Italia e lavoro

Visco: «Lavorare di più, in più e più a lungo» «Un paese anziano e con troppi divari». Il governatore: «Percorso da affrontare con determinazione» «Donne risorse per la crescita. Eliminare divari di genere»
MILANO – In Italia non si può non richiedere «che si lavori di più, in più e più a lungo»: lo ha detto il governatore di Bankitalia Ignazio Visco precisando che «non si tratta di uno slogan ma di un percorso inevitabile da affrontare con determinazione, anche se con gradualità». Per Visco «non può esserne più rinviato l’inizio».
DIVARI – «Il nostro Paese è oggi impegnato in uno sforzo impegnativo sul piano della stabilità finanziaria; ad esso non può non accompagnarsi quello altrettanto importante sul fronte delle riforme strutturali» afferma il Governatore in apertura di un convegno dedicato alle donne nell’economia italiana. Riforme, dice Visco, «volte a recuperare una serie di divari» come quello della disuguaglianza di genere, per puntare a creare un’economia «in grado di crescere più velocemente in modo duraturo e di generale elevati livelli di occupazione e progresso sociale». Una crescita, sintetizza Visco, che deve essere intelligente, sostenibile e inclusiva.
RIFORMARE IL MERCATO DEL LAVORO – Il mercato del lavoro, insomma, va riformato per farlo funzionare meglio, e bisogna evitare resistenze al cambiamento. «Un migliore funzionamento del mercato del lavoro – ha detto Visco – con la capacità di accompagnare e non con la volontà di resistere al cambiamentonelle tecnologie, nelle produzioni, nell’apertura dei mercati, nelle organizzazioni delle impreseva di pari passo con mutamenti profondi nella struttura produttiva, dalla dimensione delle imprese manifatturiere alla concorrenza e all’efficienza dei servizi». «L’Italia non resista alla riforma del mercato del lavoro», è il monito del governatore.
PAESE ANZIANO – Molti i divari da recuperare: «L’Italia è innanzitutto un paese anziano. Questo rende la sfida della crescita economica non solo più difficile ma anche decisiva». Secondo il numero uno di palazzo Koch «il mantenimento stesso del livello di vita raggiunto nel nostro paese richiede che si innalzi l’intensità del capitale umano e riprenda a crescere la produttività totale di fattori».
DIVARI DI GENERE – Essenziale poi rimuovere i divari di genere, poiché «dal lavoro delle donne può venire un contributo potenzialmente rilevante» per la crescita. «L’obiettivo di conseguire una piena uguaglianza di genere – ha spiegato Visco – va ovviamente oltre la sola sfera economica. In molte aree i divari sono evidenti, su altre operano effetti indiretti (va di moda nell’economia e nella finanza parlare oggi di “unintended consequences”) che vanno studiati e rimossi». Secondo il governatore, «recuperare i divari rispetto alla partecipazione del mercato del lavoro femminile, la mancata valorizzazione di queste competenze, trasformare una grave debolezza in una straordinaria opportunità, è un obiettivo che non possiamo non porci. Dalla strategia di Lisbona ad oggi è una delle aree da cui, non solo, ma soprattutto in Italia – ha osservato -, ci dobbiamo aspettare un contributo potenzialmente rilevante per a crescita economica e civile». Visco ricorda che in Italia «oltre due milioni di giovani oggi non studiano, non lavorano e non partecipano a un’attività formativa; di essi 1,2 milioni sono donne». Occorre quindi «ricercare le ragioni, e rimuoverle, per le quali è così bassa l’occupazione in parti importanti del nostro territorio, tra i giovani, tra le donne». Vanno rimossi gli ostacoli «anche se in qualche caso ciò significa contrastare rendite di posizione o interessi particolari. Bisogna avere la consapevolezza, però, che ne va del nostro futuro».

IL CRONISTA MANNARO 2015-04-27 22:54:00

tav

Ascolta l’articolo su YouTube L’uomo da sempre tende a progredire. Benissimo! Ma è ripagato dal progresso? O meglio, quello che è comunemente considerato progresso, lo è davvero? I lavoratori Egizi, ultimi nella classe sociale (non credo alla teoria che fossero operai specializzati), erano utilizzati per costruire delle opere grandiose e monumentali come le piramidi. Le […]

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Tav: progresso e poverta? No, grazie!
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Sindaco di Bologna : al peggio non c’è mai fine

