Napolitano e Fini giù le mani dallo ius sanguinis

L’intollerabile logorrea di cui soffre il presidente della repubblica Giorgio Napolitano ha fatto un’altra vittima. Questa vittima è lo ius sanguinis con cui l’Italia stabilisce il diritto alla cittadinanza. Lo ius sanguinis è figlio proprio di quel Risorgimento con cui le prefiche del politicamente corretto, Fini e Napolitano, ci frantumano i genitali da mane a sera. Per l’ordinamento italiano la cittadinanza è automatica solo per i figli di cittadini italiani. Gli immigrati possono richiedere la cittadinanza dopo dieci anni di residenza mentre i figli di immigrati nati in Italia possono richiederla al compimento del 18° anno d’età. 


La normativa vigente si basa su questioni di identità della popolazione, stabilendo che la cittadinanza è tale per discendenza ed eredità. La normativa vigente lascia comunque la libertà a chi vuole di prendere la cittadinanza italiana di poterla acquisire dopo un prefissato periodo di residenza. In sostanza la possono già avere oggi, solo che prima devono pedalare, prendersi la loro responsabilità e chiedere di poterla ottenere.


L’imposizione dello ius soli “tout court”,  come vorrebbe l’inguaribile logorroico Napolitano sarebbe un unicum nell’ordinamento politico europeo. 


Nessun paese europeo basa la sua cittadinanza sullo ius soli che è invece tipico dei paesi americani. Lo ius soli è inoltre norma illiberale che impone una cittadinanza al nascituro senza chiedere la sua opinione e norma de-responsabilizzante che regala la cittadinanza a chicchesia svuotandola di ogni suo significato storico, culturale e identitario.


Ebbene sì, nessun paese europeo basa la cittadinanza esclusivamente sullo ius soli, tutti i paesi europei si basano sullo ius sanguinis mentre lo ius soli è tipico dei paesi americani. Lo ius sanguinis è quindi tipico dei paesi e dei popoli caratterizzati da solide basi storiche e culturali, lo ius soli è invece tipico di popoli di recente formazione e di incerta cultura ed identità. Diamo comunque un’occhiata a come funziona da altre parti nel nostro continente


Francia


Nell’Esagono la cittadinanza è concessa dallo ius sanguinis. E’ francese il cittadino nato da uno o ambo i genitori di cittadinanza francese. Quando si dice nel dibattito comune che in Francia vige lo “ius soli” si dice una cosa non vera. Lo ius soli è previsto dall’ordinamento francese solo se almeno uno dei genitori è nato sul suolo francese. In Francia quindi non esiste quindi il diritto alla cittadinanza per nascita “tout court” e la normativa sullo ius soli rende de facto totale lo ius sanguinis dato che per scattare è necessario che almeno uno dei due genitori sia nato in Francia. In sostanza a parole Sarkozy la cittadinanza te la concede pure ma nei fatti non è così. De iure c’è una possibilità di far scattare lo ius soli, ma è una possibilità assai remota, se sei figlio di immigrati non nati in Francia (cioè quasi tutti) e vuoi la cittadinanza francese devi pedalare.


Germania


Anche in Germania il principio della cittadinanza si basa sullo ius sanguinis. E’ cittadino tedesco il figlio di cittadini tedeschi. Nel 2.000 è stata introdotta una correzione allo ius sanguinis stabilendo che la cittadinanza è automatica per i figli di immigrati nati in Germania ma solo se almeno uno dei genitori risiede in Germania da almeno otto anni (che in Germania è il limite minimo per poter far richiesta di cittadinanza, e ottenerla non è semplice per nulla, anzi). La normativa dello ius soli comunque è soggetta a una restrizione abbastanza pesante. Difatti il figlio nato da immigrati che acquisisca la cittadinanza dei genitori per ius sanguinis ha tempo massimo cinque anni per decidere se mantenere la cittadinanza dei genitori o tenere quella tedesca. Insomma, per i tedeschi la cittadinanza la puoi acquisire ma non puoi tenere il piede in due scarpe ed è tua responsabilità individuale decidere se vuoi quella tedesca o quella del paese d’origine dei tuoi genitori, Frau Merkel nella sua infinità magnanimità accoglie chi si vuole integrare ma non sopporta chi tiene il piede in due scarpe e in ogni caso chi vuole i diritti deve pedalare.


