Zaia e il Veneto contro Monti e lo stato assistenzialista e centralista

Monti, finto liberale, nell’applicare le veline di Bruxelles, ha millantato liberalizzazioni e provvedimenti di “crescita” per l’Italia, traducendo a modo suo (e per quanti si bevono la sua propaganda)
l’applicazione di nuove tasse sui risparmi,
aumenti delle addizionali irpef,
patrimoniale sulla casa con la reintroduzione e l’aumento dell’ici,
incremento dell’attività di spionaggio e repressione fiscale,
penalizzazione delle categorie e professioni produttive e liberali.
Monti, però, non ha minimamente toccato quello che è il vero, grande problema dell’Italia, quello che ha creato il debito pubblico da 1900 miliardi di euro, quello che continua a drenare risorse, imponendoci tasse altissime e gli stipendi più bassi d’europa.
Monti non ha affrontato il nodo della pubblica amministrazione,dell’esercito faraonico di cinque milioni e mezzo di dipendenti pubblici, degli sperperi nella sanità, nell’istruzione, nella giustizia, nella rai.
Monti, anzi, con un provvedimento che porta indietro di oltre trenta anni le lancette dell’orologio federalista, si appresta a sfilare dalle tasche dei cittadini le cui amministrazioni sono virtuose i denari per trasferirli in una tesoreria unica, centralista, sulla quale sarà poi il governo a deciderne l’impiego.
E non dubito che significherà nuovi sperperi a favore delle regioni già fortemente indebitate, quasi tutte nel meridione.
Sarà, quindi, una nuova versione della cassa per il mezzogiorno che già ci ha fatto bruciare improduttivamente, migliaia di miliardi.
Il Governatore del Veneto Luca Zaia vi si oppone e ha impugnato davanti al tar il provvedimento, diffidando nel contempo il tesoriere regionale (Unicredit) dal dar corso al trasferimento dei fondi.
Dubito che l’iniziativa mantenuta così come è nei limiti della procedura possa sortire un qualche effetto positivo, dubitando che i membri del tar si mettano di traverso a Monti ed ai poteri forti.
Purtroppo le manifestazioni violente dei no tav di questi giorni ci confermano che solo iniziative eclatanti sortiscono una qualche reazione e ascolto, mentre applicare le leggi volute da altri per conseguire uno scopo legittimo, rischia di essere solo una perdita di tempo.
Se Zaia pensa, con tale mossa, di ottenere un risultato e non ha un “piano b” , allora è un povero illuso.
Se invece Zaia esperisce questo tentativo nell’ambito di una strategia articolata per dimostrare urbi et orbi che lui le ha provate tutte e, quindi, è costretto ad altro tipo di iniziative, allora tanto di cappello e mi ispirerebbe più fiducia un voto alla Lega, unica,vera opposizione in parlamento (all’esterno cito La Destra e Forza Nuova che vorrei unissero le loro forze) a questo governo delle tasse e della povertà, imposto dai poteri forti e che ha come referenti gli gnomi di Bruxelles e dell’unione sovietica europea.

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In Germania i lavoratori sono un valore

Questo risponde una docente di economia aziendale italiana che insegna a Francoforte, alla domanda della giornalista. La domanda era: “Perchè in Germania i lavoratori guadagnano di più che in Italia?”. La docente risponde che il fatto è dovuto alla considerazione di cui godono i dipendenti delle aziende in quel Paese, e anche dal fatto che […]

il Tg3 esulta quando canta Obama

Guarda il video su YouTube: Oggi un piccolo post di disimpegno. Infatti parliamo della serata spettacolare che Obama ha voluto per annunciare la sua ricandidatura alla Casa Bianca. C’erano i divi della musica internazionale. Beh, un presidente degli Stati Uniti se la può permettere una serata così… Si può certo permettere di invitare Mike Jagger […]

