Lettera di inizio anno a Giulio Tremonti

Caro Giulio, si sussurra (a volce alta) che Tu sia orientato a passare con la Lega Nord. Sinceramente non è questo che mi preoccupa ma piuttosto che Tu venga lentamente eclissandoTi, dopo esserTi reso muto, dicendo soltanto che Ti saresti ritirato per scrivere un libro chiarificatore sulla crisi (economica e politica) che ha finito per travolgere il governo di centrodestra di cui Tu eri un superministro dell’economia. Un libro va certamente meditato, anche se chi le vicende le ha vissute possiede già  la spina dorsale cioè la stesura a grandi linee  del manoscritto e deve irrobustirla, opera facendo,  con tutti quei dettagli che risultano importantissimi perché sostanzialmente sconosciuti in larga parte agli addetti ai lavori come al grande pubblico che li ha ritrovati disseminati e dispersi su una miriade di giornali, a suo tempo. Immagino che Tu, nello stesso tempo stia seduto, per così dire, sulla sponda del fiume, in attesa di veder passare nelle acque torbide la salma di qualche esponente  dell’attuale politica economica. Credo però che Tu dovresti più che mai farTi parte diligente, per un’opera di chiarificazione la più ampia (e sperabilmente più oggettiva) possibile circa gli avvenimenti che hanno portato a sospendere il governo Berlusconi, per avviare rapidamente un’operazione politica tanto puntuale quanto anomala. Dapprima la nomina del prof. Monti come senatore a vita, poi la sua investitura a Presidente del Consiglio dei Ministri, poi la formazione di un governo tecnico (di matrice bocconiano-cattolica). Ora, l’operazione ha avuto come regista il Presidente della Repubblica (Giorgio Napolitano) ma in sé essa non appare frutto di bizzarra inventiva, essendo stata giustificata con la perdita di fiducia internazionale patita da Silvio Berlusconi , quando sappiamo tutti benissimo che i peggiori dileggiatori dell’allora Presidente del Consiglio erano proprio gli oppositori in Parlamento che non si peritavano di fare le puttane  all’estero, pur di mettere in difficoltà appunto il premier italiano. D’altra parte, sappiamo altresì benissimo che, pur se compariva qualche articolo non lusinghiero su lui sulla stampa estera, questa aveva e ha ben altro a cui pensare, come si può constatare tutti i giorni. D’altra parte l’atteggiamento economicamente soffice della politica economica del nuovo premier ispanico Mariano Rajoi, pur dovendo comparare da parte nostra analiticamente a fondo, le diverse situazioni della Spagna e dell’Italia,  continua a lasciare perplessi. In altri termini, accanto ad una questione economica accentuata dalla crisi, che altro c’era e c’è? E, siamo proprio sicuri, che era necessario fare un passo del genere, visto che certi segnali nei confronti dell’Euro e delle Borse europee in genere continuano ad essere negativi (per non parlare dell’inizio della fase recessiva che la manovra scorticatrice di Monti sembra nell’immediato aver propiziato)? Quindi è la congiura politica il vero valore aggiunto della situazione, piuttosto che la crisi economica (della UE in generale e dell’Italia specificamente, per quel che ci riguarda)? Probabilmente tutte e due ma non c’è dubbio che si è voluto colpire il governo di centrodestra con il quale l’opposizione era in conflitto da ben tre anni;  ha cercato di scalzarlo, in tutti i modi, e dopo, il tradimento di Fini, ha continuato con i suoi colpi d’ariete, riuscendo alla fine ad averla vinta, a causa soprattutto del peggiorare quasi planetario della situazione economica. Non vi è dubbio che dalla situazione attuale emerga un indubbio vantaggio per i “ciambellani”  di Re Giorgio (Casini , Fini, Rutelli) e per i tecnici-tecnocrati di area cattolico- massonica che in barba al consenso elettorale, prendono il piatto (sperando di conservarlo a lungo).Appare chiaro che la regia di Napolitano ha inguaiato il Partito Democratico che è in tensione più di quanto non sembri (ha però ricompattato l’unità sindacale e quindi ha tolto la C.G.I.L. da un processo che la veniva via via emarginando. Mossa astuta della Volpe del Colle che laddove fa perdere  il PD,  recupera con l’accresciuta possibilità di ricatto della C.G.I.L., da cui adesso sarà difficile distaccarsi, compresi i “nuovi confederali della U.G.L.). Il P.d.L è nel limbo e ha più che mai bisogno che Berlusconi insista nel rimanere in politica come leader e come nuovo candidato premier restando sempre inevitabile un nuovo vittorioso passaggio elettorale.
Caro Giulio, con il bagaglio della Tua esperienza Tu puoi essere un uomo-chiave nel fare chiarezza in una situazione che annovera non pochi lati oscuri. Devi parlare e rischiare di dire una verità che può essere scomoda ma può illuminare l’elettorato su motivazioni molto particolari che  sfuggono ad esso. Questo rappresenterebbe un tratto di crescita  autentica in un frangente pericolosissimo per la nostra penisola. Attorno a Berlusconi occorre farla finita con il teatrino della politica, senza dimenticare che l’assalto alla carica della sua Presidenza del Consiglio è stato prodotto dai fautori del moralismo. Ora, come Tu saprai, il sesso è il teatro dei poveri (come diceva Talleyrand). E,’ diciamola tutta, un teatro divertente (per chi lo fa), piuttosto squallido per chi ne parla soltanto, cercando di dileggiare il prossimo e cercando di ovviare alla propria autorepressione (tra l’altro non pochi di costoro sono quasi sicuramente afflitti da sodomia attiva e passiva, accomunate ad altri vizietti, intrisi di stupefacenti).
Sappiamo, caro Giulio, che in politica dire una verità forte, vera, incisiva può essere pericoloso, eppure ci sono momenti che occorre saperla dire e imporre. Soprattutto se si vuole divenire un leader autentico. Gli eccessi di prudenza, nuocciono alla lunga. Felicissimo 2012.

