No tav: dalla farsa alla tragedia

Un contestatore no tav è i coma dopo essere precipitato da un traliccio sul quale si era arrampicato per tentare di fermare i lavori della TAV.
Posto il sentimento di umana pietà per chi cade, credo che se, come gli auguro, il manifestante riuscirà a riemergere dal coma, dovrà imputare solo a se stesso l’accaduto.
E spero che l’accaduto non fermi i lavori, in mostruoso ritardo, perché cadere nel nome di una causa non la rende obbligatoriamente giusta.
E l’Italia deve smetterla di fermarsi ogniqualvolta qualcuno si oppone a lavori, proposte, innovazioni.
E chi protesta, legittimamente, deve smetterla di usare la violenza, che a volte si ritorce contro chi la pratica, per bloccare i lavori.

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Buffon martire della sincerità

Sabato sera ho guardato Milan-Juventus.
Pur essendo tifoso del Bologna, non manco di guardare, quando non sono in contemporanea con le partite dei rosso-blu, gli incontri tra le migliori.
Naturalmente la mia simpatia era (ed è) tutta per il Milan.
Sono rimasto allibito davanti alla svista (la buona fede, salvo prova contraria, è sempre presunta) del guardalinee e dell’arbitro sul goal di Muntari che avrebbe portato i rossoneri in vantaggio per due a zero, cambiando completamente la partita.
Per questo la Juventus non può dire che il goal di Muntari è “pareggiato” dal fuorigioco inesistente (altra svista, forse con retropensiero compensativo) di Matri.
Sul due a zero ben diversi sarebbero stati gli approcci all’incontro e, forse, non ci sarebbe neppure stato il “fuorigioco” di Matri.
Ma il mio commento verte sulla crocifissione in atto contro Buffon, portiere della Juventus, reo di aver candidamente dichiarato non tanto di non essersi accorto che il pallone era ampiamente in rete, quanto che, ove se ne fosse accorto, non l’avrebbe “confessato” all’arbitro.
E allora ?
Dov’è lo scandalo tale da farne chiedere, ad alcuni, l’esclusione dalla convocazione in nazionale ?
E tutti quelli che per un calcetto si rotolano come se fossero stati feriti a morte, salvo poi saltare come galletti appena ottenuta la punizione ?
E poi mi piacerebbe sapere se tutti i moralisti, severi censori del portiere della Nazionale qualora passassero con il rosso, andrebbero dal primo carabiniere per confessare la loro colpa …

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Walter Chiari e gli Italiani nello sbarco in Normandia.

In questi giorni la RAI trasmette un doveroso omaggio a Walter Chiari, un grandissimo attore, che con molti altri suoi colleghi aderì al Fascismo nel momento più difficile, cioè alla Repubblica Sociale Italiana. Naturalmente lo sceneggiato non si spinge a parlare di questo suo passato, per il quale l’ attore non solo si fece diversi mesi di prigionia nel Campo di Concentramento anglo-americano di Coltano, ma fu sempre osteggiato da molti. L’ episodio più famoso resta quello del 1975, dopo che a Genova, durante uno spettacolo, disse: “Quando fu appeso x i piedi in Piazza Loreto, dalle tasche di Mussolini non cadde nemmeno una monetina. Se i nuovi reggitori d’Italia avessero subito la stessa sorte, chissà cosa uscirebbe dalle tasche di lorsignori !“. Dopo di che per giorni il teatro ligure fu picchettato per giorni da manifestanti rossi, con tentativi di non far entrare la gente. Questo suo modo di non essere allineato col pensiero dominante era per i comunisti assai peggio della sua vita a volte ai limiti che lo spinse nel vizio della droga, e non gli fu mai perdonato negli ambienti salottieri e radical chic,pronti a piangere sulla cocaina degli artisti, ma non sul passato Fascista della maggior parte degli Italiani di allora.
Ma oltre a Coltano, c’è un altro episodio meno famoso del passato di Walter Chiari: egli fu uno di quei moltissimi Italiani che parteciparono alla difesa dell’ Europa in Normandia contro lo sbarco alleato del Giugno 1944. Molti furono e sono Morti Dimenticati, perchè la storiografia ufficiale racconta che a presidiare le coste francesi erano solo i tedeschi, mentre numerosissimi furo i volontari di tutta Europa che combatterono su quelle spiagge contro i “liberatori“. E solo un recente film documentario del 2009 di Mauro Vittorio Quattrina, “D-Day Lo sbarco in Normandia. Noi Italiani c’eravamo” ha reso loro giustizia e memoria.
Tra loro un reparto del Battaglione San Marco che si coprì di gloria prima di essere decimato dall’ uso del Napalm degli alleati, che alla fine resero loro l’onore delle armi, nell’ Isola di Cèzembre.

