Il governo Monti ostaggio della Camusso.

Con un voltafaccia clamoroso, Monti Mario e la Brutta Fornerina ci ripensano sull’ annunciata riforma del bolscevico Art. 18 e cedono alle pressioni della Camusso, dimostrando scarsa indipendenza e totale mancanza di decisionismo, da vera neo-balena bianca. E di essere ostaggio di questa donna che ha rivelato di essersi fatta le canne. Come Fini. Certi vizi accomunano, probabilmente.
D’ altro canto, abbiamo avuto anche l’ UGL che ha accolto con applausi l’ estremista comunista al recente congresso degli eredi della CISNAL, che troppo in fretta hano evidentemente dimenticato quando il Sindacato Nazionale veniva osteggiato e boicottato, ed i suoi iscritti contestati o picchiati da parte dei rossi. Come per il caso di Gastone Del Piccolo ed Andrea Mitolo di cui scrissi nel mio blog parallelo “La Peggio Gioventù”.
Chissà infine se la capitalista Emmuccia, ex-presidente di Confindustria rimpiangerà il Governo Berlusconi, la cui caduta aveva salutato con caviale e champagne, dopo questa virata a sinistra di questo governicchio ?

http://lapeggiogioventu.blogspot.it/2010/07/gastone-del-piccolo-e-andrea-mitolo-30.html

Triduo pasquale: Giovedì Santo – Catechesi di Benedetto XVI

Cari fratelli e sorelle,

siamo giunti al Triduo Pasquale. Questi tre giorni vengono comunemente chiamati “santi” perché ci fanno rivivere l’evento centrale della nostra Redenzione; ci riconducono infatti al nucleo essenziale della fede cristiana: la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo. Sono giorni che potremmo considerare come un unico giorno: essi costituiscono il cuore ed il fulcro dell’intero anno liturgico come pure della vita della Chiesa. Al termine dell’itinerario quaresimale, ci apprestiamo anche noi ad entrare nel clima stesso che Gesù visse allora a Gerusalemme. Vogliamo ridestare in noi la viva memoria delle sofferenze che il Signore ha patito per noi e prepararci a celebrare con gioia, domenica prossima, “la vera Pasqua, che il Sangue di Cristo ha coperto di gloria, la Pasqua in cui la Chiesa celebra la Festa che è l’origine di tutte le feste”, come dice il Prefazio per il giorno di Pasqua nel rito ambrosiano.

Cari fratelli e sorelle, in questi giorni singolari orientiamo decisamente la vita verso un’adesione generosa e convinta ai disegni del Padre celeste; rinnoviamo il nostro “sì” alla volontà divina come ha fatto Gesù con il sacrificio della croce. I suggestivi riti del Giovedì Santo, del Venerdì Santo, il silenzio ricco di preghiera del Sabato Santo e la solenne Veglia Pasquale ci offrono l’opportunità di approfondire il senso e il valore della nostra vocazione cristiana, che scaturisce dal Mistero Pasquale e di concretizzarla nella fedele sequela di Cristo in ogni circostanza, come ha fatto Lui, sino al dono generoso della nostra esistenza.

Giovedì Santo: la Chiesa fa memoria dell’Ultima Cena durante la quale il Signore, la vigilia della sua passione e morte, ha istituito il Sacramento dell’Eucaristia e quello del Sacerdozio ministeriale. In quella stessa notte Gesù ci ha lasciato il comandamento nuovo, “mandatum novum”, il comandamento dell’amore fraterno. Prima di entrare nel Triduo Santo, ma già in stretto collegamento con esso, avrà luogo in ogni Comunità diocesana, la Messa Crismale, durante la quale il Vescovo e i sacerdoti del presbiterio diocesano rinnovano le promesse dell’Ordinazione. Vengono anche benedetti gli olii per la celebrazione dei Sacramenti: l’olio dei catecumeni, l’olio dei malati e il sacro crisma. È un momento quanto mai importante per la vita di ogni comunità diocesana che, raccolta attorno al suo Pastore, rinsalda la propria unità e la propria fedeltà a Cristo, unico Sommo ed Eterno Sacerdote.

