Ma chi ci governa veramente?

Chi ci governa veramente?
Persone che hanno vissuto a sinistra o sinistroide il 68’ e paraggi.
Sono diventati professori ma hanno conservato le illusioni perché si sono sempre ben guardati dall’abbandonare lo stato, quello dell’insegnamento, ed entrare nel mondo del lavoro vero.
Sono andati in Europa, ed hanno cercato di realizzare le loro utopie, magari soft, ma sempre utopie e così ci hanno regalato la globalizzazione,l’Euro e tante altre cose che erano di interesse dei grandi gruppi esteri, della cui potenza ed importanza questi professori dello stato, si sono imbibiti.
Il guaio è queste multinazionali se la ridevano e se la ridono sotto i baffi.
Se non fosse così, non ci sarebbe questo disprezzo per l’Italia che viene definita parassita, codarda, mafiosa, corrotta ed incapace.
E questo ben prima di Schettino.
L’uccisione di un dimostrante ad Asti da parte della camionista tedesca, forse potrebbe essere ascritto a questo sentimento.
Ora, da noi, la politica dei professori, che è un bel po’ che ci governano (Amato, Prodi e quant’altri) ha sempre sognato un’Italia di grandi ditte internazionali che si scannassero con successo con i gruppi esteri, che pagassero un monte di tasse, assumessero milioni di persone indicate da loro e che schiacciassero sindacati e rappresentanti in modo da far diventare, un paese ‘’non nazione’’, una macchina ben oliata, prevedibile e manovrabilissima per i loro interessi e quelli dei loro collegati.
In questa ottica vanno visti i provvedimenti fiscali e restrittivi che stiamo vivendo.
Perché, ad esempio, mazziare i camionisti?
Perché sono padroncini, non parte di grandi gruppi e soprattutto perché a Bruxelles ci dicono che le merci viaggiano troppo su gomma.
Lo debbono fare per ferrovia e finche ci saranno i padroncini non sarà possibile.
Quindi bisogna eliminarli per obbligare la merce a prendere un’altra via.
Ma le ferrovie non garantiscono i servizi nei tempi richiesti!
Nessun problema. Si chiamano le ferrovie estere e si permette di licenziare i ferrovieri italiani (i cui sindacati si sono comportati da irresponsabili in passato).
Per agevolare questo, si stanno separando completamente la rete (i binari) dal resto.
Lo stesso vale per la pesca, gli alimentari, la vendita e qualunque altra cosa vi venga in mente.
Che l’obiettivo sia chiaro si è visto con le quote latte.
Ci hanno imposto di produrre di meno perché i grandi gruppi franco tedeschi, visto il loro clima, non riuscivano a tenere il passo.
Ma chi è stato quel demente che facendo finta di volere il mercato, lo ha escluso dalla produzione del latte?
Un professore.
Il problema di questi signori, che rappresentano lo stato assai più dei i politici (professori loro stessi ed in gran numero) e che si sono lasciati trascinare dalle illusioni, è che questa è l’Italia.
Un paese che ha lottato ed ancora lotta (ovunque) contro un’unione forzosa spacciata per volontà dei popoli e che non si farà schiacciare da questa gente che ci vuole impoverire per venderci.
Forse pensano di far pagare il sistema politico a questi gruppi multinazionali ‘’grati delle possibilità offerte’’.
Se è così è un’illusione in più perché questi vorranno delle garanzie, delle svendite oltre che le chiusure dei possibili concorrenti ed il giorno che ci rimetteranno anche un solo centesimo chiuderanno per divenire importatori.
Se poi noi restiamo senza soldi e senza lavoro, saranno cavoli nostri.
Perché il significato degli scioperi e delle proteste attuali è proprio questo.
Una lotta contro questo stato-professori-politica-professori che invece di prendere atto della situazione ed agire nell’interesse della nostra economia tipica, è diventato un alieno ideologico invasore che, dopo aver fatto il danno, intende schiavizzarci.

