Il filosofo e la politica: su Monti lo stalinista amerikano

Pubblico questo importante analisi del filosofo antimondialista Costanzo Preve sul golpe che ha portato al governo Monti e sulle sue intenzioni di smantellare pezzo per pezzo l’Italia, dal titolo Monti, lo stalinista americano che devasterà l’Itali:

1) deindustrializza e smantella la piccola  e media impresa
2) toglie certezze dall’oggi al domani su stipendi, salari e pensioni
3) ha una pessima politica estera (il caso dei due marò e degli ostaggi)
4) accelera sul piano del NWO (carceri da svuotare, diritti  di ius soli agli immigrati, coppie gay  ecc)
5) tassa praticamente tutto: conti correnti, maggiorazioni nelle bollette, accise, generi di prima necessità come cibo ecc.
6) aumenta pesantemente  l’IVA
7) mette una tassa iniqua espropriativa sulla casa,  detta IMU che nei fatti raddoppia la vecchia ICI
8) ha costruito una rete asfissiante e paranoica di spionaggio, controllo fiscale, tracciabilità con strumenti di oppressione tributaria (Serpico, Equitalia, rastrellamento del contante ecc.)
Purtroppo con un siffatto governo siamo in terra incognita e non sappiamo come ne usciremo vivi.
I colpi di Stato? Oggi non si fanno più coi carri armati, ma con un’abile gestione extraparlamentare di magistrati, giornalisti ed economisti. «È il post-moderno, bellezza!», ironizza il filosofo Costanzo Preve, che denuncia due golpe: «Quello di Monti del 2011 non è il primo ma il secondo, dopo quello di Mani Pulite del 1992», un “colpo di stato giudiziario” per abbattere il sistema partitico della Prima Repubblica, «non certo più corrotto di quello venuto dopo, ma pur sempre garante di un certo assistenzialismo sociale e di una sovranità monetaria dello Stato nazionale, sia pure all’interno dello schieramento post-bellico americano». Stavolta non c’è stato neppure bisogno di manette: «Sono bastati i mercati internazionali e soprattutto la regia di Napolitano, il rinnegato ex-comunista passato al servizio degli americani».

Già nel ’92, aggiunge Preve nel suo dialogo con Luigi Tedeschi sulla “mutazione antropologica degli italiani” pubblicato da Arianna editrice e ripreso da “Megachip”, era stato decisivo l’ex Pci nell’assestare il “colpo di Stato giudiziario extraparlamentare”, Stessi attori, sempre in prima linea: «Allora per odio verso Craxi, oggi per odio verso Berlusconi, entrambi già largamente indeboliti e delegittimati da asfissianti campagne di stampa». Orfani di Berlinguer, quelli che Preve chiama “rinnegati” si trovavano «improvvisamente privi di qualunque legittimazione storico-politica, ma ancora dotati di un seguito identitario inerziale da sfruttare come risorsa politologica». I seguaci identitari «furono prima fanatizzati contro Craxi (il corrottone, il porcone, il maialone), e poi contro Berlusconi (il nano di Arcore, il puttaniere, il crapulone)». L’eterogenesi dei fini, segnalata da Vico, si è sposata con l’astuzia della ragione storica teorizzata da Hegel.

