Siamo il primo o l’ultimo anello della catena?

Guarda il video su YouTube: Prima era una battaglia politica, una battaglia sociale. Destra contro sinistra, lavoratori contro padroni; più o meno sensibili ai diritti dei lavoratori contro chi in fondo non gliene importa più di tanto basta prendere qualche voto in più per stare nei posti di potere. Adesso la crisi e i relativi […]

Un lavoro per Adriano

Parafrasando un titolo della triologia di Bacchelli, La miseria viene in barca, mi viene in mente di parlare della miseria che viene dal globo, di miseria importata dalla globalizzazione. E parlare di difesa ad oltranza dell’Articolo 18, in condizioni di globalizzazione dei mercati, senza però parlare anche di regole uguali per tutti i suoi partecipanti, è come stare a discutere di lana caprina, di argomenti privi di consistenza.
Della crisi, che aveva investito da tempo le vetrerie di Murano, ne aveva già parlato Fausto in un post del 24 febbraio 2010, illustrandone le tre cause: alti costi della  produzione, mancanza di ricambio generazionale, arrivo massiccio di vetro prodotto in Cina. La crisi si è fatta devastante, se ha costretto alla chiusura una vetreria storica di Murano, la Vetreria Elite. Vi lavora un amico di Fausto, il maestro vetraio Adriano (foto sopra, dal blog della Alloggi Barbaria), che resterà senza lavoro, assieme ad altri dipendenti. La ditta chiuderà definitivamente i battenti il prossimo 29 febbraio 2012, e in questa vicenda l’Articolo 18, inteso come vogliono resti i sindacati, non potrà fare proprio nulla. La notizia della chiusura è scritta nell’aggiornamento aggiunto in calce allo stesso post. Con la chiusura anche della Vetreria Elite stiamo assistendo impassibili al progressivo sgretolamento di tutte quelle attività storiche che hanno contribuito a mantenere alto nei secoli il valore del Made in Italy. La graduale morte di tutte le vetrerie di Murano, così come si prospetterebbe, sarà così un altro pezzo della nostra storia che morrà
L’arte dei maestri vetrai di Murano è legata inestricabilmente alla storia di Venezia, e dunque dell’Italia. Ha origini nel 1291 sull’isola, allora disabitata, quando i veneziani vi trasferirono tutte le fornaci cittadine, allontanando così il rischio d’incendi proveniente dalle stesse. Per la storia del vetro di Murano, e alle sue tecniche di produzione, rimando alla consultazione del post sulla lavorazione del vetro di Murano.
Ultime finiture di una coppa di vetro di Murano – dal blog di Fausto

Ma che Italia è quella che assume terroristi e non assolve gli innocenti,ricorrendo alla prescrizione ?

Italasia, la chiamai così anni fa coniando uno dei miei molti neologismi. Non tanto in spregio all’ Asia, ma alla sua decadenza in mille suk. Un Italia che non è la mia, di Mio Padre, dei molti grandi generati in questo suolo, da Nizza a Spalato, dal Brennero a Malta. Un italianatadallaresistenza fondata sul sangue, sull’ odio perenne e sulla criminalizzazione altrui. Odio generato dalla piaga del comunismo ancora oggi ben radicato nella nostra società; che porta ad usare due pesi e due misure anche nella visione della Giustizia, come nella Mia Città in questi giorni, in questi episodi che vado a trattare.
Da giorni circolava la notizia che la giunta comunista retta da Pisapia, dopo un comportamento al limite del giustificazionismo/negazionismo sulle Foibe, avesse intenzione di nominare capo di gabinetto del vice-sindaco, Maria Grazia Guida, nientepopodimeno che Maurizio Azzolini, peraltro già collaboratore esterno del comune.
Per chi avesse memoria corta, il simpatico individuo salì all’ onore delle cronache il 14 Maggio 1974, essendo uno dei compagnichesbagliano immortalati in una celeberrima foto intenti a sparare in Via de Amicis nell’ episodio che costò la vita all’ Agente di Polizia Antonio Custra.
Dopo l’ alzar di scudi del centro-Destra, Pisapia si è aggrappato alla loro costituzione, quella di cui mi sento ostaggio, che punta al recupero del colpevole.
Peccato che i morti non possano recuperare.
Ieri, invece, è arrivata la sentenza sul caso Mills, costata alle tasche dei contribuenti una valanga di soldoni, in cui si è visto di tutto per arrivare ad una condanna verso Silvio Berlusconi, anche lo stravolgimento dei tempi di prescrizione con curiosi teoremi sul destino dei soldi usati. E così si è arrivati alla pilatesca decisione che terrà ancora in piedi i Travaglio ed i Di Pietro, invece che arrivare alla totale assoluzione, in assenza di prove evidenti nei confronti dell’ imputato da Guinness.
Ed i veri colpevoli non pagano mai, neanche in risarcimenti.

