Egr. Sig. Direttore,

vorremmo approfittare del suo giornale per inviare una significativa poesia di Trilussa al candidato sindaco Vincenzo Bernazzoli e ai suoi compagni della sinistra.
Pensiamo possa riassumere quanto, politicamente, espresso fino ad ora dalla sinistra a Parma, e non solo.
“Er compagno scompagno”

Un Gatto, che faceva er socialista
solo a lo scopo d’arivà in un posto,
se stava lavoranno un pollo arosto
ne la cucina d’un capitalista.

Quanno da un finestrino su per aria
s’affacciò un antro Gatto: – Amico mio,
pensa – je disse – che ce so’ pur’io
ch’appartengo a la classe proletaria!

Io che conosco bene l’idee tue
so’ certo che quer pollo che te magni,
se vengo giù, sarà diviso in due:
mezzo a te, mezzo a me… Semo compagni!

– No, no: – rispose er Gatto senza core
io nun divido gnente co’ nessuno:
fo er socialista quanno sto a diggiuno,
ma quanno magno so’ conservatore!

Trilussa

Pier Angelo Ablondi
Consigliere provinciale Lega Nord Padania
Andrea Zorandi
Segretario sezione di Parma città della Lega Nord Padania
Parma 05/02/12

Troppo buoni

Tant’è che il senatore col posto fisso a vita – con l’aiuto della sua ministra che dal canto suo rilasciava altre interviste sull’argomento – nel ritornare sulla sua dichiarazione infelice sulla noia che procurerebbe il posto fisso agli altri che non siano lui stesso, ha specificato meglio il suo pensiero (che naturalmente era stato male […]

Let it snow (3)

In casa, sparsi dovunque ci sono ombrellini, sciarpe, cuffie, guanti e scarponcini… i caloriferi accesi giorno e notte ed oggi, è il quarto giorno consecutivo di neve che non accenna a fermarsi. E le previsioni continuano a darci neve almeno fino a martedì.

                                                                    
                                                               … e infine… l’orsetto.

MONTI BONIFICA 2 MILIARDI E MEZZO A MORGAN & STANLEY.

Nel silenzio assoluto, il governo Monti ha fatto un belregalo dell’Epifania alla Morgan Stanley: 2 miliardi e 567 milioni di euro sonostati dirottati dalle casse del Tesoro a quelle della banca newyorkese. Iltutto è avvenuto il 3 gennaio scorso, un mese fa, all’insaputa degli organi diinformazione italiani, così attenti ai bunga bunga o ai party del premieruscente ma evidentemente poco propensi a occuparsi dell’attuale governo incarica. Sono stati gli stessi vertici della Morgan Stanley ad aver comunicatoche l’esposizione verso l’Italia è scesa da 6,268 a 2,887 miliardi didollari: una differenza di 3,381 miliardi corrispondenti a 2,567 miliardi dieuro, circa un decimo della manovra “salva-Italia” varata dall’esecutivo Monti.Una somma utilizzata dal governo italiano per estinguere una operazione diderivati finanziari, anche se non è chiara la ragione per cui la Morgan Stanleyabbia richiesto la “chiusura della posizione”, opzione prevista dopo un certonumero di anni da quasi tutti i contratti sui derivati ma raramente applicata:il motivo più verosimile potrebbe essere il declassamento deciso dall’agenziadi rating Standard & Poor’s. Certo, finché nessuna delle due parti forniràspiegazioni, si potrà rimanere solo nell’ambito delle ipotesi.
La banca newyorkese si è limitata ad annunciaretrionfalmente il recupero della somma, il governo italiano non ha fornitoalcuna spiegazione e i media non indagano né chiedono alcunché, né sullagestione delle operazioni in derivati da parte del Tesoro, né sul motivo per ilquale tra tanti creditori si sia scelto di onorare il debito proprio con laMorgan Stanley. Il questo modo il governo non è tenuto a spiegare perché abbiaoptato per il silenzio e la segretezza assoluta anziché ammettere che, mentrevenivano stangati i pensionati e non solo, lo Stato provvedeva a rimborsare 2miliardi e mezzo alla investment bank. Non sarebbe stato il massimo dal puntodi vista dell’immagine e della popolarità, ma in fondo è stato lo stesso “FullMonti”, ribattezzato così proprio dalla Morgan Stanley al momento della suanomina a premier, a dichiarare di non dover soddisfare alcun elettore, inquanto non eletto. E allore perché tace? Ha paura dell’impopolarità?
Dove sono i giornalisti che ponevano le dieci domande aBerlusconi o pubblicavano le intercettazioni telefoniche? Esiste ancoraqualcuno interessato ad indagare sull’operato del governo?
Diamo un merito all’Espresso, l’unico organo di informazioneitaliano a parlarne: un articolo uscito ieri a firma Orazio Carabini esprimepure un certo disappunto per il fatto che né Morgan Stanley né il Tesoroabbiano voluto fornire spiegazioni al settimanale.