Dalla avrà avuto meriti e demeriti artistici, avrà avuto una contraddizione insanabile tra il suo professarsi cattolico e le sue pulsioni sessuali (peraltro correttamente non esibite), ma sicuramente con la sua improvvisa morte ha due grandi meriti.
Ha costretto la giunta cattocomunista a ripulire dai cumuli di neve, ormai diventata nera, piazza Maggiore.
Nelle prime riprese dei telegiornali, dopo l’annuncio della morte, si vedevano ancora, come dune in lontananza, quegli ignobili cumuli neri tra il “crescentone” e San Petronio.
Fortunatamente qualcuno ha avuto l’illuminazione e ha deciso di ripulire la piazza prima dei funerali (con diretta televisiva).
Piazza che, vorrei ricordare e rimarcare, si chiama Maggiore e non Grande.
Grande è la piazza principale di Modena, eterna rivale di Bologna.
Ed il secondo merito è l’averquindi  resa palesee l’inadeguatezza di Merola come sindaco di Bologna.
Probabilmente Merola non conosce la storia della città che è stato chiamato, per scelta sbagliata di chi ha votato un elemento estraneo a Bologna, ad amministrare.
Probabilmente a lui non dice nulla “La secchia rapita” e così ha pensato di rendere omaggio a Dalla nel modo peggiore: pensando di modificare surrettiziamente, neanche ufficialmente, il nome di Piazza Maggiore in Piazza Grande, per richiamare una canzone che, all’epoca, io avevo letto si riferiva volutamente a Modena (dove si diceva che l’autore avesse incontrato alcuni barboni) e non a Bologna.
Una Piazza Grande che oggi viene interpretata, nel titolo e nel testo, unicamente ai fini del ritmo e della metrica.
Non sarebbe stato meglio intitolare a Lucio Dalla una strada, magari cambiando nome a via Stalingrado, via Lenin, via Longo, via Togliatti o via Berlinguer ?
Avrebbe anche avuto un significato di redenzione politica dal comunismo che, come oggi tutti sanno e riconoscono, fu l’ideologia più feroce ed assassina che mai conobbe la nostra terra.

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Parole grosse di Bossi contro Monti, ma la Tav?

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Ieri Bossi si è lasciato sfuggire parole grosse nei confronti di Monti, del suo governo e di chi lo sostiene, Berlusconi in primis compreso.
I toni di Bossi, lo sappiamo, sono sempre apocalittici, soprattutto quando è all’opposizione, ma nessuno lo può rimproverare di non esprimere concetti semplici e alla portata di tutti, quindi.
Con una semplice frase detta in un comizio fa una sintesi delle situazioni. Lui più che un politico è un fotografo, che fissa in una pellicola la realtà del momento.
Gli si può rimproverare di incorrere anche in qualche reato penale, nella sua foga incontrollata.
Ma ciò che mi preme vedere in questo momento è se, al di là delle parole grosse, quello che dice è giusto.
Quello che dice lui in sintesi e in una mia libera interpretazione è che Monti con i suoi provvedimenti affama il popolo e agevola le caste.
Se consideriamo quello che è stato fatto fin’ora dal governo: l’innalzamento dell’età pensionabile (rendendola, credo, la più alta in Europa) per i lavoratori, l’eliminazione della penzione d’anzianità, la parificazione dell’età pensionabile a quella degli uomini per le madri di famiglia, il blocco dell’indicizzazione dell’assegno per i poveracci già pensionati, l’Imu, il rincaro forsennato della benzina, l’Irpef, il tabacco, etc, io non posso che pensarla come lui.
Sta affamando il popolo.
Non mi interessa che riesca ad abbassare lo spread, perchè non deve farlo prendendo dai più poveri.
Avrebbe dovuto farlo, piuttosto, cominciando a mettere in galera i dirigenti dell’Inps che hanno autorizzato le svendite degli appartamenti con vista sul Colosseo, acquistati coi nostri sacrifici, agli onorevoli parassiti.
Poi che dica di aver agito in piena equità è la più grossa presa in giro che potesse fare al popolo, perchè solo un deficiente non capisce che se togli un pezzo di pane a un poveraccio, questo muore di fame, mentre se togli l’amaro di fine pranzo a chi ha già mangiato il primo, il secondo, il dolce e la frutta, a questo gli fai solo fresco.
Per quanto riguarda la Lega forse sbaglia, anch’essa, quando sostiene la Tav. A chi serve se il popolo non ha quattrini? Alle caste per i loro spostamenti! Meglio quindi non rovinare l’equilibrio della natura e continuare a fare vivere gli uomini come si viveva una volta: dei loro prodotti, del loro lavoro, e non, invece, come hanno fatto, e come vogliono continuare a fare, di trasporti veloci, di Torino-Lione in pochissime ore… Perchè, quando un pensionato, ammesso che sia riuscito ad arrivare all’età della pensione voluta dalla Fornero, riuscisse coi propri risparmi ad acquistare un biglietto per quella tratta, una volta che è a Lione… che ci fa?
IL CRONISTA

Panariello, Fiorello, chi è il migliore?

