Timor mortis

Una società il cui unico ideale sia quello di eliminare la sofferenza e di dare ai suoi membri la maggior dose di benessere e di piacere, è condannata alla distruzione. Non comprende che non si deve necessariamente evitare tutto il male. E la sofferenza non è neppure l’unico male, come pensa il nostro mondo.
Se consideriamo la sofferenza come il più grande male e il piacere come il maggior bene, vivremo di continuo sommersi nell’unico grande male che dovremmo evitare senza compromessi: il peccato. Talvolta è assolutamente necessario affrontare la sofferenza che è un male minore, per evitare o superare il male più grande, il peccato.

(Thomas Merton, Nessun uomo è un’isola, Garzanti, Milano 1973, p. 98)

Vita e morte — Tra la vita terrestre e quell’altra vita che ha inizio con la morte, il contrasto, per l’uomo normale, è meno violento di quanto si creda. Il timore della morte non può rappresentare un assoluto per chi ama la vita in modo sano. L’essere che preferisce tutto alla morte, non sa vivere. Ha paura della morte, perche porta già in sé la morte, questa morte eterna che comincia già nel tempo. Teme la morte, si aggrappa, disperato, a tutte le apparenze moribonde e morte della vita e della felicità, perché ha perso ogni fiducia nella vita, nella forza e nell’eternità della vita. Del resto, le forme di civiltà nelle quali l’uomo si accanisce a difendere la vita con i mezzi più artificiali e spesso più sacrileghi, sono anche quelle dove il suicidio si diffonde maggiormente. Questi due fenomeni sono della medesima essenza: il suicidio implica soltanto un grado di più o di meno, secondo i casi, della non-possibilità di vivere.

(Gustave Thibon, Il pane di ogni giorno, Morcelliana, Brescia 1949, p. 103)

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In culo alla religione

«Il governo ha portato il Paese al sicuro». Bagnasco chiede: «Equità e rigore». Il presidente della Cei apre il consiglio permanente
MILANO – «Con i provvedimenti adottati è stato portato al sicuro il Paese». Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, apre i lavori del Consiglio episcopale permanente con un plauso all’esecutivo Monti. Ma non lesina in auspici e raccomandazioni: «Bisogna che si approfitti il più possibile di questa stagione, in cui si è costretti a dare una nuova forma ai nostri stili di vita: uscire dall’immobilismo; cominciare a fare manutenzione ordinaria del territorio; continuare nella lotta all’evasione fiscale; semplificare realmente alcuni snodi della pubblica amministrazione; dotarsi di strumenti pervasivi e stringenti nel contrasto alla corruzione e al latrocinio della cosa pubblica».
EQUITA’ E RIGORE – Secondo Bagnasco le aspettative nei confronti del governo sono alte perché prospetta «soluzioni sospirate da anni. Come vescovi – avverte però – chiediamo di tenere insieme equità e rigore. La congiuntura ci deve migliorare, non appiattire e ancor meno schiacciare». Alla sua analisi non sfugge un richiamo all’attualità. Il cardinale di Genova ricorda che «il modello economico perseguito lungo i decenni dal nostro Paese è stato ed è una prodigiosa combinazione tra famiglia, impresa, credito e comunità, un insieme che va reinterpretato e rilanciato, recuperando stima nelle imprese familiari e locali, a cominciare da quelle agricole e artigianali». Nella prolusione Bagnasco esalta così «l’energia scaturente dai vincoli familiari, supporto indispensabile nelle emergenze, sostegno che mentre dà educa, e mentre educa non lascia mai soli».
I GIOVANI – Il presidente della Cei si è poi rivolto alla vasta platea dei giovani penalizzati dal sistema economico. «Siamo profondamente persuasi che i giovani di oggi – ha invece osservato Bagnasco – siano in grado di dare una spinta decisiva al cambio di passo del nostro Paese. La conoscenza che abbiamo di loro – continua – e del loro entusiasmo, la consuetudine con i loro ragionamenti, la partecipazione alle loro mortificazioni, l’ascolto della loro rabbia, ci inducono a ricordare che non si possono tradire: sono indispensabili oggi, non solo domani».
CREARE LAVORO – «Mentre la crisi perdura, chiediamo che sollecitamente si avvii la sospirata fase di ripresa e degli investimenti in grado di creare lavoro, che è la priorità assoluta». Il leader della Conferenza episcopale ha quindi affrontato il tema cruciale della crisi economico-finanziaria. L’unico antidoto per il cardinale è la ripresa fondata del lavoro: «L’approccio finanziario, infatti, senza concreti e massicci piani industriali- osserva- sarebbe di ben corto respiro. Solamente ciò che porta con sè lavoro, e perciò coinvolge testa e braccia del Paese reale, ridà sicurezza per il presente e apre al futuro».

