I milionari si occupano di noi

Guarda il video su YouTube: Qualcuno poi, un giorno, mi spiegherà come i milionari che ci governano possano avere un benchè minimo interesse a fare i nostri interessi. Abbiamo visto le dichiarazioni dei redditi dei nuovi governanti: gente che guadagna milioni all’anno, in pratica quello che noi guadagnamo in un’intera vita di lavoro, se e […]

Marcello di Mammi

Il 23 febbraio di un anno fa, veniva a mancare Marcello di Mammi.

Mi piace ricordarlo ripubblicando un racconto tratto dall’immenso archivio del suo blog. Uomo di grande cultura, anche se non ha mai voluto confermarmelo direttamente, credo provenisse dal ceppo di un’antichissima famiglia nobile, affondante le sue origini a prima dell’anno 1000. Era un lavoratore instancabile. Partecipava a

Il sacrificio dei Marò…

… gli affari in india e altre incapacità.
I marò possono aspettare: di mezzo ci sono i contratti. A quasi una settimana dall’incidente dell’Enrica Lexie, il governo Monti compie finalmente il primo passo tangibile. La Farnesina ha inviato un’informativa alla Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo e valuta l’invio di rogatorie. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Santagata, inoltre, ha spedito in India il sottosegretario con delega agli affari asiatici Staffan De Mistura. Una scelta, quest’ultima, che sulle prime poteva destare qualche perplessità: la faccenda è delicata oltre ogni immaginazione e, specie dopo avere dimostrato riflessi non prontissimi a botta calda, molti si sarebbero aspettati da Monti e dal suo governo un gesto più eclatante, come ad esempio l’invio del ministro in persona.
Curriculum Onu – A motivare la decisione della Farnesina ci sono essenzialmente due fattori. Il primo è che, se nella squadra ai vertici della nostra diplomazia esiste qualcuno col know how per affrontare una situazione del genere, questi è proprio De Mistura: diplomatico tra i più capaci e conosciuti d’Italia, De Mistura è particolarmente esperto di diritto internazionale e questioni militari, ossia i due temi che si incrociano nella vicenda dei marò. All’Onu dal ’71, il sottosegretario negli anni si è occupato per il Palazzo di vetro della gestione delle crisi in Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Iraq, Somalia e Afghanistan: quando è stato chiamato a fare parte della squadra di governo, ricopriva il ruolo di inviato speciale a Kabul. Per cui, quando sottolinea che De Mistura «ha una particolare esperienza di Nazioni unite», il ministro Terzi dice una sacrosanta verità. Il numero uno della Farnesina – che ha peraltro comunicato di essere «collegato continuamente con i ministri della Difesa e della Giustizia» e di «riferire costantemente al presidente del Consiglio» – oggi nel primo pomeriggio riferirà alle commissioni Esteri riunite di Camera e Senato (l’audizione era stata programmata sulla Somalia, ma l’ordine del giorno è stato aggiornato in corsa). Dopodiché, martedì prossima raggiungerà il sottosegretario De Mistura a Nuova Delhi. E qui si arriva al secondo fattore. Perché, come se non fosse già abbastanza tragico di per sé, l’incidente dell’Enrica Lexie è avvenuto con la peggiore tempistica possibile. Da parecchio tempo, infatti, è in calendario per la prossima settimana una importantissima missione diplomatico-commerciale proprio in India: ministri (il consueto tandem Esteri-Sviluppo economico), imprenditori, investitori, giornalisti. Tutti da caricare sull’aereo e portare a contatto con un mercato che per l’Italia ha grandissimo valore.
Il giro d’affari – Per rendersi conto dell’entità della cosa, basta mettere in fila qualche numero: nel 2011 l’interscambio commerciale tra Italia e India ha superato i 7,5 miliardi di euro, con un aumento sul 2010 stimato attorno al 25%. Il governo Berlusconi – che coi ministri Frattini e Romani aveva già avviato iniziative simili – stimava una crescita del volume d’affari tra i due Paesi del 100% in un quinquennio, prevedendo 15 miliardi di interscambio entro il 2015. Le imprese interessate – principalmente nei settori di automotive, energia, moda ed elettronica – sono circa quattrocento. Per dire, una delle svariate partite in ballo è il lancio della Vespa in India, che ieri il numero uno di Piaggio Roberto Colaninno ha promesso per maggio. Tanti e tanto grandi gli interessi in gioco, insomma, da rendere assai onerosa una cancellazione della missione per sopraggiunta frizione diplomatica. E a ieri sera, infatti, non si avevano notizie di eventuali sconvocazioni o ritardi di sorta. La missione di De Mistura, pertanto, appare essere quella di preparare il campo all’arrivo del ministro sciogliendo in via preliminare i nodi diplomatici – tanti e, come ha detto anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – «ingarbugliati» – con le autorità indiane. Qui l’Italia potrebbe trovare una inattesa sponda nel cardinale George Alencherry, arcivescovo della Chiesa Syro-malabarese che si è offerto per un’opera di «mediazione con i ministri cattolici del governo del Kerala» onde evitare strumentalizzazioni politiche, viste le elezioni imminenti in quello Stato.
di Marco Gorra

