Proclami sul nulla

Ma è stata realmente realizzata una riforma del mercato del lavoro ? Oppure è solo una favola raccontata da una parte e dall’altra per carpire consensi, in un gioco delle parti dove a rimetterci sono solo l’Italia e gli Italiani ?
Alcuni organi di stampa titolano sulla riforma del lavoro.Altri (quei pochi non proni ai poteri finanziari) smascherano il bluff dei tecnici al governo.Tutti riportano i deliranti proclami di lotta della cgil e i surreali bollettini della vittoria della Fornero e di Bin Loden Monti.In realtà non c’è alcuna riforma del lavoro perchè i tecnici si sono dimostrati politici della peggior razza dorotea ed hanno calciato la palla nel campo parlamentare con la formuletta “salvo intese” e rinunciando all’unico strumento che avrebbe reso effettiva la riforma stilata: il decreto legge.Una riforma, peraltro, che è un topolino partorito da un elefante dopo un travaglio strombazzato ai quattro venti e che è nettamente inferiore a quanto realizzato dai governi Berlusconi pur nella difficoltà di contemperare esigenze di svecchiamento del nostro mercato del lavoro con le tutela che, soprattutto la Lega e la Destra Sociale, pretendevano.Soprattutto è un topolino che, quando anche fosse approvato tal qual’è (e non credo che ciò avverrà) non aiuterà affatto la crescita dell’Italia, ma probabilmente costerà, in termini di tensione sociale, più di quanto porterà a guadagnare.Basta leggere il testo integrale

Ignorate motivazioni sentenza contro Marchionne

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Il mondo, ieri, pare non essersi accorto delle motivazioni della sentenza che aveva reintegrato al loro posto di lavoro i tre operai Fiat, due sindacalisti e un iscritto, tutti Fiom, della quale solo noi e pochi altri abbiamo dato la notizia. Perlomeno non se ne sono accorti i giornali nazionali a grande tiratura e tutti i Tg principali.
Che cose strane…
Proprio mentre gli Italiani sono in stato di agitazione contro la riforma del lavoro perpetrata dalla Fornero ed in particolare contro le modifiche all’Art. 18 – modifiche che Nostra Ministra delle Lacrime dice convintamente che non servono a fare licenziare i dipendenti, ma che delle quali i dipendenti pensano assolutamente il contrario visto già l’esperienza della riforma delle pensioni – i Tg pensano di fare passare la notizia in secondo piano, se non in terzo o addirittura ultimo piano.
Verrebbe da pensare che “Qualcuno” si sia impegnato per non dare risalto alla questione, magari telefonando ai direttori dei media per suggerire che:
– “Sa, Direttore, in questi giorni di tensione tra governo e parti sociali è meglio non versare benzina sul fuoco.. Posso contare sul suo senso di responsabilità?”,
e dall’altra parte della cornetta:
– “Stia tranquilla, Sua Eccellenza! Dal nosto giornale la notizia non sarà diffusa, o al massimo sarà nascosta nelle pagine interne, in un trafiletto di poche righe, con un titolino…”,
– “Va bene, mi fido di lei… a proposito i miei ossequi alla Sua Signora…”,
– “La ringrazio del pensiero, Sua Eccellenza, la mia Signora ne sarà felice! Altrettanto i miei ossequi all’Eccelenza della Sua Signora!”
Come diceva amaramente qualcuno (lo zio Giulio): “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca…”
IL CRONISTA

La spagna e il ridicolo maestrino dalla penna rossa

«I conti spagnoli preoccupano la Ue». Monti bacchetta Madrid, poi si corregge. Minicrisi diplomatica, chiusa con una nota di Roma
MILANO – Finalmente abbiamo superato la Spagna nell’indice dello spread. Mario Monti cita i cugini di Madrid nel corso del suo intervento al Forum di Confcommercio a Cernobbio, quasi scherzando sulle rivalità da «derby» latino tra i due Paesi europei. Il premier sta illustrando la riforma del lavoro alla platea e spiega che la Spagna, che «ha fatto una riforma del lavoro molto incisiva ma non ha posto attenzione sui conti», «sta dando all’Ue preoccupazioni perché i tassi salgono e ci vuole poco per ricreare un contagio che potrebbe allargarsi». Il discorso ha una valenza tutta interna: non dobbiamo abbassare la guarda sui nostri conti.