Alla sera, nella Messa in Cena Domini si fa memoria dell’Ultima Cena quando Cristo si è dato a tutti noi come nutrimento di salvezza, come farmaco di immortalità: è il mistero dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana. In questo Sacramento di salvezza il Signore ha offerto e realizzato per tutti coloro che credono in Lui la più intima unione possibile tra la nostra e la sua vita.
Col gesto umile e quanto mai espressivo della lavanda dei piedi, siamo invitati a ricordare quanto il Signore fece ai suoi Apostoli: lavando i loro piedi proclamò in maniera concreta il primato dell’amore, amore che si fa servizio fino al dono di se stessi, anticipando anche così il sacrificio supremo della sua vita che si consumerà il giorno dopo sul Calvario.
Secondo una bella tradizione, i fedeli chiudono il Giovedì Santo con una veglia di preghiera e di adorazione eucaristica per rivivere più intimamente l’agonia di Gesù al Getsemani. […]

Dalla Catechesi di Papa Benedetto XVI



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Le due croci

Soffrire non basta. Ci sono dei dolori sterili, ci sono dolori che diminuiscono. Il fuoco purifica, può anche disseccare e indurire

(Gustave Thibon, La scala di Giacobbe, AVE, Roma 1947, p. 67).

Vi sono due tipi di sofferenza: la sofferenza che non va perduta e la sofferenza che va perduta.

(Charles Péguy, Un uomo libero, La Locusta, Vicenza 1964, p. 89)

Cristo ci addita il suo cammino che finisce a una croce; l’Anticristo ci spinge sul cammino opposto che finisce, anch’esso, a una croce. Sono due croci, l’una di fronte a!l’altra, nemiche. Oppure: all’Imitazione di Cristo corrisponde l’Imitazione dell’Anticristo. Sono due itinerari che hanno per comune mèta la croce, e dunque il dolore, e dunque il dolore e la morte. (Il male come il bene è incoronato di spine). Ma delle due croci l’una è splendente, l’altra tenebrosa. Tanto sull’una che sull’altra si soffre e si muore; tuttavia la morte sulla croce di Cristo, è, sappiamo, introduzione alla Vita Eterna; la morte sulla croce dell’Anticristo è assoluta morte: un corpo freddo, una fossa, il cadavere che si disfà, bachi e buio.

(Domenico Giuliotti, Nuovi pensieri d’un malpensante, Logos, Roma 1985, p. 30)

