Le colpe degli italiani (inventate dal consiglio ue)

“L’Italia, come primo Stato ad aver ricevuto la chiamata di aiuto e sapendo che la Libia non poteva ottemperare ai propri obblighi, avrebbe dovuto assumere la responsabilità del coordinamento delle operazioni di soccorso”. A dirlo è il rapporto del Consiglio d’Europa sulla morte di 63 migranti nel Mediterraneo a marzo 2011. Il rapporto conclusivo sull’inchiesta è stato approvato oggi dal comitato per l’immigrazione dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Nel documento si sottolineano anche le gravi responsabilità della Nato e dei singoli paesi che hanno partecipato alla guerra in Libia e che avevano navi che in quel momento solcavano quel tratto del Mediterraneo. Una serie di errori commessi dalle navi della Nato e dalla guardia costiera europea condannarono decine di migranti africani lo scorso marzo, lasciati morire di fame e di sete sulle loro imbarcazioni alla deriva nel Mar Mediterraneo, dopo che le loro richieste di aiuto vennero ignorate. L’autore del rapporto, Tineke Strik, ha descritto la tragedia come “un giorno buio per l’Europa”, che ha messo a nudo il doppio standard applicato dal continente europeo nel valutare la vita umana. “Possiamo parlare quanto vogliamo di diritti umani e dell’importanza di rispettare i dettami internazionali ma se allo stesso tempo lasciamo morire le persone, forse perché non sappiamo chi sono o perché arrivano dall’Africa, questo dimostra quanto queste parole siano senza senso. Se si pensa all’attenzione dedicata dai media alla Costa Concordia e la si paragona alle oltre 1.500 vite perse nel Mediterraneo nel 2011 la differenza è impressionante”, ha spiegato Strik.

Emilio Fede

Da tempo si sapeva – e lo aveva più volte ripetuto lo stesso interessato – che Emilio Fede avrebbe lasciato la direzione del Tg4, l’unico telegiornale che riuscivo a guardare senza essere preda dell’impulso di bastonare conduttore e gran parte degli intervistati.
Naturalmente quella parte sinistra di italiani abituata a ballare intorno ai cadaveri, ha gioito alla notizia e mi auguro che, come dopo Berlusconi ha avuto le tasse di Monti e le pensioni della Fornero, così dopo Fede sia servita in modo altrettanto efficace con un direttore che rappresenti Fede all’ennesima potenza (e più giovane).
Il modo, però, con il quale Mediaset ha licenziato Emilio Fede è indegno della società di Berlusconi.
Non si può dare un benservito in poche righe di comunicato a chi ha servito l’azienda con scrupolo e risultati per 20 anni, a chi ha fondato l’informazione Mediaset.
Emilio Fede, infatti, dopo il siluramento voluto da De Mita dal Tg1, costruì il primo telegiornale libero in diretta a ReteA, anche con minacce giudiziarie nei suoi confronti perché allora era vietato trasmettere in diretta, tranne che per il monopolista di stato.
Berlusconi gli offrì la nascente rete del Biscione e, come nel campo dello spettacolo fecero Mike Buongiorno, Raimondo Vianello, Corrado e Johnny Dorelli, Emilio Fede portò la sua capacità ed esperienza gettando le fondamenta per il successo dell’informazione Mediaset.
Il Tg4, dove trovò infine la sua collocazione, ha rappresentato con la sua direzione l’unico telegiornale che non cercasse di fare lo sgambetto a Berlusconi.
Tutti gli altri chi più, chi meno (forse ad eccezione del giovanilista Studio Aperto) hanno ostacolato il cammino politico del Cavaliere, nonostante le ipocrite affermazioni circa una presunta “occupazione” dei media da parte del Leader del Centro Destra.
Di questo sono grato ad Emilio Fede che avrebbe meritato un trattamento migliore, ancorchè, a ottantuno anni, andava comunque sostituito visto che spesso, anche in diretta, mostrava i segni dell’età.
Giovanni Toti, al momento, è designato a sostituirlo pare con l’interim di Studio Aperto, telegiornale dal taglio giovanile che appare sufficientemente imparziale nel porgere le notizie.
Mi auguro che il nuovo direttore non cambi l’impostazione di telegiornale schierato del Tg4, anche se avrei sperato che, al posto di Fede, venisse scelto un direttore che potesse rappresentare il berlusconismo all’ennesima potenza.
Se non altro per continuare in una guerra, che non avrà mai fine, contro la sinistra.
Ad Emilio Fede una raccomandazione: non macchi il suo curriculum impugnando le decisioni dell’azienda, faccia questo ultimo gesto di appartenenza, mostrando l’altra guancia, anche davanti ad una modalità di sostituzione che griderebbe vendetta.

