La sobrietà

Ogni epoca ha le sue parole d’ordine, quella attuale è sobrietà.

Mentre sconvolgeva Bologna con il suo enorme seguito (persino una ambulanza !) obbligando i cittadini che lavorano (e non campano di chiacchiere) a slalom tra le chiusure di strade, le deviazioni e le soppressioni degli autobus, tra un complimento al sindaco per le comuni origini campane (saranno contenti i bolognesi d.o.c. !) e l’incasso dei servili omaggi della più antica Università europea, Napolitano ha parlato di sobrietà che deve contraddistinguere la nostra vita futura.
E’ la stessa sobrietà che predicavano i vescovi e i feudatari del medio evo per consolare i loro sudditi, tenendoli legati al cappio della miseria e se qualcuno alzava la testa, c’era sempre lo sceriffo di Nottingham di turno pronto a tagliargliela.
Così anche nelle illuminate e profonde parole di Napolitano, evidentemente ispirato dalla laurea honoris causa lui attribuita per non ho capito quali “altissimi meriti”, sobrietà fa rima con povertà.
La nostra, si intende, non certo quella di chi si sposta con dieci automobili e una ambulanza al seguito.
Come nel medio evo la ribellione però serpeggia e assume anche nomi che evocano proprio quell’epoca: la rivolta dei forconi.
La stampa prona al potere insinua che siano mafiosi, magari anche un po’ Fascisti, razzisti, xenofobi e, perchè no, pure omofobi, così abbiamo messo nel calderone tutto il peggio … beninteso secondo la Bibbia del “politicamente corretto”.
E’ il ribaltone non solo politico e della volontà popolare, ma anche dell’approccio positivo ed ottimista che vigeva nell’epoca di Berlusconi e che mi auguro possa presto tornare , archiviando questo periodo oscurantista e dolente.
Il gelo che scende in queste ore sull’Italia, coperta di neve, fornisce, ancora meglio, l’immagine di questi giorni bui, ai quali solo Berlusconi potrebbe por fine, staccando la spina a Monti.
Riuscirà il nostro eroe a scrollarsi di dosso l’apatia che lo blocca ?
Oppure si accontenterà dei complimenti per l’elegante uscita (che poi deve capire che quella “eleganza” è sinonimo della parola che utilizzò lui stesso nel 2006 per definire chi vota contro i propri interessi) ?

Entra ne

Le primarie finiscono con un mezzo fiasco

Il presidente della Provincia Bernazzoli ce la fa, ma non riesce ad arrivare al 50 per cento. E c’è un partito sempre più lacerato. Pochi i votanti. Le reazioni: “Nonostante tutto quello che è accaduto il vero vincitore paradossalmente è il centrodestra di Elvio Ubaldi”


Parma non è Milano, Parma non è Napoli. Lo dicono le primarie del centrosinistra che alla fine consacrano Vincenzo Bernazzolicandidato sindaco. Il vento nuovo non spira nel Ducato, non abbastanza. Con il 48,4% l’attuale presidente della Provincia batte lo sfidanteNicola Dall’Olio, speranza del fronte movimentista e ambientalista, che ottiene però un ottimo 36,2%. Fermi sotto il 10% gli altri tre concorrenti Simone Rossi (indipendente),Giuseppe La Pietra (Sel), Gianpaolo Cantoni(Socialisti). Così doveva essere, così è stato.

L’uomo dell’establishment ha compiuto la missione, anche se non raggiunge il 50%. Combinato alla scarsa affluenza al voto, fermatasi a quota 8330 votanti, il risultato dà fiato agli scontenti all’interno del Pd: “E’ un segnale chiaro e preoccupante – commentano a caldo esponenti vicini a Dall’Olio – i nostri elettori non hanno gradito la modalità di scelta, dall’alto, del candidato Bernazzoli. Ma ci rendiamo conto? Vincenzo non ha raggiunto neppure il 50%, e questo è un chiarissimo segno di debolezza del partito che lo ha voluto imporre. Ricordiamoci infatti che Dall’Olio era un perfetto sconosciuto, un nome nuovo in gara con un politico navigato e famoso”.