Fuori dal parlamento

… perchè uno che straparla in questo modo, in primis non dovrebbe pesare sulle nostre spalle e poi, dovrebbe solo morire di fame e di stenti. E io glielo auguro di tutto cuore.
Gli italiani non sono poveri, basta contare il numero di obesi. La visione filosofico-gastronomica della crisi l’ha fornita il deputato Pdl Giorgio Stracquadanio, non nuovo a qualche uscita rumorosa (ultima in ordine di tempo quella su chi guadagna 500 euro, “uno sfigato incapace“). Intervistato da Klaus Davi a KlausCondicio, Stracquadanio spiega perché non farà la fame: “Tranne una infinitesimale percentuale di italiani che ha difficoltà ad accedere al mangiare, la stragrande maggioranza della popolazione può accedere a quantità di cibo più o meno illimitate. Basta vedere cosa accade in occasione delle feste comandate nei vari pranzi e cenoni che sono di una ricchezza spropositata per qualsiasi livello sociale. Il fatto che noi abbiamo ancora 6 milioni di obesi, a fronte di una crisi temporanea e contingente, non mi stupisce. Non siamo ancora a livelli da fame e i dati dei nutrizionisti lo dimostrano”. Lo spunto sociologico lo hanno fornito i dati sui 5 milioni di adulti obesi, pari al 10% della popolazione italiana. “L’obesità – spiega Stracquandanio – è la malattia del benessere, conquistato dal dopoguerra ad oggi e ancora diffuso. Il vero problema oggi è la crescita del Paese perchè, siccome abbiamo un debito ingente a carico del settore pubblico che grava sulle prestazioni dello Stato, è evidente che, in queste condizioni, se non abbiamo una crescita economica che ci permetta di ripianarlo e operazioni di privatizzazione abbastanza ampie utili per tagliarlo, ci troveremo ad avere crescenti difficoltà per quanto riguarda il welfare, il sistema pensionistico, tutto quanto fa leva particolarmente sulla macchina pubblica. La crisi morde nel ridurre posti di lavoro, non certo nel portarci alla fame”.

Monti e i favori alle banche

Altro che tagli alle tasse. Dopo aver fatto retromarcia sul fondo che avrebbe dovuto garantire un calo dell’aliquota fiscale per i redditi più bassi, il governo Monti si prepara a veder approvato oggi al Quirinale il decreto semplificazioni. Nel quale, al di là del nome che lascia intendere una semplificazione tributaria, viene aumentata la patrimoniale sui conti bancari, che andrà a colpire anche certificati di deposito e depositi vincolati. In pratica, un bollo proporzionale dell’uno per mille (cioè dello 0,1%), che comunque non colpirà i conti correnti. La norma stabilisce che vengano tassate le comunicazioni periodiche alla clientela relative ai prodotti finanziari “compresi i depositi bancari e postali anche se non rappresentati da certificati”. L’imposta resta non dovuta per le comunicazioni ricevute e emesse da fondi pensione e fondi sanitari e si calcola sul valore del deposito o, nei casi dei certificati, sul valore nominale o di rimborso.

Partiti incostituzionali, generatori di debito pubblico

  APPUNTO n. 1:   per la formazione di nuovi strumenti elettorali.   –  Come è stato riconosciuto da molti eminenti Costituzionalisti italiani, a incominciare da Leopoldo Elia, che ha scritto il magistrale saggio: “A quando una legge sui partiti?“, è particolarmente urgente la necessità di attuare con legge l’art. 49 della Costituzione.   – Detto … Leggi il resto

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Volontariato con (cospicuo) contributo pubblico

