E qual’è la differenza?

Un paio di commenti: “Le imposte dirette ci sono, sono salate e rimarranno lì, dove e come sono. Le indirette, esistono già pure loro (non abbiamo forse la benzina più cara del mondo?). I redditi da capitale hanno già subito il salasso del passaggio dal 12.5 al 20 per cento. La patrimoniale colpirà i risparmi (sacri) delle famiglie: 1 per mille quest’anno, 1,5 dal 2013. I fabbricati, le nostre case, (quelle censite e in regola con il catasto) frutto di risparmi e sacrifici ci verranno tassate ad un livello tale che sarà come pagare l’affitto al fisco. Ma cosa vuole ancora da noi Monti e la sua banda di cervelloni? Si rendono conto che stanno affossando l’economia? Non ne possiamo più! L’unica soluzione è abbandonare l’italia, prendere cittadinanza straniera e tanti saluti a tutti. Qui, vivere, sta diventando impossibile. Per noi e soprattutto per i nostri figli. Siano maledetti.”
“a quando i tagli ai costi dello stato (per primi personale inutile)? Si riempiono la bocca con CRESCITA, ma stanno provocando una recessione che portebbe essere brutale. Se Monti non riformerà seriamente gli sprechi statali , non avrà

Sull’immigrazione e la fantomatica integrazione

Sulla cittadinanza Riccardi commette il solito errore ‘culturale’ della sinistra di Edoardo Ferrazzani
Di questi tempi andare (o venir trascinati) a un evento di “Roma Incontra”, versione capitolina di “Cortina Incontra”, è come ritrovarsi in un circolo di lealisti napoleonici dopo il 1815. Sarà perché spesso gli incontri si tengono dentro l’involucro dell’Ara Pacis di Richard Meier, fatto sta che ci si ritrova parte di una certa Roma veltroniana e civile – del centro e non solo – quella che giustamente “cede il posto alle vecchiette sull’autobus”. Se si ha un penchant culturale e politico del genere, l’evento che ieri si è consumato in una saletta del discutibile “involucro” meieriano, era uno di quelli da non perdere. Parlavano il ministro per la cooperazione e l’integrazione Andrea Riccardi, arcinoto fondatore della Comunità di Sant’Egidio e Dominique La Pierre, l’ex- giornalista di ‘Paris Match’ e autore del bestseller “La Città della Gioia”, oggi filantropo in terra indiana.
Entrambi nel ‘business della povertà’ (cinico mondo), entrambi sul palco, entrambi presi in una tenzone a chi ha la buona coscienza più lunga. Il tutto moderato da un Maurizio Mannoni con gamba accavallata e pantalone senza risvolto. Tralasciando per un attimo il nervosismo che può generare la vista prolungata della bocca del ministro Riccardi – “quella di un fumetto giapponese”, dice qualcuno -, e le sparate in italo-spagnolo-francese di Lapierre in doppio-petto e cravatta dorata – “i francesi come i belgi hanno un gusto piuttosto discutibile a volte”, dice qualcun altro – andare a questo ‘incontro’ ha avuto almeno il merito d’offrire ai posteri il neo-logismo più incomprensibile e astruso mai udito in tempi ‘montiani’: lo ius culturae. I due intervistati parlano di poveri, di ultimi, di emigranti, e il passo è breve per finire sulla cittadinanza agli immigrati. Se questo è uno dei temi e sul palco c’è il ministro per “l’integrazione”, bisogna aprire bene le orecchie, a maggior ragione in tempi di norme per la semplificazione, di doppi cognomi e di nomi stranieri che vengono ‘allegramente’ inseriti nelle storia onomastica italiana senza alcun dibattito pubblico.