fonte web: http://www.qelsi.it/2012/il-governo-monti-ha-dirottato-2-miliardi-e-mezzo-dalle-casse-del-tesoro-a-quelle-della-morgan-stanley/

Il Pensiero Verde 2012-02-05 00:45:00

Lusi, in 5 anni +894% direddito .

Nel 2005 Luigi Lusi dichiarava 38mila euro, nel 2010340mila. “

Intanto non si placano le polemiche per i 13 milionisottratti dalla cassa della Margherita ora Pd.



Il senatore Luigi Lusi, balzato alle cronache per la notavicenda dei tredici milioni di euro della Margherita finiti sui suoiconti, nel 2005 – prima di entrare in parlamento – dichiarava un reddito di38mila euro.
Dopo cinque anni 340mila euro, un incremento dell’884%,quasi nove volte tanto. Lui, in un’intervista a Repubblica, tiene aprecisare che “è tutto regolare. Dei 38mila euro del 2005 non mi devovergognare, né è un onore. Quello era il reddito e basta. Grazie a Dio uno faun a crescita professionale. Vuol dire che è diventato qualcosa per cui ha meritato”.Ovviamente non mancheranno le polemiche sulla sua “bravuraprofessionale”, visto come sono andate le cose per i fondi dellaMargherita, che per sua stessa ammissione ha indebitamente prelevato.
Lusi fa sapere che non può “dire nulladell’inchiesta perché c’è il segreto istruttorio”. Poi rivela che non haintenzione di querelare Francesco Rutelli che gli ha dato delladro:”La querela non serve a niente perché va tutto in prescrizione, iodevo attenermi al segreto istruttorio.
Zitti perché tutti colpevoli…..
Bisogna leggere “Assassinio sull’Orient Express”per capire davvero il caso Lusi. Lo afferma in una intervista al FattoQuotidiano Riccardo Villari, senatore ex Pd. SecondoVillari “stanno tutti zitti perché sono tutti colpevoli”. La suateoria è che Lusi “faccia il capo espiatorio” perché “nonpuò giustificare i soldi che non ci sono più” perchè andati “alla exMargherita, anzi, a tutte le sue correnti”. E la “prova è chetacciono, negano la responsabilità e scappano dal treno come ladri”. PerVillari “non bisogna fermarsi alle apparenze su Lusi: quello chesembra non è. Perché – si chiede – nessuno vuole parlargli o sentirlo? Perchè èscomparso? Perché c’è tanta fretta di cacciarlo?”. Perché, secondolui, l’ex tesoriere della Margherita “ha gestito con il consensogenerale, per questo lo trattano da testimone scomodo”…
Molto duro il commento di Stefania Craxi, ex sottosegratrioagli Esteri: “Evidentemente – dice in un’intervista a Libero – nellaMargherita c’è un sacco di gente che poteva non sapere. Le sberle sono merceche gira. Ma io, contrariamente a lui, sono garantista e mi auguroche Rutelli ne esca indenne e che passi il principio che un politico può anchenon sapere. Detto questo, di certo Rutelli dovrebbe ammettere le proprieresponsabilità politiche. Nella Prima Repubblica per finanziamento illegale simoriva in esilio, oggi no: dev’essere questa la morale della Repubblicadi Mani pulite”.
Ma intanto la gente si chiede che fine hanno fatto leinchieste della sinistra !!!???
Da Penati a Tedesco, da Bassolino a Frisullo o Pronzato,da  Loiero a Marrazzo o Delbono, sesommiamo il totale in euro contestato in tutte queste indagini altro che finanziaria,altro che evasione fiscale!!!!