Punti di vista su Monti

Appena fu dato l’incarico a Monti io, da queste colonne, gli detti fiducia. Non avevo pregiudizi. Ma mi ricredetti quasi subito. E avvertii che per molti la luna di miele con i «tecnici» sarebbe diventata una luna di fiele (come già mostrano i fischi a Napolitano). In effetti a cento giorni dalla sua nascita tutti i sostenitori del governo (a partire da Pd e Pdl) si accorgono di aver ottenuto l’opposto esatto di quanto avevano sempre voluto o promesso agli italiani. Comincio dai cattolici che si fecero usare, col convegno di Todi, per instaurare il nuovo potere: ora si beccano la reintroduzione dell’Imu, forse perfino per asili e scuole («è il tracollo dell’istruzione cattolica», dicono i salesiani). Eppure il giornale della Cei, Avvenire, che è stato il più entusiasta nel sostenere Monti, aveva sempre negato che vi fossero motivi per rivedere le norme (la Chiesa già pagava dove non c’erano attività di culto o assistenziali). Adesso il governo allarga i casi di tassazione con la scusa di dover eliminare gli «aiuti di Stato». L’asilo parrocchiale deve pagare l’Imu altrimenti è aiuto di Stato. Però non sono ritenuti «aiuto di Stato» quelli di cui hanno scritto Alesina e Giavazzi, «i circa 30 miliardi di sussidi pubblici alle imprese» (Corriere della sera, 11 dicembre 2011). Perché – chiedono i due economisti – tutti quei miliardi «sono intoccabili» e nessuno ne parla? Ancor più curiosa è stata, venerdì 24 febbraio, la nota furbesca della Presidenza del Consiglio con cui si annunciava che le maggiori entrate dall’Imu della Chiesa sarebbero state destinate ad alleggerire la pressione fiscale.
Promessa odiosetta perché alimenta lo sciocco sospetto che se siamo tartassati è colpa della Chiesa. La trovata serviva a coprire la vera notizia di quelle ore: infatti il governo si stava rimangiando la promessa di abbassare le tasse col gettito recuperato dalla lotta all’evasione. Quindi per la Chiesa c’è un doppio danno e la beffa. Ma a parte l’Imu e le scuole cattoliche c’è molto altro nelle politiche di questo governo che va contro i cattolici. C’è il bombardamento delle famiglie (con la reintroduzione dell’Imu sulla prima casa, l’aumento di Iva, affitti, tasse e benzina) e c’è l’insensibilità verso gli ultimi e la solidarietà dimostratafra l’altro dalla cancellazione dell’Agenzia per il terzo settore, dall’inserimento delle donazioni alle onlus nel redditometro e dalla politica verso i disabili (lo slogan della loro manifestazione del 21 febbraio era: «No allo sterminio dei nostri diritti»). La scure che si abbatte sulla solidarietà e l’assistenza ai più poveri e bisognosi lascia invece indisturbato, in gran parte, l’enorme spreco dell’acquisto dei cacciabombardieri F35 a cui la Chiesa è contraria.
Il bilancio insomma per i cattolici è disastroso. Oltretutto per loro, che si fecero usare a Todi come liquidatori del governo di centrodestra, è finito il dialogo privilegiato con quest’area sui temi eticamente sensibili: ne sono un segno il blocco della legge sulle dat e il varo alla Camera del divorzio breve. E già, certe dichiarazioni ministeriali sui cosiddetti «diritti civili» hanno fatto suonare un campanello di allarme sui media cattolici. Anche il Pd è rimasto «fregato» dal governo Monti. Per anni – in odio a Berlusconi – hanno invocato «una destra normale, europea, moderna». Eccoli accontentati: una vera destra moderna, di banchieri e tecnocrati che se ne infischiano sia degli elettori che dei lavoratori e dei sindacati, che spazzano via le «intoccabili» pensioni di anzianità, alzano l’età della pensione e diminuiscono i soldi. Tecnocrati che vogliono spazzar via il «sacro» articolo 18 sui licenziamenti e perfino sostituire la cassa integrazione straordinaria con un temporaneo sussidio di disoccupazione. Bastava uno solo di questi provvedimenti, fino a ottobre, per scatenare la rivolta di piazza. E oggi la sinistra non solo deve digerirli, ma perfino votarli e applaudirli. Con un governo che irride la speranza del posto fisso dei giovani precari. Addirittura Draghi – uno dei sostenitori, con Napolitano, del governo Monti – proclama trionfante la necessità di superare il «modello sociale europeo». Ecco «la destra» che volevano. È arrivata e sta spazzando via il famoso «Stato sociale», con trent’anni di conquiste sociali. Grazie ai voti del centrosinistra.