«La politica non è stata sconfitta solo nel 2011, perché era già stata sconfitta nel 1992», aggiunge Preve. Inoltre, l’Italia nel 2011 non è stata sconfitta solo una volta, ma due: la prima volta in Libia, dove «è stata costretta dalla Nato a fare una guerra contro i più elementari interessi nazionali ed economici, con barbarico linciaggio finale del nazionalista panarabo nasseriano Gheddafi, trasformato in feroce dittatore dai gestori simbolici monopolisti dei cosiddetti “diritti umani”». La seconda volta appunto a Roma, con il commissariamento diretto del suo governo. Destra e sinistra? Ormai sono solo «segnali stradali e simboli di costume extra-politico». Esempio: «La sinistra vota il transessuale Luxuria, mentre la destra non lo voterebbe mai». Dicotomia ormai inesistente, eppure «continuamente reimposta, per motivi di tifo sportivo, dal ceto intellettuale».
Pura manipolazione simbolica, dice Preve, dotata di un potere inerziale ancora forte anche se non più fondato sulla realtà. «Quando Bobbio difese la dicotomia, sostenendo che la sinistra era egualitaria e la destra anti-egualitaria, descriveva uno scenario sorpassato, perché questo scenario presupponeva la sovranità monetaria dello Stato nazionale e delle scelte politiche alternative di redistribuzione dal reddito». Ora questo scenario non esiste più. Ad al suo posto, ci sono solo «questioni di gusto estetico e di snobismo culturale». La classe politica ? «Si è allineata a Monti non per responsabilità, ma proprio per il suo contrario, per deresponsabilizzazione». I politici, «ricattati dalle polemiche contro la “casta” e inseguiti dalle plebi furiose per i loro privilegi alla mensa semigratuita di Montecitorio», si sono «consegnati ad una “giunta di economisti” per cercare di zittire, almeno provvisoriamente, il linciaggio mediatico».