Elogio del pensiero libero

La Chiesa Cattolica, custode di tutti i valori, custodisce anche il valore delle parole. Io confido che i suoi figli non si lasceranno cogliere dal contagio della comoda follia convenzionale. Non vogliamo sostenere che oggi i Cattolici siano chiamati a compiere atti degni dell’appellativo di coraggiosi sull’esempio dei Cattolici d’altri tempi. Era necessaria una certa misura di coraggio per essere cattolici quando ciò implicava il rischio che i più trovano piuttosto antipatico di venire stiracchiati sul cavalletto o fatti a pezzi. Ci voleva un po’ di coraggio quando c’era da affrontare di tanto in tanto la possibilità di essere fatti a brani dalla folla poiché si tratta anche qui di cosa che la sottile psicologia umana considera con qualche disgusto.
[…]
Ma benché il nome di questa virtù sia stato tanto invilito da essere ormai difficile usarlo anche dove il termine sarebbe esatto, senza contare poi dove sarebbe esagerazione farne uso, esiste un’altra qualità abbastanza simile che il mondo moderno loda altrettanto e che pure ha quasi del tutto perduta. Lasciando da parte il coraggio cattolico preso nel suo senso più stretto, si dovrebbe parlare un po’ al mondo dell’indipendenza intellettuale dei Cattolici. Si tratta naturalmente di quella virtù stessa che il mondo crede i Cattolici abbiano perduta. In questo momento è inoltre esattamente quella qualità che i Cattolici vedono che tutto il mondo ha perduta. Il mondo moderno ha molte caratteristiche, tanto buone che cattive, ma quella che è di gran lunga la più moderna è l’abhandono del raziocinio personale, in cambio di abbreviazioni e di accenni di stile giornalistico, della psicologia delle masse e della produzione di massa. La Fede cattolica la quale conserva sempre le virtù giù di moda, in questo momento è l’unica a sostenere l’intelletto indipendente dell’uomo.

(G. K. Chesterton, Del coraggio e dell’indipendenza, in La Chiesa viva, Paoline, Alba 1954, pp. 194-195)

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L’INTERVISTA……………

Zorandi: “La mia Parma rigenerata”
Si presenti: Andrea Zorandi, 54 anni, Medico di Medicina Generale e Specialista in Medicina dello Sport
Appartenenza politica: Segretario sezione di Parma della Lega Nord Padania
In politica dal: 2003
Chi la appoggia? Contatti con due liste
LA CITTA’ SECONDO ME
Una parola per definire Parma oggi: Ingannata
Una parola per definire la Parma che propone agli elettori: Rigenerata
Lo scorcio di Parma che preferisce: La tradizione storico-culturale e la sacralità di Piazza Duomo
L’angolo di Parma più sottovalutato e da valorizzare: Le periferie dimenticate
La bruttura da eliminare: La fogna a cielo aperto del Naviglio e la discarica ex Amnu
I PRINCIPALI PROGETTI CONCRETI
Anziani: sostegno sociale nel proprio quartiere
Giovani: lavoro, incentivare cultura, arte e divertimento dei giovani per i giovani
Urbanistica: risparmio del suolo, valorizzazione invenduto, riconversione aree inutilizzate
Viabilità e trasporti: traffico e viabilità ecosostenibili, regolamentazione stalli di sosta e attraversamenti pedonali
Scuola e infanzia: efficientamento strutturale ed energetico, poli scolastico-sportivi, servizi nei quartieri
Famiglia: al centro della struttura del nostro programma,
Sociale: più servizi, più lavoro, rilancio economia
Sport: sostegno società sportive dilettantistiche e amatoriali, centri polivalenti
Cultura: “fare” cultura tradizionale e contemporanea per nuova scena artistica locale
Sicurezza: controllo del territorio, lotta clandestinità, microcriminalità e infiltrazione mafiosa,
Ambiente: differenziata, riciclo, efficientamento energetico, meno traffico
Integrazione: no ghettizzazione e clandestinità, rispetto regole e nuove opportunità sociali e lavorative
Lavoro: filiera corta, sostegno imprese, formazione e promozione
UN QUARTIERE, UN PROGETTO
Oltretorrente: rilancio economico, contrasto al degrado e inquinamento acustico-ambientale
Parma centro: lotta alla desertificazione e degrado, rilancio turistico
Molinetto: meno inquinamento e più servizi
Montanara: più servizi e meno dormitorio
Lubiana- San Lazzaro: più servizi e meno microcriminalità. no alla ghettizzazione e ad insediamenti irregolari
Vigatto: più servizi socio-sanitari e trasporto pubblico
Cortile San Martino: meno inquinamento ambientale e idrico
Golese: più servizi e trasporti dalla periferia al centro, bonifica discariche
Cittadella: migliore raccolta rifiuti, valorizzare verde pubblico, sicurezza
San Leonardo: lotta all’inquinamento e più controllo del territorio
Pablo: miglioramento viabilità e trasporti pubblici
San Pancrazio: compensazione per inquinamento veicolare, servizi alla persona
SI O NO A….
Inceneritore – no
Via Emilia bis – no
Varchi elettronici – no
Movida – no
Moschea -no
Lo Stadio fuori città – sì