Dieci anni fa gli apprendisti stregoni – dagli Usa all’Europa – spalancarono le porte del commercio mondiale alla Cina, fregandosene della concorrenza sleale di quel sistema semischiavistico: dicevano che così avrebbero «occidentalizzato» la Cina, invece hanno «cinesizzato» l’Occidente e ora tutti rischiamo di diventare sudditi senza diritti. Stessa sorte del Pd è toccata al Pdl. Il centrodestra da sempre si è identificato con una precisa mission politica: meno tasse per tutti e meno Stato, meno dirigismo, meno leggi e burocrazie asfissianti (ovvero più libertà). Bene. Stanno dandoci l’esatto opposto. Stiamo diventando il popolo più tartassato d’Europa e stiamo diventando così sudditi che non solo il popolo ha perso la sovranità (elettorale e politica), ma è ormai in libertà vigilata perfino quando va a prelevare i suoi risparmi dal proprio conto corrente, dovendo giustificare allo Stato poliziesco come intende spenderli. E non si venga a dire che questo serve a combattere l’evasione, perché è una balla ridicola. Non serve che a vessare. Se davvero volessero eliminare di colpo l’evasione fiscale – abbassando per tutti le tasse – basterebbe rendere detraibile per tutti l’Iva per ciascun acquisto.
Perfino le cosiddette liberalizzazioni – come ha dimostrato Piero Ostellino – sono il contrario esatto: un caso di dirigismo. E – a proposito di sistema liberaldemocratico – con un premier che frequenta più le Borse che le Camere ormai il Parlamento pare ridotto a un orpello inutile, tanto che Napolitano può intimargli di smetterla con gli emendamenti. Votino e zitti. Perfino Repubblica sta suonando l’allarme. Ieri è stata pubblicata un’intervista a Zagrebelsky che arriva a preoccuparsi per la nostra perdita di sovranità nazionale. Era ora. Ormai qualunque organizzazione internazionale pretende di dare ordini all’Italia: l’ultima arrivata è l’Ocse, dopo che l’hanno fatto la Bce, il Fmi, la Bundesbank, Obama, la Merkel, Sarkozy e i famosi mercati. Si dirà che però nel 2013 avremo il pareggio di bilancio. In realtà il 70 per cento dei provvedimenti che portano a questo risultato è dovuto alle stangate del precedente governo. Inoltre conseguiamo questo risultato a prezzo di una dura recessione (col Pil a –1 per cento), di una disoccupazione che cresce, di tre declassamenti (da parte delle famose agenzie di rating) e di un aumento generale della povertà.
Da professori che si presentavano come sapientoni ci aspettavamo che finalmente costituissero la tanto studiata società per mettere a reddito l’enorme patrimonio immobiliare pubblico (anche se – come dice oscar Giannino – la cosa non farebbe piacere alle banche). È quella la chiave per abbattere il debito pubblico, le tasse e rilanciare la crescita. Ma non si è visto niente del genere. Solo aumento delle tasse, della benzina e dell’Iva, con la diminuzione di stipendi, assistenza e pensioni: il solito, eterno, insopportabile tartassamento del cittadino che vorrebbero pure di «rieducare» col ditino alzato. Come nella ex Germania comunista è al potere una casta che pretende di cambiare il popolo, invece di avere un popolo sovrano cui si riconosce il diritto di cambiare chi comanda e le sue politiche. In Italia oggi gli unici soddisfatti sono i banchieri. La gente si rassegna a subire Monti solo perché i partiti sarebbero perfino peggio. Non si parli dunque di consenso: è disperazione. Naturalmente Monti ha fatto pure qualcosa di buono: ha bocciato le Olimpiadi. Ma per questo non era necessario sospendere la vita democratica e fare un governo di scienziati, bastava il buon senso di mia nonna.
di Antonio Socci