Quello di Monti? Un ben strano liberalismo, perché il fondamento del liberalismo nella sua moderna forma liberaldemocratica è la volontà popolare espressa da un corpo elettorale sovrano, laddove il caso della Grecia, ma anche quello della giunta Monti, ci mostra l’esatto contrario. «Nel Medioevo c’erano i Re Taumaturghi. Ma oggi il medioevo è finito, e ci sono gli Economisti Taumaturghi». Il modello capitalistico di Smith ed il modello comunista di Marx, ricorda Preve, avrebbero entrambi dovuto funzionare senza Stato, o con uno “Stato minimo” tendente verso lo zero. «Pura utopia modellistica astratta». In realtà, il comunismo di Marx nel ‘900 «funzionò unicamente con lo Stato, anzi con uno stato autoritario di partito monopolista del potere, dell’economia e della cultura». Idem il capitalismo di Locke e di Smith: «Funzionò unicamente incrementando il dirigismo statale al servizio dell’accumulazione capitalistica».
Poteva andare diversamente? No, perché «un mercato puro, senza intervento riequilibratore di un potere statale, getterebbe nella miseria più nera la stragrande maggioranza della popolazione». Finché sono ancora in funzione le solidarietà comunitarie pre-capitalistiche (famiglia, tribù), c’è ancora riparo, ma con la generalizzazione dell’individualismo anomico ci sarebbe solo la guerra di tutti contro tutti, come mostra il tragico esempio della Grecia di oggi. «E’ dunque del tutto triste, ma anche fisiologico, che al bel comunismo utopico ma inapplicabile di Marx succeda il comunismo autoritario ma “realistico” di Lenin e di Stalin. Ed è pertanto fisiologico che al capitalismo utopico di Locke e di Smith succeda il capitalismo oligarchico ma “realistico”, di Draghi e di Monti».
La «dittatura oligarchica dei mercati di Draghi e di Monti» è fuori dal liberismo che si studia nelle università: «Si tratta di uno scenario completamente nuovo, di un capitalismo assoluto ospeculativo“». Potremo difenderci da questa sorta di “stalinismo occidentale“? Non nel breve periodo, dice Preve: «Non possiamo aspettarci a breve termine un risveglio di coscienza e di conoscenza: troppo forti sono le forze inerziali della simulazione destra-sinistra, dell’identitarismo di partito di origine Pci, dell’antifascismo in assenza di fascismo e dell’anticomunismo in assenza di comunismo, oltre alle cantilene del politicamente corretto». Per il filosofo, «questa dittatura dei mercati è ancora relativamente nuova ed inedita, ed é normale che in questo momento domini la paura ed il ricatto del mancato pagamento dei salari e delle pensioni». La realtà? «Siamo appena all’inizio del “tempo di cottura” che la storia ci prepara: la ricetta vuole il suo tempo».
Monti coltiva un disegno pericoloso: «Vuole attuare un progetto di ingegneria antropologica tipica del fanatico liberista che è». Mettendosi consapevolmente sulla scia di chi ha definito i giovani “bamboccioni” e “sfigati”, e non vittime di un ignobile sistema di lavoro flessibile e precario, Monti vorrebbe una sorta di artificiale anglosassonizzazione forzata della figura storica dell’italiano. «Come tutti gli economisti professionali, egli è probabilmente del tutto ignaro di storia e di filosofia, che ha certamente abbandonato con la fine degli studi liceali» e quindi sembra non sapere che l’utopia dell’uomo “nuovo”, dell’uomo rinato, «non nasce affatto con l’ingegneria economica oligarchica neo-liberale e le sue ignobili porcherie sul “lavoro fisso noioso”, la cui oscenità raggiunge quella di chi mette un affamato in guardia contro i pericoli dell’obesità e del colesterolo».
Stalin fu un grande sostenitore della “creazione sovietica dell’uomo nuovo“: «Ne abbiamo visto le conseguenze a medio termine, poco più di mezzo secolo». Il progetto di “americanizzazione antropologica forzata dagli italiani“, iniziata sul piano del costume con la sconfitta militare del 1945 «addossata al solo fascismo», secondo Preve «solo ora, nel 2012, può realmente dispiegarsi senza ostacoli, con l’integrazione completa in questo progetto del ceto politico e del clero intellettuale, giornalistico ed universitario». Monti sembra “l’uomo dei tedeschi“, perché da essi mutua la politica recessiva e l’ossessione anti-keynesiana del pareggio del bilancio, ma in realtà è “l’uomo degli americani“: «Si è creduto a lungo che una Europa unificata dall’euro potesse in prospettiva fare da contraltare strategico all’arroganza unipolare degli Usa, e con questo argomento l’unità europea fu “venduta” alla sinistra ed al suo variopinto circo intellettuale».
La tradizionale disattenzione degli italiani per la politica estera, «tipica di un paese privo di sovranità politica e militare», ha fatto sì che passassero praticamente inosservate le nomine dei nuovi ministri degli esteri e della difesa, «un diplomatico di carriera amico della Clinton ed un ammiraglio bombardatore in Afghanistan per conto della Nato». I due personaggi che hanno sostituito «i precedenti pittoreschi berlusconiani Frattini e La Russa», in realtà sono «servi degli Usa al cento per cento». Berlusconi? Non poteva certo piacere a Washington: non solo per il suo «stile di vita immorale di puttaniere, improponibile all’ipocrita puritanesimo Usa», ma soprattutto per i suoi “giri di valzer” con Gheddafi e con Putin, «fatti non certo per ragioni politiche o geopolitiche, ma per il vecchio fiuto del faccendiere e del venditore “chiavi in mano”». E ora, eccoci serviti. «Sono ottimista sulla nascita di anticorpi di resistenza – conclude Preve – ma ci vorrà sicuramente del tempo: probabilmente, molto più tempo di quello che resta alla nostra generazione».