PG ZUNINO

http://youtu.be/7TF3AB3zBD4

La Puglia di Vendola va sott’acqua

Acquedotto pugliese

Se ci fosse una graduatoria tra gli amministratori pubblici che hanno “narrato” di più, senza poi trasformare le parole in realizzazioni e soluzioni, in testa non potrebbe che esserci il campione del pensiero narrativo della politica italiana. Nessuno, infatti, più di Nichi Vendola da Terlizzi, cittadina dei fiori in Provincia di Bari, meriterebbe la testa della classifica. Parlando del Governatore pugliese, l’imbarazzo è solo nello stabilire da dove partire. Il leader di Sinistra e Libertà non è un personaggio facile. E’ difficile da capire, con le sue narrazioni che spaziano dai toni poetici, con cui tratteggia la sua immagine della Puglia migliore – quella del bene comune, dell’attenzione all’emarginazione sociale, delle diversità, dell’integrazione – per passare poi ai soliti sistemi della politica, costituiti da promesse non mantenute, dalla pratica delle clientele, dai privilegi, dai lussi, dai disservizi e dagli sprechi.Vendola è un Giano bifronte. Da un lato è il cantore d’immagini d’intensa armonia cromatica, sebbene appesantito da una prosa ermetica, artefatta, involuta. Dall’altro è l’uomo di governo appesantito, invece, dalla cattiva amministrazione. E’ impresa impossibile separare l’uomo delle plurime battaglie, vinte appellandosi all’impegno etico dei suoi corregionali, da quello del politico che le stesse battaglie le fa perdere ai suoi corregionali, nella mancanza di soluzioni concrete. Non si può, però, non denunciare il degrado in cui versa la Regione Puglia: con il paesaggio deturpato dall’invasione delle pale eoliche, spettrali, devastanti come orde di barbari; con i pannelli solari che sostituiscono i vigneti, gli uliveti, gli orti e gli alberi da frutta; con i giovani senza lavoro; con le fabbriche chiuse; con l’agricoltura abbandonata.A simbolo del degrado della Puglia vendoliana c’è poi l’Acquedotto Pugliese, già rifugio per politici trombati e fucina di pratiche clientelari. La rete idrica è piena di buchi, taglia intere comunità dall’erogazione dell’acqua potabile, perde acqua come uno scolapasta, disperdendo quel “bene comune” che i cittadini pugliesi pagano, a metro cubo, quanto la benzina verde. Vendola è un “green” a tutto campo: si è battuto per difendere l’acqua pubblica come bene di tutti e si vanta di aver portato la Puglia ai primi posti tra le regioni d’Italia per la produzione delle energie alternative. La Puglia, però, è anche tra le regioni in cui le tariffe dell’acqua e dell’Energia elettrica sono tra le più care d’Italia. Tra i più cari d’Italia, gravati da accise regionali, sono anche i costi degli idrocarburi per trazione e per riscaldamento. Anche l’addizionale regionale sull’Irpef è da record. Solo gli extracomunitari, poi, non pagano il ticket sanitario, gli altri, anche con patologie invalidanti, lo pagano tutti. E se “green” è salute, ammalarsi in Puglia è diventato un dramma per intere famiglie. I pugliesi, però, pagano tutto in silenzio: sono contenti di sentirsi tanto fortunati da avere un Governatore così sensibile! Ferma nell’acqua, la Puglia è come la Costa Concordia. Ha fatto l’inchino a Vendola, ed ora galleggia, quasi affonda. Annaspa anche sul costo del “bene comune”. Le tariffe aumentano, sebbene la vittoria del “si” al referendum dello scorso anno, abbia abrogato la norma – valida per tutti, pubblici e privati – che consentiva «al gestore di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a qualsiasi logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio». I costi a carico degli utenti pugliesi con Vendola aumentano sempre, e senza che quel 7%, già messo in tariffa dalla Aqp Spa, con la ripubblicazione dell’Ente sia stato scorporato dalla bolletta dell’acqua. La politica e chi governa e governerà la Puglia, però, ora avrà mano libera nel gestire l’ente pubblico Acquedotto Pugliese, tornato per somma di beffe alla gestione dei partiti.
A muovere le acque ci ha pensato, però, il movimento “Acqua Bene Comune”. In una conferenza, a Bari lo scorso 20 gennaio, è stato invitato Riccardo Petrella, già Presidente dell’Aqp dimessosi in polemica con il Governatore. Petrella è un economista impegnato nella ricerca delle “soluzioni alternative alla mondializzazione dell’economia capitalistica di mercato” (bontà sua!) ed è stato l’animatore della campagna sull’acqua “bene comune, patrimonio dell’umanità”. Alla conferenza Petrella non ha risparmiato nessuno. Da Monti, in modo duro: “ciò che sta accadendo con il decreto legge che il governo Monti è pronto ad approvare è un attacco frontale ai referendum sull’acqua e alla democrazia. Anche voi giornalisti dovreste ribellarvi. Scendere nelle piazze”.A Vendola, in modo più soft: «voglia o no abbassare le tariffe per le fasce più deboli della popolazione, ha per adesso disatteso le dichiarazioni della sua stessa giunta sulla ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese, che di fatto non ha finalità pubbliche, se prevede la remunerazione del 7% del capitale».La conclusione è che quel 7% resta là sulle bollette a carico dei cittadini pugliesi, salvo lo studio in corso per uno sconto per le famiglie con reddito (Isee) inferiore a 7.500 Euro l’anno, che passa a 10.000 con la presenza di portatori di handicap, d’invalidi, di anziani ultra sessantacinquenni e di malati che necessitano di maggiori quantità di acqua. Uno sconto è previsto anche per le famiglie con un reddito Isee inferiore 20.000 Euro l’anno, ma con almeno 4 figli a carico.
E meno male …