La casta aumenta

C’è una nuova supercasta che da ieri è nata in Italia: quella dei borgomastri. Le ha dato i natali Mario Monti, che evidentemente sta parlando troppo al telefono con Angela Merkel, ed è al centro del disegno di legge governativo sulle province approvato dopo ore di discussione nella tarda serata di venerdì. Il premier ha scelto di tenere in vita tutti i consigli provinciali, e ha pure innestato una robusta retromarcia rispetto a dicembre scorso, facendo rivivere molte delle poltrone che aveva appena tagliato. Ma per dare un senso al clamoroso voltafaccia, Monti se ne è inventata una nuova: i consigli provinciali saranno interamente occupati da sindaci e consiglieri comunali della zona, gli unici a potersi presentare d’ora in avanti a quel tipo di elezioni.
Una volta scelti – ha spiegato in un comunicato stampa la presidenza del Consiglio nella notte di venerdì – «gli eletti mantengono la carica di sindaco e consigliere comunale per tutta la durata del quinquennio provinciale di carica». Come minimo dunque i consigli provinciali oltre ad offrire una nuova ribalta politica (e nuove spese, al di là dei loro emolumenti) alla casta dei borgomastri, allungherà loro la vita: perché finchè saranno in consiglio provinciale non decadranno dalla carica in Comune, con l’effetto di allungare quel mandato oltre il termine previsto. Probabilmente nella testa del governo c’è l’idea di elezioni comunali che precedono solo di qualche settimana quelle provinciali, ma la scadenza dei consigli di comuni e province solo in qualche raro caso è contemporanea. Quasi sempre hanno legislature incrociate, con scadenze ad anni di distanza gli uni dagli altri. Con questa idea un po’ fantasiosa ora il governo rischia di dovere intervenire per allungare (come sembra) legislature al di là dei termini di legge, o al contrario accorciarle bruscamente per fare partire quasi in contemporanea i mandati di comuni e nuove province. Nell’uno e nell’altro caso un bel pateracchio istituzionale. Perché con la prima ipotesi si potrebbe verificare l’assurdo di un sindaco che grazie all’elezione nel consiglio provinciale, potrebbe raddoppiare il proprio mandato in Comune senza nemmeno chiedere il permesso ai suoi elettori. Nella seconda ipotesi avverrebbe invece il contrario: sarebbe il governo ad accorciare il mandato popolare di un sindaco per allineare la legislatura comunale con quella della nuova provincia.
Tanto per capire cosa significa, a dicembre proprio il governo Monti aveva ipotizzato di fare troncare la legislatura degli attuali consigli provinciali entro la fine del mese di marzo 2012. Erano insorti subito i diretti interessati, ma anche gli addetti ai lavori, così emerso che la norma aveva evidenti profili di incostituzionalità e piuttosto di affrontare bracci di ferro e continui ricorsi alla Corte Costituzionale, Monti aveva preferito ritirare il testo che aveva approvato in consiglio dei ministri. Con il decreto salva- Italia già si era abbandonata l’idea di abolire o per lo meno ridurre le province italiane, scegliendo solo di trasformale in enti di secondo livello intermedi fra i comuni e le Regioni (idea che viene confermata dal nuovo disegno di legge) e di ridurne sensibilmente gli apparati, grazie a un robusto taglio di poltrone. La norma entrata in vigore a fine 2011 (perché approvata con il decreto salva-Italia) stabilisce la riduzione dei consigli provinciali a dieci consiglieri più il presidente della provincia.
La ragioneria generale dello Stato aveva ipotizzato nella relazione tecnica un risparmio medio di 65 milioni di euro: i consiglieri provinciali non avrebbero ricevuto indennità, ma il personale che oggi li assiste nelle segreterie e negli organi di direzione della provincia sarebbe stato in prospettiva dimezzato come quelle poltrone. Era il solo taglio ai costi della politica davvero deciso dal governo dei tecnici, dopo tante parole restate senza conseguenza. Monti deve essersene pentito, perché magicamente nel nuovo disegno di legge governativo quei 10 consiglieri diventano 16 per le province con più di 700 mila abitanti (sono 24) e 12 per quelle fra 300 e 700 mila abitanti (sono 51). Restano immutati solo per province più piccole (38). Questo significa che gli attuali 1.100 consiglieri provinciali stabiliti dal decreto salva-Italia di dicembre diventeranno ora 1.376, con aumento dei costi della politica di circa 16 milioni di euro (facendo gli stessi calcoli della ragioneria generale dello Stato). Il governo tecnico in soli due mesi si è già ammalato di politichite acuta, e diventa sempre più comprensivo con la casta. Non lo ammette chiaro e tondo, lo dice con le stesse parole che avrebbe usato un politico di lungo corso: l’aumento dei consiglieri provinciali è stato pensato “per consentire l’accesso in consiglio di tutto l’arco delle forze politiche, garantendo la rappresentatività di tutte le opinioni e la tutela delle minoranze”. Forse la verità è che Monti sta davvero pensando al suo futuro politico, e per quello ha bisogno dei partiti. Che è tornato ad accarezzare così.
di Fosca Bincher