Dalla penna di Orwell alla realtà peggiore…

E mentre tutti si preoccupano delle gare di burlesque (che oltretutto sono bellissime), nessuno fa caso ad un ulteriore simile orrore partorito dall’ennesima idiota mente malata. E manca poco che dobbiamo anche stare attenti a come, dove e quando respirare che non si sa mai. Ma tutto tace. Ci facciamo spiare persino nelle camere da letto ma, tutto tace.
Più che una stretta, una vera e propria morsa sul contribuente. Il “grande orecchio” degli 007 dell’Agenzia delle Entrate entra nella cornetta del telefono di casa: non per spiare le telefonate, ma per registrare il traffico telefonico. Perché? Ovviamente per scoprire quanto spendono gli italiani dal momento che anche il traffico telefonico può essere considerato come un indice della capacità di spesa in tempi di lotta all’evasione e redditometri. Insomma, se si denuncia una pensione sociale e si parla al telefono spendendo migliaia di euro potrebbe scattare qualche accertamento. Come ha spiegato ieri l’Agenzia delle Entrate i dati sulle utenze telefoniche relative all’area business, a quelle domestiche e a uso pubblico dovranno infatti essere comunicate al Fisco dagli operatori. Un provvedimento del direttore Attilio Befera detta le istruzioni per inviare all’Anagrafe tributaria le informazioni sui servizi di telefonia fissa, mobile e satellitare relativi alle utenze in atto, ai consumi fatturati e al credito acquistato. Per trasmettere i dati i contribuenti avranno tempo fino al 30 settembre prossimo. A partire dal 2012, invece, la scadenza per l’invio dei dati è anticipata al 30 aprile. “Per le utenze telefoniche i dati finora richiesti – si spiega nel provvedimento – erano riferiti solo all’area business, con il provvedimento, in analogia con le altre utenze, vengono comprese anche le utenze domestiche. Per completezza d’informazione, in merito alla telefonia mobile diviene oggetto di comunicazione il credito telefonico acquistato nel corso dell’anno”. Secondo il Fisco non dovrebbero esserci problemi legati alla privacy dei contribuenti. “I dati e le notizie, che pervengono all’anagrafe tributaria – spiegano dall’Agenzia – sono raccolti e ordinati su scala nazionale al fine della valutazione della capacità contributiva, nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali dei contribuenti”.

Mense Scolastiche E/R: vietata la Mortadella !

La Regione Emilia Romagna ne ha pensata un’altra delle sue.

Adesso vieta nelle mense scolastiche i salumi nostrani, mortadella, salame….
Ma come, la Mortadella, conosciuta in tutto il mondo come “La Bologna”, quasi che prenderne un etto sia come portar via con sè un etto di città, non può stare sulle mense di scuola??

Il pretesto addotto sarebbe per via della maggior salubrità e leggerezza della dieta, 
il sospetto è che sia per far piacere..a “qualcuno”.
E intanto i nostri (ottimi) produttori di carne boccheggiano. Ma Confesercenti e Coldiretti contestano giustamente e aspramente la Regione, che tra le altre cose vieta un altro prodotto tipico, come la piadina romagnola.
Il tutto va a mio avviso collegato con la notizia che le mense già potevano offrire kebab, cous cous, e simili, come anche il tg regionale di rai 3 mostrò qualche mese fa; o come riporta al link (verso metà pagina) ADN Kronos, in cui l’associazione SIMM si lamentava, da QUI:

“Cous cous, pane arabo e riso cinese. I cibi etnici cominciano ad arricchire i menu’ delle mense scolastiche italiane, per soddisfare gusti ed esigenze di alunni di ogni credo e colore. Ma, parola di esperti della Societa’ italiana di medicina delle migrazioni (Simm), ”la strada verso l’integrazione e’ ancora lunga. Le mense scolastiche del Belpaese che servono di routine piatti tipici di altre culture ”oggi non arrivano infatti al 5%”.
Intanto, togliere radicalmente i derivati del maiale e altri prodotti tipici, potrà mai essere una “strada verso l’integrazione”?  Chissà cosa ne avrebbe pensato lei, la Gradisca!

Josh

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Agli indiani il riscatto/ricatto. Alla Moglie di Latorre il distacco.

Mentre crescono le probabilità che le analisi delle armi siano una bufala indiana, giunge la notizia che il governicchio di Monti Mario abbia raggiunto un accordo con il governo canaglia del Kerala per donare ai familiari delle vittime 145.000 euro; senza che non vi sia stato processo alcuno. Esattamente come se fosse un riscatto di un rapimento. E mentre avviene questo, alla Moglie di uno dei due hanno tagliato la luce elettrica e lei stessa versa in condizioni disagiate a causa del sequestro del Marito:

