissimi riferimenti al qualunquismo, all’utopia, al populismo, alla sovversione, all’anacronismo, all’irrispettosità, all’inconsistenza. Contenti delle strategie impostate, appagati ogni tanto da un “più zero, qualcosa”, si godono il prurito dei genitali riparati”. Mina

Dal sito di Beppe Grillo

IL CRONISTA sottoscrive in pieno, e oggi vota

Quel tabù violato nella bergamasca

Ricordate la frase di Monti sui suicidi degli Italiani? Ha detto che non erano alti come in Grecia, e che pertanto non c’è da preoccuparsi, ragionamento cinicamente glaciale,  tipico del banchiere senza cervello (se non per i conti) e senza cuore, uomo-cyborg  che conta i morti come semplici “effetti collaterali”  della crisi (solo trentadue in questi ultimi pochi mesi, e oggi se ne è aggiunto un trentatreesimo).

 Ora la musica cambia. Il fatto di Romano di Lombardia in provincia di Bergamo ha mostrato che il momento dell’autodistruttività, del grilletto di un’arma puntato contro la tempia o al cuore sta finendo. Non sono io che posso giudicare un poveraccio come Luigi Martinelli che in preda all’esasperazione entra all’Agenzia delle Entrate fingendosi un Rambo, ma poi si è fatto convincere da un brigadiere “negoziatore” a farsi portare via e a beccarsi otto anni di galera. Il Codacons si è già offerto di pagargli le spese di difesa. Al suo paese solidarizzano con lui, poiché l’esasperazione dei piccoli e medi imprenditori (che devono riscuotere crediti dallo stato, ma che in cambio, ricevono invece sanzioni con  more, cartelle pazze  e pignoramenti da Equitalia) cresce a dismisura.
Resta  comunque difficile e antieconomico (soprattutto per chi ha cambiato residenza o risiede all’estero, o è impedito da cause di forza maggiore come per motivi di salute) gestire i ricorsi contro Equitalia (dovendo prendere giorni di ferie per potersi recare negli uffici o dover pagare avvocati) in confronto al pagamento delle piccole somme richieste con la minaccia di dover affrontare pignoramenti o ipoteche.Ormai stiamo sempre più assistendo all’Italia dei pagamenti ” a rate”sotto il giogo di Attilio Befera, l’uomo più odiato dagli Italiani. E queste non sono “le rate”  gioiose del boom economico, ma dello sboom della crisi.
In molti comuni si sta facendo largo il progetto d’abbandonare definitivamente il servizio fornito dalle sedi locali di Equitalia ed incorporarne così le funzioni per una gestione più equa . E’ il caso di Calalzo di Cadore (BL). Oltretutto il sindaco di detto comune parla anche di un notevole risparmio, visto il pizzo (detto aggio) di Equitalia. E anche a Morazzone (VA) i sindaci ribelli che non vogliono passare per strozzini presso i  loro cittadini stanno organizzando la loro resistenza contro l’IMU e altre pesanti addizionali. Ma Gold-Monti sta mettendo in piedi  le sue contromosse attraverso le banche, e i comuni potrebbero rischiare di venire commissariati, come si apprende da questo notiziario.

Ma torno a tutte le anime belle che in queste ore strepitano contro i metodi poco ortodossi del bergamasco Luigi Martinelli . E’ vero, ha preso in ostaggio innocenti che non c’entrano nulla. Ma vorrei sottolineare a questi stesse animucce ipocrite ( “animaccia” nel caso di Giuliano Ferrara e
della sua ridicola Radio Londra) che quando sono i cittadini di un’intera  nazione a essere presi in ostaggio per debiti che non hanno commesso e che altri parassiti hanno compiuto in vece loro, nessuno ha il coraggio di scandalizzarsi.  


Realtà e punti di vista su fisco e tasse

In uno Stato moderno gli agenti del fisco non dovrebbero essere considerati dai cittadini come un nemico da temere alla stregua di un nemico, anzi di una moderna Gestapo che impone la propria volontà a dispetto dell’evidenza, del buon senso, di argomentazioni fondate. In uno Stato moderno il fisco dovrebbe poter dialogare con i cittadini ed essere così ben radicato nel territorio da non aver bisogno degli studi di settore per stimare se il reddito di un libero professionista è congruo, anche perchè le differenze tra nord e sud, tra le regioni e persino da una città all’altra non sono omologabili. In uno Stato moderno il fisco deve saper distinguere tra il cittadino che evade e il cittadino che ha difficoltà a pagare le tasse e quello che sta lottando per salvare il proprio business e adottare un atteggiamento differenziato, inflessibile con il primo, dialettico se non comprensivo con il secondo. In uno Stato moderno la lotta alla criminalità organizzata, che di fatto controlla almeno tre regioni italiane, dovrebbe essere la priorità assoluta e gli imprenditori che qui generano lavoro e ricchezza dovrebbero essere trattati con riguardo in quanto fonte primaria del benessere collettivo. Tutto questo dovrebbe essere ovvio, ma l’Italia non è uno Stato moderno.