Nel link, la lettera a Pisapia del Consigliere del PdL Abbagnale, commilitone di Custra negli Anni ’70:

http://www.nonremarecontro.it/?p=2904

E la lobby bancaria

MILANO – E dire che l’esecutivo tecnico di Mario Monti era stato subito appellato dai più critici come il governo delle banche: proprio gli istituti di credito si sentono oggi particolarmente colpiti da alcuni obblighi introdotti da Salva Italia e liberalizzazioni. Obblighi che, viene sottolineato, si sommano già a quelli su rafforzamenti patrimoniali e liquidità che provengono da Basilea 3 o dai «calcoli» dell’Eba, l’authority europea sul settore. Motivo di fondo sottostante del «malumore» è in verità rintracciabile nella difficile interpretazione di ciò che viene a essere approvato. Negli ultimi mesi fra decreti, modifiche, emendamenti vari si è perso in certi casi il filo delle normative, con un diffuso senso di difficoltà a calcolarne le possibili implicazioni operative e gli effetti economici. Ma sono in particolare tre i punti che sembrano sollevare le maggiori «perplessità» fra i banchieri.
Il primo riguarda il provvedimento in teoria con maggiore impatto sociale: il conto corrente a zero spese di apertura e gestione per i pensionati con assegni inferiori ai 1.500 euro. Non sembra risultare ancora chiaro se la cifra da considerare sia lorda o netta (cambia parecchio il perimetro di applicazione), se i conti siano diretti anche a chi magari riceve una simile pensione ma ha a disposizione anche cifre consistenti per svariati altri motivi, e ancora se a questo punto si parli di zero costi su tutti i servizi oppure no. Per le banche, che comunque in molti casi non condividono l’obbligo perché lo considerano un «retaggio» di quando l’impresa creditizia era pubblica e quindi vista come servizio pubblico, sembra difficile fare il calcolo di cosa tutto ciò possa significare in termini di minori introiti. Considerato un costo medio per ogni conto di circa 110 euro l’anno (cifre Bankitalia), inizialmente si è parlato di circa 1 miliardo. I pensionati in Italia sono 16,7 milioni, dei quali 9 percepiscono l’assegno sul conto corrente bancario, 2 sul Banco posta, 4,7 su libretto postale, e 850 mila cash, cioè sono teoricamente non bancarizzati: il conto zero spese è diretto a questi ultimi o a tutti coloro che percepiscono 1.500 euro (2 mila in caso di cifra lorda)? Un rebus non da poco, visto che il 71% dei pensionati ha redditi complessivi fino a 20 mila euro.
Il secondo punto è la polizza vita collegata al mutuo: l’ultima previsione sembra prescriva alla banca che condiziona il mutuo alla sottoscrizione di una polizza vita l’offerta al cliente di due contratti di compagnie non appartenenti al proprio gruppo, oltre alla propria. Ciò significa che l’istituto, oltre a un contratto collettivo standardizzato, deve proporre altri due individuali e quindi soggetti a visita medica e altre modalità varie. Inoltre la banca è obbligata ad accettare l’eventuale polizza che il cliente può scegliere sul mercato. Secondo gli istituti l’abbinamento al mutuo di una polizza vita o perdita posto di lavoro funziona già bene (visto che il 40% dei mutui ha un contratto assicurativo associato), se ne sono già visti gli effetti (nel 2008-2010, anni di difficoltà crescenti, gli indennizzi sono aumentati del 400%) ed è opportuna dato che la clientela oggi ha in media 40 anni (con finanziamenti ventennali). Ebbene, la difficile praticabilità di tutte le condizioni previste può ottenere secondo gli istituti l’effetto contrario, cioè deprimere l’erogazione dei mutui anche allungandone i tempi. Un terzo «obbligo» riguarda l’assenza di commissioni ai distributori di benzina per pagamenti con carta di credito fino a 100 euro, onere oggi a carico dell’esercente e che verrebbe dunque trasferito a banche e circuiti internazionali. Un provvedimento introdotto già dal precedente governo, poi cancellato e reinserito. Difficile capire quanto possa significare per gli istituti (non c’è visibilità sulla specifica tipologia di transazione) ma che secondo le banche solleva interrogativi su cifre (100 euro?) e obiettivi. Tracciabilità a parte, fine sempre condiviso.
Sergio Bocconi