«Sono Rosalba Ancona, moglie del marò Massimiliano Latorre. E non ex moglie come erroneamente riportato sulla stampa. Sono moglie di Latorre e madre dei suoi tre figli, che hanno 12 e 10 anni, e 22 mesi di età. Sono rimasta in silenzio finora, volutamente; ho osservato in maniera rigorosa questo silenzio. Ma ora non posso fare a meno di rendere pubblica la situazione». È questo l’incipit di un appello diffuso dalla moglie di uno dei due marò pugliesi in carcere in India. «Da quando mio marito è nella condizione di cui tutta Italia sa, al di là di tutti gli altri gravissimi problemi, affettivi innanzitutto per i tre bambini, c’è – si legge nella missiva – la preoccupazione di una mamma che sente il dovere di garantire il necessario ai propri bimbi. Il recente distacco della fornitura di energia elettrica è solo l’ultimo esempio cronologico dei tanti che potrei fare». «Mi appello – continua Rosalba Ancona – alla famiglia di mio marito affinchè le risorse materiali necessarie non a me, ma ai bambini che sono la priorità unica di tutto ciò, siano disponibili per la conduzione normale dell’esistenza. Mi appello – continua la moglie di Massimiliano Latorre – alle istituzioni, perchè possano aiutare i miei bambini in questo momento drammatico dell’esistenza di ciascuno di loro e della famiglia».

I senza partito

Il
governo imposto dalle consorterie finanziarie internazionali mostra
tutti i suoi limiti e difetti, limitandosi ad aumentare le tasse
senza prendere alcun provvedimento concreto per aumentare il
benessere degli Italiani.
Sembra
quasi che Monti rispetti un copione scritto altrove, il cui unico
scopo è quello di depredare l’Italia e gli Italiani e rientrare in
cassa degli investimenti effettuati nei titoli di stato.
A
fronte di un governo mai eletto, i partiti che, tradendo il mandato
elettorale
, sostengono Monti cominciano a fibrillare, soprattutto a
fronte di impietosi sondaggi che segnalano una profonda disaffezione
del loro stesso elettorato.
Per
agevolare il compito di Monti è stata orchestrata una campagna di
aggressione alla Lega
, con il tentativo ormai evidente di consegnarla
nelle mani di Maroni, versione in salsa leghista dei vari Alfano,
Casini, Bersani, Fini.
Mentre
Di Pietro non risulta credibile come alternativa, crescono le
intenzioni di voto per Grillo
il cui movimento rappresenta in toto il
nichilismo relativista antisistema.
In
questo quadro Casini tenta la mossa di un nuovo partito per
continuare a galleggiare
(come gli riesce benissimo da sempre …) mentre Bersani
si guarda intorno e non sa che pesci pigliare ma può confidare sullo
zoccolo duro dei comunisti che non capiscono, ma si adeguano perché
per loro non cambia nulla: se lo scrive l’Unità i coccodrilli
volano sempre e così anche Monti va bene finchè lo dirà il
partito
.
Nel
pdl Alfano mostra tutti i limiti di una leadership inesistente e se
Berlusconi tace (mi auguro comunque che prepari qualcosa …) c’è
fermento nelle due anime cattoliche e liberali.
I
primi cercano di smarcarsi per rifondare la dc con Casini ed hanno
trovato nell’insoddisfatto Pisanu il loro punto di riferimento,
mentre i secondi, raccolti attorno ad Antonio Martino, sognano un
partito liberale di massa
(ma sui temi etici come la mettiamo ?).
Non
riesco a capire cosa abbiano intenzione di fare gli ex missini come
La Russa, Gasparri, Meloni, Matteoli
che sembrano spariti dalla
circolazione.
A
ben vedere riferimenti politici e partitici li hanno quasi tutti.
I
liberali con Martino: perfettamente d’accordo con loro sul piano
economico, ma per me risultano invotabili sul piano etico visto che
sono a favore di divorzio, aborto, capricci degli omosessuali,
manipolazione genetica, eutanasia.
I
cattolici che, presumibilmente con la discreta guida d’oltre
Tevere
, stanno tornando all’unità e se appaiono accettabili sul
piano etico, non lo sono su quello politico
(alleanza con i
comunisti
) e sociale (cittadinanza e voto agli immigrati).
I
comunisti che possono scegliere tra una ampia gamma di prodotti: ex,
post, neo, vetero
, con l’aggiunta di Vendola che consente anche una
riferimento per gli omosessuali.
I
federalisti continuano ad avere la Lega, anche se con Maroni rischia
di diventare la brutta copia del Pdl di Alfano e, forse, sarebbe
auspicabile una scissione che riporti Bossi al comando del vero
Carroccio
e Maroni a far la fine di chi, anche in passato (come
Formentini e Pagliarini
) pensò a strategie personali (e forse non
aveva torto chi pensava pochi mesi fa di espellere Maroni …
).
Persino
le istanze più distruttive e nichiliste trovano una loro
rappresentanza con Grillo.
Manca
la rappresentanza di una Destra, di un Centro Destra, che sia
liberale in economia e reazionariamente tradizionale sui temi etici
.
Insomma,
manca la posizione che era perfettamente espressa da Berlusconi.
Mancano
anche i missini
, pur con la loro caratterizzazione sociale che però
non vuol dire socialista, soprattutto quelli evoluti dalla
partecipazione a governi nominalmente liberali
.
Poiché,
con buona pace della mia amica Nessie
 