Claudio Papini

Elezioni amministrative 2012, analisi e previsioni

Mancano tre mesi e pochi giorni alle importanissime elezioni amministrative della città di Genova. Si dovranno rinnovare i tanto bistrattati municipi di zona, ll consiglio comunale e il sindaco. La tornata elettorale locale stavolta avrà importanza nazionale, trattandosi del primo voto dopo la tempesta economica e politica. Mentre la sinistra si prepara alle primarie del 12 febbraio per eleggere il candidato unico allo scranno più alto, con i quattro contendenti in campagna elettorale permanente da un paio di mesi almeno, il centrodestra, che ha rifiutato il nobile strumento delle elezioni interne, si ritrova diviso in mille rivoli, privo di una leaderhip signicativa e litigioso a tempo pieno. Ma scendiamo nel dettaglio. Le primarie rosse vedono contendere le due favorite Vincenzi e Pinotti e, più defilato, il candidato di SEL Marco Doria. Ai margini Andrea Sassano, con scarsissime possibilità di vittoria. Se la spunterà la Vincenzi, che gode di maggior notorietà e di un certo appoggio popolare nonostante le tante gaffes e malefatte, la lotta sarà più dura alle consultazioni di maggio, perchè la Marta si troverebbe contro buona parte dei quadri del PD, che la vedono come fumo negli occhi. Se passerà la Pinotti, sarà poi costretta a pagare la sua scarsa competenza in materia amministrativa e la sua scarsa popolarità. Dunque la sinistra sarà si unita, ma con candidato vulnerabile e soggetto al vento dell’antipolitica, ben interpretato in quelle zone dalla lista grillina, pericolosa mina vagante accreditata di una forbice tra il 4 e il 6%. Sull’opposta sponda il panorama è imbarazzante: il PDL non ha ancora un candidato sindaco; le ultime indiscrezioni danno per sacrificabile il buon Roberto Cassinelli, ottima persona e abile diplomatico, non certo un purosangue da competizione. Se mai la tipica candidatura d’emergenza. Lo stesso partito, per altro, celebrerà il congresso locale proprio il 12 di febbraio e dalla tenzone potrebbe uscire rivoluzionato se dovesse prevalere la fazione che fa capo al senatore Grillo. La Lega invece, continua a perseguire la sua scelta di solitudine e pone sugli scudi Edoardo Rixi, consigliere regionale da candidare a sindaco. Tutto intorno pascolano liste e listini: Gente Comune, sparuto gruppo di ex biasottiani che candida il giornalista Giuseppe Viscardi. La lista dei giovani cattolici, con alla testa la commercialista Simonetta Saveri. La Destra, che andrà anch’essa da sola, si vocifera riciclando Susy De Martini, già PDL, poi IDV, poi PD. Liguria Moderata nn si è ancora espressa, ma crediamo che alla fine appoggerà il PDL. Non facilmente classificabile poi, in quanto a posizionamento politico, la lista del Movimento Indipendentista Ligure, di Bampi e Matteucci, di cui non si conosce ancora il candidato. Un vero guazzabuglio senza capo ne coda, insomma, alberga dalle parti destre. In splendida forma, indipendente e in campagna da diversi mesi, appare invece il senatore liberale Enrico Musso con la sua lista civica “L’Altra Genova”, forte anche del sostegno dei finiani, del movimento Merito capitanato da Maurizio Gregorini e probabilmente pure dell’UDC, che, in ultima analisi, asseconderà probabilmente i desiderata di Casini. Allo stato dell’arte si prospetta dunque uno scenario di questo tipo: Musso potrebbe essere in grado di andare al ballotaggio contro un candidato di sinistra non troppo robusto e minato alla base dai grillini. E al ballotaggio, si sa, può succedere di tutto.