Bologna la sozza

Le fotografie con le quali corredo il post le ho scattate questa mattina, mentre mi recavo al lavoro: dieci giorni dopo la fine della grande nevicata.

Sono solo una sintesi da blog di quel che tanti cittadini hanno documentato.
Buche, neve nera ai lati della strada, pietre divelte e semplicemente appoggiate, marciapiedi ancora ingombri di calcinacci e di neve che, di notte, diventa una lastra di ghiaccio.
Questa è la Bologna di Merola.
Era Bologna la Turrita, per le sue cento torri.
Era Bologna la Dotta per la più antica Università del mondo.
Era Bologna la Grassa, per la qualità della sua cucina.
Era Bologna la Rossa, una volta per il colore dei tetti, oggi purtroppo, lo è ancora per l’anima comunista della maggioranza dei cittadini che pervicacemente, contro ogni logica ed ogni prova, continuano a votare sindaci espressione del pci/pds/ds/pd.
Ma da oggi è anche Bologna la Sozza per lo spettacolo indecoroso che la giunta Merola offre al mondo, probabilmente facendo rivoltare nella tomba i sindaci, pur comunisti, Dozza e Fanti che, almeno, avevano cura di ben amministrare la città per presentarla come una vetrina del comunismo italico.
Dobbiamo così registrare la dichiarazione del capogruppo pci/pds/ds/pd in consiglio comunale che dichiara, in merito al problema dei cumuli di neve ormai nera ai bordi delle strade, che basta avere pazienza e si scioglierà.
E dobbiamo registrare la resa di Merola alle buche.
Un sindaco che piange miseria e minaccia i cittadini di aumentare le tasse per riparere le buche.
Una autentica vergogna !
Tagliare le spese, no ?
E far pagare gli affitti alle miriadi di associazioni cui vengono concessi locali comunali e, talvolta, anche pagate le utenze ?
Ma perché dobbiamo pagare sempre noi cittadini ?
E perchè non associarsi alla Lega per chiedere che i soldi pagati dai bolognesi rimangano e siano spesi a Bologna ?
Merola, a neppure un anno dalla elezione, dichiara la sua incapacità a reggere il timone di una città come Bologna che sta sprofondando velocemente nella decadenza e anche la visione del dopo neve, la rende sempre più simile a Napoli.
Da bolognese sono evidentemente irritato per la sporcizia e l’incuria che vedo, le dichiarazioni che denunciano l’incapacità degli amministratori (che peraltro io non ho votato!) e il solito ritornello che condisce ogni iniziativa della giunta cattocomunista: divieti, multe, tasse.
Quousque tandem, Merola, abutere patientia nostra ?

