Vietato criticare il salvatore dell’italia

MILANO – Botta e risposta tra il premier italiano Mario Monti e il quotidiano finanziario americano Wall Street Journal. Materia del contendere la riforma del lavoro.
L’AFFONDO DEL WSJ – «Un’opportunità rara per educare gli italiani sulle riforme economiche». Così aveva definito il Wall Street Journal la missione “pedagogica” di Monti alla cloche di comando del Paese. Per evitare di «sprofondare nell’abisso-Grecia» la riforma-principe è proprio quella del lavoro – secondo il prestigioso quotidiano finanziario – e l’abbandono della concertazione con le parti sociali che sembrava l’esito sorprendente della prima bozza del disegno di legge preparata dal governo aveva fatto presagire uno spartiacque fondamentale della storia repubblicana, in direzione di una presunta funzione taumaturgica del premier-tecnico: «Se a Roma sarà risparmiato il destino recentemente toccato ad Atene, segnatevi questa settimana come il momento della svolta», aveva scritto il quotidiano Usa.
IL TOTEM – Aveva argomentato il Wsj sottolineando come le leggi italiane sul lavoro fossero «fra le più restrittive nel mondo occidentale». Con «il totem dell’articolo 18 che vieta alle imprese con oltre 15 dipendenti di licenziare, indipendentemente dagli indennizzi offerti. Monti ha proposto di sostituire questo schema del posto fisso a vita con un generoso sistema di indennizzi garantiti quando i lavoratori sono licenziati per motivi economici», aveva proseguito il giornale Usa, aggiungendo che «nella gran parte del mondo libero questa sarebbe considerata una riforma utile anche se moderata».
IL CORAGGIO – «Sfidare i sindacati italiani richiede coraggio, e non solo di natura politica. Dieci anni fa questo mese l’economista Marco Biagi fu ucciso da terroristi di sinistra per il suo ruolo nella messa a punto di un’altra riforma del lavoro. L’azione di Monti ha spinto la Cgil, il più grande sindacato italiano, a proclamare uno sciopero generale», aveva poi segnalato il Wall Street Journal, accostando così il presidente del Consiglio alla Thatcher, la Lady di Ferro, che osò sfidare le trade unions ottenendo indiscutibili successi sul fronte della flessibilità sul lavoro, tanto da essere l’icona dei liberisti ultra-convinti e temuta e odiata dai laburisti oltranzisti.
LA DELUSIONE – Ma il dietro-front del governo sul lavoro, che ha rinunciato a eliminare tout court il reintegro nel caso di licenziamento economico illegittimo, sarebbe in realtà una «resa» a coloro che vorrebbero portare l’Italia vicina all’ abisso della Grecia. Ecco che – scrive sarcasticamente il Wsj – «la migliore analogia con i britannici potrebbe allora essere con Ted Heath, lo sventurato predecessore Tory» della Lady di Ferro. Motivo del cambio di giudizio è l’aver ceduto alla sinistra della coalizione di governo sull’articolo 18. «Gli ottimisti in Italia – ebbene sì, ve ne sono ancora – dicono che una riforma limitata è meglio di niente. Forse».
LA REPLICA DI MONTI – Monti però ha deciso di non restare in silenzio e di replicare alle critiche del giornale americano. Il presidente del Consiglio ricorda che la riforma «è complessa» e merita «analisi approfondite» e non «giudizi sommari». Riforma, prosegue il premier in una lettera pubblicata proprio sul sito del Wsj che avrà un impatto «grande e positivo sull’economia italiana» e che getta le basi per «l’aumento della produttività e la crescita dell’economia e dell’occupazione». «Non ho mai cercato di essere la Thatcher dell’Italia, quindi non ho obiezioni se ritirirete quel titolo», prosegue Monti che entra nel merito delle critiche e ricorda come i maggiori costi per i contratti a termine «fossero già previsti dalla bozza (del 27 marzo) elogiata» dal Wsj la scorsa settimana. Per quanto riguarda l’articolo 18, «la riforma introduce procedure più veloci e prevedibili per i licenziamenti per ragioni oggettive economiche o di altra natura». Per il presidente del Consiglio elemento centrale è la nuova «veloce procedura extra-giudiziale», che, nel caso «la conciliazione dovesse fallire», consentirà comunque «al lavoratore di rivolgersi ad un giudice, come avviene negli altri Paesi». Solo «in casi estremi» il giudice potrà decidere per il reintegro o per l’indennizzo. In tutti gli altri casi in cui il giudice dovesse accertare che il licenziamento economico è semplicemente non giustificato, «l’indennizzo è fissato ad un massimo di 24 mensilità».