Mario Beninform

Spread scende (?), incazzatura sale!

Negli ultimi giorni si sta registrando una qualche timida tendenza al ribasso del famigerato spread. Bene (senza punto esclamativo). Ci mancherebbe anche che dopo mesi della cura Monti-Fornero non si ottenesse un minimo, seppur effimero, risultato a livello economico, visto che questo è quello che pare interessare di più agli Italiani. Ma la gente non […]

I bluff montiani… e tutti tacciono

Ma davvero qualcuno crede che cambiando le tariffe degli avvocati, gli orari delle farmacie e le licenze dei taxisti l’Italia possa crescere “del dieci per cento?” Qualche tempo fa scrissi un post intitolato “caro Monti, sia gentile, non ci prenda in giro”, oggi avrei dovuto riproporre lo stesso titolo; dovrei proporlo quasi ogni giorno. Mario Monti ci sta prendendo chiaramente in giro, visto che non è ipotizzabile che un economista del suo livello sia convinto delle cose che dice in conferenza stampa e ai microfoni dei tanti giornalisti compiacenti. Sta facendo propaganda, sapendo di poterla fare. Tanto è e resterà, mediaticamente impunito. Il decreto in realtà propone una novità importante, ma non è affatto positiva, nonostante le apparenze. Mi riferisco alla norma che consente ai giovani imprenditori di creare società senza nemmeno bisogno di un notaio. Zero burocrazia, zero costi. Evviva! Sì, evviva se non fossimo un Paese senza camorra, senza ndrangheta e senza mafia. Di una misura di questo tipo non c’era in realtà bisogno, perché chiunque voglia avviare un’attività può farlo avvalendosi già dei regimi agevolati varati da Tremonti, che però erano meno spericolati legalmente, mentre con la misura proposta da Monti, alla criminalità organizzata basterà intestare una società a un giovane picciotto incensurato per aggirare con straordinaria facilità ogni controllo. Ma il nostro presidente del Consiglio se ne rende conto? L’altra misura che il governo si appresta a varare è quella anticipata oggi dall’ottimo Massimo Mucchetti in questo articolo. In estrema sintesi: lo Stato intende trasferire azioni e partecipazioni di aziende pubbliche (di quelle sane naturalmente) alla Cassa depositi e prestiti; in questo modo farebbe cassa e abbatterebbe il debito pubblico. Operazione brillante, che però se sa tanto di contabilità creativa. La Cassa depositi e prestiti è posseduta al 70% dallo Stato e al 30% da fondazioni bancarie; dunque lo Stato vende a se stesso e fa… un altro regalo alle banche. Idea dell’ex banchiere Passera, naturalmente.