Lui, il vincitore, con la solita flemma cerca Dall’Olio e gli stringe la mano. Poi in conferenza stampa dice pochissime parole: “Le primarie ci sono state, ora puntiamo uniti alle comunali di maggio”. Quindi via al brindisi e alle foto, mentre alcuni osservatori già ghignano: “Stasera il vero vincitore è un altro e si chiama Elvio”. Il riferimento è a Elvio Ubaldi ex sindaco, ex patron della politica locale, ex inventore del civismo di centrodestra…………………..


ilpensieroverde

Non è buffo……….?

La stragrande maggioranza dell’evasione avviene al centro-sud e le verifiche fiscali anti-evasione sono tutte al di sopra del 45 parallelo

Sottosegretari

Premesso che il costo del nostro Parlamento corrisponde al costo di cinque paesi europei messi insieme, e ditemi che è poco! continuo a non capire il significato dei termini e la necessità pratica delle due categorie summenzionate, per non parlare di tante altre che la gente comune non conosce, ma che costano un bel “tesoretto” alle nostre tasche di cittadini supertartassati! Intanto è ipotizzabile che se vi è un sottosegretario vi sia pure un segretario: di che si occupa costui? quali sono i suoi legami o rapporti col politico di riferimento? non basterebbe un segretario ammesso che sia utile, o il sottosegretario è un tirapiedi indispensabile? per far che? e quando? Il portaborse : un bambino potrebbe immaginare un politico con la borsa talmente piena e pesante da aver bisogno di un baldo giovane che gliela porti, onde evitare colpi della strega e altri malanni ossei. Ma un adulto capisce che non è così: e qual’è allora la sua funzione? è così necessaria da far lievitare le prebende dei politici italiani a livelli unici nella compagine europea? Naturalmente la lista dei “facenti non si sa che funzioni” si allunga verso il basso non so se fino all’usciere o più giù ancora, e gli stipendi di questi personaggi poco noti ma ben retribuiti gravano su quella spesa che manteniamo imbattibile davanti agli altri paesi d’Europa. Ci potrebbe qualche mente eccelsa che ha inventato, magari in tempi remoti, queste cariche da operetta, spiegare il meccanismo ( perverso) di questa trafila che non ha mai fine?!

Chiara Destefanis

La Fornero non ama l’articolo determinativo

Di tutti i problemi che affliggono il mondo del lavoro, le pensioni, l’art. 18, le ditte che chiudono i battenti e licenziano, la vera priorità qual è? Che Elsa Fornero ministro del Welfare, anzi, del No Welfare, vista la sua riforma pensionistica massacra-italiani, non vuole l’articolo determinativo femminile singolare “la”.”Non mi piace quando dite “la Fornero”, oppure “la Littizzetto”. Dite “Fornero” e basta, così come dite “Monti”. Caspiterina! E’ davvero la madre di tutte le priorità. Ma la cosa più nauseante è che i giornali si adeguano e obbediscono. Così da quando la ministra Coccodrilla chiagne e fotte, ha decretato che vuole il genere “neutro unisex” tutti i pennivendoli scrivono a testa china: “Fornero ha detto, Fornero ha fatto, Fornero ha dichiarato”. Gran bella categoria di leccazampe, per non dire di peggio! Ricordate quanti nomignoli per il Cavaliere? (Il cavaliere mascarato, il Cainano, il Caimano, il nano di Arcore ecc.) Ma quella sì era vera libertà di stampa e di espressione, vuoi mettere? – rivendicava il quarto potere. Ora invece gli scribacchini del Corserva , di Repubica e Stampaglia, capiscono (lei proviene dalla Banca Mondiale e da Banca Intesa perciò è meglio tenersela buona), si adeguano e leccano. Trovano perfino sexy quella carta geografica che ha al posto della faccia. Ah, come fa intelligente quella ruga che le solca la fronte! – scrivono compiaciuti i gazzettieri. Altro che siliconate rifatte, glamour in stile Carfagna! per fortuna che c’è…Fornero. Frattanto LA Fornero si mostra nell’aula della Camera con il suo logo preferito: una borsetta di…coccodrillo. Per raccogliere le lacrime che ha sparso per i pensionati. A proposito, come dirà la ministra quando parla della sua borsetta? “Passami borsetta”. Senza LA. Fa più chic.