Fabio Savelli

Venerdì Santo – Processione dei Misteri a Sessa Aurunca

Nel post I canti religiosi tra folclore e devozione, accenno a Sessa Aurunca come meta di uno dei viaggi del periodo pasquale di Giovanna Marini, fatti insieme ai suoi gruppi di studio. Vecchi e nuovi, ogni anno, i gruppi vagavano per l’Italia nel periodo pasquale, verso mete programmate, per approfondirsi nelle loro ricerche. Della tappa a Sessa Aurunca, fatta in abbinamento con quella a Giulianello, avevo solo accennato. Oggi, grazie a Tv2000, ho avuto modo di assistere alle prove per la Via Crucis, che si terrà questa sera per le strade del paese.
La prova trasmessa in Tv è quella relativa al lugubre canto delle Tre Marie. Alla trasmissione ha presenziato il famoso etnomusicologo Ambrogio Sparagna molto noto a questo blogger, che di lui ha già scritto in altre occasioni. Ha dato spiegazioni esaustive sulla tradizione della settimana santa a Sessa Aurunca, e sul lamentoso brano cantato dai tre incappucciati.
Tratto da Wikipedia, ecco la spiegazione di quanto sopra: “Le tre Marie indossano abiti neri e gioielli offerti dal popolo. In segno di penitenza i fratelli portano il volto coperto dal cappuccio bucato all’altezza degli occhi, e così vestiti, disposti dietro lo stendardo e tenuto da due giovani partecipanti, procedono in fila per due con le torce accese. Il corteo è seguito da una gran quantità di donne alluttate e scalze, che, recando pesanti ceri, pregano il Cristo affinché conceda loro la grazia richiesta. L’incedere lento, ritmico, ondeggiante dei misteri è preannunziato dal lugubre suono di una cornetta che, suonata da un confratello fin dal mattino, prepara gli animi al passaggio del Cristo Morto. Al passaggio della processione si accendono i carraciuni (enormi falò formati da fascine raccolte e allestite nei vari quartieri in cui passa la processione); nel frattempo dagli angoli più angusti dei portali durazzeschi o catalani del centro storico i tre cantori del Miserere uniscono le loro teste e si levano le lamentose note del canto”.

milanofotografo.it


Oggi parliamo di un nuovo sito, per due motivi, il primo perché è interessante e di un amico che vale, il secondo, perché mi dà l’occasione per fare brevemente il punto sull’evoluzione della mia pagina, su cui rifletto da troppi mesi.
Imitidicthulhu, nato come sito da appassionato all’inizio degli anni 2000, nel periodo in cui la frequentazione e la volontà di partecipazione sul web esplodevano intorno ai servizi di messaggista e di chat, che ne erano un po’ l’ossatura popolare, si è trasformato, pur senza abbandonare il sito principale, secondo l’evoluzione che ha maturato l’esperienza dei blog personali.
Cadeva l’entusiamo per le stanze di chat, che cominciavano ad essere effettivamente scarse e nei livelli di frequentazione e nei limiti alla trasmissione dei propri contenuti.
La formulazione dei blog, gestita dalle major che ne distribuivano coi template l’engine grafico e ne supportavano contenuti e risposte degli utenti, a volte in veste di blogger e a tratti fruitori, aveva reso facile e alla portata di tutti la creazione di una propria pagina personale.
Poi son volati gli anni, sembrano secoli, sul web il tempo fluisce, non credo sia solo mia sensazione, con velocità moltiplicata rispetto a quello “reale”, e arrivo ai nostri giorni.
I blog affondano.
Non è stato semplice mantenerne l’interesse, non son bastati plugin ed aggregatori a tenere viva un’ossatura di contenuti troppo parte dell’entusiasmo di rendere gli altri partecipi di un quotidiano personale che però, finita la novità dell’uso del mezzo, non poteva che stancare.
Ecco allora sopravvivere i blog più motivati, sostanzialmente in due direzioni, quelli a tema politico, e quelli a tema web-tecnologico.
Due strade precise che però, che nella loro coerenza monotematica non hanno fatto altro che richiudere la grande pagina web di partecipazione corale, vivace e indifferenziata, e quindi capace di spezzare la ripetitività un po’ ossessiva delle frequentazioni su internet.
Ora, tra una partecipazione con forma “corale” di contenuti sconnessi, e un indirizzo web “mirato” e specialistico, assodato che il “contatto” immediato è nel frattempo assolto dal “rumore” di fondo di Facebook, vedo rinascere, più mature di un tempo, pagine personali “multifunzione”.
Più che un diario sono lo specchio di esperienze personali riservate a chi ha comunque molto da dire, e su molti argomenti.
Arriviamo quindi finalmente a presentare la nascita della pagina di cui al titolo.
http://www.milanofotografo.it
Attualità, grafica fotografica, tecnica web.
Parecchi contenuti affrontati da chi li conosce ed ha, al contempo, la preparazione sufficiente per poterli presentare.
Vedo il web libero andare in questa direzione. Vi consiglio questa pagina perché oltre che interessante è anche esempio di evoluzione.
Sul web ci siamo e vogliamo tenerci la libertà di esserci sempre, il modo, però, è sempre da perfezionare ed aggiornare. Dovrò anch’io presto decidermi a riordinare il mosaico dei miei interessi e delle mie pagine.
Buona visione intanto su http://www.milanofotografo.it