Come una cartella esattoriale, dicevamo, arriva puntuale la domanda di Mannoni sulla cittadinanza. Risponde Riccardi di fronte a una platea in ‘religioso’ (ma tanto laico) silenzio. Premette un po’ sconfortato che il governo Monti non ha tra i propri compiti quello di occuparsi di cittadinanza (diciamo noi: al presidente Napolitano piacerebbe tanto). “Si parla tanto di ius soli da una parte e di ius sanguinis dall’altra. – dice Riccardi – Io [quando si parla di immigrazione] sono per lo ius culturae”. La platea, smarrita, lo guarda. “Quando si aderisce alla storia e alla cultura dell’Italia, bisogna poter avere il diritto di acquisire la cittadinanza italiana”, e giù con le storie dei bambini ucraini e marocchini che apprendono la lingua dei padri nella classi di una scuola campana recentemente visitata. Insomma lo ius culturae come sintesi tra ‘solisti’ e ‘sanguinisti’, superamento della fisica territorialità da una parte e della genetica dall’altra. Temiamo si tratti di una di quei neologismi dai quali saremo perseguitati nei prossimi mesi e anni. Qualche indizio che Riccardi appartenga a quella cultura politica dell’elargizione del passaporto a tutti i costi ce l’abbiamo, ma seguiamo per un attimo il ministro. Dunque, se si appartiene (o si aderisce, sig. ministro?) alla storia e alla cultura di un popolo, arriva la cittadinanza. Cultura? Problema della definizione a parte, come la si delimita? Forse Riccardi pensa che la cultura possa diventare un nuovo spazio etereo, immateriale, nel quale costringere, eh sì, una società multirazziale e multiculturale?
Sperando che in futuro il ministro torni sull’argomento, elargendo all’opinione pubblica qualche spiegazione in più sul come e quando – cittadinanza alla nascita (sarebbero allora i genitori a doversi impegnare ad aderire alla cultura italiana?), o alla maggiore età del ragazzo/a (dopo un percorso a punti?) -, Riccardi dimostra di muoversi dentro una visione del mondo incline a piegare la “cultura” dentro un processo d’ingegneria sociale a guida statale che obbligherebbe – facendo uso di qualche forma di coercizione se si fa sul serio – a far stare i nuovi italiani, gli immigrati naturalizzati, dentro un recinto ‘culturale’ definito a tavolino. Chiediamo: ma il mantra della sinistra, a cui il cattolicesimo post Concilio Vaticano II di Riccardi appartiene, non era che la cultura dovesse essere libera? E poi: chi sarà chiamato a decidere sulla maggiore e minore estensione di questo spazio culturale nel quale si definisce l’italianità? Chi ne definirà i simboli e i criteri d’inclusione? E chi, di riflesso, assumerà l’onere di definirne quelli d’esclusione? Si tratterebbe di un processo decisionale fatto alla luce del sole, dentro una sana e trasparente dialettica politico-parlamentare? Oppure qualche grigio burocrate deciderà per tutti noi? Domande legittime eppur senza risposta. Il tema della cittadinanza agli immigrati, anche alla luce dei fallimenti del multiculturalismo d’Olanda, Gran Bretagna e Scandinavia e dell’assimilazionismo anti-religioso francese, deve rimanere dentro una dimensione prettamente politico-partitica. Ma poi, a pensarci bene, non serve troppo farsene un cruccio. In fin dei conti, c’è da star certi che, giunti al momento di decidere se seguire una via piuttosto che un’altra anche su questa materia, qualche governo tecnico ci salverà dai mille dubbi e deciderà per – e malgrado – i cittadini italiani, quelli che già lo sono.