Noi ce ne faremo una ragione

Signor Mario Monti, se ne vada pure, come da titolo, noi ce ne faremo una ragione perchè il paese italia e il suo popolo, non sono affatto pronti ad essere devastati completamente da un massone come lei che risponde solo ai poteri forti. Se ne torni pure a lavorare nella sua amata facoltà fino a settant’anni… che non ci mancherà di

Sono colpevoli di sottrarre i risparmi degli Italiani

In questi giorni si completa la manovra fiscale di Bin Loden Monti con l’applicazione delle sue addizionali irpef locali.Sempre più spesso si leggono statistiche e previsioni sull’impatto nei nostri stipendi e non sempre tali dati corrispondono alla realtà, sia perché sono “medie”, sia perché indicano l’importo complessivo, così che in molti casi, trovandosi una trattenuta di gran lunga inferiore a quella pubblicata sui giornali, il cittadino vessato sospira e, quasi, è riconoscente, in piena “sindrome di Stoccolma”, verso il suo aguzzino e

L’irresponsabile leggerezza di Monti & C

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Ieri sera ci siamo persi la Parte iniziale della trasmissione Reporter della Gabannelli della quale avevamo preannunciato l’incipit dell’intervista alla Fornero, nella quale afferma che il loro governo è stato chiamato per fare delle Cose difficili e non per distribuire caramelle, altrimenti alla distribuzione di caramelle ci avrebbero potuto pensare i soliti politici (sottinteso: politici incapaci). Ma avevamo già espresso il nostro disprezzo per quella frase del cazzo in questo articolo, mentre il disprezzo nei confronti dell’autrice della frase non manchiamo di esprimerlo più o meno in ogni articolo che scriviamo.
IL disprezzo naturalmente è esteso, ci mancherebbe altro, al suo capo, perchè non si vergognano di vessare il popolo con insopportabile e irresponsabile leggerezza.
Un’irresponsabile leggerezza nel prendere provvedimenti negativi che, peraltro, sono irreversibili, perchè nessun eventuale prossimo governo potrà mai rimediare agli obbrobri commessi da questi due.
Ve lo immaginate un eventuale prossimo governo della Lega o di Sel? Potrebbero mai riparare al danno fatto ai pensionati e ai pensionandi? Dove mai potrebbero prendere i soldi per restituire il maltolto ai cittadini in questo anno di democrazia alla Gheddafi? Dove mai potrebbero prendere i soldi delle pensioni che non sono state percepite perchè rinviate di anni?
Purtroppo l’azione di questo governo demente porterà un saldo negativo, al di là della loro soddisfazione incosciente personale per aver adorato lo Spread come un dio, sacrificando per questo l’agnello rappresentato dal popolo.
Un saldo negativo perchè l’umanità è composta all’incirca dal 99% di cittadini comuni, che alla fine sono i soli destinatari dei loro provvedimenti iniqui.
Ma è mai possibile che questi signori non si rendano conto di quello che fanno, o se se ne rendono conto, possano essere convinti di operare per il bene dell’umanità?
Ma da quale orrida scuola di becero materialismo sono venuti fuori? Ma quali sono stati i loro maestri?
Ma chi gliel’ha insegnato che per fare quadrare i conti ai ricchi si deve togliere ai poveri?
Forse sono andati a lezione da Saddam, Gheddafi, e quando li hanno tolti di mezzo impiccandoli o sparandogli non si rendevano conto che erano tali e quali a loro, ma solo nascosti da abiti occidentali e dalla religione di Cristo, che tutto avrebbe voluto, ma non quello che avete fatto e che state facendo?
In genere quando ci si trova davanti a gente irresponsabile di tale portata ci si chiede: “Ma ci siete o ci fate?”.
Con voi questa domanda sarebbe completamente inutile, perchè è talmente evidente che non ci fate, ma che siete realmente stupidi completamente.
E il dovere del cittadino comune contro la dittatura stupida come la vostra è quella di rovescialrla.
Costi quel che costi!
IL CRONISTA

Angelus Domini nuntiavit Mariæ

V. Angelus Domini nuntiavit Mariæ,
R. Et concepit de Spiritu Sancto.
Ave Maria, gratia plena, Dominus tecum. Benedicta tu in mulieribus, et benedictus fructus ventris tui, Jesus.
Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis peccatoribus, nunc et in hora mortis nostræ. Amen.

V. “Ecce Ancilla Domini.”
R. “Fiat mihi secundum Verbum tuum.”
Ave Maria, gratia plena…

V. Et Verbum caro factum est.
R. Et habitavit in nobis.
Ave Maria, gratia plena…

V. Ora pro nobis, Sancta Dei Genitrix.
R. Ut digni efficiamur promissionibus Christi.

Oremus: Gratiam tuam quæsumus, Domine, mentibus nostris infunde; ut qui, angelo nuntiante, Christi Filii tui Incarnationem cognovimus, per passionem eius et crucem, ad resurrectionis gloriam perducamur.
Per eundem Christum Dominum nostrum. Amen.

Gloria Patri….. Requiem aeternam….