Filed under: Domenico Giuliotti, Thiboniana

Odiatori di professione

I figli se ne vanno, i padri restano, alcuni da privilegiati come d’abitudine; Pier Luigi Celli diventa presidente dell’Enit e dovrà fare il piazzista d’Italia con chi non ci vuol venire più, un po’ come fa Mario Monti con chi non ci vuole investire più. Peccato che uno, il presidente del Consiglio, ancora non abbia fatto proprio niente per attirarli quegli investimenti, peccato che il secondo, il manager professore scrittore, ci abbia perentoriamente comunicato un paio d’anni fa che per questo Paese non c’è niente da fare, naturalmente soprattutto per colpa del Cav, e ora abbia accettato di rappresentarlo e promuoverlo, proprio come se fosse un Bel Paese. A Roma si dice di alcuni caratteri che coniugano il massimo del successo e dell’affermazione personale con il massimo del sopracciglio alzato, del fastidio per chi ha vinto e rivinto le elezioni non essendo il suo candidato, alcuni che da manager tagliano con l’accetta e la morale usata come clava fregandosene del merito, poi alzano alti lai sul merito perduto, che “piange il morto e frega il vivo”. Ecco, fra i tecnici bocconiani del governo e satelliti, nella nuova classe politica del sopracciò, il piangi e fotti è dominante, un vero stile di vita, un segno di riconoscimento e di appartenenza a club esclusivo che ai comuni mortali è sconosciuto. Non sia mai che io affermi tutto ciò per salvare la classe politica “in sonno”, a riposare della fatica mai fatta, ma certo è che la convinzione dei designati da Mario Monti, e prima da Giorgio Napolitano, a vario titolo, ministri, sottosegretari, portavoce, grand commis, e ora presidente dell’Enit, di rappresentare il meglio e di non dovere alcuna spiegazione di passata responsabilità o almeno di contiguità per come andarono le cose, è stupefacente, almeno quanto l’esilità dei cambiamenti che coraggiosamente disegnano. Pier Luigi Celli nel 2009 scriveva al figlio che suppongo neolaureato una lettera che sui giornali fece notizia e polemica, «Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché». Sono propensa a dagli ragione, per esperienza personale e per decenni di osservazione di come vanno le cose in Italia. In questo Brutto Paese però Pier Luigi Celli non è stato mai alla finestra, al contrario sempre almeno comprimario, e di decisioni importanti, di luoghi deputati alla promozione dell’eccellenza, cito solo la Rai e la Luiss. È stato schierato e attivo politicamente, a sinistra, a lungo dalemiano, se ricordo bene. Sicuro di non avere alcuna responsabilità, di potersi ergere a giudice dolente? Sicuro che la Rai mediocre che oggi gli italiani non vogliono più finanziare non lo riguardi neanche un po’? Se convinti di innocenza, insieme ai figli si dovrebbe scegliere l’esilio.
Invece, miracolo, è arrivato il governo dei tecnici, con lo stravagante appoggio dei politici di sempre, e Celli ha ritrovato l’entusiasmo giovanile, pronto addirittura ad occuparsi di un problema incancrenito, la non competitività del nostro turismo, che è come dire che uno non riesca a vendere acqua nel deserto. Fa piacere, in fondo le facce toste a me sono simpatiche, e non porto rancore, solo buona memoria. Sappia però che gli toccherà occuparsi, obbligatoriamente da vincente, e magari con poco tempo a disposizione, di un Paese che vanta la metà dei beni culturali al mondo ma non riesce a sfruttare questa ricchezza. L’Italia ha 424 musei statali ma la metà dei visitatori ne visita solo otto. Chieda quanti soldi sono destinati al neo inaugurato Maxi di Roma e faccia qualche paragone che so col il Moma di New York ma anche con qualunque museo europeo. Chieda, mi raccomando, ai suoi vecchi amici di sinistra se il costo del lavoro non sia uno dei veri problemi italiani, di quelli che bloccano risorse e paralizzano una società, e agli amici del nuovo governo perché non ha fatto nulla per intervenire drasticamente su questo costo e su quello della spesa pubblica, perché non sfida il sindacato più inutile e costoso d’Europa. Tra un anno il nostro Paese sarà passato dalla recessione alla depressione, e i disoccupati saranno milioni, non più solo giovani. Tutti al mare.
di Maria Giovanna Maglie