Ieri sera abbiamo voluto vedere lo spettacolo di Panariello in prima serata nelle reti Mediaset.
Un po’ di tempo fa avevamo assistito allo show di Fiorello, assurto allo stato incontestato di grande showman, grande spettacolo il suo.
Ma altrettanto grande spettacolo quello di ieri sera di Panariello. Che avere il cognome che finisce con “ello” significhi qualcosa?
Ottimo intrattenitore, da qualche anno non presente nei palinsesti Rai, ha ceduto a Mediaset.
Lo spettacolo è stato preparato con grande cura, non lasciando spazio alle improvvisazioni più o meno riuscite che caratterizzano in parte gli spettacoli di Fiorello.
Uno spettacolo quadrato, senza sbavature, con grandi ospiti sia sul palco che tra il pubblico.
Un Panariello in perfetta forma, coadiuvato dalla presenza di alcuni suoi amici, provenienti anche, per l’occasione del suo esordio in Mediaset, dalla Rai.
Devo dire la verità, Fiorello è bravo senza dubbio, ma è diventato un po’ megalomane perchè troppo incensato da tutti.
Forse ho preferito Panariello, e spero che il suo esordio in Mediaset sia il prologo per qualche altro bello spettacolo importante in queste reti.
IL CRONISTA

Nessun limite per gli extracomunitari.