Regno Unito


Nel Regno Unito vige lo ius sanguinis. Fino agli anni ’80 vigeva lo ius soli, ma dal 1981 lo ius soli è stato abolito per passare allo ius sanguinis. Un figlio di stranieri nato nel Regno Unito che non hanno ottenuto la cittadinanza può acquisire la cittadinanza ma deve richiederlo espressamente e deve dimostrare di aver risieduto nel Regno Unito per almeno 10 anni successivi alla sua nascita senza essersi assentato per periodi superiori ai 90 giorni. In ogni caso nel Regno Unito, come in Italia e in Germania la concessione non è automatica ma deve essere richiesta dalla persona in questione. Il richiedente deve prendersi la responsabilità e chiedere la cittadinanza. Sua altezza regale Elisabetta II nella sua infinita magnanimità è contenta di accogliere nuovi sudditi tra le sue braccia, ma la cittadinanza del Regno Unito non la regala per beneficenza se la vuoi devi pedalare.


Spagna


Chiudiamo con la Spagna. In Spagna vige una legge simile a quella francese, ovvero è spagnolo il figlio di genitori spagnoli o chi è nato in Spagna da genitori non spagnoli ma nati in Spagna. Una norma particolare riguarda i figli di cittadini il cui paese non riconosce lo ius sanguinis ma solo lo ius soli, questi sono automaticamente spagnoli. Comunque chi nasce in Spagna può richiedere la cittadinanza, ma anche in questo caso vale la norma di cui sopra. Sua altezza regale Juan Carlos nella sua infinita magnanimità accoglie nuovi sudditi a braccia aperte ma non regala niente a nessuno e chi vuole i diritti deve pedalare.


In sostanza l’applicazione dello ius soli tout court sarebbe un unicum nel panorama europeo e la rottura di una tradizione del nostro intero continente che vuole l’acquisizione della cittadinanza come un’assunzione di responsabilità individuale del singolo che si impegna per avere i requisiti necessari e che, se interessato alla stessa pedala e chiede di poter essere accolto ed integrato definitivamente nella comunità che è assolutamente disposta ad accogliere chi si impegna per integrarsi del tutto. Nessun paese del nostro continente applica norme di questo genere e la nostra sarebbe una vistosa eccezione tra l’altro, credo, non ben vista dalle autorità europee a cui, nonostante i proclami verbali e le lezioncine spocchiose sul politicamente corretto, già il doversi sobbarcare gli ex galeotti di Ben Alì con permessi temporanei non ha fatto proprio piacere. Lo ius soli come abbiamo detto è tipico dei paesi americani e proprio negli Stati Uniti s’è ormai scoperto che lo ius soli per l’immigrazione è come il miele per le mosche. Già il Canada a suo tempo ha posto un vistoso limite allo ius soli togliendo la possibilità di acquisizione della cittadinanza per diritto di nascita ai figli di irregolari e clandestini e ora anche gli Stati Uniti stanno cominciando a muoversi in questo senso. Lo ius soli ha prodotto in Canada e negli Stati Uniti un triste fenomeno, quello dell’immigrazione delle puerpere che varcano il confine per partorire. Una volta partorito il figlio questi diventa cittadino et voilà, la puerpera può chiedere il ricongiungimento familiare. Il Canada come abbiam detto la pezza l’ha già messa da qualche anno chiudendo la pratica dello ius soli per i figli di irregolari e clandestini. Negli Stati Uniti la questione è sul tavolo da tempo. Diversi stati confinanti col Messico come ad esempio l’Arizona e il Texas stanno valutando di adottare la norma canadese nell’ordinamento statale e pure Mitt Romney ha velatamente lasciato intendere di poter procedere in tal senso a livello federale se eletto. Tenete poi presente che la questione dello ius soli è alla base del surreale dibattito che per anni ha caratterizzato la politica statunitense sul certificato di nascita di Barack Obama. Se la questione dell’eleggibilità del presidente fosse disciplinata dallo ius sanguinis e non dallo ius soli tutta la polemica sul certificato di nascita di Obama non avrebbe nemmeno avuto ragione di esistere, ha avuto ragione di esistere solo per il fatto che l’eleggibilità del presidente è legata allo ius soli.