In risposta a napolitano

Caro Presidente siamo rimasti stupiti dalla sua frase un po’ piccata su chi sventola gli striscioni in favore dei marò. Da un politico di lungo corso come lei, fin dai tempi dell’Unione Sovietica, non ce l’aspettavamo e confidiamo che in cuor suo non voleva provocare i tanti italiani mobilitati in difesa dei fucilieri di marina nelle carceri indiane. Per questo motivo cogliamo la palla al balzo e le sottoponiamo, come da sua richiesta, una serie di ideuzze che ci frullano per la testa. Idee che non possono prescindere dalla volontà di mostrare una volta tanto gli attributi e se necessario sbattere i pugni sul tavolo per far capire a tutti che non siamo la solita Italietta.
Prima di tutto ci chiediamo perchè la Farnesina non ha ancora preso in considerazione il ritiro dell’ambasciatore da New Delhi, che tra l’altro non ha combinato molto dall’inizio della crisi. Sarebbe un segnale forte e chiaro che non ci facciamo prendere a pesci in faccia dagli indiani di turno. Poi bisognerebbe cominciare a mettere sul piatto la nostra presenza a Herat con quattromila uomini e 50 caduti. Per il governo indiano il non lontano Afghanistan è una spina nel fianco manipolata dal Pakistan storico avversario. La presenza dei nostri soldati serve anche ad evitare all’India un nuovo 11 settembre come quello della strage di Mumbai. Se non vogliono mollarci i due marò, che vengano le truppe indiane a sputare sangue e sudore a Herat e dintorni al posto nostro. Non solo: la guerra con i talebani non la stiamo né perdendo, né vincendo, ma lo zio Sam ha già suonato la ritirata per il 2014. Minacciare di tornare a casa prima provocherebbe qualche mal di testa anche a Washington. Forse gli americani, sempre categorici nel processare in patria i loro uomini, compresi i cowboy volanti del Cermis, sarebbero invogliati a far maggiori pressioni sugli alleati indiani per i nostri due marò.
Se questa prima ideuzza le sembra esagerata non dimentichiamoci che siamo presenti in Libano con 1112 uomini e comandiamo la missione delle Nazioni Unite, che non si sono distinte in difesa dei fucilieri di marina nelle galere indiane. I caschi blu di New Delhi, sotto il nostro comando, sono circa 899. Molliamo la guida della missione e torniamocene a casa sempre invitando gli indiani a sostituirci. Poi staremo a vedere come si destreggeranno i caschi blu di New Delhi con gli Hezbollah. Se anche questa ideuzza suona come una rappresaglia troppo forte le ricordiamo, caro Presidente, che il 29 marzo, quasi un mese e mezzo dopo l’arresto di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, è partita da Taranto la fregata Scirocco. La nave della Marina militare andrà a schierarsi con la flotta della missione europea Atalanta, contro la pirateria, al largo della Somalia. Bruxelles non si è proprio strappata le vesti per i marò e la baronessa Catherine Ashton, che rappresenta l’Europa, aveva addirittura scambiato i fucilieri italiani per guardie private. Forse ritirare immediatamente la fregata Scirocco dallo schieramento anti pirateria farebbe capire a tutti, compresi gli alleati, che non scherziamo.
Eventualmente la Marina potrebbe solo continuare a monitorare la petroliera italiana Enrica Ievoli nella mani dei pirati somali da fine dicembre. A bordo ci sono 18 uomini di equipaggio: 6 italiani, 5 ucraini e 7 indiani. Se vogliamo mostrare gli attributi qualcuno farebbe bene ad informare l’ambasciatore di New Delhi a Roma che questa volta si occuperanno gli indiani di liberare i propri connazionali. Non come è successo con la nave precedente, la Savina Caylin, dove i 17 indiani di equipaggio sono stati addirittura liberati qualche ora prima degli italiani, per evitare che i pirati se li tenessero ancora qualche mese. Un’operazione avvenuta sotto gli occhi attenti della fregata Grecale con i marò a bordo pronti ad intervenire se qualcosa fosse andato storto. Neppure l’Onu, che pure pontifica contro la pirateria, ha preso molto in considerazione la causa dei due fucilieri italiani detenuti in India. Un motivo in più per scatenare la «guerriglia» diplomatica al Palazzo di Vetro contro l’India, che vuole da tempo diventare membro permanente del Consiglio di sicurezza. E fino a quando non mollano i marò ricordare come i caschi blu indiani in Congo, la più importante missione dell’Onu, siano noti per ruberie, stupri e amicizie con i locali signori della guerra. Il Giornale non proclama l’innocenza a priori o a qualunque costo di Girone e Latorre, ma solo il sacrosanto diritto di venir giudicati in Italia. Ci rendiamo conto che le nostre ideuzze per i marò non hanno il felpato tenore quirinalizio. Per questo auspichiamo che il capo dello Stato e delle forze armate ne smussi magari gli angoli, rendendole più diplomatiche, ma faccia qualcosa per evitarci la solita figura da Italietta. Oppure ne trovi altre per ridare fiducia a tutti i soldati che servono la patria facendo il loro dovere, come i due marò in galera in India.