Money transfer e contanti: il Governo Monti dà carta bianca agli stranieri
Il Governo Monti è una montatura; non c’è giorno che non ci sia qualche particolare a confermarlo. Alcune delle ultime notizie riguardano l’eliminazione della tassa del 2% sui trasferimenti di denaro tramite i money transfer e l’assenza di limiti di contante in tasca per gli extracomunitari non residenti.
La tassa del 2% era stata voluta dal precedente governo sui trasferimenti di denaro degli stranieri ipoteticamente irregolari, ossia quelli non residenti e magari senza documenti, ma probabilmente abitanti stabilmente in Italia. Il Governo Monti, per seguire accordi internazionali favorevoli al fenomeno delle rimesse, come forma di finanziamento per lo sviluppo dei Paesi d’origine degli immigrati, ha deciso di togliere tale tassa. Il titolare dell’agenzia, in cui viene richiesto il trasferimento, qualora lo straniero non abbia un documento valido, deve solo segnalare la cosa alle forze dell’ordine (e come, se l’irregolare non ha documenti validi? Lo descrive alla buona? Alto/basso, magro/grasso, ecc? Esce per strada e lo indica col dito agli agenti? O come?). Perciò, nessuna tassa sui guadagni irregolari di stranieri irregolari e spediti all’estero (ossia tolti alla nostra comunità nazionale). Su questo, sul giro multimilionario dei money transfer, che servono in particolare i cinesi in Italia, vi consigliamo di leggere i due articoli, riportati più sotto, dell’agenzia ADNKronos. Un bel travaso di bile. Riguardo il limite di contante, gli italiani possono utilizzare al massimo 1000 euro. Oltre questa cifra devono necessariamente appoggiarsi a forme alternative di pagamento. Invece, gli extracomunitari non residenti in Italia non hanno tale limite. La giustificazione è agevolare il turismo e le abitudini dei turisti ricchi, i quali “a casa loro” non amerebbero forme di pagamento come quelle elettroniche (toglieteci un dubbio? Quando arrivano in Italia, prelevano dai bancomat migliaia e migliaia di euro, o portano il loro denaro direttamente dall’estero, cambiandolo una volta arrivati qui, amando girare con tutto quel contante in tasca? Volete farci davvero credere questo?). E il tutto sarebbe “garantito” solo dalla richiesta di una fotocopia del passaporto al momento dell’acquisto… Perciò, nessun limite al riciclaggio di denaro da parte di extracomunitari. Governo Monti: al peggio non c’è limite.
Fisco, con Money transfer evasione da 3 miliardi anche a portata di click (ADNKronos, 25 febbraio 2012):
In Italia evadere o riciclare denaro non ha ostacoli. Intermediari compiacenti, pagamenti frazionati per aggirare le norme, ma soprattutto un solo click. Il fenomeno money transfer nasconde sempre più insidie, specialmente online. Un affare da capogiro se si considera che il riciclaggio delle criminalità organizzata tocca i 150 miliardi di fatturato. Secondo le stime prudenti di Ranieri Razzante, consulente della Commissione parlamentare antimafia, ogni anno sfuggono ai controlli “circa 3 miliardi di euro” – dice all’Adnkronos -, poco meno della metà dei circa 6,5 miliardi inviati all’estero con i money transfer. Cifre che spaventano e hanno indotto il senatore del Pdl, Raffaele Lauro, a chiedere di aprire un’inchiesta sul tema. Se Bankitalia prova a stringere i cordoni della vigilanza, inviare soldi illeciti all’estero è un gioco da ragazzi. E internet offre due vantaggi: farlo comodamente da casa e senza problemi di orario. I controlli? Nulli. O facilmente aggirabili. Provare per credere.
“Secondo le leggi bancarie, dopo la seconda transazione devi fornirci un documento di identità per continuare a utilizzare le transazioni online”, l’avvertimento di un sito specializzato. Un’agevolazione non da poco per un’operazione che dura una manciata di minuti: basta registrarsi sul sito, compilare un modulo con i propri dati – si può tranquillamente barare -, indicare la somma che si vuole inviare e gli estremi della carta di credito o di una prepagata. Tutto qui. L’operazione si può ripetere all’infinito. E se ci si imbatte in un sito internet che richiede un documento, l’affare non si complica: basta fotocopiarlo o scansionarlo, vero o falso è un dettaglio, firmare un modulo di conferma dell’identità e inviare i documenti via posta o via mail. I vantaggi? Può farlo anche un minorenne e sono attive promozioni che rendono l’invio più conveniente dei classici money transfer. Riciclare denaro sembra quasi gratis. E la tecnologia continua a dare una mano: ora è possibile inviare denaro con un semplice sms. Un affare visto il numero di cellulari esistenti. Ma per chi è a digiuno di tecnologia i negozi ad hoc non mancano. In 9 anni le agenzie sono aumentate di quasi il 5000%: da 687 nel 2002 a 34.181 nel 2010. Solo nel 2009 c’è stato un incremento di circa 6.500 sportelli: più di tutte le filiali del gruppo Intesa Sanpaolo in Italia. Nell’ultimo triennio, invece, l’incremento ha superato le 16.000 unità, superiore all’intera rete di Poste Italiane. Anche dieci volte più costoso del canale bancario, il sistema offre la garanzia di operare anche in Paesi dove è assente una regolare rete bancaria o non esiste una legislazione antiriciclaggio.