Riflessioni

Quando scoppiò “mani pulite”, nessuno certamente si immaginò che fosse solo montatura; ovviamente certi reati esistevano e certi rei pure. Tuttavia, dopo anni e anni, a conti fatti, credo siano circa 100 gli accusati da “mani pulite” che, tutto sommato, ne sono usciti con la caduta delle imputazioni. Particolare rilevanza hanno avuto gli ultimi due casi: il proscioglimento, dopo poco meno di vent’anni di processi, di Mannino e Formica. Detto questo, nessuno nega che ci sia stata comunque corruzione. Non credo per nulla, però, che sia stata superiore a quella di altri periodi storici o di altri paesi. La vera particolarità di “mani pulite” è che spazzò via un intero regime politico; ed esattamente quando ciò fu reso possibile dal crollo del “socialismo” (1989) e dell’Urss (1991).
A quel punto vennero a maturazione le condizioni poste affinché i rinnegati del Pci – già in azione dalla fine anni ’60 e, soprattutto, dal 1972 per spostarsi in senso filo-Usa – potessero essere chiamati, con la complicità interna della Confindustria e di altri sedicenti “poteri forti”, a rivestire il ruolo di asse centrale di un nuovo regime totalmente asservito allo straniero, con l’appoggio della “sinistra” Dc e di alcuni “polloni” socialisti (Amato, ecc.). Fu posta in atto la svendita dei settori strategici, che per “avventura” – grande crisi anni ‘30, creazione dell’Iri, rifiuto dell’imprenditoria privata di riappropriarsi di quelle aziende nazionalizzate, la cui cessione era stata proposta loro da Mussolini – erano in mano “pubblica” ed erano uno dei punti di forza della Dc (soprattutto dopo la creazione dell’Eni, ecc.). Il piano dei felloni trovò sulla sua strada, sempre per “avventura”, Berlusconi, che in un primo tempo, com’è evidentemente nelle sue abitudini, aveva abbandonato il suo “protettore” Craxi ed era stato piuttosto favorevole alla finta opera di giustizia. Una volta messo nel mirino, approfittò della stupidità dei politici e imprenditori italiani, artefici di tale operazione, e si “pappò” l’elettorato diccì-piesseì rimasto orfano e per nulla disposto ad un voltafaccia che non capiva; tanto più che le mene di tradimento del Pci, pur ormai più che ventennali, erano venute in luce solo dopo l’89, con posticcio cambio di nome del partito, ripetuto più volte senza particolare fantasia.
Lasciamo perdere chi poteva esserci dietro Berlusconi (credo anche certi settori del management pubblico, purtroppo non molto robusti né, mi sembra, particolarmente “furbi” in politica). L’importante è che fu rimessa in azione la magistratura. Ancora una volta dico di non credere alla “innocenza” di un imprenditore di successo (chi è innocente soccombe e basta); che si tratti però del più delinquente e corruttore di tutti, è una “trovatina” degna dell’intelligenza scaduta al livello d’una bertuccia, tipica dell’imprenditoria italiana (di cui poi, alla morte del “grande magnate”, abbiamo saputo quali “altarini” nascondeva) e di un ceto politico di infamia veramente rara perfino in un povero paese come il nostro. Il “ceto medio semicolto” ha imputato al “grande corruttore” (e perfino novello Mussolini; incredibile!) anche la corruzione pregressa e lo scadimento morale e intellettuale, che era invece quello suo proprio. Da questi fessi e venduti, il grosso del “pubblico” si è fatto ingannare circa l’opera di “giustizia”: prima “mani pulite” e poi la lotta al Male Assoluto nella personificazione di colui che ha dimostrato ampiamente di essere semplicemente un imbonitore, adeguato a quello che è diventato un popolo di obnubilati, di individui che sembrano non avere più alcuna storia alle spalle, non essere appartenuti ad una qualche civiltà. Oggi, con puntualità cronometrica, scatta l’ulteriore opera di “giustizia” contro la Lega, l’unico partito che non ha accettato la presa in giro dei “tecnici”. Intendiamoci bene. Anche in tal caso, probabilmente ci sarà qualcosa di vero, magari molto. Esisteva però allora da anni, non certo da adesso. L’operazione è tuttavia scattata al bisogno, poiché è tassativo impedire che si coaguli un dissenso con qualche seguito d’elettorato, che verrebbe tolto ad altri, a quelli che sono complici dello sconquasso in atto. C’è di più. Non è che la Lega abbia sviluppato un’opposizione molto netta e limpida, mettendo in luce i veri retroscena della manovra in atto. E’ stata fin troppo cauta nelle sue denunce perché di opportunisti è pur essa ricca. Ciononostante, è bastato per far scatenare la “resa dei conti” per via giudiziaria (come al solito). La solidarietà del Cavaliere e del Pdl è chiaramente di facciata, non nasconde la soddisfazione.