Continua la polemica sui soldi che il comune di Bologna paga o non incassa per agevolare le associazioni omosessuali.
Si parla del famoso “Cassero” , locale comunale concesso gratuitamente e con il pagamento delle utenze a carico del comune.
Da un articolo pubblicato ieri nella cronaca bolognese del Il Resto del Carlino, sembrerebbe che, finalmente, chi usufruisce del Cassero pagherà le utenze.
Ma, ancora, i locali sono concessi gratuitamente e si parla di circa cinquanta mila euro (cento milioni delle vecchie Lire) che NON entrano nelle casse comunali, cioè in quelle di tutti noi.
A parte la polemica tutta interna agli omosessuali di cui non mi interesso, un consigliere del pci/pds/ds/pd asserisce che i locali a suo parere dovrebbero essere concessi gratuitamente perché gli omosessuali svolgerebbero un “servizio di rilevanza sociale” e cita :
– il telefono amico (di chi ?)
– il centro di ascolto (di chi ?)
– il centro giuridico (per studiare cosa ? per assistere chi ? )
– l’opera di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili (tra chi ?).
Ma a parte il pensare male (che è peccato ma spesso ci si azzecca … ) anche se è ragionevole pensare che le attività non siano indirizzate all’universo mondo ma soprattutto nell’interesse dio soggetti ben precisi, rientrano tutte in un concetto più ampio di “volontariato”.
Non ha senso quindi dire che al comune costerebbero ben più del mancato affitto dei locali, perchè l’ente pubblico non è tenuto a svolgerle e, soprattutto, non DEVE svolgerle, lasciandole, appunto, alla libera iniziativa privata che se le paga con soldi propri (contributi, donazioni, commercializzazioni, etc.).
Libero chiunque di fare volontariato, ma con i suoi soldi, non con i miei.
Se voglio contribuisco, ma che sia il comune a finanziare una iniziativa privata mi sembra decisamente fuori luogo, anzi un improprio utilizzo di fondi pubblici a scopi privati, privatissimi.
Apprezzo il resto della dichiarazione del consigliere, che non interessa questo commento, ma credo che se siamo arrivati a 1900 miliardi di euro di debito pubblico che ci sta ammazzando e riducendo il nostro benessere, sia essenzialmente per aver gravato sul pubblico tutte le pretese di lobbies private.
E, ancora una volta, si dimostra che quel che chiedono gli omosessuali, contrariamente a quanto propagandano, non è “a costo zero” per il prossimo, ma incide anche sulle sue tasche.
E non abbiamo certo bisogno di una nuova lobby che ci viene a mettere le mani in tasca.

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L’odio per l’italia

Il leader del Pd Pierluigi Bersani getta la maschera: “Fossimo stati noi al governo avremmo già fatto la norma e avremmo detto se questi bambini sono italiani o immigrati”. Fermato, in strada a Palermo, da un immigrato che gli ha chiesto a che punto è la discussione sullo ius soli, il segretario democratico dice chiaramente che, se la sinistra dovesse andare al governo, i vertici del Pd sarebbero subito pronti a “regalare” la cittadinanza ai figli degli immigrati. La sinistra sta già premendo per ottenere la concessione della cittadinanza italiana ai bambini nati in Italia figli di extracomunitari. Già da tempo il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano continua a esortare il governo Monti affinché legiferi quanto prima sulla cittadinanza ai figli degli stranieri. Per il momento l’esecutivo tecnico nicchia, sebbene il ministro per l’Integrazione Andrea Riccardi abbia già fatto sapere che al più presto il governo rivedrà le politiche migratorie. Il centrodestra ha già promesso barricate, mentre il Partito democratico su sta già sfregando le mani. Ad ogni modo, non dovesse andare in porto con il Professore, Bersani ha già assicurato che sarà sua premura fare in modo che lo ius soli diventi legge in Italia. D’altra parte il leader dei Democratici sa bene che può contare sul voto di un’ampia fetta del parlamento. In primis, i finiani che da tempo scalpitano per rivedere le leggi che regolano la cittadinanza italiana. Proprio oggi, Bersani è stato fermato da un immigrato mentre si trovava a Palermo per far partire l’iniziativa “Destinazione Italia”, e sostenere la candidatura di Rita Borsellino alle primarie di domenica prossima per la carica di sindaco. “Stiamo facendo questa battaglia”, ha assicurato Bersani rispondendo a uno straniero che lo incalzava e ricordando che il governo monti “si è pronunciato in parlamento dicendosi interessato a questo argomento”. Il leader del Pd ha, infatti, già incontrato Riccardi che gli ha confermato “la volontà di intervenire con delle norme più umane e giuste”. “Sappiamo che in Parlamento c’è una destra ricattata dal leghismo che non ha intenzione di procedere – ha puntualizzato Bersani – avessimo auto la maggioranza avremmo già fatto la norma”.