I MANTRA CHE ADDORMENTANO LE COSCIENZE

Il Presidente Napolitano come un incantatore di serpenti con il suo mantra sempre uguale e monocorde  cerca di convincere gli Italiani  che la disastrosa manovra Monti risolverà la grave crisi del Paese nella crisi globale che ci attanaglia.
La manovra, madre di tutte le manovre  fallimentari e decisa da  soggetti semisconosciuti  e NON eletti dal Popolo, ha già mostrato i suoi effetti dirompenti sulla Società delle Persone che hanno sempre lavorato e pagato le tasse. Ha  scardinato in pochi giorni le “regole del gioco” sule quali si è basata la nostra vita lavorativa e costruito il nostro  Futuro .
Inutile, dannosa, inefficace, dagli effetti devastanti sull’economia Nazionale, sui consumi, e sul morale dei Cittadini.
La prima evidenza, preludio della punizione e mortificazione, è stata l’ aumento delle accise dei carburanti e poi, via via, tasse su tutto :auto, casa,diritto alla pensione deprimendo consumi e speranze aprendo la porta alla recessione. Questa manovra killer “Salva Italia” ha la grave responsabilità di avere illuso le persone affossando di fatto l’economia e il sistema produttivo.
Il Paese è in ginocchio con l’entusiasmo decapitato da questa Governo  Dittatura che ignora il Nord.
Il Governo Matrigna esercita il potere con un’imposizione fiscale abnorme;  anzichè tagliare le spese,  abbattere costi inutili, clientele e privilegi si è avventato sulla parte produttiva del paese:i lavoratori, le piccole e medie imprese,l’artigianato, e i pensionati.  Le certezze sono state bruciate, derise, umiliate ma non per tutti.
Solo Tasse niente tagli alle spese delle Regioni Cicala che ridono a crepapelle  perchè il  Governo Matrigna ha ucciso anche  il Federalismo Fiscale unica speranza di equità in un Paese che va a due marce.
 Uno Governo Matrigna ma non Matrigna per tutti.  Pensiamo al Sud dove vaste aree sono edificate in modo abusivo e gli immobili non sono denunciati a catasto. I proprietari pagheranno l’IMU?
Un Governo Matrigna che obbliga a sacrifici nelle Regioni del Nord e trova complici nella Regione Matrigna come l’Emilia Romagna Rossa  dove il furore contro il Cittadino Italiano nelle ricerca costante  di somministrazione di farmaci generici ai cittadini ma  attenta alla traduzione in sette lingue nelle strutture  e all’accoglienza al centralino anzichè pretendere l’uso della Lingua Italiana come pretendono in Francia In Gran Bretagna e negli Stati Uniti.
Un Governo Matrigna complice del Sud dove continua a permettere sprechi nella sanità ……
Uno Governo Matrigna  con la beffa delle pensioni a 65 anni per le donne nell’industria privata dove neanche gli  uomini,riescono a  raggiungere  l’età pensionabile perchè vengono dismessi dopo  i 54 anni! Un falso ideologico inserire nella manovra questo provvedimento; si contano sulle dita della mano le persone che riescono ad andare in modo “naturale” in pensione nel Privato. Le Industrie attivando la mobilità, con maggior costi a carico dello Stato e una minima partecipazione delle aziende, “fanno pulizia” in casa. Ci dicono che l’ha chiesto l’Europa. La Fornero piange e fa bene perchè ha dimostrato di non  conoscere la realtà quotidiana dove la gente lavora veramente e si alza tutte le mattine per timbrare il cartellino e tornare a casa la sera stanca e disillusa. Questo provvedimento di estrema gravità e ingiustizia sociale dimostra di ignorare  l’impegno lavorativo della donna non solo al lavoro (ricordiamo che i part time in Italia noi sono mai stati accettati dalle aziende). Le donne Italiane, a differenze delle donne europee, hanno un carico di lavoro enorme. Le donne a 60 anni, se sono nonne, aiutano i figli a crescere i nipotini ed hanno molto probabilmente genitori anziani, dato l’allungamento della vita media, da  curare  e assistere. L’allungamento dell’attività lavorativa rallenta il ricambio generazionale per cui le donne saranno al lavoro a 65 anni e i loro figli  a casa esclusi dal mondo del lavoro. Ulteriore beffa: le donne che devono lavorare come gli uomini dovrebbero  almeno ricevere anche lo stesso stipendio a parità di mansione.
Un Governo Matrigna che trova l’appoggio nella nostra Città, di una falsa, ipocrita e incapace sinistra brava solo ad  ingannare i cittadini di Parma con la complicità di quei così detti poteri forti che ha sempre fatto finta di combattere. Non da meno un finto civismo di centro destra attaccato alle poltrone che dopo aver massacrato il territorio per anni e sperperato e mangiato tutto il possibile vorrebbe continuare a governare Parma impunemente.