Fin quando era Berlusconi sotto tiro, l’indignazione del centro-destra era massima, ci si sprecava nel porre in evidenza la puntualità dei vari attacchi, si pretendevano commissioni d’inchiesta, si accusava esplicitamente il CSM, si chiedeva – richiesta comunque sacrosanta per qualsiasi motivo fosse avanzata – la responsabilità dei magistrati che avessero commesso errori clamorosi con evidente mala fede. Tutto dimenticato da quando l’ominicchio di Arcore sta subendo minori pressioni giudiziarie (e scandalistiche), dato che diventa sempre più chiaro ed esplicito il suo ruolo di complice di tutti coloro che, dall’estero e dall’interno, stanno conducendo il paese al ruolo di pura pedina mossa a piacimento per scopi lontani dagli interessi della stragrande maggioranza della sua popolazione, che deve invece essere pesantemente salassata per la “gloria” d’altri. In Commissione giustizia (non ricordo di quale Camera) la proposta di responsabilità dei magistrati è stata respinta con 19 voti contro 3 (solo quelli della Lega). Bene, la politica è stata annientata da vent’anni di pura lotta attorno ad una persona, ingigantita al ruolo di grande personaggio storico mentre è di una meschinità rara a trovarsi. Non mi stancherò di ripetere che la responsabilità principale di tale rimbecillimento di massa è della cosiddetta “sinistra”; mai stata tale, in realtà, poiché in tutti i suoi settori (“moderati” e “radicali”) è solo un’ammucchiata di cialtroni e saltimbanchi (compresi i sedicenti intellettuali, i più ributtanti di tutti), per di più disonesti, spesso oltre il limite della delinquenza pura e semplice. Del centro-destra (anch’esso così denominato con scarso senso dell’umorismo) c’è solo da dire che si tratta di personaggi raccogliticci, banderuole al vento, di grande incultura e squallore personale. Impossibile indicare chi è più laido e degno di essere sputacchiato in tale desolato panorama.
In questo clima ormai non più sanabile, si continua con la commedia della “giustizia” dopo vent’anni di reiterate prove della mala fede della stessa. Si compiono mosse, che sono “bombe ad orologeria”, perché non si è più in grado di accedere alla lotta politica; su che cosa si dovrebbe d’altronde impostare visto che tutti i partiti accettano dei “tecnici” al governo, che o non sanno ciò che fanno oppure sono dei felloni pagati da Usa e GFeID (grande finanza e industria decotta, lo ricordo) per portare il paese fuori perfino dall’ambito della “democrazia” elettorale, delle scelte pilotate ma in qualche modo corredate da progetti. Oggi abbiamo farabutti, banditi di mezza tacca, senza idee né valori. Non li hanno da vent’anni, sono rinnegati della più spregevole risma. Continuano ad andare avanti utilizzando un organismo ormai deviato qual è la magistratura. Sia chiaro una volta per tutte: non i magistrati ma la magistratura; mi auguro che qualcuno capisca ancora la differenza, che sappia come in date contingenze basti un gruppo coeso di personalità degenerate per far svolgere una funzione “malata” ad un corpo collettivo, magari composto da una maggioranza di membri sani. E il popolo segue, beota e ignaro delle vere finalità di questi mascalzoni. Magari è incazzato, ma è anche spaventato, disorientato e, inoltre, non sa più da decenni che cos’è la politica. Facile quindi accettare l’idea che c’è sempre qualcuno (o qualcosa come, ad es., fu lo spread fino a poco tempo fa) cui attribuire le proprie disgrazie. C’era il Demonio Berlusconi, adesso è la volta della Lega (e del suo leader). Una vergogna continua, un abbassamento reale di ogni livello di intelligenza più ancora che di moralità. E con un ceto intellettuale che imperversa, che non si riesce a debellare poiché ha la forza dell’imbecillità con cui i frutti della sua inettitudine vengono acclamati da coloro che si credono colti. Che la Lega si arrangi. Noi però siamo nella merda più completa; e il lezzo è sempre più forte e penetrante, la “peste incombe”. Cosa dobbiamo fare? Ritirarci in collina ed impostare un nuovo “Decamerone”? Non abbiamo però ambienti che possano essere protetti, il “malo morbo” dilaga.