Chi vuole cambiare la norma italiana per permettere lo ius soli deve tenere ben presente quanto accaduto in Nordamerica con la migrazione delle puerpere e tenere ben presente che saremo presi d’assalto pure noi se procedessimo in tal senso. Tenete ben presente che questo paese ha 60 milioni di abitanti e una densità di 200 abitanti al km/quadrato, tasso di disoccupazione al 9%, un tasso di disoccupazione giovanile al 30%, un debito pubblico che da vent’anni è oltre il 100% del PIL ed è in piena crisi economica. Secondo la vostra modesta opinione è tollerabile cambiare la norma dello ius sanguinis per attuare lo ius soli, rendendo così l’Italia un polo d’attrazione per una potenziale migrazione in massa di puerpere tra l’altro rompendo così la secolare tradizione europea che si basa quasi esclusivamente sullo ius sanguinis? 


Perché care le mie prefiche del politicamente corretto, puerpere e nascituri che arriveranno come mosche sul miele qualora passassimo allo ius soli qualcuno li dovrà mantenere. Perché le strutture per l’assistenza a puerpere e nascituri qualcuno le dovrà pur pagare, non sono gratuite.  Perché i nascituri da qualche parte li dovremmo mettere, e a spese di chi secondo voi? Bene, ho detto la mia, ora care le mie prefiche del politicamente corretto linciatemi pure, ma questa è la realtà dei fatti, checchè ne dicano nella loro sconfinata ignoranza Fini e Napolitano.

La banda del loden e la realtà

Brioches per tutti, prego di Marco Cavallotti
«noto una cosa strana che un pochino mi stride… faccio il confronto con il governo precedente scellerato e libertino che se ne fotteva degli italiani, che affamava i pensionati e le casalinghe dovevano rovistare nella rumenta come ci dimostrava il prode sant’oro insomma il governo Berlusconi che giustamente veniva punito con blocchi e scioperi sacrosanti fatti dal nostro eroico sindacato cgil, che veniva punito dai nostri protestatori di professione tipo girotondini senonoraquandini, popolini violacei, giornalisti sinistri che fomentavano folle di folli, magistrati schierati e con le toghe rosse… ah no quelle sono sempre al lavoro… ora noto che tutti costoro sembra che siano completamente rinco dalla banda del loden e a nessuno è passato in mente di dire a questa banda di persone che non ha mai vissuto tra la gente e il popolo che forse la misura è colma e che è ora di dire basta… e questi signorotti ancora non si rendono conto che la gente, noi il popolo, ci siamo rotti e i primi moti di ribellione si accendono e a questo punto speriamo che la fiamma che si sta accendendo sia impetuosa e spazzi via questa casta insopportabile… torniamo a essere un popolo con le palle.»
Così ci scrive un lettore, e la sua lettere non è l’unica. Curiale e pacatissimo, intanto il nostro prof, avvezzo alla quiete di un ateneo mai sfiorato dai casini delle università normali, centellina provvedimenti utili, meno utili e inutili, come se il tempo fosse una variabile indipendente – a proposito, ricordate il “salario variabile indipendente” di Lama? –, e come se, in politica, da che parte si inizia a spennare il pollo fosse indifferente. Intanto le piazze si riempiono di gente imbufalita, i ministri parlano a vanvera invocando con tre o quattro giorni di ritardo la legalità, quando ormai la legalità è finita sotto i piedi: lo hanno capito benissimo anche i magistrati, che hanno guardato dall’altra parte e dell’obbligatorietà dell’azione penale – il loro cavallo di battaglia – si sono d’un botto dimenticati. Ma il professore va avanti, spiega in televisione, dibatte in televisione, perora la causa nazionale in tandem con il Colle, seguito dalla televisione, mentre il pericolo di un vero e proprio sussulto insurrezionale si avvicina. Dategli le brioches, pare abbia detto un’altra incosciente di fronte al Paese in tumulto. Ma erano altri tempi. E poi si sa come è finita.
In fondo Monti ha accettato di farsi interprete dell’esigenza di rinnovamento ora obbligato e improcrastinabile in un Paese che ha fatto di tutto, per mezzo secolo, per impedirlo e procrastinarlo. E lo fa come gli consentono coloro che per decenni questo rinnovamento hanno frenato e impedito. Sindacati come non ce ne sono simili in Europa, dediti alla conservazione ed alla difesa della cultura e dei valori veteroindustriali; partiti diventati rifugio sicuro di disoccupati certi – non lo saranno tutti, sicuramente, ma questo sistema di selezione porta a questi risultati –; una Chiesa incombente e veterosociale che anche oggi parla di “liberalismo selvaggio”; uno Stato concepito, di anno in anno, più pesante e più ingombrante, più invasivo e più occhiuto, per il “bene” del cittadino; una magistratura che da un pezzo confonde e fa pasticci fra giustizia divina e applicazione della legge; un sistema di corporazioni, di posti pubblici privilegiati da distribuire agli amici, di formazione orientata al ribasso ed all’antiselezione… ora si vorrebbe smontare tutto in un colpo, magari con l’aiuto e la guida di chi tutto questo ha contribuito giorno per giorno a costruire. Monti ha accettato un compito praticamente impossibile, e il suo modo di procedere, “tecnico” – si fa per dire – e non “politico”, non additando gli obiettivi veri e profondi – che del resto sono nebulosi a ambigui anche per lui, a quanto pare –, ma procedendo disarticolatamente a passo a passo, fa perdere di vista il disegno anche a coloro che, magari, sarebbero disposti al grande salto. Ma oggi dimenticare le piazze potrebbe essere davvero pericoloso. È l’uomo sbagliato per un compito tremendo, per il quale è difficile trovare la guida giusta.

