La leva dello spirito

Per incarnare sulla terra il regno di Dio bisogna per prima cosa staccarsi dalla terra; per realizzare un’idea spirituale nella realtà materiale occorre essere liberi, distaccati da questa realtà. Chi è schiavo della terra non può possederla e quindi non può farne il fondamento del regno di Dio. Per fare della vita naturale uno strumento e un mezzo della vita spirituale superiore, è indispensabile rinunciare alla vita naturale come scopo. Bisogna spezzare l’insensata catena che lega lo spirito alla materia, per stabilire fra di essi un connubio autentico e santo.
         Anche per il cristianesimo lo scopo supremo non è la rinuncia ascetica alla vita naturale, ma la purificazione e la santificazione di questa vita. Tuttavia, per purificare la vita, occorre prima esserne puri. Il compito del cristianesimo non è quello di annullare la vita terrena, ma di innalzarla incontro a Dio che si abbassa. E come nel mondo fisico per sollevare un grosso peso ci vuole una leva, in cui la forza applicata deve trovarsi a una certa distanza dalla resistenza, così anche nel mondo morale la vita ideale deve avere a una certa lontananza dalla vita immediata per poter agire su di essa con più forza, per poterla così più velocemente volgere e sollevare in alto. Solo chi è libero dal mondo può agire a suo vantaggio. Uno spirito prigioniero non ha la possibilità di trasformare la propria prigione in un tempio luminoso, deve innanzitutto uscirne. Il fine dell’ascetismo cristiano non è fiaccare la carne, ma è rafforzare lo spirito per trasfigurare la carne.

(Vladimir Solov’ëv, Islam ed ebraismo, La Casa di Matriona, Milano 2002, p. 99)