, la politica è l’arte del possibile, ma soprattutto ha l’obbligo
di dare rappresentanza alle istanze dei cittadini
e questo lo si può
realizzare solo con lo strumento partito
.
Possibile
che tutti si stiano organizzando tranne il vero Centro Destra,
liberale (in senso lato e inclusivo) in economia e reazionario
(ugualmente in senso lato e inclusivo) sui Valori ?
Oppure
possiamo attenderci una gradita sorpresa, come fu Forza Italia nel
1994 ?



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In cerca di aiuto

… ma daltronde, l’importante è risarcire le due famiglie dei due pescatori che i marò non hanno mai ucciso, no? Così il governo monti ci fa una bella figura in india…

«Sono Rosalba Ancona moglie del marò Massimiliano Latorre. E non ex moglie come erroneamente riportato sulla stampa. Sono moglie di Latorre e madre dei suoi tre figli, che hanno dodici e dieci anni, e 22 mesi di età. Sono rimasta in silenzio finora, volutamente; ho osservato in maniera rigorosa questo silenzio. Ma ora non posso fare a meno di rendere pubblica la situazione. Da quando mio marito è nella condizione di cui tutta Italia sa, al di là di tutti gli altri gravissimi problemi, affettivi innanzitutto per i tre bambini, c’è la preoccupazione di una mamma che sente il dovere di garantire il necessario ai propri bimbi. Il recente distacco della fornitura di energia elettrica è solo l’ultimo esempio cronologico dei tanti che potrei fare». Basterebbe lasciare così queste parole come sono, senza commenti, senza aggiungerne altre inutili perché da sole arrivino al cuore di chi legge e di chi soprattutto debba rispondere in fretta. Rosalba Latorre appunto, moglie di uno dei due marò imprigionato senza motivo in India, rimasta senza soldi, senza il sostentamento che il marito col suo lavoro riusciva ad assicurare alla famiglia. Rosalba si appella alla famiglia del marito «affinchè le risorse materiali necessarie non a me, ma ai bambini che sono la priorità unica di tutto ciò, siano disponibili per la conduzione normale dell’esistenza». Rosalba si appella alle «istituzioni, perché possano aiutare i miei bambini in questo momento drammatico dell’esistenza di ciascuno di loro e della famiglia». Le stesse istituzioni che da settimane, da mesi, dal 15 febbraio scorso per essere esatti, non riescono a venire a capo della kafkiana giustizia indiana. Istituzioni, rappresentate da ministri, presidenti e vertici militari, che hanno il peso e la volontà di una piuma. Ieri i due marò hanno ricevuto la visita di alcuni familiari: Latorre la sorella e il nipote, Salvatore Girone, la moglie e i genitori. «I ragazzi stanno bene» hanno detto, ma questo non ci basta.
di Carlo Nicolato