Né chi invia, né il beneficiario, devono essere titolari di un conto corrente. Né occorre giustificare la provenienza del denaro. Bastano i contanti, il governo Monti ha abbassato il limite a mille euro, e un documento d’identità. Solo nel 2011 il denaro spedito all’estero attraverso i money transfer ha superato i 6,5 miliardi di euro, secondo gli ultimi dati forniti dalla Guardia di Finanza. Circa 1,7 miliardi hanno come destinazione la Cina, pari al 26% della torta globale. Bisogna sommare le cifre inviate da Romania, Marocco, Filippine, Senegal e Bangladesh per bilanciare la quota di denaro trasferita nella sola Repubblica popolare. In quattro anni è di oltre 7 miliardi la cifra che i cinesi hanno inviato in patria. Solo a Prato ogni straniero spedisce in media 16.760 euro, quasi 1.400 euro al mese. Più di quanto guadagna un operaio. Il trucco? Basta entrare in qualsiasi money transfer con soldi e fotocopie di documenti di diverse persone, quindi eseguire in più tranche il trasferimento di denaro. Nessun apparente illecito in caso di controllo. Tranne uno: il fortunato destinatario di migliaia di euro è sempre lo stesso. Lo sa bene Aldo Milone, assessore alla sicurezza urbana e alla polizia municipale del Comune di Prato che invoca “l’intervento del Governo, più strumenti e uomini per combattere un’evasione dilagante. Altro che Cortina, chiediamo ai militari delle Fiamme Gialle di venire a farsi un giro tra money transfer, bar e ristoranti stranieri”. Una provocazione che sembra un grido d’allarme.
Mentre il riciclaggio affina le armi c’è chi corre ai ripari come Dante Cattaneo, il sindaco di Ceriano Laghetto (Monza) primo in Italia ad aver vietato i money transfer, o chi invece come Laura Garavini, deputata del Pd e componente della Commissione antimafia chiede di introdurre il reato di autoriciclaggio. Davide Boni, presidente del Consiglio regionale lombardo, ed Emanuele Fisicaro, presidente del centro studi sull’Antiriciclaggio, invitano ad aumentare i controlli. Nel 2011 la Guardia di Finanza ha eseguito 296 controlli su oltre 34mila money transfer. Ben 155 le violazioni e 114 le persone coinvolte o indagate. Negli ultimi 4 anni sono state svolte dalle Fiamme Gialle 1.836 ispezioni nei confronti di altrettanti operatori: 933 le violazioni penali e amministrative riscontrate. Più di un money transfer su due è risultato ‘fuorilegge’. Esercizio abusivo dell’attivita’ finanziaria e violazione della normativa antiriciclaggio (violazione del limite di denaro da inviare), i reati piu’ diffusi. “In più operazioni -spiega il colonnello Antonio Graziano, capo ufficio operazioni del Nucleo di Polizia valutaria della Guardia di Finanza di Roma- abbiamo trovato documenti falsi o di persone morte da anni. La tecnica del frazionamento, più invii di denaro sotto il limite consentito con la complicità di prestanomi o amici compiacenti, resta un evergreen, come dimostrano le sempre più numerose indagini”. Se le norme si possono sempre eludere, talvolta con la complicita’ degli intermediari, ora il riciclaggio scorre sempre piu’ veloce anche sul filo della rete e del telefono.
Comune Prato: Monti intervenga su money transfer, cinesi evadono fisco per 800 mln (ADNKronos, 25 febbraio 2012):
C’e’ chi li teme e chi li aspetta. Mentre i controlli della Guardia di Finanza impazzano in tutta Italia dal Comune di Prato arriva l’invito al premier Monti: “Chiediamo l’intervento del Governo, piu’ strumenti e uomini per combattere un’evasione dilagante. Altro che Cortina, chiediamo ai militari delle Fiamme Gialle di venire a farsi un giro tra money transfer, bar e ristoranti stranieri”. Una provocazione lanciata da Aldo Milone, assessore alla sicurezza urbana e alla polizia municipale, che sembra quasi un grido d’allarme. “La realta’ pratese -dice all’Adnkronos- e’ diversa dal resto d’Italia. Qui c’e’ un distretto parallelo del tessile dove ho stimato un evasione annua di circa 800 milioni di euro”. Una citta’ nella citta’ popolata da 12mila cinesi “ma, si arriva a 40mila contando i clandestini”, dove gli stranieri sfrecciano con potenti Suv e le loro dichiarazioni dei redditi “sono da pensione sociale”. Sconcertanti gli ultimi dati su bar e ristoranti cinesi: “su 250 controlli in 240 hanno presentato una dichiarazione in perdita o con un utile sotto i 5mila euro”.