Il caso dei Marò

Il tribunale di Kollam: «No agli esperti. italiani alla perizia balistica». Il ministro Terzi: così non abbiamo garanzie. La Corte respinge la causa per danni intentata dal proprietario del peschereccio
KOCHI – Il tribunale di Kollam ha respinto mercoledì una richiesta per la presenza di esperti italiani alla perizia balistica sulle armi recuperate sulla «Enrica Lexie». I due periti balistici dell’Arma dei Carabinieri erano partiti mercoledì mattina alla volta di Trivandrum, capoluogo dello stato indiano meridionale del Kerala, dove avrà luogo l’esame sulle armi dei marò in servizio anti pirateria a bordo della petroliera. I due maggiori del Cis, Paolo Fratini e Luca Flebus, erano giunti in india quattro giorni fa per collaborare con la polizia indiana nel sequestro e nella perizia balistica sulle armi usate dai due militari italiani per sparare dei colpi di avvertimento dopo aver avvistato un peschereccio sospetto lo scorso 15 febbraio al largo della costa del Kerala. Martedì la prova, previsto in un laboratorio forense di Trivandrun, era slittato a causa di uno sciopero nazionale e potrebbe durare alcuni giorni.
LA REAZIONE – «Se i nostri esperti non ci sono, non abbiamo garanzie. Queste continue novità sul piano procedurale e legale non sono assolutamente un segnale positivo» risponde dall’Italia il ministro degli Esteri Giulio Terzi.
L’INDENNIZZO – L’Alta Corte ha anche respinto una causa di indennizzo presentata dal proprietario del peschereccio St.Antony al centro dell’inchiesta per l’uccisione di due pescatori indiani scambiati per pirati al largo delle coste del Kerala. Il padrone dell’imbarcazione, J.Freddy, aveva chiesto la somma di 7,5 milioni di rupie (circa 113 mila euro) per «danni» causati alla sua attività lavorativa. «Nessuno vorrà mai più lavorare su una barca dove è stato versato del sangue» aveva detto ai giudici. Come precisato all’Ansa da una fonte giudiziaria, l’avvocato V.J. Matthew (che rappresenta l’armatore italiano), ha sostenuto che «la richiesta l’indennizzo non può essere basata su credenze superstiziose» convincendo il giudice a non ammettere la causa. Il peschereccio, che si trova nel porto di Neendakara dopo le perizie balistiche, era stato acquistato da Freddy cinque anni fa per la somma di 2 milioni di rupie.

Le favolette di un loden

Una volta era raccontare l’Unione Sovietica come il paradiso degli operai.Guareschi, con il suo Don Camillo e Peppone, raccontò quanto anelassero a restare in quel paradiso gli stessi comunisti (episodio di Peppone che si ammala a Mosca e scongiura Don Camillo di riportarlo in Italia).Oggi, più modestamente, la stampa fa la ola a Monti quando racconta le sue favolette sul fisco.Qualche giorno fa era il fondo per la riduzione delle tasse (dal 2014) sorto e tramontato nel giro di due giorni.Poi per le liberalizzazioni che si riducono in un obbligo per alcuni soggetti di fornire servizi gratuitamente (mi piacerebbe, per vedere la reazione dei sindacati, che Monti chiedesse ai dipendenti pubblici di lavorare un giorno alla settimana senza percepire lo stipendio: è la stessa cosa della costituzione delle srl per giovani con l’ausilio di un notaio che non viene retribuito o dell’imposizione di utilizzo di carte e bancomat senza riconoscere commissioni alla banca). Oggi è la retorica del “se tutti pagano le tasse, tutti pagheranno meno tasse”.E’ una favola alla morfina, perché tende ad addormentare i cittadini e a renderli più disponibili alla stangata di Monti che arriverà al suo apice a giugno con il ripristino della tassa sulla prima casa.E’ una favola perché le tasse vengono immediatamente assorbite dalla spesa e dal debito pubblico che Monti non ha minimamente provato ad intaccare.E’ una favola perché più tasse servono solo ad alimentare quel debito pubblico ed a giustifiacare, legittimandoli, i capitoli di spesa del bilancio pubblico.E’ evidente che se io (stato) ho in cassa i soldi per pagare tutte le spese che mi trovo ad aver ereditato dal passato, non mi creerò volontariamente dei problemi tagliando e riducendo i finanziamenti a questa o quella clientela e, così, non solo non ridurrò mai la spesa pubblica e il debito ad essa collegato, ma creerò i presupposti per il loro incremento, perché con l’aumentare del costo della vita, anche le varie clientele avanzeranno maggiori pretse.E, allora, anche se tutti pagheranno le tasse, queste dovranno essere aumentate per far fronte alle nuove richieste.Poiché però la buona fede è presunta, avendo anche noi molta fantasia, possiamo immaginare che l’affermazione di Monti fosse riferita ad uno stato in cui le tasse sono pagate per i servizi essenziali (Polizia, Forze Armate, giustizia, diplomazia, funzionamento delle istituzioni di base) rimanendo il resto nelle disponibilità degli enti locali del luogo in cui i redditi sono prodotti.Se tutti pagano le tasse, tutti pagheranno meno tasse.Ma solo dopo aver impugnato con decisione le forbici