Fornero: ‘Stipendi bassi? Che lavorino di più!’

Guarda il video su YouTube: Un recente studio dell’Eurostat conferma, ma lo sapevamo già e lo avevamo scritto più volte, che l’Italia è la nazione europea dove i lavoratori sono i meno pagati che nel resto delle nazioni. Io so che addirittura i lavoratori italiani sono i meno pagati del mondo, se si escludono alcune […]

I partiti, questi fantasmi!

Ricordate ai tempi dell’insediamento di Mario Monti dove si incontrarono i tre principali partiti sostenitori dei “tecnici” non eletti? Il PdL, il Pd e il terzo polo-Udiccino si incontrarono a Palazzo Giustiniani, il Palazzo della massoneria. Più precisamente, sede del Grande Oriente.
Si divertì a farlo rilevare perfino Giuliano Ferrara che portò in studio nella puntata di Radio Londra un bel cappuccio massonico, agitandolo davanti ai telespettatori.
Ma il resto dei giornalisti tacque e preferì nascondersi dietro

Suicidi italiani

MILANO – La crisi economica continua a generare tragedie. Un sessantaquattrenne residente in un comune vicino a Firenze si è impiccato all’interno del capannone della sua azienda. Il corpo è stato trovato da alcuni familiari che hanno avvertito il 118 e i carabinieri. All’origine del gesto ci sarebbero motivi economici e finanziari: l’uomo vi avrebbe fatto riferimento in un biglietto trovato vicino al suo corpo. L’uomo sarebbe andato nell’azienda dove ha preso una corda e l’ha attaccata a una trave del soffitto. Poi si è lasciato andare nel vuoto. Quando il medico del 118 è arrivato sul posto per l’imprenditore non c’era più niente da fare.
ALTRO SUICIDIO – Altro tragico gesto in Liguria dove un elettricista sanremese di 47 anni si è suicidato sabato sera sparandosi al capo con una pistola. L’uomo potrebbe essersi ucciso a causa della depressione in cui era caduto dopo il licenziamento. Alessandro F. era stato infatti licenziato qualche settimana fa dalla ditta nella quale lavorava da molti anni. Ieri sera ha cenato con la sua compagna poi è sceso in cantina e si è sparato con una Smith and Wesson calibro 28 di sua proprietà. L’uomo non ha lasciato lettere ma ai carabinieri i familiari hanno riferito della profonda depressione in cui l’elettricista era caduto dopo il licenziamento.

Monti: solo tasse e desertificazione dei Valori

La commissione giustizia della camera ha approvato il cosiddetto “divorzio breve”.
Più che breve, direi lampo, visto che dai cinque anni di separazione della infausta legge del 1970, si è oggi ai tre anni e la commissione giustizia propone un anno.
L’approvazione è stata “bipartisan”, pronube la ministra della giustizia Severino, con l’ennesimo, indecente inciucio tra comunisti e Pdl.