Quando certi alti prelati dovrebbero pregare…

Il vescovo di Pozzuoli: «Il sud paga un prezzo troppo alto alla disoccupazione». Il dolore del padre: «Non ce lo meritavamo». La moglie del sergente Michele Silvestri colpita da un malore dopo la notizia. Giornata di lutto a Monte di Procida
MILANO – «Non ce lo meritavamo». Antonio Silvestri, padre del sergente Michele Silvestri, ucciso in un attentato contro la base italiana Fob «Ice» in Afghanistan, non aggiunge altro. Troppo forte è il dolore per la perdita di quel figlio che in paese, a Monte di Procida e anche nella vicina Bacoli, tutti consideravano un bravo ragazzo e anche un eroe, tanto era nota la sua propensione a partecipare alle missioni internazionali di peacekeeping. Era in casa, il signor Antonio, quando sono arrivati i militari per comunicare la notizia della morte del figlio: lui e la moglie non avevano seguito i notiziari tv del pomeriggio che avevano parlato dell’attentato. Quando hanno saputo cosa fosse successo si sono visti il mondo crollare addosso.
IL MALORE DELLA MOGLIE – Anche la moglie del sergente, Nunzia Carannante, non ha retto alla notizia. Prima ha pianto a dirotto, poi è stata colta da malore. La donna è uscita di casa proprio mentre stava arrivando il tenente colonnello Gaetano D’Agostino per portarle la tragica notizia. Non c’è stato bisogno di parole: Nunzia ha capito e ha iniziato a piangere. Nello stesso edificio vivono il padre e la madre, il fratello e la sorella del sergente Silvestri.
UN PAESE IN LUTTO – A Monte di Procida tutto il paese si è stretto nel dolore. Nel piccolo centro della zona flegrea, a nord di Napoli, un comune di 14mila abitanti concentrati in poco più di tre chilometri quadrati, si conoscono un po’ tutti, e il sergente Silvestri era stimato e apprezzato come veterano nelle missioni all’estero. Michele viveva con la moglie Nunzia e il figlioletto nel confinante comune di Bacoli. Ma quando partiva per una missione, la moglie e il bambino si trasferivano a Monte di Porcida, nella palazzina popolare di via Cappella dove vivono sia i genitori della donna sia quelli di Michele. Ed è qui che si sono presentati i militari incaricati di annunciare quanto accaduto.
DAL KOSOVO ALL’IRAQ – Una sottotenente psicologa ha accompagnato il colonnello D’Agostino, per offrire sostegno nel momento dello shock. Silvestri si era arruolato nel 1997, ed aveva partecipato da allora a sei missioni all’estero: la prima in Kosovo, poi più volte in Afghanistan ed anche in Iraq. «Sorrideva sempre, era solare e più di tutto ti dava l’impressione della forza – dice di lui il sindaco, che si è recato in serata dai familiari – quella forza positiva, di chi credeva nei propri sogni».
«IL SUD PAGA TROPPO» - Sull’accaduto è intervenuto anche il vescovo di Pozzuoli, mons. Gennaro Pascarella, che ha espresso il cordoglio della diocesi invitando alla preghiera ma che non ha rinunciato a sottolineare come non sia la prima volta che l’area flegrea piange uno dei suoi figli, caduto durante una missione militare. Alfonso Trincone, originario di Pozzuoli, aveva perso infatti la vita in un attentato durante la missione in Iraq. «In questo momento di dolore – ha commentato il vescovo – una considerazione va anche fatta: la nostra Comunità e la terra del Sud pagano questi tributi di morte perché‚ i giovani sono spinti a sfidare i grandi rischi che comportano le missioni militari per motivi di lavoro. Un fatto che deve farci riflettere tutti, in quanto non trovando i giovani sbocchi occupazionali scelgono la strada di arruolarsi e partecipare poi alle missioni internazionali».