IMMIGRATI: LEGA, DA RICCARDI VIA ALLE OFFERTE TRE PER DUE. E GLI ITALIANI?

Roma, 28 feb – “Il Ministro Riccardi dapprima ha cancellato l’imposta dello 0,2% sui trasferimenti all’estero delle risorse degli immigrati (soldi che in molti casi sono in nero) poi ha annunciato di voler portare in Parlamento la proposta di allungamento dei permessi di soggiorno. Insomma ha dato il via alla stagione delle offerte tre per due per gli immigrati. A quando il tre per due per gli italiani?”.

Lo dichiara la senatrice della Lega Nord Irene Aderenti.

A Berlusconi, con tanti ringraziamenti…

Guarda il video su YouTube: Ogni tanto vi racconto la storia di un mio amico, di cui ogni tanto mi sento l’alter ego, tanto da sentirmi sulla pelle i suoi problemi quotidiani. Un mio amico che, causa contemporanea cattiva gestione dell’azienda presso la quale lavorava e crisi italiana, ha perso il lavoro, essendo l’azienda fallita […]

Schifo

Lui ci prova a puntare al quirinale e piegandosi a quel verme di Casini… e intanto a noi i tecnici, ci fottono ogni giorno di più… fino alla morte. Ma alla presidenza della repubblica, uno come B. non ci andrà mai e poi mai. Non è comunista.
Silvio Berlusconi annuncia che non si candiderà mai più per Palazzo Chigi e fa tremare alcuni deputati del Pdl affermando che non vuole carriere ultratrentennali in Parlamento. Ma la vita politica del Cavaliere potrebbe seguire altri percorsi: il primo atto della prossima Legislatura, dopo l’elezione dei presidenti dei due rami del Senato, sarà la scelta del nuovo presidente della Repubblica, del successore di Giorgio napolitano. Ed è anche partendo da questa prospettiva che si possono provare ad interpretare le ultime mosse di Berlusconi. Il presidente del Pdl non nasconde più l’appoggio al governo dei professori, e proprio questo appoggio lo potrebbe favorire in una ipotetica e futuribile corsa verso il Quirinale. La moneta di scambio sarebbe una sorta di appoggio alla grande coalizione a cui mira disperatamente Pier Ferdinando Casini per le elezioni 2013 (con Monti, oppure Corrado Passera in veste di candidato premier): Berlusconi potrebbe sostenere quell’esecutivo in cambio del via libera alla sua ascesa alla presidenza delle Repubblica, una circostanza che però al momento Casini ritiene inaccettabile. Ma non è tutto. Contro Berlusconi prosegue incessante l’assedio giudiziario. L’ultimo capitolo è stato vinto dal Cavaliere, come tutti quelli precedenti. Ma c’è in ballo anche un’altra questione, come l’esigenza di tutelare Mediaset (anche per quel che concerne l’asta delle frequenze tv). Un altro aspetto sul quale Berlusconi, in un eventuale rete di alleanze politiche, potrebbe spingere per offrire in cambio l’appoggio a una grossa coalzione e coronare il sogno di diventare presidente della Repubblica italiana.