Troppo stato ci erode le retribuzioni

Una indagine dell’eurostat ci ha informato ufficialmente che gli stipendi italiani sono tra i più bassi dell’europa.
La nostra “miserabile” media è di ventitremila euro, contro i quarantunomila della Germania, i trentatremila della Francia, e i quasi quarantanovemila del Lussemburgo, primo in questa classifica.
La Fornero, che non perde occasione per straparlare, attribuisce tutto ciò alla produttività, alla precarietà e, udite udite, alla “disparità fra generi: una spruzzatina di veterofemmisno non guasta mai, tanto l’analisi è già di suo un guazzabuglio degno della ministra che l’ha elaborata.
La realtà è però quella che deriva dal disfacimento di uno stato efficiente per diventare il ricettacolo di clientele e  assunzioni di comodo (ricordo il massimo esempio dei dipendenti Olivetti liquidati da De Benedetti ed assunti nella pubblica amministrazione senza che ce ne fosse alcuna necessità).
Il problema è nato in quella seconda metà degli anni sessanta e per tutti gli anni settanta con l’assalto alla diligenza pubblica.
Più stato ovunque, ipertrofia della pubblica amministrazione, burocraticizzazione di ogni aspetto della vita civile, sociale, economica della nazione.
A questo è corrisposto un incremento mostruoso del numero dei dipendenti pubblici, oggi circa cinque milioni e mezzo, ai quali doveva essere trovato qualcosa da fare e così si sono moltiplicate le leggi e i regolamenti che obbligano chiunque svolga una attività non solo a perdite infinite di tempo, ma anche a pagare tributi, oboli e consulenze specialistiche.
Ma per mantenere quella pletora di dipendenti hanno dovuto “fare cassa”, aumentando il debito pubblico finchè hanno potuto e contemporaneamente aumentando la pressione fiscale sia sotto forma di tassazione diretta sui redditi che di contributi, obbligatori, a vario titolo, fino a rendere costosa il doppio per i datori di lavoro la retribuzione lorda in busta paga che, però, al netto dai vari balzelli che gravano anche la quota dei lavoratori, diventa, quando arriva nelle tasche di questi, solo un trenta per cento di quella pagata dal datore.
Il vero cancro della nostra economia è il mix tra le tasse e lo stato che vuole mettere il becco in tutte le attività invece di limitarsi ad essere terzo super partes.
Pensiamo a quanto ci costa la sanità pubblica (260 miliardi all’anno !) a fronte delle prestazioni che fornisce.
Pensiamo al costo della istruzione e quale è il livello di cultura dei nostri ragazzi.
Pensiamo ai costi della giustizia (un miliardo all’anno per le intercettazioni !!!) e i risultati desolanti che produce.
Pensiamo alla Rai che ci spilla il canone eppure è sempre in passivo tanto da aver bisogno di ulteriore denaro da parte dell’azionista di maggioranza (il Tesoro, cioè noi tutti) quando il suo principale concorrente, Mediaset, con un decimo del personale fornisce servizi e programmi di pari livello e distribuisce pure ottimi dividendi agli azionisti.
Non è un caso che, nelle sue millantate “liberalizzazioni”, Monti non abbia neppure sfiorato il Moloch stato e tutto quel che lo circonda e anche la Foriero si occupa di articolo diciotto, ma non certo di liberare il mercato del lavoro dalle troppe burocrazie, troppi regolamenti, troppi obblighi che lo rendono schiavo della burocrazia statalista.
Inutile lamentarsi perchè finchè lo stato continuerà ad avere una presenza asfissiante e quotidiana nella nostra vita sociale, civile ed economica, ci metterà sempre più le mani in tasca sottraendoci quote sempre maggiori di stipendio e riducendo i lavoratori italiani ad essere le cenerentole del mondo del lavoro europeo.

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