La firma della truffa

MILANO – Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato il decreto del governo sulle liberalizzazioni. Il provvedimento, varato venerdì scorso dal consiglio dei ministri, è arrivato al Colle nel pomeriggio di martedì ed è stato esaminato dai tecnici del Quirinale prima della firma del capo dello Stato. E’ arrivata quindi in serata la promulgazione del Colle al pacchetto liberalizzazione. La ricognizione del Capo dello Stato era cominciata sul testo grezzo arrivato dopo il varo da parte del consiglio dei ministri. Ed è stata perfezionata a seguito dell’invio del testo formalizzato dalla ragioneria generale dello Stato.
IL SOSTEGNO DI MONTI – «Crescita e occupazione» devono diventare «sempre più un tema al centro del dibattito europeo». Così il presidente del Consiglio italiano Mario Monti parlando all’Ecofin a Bruxelles. Su questi fronti «in Italia stiamo facendo la nostra parte» assicura il premier e sottolinea di aver illustrato ai colleghi Ue le misure sul consolidamento di bilancio, ma anche quelle su concorrenza e infrastrutture. «Speriamo di poter procedere in modo abbastanza spedito, pur nel rispetto delle esigenze di contrattazione, sul mercato del lavoro» aggiunge. Quindi risponde a una domanda sull’impatto che il pacchetto liberalizzazioni potrà avere sulla crescita. Cita stime di Bankitalia (11% sul Pil, di cui oltre il 5% nei primi tre anni) e commenta: «È uno studio. È difficile fare previsioni quantitative ma si capisce che c’è roba vera…»
«SACRIFICI PER TUTTI» – Poi il consueto richiamo all’equità: «Siamo ben coscienti che le riforme che stiamo facendo chiedono un contributo importante da parte dei settori interessati, ma in questo momento tutti gli italiani stanno facendo degli sforzi. Se ci mettiamo tutti insieme a farli i sacrifici saranno minori e più equamente distribuiti e i risultati maggiori e più veloci».
FONDO ESM E BCE- «Io non ho mai indicato cifre» ma confermo il «principio di aumentare le risorse» del firewall Ue risponde infine Monti a chi gli chiede delle voci di una richiesta dell’Italia di raddoppiare la dotazione da 500 a 1000 miliardi di euro. Il premier italiano si dice anche fiducioso sull’apertura positiva degli altri Paesi della zona euro sull’aumento della dotazione dei firewall (ovvero i fondi “muri di fuoco” per resistere all’assalto speculativo) dopo che verrà ratificato il trattato sul fiscal compact. Allo stesso modo Monti ritiene che, con la sigla del trattato che rafforza la sorveglianza europea sui conti pubblici dei singoli Paesi, anche il ruolo della Banca centrale europea possa mutare in maniera positiva: «Credo si possa assistere ad una evoluzione; del resto un aspetto importante dell’evoluzione (dell’Eurotower, ndr) è stato quello che non ha riguardato i titoli pubblici, ma le banche con una grossa operazione di rifinanziamento condotta fra novembre e dicembre» risponde Monti a una domanda sulla possibilità che la Bce modifichi la propria azione assumendo il ruolo di prestatore di ultima istanza.