Lusi fa sapere che non può “dire nulladell’inchiesta perché c’è il segreto istruttorio”. Poi rivela che non haintenzione di querelare Francesco Rutelli che gli ha dato del “LADRO”
Io ho deciso che voglio essere querelato……..”LADRI”.

“ilpensieroverde”

Paga, privato ! Paga due volte e taci !

L’ultima di Merola, il sindaco meridionale inopinatamente eletto dalla maggioranza dei bolognese ed elogiato da Napolitano per tale sua caratteristica, è l’annuncio di una revisione dell’aberrante regolamento comunale che obbliga i frontisti a tenere pulito e percorribile la quota di marciapiede prospiciente la loro proprietà.
Uno direbbe: se lo vuole modificare è giusto.
Però Merola lo vuole modificare cambiando l’obbligo di fare con una obbligazione pecuniaria.
Se non è zuppa è pan bagnato, si tratta sempre di ribaltare sul privato le inefficienze di un comune che, pure, spreme milioni in tasse, soprattutto adesso con Monti che ha ripristinato l’ici/imu, liberalizzando allegramente le aliquote e concesso altrettanto per le addizionali regionali (che abbiamo già visto nella busta paga di gennaio) e comunali.
Sgombro il campo da equivoci: pur essendo tutti frontisti, vi sono diversi casi in cui il problema è un altro ed io sono tra questi.
Quindi non scrivo per interesse personale, ma per interesse di giustizia.
Se il frontista che sgombra la neve o pagherà qualcuno mandato dal comuno per farlo, volesse, nelle calde serate d’estate, godersi un qualche leggero fresco posizionando un paio di sedie e un tavolo sulla sua quota di marciapiede, interverrebbero subito i vigili per reprimere questa intollerabile manifestazione di “privatismo” e, magari, anche multarlo (non guasta mai).
Qualcuno deve spiegare il senso per cui io dovrei pagare (o pulire) un bene che non mi appartiene e che non possso godere, quando verso soldi buonissimi nelle casse di un comune il cui compito principale è rendere praticabile la città.
Con la pioggia, con il vento, con il sole e con la neve.

Entra ne

La casta della magistratura si incazza…

«Non ci si può limitare a sperare che il Senato corregga o che la Corte costituzionale dichiari in un lontano futuro l’illegittimità della norma. Occorre che la magistratura attraverso adeguate iniziative, inclusa la proclamazione di uno sciopero immediato, faccia comprendere anche ai più sordi l’entità della posta in gioco». È una dichiarazione di guerra quella che il procuratore aggiunto di Roma, Nello Rossi, lancia a mezzo stampa per invitare il «parlamentino» delle toghe, l’Anm, a mobilitarsi contro il sì all’emendamento Pini sulla responsabilità civile dei magistrati approvato due giorni fa dalla Camera. Un avvertimento pesante alla politica, tanto più visto che arriva dal pm di una procura come quella di Roma, che di inchieste su politica e politici ne ha una miriade. Altro che «clima sereno» tra politica e magistratura. La casta delle toghe, se solo si sfiorano prerogative consolidate come quella della responsabilità civile del giudice, alza le barricate e urla. E va alla guerra. Modalità di battaglia da decidere martedì prossimo, quando il direttivo dell’Anm, convocato in via urgentissima, deciderà sullo sciopero. Eppure, nelle requisitorie delle toghe contro l’emendamento Pini, qualche bugia circola: dalla tesi della non necessità della norma al rischio che tutti i condannati tentino di rivalersi sul giudice condizionandone il lavoro. Ecco le principali inesattezze, su un provvedimento sicuramente perfettibile, ma certo non campato in aria.
A. LEGGE VOLUTA DALL’UE
«Non è affatto vero che l’Europa ci ha chiesto questa normativa», sostiene Rossi. Ma le cose non stanno esattamente così. Il 24 novembre del 2011 la Corte di giustizia dell’Ue ha bocciato la legge italiana che regolamenta la responsabilità civile dei giudici (la cosiddetta legge Vassalli del 1988), proprio perché limitava il riconoscimento della responsabilità ai casi di «dolo o colpa grave», escludendo la «violazione del diritto manifesta». Appunto quello che l’emendamento Pini introduce. Di qui la necessità, sottolineata giusto un anno fa dall’avvocato dello Stato Ignazio Francesco Caramazza ascoltato in commissione Giustizia, di intervenire per riformare la responsabilità civile delle toghe, pena il rischio, per l’Italia, di incorrere in nuove sanzioni.
B. I GIUDICI IMPUNITI