Nuova tassa

Prima, al varo del decreto “cresci Italia” di Monti, piansero i fumatori di trinciato (le sigarette non industriali) ed esultarono i fan delle bionde. Ora, però, piangono anche i fumatori “classici“. Le commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera hanno infatti dato il via libera alla modifica di un emendamento al decreto milleproroghe che prevede l’aumento dei tabacchi lavorati, ossia delle sigarette. La misura servirà a coprire le maggiori uscite dovute alle modifiche apportate sempre in sede di commissioni che riguardano le pensioni dei cosiddetti lavoratori esodati e precoci che potranno ora andare in pensione con le norme vigenti prima della prima manovra del governo dei tecnici.
Non si toccano gli autonomi – La precedente versione del milleproroghe, quella che era stata licenziata dalle commissioni, prevedeva che la copertura derivasse da un innalzamento dei contributi previdenziali per i lavoratori autonomi. La norma aveva registrato la contrarietà del ministro del Welfare, Elsa Fornero, e delle categorie interessate. In principio la modifica aveva reso necessario il ritorno del decreto in commissione dopo l’approdo nell’Aula di Montecitorio. La soluzione trovata in commissione è di compromesso. Il Pd, da una parte, non accettava il balzello sulle previdenza a sfavore dei lavoratori esodati (ossia licenziati o che si sono dimessi). Dall’altra il Pdl si è opposto all’idea di recuperare i saldi andando ad incidere nuovamente sui lavoratori autonomi. A pagare, alla fine, saranno i fumatori.