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Monti: “Io so’ io, e voi non siete un c****!


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“Questo governo gode di alto consenso, i partiti no”, che è la stessa cosa che disse Alberto Sordi nei panni del Marchese del Grillo: “Io so’ io e voi non siete un cazzo!”
Questo è quello che il presidente del consiglio italiano ha detto a Tokio in un consesso che amplifica le sue dichiarazioni in tutto il mondo.
Ma il bello è che avrebbe anche ragione! Perchè davvero i partiti sono arrivati a far pensare di sè che siano completamente inutili alla bisogna.
I partiti ormai sono riusciti a convincere gli Italiani che sono delle grandi macchine che succhiano soldi ai cittadini onesti per sputtanarseli e fregarseli tra di loro.
Il caso della Margherita è solo un piccolo esempio e lo conosciamo solo perchè sono stati così scemi da farlo venire a galla (scemi, naturalmente, dal punto di vista di lor signori furfanti).
Ma il mondo della politica è tutto così! La costituzione di partiti e partitelli per percepire favolosi rimborsi elettorali alle spalle dei poveri cittadini pensionandi e pensionati che Monti e la Fornero provano così gusto a spremere e torchiare, è solo una piccola voce nell’enciclopedia del brigantaggio politico italiano.
Ma Monti non è meglio degli altri, perchè peraltro – pur rendendosi conto che i partiti saranno quel che saranno, ma sono riusciti a metterlo lì a fare il lavoro sporco che loro non hanno avuto il coraggio di fare, perchè completamente sputtanati e impresentabili – non solo lo fa con un evidente sadismo, ma fa finta di farlo per il bene degli Italiani, mentre è evidente che lo fa soltanto per gli interessi degli stessi che l’anno messo lì.
Quindi cornuto e contento!
IL CRONISTA

Santi – ma quanti!

Probabilmente lo sapete già ma, per sicurezza teutonica – fiducia va bene, controllo è meglio -, vi confermo che il culto dei santi, dei morti, della Madonna non esiste nel mondo protestante. Pur credendo alla vita eterna, in realtà ci si comporta come se non esistesse. Si muore, punto e basta. Poi ci si ritrova in paradiso o nell’inferno.
E nel mentre cosa succede? La persona morta non ha forse un anima immortale?
Ma questo è un discorso da affrontare un’altra volta.

Fresca fresca approdo alla Chiesa Cattolica alla quale sono stata ben preparata, con Catechismo, ore ed ore di rimbambimento in Latino da parte del migliore dei mariti – il mio – e lo ringrazio per la pazienza. Ora che ci penso, non mi ricordo se lui mi abbia mai ringraziato per la mia….vabbé, pazienza! Dicevo, appunto, che non fu tralasciato nulla e sono stata investita da grazie su grazie assorbendole con questa fame di verità che conosce soltanto chi ha cercato a lungo quel oasi di acqua fresca dalla quale attingere a piene mani.

Ebbene, tutto è filato liscio e appena mi si era presentata l’occasione ho raccontato a chiunque di essere diventata finalmente cattolica. Qualche occhiata strana me la sono beccata, ma non mi importava davvero nulla. E’ come quando ci si sposa, con l’anello luccicante al dito, non ancora consumato dalle fatiche di un matrimonio. Non si perde l’occasione per farlo vedere, no? Durante le foto di rito si mette la mano ben in vista, uguale nei primi giorni dopo le nozze. E quante volte si guarda la fede al dito che ci conferma che sì, è tutto vero, sono sposata.

Passo dopo passo sono andata alla scoperta della mia nuova vita cattolica.
I piccoli dettagli, e chiamiamoli “piccoli”, non avevo affrontato… Si, certo, le preghiere della mattina, della sera, l’Angelus, il Rosario, la preghiera per i defunti, l’Angelo custode e più o meno finiva li.

Finalmente ecco li, quelli che volevo scoprire e conoscere: i Santi, e alè!
Non vedevo l’ora di approfittare della loro intercessione e ho letto tutti i libri che avevo sottomano, ho divorato tomo su tomo grazie alla libreria ottimamente fornita da mio marito. Bene.

Ma ora bisognava andare al sodo cioè: pregare. Confesso, sono un po’ ingenua, che mi vergognavo a chiedere come funzioni la cosa.
Fedele alla mia educazione di rispettare tutti in eguale misura, ho incominciato a pregare tutti singolarmente con i loro nomi. Ogni giorno. Avevo timore, che qualcuno si sentisse offeso se mi rivolgessi a una piuttosto che ad un altro. Ergo, tutti o nessuno.