La lobby cattolica

ROMA – Sarà votata domani in Commissione Industria al Senato. E forse se ne saprà di più. Oggi le uniche certezze sono quella paginetta-emendamento a firma di Mario Monti che affronta la questione dell’Imu (la nuova Ici) per gli immobili della Chiesa in base alla loro «modalità commerciale»; gli interventi di Napolitano, Schifani e Fini che riconoscono alla Chiesa cattolica un «contributo rilevante»: soprattutto il capo dello Stato ha ricordato che il contributo dei cattolici «nei campi della cooperazione, educazione, istruzione e assistenza sanitaria e sociale a favore di quanti vivevano in condizione di povertà e precarietà sociale ed economica» è stato «rilevante» negli anni; il dibattito nel mondo politico e soprattutto in quello cattolico che ha continuato ad animarsi e non si placherà fino a quando Monti non dirà parole più chiare.
Chi pagherà questa Imu? Anche le scuole cattoliche? Che significa «modalità commerciale», o meglio fin dove porterà la norma? Il premier deve risolvere la questione Imu-Chiesa anche per fermare la procedura di infrazione dell’Unione Europea contro l’Italia per il trattamento fiscale di favore sulle proprietà ecclesiastiche. E questo è ormai talmente assodato che tutti, anche i cattolici, ne sono consapevoli. La questione che resta completamente aperta è quella del «no profit». È dentro o fuori dall’esenzione? Dove, in concreto, lo Stato andrà a prendere i soldi? Centrodestra, Terzo Polo e mondo cattolico, in primo luogo i salesiani, sono molto preoccupati. Le scuole cattoliche, dicono, non si toccano. Don Alberto Lorenzelli, presidente della Conferenza italiana dei Superiori maggiori, nonché capo dei salesiani dell’Italia centrale, dice che «così le scuole cattoliche chiuderebbero, a migliaia. Noi non lavoriamo per i ricchi ma per quelli che hanno di meno. Mi auguro che l’Imu riguardi solo gli spazi in cui ci sono vere realtà commerciali».
Anche L’ Avvenire scrive che «il governo non ha ancora chiarito tutto» e suggerisce di lasciar perdere le scuole, sarebbe «un autogol, una forma di autolesionismo». Molte piccole scuole «già oggi vivono di stenti – ha scritto il giornale della Cei – pur essendo in molti piccoli centri l’unica realtà a disposizione delle comunità locali». Il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi (Pdl), che proviene da Comunione e Liberazione, chiede chiarimenti al governo: «Saranno tassate anche solidarietà e sussidiarietà? Sarebbe inaccettabile che un asilo nido parrocchiale, che svolge da sempre funzione pubblica, pagasse l’Imu». «Sarebbe sbagliato – gli fa eco Maurizio Gasparri, presidente dei senatori Pdl -, penalizzare chi si occupa di poveri o di educazione». Più morbido, ma sulla stessa linea Pier Ferdinando Casini: «La norma è chiara. Gli edifici della Chiesa adibiti ad attività commerciali è giusto che paghino come tutti gli altri. Molto diverso è il caso degli enti assistenziali, delle scuole, di un servizio straordinario che c’è nei piccoli centri».
Il centrosinistra, ovviamente, apprezza la scelta di far pagare l’Ici alla Chiesa ma non polemizza sulle scuole. Il cattolico Stefano Ceccanti, costituzionalista del Pd, ha invitato tutti a «non inventare problemi che non esistono perché la norma è chiara e risolutiva. Sulle scuole andranno commisurati i contributi richiesti agli utenti con il costo effettivo del servizio per valutare se si tratti di attività commerciale o meno, a prescindere dalla qualifica formale dell’istituto». Inoltre, ha detto Ceccanti, «ad una norma di legge non si possono chiedere dettagli, per questo l’emendamento chiede opportunamente sessanta giorni per un apposito decreto del ministero dell’Economia». Il leader di Sel, Nichi Vendola, non pensa che la norma Monti sia dovuta ad un «coraggio laico» del governo. Applicare l’Ici alla Chiesa è solo «l’adempimento di un dovere perché siamo a rischio di procedura e multa per infrazione comunitaria. E poi che anche la Chiesa paghi l’Imu è un fatto di decenza e corrisponde al principio evangelico “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”».