Il pellegrinaggio alle sette chiese

Alle celebrazioni liturgiche pasquali sono stati aggiunti riti popolari. Fra questi: il pellegrinaggio alle sette chiese e la venerazione verso il sacramento eucaristico, conservato per i giorni di venerdì e sabato santo. Il pellegrinaggio alle sette chiese nella sua forma originaria è dovuto a san Filippo Neri: le chiese toccate erano le grandi basiliche romane (san Pietro, san Paolo fuori le mura, san Giovanni in Laterano, san Lorenzo, santa Maria Maggiore, santa Croce in Gerusalemme e san Sebastiano). Col tempo acquistò un tenore molto penitenziale, spostandosi alla fine della Quaresima e facendo memoria delle tappe di Gesù nel percorso della sua passione. Al medio evo, invece, risale la cosiddetta visita a quello che impropriamente viene chiamato «sepolcro». Al termine della messa nella Cena del Signore si ripone il ss. Sacramento in un altare allestito per la sua venerazione. Testi liturgici antichi dicono che «posto il corpo di Cristo tra due patene, sia portato con ceri e incenso in forma molto onorifica… e sia posto in un luogo a ciò preparato», fra lumi e fiori. Il processo storico che ha portato all’idea di sepolcro non è stato ancora chiarito.

Certamente vi hanno avuto influsso la devozione all’umanità sofferente di Cristo e il richiamo al santo Sepolcro di Gerusalemme. Il termine «sepolcro» non appartiene ai testi liturgici, ma si diffonde nel linguaggio popolare, tanto da far parlare di «altari che sono chiamati dal popolo sepolcri». Si diffondono via via elementi che rinviano alla sepoltura e al sepolcro di Gesù, insieme a interventi della Congregazione dei riti che cercano di limitarne l’uso, perché l’altare deve ricordare l’istituzione del sacramento e non la sepoltura di Gesù. Dopo il concilio di Trento il contenitore ligneo del ss. Sacramento assume la forma di un’urna trapezoidale con uno sportello abbastanza ampio da permettere la collocazione della pisside: nel coperchio si dipingevano simboli eucaristici o della passione, talora l’immagine del volto sofferente di Cristo. In un’epoca non precisabile le due forme di culto popolare si sono intrecciate, diventando la tradizionale «visita ai sepolcri», da compiersi simbolicamente secondo il numero di sette visite. Intorno a questo uso si sono aggregate manifestazioni di pietà popolare, dove la fede della grande Tradizione (la devozione al sacramento dell’Eucaristia) si intreccia con credenze umane (come il valore dato al numero delle chiese visitate).

Per concludere con uno sguardo alle prossime feste pasquali, le indicazioni della Chiesa sono chiare, come sono state ripetute nel 1988 dalla Congregazione per il Culto divino nel suo documento per la Preparazione e celebrazione delle feste pasquali. In merito al nostro tema si stabilisce che «il tabernacolo o custodia non deve avere la forma di un sepolcro. Si eviti il termine stesso di «sepolcro»: infatti la cappella della reposizione viene allestita non per rappresentare «la sepoltura del Signore», ma per custodire il pane eucaristico per la comunione, che verrà distribuita il venerdì nella passione del Signore». La custodia è un invito a quell’adorazione singolare che segue la celebrazione della messa nella Cena del Signore: nel ricordo di quando Gesù ha consegnato l’Eucaristia alla sua Chiesa, l’altare della reposizione deve essere preparato e addobbato in modo conveniente per l’adorazione pubblica fino alla mezzanotte. Dopo la mezzanotte l’adorazione sia senza solennnità, perché la Chiesa ricorda il giorno della passione del Signore, di cui farà memoria liturgica nel pomeriggio (cf Preparazione e celebrazione delle feste pasquali, 55ss).
Padre Valerio Mauro, docente di Teologia sacramentaria

Ebbene, ora sappiamo che non si deve dire Sepolcro, parlando del tabernacolo o altare della reposizione del Giovedì Santo. Ma guardate cosa fanno fino ad oggi a Gerusalemme i Latini. Al termine della processione con il Santissimo intorno all’edicola del Santo Sepolcro, processione che conclude la solenne celebrazione della Cena del Signore, il Sacramento dell’Eucaristia è deposto all’interno del Sepolcro, proprio come si fa in tutte le altre chiese all’altare della reposizione. Interessante. Probabilmente il termine “sepolcro” deriva proprio da qui…
Ecco un video di un pellegrino che nell’anno 2008 ha partecipato a Gerusalemme alla Messa crismale che è anche messa in Coena Domini:



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