Debiti di stato

Il carteggio si è intensificato proprio nelle ultime settimane, diventando sempre più insistente mano mano che sulla stampa italiana emergevano le prime indiscrezioni sui piani governativi per pagare il debito pregresso dello Stato con le imprese fornitrici. Eurostat ha preannunciato l’invio di una missione di suoi ispettori a Roma al ministero dell’Economia per vedere da vicino quel dossier. Le cifre circolate infatti sono considerevoli: il ministero dell’Economia ufficialmente aveva inserito nei suoi bilanci circa 37 miliardi di euro di debiti commerciali, le imprese fornitrici ne reclamano almeno 70 miliardi e secondo stime non ufficiali la somma reale sfiorerebbe addirittura i 90 miliardi di euro.
Tradotti in percentuale significano fra 5 e 6 punti di pil. Ed è letto così che questo dossier sta facendo tremare i polsi anche al governo di Mario Monti. Perché le regole europee sul punto sono chiare: i debiti commerciali non vengono conteggiati per alcuno Stato nel perimetro del debito pubblico, a patto però che abbiano questa caratteristica. Dipende quindi da come si sono accumulati e dalla loro ragionevole durata. Se uno Stato – come sta accadendo in Italia – non paga i fornitori da due o tre anni, quei debiti non sono più commerciali, ma finanziari. E come tali vanno inglobati nel debito pubblico del Paese. Per il governo sarebbe una sciagura, perché se Eurostat li conteggiasse, il rapporto fra debito pubblico e Pil italiano schizzerebbe verso l’alto sfondando la quota monstre del 125%. Effetto identico a quello che sarebbe provocato dalla proposta più volte annunciata ufficialmente dal superministro Corrado Passera, di emettere nuovi titoli di Stato per pagare i crediti commerciali delle imprese fornitrici della pubblica amministrazione. Sembravano temi da convegnistica, da tavole rotonde fra studiosi, ma nel giro di poche settimane si sono trasformati nella prima emergenza per il governo italiano. Con gli ispettori di Eurostat che fanno sentire il loro fiato sul collo, qualsiasi soluzione annunciata e non ponderata rischia di provocare l’effetto opposto a quello desiderato. Perché se il debito pubblico italiano fosse riclassificato in quel modo, Monti non avrebbe alcuna possibilità di trattare un allentamento dei vincoli stabiliti dai nuovi trattati sul rapporto debito/pil, e l’Italia sarebbe condannata per lustri a varare manovra di rientro da oltre 40 miliardi di euro all’anno, con le conseguenze che tutti possono immaginare.
Nelle ultime ore è spuntato un piano per risolvere l’impasse che coinvolga la Casa depositi e prestiti. Impropriamente presentato sulla stampa come una mossa governativa per ridurre il debito pubblico, sarebbe invece il tampone della disperazione per non farlo schizzare a cifre che l’Italia non sarebbe in grado di gestire. L’idea è quella di farsi finanziare dalla Cassa guidata da Franco Bassanini i pagamenti del debito pregresso con i fornitori attraverso una permuta fra liquidità o titoli commerciabili sul mercato da girare ai fornitori e partecipazioni azionarie del Tesoro in aziende dotate di buona liquidità come Sace e Fintecna. In pancia oggi la Cassa depositi e prestiti avrebbe parte delle risorse per compiere l’operazione, ma verrebbe del tutto snaturata la sua missione (che in parte non irrilevante è proprio quella di sostenere finanziariamente le pmi in crisi di liquidità), con il risultato di una parziale partita di giro che annullerebbe gli effetti dell’operazione. Qualsiasi operazione che però dia la garanzia statale su titoli emessi dalla Cassa depositi e prestiti andrebbe comunque ad incidere sul debito pubblico italiano, al di là della composizione azionaria. Per deconsolidarne gli effetti bisognerebbe non avere quella garanzia (e allora le imprese verrebbero pagate con titoli assai virtuali) o mutare gli assetti azionari della Cassa facendo crescere la quota delle fondazioni bancarie. Ipotesi in questo momento irrealistica, perché le fondazioni fanno già fatica a trovare le risorse necessarie a ricapitalizzare le banche di cui sono azioniste. Il dossier Cassa depositi e prestiti è aperto, ma rischia di richiedere troppi mesi di tempo per trovare le soluzioni tecniche digeribili, ed Eurostat questo margine non concederà. L’unica soluzione vera potrebbe essere quella del contrattacco. Portare per primi il dossier sul tavolo europeo, e cercare di fare assimilare il ruolo della Cassa depositi a quello della sorella tedesca Kfw, che riesce a de consolidare dal debito pubblico tedesco i suoi 428 miliardi di euro di titoli di debito interamente garantiti dalla Repubblica federale guidata da Angela Merkel. Come? Dimostrando che la Cassa risponde ai criteri di Esa95, coprendo più della metà dei propri costi con ricavi ottenuti sul libero mercato del credito. Una strada in salita, ma non impraticabile.
di Franco Bechis

Qual’è il pregio sociale ?