Mi chiedevo come facessero gli altri a svolgere i lavori di casa, fuori casa, coltivare le amicizie, con la mole di preghiere da svolgere ogni giorno e credevo che mio marito lo facesse in macchina mentre era fuori per lavoro. Ma più passavano i giorni, più ero convinta di aver trovato il motivo per il quale molte persone non erano più cattolici praticanti e, in tutta sincerità, le potevo comprendere.

Finalmente, fiera della mia scoperta, ne parlai con mio marito una sera.
Ecco…non trovo esattamente le parole giuste per descrivere le sequenze espressive del suo volto…ci provo: stupore – ho sentito bene? – parla sul serio? – chi ho sposato? –matta – ambulanza – MAMMMAAAAA !!!!

Poi, vedendo il mio candore e la totale buona fede, mi ha spiegato con pazienza, insieme a un buon bicchiere di vino, quale sono le piccole verità della vita e della fede.

Allora ho compreso che non basta conoscere le grandi verità, anche le piccole hanno la loro importanza.
Inoltre, non vergognatevi mai a chiedere, vi risparmiate fatica, tempo e figuracce.

Filed under: Non c’è più religione…, Questo e Quello

Suicidi

Qui, la macabra conta dei suicidi per motivi economici… ma a quanto pare, numeri e difficoltà vengono completamente ignorate da chi invece dovrebbe interessarsi a tale “boom” esploso da un paio d’anni a questa parte con un peggioramento negli scorsi mesi.
Sono da poco passate le otto del mattino, a Bologna, quando un uomo di 58 anni, un muratore, nella propria auto, una Fiat Punto parcheggiata davanti alla sede dell’Agenzia delle entrate, si dà fuoco. L’auto bruciata dell’uomo che si è dato fuoco. Ricoverato in ospedale, versa in condizioni gravissime, con ustioni su tutto il corpo. A spingerlo a compiere un gesto così estremo potrebbe essere stata la disperazione derivante dai suoi problemi economici. All’interno dell’abitacolo sono stati trovati una lettera indirizzata alla moglie e un’altra indirizzata all’Agenzia delle Entrate, in cui l’uomo avrebbe spiegato, in poche righe, di aver sempre pagato le tasse e in cui chiedeva di lasciare stare la propria consorte. Il contenuto dei biglietti non è però chiaro, perché i fogli sono stati quasi del tutto bruciati. L’idea degli inquirenti è che avesse debiti e problemi finanziari. Sarebbe questo il motivo del tentato suicidio.
Appiccato il fuoco, intorno alle 8,20, l’uomo è uscito dalla vettura, parcheggiata in via Nanni Costa. A salvarlo è stato l’intervento di un ragazzo romeno che ha spento le fiamme usando il proprio giaccone. Subito dopo sono arrivati sul posto due vigili urbani. Uno di loro si è tolto il maglione e ha spento le fiamme che ancora avvolgevano i piedi dell’uomo. Poco dopo sono arrivati i vigili del fuoco. L’uomo è stato trasportato in codice rosso con l’elisoccorso all’ospedale di Parma. Ora è ricovertato in “gravissime condizioni” in rianimazione al Centro Hub per la terapia delle grandi ustioni. Presenta ustioni su quasi il 100% del corpo.
Il racconto del vigile urbano: “Un automobilista ci ha avvisato che c’era un’auto che bruciava – ha detto l’agente scelto della polizia municipale Lorenzo Rubbi – ma non sapevamo che c’era una persona ustionata. Quando siamo arrivati ho visto, a 15-20 metri, un uomo che bruciava. Un ragazzo romeno aveva già spento parte delle fiamme con un giaccone che si è carbonizzato”. Rubbi era di pattuglia per controllare la viabilità nei dintorni di una scuola lì vicina. Il 58enne era ancora cosciente. “Gli ho chiesto – precisa Rubbi – cosa è successo? E lui mi ha risposto: Ho tentato di uccidermi, voglio morire, voglio morire”. L’uomo non ha spiegato le ragioni del suo gesto, ma lì vicino gli agenti hanno trovato le lettere. “Chiedeva scusa alla moglie per quello che aveva fatto, e anche all’Agenzia delle Entrate. Diceva che aveva sempre pagato le tasse e chiedeva di lasciare in pace la moglie” conclude l’agente.
Il sindaco di Bologna: è sconvolgente: “Quanto è successo questa mattina è sconvolgente – ha detto il sindaco di Bologna Virginio Merola -. Deve fare riflettere tutti perché è una richiesta di aiuto che non ci può lasciare indifferenti”.