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Schizofrenie

Tre giorni fa, gli italiani non erano maturi (fortunatamente non sono pere, mele o altro genere di frutta). Due giorni fa, i partiti non hanno alcun consenso dalla popolazione e lui si. Oggi, gli italiani sono maturi e i partiti sono migliorati… Nel frattempo, in silenzio, il governo vara la misura auspicata dalle major atlantiche. Ma la cosa peggiore, è il silenzio dei partiti… che un tempo votammo per farci governare. Ah, e l’imu non verrà pagata dalle coop. Sarà per questo che Bersani da ieri ha iniziato a tacere? Tuttavia, ecco un piccolissimo resoconto della visita del professorone a Tokyo.
Caro direttore,
vedo solo ora che alcune considerazioni da me fatte in una conferenza tenuta l’altro ieri a Tokyo presso il giornale Nikkei hanno suscitato vive reazioni in Italia. Ne sono molto rammaricato, tanto più che quelle considerazioni, espresse nel corso di un lungo intervento in inglese, avevano l’obiettivo opposto a quello che, fuori dal contesto, è stato loro attribuito. Volevano infatti sottolineare che, pur in una fase difficile, le forze politiche italiane si dimostrano vitali e capaci di guardare all’interesse del Paese. La mia visita in Corea, Giappone e Cina ha lo scopo di spiegare ai governi e agli investitori asiatici ciò che l’Italia sta facendo per diventare più competitiva, anche nell’attrarre investimenti esteri. Comincia a diffondersi l’apprezzamento per ciò che il nostro Paese ha saputo fare in pochi mesi in termini di riduzione del disavanzo, riforma delle pensioni, liberalizzazioni. Ma restano una riserva, una percezione errata, un forte dubbio. La riserva, comprensibile, riguarda il mercato del lavoro. Con quali tempi il Parlamento approverà la riforma proposta dal governo? La sua portata riformatrice verrà mantenuta sostanzialmente integra o verrà diluita? La percezione errata è quella che porta ad attribuire essenzialmente al governo («tecnico») il merito dei rapidi cambiamenti in corso. Il forte dubbio discende da quella percezione: è il dubbio che il nuovo corso possa essere abbandonato quando, dopo le elezioni parlamentari, torneranno governi «politici». Finché la percezione errata e il dubbio non saranno dissipati, la fase attuale verrà considerata come una interessante «parentesi», degna forse di qualche investimento finanziario a breve termine. Ma le imprese straniere, come del resto quelle italiane, saranno riluttanti a considerare l’Italia un luogo conveniente nel quale investire e creare occupazione.
Non è facile modificare le opinioni su questi due punti. Ma credo sia dovere del presidente del Consiglio cercare di farlo con ogni interlocutore. Gli argomenti che ho utilizzato a Tokyo, riportati correttamente dai corrispondenti italiani presenti, ma «letti» in Italia fuori contesto, sono stati i seguenti. Se da qualche mese l’Italia ha imboccato risolutamente la via delle riforme, lo si deve in parte al governo, ma in larga parte al senso di responsabilità delle forze politiche che, pure caratterizzate da forti divergenze programmatiche, hanno saputo dare priorità, in una fase di emergenza, all’interesse generale del Paese. E lo si deve anche alla grande maturità degli italiani, che hanno mostrato di comprendere che vale la pena di sopportare sacrifici rilevanti, purché distribuiti con equità, per evitare il declino dell’Italia o, peggio, una sorte simile a quella della Grecia. E dopo le elezioni? Certo, torneranno governi «politici», come è naturale (perfino in Giappone, ho dichiarato che il sottoscritto sparirà e che il «montismo» non esiste!). Ma ritengo che ciò non debba essere visto come un rischio. Le forze politiche sono impegnate in una profonda riflessione al loro interno e, in dialogo tra loro, lavorano a importanti riforme per rendere il sistema politico e istituzionale meno pesante e più funzionale.
Ho anche espresso la convinzione che il comportamento delle forze politiche dopo questo periodo, del quale le maggiori di esse sono comunque protagoniste decisive nel sostenere il governo e nell’orientarne le scelte, non sarà quello di prima. Infatti, stiamo constatando – anche i partiti – che gli italiani sono più consapevoli di quanto si ritenesse, sono pronti a esprimere consenso a chi si sforzi di spiegare la reale situazione del Paese e chieda loro di contribuire a migliorarla. «La mia fiduciosa speranza – ho detto a Tokyo – è che questo sia un anno di trasformazione per il Paese, non solo sul fronte del consolidamento di bilancio, per la crescita e per l’occupazione, ma anche perché i partiti politici stanno vedendo che gli italiani sono molto più maturi di quello che pensavamo: la gente sembra apprezzare un modo moderato e non gridato di affrontare i problemi». A sostegno di questa tesi, fiduciosa nella politica e indispensabile per dare fiducia nell’Italia a chi deve aiutarci con gli investimenti, a offrire lavoro ai nostri giovani, ho ricordato che, per quel che valgono, i sondaggi sembrano finora rivelare un buon consenso al governo, che pure è costretto a scelte finora considerate impopolari. In questo modo mi sto impegnando per presentare, a una parte sempre più decisiva dell’economia globale, un’Italia che si sta trasformando, grazie all’impegno di politici, «tecnici» e, soprattutto, cittadini. Trasformazione che proseguirà anche dopo il ritorno a un assetto più normale della vita politica.
Mario Monti

Lo snobismo arrogante del mai eletto Monti

La supponenza con la quale Bin Loden Monti ha attaccato i partiti (salvo poi fare marcia indietro) è pari alla pusillanimità di quegli stessi partiti che accettano di essere sfottuti dal presidente del consiglio mai eletto dal Popolo.
L’affermazione, arrogante e snob, con la quale Monti ha sintetizzato il suo rapporto con la politica (il mio consenso è alto, il loro no) è la più evidente rappresentazione della mentalità di un signore che crede di non dover rispondere al Popolo dei suoi atti.
Non credo che raccoglierà molti frutti, perché siamo entrati nel periodo in cui gli (inutili) sacrifici e le rapine fiscali, cui ci sottopone il governo dei mai eletti, diventano realtà materiale e dolorosi esborsi.
Se la politica fosse degna di rispetto, avrebbe già dato il benservito a Bin Loden Monti in un soprassalto di dignità.
Tanto più che, come dimostra l’andamento del Dio Spread e della borsa, Monti o non Monti, sacrifici o non sacrifici, il risultato è sempre lo stesso.
Invece la politica preferisce trastullarsi con la legge elettorale e con improbabili riforme costituzionali, mentre i cittadini, impoveriti da un fisco rapace e crudele, cominciano a reagire in modo inconsulto e autolesionista.
La rabbia per le tasse, infatti, non deve essere rivolta contro noi stessi, ma contro chi quelle tasse ci impone inutilmente ed in misura così indecente, per non raggiungere alcun risultato se non quello di alimentare la spesa e il debito pubblico.
Il partito che organizzerà una autentica rivolta contro le tasse e contro la spesa pubblica avrà sicuramente il mio consenso e la mia partecipazione.
Nel frattempo credo necessario evidenziare il comportamento arrogante e snob di Bin Loden Monti al quale, per rispondere ad una sua domanda, dico: no, non siamo pronti a diventare i servi sciocchi di Goldman Sachs.