Siamo in un periodo in cui un governo vampiro ci sottrae risparmi e ha slegato i mastini delle gabelle per rendere la nostra vita sempre più misera, spiata, tormentata.
Monti ha ripristinato l’ici sulla prima casa che Berlusconi aveva tolto e i comuni, affamati di denaro per le loro spese a cominciare dall’ effimero estivo e invernale di nessuna utilità per i cittadini, si sono precipitati a deliberare le aliquote.
Nonostante tutta questa fame di denaro da parte dei comuni, sembra esserci ancora una nicchia di privilegio.
Il capogruppo del Pdl a Bologna, Marco Lisei e il consigliere regionale Galeazzo Bignami, hanno sollevato il problema del “Cassero”, cioè dei locali che il comune avrebbe assegnato gratuitamente ad una associazione omosessuale.
Da anni agli omosessuali il comune di Bologna aveva concesso locali per il loro ritrovo.
Chiaro tentativo di acquisire voti da parte dei comunisti: come la pecunia, anche il voto non olet.
Dal punto di vista etico e morale sarebbe da chiedere conto delle modalità di uso di quei locali, ma l’aspetto che qui interessa è la concessione di ambienti pubblici e, a quanto sembra, anche il pagamento delle utenze a carico del comune, cioè dei cittadini.
Un sistema che porta a gravare interamente sui cittadini per il beneficio di pochi.
Scommetto che se si costituisse una associazione di “omofobi, tali secondo il concetto dei “politicamente corretti” ma in realtà di sani e normali eterosessuali, il comune di Bologna non garantirebbe la dovuta par condicio.
Il comune di Bologna rinuncia così ad un introito, pesando sul bilancio, pur lamentandosi degli scarsi mezzi a disposizione, ma non sfruttando appieno le risorse che gli appartengono.
Di più.
Gli omosessuali ci hanno sempre ammannito la manfrina che le loro pretese non costano nulla.
In precedenza lo abbiamo già smentito parlando dei costi che si avrebbero, ad esempio, con la pensione di reversibilità.
Una volta di più vediamo come, se fosse vero che i locali sono concessi dal comune di Bologna gratuitamente e con il pagamento delle utenze, si verificherebbe uno spostamento del costo da quei pochi che ne usufruiscono per privato divertimento, all’intera collettività, senza alcun interesse o beneficio per le casse del comune.
Sindaco e assessori dovrebbero illustrare alla cittadinanza quale sarebbe il pregio sociale che sembra indurli a caricare sul bilancio pubblico costi a beneficio stretto di privati.

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Il vento del 1990 sulla Romania.

Come ho scritto nel mio altro blog dedicato alla Rivoluzione del 1989, in Romania cresce la protesta contro il Governo Basescu/Boc. Da giorni, non si contano più le manifestazioni in tutto il paese, incominciate per il licenziamento del sottosegretario del Ministero della Sanità, un medico di origini palestinesi, Rahed Arafat, avvenute praticamente in diretta nel corso di un dibattito televisivo, da parte del Presidente della Repubblica, Basescu. La popolazione, spaventata da possibili tagli alla Sanita con eccessive privatizzazioni, il 10 Gennaio ha incominciato a manifestare in diverse città, praticamente sempre in modo pacifico, se si escludono gli incidenti di Domenica 15 in Piazza dell’ Università, anche se peraltro molti studenti lamentano che siano stati preparati da non meglio identificati infiltrati, con notevole sospetto verso il Ministero degli Interni. Ma, una volta reintegrato il sottosegretario, le manifestazioni non sono cessate, ma si ripetono ogni giorno. Con la presenza sempre più massiccia di bandiere col buco della Rivoluzione del 1989 e bandiere e stendardi inneggianti al Re ed alla Monarchia. Oggi, i manifestanti, tra cui molti militari ed ex-militari, nonchè alcuni esponenti della Rivoluzione, stanno manifestando davanti alla sede della Televisione Nazionale, con accuse a Basescu ed al Premier Boc di voler instaurare un regime neo-comunista falsamente liberista su modello cinese. E, tra le continue richieste di dimissioni ed elezioni, cresce la simpatia verso tutta la dinnastia monarchica, Re Michele in testa.
Sembra di essere tornati alla Primavera del 1990.