Vipera Gentile

http://youtu.be/ia6gXzZNzAk

Fiscal compact, dittatoriale trattato Ue

Ecco cosa succederà all’italia dopo lo scellerato patto Uementre se ne guardano bene dal firmarlo sia la Gran Bretagna che la Repubblica Ceca.
Con la firma dell’Italia sull’articolo del trattato «Fiscal Compact» che la impegna a portare il debito dal 120% del Pil al 60% in 20 anni e con un calendario rigido di abbattimento per anno di circa 40-45 miliardi, pena sanzioni, cadremo in una depressione irreversibile. Oggi i contenuti della bozza saranno del tutto chiari. La sensazione è che vi sia stata solo una cosmesi che non abbia toccato la sostanza voluta da Berlino. Pertanto è prioritario valutare se e come l’Italia possa evitare il suicidio economico imposto dall’irrazionale diktat rigorista della Germania. Altre parti del trattato sono dure, ma sensate, per esempio l’obbligo al pareggio di bilancio con legge di forza costituzionale. La dottrina economica sconsiglia rigidità assolute in un bilancio pubblico perché tolgono strumenti di aggiustamento e per interventi d’emergenza. Ma una nazione con debito al 120% del Pil deve riuscire a convincere il mercato che lo ripagherà. E il modo migliore per comunicarlo è rendere certo che il debito non aumenterà più nel futuro impedendo il deficit annuo nel bilancio. Ma se si attiva questo vincolo fortissimo, allora non è più necessario rendere rigido e depressivo il calendario di riduzione del debito. Un debito «inscatolato» si riduce ogni anno del 2-3% per effetto dell’inflazione. Il fatto di non farne più, se combinato con una riforma di efficienza economica che aumenta il potenziale di crescita, aumenta l’affidabilità del debito residuo rendendolo sostenibile, ovviamente al di sotto di certe soglie.
Quali? Il trattato impone un tetto del 60% del Pil che non si capisce da quale calcolo venga fuori mentre gli studi in materia individuano la soglia di sostenibilità attorno al 70-80%. In ogni caso, ovviamente, l’Italia ha la necessità di ridurre il debito per riportare il costo degli interessi – dai 70 ai 90 miliardi annui – al servizio della crescita o via investimenti pubblici oppure, meglio, via detassazione, ma deve poter trovare tempi e modi realistici e fattibili per riuscirci. In particolare, la possibilità di abbattere il debito attraverso una combinazione tra finanziarizzazione e vendita del patrimonio, soluzione che nel caso italiano è possibile per ben 800 miliardi, richiede la facoltà non condizionata di scegliere il momento giusto di mercato per le operazioni. In sintesi, la riduzione del debito richiede flessibilità. Il punto: la Germania non vuole darla all’Italia perché non crede che i nostri governi saranno capaci di fare né le riforme di crescita né operazioni patrimonio contro debito. Ha qualche ragione: la casta buropolitica non molla il bottino del patrimonio, le riforme di efficienza sono depotenziate da veti corporativi, da poteri oligarchici oscuri nonché da sindacati paleolitici. Ma la soluzione non può essere quella di togliere sovranità all’Italia costringendola per diktat a trovare ogni anno 40-45 miliardi per abbattere debito. Perché la reazione sarà o un movimento populista che chiederà l’uscita dall’euro per evitare l’impoverimento o la depressione irreversibile della nazione, per esempio a causa di strette fiscali continue per rispettare il trattato in un contesto dove la politica mantiene il modello statalista e non vuole mollare il patrimonio. Ritengo che la democrazia italiana abbia il diritto di pronunciarsi su questo tema e, soprattutto, quello di avere una chance per darsi un progetto di riordinamento sovrano. Per questo invito Monti, che sta tentando di attutire le condizioni dell’articolo, ma non ha voluto ancora dirci di quanto e come, di chiederne lo stralcio per un esame successivo dopo consultazione popolare, per altro firmando il resto del trattato. Capisco Monti, pur criticando la sua cedevolezza al Reich, perché deve pilotare l’Italia piena di falle tra gli scogli e in una tempesta. Ma voi parlamentari e partiti che dovreste avvertirci di questo problema e darci informazioni e soluzioni dove cazzo siete, cosa fate?
di Carlo Pelanda

Napolitano: tutti più sobri!

Ormai ci tocca quotidianamente il predicozzo di tutti, quello di Napolitano compreso, che pare aver ritrovato in questa pratica il suo motivo d’essere, in quanto a parer suo lo rende, insieme al suo compare Monti, salvatore della patria. In effetti, e noi lo diciamo da sempre, si è capito benissimo che la causa di tutti […]