Entra ne

Vero governo di responsabilità nazionale


Lega, Idv, Sel, Ferrero, Landini al governo per risistemare le giuste proporzioni tra cittadini comuni e parassiti castaioli. Anche utilizzando mezzi da Rivoluzione Francese.
Poi, sistemate le cose, si potra tornare a lottare ognuno per i propri valori con nuovi partiti che non si siano sporcati le mani con il governo Monti/Fornero, ma questa volta non ci saranno più parassiti milionari e poveri esodati dimenticati da Dio e dalla Ministra delle lacrime.
Datemi retta, questa è la soluzione EQUA!
IL CRONISTA

Crisi è spartiacque per sapere chi sta con chi…


La crisi sta facendo da spartiacque per sapere chi sta con chi.
Io ho capito che molti pidieliini di vecchio corso (an, forza italia) e di nuovo corso, pur facendo finta di scandalizzarsi (e non sempre) dei provvedimenti contro i lavoratori e i pensionati stanno coi politici, o meglio, non si scandalizzano delle ruberie dei politici e delle caste. Vedi Margherita che è solo un piccolo esempio di quello che succede con i nostri sudati euro; vedi stipendi milionari di alcuni funzionari e comunque anche dei ministri attalmente in carica, vedi aziende municipalizzate che sono macchine mangiasoldi per amici e parenti, tutte alle nostre spalle.
A fronte di queste evidenze, Berlusconi e Alfano che hanno autorizzato lo scempio contro pensionati e contro i lavoratori, spero che ne escano completamente distrutti alle prossime elezioni politiche.
Il fattore morale che ci mettono davanti quando vogliono essere eletti non è altro che un richiamo per le allodole. Io, pur con tutti i miei principi, ne faccio a meno e me lo tengo per tempi in cui i cittadini potranno vivere oltre che di pane, anche di lotte che non hanno a che vedere con la fame.
Adesso non è il tempo.
E questo lo dice uno dei tantissimi (direi tutti i cittadini medi) che è rimasto fregato da Berlusconi e dai suoi amici attuali, dopo vent’anni di assoluto sostegno al di là dell’indifendibile.
E non capisco come cittadini medi, possano ancora sperare in un ritorno di chi sta appoggiando il massacro della classe media e operaia.
IL CRONISTA

Convegno architetti, invitati solo 5 candidati sindaco: l’ira di Zorandi

Convegno architetti, invitati solo 5 candidati sindaco: l’ira di Zorandi

Il candidato sindaco della Lega si è sentito rispondere dall’Ordine degli Architetti che sono stati chiamati i “più rappresentativi”, cioè Bernazzoli, Ubaldi, Ghiretti, Buzzi e Roberti.


Ci è rimasto proprio male il candidato sindaco della Lega Nord, Andrea Zorandi, quando ha visto che nell’elenco dei relatori al convegno “Abitare la città dimenticata” c’erano cinque suoi ‘colleghi’ candidati alla poltrona di primo cittadino ma non figurava il suo nome, né quello degli altri quattro in corsa. Il dibattito, organizzato dall’Ordine degli Architetti di Parma, si terrà sabato 30 marzo presso il Teatro Lenz di via Pasubio e sarà l’occasione per discutere diabitare la città dimenticata. conservazione e riuso degli edifici di parma e provincia sottoutilizzati, non utilizzati o dismessi.
“riqualificazione, recupero e riutilizzo degli edifici dismessi”