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I pirati indiani

L’India ha compiuto un atto di pirateria internazionale obbligando una nostra nave mercantile ad entrare in un suo porto e catturando due nostri militari, imbarcati per contrastare la pirateria.
E in effetti il sospetto avvicinamento di una imbarcazione ha provocato la reazione dei militari che, doverosamente, hanno aperto il fuoco.
Le versioni sono contrastanti.
L’India sostiene che abbiano aperto il fuoco contro l’imbarcazione, uccidendo due pescatori.
I militari asseriscono di aver sparato in aria e in acqua.
Alle autorità italiane, che affrontano con estrema debolezza la questione, non sono state fornite le prove con i fori sulla imbarcazione, il calibro dei proiettili e l’esito delle autopsie (semprechè ci sia da fidarsi dell’autopsia indiana).
Nei pressi c’era anche una imbarcazione indiana con poliziotti indiani che sembra abbiano sparato.
Non possiamo neppure avere la certezza che i pescatori uccisi fossero realmente pescatori e non autentici pirati.
Resta comunque il fatto che, quando anche fossero stati gli italiani a sparare e a morire due autentici pescatori, pur nell’esprimere tristezza per quanto accaduto, i nostri militari non devono essere perseguiti né dall’India, né dall’Italia.
In simili circostanze vige il principio di precauzione, per cui se vengono imbarcati militari o anche guardie private armate per contrastare atti di pirateria, è naturale e giusto aprire il fuoco contro una imbarcazione che non rispetta le segnalazioni e si avvicina pericolosamente.
Diversamente tutte le iniziative per contrastare la pirateria sono solo inutili chiacchiere.
Il governo Monti deve dimostrare di saper difendere l’interesse nazionale almeno in questa vicenda, visto che ci ha già svenduto sul piano economico, anche minacciando l’uso della forza – utilizzando le nostre forze ben addestrate ed equipaggiate presenti in Afghanistan – per ottenere la liberazione dei nostri valorosi Marò.
Diversamente l’India diverrebbe complice dei pirati e stato canaglia essa stessa.

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La censura politicamente corretta del Giornale

Marcello Veneziani cura una rubrica ne Il Giornale chiamata Cucù.
In poche righe esprime un parere, commenta un fatto, con arguzia e sagacia.
Non sempre condivido la sua opinione (non sempre, ma quasi sempre, tranne quando fa emergere la sua meridionalità) e raccolgo i vari Cucù, stampandoli dal sito del quotidiano dove vengono pubblicati in genere nel pomeriggio del giorno in cui sono pubblicati sul cartaceo.
Nel Giornale del 15 febbraio 2012, Marcello Veneziani ha scritto un più che condivisibile pezzo a difesa di Carlo Giovanardi che aveva dichiarato (anche se nel contesto dell’intervista il tutto diventa molto più sfumato) che vedere due persone dello stesso sesso che si baciano, provoca lo stesso effetto del vedere uno urinare sulla pubblica via.
Veneziani ha difeso il diritto di Giovanardi a provare ripugnanza verso l’omosessualità, condividendo l’idea che se due omosessuali proprio vogliono perseguire la loro tendenza, lo facciano al chiuso di quattro mura.
Di tale Cucù, fino ad oggi, non v’è traccia nella edizione online de Il Giornale.
Ma, come dimostra la scansione dell’articolo di cui tratto, non mi sono inventato la sua pubblicazione sulla carta stampata.
Allora dove è finita la memoria in Rete dell’articolo di Veneziani ?
Sottolineo che non è la prima volta che Veneziani, controcorrente, prende posizione contro la dilagante politica omofila e anche in passato il suo articolo non trovò spazio nell’edizione online.
Di più e di peggio.
Ieri ho commentato il Cucù con il quale Veneziani diceva che non gli si poteva chiedere di sposare Monti al quale rivolge numerose critiche.
Numerosi sono stati i commenti.
Il mio condivideva il pensiero di Veneziani e correggevo il tiro scrivendo contro Monti, precisando che il suo governo era falsamente liberale (perché un vero liberale non avrebbe messo le mani sui risparmi, aumentato le addizionali irpef e imposto una patrimoniale sulla casa) e spingeva alla deriva morale (e citavo le dichiarazioni della Fornero sugli omsessuali e di Riccardi sul voto agli immigrati).
Anche del mio commento non v’è traccia.
Dobbiamo quindi pensare che al Giornale ci sia una “manina” politicamente corretta che censura tutto ciò che possa turbare la lobby omosessuale che evidentemente ha attecchito anche nel quotidiano caro al Centro Destra ?
Saperlo è fare un grande passo avanti per sconfiggerla.

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Libertà per i Nostri Soldati: il Colonialismo Indiano ed il Nagaland.