Vito Schepisi per l’Occidentale e Il Culturista

Quei Cattolici Illuminati che la sanno lunga su Gesù e Castellucci.

Nel corso di questi anni ho dovuto smentire svariate panzane cattocomuniste che propinano immagini di un Gesù pvoletavio e povero tra i poveri. Non è così, sappiamo che San Giuseppe era un artigiano benestante e San Pietro un piccolo armatore di barche, ne aveva diverse e le affittava. Gesù inoltre chiedeva la povertà ai Santi, ma amava i peccatori, capace nella sua Bontà Divina di perdonarli e comprendere quanto la natura umana sia tentata dal Male, a causa del Peccato originale. Conscio nella Sua Divinità di quanto fosse difficile accettare il Suo Messaggio in pieno, recepibile solo da quella infinitesimale minoranza che, appunto, chiamiamo Santi.
Tra le confusioni svariate che ho letto in questi giorni intorno al Caso Castellucci, spicca senz’ altro quella intervista di ieri sul Corriere della Sera di Don Gino Rigoldi, cappellano del Carcere Minorile della Mia Città, tendente ad una difesa dello spettacolo. Chiama “Baccano Esagerato”, la presa di posizione di molti Cattolici non disposti ad accettare di veder imbrattato il Dolce e Santo Volto di Gesù. Parla di uno spettacolo che non ha visto, ma ammonisce chi ne parla, non avendolo visto; ignorando invece che da molto tempo esistono non solo filmati, ma anche prese di posizioni di molti Cattolici Francesi che lo avevano visto. Afferma poi: “
Intanto mi risulta che in piazza e in Rete non c’erano soltanto gruppi religiosi ma anche formazioni politiche di estrema Destra che con Gesù non hanno nulla a che fare.“. Ma, dico io, vogliamo impedire che chi non sia cattocomunista, vicino alla Teologia Liberata, ai cattoomofili, ai pacifinti e sodali, possa manifestare in difesa di una Religione che abbraccia oltre un miliardo di credenti ? Vogliamo negare che chi aderisca a Forza Nuova abbia il diritto di avere a che fare col Cristo che tutto perdona ?
Ma è alla fine che abbiamo le dichiarazioni che più mi hanno choccato da parte di Don Rigoldi: “
Gesù camminava per le strade, gli puzzavano i piedi, sputava per terra. Era Dio e Uomo insieme. L’idea che di Gesù si possa parlare solo tra gli incensi delle chiese o figurandoselo sulle nuvole e basta mi pare altrettanto blasfema di qualsiasi testo teatrale blasfemo. Forse anche di più.
Francamente tutto questo, oltre che irrispettoso ed ammantato di buonismo pauperista, mi sembra anche privo di fondamenta: le Pie Donne lavavano e profumavano quotidianamente i piedi di Gesù, e paragonare la Guarigione del cieco avvenuta attraverso un gesto che ricordava la Creazione ad un semplice sputo, mi sembra parimenti blasfemo. Dio è anche Bellezza Infinita, Don Gino… e la Sua Incarnazione Umana pretende rispetto.