E’ un altro frutto avvelenato di questa stagione che vede un governo di non eletti occupare le leve del potere politico avendone espropriato, con la complicità di Napolitano che insiste nel voler mettere il bavaglio ai parlamentari, i rappresentanti della Sovranità Popolare (che peraltro nulla hanno fatto o stanno facendo per difendere le loro prerogative).
Ma è dall’approvazione del divorzio nel 1970 che è marcata la decadenza dell’Italia con il venir meno dei Valori fondanti di una Civiltà che fu grande e fu importante.
Non a caso il divorzio fu introdotto in Italia, ancora una volta, da un indecente inciucio, questa volta tra comunisti e liberali, che seguiva la rivolta studentesca del “68”, l’autunno caldo del 1969 e l’introduzione di quella idrovora di denaro pubblico e fonte di clientelismo che sono le regioni.
Dopo il divorzio, la decadenza continuò con
– l’aborto (addirittura qualificato “conquista”) ,
– i tentativi che si susseguono di elevare a dignità di legge le unioni omosessuali,
– la volontà di introdurre, più o meno surrettiziamente, dell’eutanasia,
– la propaganda per la liberalizzazione delle droghe (in tutto o in parte con la scusa delle “droghe leggere” come se non facessero male pure quelle),
– la manipolazione genetica con la scusa della “ricerca scientifica”,
– lo sconvolgimento dell’humus etnico, sociale, economico, politico dell’Italia con i tentativi di concessione della cittadinanza e persino del voto agli immigrati.
Poi qualcuno si interroga sulla perdita di competitività, di capacità imprenditoriale, di produttività.
Ma vogliamo capire che quella Italia che fu umanamente unita sotto il Fascismo e che seppe risollevarsi, dopo la sconfitta nella seconda guerra mondiale, rimboccandosi le maniche e lavorando sodo, era un’Italia che aveva una forza interiore indotta da quei Valori Tradizionali, che non appartengono ad una religione, ma all’Umanità e che sono stati erosi e smantellati nel nome di un improbabile progresso con la propaganda negativa e relativista che prese inizio e forza proprio con l’introduzione del divorzio.
Come in tutte le civiltà del passato, la decadenza è prima di tutto morale, nei costumi, nei comportamenti, negli insegnamenti, per poi provocare il crollo della civiltà intera ed è triste vedere che invece di operare per invertire la rotta, si prosegue, pervicacemente, sulla facile strada dello smantellamento continuo dei Valori Tradizionali la cui perdita favorisce l’aggravarsi di una crisi che, ormai, sembra senza ritorno, fino al momento in cui, con gravi lutti e sofferenze che ci saremmo potuti risparmiare, il ciclo della Vita ricomincerà.
Ovviamente fondandosi su quei Valori della Tradizione oggi così irrisi e violati.

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