«I magistrati già pagano», dicono il presidente dell’Anm Palamara e lo stesso pm Rossi. «Non si sono mai registrate azioni di rivalsa dello Stato nei confronti dei magistrati», sottolinea l’ex Guardasigilli, Nitto Palma. Chi ha ragione? Sicuramente le cifre, che confermano l’analisi dell’ex ministro. In 24 anni solo l’1% delle cause intentate in virtù della Vassalli è andato in porto con la condanna del giudice: 406 procedimenti, in tutto, e quattro condanne. Pochino, no? Se a questo poi si aggiunge che la condanna del giudice consiste in una sanzione economica da parte dello Stato pari a un terzo dello stipendio lordo di un anno del magistrato, si comprende che i conti non tornano. Solo nel 2010 lo Stato ha speso ben 36,5 milioni di euro (Rapporto Eurispes 2012) di risarcimenti per ingiusta detenzione o errore giudiziario. È giusto che per l’errore di una singola toga paghino tutti i cittadini?
C. IL PROCESSO SPECIALE
Va bene le tutele a difesa dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura. Ma neanche un parlamentare ha lo scudo che hanno invece le toghe nel caso in cui ci sia un procedimento per responsabilità civile. I gradi di giudizio prima di approdare all’eventuale condanna del magistrato sono ben nove: tre per l’ammissibilità del procedimento, tre per individuare la responsabilità del singolo magistrato e altri tre per l’eventuale rivalsa dello Stato sul giudice. Comprensibile che in tanti anni le cause arrivate a compimento si contino sulle dita di una mano.
D. I MAGISTRATI INTIMIDITI
«La responsabilità del giudice limita sempre l’indipendenza, in linea di principio», dice il primo presidente della Cassazione, Ernesto Lupo. E Palamara: «Il giudice, di fronte all’eventualità di essere trascinato in giudizio da una delle due parti finirà per non decidere». «Norma vergognosa», chiosa la capogruppo Pd in commissione Giustizia, Donatella Ferranti: «Avrà effetti devastanti perché creerà contenziosi a catena che paralizzeranno il sistema». Ma si perde di vista un dettaglio. L’emendamento Pini dà la possibilità di rivalersi sullo Stato o sul giudice non a tutti gli imputati tout court, ma solo chi sia stato condannato o detenuto ingiustamente. E saranno comunque altri giudici, quelli che riconosceranno all’imputato assolto l’eventuale torto subito, a dare la stura a eventuali processi risarcitori. Il che dovrebbe essere di per sé una garanzia. A parte il fatto che, come già accade per categorie a rischio quali i medici, potrebbero essere studiate forme assicurative che proteggano il giudice in caso di errori. Come ben suggerisce, in un articolo che ricostruisce le magagne della giustizia italiana, il quotidiano on line L’Indipendenza.
E. NORMA INCOSTITUZIONALE
Secondo le toghe (su tutte ancora Palamara) l’emendamento Pini è incostituzionale perché costituisce un attentato all’autonomia dei magistrati. Ma un illustre giurista come il presidente emerito della Consulta Cesare Mirabelli non è d’accordo: «Sicuramente è inappropriata – dice a proposito della norma, rimarcando che l’interesse del cittadino è essere risarcito dallo Stato, non dal magistrato – ma che sia incostituzionale è discutibile».
F. ATTACCO POLITICO
Pezzi della magistratura, ma anche della sinistra, gridano all’aggressione alle toghe. Per tutti il leader di Idv Antonio Di Pietro: «È come il ’92, una vendetta della P2 parlamentare contro le toghe». Ma l’ex pm farebbe bene a guardare in casa propria e tra i suoi amici. Perché senza l’apporto della sinistra – Idv ha calcolato 63 «traditori» tra Pd, Terzo Polo e i dipietristi – l’emendamento Pini non sarebbe mai riuscito ad avere l’ok.