Da giovane virgulto a vecchia cariatide

Mi ricordo le prime apparizioni in tv del giovane democristiano Casini, già un po’ brizzolato. Uomo dalla dialettica facile e convincente che mi era piaciuto da subito. E per molti anni continuò a piacermi anche se il mio voto a lui non toccò mai. Trovai la cosa più giusta, per lui, schierarsi dalla parte del […]

E non è una barzelletta…

“Vado in ritiro”, aveva spiegato sul web. Invece il prete era sulla Costa Concordia affondata all’Isola del Giglio. Una storia tragicomica quella di don Massimo Donghi, che dice di chiudersi in preghiera eppure va su un gigante del mare tutto luci, comfort e divertimento. Una storia tragicomica resa ancor più grottesca dal fatto che il Don, nel 2010, si vide pubblicare una lettera da Famiglia Cristiana, una missiva nella quale si scagliava contro i “vizi” e “l’immoralità” del governo, ovvero di Silvio Berlusconi. Beccato su Facebook – Don Massimo, responsabile per la zona di Besana Brianza degli oratori, della catechesi e dell’Unione pastorale giovanile, è stato pizzicato sul web. L’incidente del Giglio, infatti, ha svelato che il sacerdote non si trovava in nessun ritiro: era a bordo della Concordia insieme ai familiari più intimi. Ad incastrarlo è stato un post della nipote su Facebook: la notte del naufragio la giovane si è salvata, e appena giunta a riva ha rassicurato i parenti (online), spiegando che era riuscita a raggiungere le scialuppe di salvataggio insieme alla nonna. E allo zio, appunto, don Max. I parrocchiani di Besana Brianza, per inciso, non hanno gradito: ora chiedono chiarimenti. La lettera anti-Cav – Qualche chiarimento, infine, potrebbe chiederlo anche Silvio Berlusconi, additato nella missiva che segue, pubblicata il 10 novembre del 2010, come la causa di tutti i mali italiani. Ma come, farsi fare la ramanzina da un prete che finge un ritiro spirituale e poi va in crociera? Ecco la lettera:
Come cittadino, educatore e insegnante, e non da ultimo come “prete d’oratorio” che vive tutti i giorni a contatto con ragazzi, adolescenti e giovani, ancora una volta rimango davvero “sconcertato”. Mi lascia sempre più perplesso la mancanza di dignità, sobrietà di comportamento e di “stile” in chi ha “giustamente” il diritto di guidare e servire il nostro Paese, ma anche il dovere di farlo con profondo rispetto del ruolo istituzionale che occupa. Vivo, in questo periodo, due stati d’animo contrastanti: da una parte, l’entusiasmo e la soddisfazione per la scelta dei nostri vescovi di puntare, per il prossimo decennio, sul tema dell’educazione (Educare alla vita buona del Vangelo); e dall’altra, una profonda insofferenza nel constatare, nei comportamenti di chi “democraticamente” ci governa e ci rappresenta, una costante doppiezza tra vita pubblica e vita privata, tra impegni istituzionali e vizi domestici, tra sorrisi pacifici e occulti complotti. Mi è difficile continuare a lasciar passare, a sdrammatizzare, a distogliere l’attenzione, a non “giudicare”. Credo che “educare alla vita buona del angelo” voglia anche dire farlo con libertà, rispetto e chiarezza. Ringrazio Famiglia Cristiana per questa “chiarezza”, che fa nel rispetto!
di don Massimo Donghi da Famiglia cristiana del 10 novembre 2010