Svuota carceri

MILANO – Il Senato approva con 226 sì 40 no e otto astenuti il decreto presentato dal ministro della giustizia Paola Severino sul sovraffollamento delle carceri che passa ora all’esame della Camera. A favore Pdl, Pd e Terzo Polo, contro Lega Nord e l’Idv. Tra i punti salienti il ricorso agli arresti domiciliari in diversi casi e la chiusura entro il 31 marzo del 2013 degli Ospedali psichiatrici giudiziari, gli ex manicomi criminali.
«INIZIO DI UN PERCORSO VIRTUOSO» – Soddisfatto per l’esito del voto Silvia Della Monica, capogruppo Pd in commissione Giustizia, secondo il quale «il decreto approvato dal Senato costituisce l’inizio di un percorso virtuoso che deve ridefinire i rapporti tra difesa sociale e rispetto dei diritti umani, tra carcere e società, tra rieducazione e reinserimento». «È stato un merito del Parlamento – ha proseguito Della Monica – l’aver posto l’attenzione sul tema del carcere, troppo spesso dimenticato. Oltre ad aver segnalato le perenni emergenze, non solo in termini di edilizia penitenziaria, ma anche e soprattutto sul prevedere misure che lo rendano davvero l’estrema ratio». «Non siamo ancora ad una riforma di sistema – ha concluso Della Monica – sono necessarie ancora modifiche importanti, a partire da quella sulla recidiva come modificata dalla legge Cirielli, tuttavia è significativo che in prospettiva gli effetti del decreto agiranno sulla ridefinizione dei rapporti tra libertà e autorità, tra difesa sociale e rispetto dei diritti umani, oggi gravemente alterati».

Pescatori

Un commento: Non si può più scherzare col fuoco e, chi lo fa di questi tempi, rischia di morire bruciato o quantomeno di farsi male seriamente. Il Popolo, basso ceto, è onesto e laborioso e se fa la rivoluzione, la fa esclusivamente per fame. E, per quel che si può capire guardandosi intorno, siamo alla vigilia di quella che può essere chiamata fame. Stante così la situazione, non mi sembra che gli amministratori dello Stato che hanno responsabilità politica di governo e tutti gli altri pubblici dipendenti che percepiscono stipendi da nababbi e privilegi a non finire, che comportano un costo altrettanto oneroso per le finanze dello Stato, si stiano preoccupando più di tanto, visto che lottano per mantenere il loro stato di privilegiati. Questi signori, così come lo struzzo, mettono la testa sotto la sabbia per non vedere che ci sono famiglie costrette a vivere con 500 € al mese. Che riflettano fino a quando c’è il tempo per farlo perché, ogni frana, inizia con un sassolino e porta giù mezza montagna.
Tafferugli, lancio di bombe carte, patardi e scontri con la polizia. La scena davanti a Montecitorio si ripete. Dopo le proteste dei tassisti, dei forconi e degli autotrasportatori, adesso è la volta dei pescatori. Che da questa mattina stanno protestando contro le regole dell’Unione europea e contro il caro gasolio, che colpisce anche il settore marittimo e che costringe gli operatori del settore a tenere le proprie imbarcazioni ormeggiate nei porti. Un centinaio di pescatori è sul piede di guerra. E lo ha dimostrato nel pomeriggio, manifestando davanti al palazzo di Montecitorio mentre in Aula i parlamentari sono impegnati nella discussione delle mozioni sulla politica Ue. Non sono mancati scontri tra gli agenti e i pescatori. La polizia è intervenuta dopo il lancio di diverse bombe carta (almeno cinque) e di petardi. Le forze dell’ordine hanno fatto arretrare i manifestanti nella parte retrostante alla piazza. Un manifestante è caduto a terra e i suoi compagni sostengono che sia stato colpito dai manganelli delle forze dell’ordine. Un altro risulta ferito. I reparti della polizia e dei carabinieri sono intervenuti per interrompere il lancio di numerosi petardi e, una volta individuati i responsabili, si sono fatti largo tra i manifestanti e li hanno prelevati di forza. A quel punto, gli altri manifestanti avrebbero reagito, cercando di impedire il fermo dei compagni. Allora c’è stata una carica, in seguito alla quale alcuni manifestanti sono rimasti contusi. Durante gli scontri, i pescatori hanno gridato più volte “vergogna” verso gli agenti in tenuta anti sommossa. Adesso sulla piazza sembra tornata la calma.
Chiedere le dimissioni di TUTTO il governo a questo punto è d’obbligo. Anzi, doveroso visto che nessuno lo ha eletto.