Potrebbe interessarti:http://www.parmatoday.it/eventi/abitare-citta-dimenticata-lenz-teatro.html
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Oltre alla presenza di presidente e consiglieri dell’Ordine, di architetti, presidi di facoltà, soprintendenti, sono stati invitati tra i relatori cinque tra i candidati a sindaco di Parma, che sono:Vincenzo Bernazzol, Elvio Ubaldi, Roberto Ghiretti, Paolo Buzzi e Roberta Roberti.
Gli altri cinque, cioè Andrea Zorandi, Priamo Bocchi, Liliana Spaggiari, Federico Pizzarotti e Wally Bonvicini non sono neanche stati contattati.
Ma l’esponente del Carroccio, Zorandi, non ci sta: “Ritengo si tratti di un episodio increscioso da stigmatizzare e che non merita nemmeno di essere commentato. Le mie sono semplici scuse a tutti coloro che, amici, elettori o semplici simpatizzanti, si dovessero chiedere dov’è il candidato della Lega Nord”.
Quindi il comitato elettorale di Zorandi ha contattato l’Ordine, ma “ci si è arrampicati, o almeno si è provato a farlo, sui classici specchi. ‘Si è optato per chiamare coloro che si è ritenuti esser più rappresentativi’, oppure ‘Abbiamo invitato coloro che nell’ultima tornata amministrativa hanno riscosso il maggior numero di preferenze’, queste sono state le risposte”.

ilpensieroverde

Milano. Chiude la Fondazione Pomodoro


La Fondazione Pomodoro, un’istituzione a Milano, che possiede una sede museale di fattura raramente riscontrabile nella buona pratica del riuso architettonico, dove si son sempre ospitate mostre di altissimo livello, chiude definitivamente per mancanza di sponsor.
Il Comune di Milano, anche per bocca dell’assessore PD architetto Boeri, si era già espresso in modo molto chiaro, senza confronto coi cittadini, e senza possibilità di replica: “Il problema non ci riguarda, è un’istituzione privata“.

Chiedo, a prescindere dal fatto che la Fondazione Pomodoro è si istituzione privata, ma messa in piedi anche con fondi pubblici, al Comune di Milano, che normalmente sponsorizza manifestazioni di grafitari, interessa maggiormente divulgare la nostra cultura di peso internazionale, o spingere gli idioti, come si vede in ogni angolo della città, alla più idiota emulazione bombolettara?

Il pedagogo spocchioso

E quanto vorrei vederlo tornarsene a casa con la coda tra le gambe a causa del fallimento totale del suo progetto di educare gli italiani…
Il governo Monti rappresenta un’idea italiana e profondamente liberal: il mito del riformista rivoluzionario. Si tratta della fattispecie politica meno conservatrice che si possa immaginare. Il riformista rivoluzionario è un intellettuale (nel senso più vario e ampio del termine: dall’uomo di cultura all’uomo politico, incluso l’uomo di chiesa) che si sente autorizzato a collocare la propria visione del mondo fuori dalla storia e ad imporla agli altri come verità assoluta.
Se, da un lato, il riformista rivoluzionario potrebbe prendere il volto progressista del nuovo costruttivismo antropologico (fare un’umanità nuova, questa volta senza l’aiuto dello strumento totalitario, ma solo attraverso un programma biopolitico che sostituisce il diritto con l’arbitrio dei desideri); dall’altro esso assume l’aspetto sottile del tecnico, dell’ingegnere sociale, che vuole mutare il modello economico e politico a priori, seguendo un progetto prestabilito e – per la gran parte – ideologico. Nessun governo degli ultimi anni – neppure i famigerati governi Amato o Ciampi – ha mai avuto un profilo tanto chiaramente riformista e rivoluzionario come quello di Monti. Ne è dimostrazione il modo in cui certi osservatori esteri plaudono al suo operato: secondo il WSJ, per esempio, Mario Monti dovrebbe riuscire nell’impresa suprema di educare gli italiani. Ora, lasciando stare il fatto – spesso assai dimenticato – che lo spirito italiano non ha bisogno di maestri (li ha, e molti, già nella sua storia: San Francesco, Dante, Parini, i due Spaventa, Croce…), nella frase degli amici americani si tradisce un retropensiero abnorme e orrendo. Quale? L’idea infausta secondo la quale il gran tecnico dovrebbe educare i popoli, portarli alla forma desiderata (dal grande mainstream internazionale) e poi godere del trionfo ottenuto grazie all’eternità conferita da qualche copertina patinata stampata oltre Atlantico.
Si tratta, appunto, del mito del riformista rivoluzionario, che è in fondo il nemico vero del liberale classico (quello, per intenderci, che non pensa che la libertà esista per cambiare tutto, ma solo per esercitarsi nell’ambito di valori e condizioni condivise). Il drammatico vuoto di politica e rappresentatività, ma anche di conflitto tra interessi opposti, nel quale il sistema italiano si è affossato, è in fondo il sogno ultimo di ogni riformista rivoluzionario: in questo contesto si ha la possibilità di agire dall’esterno (nel senso più figurato del termine), per imporre a una comunità quel che in altre circostanze essa non avrebbe mai accettato. In concreto, sotto ogni punto di vista, il governo Monti sta effettuando una rivoluzione che proviene dall’esterno: dall’esterno della politica, del consenso, delle tradizioni italiane, del nostro modello di sviluppo. Lo sta facendo con tutti i caratteri del dirigismo rivoluzionario e giacobino, mettendo in campo provvedimenti mirati a colpire (cioè a ridurre nei termini del progetto costruttivista di una nuova Italia) tutte le categorie sociali. Nessuno più di Monti, con quel suo modo di fare trafelato, i suoi discorsi appiccicosi, in cui emerge un disprezzo costante dell’Italia che c’è, rappresenta la furia intellettuale di chi ha guardato sempre al proprio paese dall’alto verso il basso, come una tribù da rendere civile. Civile, l’Italia lo era già, anche senza il professor Monti e i suoi capitolari riformisti; libera, purtroppo, lo è sempre di meno, anche a causa delle sua pedagogia rivoluzionaria.