Numeri che stonano con i dati reali. Solo a Prato, secondo i dati della Guardia di Finanza, ogni straniero spedisce in media 16.760 euro, quasi 1.400 euro al mese. Piu’ di quanto guadagna un operaio. E al danno si aggiunge la beffa: “con questi redditi cosi’ bassi pagano meno addizionale comunale Irpef e meno addizionale regionale” e il danno si traduce per il Comune in mancati introiti “per 6 milioni l’anno” rivela l’assessore. Guai a parlare di razzismo: “non abbiamo nulla in contrario -spiega l’assessore Milone- se si fa concorrenza in modo corretto”, ma la sensazione e’ che, al di la dei dati ufficiali, “la cifra ufficiosa di denaro esportata in Cina sia almeno il doppio”. C’e’ chi li nasconde tra valigie e vestiti prima di un lungo viaggio verso casa, chi sfrutta l’invio tramite Internet molto poco sorvegliato e chi si affida ai classici trucchi. Basta entrare in qualsiasi money transfer con soldi e fotocopie di documenti di diverse persone, ed eseguire in piu’ tranche il trasferimento di denaro. Nessun apparente illecito, in caso di controllo. Tranne uno: il fortunato destinatario di migliaia di euro e’ sempre lo stesso. “Di fronte a un’evasone spaventosa cosi’ non si possono chiudere gli occhi, bene aver abbassato il limite dell’invio di denaro, ma servono strumenti piu’ incisivi; e occorre che il governo metta mano a una legge per regolamentare meglio il settore”. I due cardini? Piu’ controlli e una riscossione piu’ ‘snella’. “Basterebbero 50 uomini in divisa in piu’ per dare un segnale di presenza forte sul territorio”, insieme a “regole per una riscossione piu’ semplice”. Dopo un intervento degli agenti di Equitalia ai danni di un cinese, “i connazionali che sono andati a pagare per non vedersi auto o merce sequestrata e’ raddoppiato quel giorno. La vittima ha versato, immediatamente, un assegno circolare da 70mila euro. Ci fa piacere che la Cina compra il debito italiano, il sospetto -conclude tra amarezza e ironia- e’ che lo stiano comprando con i soldi nostri”.
Money transfer. Non si paga più la tassa del 2% (Elvio Pasca, Stranieri in Italia, 5 marzo 2012):
Venerdì scorso è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed è immediatamente entrato in vigore il decreto legge sulle semplificazioni fiscali, che ha abolito la tassa sulle rimesse dei migranti irregolari (qui). Il balzello era stato introdotto qualche mese fa, su impulso della Lega Nord, e costringeva chi spediva denaro all’estero a pagare anche un’imposta di bollo pari al 2% del denaro spedito. Erano esentati i cittadini Ue e i cittadini extraue muniti di matricola inps e codice fiscale, quindi regolarmente soggiornanti in italia. Il governo Monti l’ha eliminato, giustificando la sua scelta con gli impegni internazionali dell’Italia sul fronte della riduzione dei costi delle rimesse. Proprio l’invio di denaro in patria da parte dei migranti (regolari o irregolari che siano) è infatti una leva fondamentale per lo sviluppo dei Paesi d’Origine, serve a sostenere le famiglie, ma anche ad avviare piccole attività imprenditoriali. “Al fine di adempiere agli impegni internazionali assunti dall’Italia in occasione, tra l’altro dei vertici G8 de L’Aquila (8-10 luglio 2009) e G20 di Cannes (3-4 novembre 2011) l’articolo 2, comma 35-octies, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, e’ abrogato” recita quindi uno dei commi dell’articolo 3 del decreto legge n. 16/2012. Naturalmente rimangono in vigore tutti gli altri paletti previsti dalla legge per l’invio delle rimesse, comprese le norme introdotte dal pacchetto sicurezza del 2009, che già volevano disincentivare l’utilizzo dei money transfer da parte dei clandestini. Chi spedisce denaro all’estero, infatti, è tenuto a mostrare il permesso di soggiorno, se non lo fa deve essere segnalato dall’operatore alle forze dell’ordine.
Evasione fiscale, gli stranieri potranno pagare in contanti oltre i mille euro (Virgilio Economia, 1 marzo 2012):
Novità dal Consiglio dei Ministri. Il decreto fiscale prevede una deroga alla norma sulla tracciabilità per consentire agli stranieri non comunitari e non residenti in Italia di pagare in contanti anche somme superiori ai 1.000 euro. In base a quanto prevede la nuova norma, i commercianti all’atto dell’acquisto in contanti dovranno fotocopiare il passaporto dei clienti e depositare entro due giorni i soldi incassati sul proprio conto corrente, consegnando alla banca la fotocopia del documento. Una procedura che è stata pensata anche per scongiurare eventuali operazioni di riciclaggio architettate dalle organizzazioni criminali attraverso stranieri compiacenti. La deroga è stata introdotta per favorire il turismo, soprattutto quello di russi e dei cinesi. Secondo i commercianti, infatti, chi proviene da quei Paesi ama pagare in contanti. In base ad un sondaggio condotto dall’Associazione di via Montenapoleone su 60 associati, un cliente su tre, di fronte a un conto superiore ai mille euro, ha preferito non acquistare nulla anziché utilizzare sistemi di pagamento elettronici, come carte di credito e bancomat.

L’irlanda, il referendum e il fiscal compact

L’irlanda di nuovo al referendum. SE non dovesse accettare il fiscal compact (ossia la morte totale della tigre celtica), l’unione europea imporrà un nuovo referendum per fare in modo che il fiscal compact venga accettato a forza. Infondo, gli ultimi referendum che sono stati fatti in irlanda, andavano contro la ue e poi… bhe, poi le cose sono cambiate.
L’Irlanda va al referendum sul ‘fiscal compact’ e l’UE trema (di nuovo)