Atto di inferiorità e pagamento

MILANO – «Un atto di generosità». Così il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola – confermando le indiscrezioni della stampa indiana su una donazione in denaro alle famiglie dei due pescatori uccisi in India, per la cui morte sono sotto processo in India due marò italiani – ha commentato l’iniziativa del governo. «Che – ha affermato – non è in alcun modo legata alla giurisdizione sul caso», che l’Italia «continua a rivendicare».
«DONAZIONE» – Le famiglie dei pescatori morti il 15 febbraio al largo delle coste indiane, per il cui decesso sono stati accusati Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, riceveranno 10 milioni di rupie ciascuna come compensazione. L’accordo, spiega il Times of India, è stato possibile grazie all’intervento del ministro della Difesa italiano. Di Paola lo ha definito «un atto di donazione, ex gratia, al di fuori di un contesto giuridico», per venire incontro alle sofferenze patite dalla famiglie dei due pescatori.
LE TRATTATIVE – Secondo il quotidiano indiano, ogni famiglia riceverà l’equivalente di 146mila euro. Il giornale scrive che le trattative si sono svolte, «negli ultimi giorni», tra un team di cui facevano parte funzionari del ministero della Difesa e degli Esteri italiani e i rappresentanti delle famiglie, oltre a sacerdoti delle parrocchie di residenza dei due pescatori uccisi, Valentine Jelestine e Ajeesh Pink. Una prima offerta di risarcimento di 7 milioni di rupie, equivalenti a circa 102.000 euro, sarebbe stata rifiutata. Dopo ulteriori negoziati, nel pomeriggio di giovedì si è giunti al compromesso finale, che prevede per l’appunto l’elargizione a ciascuna delle due controparti di 10 milioni di rupie.
RISARCIMENTO – Doramma, la moglie di uno dei due pescatori uccisi – Jelastine – ha poi confermato di avere presentato una domanda di composizione immediata della vertenza all’Alta Corte di Kochi, dov’è in corso una causa per la giurisdizione, precisando che il governo italiano ha dato il suo assenso a versare un risarcimento mostrando così la sua volontà di risolvere la questione. La vedova del pescatore ha aggiunto che utilizzerà i 145.000 euro di risarcimento per garantire migliori condizioni di vita ai figli Dereick e Jean. Uno degli avvocati dei parenti dei pescatori, ha precisato che la transazione, se riconosciuta valida dai giudici, estinguerà soltanto l’azione civile per danni contro Girone, Latorre e la compagnia armatrice della petroliera Enrica Lexie, la Fratelli d’Amato Spa, a bordo della quale si trovavano i marò: lo stesso non dovrebbe invece avvenire per quella penale. Gli armatori a loro volta avevano già proposto un indennizzo di 3 milioni e mezzo di rupie, pari a oltre 51mila.
VISITE – In questi giorni, intanto, i due marò hanno ricevuto la visita di alcuni familiari: la madre, il padre e la moglie di Girone e una sorella e nipote di Latorre, giunti da Taranto. Nei prossimi giorni ci sarà una nuova visita in carcere. La custodia preventiva è stata prorogata fino al 30 aprile prossimo.
LA VICENDA – Latorre e Girone facevano parte di una squadra di sei militari incaricati della sicurezza della petroliera Enrica Lexie, e sono stati arrestati lo scorso 19 febbraio con l’accusa di aver ucciso due pescatori scambiati per pirati al largo del coste del Kerala il 15 febbraio. Da allora, i due sono in custodia giudiziaria. Secondo alcuni media, una perizia balistica ha indicato che i proiettili che hanno ucciso i pescatori sono compatibili con le armi in dotazione ai due marò. Mercoledì scorso il ministro della Giustizia Paola Severino ha detto che l’Italia ha avviato una rogatoria internazionale per ottenere copia ufficiale della perizia.
I RICORSI – Nel frattempo, si attende il pronunciamento dell’Alta Corte di Kochi sulla giurisdizione della vicenda. L’Italia sostiene infatti che i due marò siano estranei alla giurisdizione indiana perché operavano come organo dello Stato nell’ambito di una missione antipirateria a livello internazionale. Qui però, a causa di un periodo di vacanza, la prossima udienza verrà fissata solo dopo il 20 maggio. Per accelerare il giudizio sulla giurisdizione, i legali degli italiani hanno presentato un «ricorso eccezionale» alla Corte suprema indiana riguardante la legislazione da applicare (italiana o indiana) alla vicenda. La Corte suprema dell’India, inoltre, esaminerà oggi nuovamente la richiesta dell’armatore che chiede un rilascio urgente della Enrica Lexie. Secondo i Fratelli D’Amato il sequestro della nave, su cui si trovano il capitano Umberto Vitelli, 5 civili italiani dell’equipaggio, quattro marò e una ventina di marinai indiani, comporta una perdita di 500.000 euro al giorno.