Yesss, me, il rugby e la Haka…

Credo che, il sogno di ogni appassionato di rugby, sia quello di poter vedere dal vivo questi tizi qui. Ecco, io, da neofita appassionata rugbysta, questo sogno ce l’ho da taaaanto taaanto tempo. Il colore nero delle divise e la Haka prima di ogni partita. Ovviamente, senza nulla togliere ai nostri rugbysti italiani. Bhe, il mio accompagnatore ufficiale, nonchè mio cuginetto, tramite bigliettino mi ha fatto sapere che, quei tizi di cui sopra, saranno a Roma il prossimo novembre. Non mi resta che provare ad informare chi di dovere e aspettare fino a quel dì.

Imposizioni ue alla grecia

 Prima del giorno delle elezioni in Grecia sarà pronto il De-cretino di legge in base al quale saranno scelti i luoghi per la realizzazione dei 30 centri di prima accoglienza e di temporanea ospitalità per gli immigrati illegali. Al governo di Atene, è stato imposto dalla Ue. Infatti il ministro per la Protezione del Cittadino, Michalis Chrisochoidis, ha detto che dovrà risolvere entro pochi giorni il problema degli immigrati clandestini.
Secondo il progetto presentato ai presidenti delle Regioni e ai capi della polizia, saranno creati in tutto il Paese, salvo le isole, 30 centri di prima accoglienza, tre per ogni regione. Ogni centro sarà diviso in quattro sezioni, ognuna delle quali potrà ospitare 250 persone e comprenderà tutti i servizi necessari: dormitori, sale da pranzo, servizi igienici, spazio per i servizi religiosi, spazio per l’attività sportiva e per le ore libere. Per ogni centro è prevista la presenza di una stazione di polizia con 150 agenti, mentre altre 250 addetti saranno impegnati per garantire la sicurezza interna dei centri. Per ogni centro saranno creati, ha aggiunto il ministro, circa 1.000 nuovi posti di lavoro. Ogni centro avrà una tripla barriera di protezione, come quelli della Nato, mentre per la loro costruzione sono già stati stanziati 250 milioni di euro da fondi europei sino al 2013. Il ministro ha invitato i presidenti delle Regioni di indicare, entro 15 giorni, le località adatte per la costruzione dei centri. In caso contrario, ha detto, un Decreto di legge congiunto del ministero per la Protezione del Cittadino e di quello della Difesa definirà i siti dove si procederà alla costruzione dei centri. Intanto cominciano ad arrivare le prime reazioni da parte dei cittadini delle zone dove e’ prevista l’edificazione dei centri. Ieri gli abitanti di Kozani, dove e’ prevista la costruzione del primo centro di accoglienza, hanno organizzato una manifestazione di protesta di fronte al campo militare abbandonato che dovrebbe essere trasformato in centro di accoglienza, mentre il Consiglio comunale della città si e dichiarato contrario alla sua costruzione perché la decisione e’ stata presa senza consultare prima i residenti.