Riforma storica e suicidi storici

MILANO – Il governo ha trovato un’intesa sulla riforma del mercato del lavoro, il cui Ddl è stato trasmesso al presidente Napolitano prima di passare al vaglio delle Camere. Il premier Mario Monti ha sottolineato che si tratta di una «riforma di rilievo storico per l’Italia». Lo ha detto il premier Mario Monti in una conferenza stampa a Palazzo Chigi con il ministro del Welfare, Elsa Fornero. «È una riforma che intende realizzare un mercato del lavoro inclusivo e dinamico – ha aggiunto il capo del governo -. È una riforma per la crescita e per il lavoro». Il capo del governo ha spiegato anche che la riforma delle pensioni viene considerata in tutto il mondo «un punto di avanguardia dell’economia e della società italiana» ipotizzando che anche quella del lavoro possa avere analogo riscontro. «La decisione del governo mette anche in campo un ammodernamento delle rete di sicurezza universale rendendo più efficiente, coerente ed equo l’assetto degli ammortizzatori sociali».
«PIU’ LAVORO E PRODUTTIVITA’» – Il ministro Fornero, dal canto suo, ha parlato di una riforma che dà molti più vantaggi che svantaggi, soprattutto a livello macro, con quello che ha definito «un guadagno netto per la collettività». Ovvero, «un mercato del lavoro capace di dare più occupazione». Fornero ha parlato poi dell’esigenza di arrivare ad una maggiore produttività del sistema nel suo complesso. «Abbiamo cercato di tenere conto degli interessi di tutto il Paese – ha poi sottolineato il ministro -, e non singole categorie. E di fare una riforma che sia per il medio e lungo periodo. Non è una riforma per il 2012 o il 2013. E’ una riforma che guarda al futuro». E poi con una battuta ha indirettamente risposto alle parole pronunciate martedì dal segretario della Uil, Luigi Angeletti: «Saranno gli italiani a decidere se questo ministro debba essere licenziato per giusta causa».
I CONTRATTI – Fornero ha spiegato che l’obiettivo principale è che il contratto dominante diventi quello a tempo indeterminato, preceduto da un periodo di apprendistato. «Con una modifica equilibrata dell’art. 18 – ha sottolineato – non blindiamo più il lavoratore ad un singolo specifico posto di lavoro». L’idea è quella di combattere il «dualismo» tra ipergarantiti e iperflessibili. «Vogliamo ridurre l’area della precarietà contrastando la flessibilità cattiva» ha sintetizzato la responsabile del Welfare. Di qui anche la scelta di rendere più oneroso il contratto a tempo determinato, perchè «è un fattore produttivo e i fattori produttivi si pagano». Con conseguente recupero di risorse per il finanziamento dell’Aspi che coprirà gli ammortizzatori sociali.
GLI AMMORTIZZATORI – Il capitolo degli ammortizzatori è considerato fondamentale dal governo. L’Aspi, nelle intenzioni dell’esecutivo, è destinato ad essere universale, diversamente dagli attuali ammortizzatori – cassa integrazione, mobilità, etc – di cui usufruisce solo una parte dei lavoratori. «Circa 4 milioni su 12 milioni potenziali» ha sottolineato Fornero. «L’Aspi avrà la stessa entità degli attuali ammortizzatori – ha aggiunto – ma sarà per tutti e avrà una durata inferiore perché bisognerà lavorare sul reinserimento occupazionale e non sull’abbandono a se stessi dei lavoratori in cambio di un’indennità protratta magari per anni».
FLESSIBILITA’ IN USCITA – «L’articolo 18 è stata una grande conquista, ma il mondo nel frattempo è cambiato – ha osservato ancora il ministro del Lavoro -. L’attuale rigidità in uscita contribuisce ad un deficit di investimenti esteri e ad una fuga di aziende italiane verso l’estero, una tendenza purtroppo già in atto». Per evitare un nuovo dualismo nel mercato del lavoro italiano, ha detto l’esponente del governo, è dunque stato scelto di non limitare la riduzione delle tutele ai soli giovani o ad un determinato lasso di tempo.
L’INVITO DELLA FIOM – In chiusura di conferenza stampa il ministro ha spiegato di avere ricevuto un invito dalla Fiom, il sindacato dei metalmeccanici della Cgil. «Credo che accetterò – ha annunciato -. Intendo spiegare a tutti lo spirito di questa riforma. So che c’è gente arrabbiata e pronta a contestare. Ma questa riforma è nell’interesse della collettività. Qualcuno, tra coloro che fino ad oggi si consideravano “blindati”, potrà ritenersi più a rischio. Ma aumentano le prospettive per tutti quei lavoratori che fino ad oggi erano tenuti al di fuori della cittadella delle tutele».
ROMA – Si è ucciso in casa, sparandosi un colpo di fucile in pancia. Era un imprenditore in difficoltà: lo ha lasciato scritto. Si è ucciso in un appartamento all’interno di uno stabile di via del Cottanello, nella zona est della Capitale, tra Pietralata e Tiburtina. E’ il secondo suicidio nella capitale in pochi giorni, legato a problemi di lavoro. La sua azienda, specializzata in costruzioni in alluminio, era in fallimento e gli operai in cassa integrazione. A trovare il cadavere sarebbe stato il figlio. In una lettera l’uomo, 59 anni, ha chiesto scusa per il gesto e ha fatto esplicito riferimento alla situazione economica.
IL PRECEDENTE – Il 2 aprile scorso un artigiano di 57 anni si era impiccato all’interno della sua bottega di Centocelle a Roma perchè la sua attività era in crisi. L’uomo, che fabbricava cornici, si era tolto la vita con una corda fissata ad una trave del soffitto del suo piccolo storico negozio. A trovare il corpo era stato il figlio, che aveva anche trovato un biglietto lasciato dal padre, in cui il 57enne spiegava il gesto a causa di «problemi economici insormontabili» e dei debiti che l’uomo avrebbe contratto, schiacciato anche dalle troppe tasse. Un dramma che sembra legato al prestito a strozzo ormai radicato nella periferia romana. Sulla vicenda indaga la polizia.