La Lega non finisce qui


Il Tg5 della notte ha mandato un’intervista presa al volo di un Bossi gà dimissionato.
Era un Bossi diverso da quello che eravamo abituati a vedere. Un Bossi che in quell’intervista ha detto che s’è dimesso perchè i suoi figli portano lo stesso suo cognome, e se si sono appropriati di soldi della Lega devono restituirli. Aggiunge che in questo momento la Lega deve essere proiettata verso le elezioni, e la sua presenza, in queste condizioni, sarebbe stata d’intralcio.
Tanto di cappello a una persona che, forse, è stata raggirata dai suoi collaboratori più stretti, figli compresi, primi fra tutti.
“Il mio errore è stato quello di mettere i figli in politica”, ha aggiunto.
Io voglio ancora credere a Umberto… voglio credere che lui non si sia approfittato dei soldi dei rimborsi elettorali del partito che ha voluto creare con tanta volontà.
Voglio ancora credere che Umberto, dopo aver iniziato a lanciare il suo movimento andando coi secchi di vernice di notte per scrivere i primi slogan sui muri delle città, già dagli anni settanta, non si sia approfittato dei rimborsi elettorali per finanziare la sua vita privata e quella dei suoi figli.
Probabilmente è vero, l’errore è stato portare i figli in politica, e il Trota ne è un esempio folgorante.
Se fosse davvero così, che lui non c’entra niente, ma che è stato solo vittima della sua malattia e del suo “cerchio magico”, onore a un leader che al contrario di tutti gli altri coinvolti dallo stesso tipo di scandalo, rimangono seduti sulle poltrone che occupano alla faccia degli Italiani a godersi i nostri soldi sudati.
Ma la Lega è un movimento diverso dagli altri. La lega nasce dal popolo e non da un manager, per questo la Lega non morirà e, al contario si rafforzerà… La Lega non finisce qui!
A prescindere dalle mie preferenze attuali.
IL CRONISTA

La difesa dei propri confini

Leggenda metropolitana narra che due contadini, avevano due campi adiacenti. Uno dei due, rispettava i confini, l’altro invece, quasi ogni giorno spostava il suo confine un pò più in là. Quello che rispettava i confini, si accorgeva di ciò che faceva l’altro e quando lo incontrava gli diceva di fare la stessa cosa, ossia, di rispettare i confini o prima o poi gli avrebbe sparato. Il ladro di confini, continuava a prendersi l’altro terreno ogni volta di più. Esasperato, il contadino che rispettava i confini prese il fucile da caccia, aspettò e l’altro arrivò per rubare terreno. Non credo si dissero qualcosa. Ci fu uno sparo e il ladro morì. Ovviamente, il difensore dei suoi confini andò per un periodo in galera. Scontata la pena, uscì di galera e per prima cosa andò al cimitero dove riposava il suo ex nemico. Di fronte a quella foto disse: “Io sono uscito, adesso provaci tu. E non dirmi che non eri stato avvertito”. Ecco, questa storia qui, me la raccontava mio padre quando ero più piccola (forse è anche per questo che sono decisamente macabra) e, ieri, quando ho saputo della notizia, non so perchè, m’è tornata in mente quella storia. No, non è un eroe. Non è nemmeno uno scellerato o un assassino. Ha solo difeso ciò che era suo. Il suo lavoro e la sua famiglia. E mi auguro che venga scagionato.