Mariolina Iossa

Prosciolto per intervenuta prescrizione

Essendo stato prosciolto Berlusconi per intervenuta prescrizione, io non saprò mai se lo stesso aveva commesso davvero quel reato per il quale è stato processato. Non lo saprò neppure se ci sarà un secondo e poi un terzo grado di giudizio, a prescindere dalla sentenza finale, anche se tutto lascia supporre che sia innocente considerato […]

Una bufala il fondo di Monti per la riduzione delle tasse

Niente fondo per la riduzione delle tasse.
Monti sa solo declinare le gabelle in aumento e le sue parole sulla riduzione (sia pur dal 2014 !!!) hanno la stessa credibilità di quelle di Pinocchio.
Tanto per ricordare agli smemorati, Berlusconi tagliò le aliquote nel 2003 e nel 2005 (i famosi quaranta euro irrisi dalla sinistra …) e nel 2008 abolì l’Ici sia pur solo sulle prime case e non per tutte.
Tra Berlusconi che, pur meno di quanto promesso, le tasse le taglia veramente e i vari Monti, Prodi, Visco, Bersani che, invece, non perdono occasione per metterci le mani in tasca e sottrarci anche quello che non abbiamo, non ho dubbi: preferisco Berlusconi per mille anni ancora.

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L’atto dovuto

La Procura di Roma ha deciso di procedere nei confronti dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone per il reato di omicidio. I due fucilieri del battaglione S.Marco erano in servizio sulla petroliera italiana Enrica Lexie e sono stati arrestati in India perchè accusati di aver ucciso il 15 febbraio due pescatori scambiandoli per pirati. L’iscrizione dei due marò per omicidio volontario sarebbe una sorta di atto dovuto legato alle risultanze dei fatti che emergono dall’informativa che la Farnesina ha messo a disposizione della magistratura nelle ultime ore. Giovedì 23 febbraio la magistratura indiana aveva deciso di tenere i due italiani per altri sette giorni in stato di fermo . Il presidente del Consiglio Mario Monti ha rassicurato le famiglie sull’impegno del governo italiano per la liberazione.
INDAGINI – Venerdì mattina la petroliera italiana Enrica Lexie è tornata nel porto di Kochi, nello stato indiano meridionale del Kerala, per permettere ulteriori indagini da parte della polizia sull’uccisione di due pescatori indiani. In particolare gli investigatori, guidati dal commissario Ajit Kumar, devono salire a bordo per visionare le armi utilizzare dai due marò. Come concordato durante la visita del sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura, l’intera operazione sarà effettuata alla presenza dei diplomatici italiani, per garantire la massima trasparenza. La delegazione italiana sarà presente al momento in cui saranno posti i sigilli sul materiale bellico che appartiene allo Stato italiano.

Quello che non dicono…

Le celebrazioni per i primi cento giorni del governo Monti hanno raggiunto l’apice. All’unisono, stampa e tv raccontano le meraviglie di un Paese cambiato. Sappiamo che il premier ha il sostegno sincero e leale dell’ex premier Berlusconi che volontariamente gli ha lasciato il posto. E sappiamo che Monti gode anche di stima di una larga fetta di notabili ed elettori del Pdl ai quali non dispiacerebbe averlo come nuovo leader. Tutto questo ci è chiaro, ma non per questo dobbiamo nascondere sotto lo zerbino alcune verità. Per esempio. Durante i mirabolanti cento giorni l’Italia è entrata tecnicamente in recessione, la disoccupazione è cresciuta, quella giovanile ha superato la soglia del 30 per cento, le agenzie internazionali ci hanno declassato e spediti addirittura in serie B. Ancora. Le tasse sono aumentate raggiungendo un nuovo record di pressione fiscale, la benzina sfiora i due euro al litro, le liberalizzazioni, quelle vere, non ci sono e non ci saranno. La Rai è diventata un pollaio fuori controllo, la Protezione civile un buco nero. Lo spread è sceso ma resta a livelli che quattro mesi fa venivano giudicati insostenibili e pericolosi.
Tutto questo è accaduto in presenza di una maggioranza politica innaturale e bulgara, di un Parlamento commissariato dal presidente della Repubblica, di un governo che va avanti a colpi di decreti-legge e voti di fiducia. Insomma, ci mancava soltanto che in una situazione di potere così unica e forse irripetibile non tornasse almeno un po’ di fiducia, che peraltro è gratis, nell’esecutivo. Ma onestamente, non vediamo proprio che cosa ci sia da gioire o celebrare. Il miracolo, annunciato e atteso, non c’è stato e non poteva esserci. Perché con le regole blindate dalla nostra Costituzione neppure il governo dei migliori, o come in questo caso dei non eletti, della non casta, è in grado di liberare il Paese dalle incrostazioni. E per cambiare la Costituzione, che ci piaccia o no, c’è una sola strada: ridare parola e potere alla politica. I cento giorni sono quindi sì importanti ma nel senso che sono cento giorni in meno che mancano alle elezioni. Nel frattempo sono certo che il governo Monti farà cose apprezzabili e tutti gliene saremo grati. Se poi strada facendo ci portiamo avanti con qualche riforma che vada oltrel’allargamento della base di taxisti e farmacisti, be’, credo che la cosa non guasterebbe. Il Parlamento, se volesse, ne avrebbe facoltà.