Prosegue il mio personale stato di guerra contro l’ India, da molti erroneamente vista come una grande democrazia patria di Gandhi, di santi e santoni; e dopo il Sikkim, i miei ricordi personali mi portano a parlare del Nagaland.
Stato annesso dall’ India anni fa che, come recenti restrizioni nell’ accesso fanno supporre, non è ancora pacificato. Quando lavoravo importando mobili ed oggetti dall’ India, arrivare nel Nagaland era praticamente impossibile, occorrevano visti e permessi speciali. Questo perchè era in corso una violenta guerra tra Delhi e gli indipendentisti di uno stato completamente Cristiano (oltre il 90 % della popolazione, a maggioranza protestante, ma anche con molti Cattolici concentrati nella capitale, Kohima), con massacri sanguinosi sia da parte del Governo Federale che da parte delle diverse etnie di origine tibeto/birmane. Già, perchè in questo territorio ben poco vi è di indiano.
Dopo il ritiro delle truppe inglesi, i guerrieri di questo territorio furono tra i primissimi ad insorgere contro il Governo Centrale, attraverso una figura semi leggendaria, Angami Zapu Phizo, che durante la Seconda Guerra Mondiale aveva fattivamente collaborato con l’ Armata Imperiale Giapponese dietro la promessa della futura indipendenza del Nagaland, diventando così un eroe per il proprio paese. Nell’ immediato dopoguerra fu tra i fondatori del Consiglio Nazionale Naga (NNC), che il 14 Agosto 1947, un giorno prima che l’ India lo imitasse, proclamò l’ indipendenza del Nagaland. Da allora lo scontro si intensificò nel corso degli anni, nonostante anche incontri tra Phizo ed il Pandit Nehru, celeberrimo successore di Gandhi nel 1951 e 1952. Con violazioni dei diritti umani e massacri sulle popolazioni da parte degli indiani, alle quali i Naga risposero rispolverando una loro antica specialità, essendo da secoli Cacciatori di Teste. Phizo dovette nel 1956 rifugiarsi prima in Pakistan eppoi a Londra. Senza il loro leader, stroncati da massacri e segregazioni che affamavano la popolazione, i rimanenti vertici del NNC firmarono nel 1975 l’ accordo di pace di Shilong, che prevedeva la resa degli indipendisti. Ma la maggior parte del popolo Naga non accettò la sconfitta, e sciolto il moderato e Cristiano NNC, sorse il Consiglio Nazionalsocialista del Nagaland (NSCN), un confuso gruppo nazimaoista ispirato sia ad Hitler che a Mao, da parte di Thuingaleng Muivah, Isaac Swu e S. Kaplang, che continuarono la lotta tra alterne fortune. Tale partito poi, con l’ uscita di Kaplang, si divise in 2 fazioni, dando inizio ad una guerra fratricida, favorita dagli agenti segreti indiani. Nel 1993 l’ NSCN (IM -Isaac-Muivah), venne ammesso nell’ Organizzazione Internazionale delle Nazioni non rappresentate (UNPO), l’ ONU degli indipendentisti di tutto il mondo.
Nonostante vari accordi di cessate il fuoco nel 1997 e 2000 strombettati dal Governo Indiano negli organismi internazionali, la guerra contro New Delhi continua, soprattutto nelle colline. E, nonostante la confusa ideologia degli indipendentisti odierni rispetto a quella originaria di Phizo, il Nagaland ha diritto alla propria indipendenza.

Libertà per i Nostri Soldati ! Libertà per il Nagaland !

Marcia Gaglia: “ladri e fannulloni!”

Guarda il video su YouTube Cari amici, lo avevamo sempre sospettato, il nostro problema di Italiani è che siamo per la maggior parte ladri e fannulloni. Come dar torto ai Tedeschi e agli altri stranieri che ci vedono tutti come degli Schettino, dei Parolisi, o se ci va bene come dei Celentano? Se la classe […]