Gli onesti d’italia

MILANO– Controlli a tappeto. E lotta alle truffe contro lo Stato. La Guardia di finanza ha scoperto nel 2011 oltre mille dipendenti pubblici col «doppio lavoro». E non solo, le fiamme gialle hanno denunciato 17.966 truffatori, accertato danni erariali per 2 miliardi di euro e bloccati illeciti finanziamenti comunitari e nazionali per quasi 700 milioni di euro. Inoltre sono stati scoperti 4.300 finti poveri che beneficiavano di aiuti statali. «La lotta all’evasione fiscale e agli sprechi nella Pubblica amministrazione rappresentano le due facce della stessa medaglia», ha affermato il comandante generale della Guardia di Finanza, Nino Di Paolo.
PUBBLICA AMMINISTRAZIONE– Scoperti «numerosi» casi di incompatibilità e di doppio lavoro a carico di dipendenti statali: 1.140 soggetti in capo ai quali, a fronte di compensi percepiti per 6 milioni di euro, sono state elevate sanzioni per 13 milioni di euro.
SANITA’ – Nel comparto della spesa sanitaria, a fronte di 2 mila interventi, sono state denunciate 2.223 persone con la scoperta di truffe ai danni del Servizio sanitario nazionale per 277 milioni di euro. Sono stati inoltre eseguiti 858 interventi, d’iniziativa o su delega della Corte dei Conti, che hanno consentito di far emergere in totale sprechi per oltre 2 miliardi di euro, e di questi, 291 milioni di euro sono i danni erariali collegati alla spesa sanitaria.
NON SOLO EVASIONE– La priorità operativa della Guardia di Finanza è infatti «la tutela del bilancio nazionale che è assicurata anche da una decisa azione contro ogni tipo di spreco ed ogni forma di frode nella gestione della spesa pubblica. Non solo contrasto all’evasione fiscale dunque, ma anche recupero delle risorse distolte fraudolentemente dalle finalità pubbliche cui sono destinate». E – sottolinea la Gdf – «letti in tale ottica, gli importanti risultati ottenuti nel 2011 dalla guardia di Finanza in materia di tutela della spesa pubblica, assumono ancora maggior valenza e significato soprattutto perché nel 2012 saranno dedicate risorse e speciale attenzione alle indagini contro ogni forma di spreco».

Da Allende 1973 a Monti 2012

Ho letto alcuni riferimenti che paragonano lo sciopero degli autotrasportatori di oggi in Italia a quello che preparò la destituzione di Allende in Cile nel 1973.
Questa mattina, la interessante trasmissione radiofonica “Prima di tutto” ha mandato in onda una registrazione della segreteria telefonica aperta agli ascoltatori, in cui si riproponeva il quesito se l’Italia del 2012 potesse replicare il Cile del 1973.
Mi sembrano timori (o speranze …) infondate anche se qualche analogia è possibile trovarla (maggiormente quando si cerca e si VUOLE trovare qualcosa per dimostrare una propria tesi).
Il filo conduttore è lo sciopero degli autotrasportatori ed è probabilmente l’aspetto che colpisce l’immaginazione, ma è troppo esile per poter pensare ad una ripetizione della storia.
E’ vero che Monti subisce l’influenza straniera come Allende era prigioniero dei “consiglieri” cubani ed è ugualmente vero che le scelte di ambedue sono pesantemente punitive verso il Popolo.
Ma mentre Allende operava in un contesto ideologico che avrebbe portato il Cile alla deriva marxista con disastrose conseguenze mondiali e per questo subiva l’ostilità del mondo finanziario internazionale e dei governi democratici, Monti è stato mandato proprio per compiacere quel mondo finanziario che, oggi, tiene al laccio tutti i governi.
Sono comunque finiti i tempi degli interventi dei militari negli stati occidentali, anche perché le lobbies di potere hanno, oggi, i mezzi per occupare i palazzi del potere con altri metodi, più subdoli e persino creando un alone buonista attorno alle loro iniziative.
La questione, però, non è mal posta, soprattutto se, astraendoci dalle competizioni ideologiche, guardiamo al concreto delle attività che si devono svolgere per “far crescere” una nazione.
Dopo Allende il Cile fu governato per quasi venti anni da una giunta militare che portò a termine una profonda trasformazione dello stato, con riforme significative, come quella sulle pensioni, che hanno consentito al Cile di diventare la nazione più stabile e benestante del Sud America, nonostante abbia ricchezze immensamente inferiori a quelle di Argentina e Brasile.
Anche la costituzione cilena è frutto dell’opera della giunta militare e ha permesso stabilità politica e democratica alternanza quando, con un referendum, il popolo cileno mise fine, in modo incruento, al governo del Presidente Pinochet.
La domanda è: ci sarebbe stata la possibilità di fare quelle riforme con un governo che dovesse sottostare alle regole di un parlamento democratico ?
Certamente, nel 1973 in Cile l’alternativa non era un governo democratico, ma un governo minoritario in parlamento e sin troppo appiattito ( o suddito …)  sugli ambienti rivoluzionari comunisti cubani.
In Italia la situazione può considerarsi replicata con un Monti che più che Allende può interpretare il ruolo di Pinochet, quale presidente mai eletto e che, forzando il gioco dei rapporti elettorali per imporre riforme (di cui l’Italia ha comunque necessità) è estraneo ad uno specifico mandato popolare.
Il tema riguarda il concetto di democrazia nell’epoca contemporanea che, come abbiamo più volte scritto, non può essere sempre uguale nell’evolvere dei tempi.
Lo stallo che le lotte politiche provocano, impedisce di realizzare quei provvedimenti cui, una singola persona, può invece arrivare.
Ma le modalità con le quali tale persona arriva al ruolo decisionale sono molto importanti per impedire che una democrazia, già degenerata nell’oclocrazia, finisca in una tirannia.
La domanda è: meglio rinunciare (poco o tanto) al sistema democratico e vedere interventi coerenti e veloci, oppure meglio interventi più compromissori, più lenti, ma costruiti con il consenso democratico ?