La lista dei suicidi si allunga

MILANO– Si è sparato in testa con la sua pistola e ora versa in condizioni gravissime lottando contro la morte nell’ospedale Loreto Mare di Napoli. Un uomo di 72 anni di Pozzuoli aveva ricevuto qualche settimana fa una cartella esattoriale di 15 mila euro e tutto porta a fare pensare che il gesto estremo sia stato dettato dalle difficoltà economiche dell’uomo. Compreso il messaggio lasciato ai suoi cari in un biglietto: «La dignità vale più della vita». L’ennesima tragedia che si consuma, all’indomani del sequestro- concluso in modo non violento- di Luigi Martinelli, l’ex imprenditore del bergamasco che armi in pugno per 6 ore ha tenuto in ostaggio un impiegato dell’Agenzia delle Entrate di Romano di Lombardia.
IL SUICIDIO TENTATO IN OFFICINA-Il tentato suicidio è avvenuto all’interno dell’officina dove l’uomo riparava le barche, in via Fedro a Napoli. A trovarlo è stato il figlio preoccupato dall’assenza del padre in casa e dal cellulare che squillava a vuoto. Di solito l’anziano si concedeva il sabato mattina una gita in barca nelle acque del Golfo di Napoli, ma le chiavi dell’imbarcazione erano state lasciate in casa. A quel punto i familiari hanno chiamato i carabinieri.

L’indifferentismo alla politica

Dal blog di Marco V., un giovane di poco più di vent’anni, un aneddoto di Piero Calamandrei, indirizzato a quanti domani e dopodomani non sanno se andare a votare, o meno.
Una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, l’indifferentismo, che è un po’ una malattia dei giovani, l’indifferentismo. “La politica è una brutta cosa, che me ne importa della politica”. Quando sento fare questo discorso mi viene in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora questo contadino, impaurito, domanda a un marinaio: “ma siamo in pericolo?” e questo dice: “se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda”. Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice: “Beppe, Beppe, Beppe!” – “Che c’è?” – “se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda”, quello dice: “che me ne importa, n’è mica mio!”. Questo è l’indifferentismo alla politica. (P. Calamandrei, Milano, 26 gennaio 1955)

Zero virgola ma alleato di tutti… detta legge?

Adesso Pier Ferdinando Casini vuole governare la regia del parlamento. Adesso il ledaer centrista entra in pressing sulla maggioranza che fino ad ora ha sostenuto il premier Mario Monti per avere certezze sul futuro. “Chiederò un appuntamento a Bersani e a Berlusconi per sapere se vogliono sostenere il governo e vogliono andare avanti o se ogni giorno vogliono trovare un modo per distinguersi – ha spiegato Casini – finiamo la campagna elettorale, poi parliamo seriamente di tutto”. A margine del suo intervento al congresso nazionale delle Acli, il leader centrista ha chiesto agli “alleati” una scelta di campo: o dentro o fuori. Il suo intento è quello di garantire ai tecnici la sopravvivenza fino al 2013.
Casini si sta rendendo conto di essere rimasto in minoranza. Sia il Pdl sia il Pd non nascondono più il proprio mal di pancia nei confronti del Professore: vuoi la raffica di nuove tasse, vuoi l’incapacità di partorire una riforma del lavoro incisiva, vuoi la reintroduzione della tassa sulla prima casa. Il parlamento sta – poco a poco – abbandonando Monti. “Ormai è il mio destino, in minoranza con Prodi, in minoranza con Berlusconi, resterò in minoranza anche adesso – ha aggiunto Casini – io le promesse e la demagogia fiscale ritengo che siano un tumore per il nostro paese”. Secondo il leader centrista, la maggioranza deve andare avanti a rafforzare il governo nonostante la pressione fiscale eccessiva. Tanto che Casini sembra (quasi) giustificarla: “Questo avviene a causa dei tanti che non pagano le tasse. Se ci fosse meno evasione ci sarebbe una pressione fiscale più compatibile per tutti”. Sul piano degli interventi in parlamento, Casini è tornato a chiedere una maggiore incisività nella lotta all’evasione fiscale che potrebbe portare nelle casse dello Stato un extragettito che, dopo la burrasca della crisi economica, potrebbe essere usato proprio per alleggerire le tasse sulle famglie e sulle imprese. “Oggi – ha concluso il leader centrista – non è il momento delle promesse demagogiche con le quali questo paese è arrivato dove è, cioè vicino alla grecia non solo geograficamente”.