Gli ometti in loden e i Marò

La vicenda dei due fanti del reggimento San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, di fatto prigionieri delle autorità indiane con l’accusa di aver ucciso due pescatori ritenuti dei pirati che stavano per abbordare la petroliera Enrica Lexie, sta mettendo in luce i limiti dell’azione politica, diplomatica e militare italiana nella gestione della crisi. Tutti gli esperti in diritto internazionale hanno sottolineato gli abusi delle autorità indiane che a nessun titolo potevano “dirottare” nel porto di Kochi una petroliera italiana per un incidente tutto da chiarire e in ogni caso avvenuto in acque internazionali così come la magistratura indiana non aveva nessuno diritto di disporre, come ha fatto oggi, tre giorni di fermo per gli uomini del San Marco implicati nella morte di due pescatori indiani.
I riscontri sull’accaduto per altro non combaciano. L’incidente denunciato dagli indiani è avvenuto in un luogo e in momento diverso da quello registrato dalla Enrica Lexie che riguarda un peschereccio di forma, colore e stazza diverse come dimostrano i filmati ripresi dall’equipaggio della petroliera. Le stesse ragioni giuridiche avrebbero dovuto impedire alle autorità di Nuova Delhi di far sbarcare due militari italiani da un mercantile che batte il tricolore (e quindi è territorio italiano) e di portare in tribunale due soldati come fossero criminali quando la giurisdizione sui militari è strettamente attribuita alle autorità del loro Paese. L’india sta violando non solo il diritto ma anche le pratiche procedurali negando l’autopsia sui due pescatori uccisi (i funerali si sono svolti sabato) e gli esami balistici che chiarirebbero in modo inconfutabile se sono stati proiettili italiani a colpire i due uomini. Ad aiutare la disinvoltura degli indiani hanno però contribuito molti errori madornali compiuti dalle autorità italiane (gli omini “tecnici che vestono il loden). A cominciare dal fronte mediatico (sempre pronto a stracciarsi le vesti per qualsiasi cazzata, vedi le mutande di Belen).
Nessun ministro o vertice militare si è pronunciato sulla vicenda lasciando di fatto ai media e alle autorità indiane il monopolio della comunicazione con evidenti riflessi negativi per la posizione italiana quasi del tutto assente dalle pagine dei giornali internazionali e presente spesso solo marginalmente persino sui media italiani (se non addirittura accettando per buona la versione dei fatti indiana). Inoltre non c’era nessun motivo per autorizzare la Enrica Lexie ad entrare nel porto di Kochi. Gira vice che la Marina si sia opposta ma l’armatore e la Farnesina avrebbero acconsentito a soddisfare la richiesta dell’India (tipico calabraghe ormai entrato nel DNA italiota). Nessun motivo neppure per acconsentire che due militari italiani lasciassero il “territorio nazionale”, cioè la nave, per venire interrogati da un tribunale indiano. Un arbitrio che non doveva essere tollerato né tanto meno autorizzato dalla nostra ambasciata a Nuova Delhi. L’evidente tentativo di non irritare gli indiani si è trasformato così in un autogoal spaventoso per la Farnesina, a una settimana dal viaggio del Ministro Giulio Terzi a Nuova Delhi.
Nonostante il rude e provocatorio atteggiamento indiano non si registra finora nessuna reazione forte di Roma che a questo punto si trova a corto di opzioni. Il sequestro di una nave commerciale e di sei militari sono un motivo più che sufficiente per forzare i toni diplomatici e assumere anche iniziative militari simboliche. (io avrei immediatamente mobilitato gli incursori per radere al suolo il porto indiano) Se si fosse trattato di cittadini o militari statunitensi o britannici o francesi ci sarebbero già portaerei e flotte da guerra di fronte al porto di Kochi. L’Italia schiera una fregata nell’Oceano Indiano nell’ambito della missione Nato anti-pirateria. Non sarebbe il caso di mandarla al limite delle acque nazionali indiane e ordinare ad altre navi di salpare da Taranto? Non certo per fare la guerra all’India ma quanto meno per dimostrare con un po’ di “diplomazia navale” che l’Italia non accetta senza reagire che vengano detenuti arbitrariamente sue navi e suoi militari. A differenza dei casi di pirateria, nei quali navi ed equipaggi catturati sono civili, in questo caso in pericolo (rischiano la pena di morte in base alle leggi indiana) ci sono dei militari imbarcati secondo le leggi dello Stato sui mercantili per proteggerli. Una considerazione che rende ancora più assordante il silenzio dei vertici militari dal Ministro della Difesa (che tra l’altro è un ammiraglio) Giampaolo Di Paola al Capo di stato maggiore della Difesa, il generale Biagio Abrate al Capo di stato maggiore della Marina, ammiraglio Bruno Branciforte. Dovè finito l’onore degli uomini della Decima?