Strane storie… italiche

Possiamo compiacerci che il ministero degli Affari Esteri utilizzi per i propri funzionari gli stessi criteri di valutazione e di censura del Festival di Sanremo. Il problema che si è posto il ministro Terzi, incerto se indossare le vesti di Pippo Baudo o di Gianni Morandi, è come e cosa canta il console Vattani, in che genere si è misurato, melodico, rock o politico. Già l’anno scorso si era posta la questione per l’ammissione, in perfetta par condicio, di due interpretazioni di Bella ciao e Giovinezza giovinezza. Belle canzoni, ma d’ispirazione politica, una comunista, l’altra fascista. Eppure soltanto canzoni, non necessariamente corrispondenti alla fede politica manifestata con tessere o proclami. Io posso cantarle entrambe, e con me il ministro Terzi, senza essere né l’uno né l’altro, fascista o comunista. Sono orecchiabili, ovvero ci suonano nell’orecchio a me come a lui, e a tanti altri, non più giovanissimi.
Il nostro coetaneo Santoro canticchia Bella ciao in televisione, in una rete di Stato e in dichiarato antagonismo con il governo vigente. Nessuno gliel’ha proibito e nessuno ha minacciato sanzioni per questo. Il modello di Sanremo, più equilibrato di quello della Farnesina, ci insegna intanto che la ragione per cui è inopportuno canticchiare quelle due canzonette è perché esse sono espressione di regimi totalitari. E che nessuno può onestamente affermare che il comunismo con le violenze, le deportazioni, la mortificazione della libertà di parola e di stampa sia un regime più tollerabile del regime fascista. Sono equivalenti. Eppure non mi risulta che nessun ministro degli Esteri abbia sottoposto a inchiesta disciplinare o richiamato in Italia un diplomatico perché ha cantato Bella ciao o si è anche pubblicamente proclamato comunista. Sembra legittimo ed è certamente tollerato manifestare simpatie in quella direzione come nobile manifestazione ideologica. Ma il fascismo resta inopinatamente tabù nonostante i suoi effetti siano cessati molto tempo prima di quelli dei regimi comunisti, alcuni ancora in vigore e con cui la diplomazia italiana intrattiene importanti e convinte relazioni.
Parimenti, un’altra categoria, quella dei magistrati, ha dichiarati militanti che nelle espressioni delle loro convinzioni, nessuno ha stigmatizzato come se potessero essere di pregiudizio alle funzioni. Infatti, ci si chiede davanti al ragguardevole curriculum di Vattani: in che cosa le sue convinzioni politiche «cantate» hanno condizionato o alterato il suo compito – mi dicono esemplarmente svolto – in Giappone? In che cosa le canzoni cantate in Italia in una riunione di CasaPound, come un circolo dei tanti che i diplomatici frequentano, ha compromesso le funzioni di Console ad Osaka o ha messo in imbarazzo i suoi interlocutori giapponesi? Vattani è sempre stato attivo, conosce il giapponese, ha curato la regia di molti bilaterali di politici ed imprenditori italiani e giapponesi, è sempre stato capace ed efficace, per universale riconoscimento, a partire dal concorso dove nessuno gli ha chiesto che simpatie politiche avesse. Non doveva cantare? Non doveva cantare. Ma i grotteschi fervorini, le allusioni al padre Umberto che va in motocicletta, in tuta di pelle nera (sic), le illazioni sullo svolgimento del suo compito (espresse, per esempio, da Francesco Merlo) chiedevano che il ministero lo difendesse per il ruolo che svolge e per come lo svolge, e non si facesse influenzare da indiscrezioni giornalistiche su vicende totalmente private.
Nel commemorare Giorgio Bocca Merlo non ha ritenuto necessario ricordare il suo passato antisemita e la sua adesione al fascismo, che non hanno in alcun modo limitato, pur manifestandosi nella stessa professione, i meriti acquisiti dal celebre giornalista. Qualcuno può aver pensato che il suo valore si dovesse misurare su quel suo errore giovanile? Vattani fascista equivale a Bocca fascista; ma non sono ragioni sufficienti a contrastare la coerenza e il rigore professionale dell’uno e dell’altro. Io non ho visto, nei filmati incriminati, saluti romani, non ho sentito enormità diverse da quelle di certe canzoni di Vasco Rossi o di Lucio Dalla, e non capisco cosa debba sindacare la Farnesina rispetto a un incontro privato le cui immagini e il cui sonoro risultano rubati. Mi sarei aspettato che il ministro degli Esteri dicesse questo, elencando i meriti o stigmatizzando i demeriti professionali di Vattani. Per le prediche, o le questioni di opportunità, l’unico che ha podestà su Vattani, è il padre.

LE PRIMARIE…..solo fumo negli occhi !!

La sinistra prepara le primarie a Parma e presenta 5candidati per la carica di sindaco:
Il più quotato, Vincenzo Bernazzoli, pochi giorni fa si complimentavapubblicamente col comune di Soragna per il raggiungimento nella raccolta deirifiuti dell’87,1% del differenziato, ma che a Parma nelle vesti di presidentedella Provincia è il principale sostenitore del termovalorizzatore. CertoSoragna non è Parma, a Parma per alimentare il teleriscaldamento …………….