Zorandi : “No ai varchi, sì a più bus.

Zorandi (Lega): “No ai varchi, sì a più bus. L’inceneritore? Non serve”

L’inceneritore? Non serve”

Il candidato sindaco della Lega Nord detta le linee guida su ambiente e rifiuti


Comunicato Stampa inviato da Andrea Zorandi 20/04/2012

Serata elettorale su urbanistica, ambiente, rifiuti ed energia al Gran Hotel De La Ville. Il candidato sindaco della Lega Nord Andrea Zorandi, intervenuto all’evento organizzato dal Carroccio, ha toccato i vari punti partendo dall’inquinamento, uno dei problemi che assilla Parma al pari del debito che ha decretato la caduta della passata Amministrazione.
“Pensiamo che l’attuale Ztl non sia una risposta valida – ha spiegato – anche perchè così come concepita sta strangolando il centro portando danni e ricadute negative al commercio. No quindi ai varchi, utili solo per far cassa, e sì a un potenziamento del trasporto pubblico con mezzi ecocompatibili che porteranno più gente in città  garantendo occupazione per i nostri esercenti a fronte di un minor afflusso di veicoli privati”.
Zorandi ha parlato anche del termovalorizzatore ribadendo con forza le posizioni del movimento: “Non servirà a Parma e al territorio della Food Valley, avrà costi che finiremo per scontare nelle bollette e rappresenterà il trionfo del monopolio di un soggetto, Iren, che a quel punto avrà in mano il ciclo dei rifiuti, dal conferimento all’incenerimento fino al fatto di rivendere l’energia. Per non parlare del fatto che esiste il rischio concreto che qui vengano stoccati e bruciati anche rifiuti di altre regioni”.
Il candidato si è soffermato anche sul valore del territorio. “Il posto dove viviamo – queste le sue parole – ci è caro al punto che lo riteniamo sacro e non dev’essere più soggetto a speculazione edilizia e a nuovo e altro cemento. Questa è la patria dell’agroalimentare e la nostra idea di urbanizzazione è in formato famiglia, sì ma solo se servirà effettivamente a Parma ealla sua gente”.
All’evento organizzato dalla Lega sono intervenuti anche l’onorevole Manuela Lanzarin, capogruppo in commissione Ambiente alla Camera, il collega Fabio Rainieri, segretario della commissione  a Montecitorio, Emiliano Occhi, candidato della Lega nella lista di Zorandi e presidente di EmilAmbiente che ha toccato il tema dell’acqua in chiave risparmio, Fulvia Bacchi Modena, assessore all’Ambiente leghista a Fidenza che ha parlato dell’eccellenza del suo Comune in materia di differenziata – gli ultimi dati la danno addirittura vicina all’80% – e diversi tecnici del settore da Francesco Dradi, presidente di Legambiente Parma a Massimo De Maio, presidente dell’associazione “Fare verde onlus”, da Gianpaolo Persoglio, responsabile di “Fare verde Milano” a Gabriele Folli, direttore dell’associazione “Gestione corretta rifiuti”.

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