Attacco alla Lega

Conan Doyle faceva dire alla sua più celebre creatura, Sherlock Holmes, che “una coincidenza è solo una coincidenza, ma due coincidenze cominciano ad essere una possibilità”.
Così dopo la vicenda di Boni in regione Lombardia, scoppia il caso delle modalità di uso dei finanziamenti pubblici da parte della Lega.
A parte la mia legittima curiosità per conoscere le origini geografiche di chi indaga sulla Lega, dobbiamo prendere con le molle una indagine che appare viziata da alcuni pregiudizi.
Innanzitutto essere indagato non vuol dire essere colpevole.
In troppi dimenticano che la presunzione in una società civile è quella di innocenza e solo una condanna definitiva passata in giudicato può decretare la colpevolezza di un indagato.
Quindi male ha fatto Maroni a chiedere le dimissioni di Belsito e malissimo ha fatto questi a presentarle.
In secondo luogo quale sarebbe il reato ?
L’uso dei soldi pervenuti alla Lega dal finanziamento pubblico ?
Ma una associazione privata, come è un partito, utilizza i propri finanziamenti (che siano pubblici e privati) nel modo che ritiene più congruo per conseguire gli scopi sociali.
E nessun magistrato può interferire sulle modalità con le quali i soci decidono, attraverso i propri organi sociali, come utilizzare quei fondi mentre eventuali storture dovrebbero essere denunciate dai soci stessi che nel contempo possono, loro sì, innescare una indagine.
Non credo, poi, che negli altri partiti e nei sindacati  non vengano utilizzati fondi per i rimborsi spese dei dirigenti.
Infine a pensare male si farà peccato, ma spesso ci si azzecca.
La tempistica dell’attacco alla Lega ricorda quello del 1991-1992 contro i partiti del pentapartito.
Siamo sotto elezioni amministrative che dovrebbero segnare una disfatta per il Pdl e nel Centro Destra l’unico partito in grado di opporsi ai comunisti è la Lega.
Come nel 1991-1992 furono liquidati non tanti i piccoli pli,pri e psdi, quanto i bersagli grossi, dc e psi, così oggi non è peregrino pensare che per spianare la strada al pci/pds/ds/pd, si cerchi di liquidare la Lega (tanto a liquidare il Pdl ci ha già pensato Alfano con le pomiciate con Bersani e Casini e il sostegno a Bin Loden Monti).
E’ abbastanza singolare constatare che per spianare la strada a Monti premier sia stato portato l’attacco sullo spread nazionale e contro le aziende del Premier legittimato dal voto popolare (essendo falliti tutti gli altri) , mentre per difendere lo stesso Monti dall’unica vera opposizione a trecentosessanta gradi si indaghi (magari dopo una “soffiata” ) proprio quel partito di opposizione.
Certo, pensare che i nostri soldi finiscano in cospicui rimborsi a Bossi, Mauro o chiunque altro non depone a favore del buon uso del pubblico denaro.
Ma questo dipende da una legge sbagliata sul finanziamento pubblico dei partiti, invece di basarsi esclusivamente sui contributi dei privati.
Non darei, quindi, grande peso a questo vicende, tanto più in quanto memore del nulla con cui si concludono tante vicende analoghe, ultima quella della casa di Montecarlo …