L’angelus musicato da Franz Biebl “Ave Maria”

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Il salvatore e l’ascesa per il paradiso

Monti e la riforma del lavoro: «Sento il peso di decisioni difficili ma necessarie». Il premier a Seul: «Abbiamo cercato di essere equi nel distribuire i sacrifici. Ma tocca al Parlamento decidere»
MILANO – È notte fonda in Kazakhstan ed è notte in Italia, quando il presidente del Consiglio accenna un breve punto della situazione, terminato il colloquio con il premier kazako avuto all’aeroporto di Astana in occasione, dice con un duplice gioco di parole, di «uno scalo tecnico di importanza politica». A bordo dell’Airbus di Stato che prosegue la sua rotta verso Seoul, Monti prende atto con soddisfazione dei report che le banche consulenti del Paese ospite, come gli riferisce l’omologo Masimov, stilano sui progressi del risanamento in Italia. Ma non solo. Il premier risponde anche ai cronisti che gli chiedono se sia sereno nonostante le polemiche in Italia sul delicato fronte della riforma del mercato del lavoro: «Sento il peso di decisioni non facili» dettate dal fatto che la situazione «dell’Italia era piuttosto grave» ma abbiamo «cercato di essere equi nel distribuire i sacrifici» per risanare l’Italia.
RISPETTO PER LE PARTI – «La situazione dell’Italia come si trovava nel momento in cui ci è stata affidata questa responsabilità – ha aggiunto – era, lo sappiamo tutti, piuttosto grave e abbiamo cercato in questi mesi di essere equi nel distribuire i sacrifici o i contributi delle diverse parti economiche e sociali al risanamento dell’Italia». «Poi – ha concluso – quando si tratta di lavoro, di sindacati, di forze sociali, di elemento umano è chiaro che il rispetto per tutti i soggetti coinvolti nella consultazione è grande».
IL PARLAMENTO – «Ci rendiamo conto delle difficoltà di ciascuno, e ci rendiamo conto che alla fine deve essere il Parlamento a decidere. Ed è responsabilità del governo quella di presentargli una proposta che riteniamo equa e abbastanza incisiva». Allo stesso tempo è dovere dell’Esecutivo «prospettare al Parlamento le ragioni per le quali, pur essendo le Camere sovrane, cercheremo di avere un risultato finale in tempi non troppo lunghi e che sia il più vicino possibile a quanto abbiamo presentato».

Le stravaganze dello spirito

       Lo scandalo dell’universo non è la sofferenza ma la libertà. Dio ha fatto libera la sua creazione: questo è lo scandalo degli scandali, perché tutti gli altri scandali procedono da esso. Lo so, qui sembra di essere in piena metafisica. Ma che ci posso fare?
        Se mi faccio comprendere male da alcuni di voi, sarà perché mi sarò spiegato male, ecco tutto. Del resto, a che vale spiegare? In questo momento c’è nel mondo, in qualche chiesa sperduta o in una casa qualunque o anche alla svolta di una strada deserta, un pover’uomo che congiunge le mani e dal fondo della propria miseria, senza ben sapere quel che dice oppure senza dir nulla, ringrazia Dio di averlo fatto libero, di averlo fatto capace di amore…
        C’è in qualche parte del mondo, non so dove, una mamma che nasconde il suo volto su un piccolo petto che non batterà più, una madre che, presso il figlioletto morto, offre a Dio il gemito di una rassegnazione spossata, come se la voce che ha lanciato gli astri nello spazio come una mano lancia il seme, la voce che fa tremare i mondi, le mormorasse dolcemente all’orecchio: «Perdonami. Un giorno saprai, un giorno comprenderai e mi ringrazierai. Ma ora ciò che voglio da te è il tuo perdono: perdonami».
        Questa donna sfinita, quel pover’uomo sono penetrati nel cuore del mistero, nel cuore della creazione universale e nel segreto stesso di Dio. Che dirvi? Il linguaggio è al servizio dell’intelligenza. E quello che quei due hanno capito, lo hanno capito con una facoltà superiore all’intelligenza, benché non in contraddizione con essa: o piuttosto lo hanno capito per un profondo e irresistibile impulso dell’anima che impegnava tutte le facoltà insieme, che impegnava a fondo tutta la loro natura… Sì, nel momento in cui quell’uomo, quella donna accettavano ii loro destino, accettavano se stessi, umilmente, il mistero della creazione si compiva in essi, mentre correvano cosi, senza saperlo, tutto il rischio della loro condotta umana; si realizzavano pienamente nella carità di Cristo, diventando essi stessi, secondo la parola di san Paolo, altri Cristi. Insomma, erano dei Santi.
        Impegnarsi interamente… Lo sapete, la maggior parte degli uomini impegnano nella vita soltanto una piccola parte, una parte ridicolmente piccola del loro essere, come quei ricchi avari che un tempo se ne morivano perché spendevano soltanto l’utile dei loro utili. Un santo non vive dell’utile dei suoi utili e neanche vive. soltanto dei suoi utili: vive del suo capitale, impegna tutta quanta la sua anima. In questo, del resto, egli differisce dal saggio che secerne la sua saggezza alla maniera di una lumaca che secerne il proprio guscio per trovarvi un asilo.

(Georges Bernanos, I Santi, nostri amici (1947), in Lo spirito europeo e il mondo delle macchine, Rusconi, Milano 1972, pp. 290-292)

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