S. Messa: il CREDO

CHE COSA E’

Il Credo riassume le verità principali che Dio ha rivelato su se stesso e su di noi. Credere in ciò che ripetiamo significa trovarci sulla strada verso la salvezza. La Professione di Fede che si recita nella Messa festiva è composta dalla dottrina scaturita nei primi secoli durante i Concili di Nicea e di Costantinopoli.

CHE COSA FARE

 Ricorda quanto si dice durante il Rito del Battesimo terminata la Professione di Fede: “Questa è la nostra fede, questa è la fede della Chiesa e noi ci gloriamo di professarla in Cristo Gesù nostro Signore”.

 Recita le parole del Credo con precisione, sapendo che questo è il tesoro che la Chiesa ti ha consegnato il giorno del Battesimo e che queste verità fanno di te un Cristiano.

 Ricorda l’atteggiamento del corpo che è richiesto durante l’esecuzione dell’inno nazionale o mentre si ripetono parole solenni e disponi in quel modo il tuo corpo.

Ripeti nel tuo cuore:

“Mi affido, Signore Gesù,
alle verità che sto ripetendo
e desidero conservarle inalterate
sino al giorno del mio incontro
definitivo con te.”

Testo di don Valentino Viganò



Filed under: LA SANTA MESSA

Meglio un brutto processo di un bel funerale

A Fermo un gioielliere ha reagito ad una rapina sparando e abbattendo una rapinatrice.
E’ un caso che si ripete e che fa notizia, più dei tanti episodi in cui a perdere la vita è il rapinato, come è accaduto a Perugia o in cui ad essere aggrediti, malmenati, derubati, uccisi sono anziani.
La folla ha accolto con un applauso il gioielliere reattivo.
Temo che chi ha avuto la prontezza ed il coraggio di reagire avrà delle noie, come è già accaduto in passato per le vittime che hanno reagito ai loro carnefici che invece hanno potuto fruire di tutte le tutele di legge.
Come in quel recente caso in cui due rapinatori sono stati rinchiusi in una stanza e, catturati, hanno denunciato la loro vittima per sequestro di persona
Appare evidente come sia necessaria una revisione della legge sul porto d’armi e sulla legittima difesa che ampli le garanzie e la possibilità di difesa per i cittadini onesti e riduca l’arroganza dei criminali.
Quando ero militare (era nel pieno degli anni di piombio, con le brigate rosse scatenate) prima di montare di guardia (fosse in caserma, al deposito carburanti o alla polveriera) ci ricordavamo l’un l’altro che è meglio un brutto processo che un bel funerale.
Il principio è tuttora valido, anche se sarebbe il caso che, davanti alla criminalità sempre più malvagia, non fosse più necessario il brutto processo.

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Forza Bossi !

Bossi ha sbagliato a dimettersi per le indagini in corso perchè chi è innocente (e Bossi lo è fino ad una eventuale sentenza definitiva di condanna … almeno per chi ritiene affidabile e credibile la giustizia italiana) non si deve dimettere, per nessuna ragione al mondo.
La Lega ha sbagliato ad accettarle e, ancor più, a mettere in sella Maroni che rappresenta il liquidatore del partito come abbiamo imparato ad apprezzarlo.
Potrei concludere qui.
Aggiungo però che le idee della Lega, gran parte delle quali mutuate dalla Destra colpevole di averle abbandonate (immigrazione, ordine pubblico, buon costume …) restano nei cuori di milioni di elettori.
L’attacco portato alla Lega con la finalità di distruggere l’unico partito di Centro Destra rimasto in piedi (il Pdl è stato distrutto dall’appoggio al governo di Bin Loden Monti e dagli infami accordi con il pci/pds/ds/pd) avrebbe dovuto avere un’altra risposta.
Una di quelle per le quali Bossi è stato amato dal suo Popolo e odiato dai perbenisti snob, arroganti, supponenti e politicamente corretti.
Purtroppo età e malattia riescono a piegare anche i migliori combattenti.
Forza Bossi !

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