Su Michel Martone il fortunato

Martone, nessuno è perfetto. Ecco come fu giudicato


Quel raccomandato del viceministro del Lavoro avrebbe potuto guardare la trave del suo percorso professionale prima di aprire bocca e dire che chi si laurea a 28 anni è uno sfigato. Michel Martone, 38 anni, è un tipico prodotto dell’accademia familistica italiana. Intanto il babbo, che di recente, recuperato tempo libero grazie al pensionamento forzato da parte del Csm, ha aperto un blog  per difendersi dalle accuse che gli sono grandinate. Ecco, papà è Antonio Martone, giudice di peso a cui a fine carriera è stato negato il titolo onorifico di procuratore generale aggiunto della Cassazione (gli spettava per anzianità). Già membro della Fondazione Craxi, è stato presidente dell’Authority scioperi e della Commissione anti-fannulloni per volontà di Renato Brunetta, è stato un assiduo dello studio legale Previti e partecipò alla cena a casa Verdini il 23 settembre 2009 – in uno straordinario palazzo d’arte ai piedi del Campidoglio romano – dove la P3 (lui non fu mai accusato di farne parte, fu però sentito dal sostituto procuratore Capaldo sul tema) cercò di acchittare il Lodo Mondadori favorevolmente a Silvio Berlusconi. Ecco, il figlio Michel, che da Brunetta ha ottenuto una consulenza da 40 mila euro mentre papà bacchettava i nullafacenti, è stato un razzo a scuola. Spigliato, cresciuto a pane e codici, amicizie altolocate di passaggio in salotto e citazioni di Talleyrand la sera a cena. Ma nei passaggi delicati della sua corsa affannata è arrivata sempre l’attenzione degli esaminatori, qualcosa che somigliava a un trattamento di favore. A 23 anni è stato dottorando (appena laureato, quindi) e si manteneva facendo il dog sitter. A 26 anni è stato ricercatore di ruolo, già a 27 professore associato e a 29, niente meno, professore ordinario. Un lampo per l’università italiana, dove l’età media per diventare ricercatore è di 35 anni.
Il viceministro che ha polverizzato le tappe accademiche non è sempre stato all’altezza del suo passo, però. Della sua velocità. Il passaggio al concorso per diventare professore ordinario all’Università di Siena (dovrà trasferirsi a Teramo, tuttavia, per iniziare a insegnare) mostra balbettii fin qui non evidenziati. Il posto gli fu sorprendentemente assicurato, ma solo dopo sferzanti ramanzine. Come andò? Andò che durante quel concorso, tenutosi tra gennaio e luglio 2003, su otto iscritti sei si ritirarono. Restarono solo Franca Borgogelli e Michel Martone figlio di Antonio. Dei due, la Borgogelli aveva il passato accademico più solido. Diplomata nel 1970, laureata nel 1975 in Scienze Politiche, nel 1982 prese una seconda laurea in Giurisprudenza (questa a trent’anni). Nel 1983 la Borgogelli diventò ricercatrice di ruolo, incarico che ricoprì per 17 anni. Poi fu nominata professore associato. Più di quaranta le pubblicazioni nell’arco di un ventennio, la commissione la promosse all’unanimità a professore ordinario: 5 esaminatori su 5. Michel, invece? Bretella dandy, ricciolo fluido, aveva ottenuto diverse docenze considerata l’età, soprattutto in ambiti confindustriali e di libere università confessionali. Ma aveva pubblicato poco. Due lavoretti, presentò al concorso. Due monografie, una addirittura consegnata in edizione provvisoria (per prassi, quindi, non ammissibile, ma gli esaminatori di Siena non badarono alla forma). Ancora, Martone junior passò il concorso con 4 voti su 5 (il professor Franco Liso lo bocciò sonoramente) e i giudizi sulla sua attività di ricerca furono concordi: sveglio e con personalità, ma acerbo sul piano scientifico. La giovane età, le tappe infilate alla velocità di Usain Bolt, si scoprirono allora un limite. Non abbastanza grande da impedirgli di diventare “prof”.
Ascoltate i giudizi dei cinque esaminatori: “I numerosi riferimenti a fatti e a metodologie di analisi sono caratterizzati talvolta da passaggi argomentativi non del tutto esaustivi”. Poi, “permane la difficoltà di individuare una chiara ipotesi di lavoro”. Ecco: “Martone dimostra di trattare con spigliatezza gli argomenti prescelti e di adoperare correttamente il linguaggio giuridico, ma di dover ulteriormente affinare il ricorso al metodo storico ed interdisciplinare. E’ auspicabile che la già acquisita maturità scientifica si consolidi ulteriormente in futuro in una produzione più diversificata”. Il professor Marcello Pedrazzoli confermò una maturazione disciplinare ancora da venire, ma offrì la cattedra da ordinario riempendo il giudizio di auspici: “Nonostante questi elementi di discutibilità, da ascrivere per così dire alla sua giovinezza scientifica… Le notevoli qualità su cui può contare avranno occasione di manifestarsi appieno quando sarà trascorso il tempo occorrente per la loro sedimentazione… Viene quindi per lo stesso formulato un positivo giudizio, anche prognostico”. Il giudizio deve essere per forza prognostico – una prognosi, un’indicazione futura – perché la preparazione al contemporaneo esame era da degenza certa. In attesa della sedimentazione, si parla delle potenzialità del giovane Martone, ma si dice anche che i riconoscimenti dovranno avvenire “in un’occasione in cui la dichiarazione della sua piena maturità costituisca frutto più di una certificazione che di una aspettativa”. I giudizi sono chiari: ripassi a settembre. Poi, però, il posto da baby-ordinario la commissione puntuta lo ha impacchettato lo stesso. Per Martone speed.