Banche e concorrenza

Un commento: lampante dimostrazione che Monti è la longa mano di Banche e Finanza Internazionale.Spero vivamente che Berlusconi, dopo l’approvazione della Legge sulla reintroduzione delle responsabilità dei magistrati, si decida a staccare la spina.
L’apparentemente piccola scaramuccia per le nomine nel consiglio di amministrazione di Mediobanca si è trasferita nelle segrete stanze dei ministeri. La questione per i lettori della zuppa è nota: grazie all’articolo 36 del decreto «Salva Italia» i membri del cda di Mediobanca che siedono anche in quello di Unicredit debbono dimettersi. È il caso più clamoroso della nuova norma, ma ovviamente non il solo. Clamoroso perché potrebbe creare qualche smottamento nel salotto buono della finanza italiana. Ma, dicevamo, i pompieri sono già all’opera per salvare i trentaseisti: cioè coloro ai quali si applica il divieto assoluto di assumere cariche sociali in imprese tra loro concorrenti nel settore bancario e assicurativo. Dicevamo: si sta lavorando a degli emendamenti da piazzare in un prossimo decreto per smorzare la portata della norma fortemente voluta da Catricalà. Le bozze, di cui la zuppa è venuta in possesso, partono tutte da una considerazione di fondo: una norma simile non esiste nel resto d’Europa. Il che potrebbe comportare che per ampliare la concorrenza in Italia (obiettivo sacrosanto) si mettano in mano ad azionisti stranieri (che non hanno alcun limite) partecipazioni finanziarie italiane.
La versione più semplificata delle bozze governative (e sulla quale in queste ore c’è un confronto che coinvolge anche Bankitalia e Quirinale) prevede una sola piccola modifica al comma 1 dell’articolo 36. Si prevede cioè che il divieto assoluto si applichi solo ai titolari «di cariche negli organi gestionali a cui sono stati delegati poteri esecutivi o facenti parte di comitati esecutivi». Insomma con una norma del genere le dimissioni, appena date, di Pesenti dal board di Unicredit sono da considerare inutili. Il divieto assoluto di partecipazione a cda incrociati varrebbe solo per chi gestisce davvero le imprese: amministratori delegati, direttori generali. C’è anche una versione più articolata di modifica delle norme sui trentaseisti. Oltre a ricalcare la previsione di incompatibilità solo per incarichi esecutivi, si definisce meglio il concetto di imprese concorrenti. E cioè due banche (un esempio a caso Mediobanca e Unicredit) non è detto che solo per il fatto di disporre della stessa licenza (quella bancaria appunto) siano davvero concorrenti. La loro «compresenza sui medesimi mercati deve essere significativa». È di tutta evidenza, ad esempio, che la banca guidata da Nagel non è certo concorrente di Unicredit nel mercato retail, quello degli sportelli per intendersi. Questa modifica potrebbe inoltre sgombrare, sempre per Mediobanca e i suoi vertici, l’imbarazzo della loro compresenza questa volta nei cda delle Generali.

Parliamo di Fede

Era già da un po’ di tempo che volevo scrivere qualcosa sull’argomento, ma non fraintendete, non voglio parlare delle virtù teologali, non ne sarei in grado. Voglio semplicemente parlare di Emilio Fede, anzi, voglio proprio rivolgermi a lui. Dalle 19:00 in poi più o meno, tra una faccenda e l’altra mi guardo tutti i tg […]