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Il Cristo viene ucciso in Nigeria. Ma anche a Milano.

Crescono i massacri di Cristiani in Nigeria. Ma anche in italasia, non è che stiamo meglio. Ieri al Teatro Salone Pier Lombardo (da ieri torno a chiamarlo col vecchio nome…) è andata in scena l’ opera iperblasfema del regista cesenate ma francese d’ adozione Romeo Castellucci, “Sul concetto del volto del Figlio di Dio”. Spettacolo contestato mesi prima in Francia da alcuni ragazzi Cattolici, saliti sul palcoscenico recitando il Rosario come riparazione per il grave atto contro il Volto di Gesù raffigurato in un famoso quadro di Antonello da Messina,riempito di liquami simili ad escrementi durante lo spettacolo. Anche a Milano si annunciava un Rosario davanti al teatro, ma la questura non ha dato il permesso, permettendo la manifestazione solo a 200 metri. Anche grazie alla mobilitazione preventiva che Corriere e Repubblica avevano fatto, insieme ai soliti Cattivi Maestri, accusando i Cattolici persino di antisemitismo (??? !!!) gli organizzatori. Questo perchè Andreè Ruth Shammah, direttrice del teatro, è israelita. I giornalisti benpensanti in questi giorni hanno fatto tutta una tiritera, vedendo Cattointegralisti ovunque, invece che semplici credenti offesi da una violenza inaccettabile contro la Fede. Speravano che tutto degenerasse in violenza. Non è stato così, tutto è rimasto contenuto in preghiere, ed anche alcuni militanti di Forza Nuova si sono limitati a resistenza passiva, venendo spostati di peso dalla Polizia. Così, non potendo trovare pretesti per parlare di CattoFascisti, il Corriere e Repubblica si son dovuti limitare oggi ad articoli ironici. Lo spettacolo è andato in onda con la presenza di molti soliti noti cattofobi benpensanti fratellini di Sofri e Battisti.
Castellucci, che tanto consenso ed appoggio ha pure tra gli omofili, avrebbe il coraggio di fare uno spettacolo su Maometto ? Non dico Allah, ma Maometto, che rimane solo un profeta anche per i Mussulmani ?
Sarà certo un caso, ma oggi Milano ha avuto un terremoto del 4,9 Richter.
Un caso. O no ?