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S. Messa: Liturgia della Parola

Liturgia della Parola

CHE COSA E’

Quando leggiamo personalmente o con altri la Bibbia, noi cerchiamo di conoscere e comprendere quanto il Signore ha voluto rivelarci. Durante la Liturgia della Parola vengono letti o cantati dei testi dell’Antico e del Nuovo Testamento, ma con una differenza: nella Messa è Cristo stesso che ci parla attraverso la sua Parola proclamata. La sua Parola diventa viva ed efficace. Egli vuole comunicarci proprio quelle parole che le nostre orecchie ascoltano.

CHE COSA FARE

 Ricordati che Dio si sta rivolgendo a te. Non ti sta dicendo nulla di banale o di scontato: sono parole di Colui che ti ama da sempre, sono parole che ti possono salvare.

 Cura di non distrarti custodendo gli occhi per non vagare con lo sguardo. Aiutati con la compostezza con cui stai seduto durante le Letture e l’eleganza con cui rimani in piedi durante il Vangelo.

 Cerca di memorizzare una frase del Vangelo da ricordare fuori di chiesa per tutto il giorno.

Ripeti nel tuo cuore:

”Parla, o Signore,
il tuo servo ti ascolta.
Permettimi di fare tesoro
Delle tue parole”.

Testo di don Valentino Viganò

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Seppelliamo di caramelle la stronza!


Vedi su YouTube:
“Noi non siamo stati chiamati al governo per distribuire caramelle, perchè se cosi fosse ci avrebbero pensato i politici a distribuirle, e non occorreva un governo di tecnici!”
Non la nomino, perchè tutti i cittadini comuni sanno chi è quella grande stronza che si è messa in cattedra per bacchettare i cittadini come fossero bambini indisciplinati di un asilo di qualche periferia degradata.
Non la nomino perchè tutti coloro che hanno iniziato a lavorare negli anni sessanta, da ragazzini – quando ancora i sindacati non avevano accesso nelle ditte, e quando le prime riunioni sindacali si facevano sotto lo sguardo vigile del padrone – sanno di chi si tratta.
Non la nomino perchè quando noi lavoravamo – dopo aver abbandonato gli studi per dare una mano in famiglia, senza poterci neppure trattenere per noi gli esigui stipendi, che servivano invece per tutta la famiglia – sappiamo bene chi ha pronunciato quella frase sprezzante contro di noi.
Non la nomino perchè quelli che hanno lavorato anche 45 anni – trovandosene sull’estratto conto dell’Inps, magari solo 35, non per colpa loro, ma perchè certe ditte presso cui avevano lavorato (che non avevano versato i contributi) non esistono più da decine d’anni, o perchè la sede dell’Inps a causa di quella certa alluvione nella tua città, avvenuta nel lontano 1970, ovvero 42 anni fa, non ha più i documenti che certificano i tuoi contributi – sanno benissimo di chi si tratta!
Non la nomino perchè quelli che pensavano, nonostane tutto, di essere arrivati a un qualche minimo traguardo pensionistico, di poche centinaia di euro mensili, perchè spesso contributi misti da dipendente e artigiano – si sono visti allontanare di anni il traguardo, magari dopo che avevano fatto il “favore” alle ditte presso cui lavoravano di farsi esodare, rimanendo così senza stipendio e senza pensione – sanno molto bene di chi si tratta!
Non la nomino perchè mi fa schifo il solo nominare una bestia con poco cervello e niente di umano come la Fornero.
Non la nomino perchè non voglio essere accusato di voler seppellire di caramelle quella stronza, anche se è quello che in questo momento mi farebbe più piacere nella vita.
E alla fine un’ultima riflessione: ma affidereste voi i vostri bambini a un asilo che avesse come maestra la stronza in questione, senza riempire di telecamere ogni angolo di quell’asilo, perchè senza dubbio, se non ci fossero telecamere sarebbe una di quelle che fanno ingoiare ai bambini il loro stesso vomito?
Maledetta stronza!
IL CRONISTA