Alfano,il segretario pdl più amato … a sinistra

Con l’ennesima strusciata a tre con Bersani e Casini in un amplesso disgustosamente contro natura, Alfano ha raggiunto un accordo per una presunta riforma costituzionale ed una annunciata riforma elettorale.Alcune considerazioni preliminari si impongono, per poi far seguito, in altra occasione, con un primo esame della annunciata riforma elettorale (di quella costituzionale non vale parlarne ora tanto appare lontana nel tempo).In primo luogo in base a quale mandato Alfano insiste nel raggiungere accordi con Bersani e Casini.Il mandato elettorale del 2008 e tutte le successive occasioni elettorali hanno manifestamente conferito al Pdl ed ai suoi dirigenti un ruolo di netta contrapposizione ai comunisti e ai neodorotei che hanno fatto del salto della quaglia l’essenza della politica (più onestamente Casini che, pur avendo ricoperto per cinque anni il ruolo della quinta colonna, nel 2008 ha avuto il coraggio di presentarsi da solo, più meschinamente Fini per tutte le ragioni che conosciamo).Alfano, quindi, alle riunioni con Bersani e Casini non rappresenta altro che se stesso e quei parlamentari del Pdl che legherebbero l’asino ad ogni albero fosse indicato come salvifico da una competizione elettorale.Ma Alfano non ha neppure il mandato degli elettori che dovrebbe rappresentare per “buttare nel cesso”, come efficacemente direbbe Bossi, un sistema elettorale che ha garantito la governabilità e che merita semplicemente di essere esteso al senato e integrato con una clausola contro i traditori.L’elettorato di Centro Destra, politicamente più evoluto di quello di sinistra, non perdonerà certo Alfano per la congiura che potrebbe riportare in auge i governicchi della prima repubblica, con l’aggravante che al posto del psi Alfano si è scelto il pci/pds/ds/pd.Ricordo inoltro il fallimentare accordo che Alfano sottoscrisse sulle intercettazioni, subendo la Buongiorno, tanto che Berlusconi fu costretto a stracciarlo perché era peggiorativo persino della legge vigente.Urge, a questo punto, un analogo intervento per stracciare l’accordo frutto di innaturali e perversi connubi.Diversamente Alfano passerà tristemente alla storia come il becchino del Pdl e del Centro Destra, esattamente come Martinazzoli (parlandone con il rispetto dovuto ai morti, ma i fatti non si possono cambiare) è ricordato come il becchino della dc.
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Dalla bosnia e dalla romania con furore

Maxirissa con mazze e coltelli in mezzo ai passanti, sei arresti. Paura martedì pomeriggio: lite tra cittadini romeni e bosniaci mentre i passanti cercavano riparo tra le auto
ROMA – Scatenano maxi rissa con mazze di ferro, cric e coltelli tra i passanti che cercano riparo fra le auto in sosta, in via della Magliana, a Roma: sei stranieri arrestati e un minorenne denunciato a piede libero dai carabinieri. La maxirissa tra cittadini romeni e bosniaci è scoppiata nel pomeriggio di martedì in via della Magliana. I contendenti, noncuranti dei numerosi passanti, si sono affrontati armati di tubi di ferro, bastoni, cric e coltelli senza esclusione di colpi. A dare l’allarme al «112» è stato un maresciallo del nucleo operativo dei carabinieri della compagnia Roma Trastevere che si è trovato a passare in auto, al culmine della furibonda scazzottata, mentre era diretto alla sede di servizio. Molte le persone che erano rimaste intrappolate «tra i due fuochi» e che, spaventate, hanno cercato riparo accovacciandosi tra le auto in sosta. Il militare ha immediatamente chiamato rinforzi tramite la centrale operativa ed è intervenuto riuscendo a fermare quattro romeni di età compressa tra i 14 ed i 38 anni. Tre cittadini bosniaci di 20, 30 e 45 anni che avevano preso parte alla rissa, in un primo momento, sono riusciti a scappare a bordo di un auto, bloccata poco dopo da un equipaggio del nucleo radiomobile.
CAMPO NOMADI – Tutti i partecipanti alla rissa sono dovuti ricorrere alle cure mediche a causa delle lesioni riportate. Alla base del violento scontro ci sarebbero motivi legati alla convivenza nel campo nomadi di via Luigi Candona, dove la maggior parte di loro è domiciliata. Sul «campo di battaglia» i carabinieri hanno sequestrato mazze di ferro, bastoni in legno, tubi in acciaio, un coltello e un cric. I sei maggiorenni sono stati arrestati con l’accusa di rissa aggravata. Uno di questi, bosniaco di 45 anni, è stato denunciato anche per resistenza a pubblico ufficiale: era alla guida dell’auto con cui lui e i suoi connazionali hanno tentato di scappare nonostante l’alt imposto dai carabinieri. Il minorenne è stato denunciato.