Immigrazione, punti di vista

Una soluzione di buon senso di Giovanni Sartori
Non sappiamo se l’Europa verrà sottoposta nei prossimi anni a migrazioni bibliche a seguito della «primavera araba» che senza dubbio ha rotto le dighe che sinora la frenavano. Il fatto è che l’esplosione demografica dell’Africa è già avviata; e siccome gli affamati non cercano la salvezza tra altri affamati, è piuttosto ovvio che un numero sempre crescente di povera (poverissima) gente cercherà la salvezza in Europa. È un problema, questo, che sinora abbiamo affrontato in chiave ideologica (di razzismo o no), che è un modo di renderlo insolubile o comunque mal risolto. Ma due giorni fa Beppe Grillo lo ha inopinatamente risollevato. Tanto vale, allora, ricominciare a pensarci. E avrei un’idea, una proposta.
Inghilterra e Francia sono a oggi i Paesi più «invasi» (anche per via della loro eredità coloniale) e oramai accomodano una terza generazione di immigrati da tempo accettati come cittadini. La sorpresa è stata che una parte significativa di questa terza generazione non si è affatto «integrata». Vive in periferie ribelli e ridiventa, o sempre più diventa, islamica. Si contava di assorbirli e invece si scopre che i valori etico-politici dell’Occidente sono più che mai rifiutati. Che senso ha, allora, trasformare automaticamente in cittadini tutti coloro che nascono in Italia, oppure, dopo qualche anno, chi risiede in Italia? Questa è stata, finito il comunismo, la tesi della nostra sinistra, sostenuta dall’argomento che chi lavora e paga le tasse in un Paese si paga, per ciò stesso, il diritto di cittadinanza. Ma non è così. Le tasse pagano i servizi (polizia, pompieri, manutenzione delle strade e simili) dei quali qualsiasi residente usufruisce e che non paga, o meglio che paga, appunto, pagando le tasse.
E vengo alla mia idea. Da sempre il diritto di cittadinanza è fondato sui due principi del ius soli (diventi cittadino di dove nasci) oppure del ius sanguinis (mantieni la cittadinanza dei tuoi genitori). Vorrei proporre un terzo principio: la concessione della residenza permanente trasferibile ai figli, ma pur sempre revocabile. Chiunque entri in un Paese legalmente, con le carte in regola e un posto di lavoro non dico assicurato ma quantomeno promesso o credibile, diventa residente a vita (senza fastidiosi e inutili rinnovi). In attesa di scoprire quanti saremo, se li possiamo assorbire o meno, questa formula dà tempo e non fa danno. Certo, se un residente viene pizzicato per strada a vendere droga, a rubare, e simili, la residenza viene cancellata e l’espulsione è automatica (senza entrare nel ginepraio, spesso allucinante, della nostra giurisprudenza). Insisto: l’inestimabile vantaggio di questa formula è che dà tempo. Quanti saremo? Quale sarà il punto di saturazione invalicabile? L’unica privazione di questo status è il diritto di voto; il che non mi sembra terribile a meno che i residenti in questione vogliano condizionare e controllare un Paese creando il loro partito (islamico o altro). Se così fosse, è proprio quel che io raccomanderei di impedire.

***

La mia conclusione, è l’unica e possibile soluzione di buon senso, ossia quella di farli restare dove sono.