L’infamità della precettazione

ROMA – Vietato muoversi con un camion all’interno di Roma a meno che non si debbano trasportare merci destinate alla città o alla Provincia. Non solo. Vietato assembrarsi senza autorizzazione «in prossimità dei caselli autostradali in entrata nella Capitale» e lungo tutte le strade di accesso a Roma. Così l’ordinanza emessa martedì dal prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro destinata agli automezzi adibiti al trasporto merci. Lo stop va dal 24 al 27 gennaio.
LA NOTA – Si legge nella nota: «Il provvedimento si è reso necessario a seguito delle proteste della categoria che stanno avendo ripercussioni su tutto il territorio nazionale e che, come noto, stanno compromettendo il regolare approvvigionamento di beni primari per i cittadini e per le attività produttive. L’inosservanza dell’ordinanza prefettizia comporterà una sanzione amministrativa pari a circa 200 euro per violazione dell’art. 650 C.P. e, ai sensi dell’art. 6 del Codice della Strada, il ritiro della patente, della carta di circolazione ed il fermo amministrativo del mezzo. Qualora s’impedisca l’esercizio del servizio pubblico essenziale si configurerà l’ipotesi di cui all’art. 331 C.P».
STOP IN CIOCIARIA – Ma il blocco dei tir non si ferma. Gli autotrasportatori, in sciopero da domenica sera in tutta la provincia di Frosinone, vanno avanti e sono disposti a tutto per costringere il governo a bloccare i rincari di gasolio e per ottenere la riduzione dei pedaggi autostradali e dei costi delle assicurazioni. La protesta, che continuerà fino a venerdì, è proseguita per tutta la notte scorsa con i tir fermi nei pressi dei caselli dell’A1 tra Anagni e San Vittore nel Lazio. «Non ci fermeremo – dice un autotrasportatore di Anagni -, il governo deve ascoltarci perché è in gioco il nostro futuro». Intanto il questore di Frosinone, Giuseppe De Matteis, ha firmato un’ordinanza che prevede il controllo delle aree vicino ai caselli dell’A1 fino a venerdì. E i distributori di benzina sono presi d’assalto con lunghe fili degli automobilisti.
RINCARI NEI MERCATI ROMANI – Già lunedì venivano registrati i primi rincari sui banchi di frutta e verdura, ma il peggio deve ancora arrivare. Se il blocco dei tir continuerà, il settore ortofrutticolo sarà il primo a subire dei forti rincari. A Roma, al mercato di Piazza Crati frutta e verdura sono già vendute a peso d’oro: zucchine a 6,50 euro al chilo, pomodori Pachino a ben 7,50. «La merce è rincarata – spiega un fruttivendolo ad una cliente – è colpa degli scioperi. I rincari sono legati agli scioperi dei Tir, ma anche al prezzo della benzina. Per far camminare un camion come il mio, ora spendo 300 euro a settimana. Spero che lo sciopero finisca, perchè dopo queste due cassette di pomodori – conclude indicando la merce sul banco – non ne ho più». Anche nel più popolare mercato del Pigneto la situazione non è molto diversa. «Oggi ancora tiriamo avanti – dice un fruttivendolo – ma temo quello che succederà tra un paio di giorni. Noi ci riforniamo a Fondi, e non c’è più nulla. I pochi prodotti che abbiamo trovato, costano cari».

In Romania cresce la protesta.

Nonostante la mancanza di tempo, sono costretto a riprendere in mano questo blog, perchè in Romania cresce la protesta contro il Governo Basescu/Boc. Da giorni, non si contano più le manifestazioni in tutto il paese, incominciate per il licenziamento del sottosegretario del Ministero della Sanità, un medico di origini palestinesi, Rahed Arafat, avvenute praticamente in diretta nel corso di un dibattito televisivo, da parte del Presidente della Repubblica, Basescu. La popolazione, spaventata da possibili tagli alla Sanita con eccessive privatizzazioni, il 10 Gennaio ha incominciato a manifestare in diverse città, praticamente sempre in modo pacifico, se si escludono gli incidenti di Domenica 15 in Piazza dell’ Università, anche se peraltro molti studenti lamentano che siano stati preparati da non meglio identificati infiltrati, con notevole sospetto verso il Ministero degli Interni. Ma, una volta reintegrato il sottosegretario, le manifestazioni non sono cessate, ma si ripetono ogni giorno. Con la presenza sempre più massiccia di bandiere col buco della Rivoluzione del 1989 e bandiere e stendardi inneggianti al Re ed alla Monarchia. Oggi, i manifestanti, tra cui molti militari ed ex-militari, nonchè alcuni esponenti della Rivoluzione, stanno manifestando davanti alla sede della Televisione Nazionale, con accuse a Basescu ed al Premier Boc di voler instaurare un regime neo-comunista falsamente liberista su modello cinese. E, tra le continue richieste di dimissioni ed elezioni, cresce la simpatia verso tutta la dinnastia monarchica, Re Michele in testa.
Sembra di essere tornati alla Primavera del 1990.