Se tutti sono contro Grillo

Beppe Grillo mi divertiva all’inizio della sua carriera da comico.

Lo ignoro oggi che si è messo in testa di fare il predicatore morale.
Non posso però far finta di non leggere almeno i titoli degli articoli che lo riguardano e, tra le tante miserie che produce, a volte c’è qualche perla.
Se ha scritto che “dopo la condanna della violenza contro Equitalia, bisogna capirne le ragioni” o qualcosa di analogo, non me la sento di dargli contro, come fanno, quasi fossero un sol uomo, tutti i benpensanti della politica che non vedono l’ora di “vincere facile” cento contro uno.
Perché scandalizzarsi di quel che ha scritto l’ex brillante comico genovese ?
Le azioni contro Equitalia rappresentano il segnale di quanto si stia estendendo il malcontento del Popolo contro un regime di spionaggio e repressione fiscale innestati su un corpo legislativo fiscale asfissiante e mortale per qualsivoglia libera attività.
In sostanza i terroristi attaccano Equitalia perché hanno capito di poter conseguire simpatie alla loro causa per effetto dell’odio crescente (pienamente giustificato) verso i balzelli e i gabellieri e Grillo scrive che, ferma restando la condanna per la violenza, è necessario individuarne le cause, per rimuoverle e fare il deserto attorno ai terroristi.
Diversamente, se le azioni terroriste rappresentassero nell’immaginario collettivo una vendetta contro la tirannia fiscale, i terroristi vedrebbero crescere attorno a se stessi complicità, simpatie e sostegno.
Del resto a parte i politici con le liturgiche condanne, non sento in giro molta apprensione per gli attentati ad Equitalia, anzi leggo battute, anche simpatiche, del tipo “la bomba dell’altra notte era la prima rata”.
Non è certo colpa di Equitalia e neppure dei suoi dipendenti (che peraltro dovrebbero smettere l’atteggiamento superbo ed arrogante che spesso assumono i dipendenti pubblici quando parlano con i cittadini e non deflettono – come magari non possono fare – dall’applicazione rigorosa di una norma, ma con risposte e affermazioni da notabili della gabella) ai quali si chiede solo di rispettare le leggi, senza infierire su chi cade.
La colpa è delle tasse.
La colpa è di chi continua ad aggiungere e aumentare tasse alle già troppe che ci opprimono.
La colpa è di chi ha complicato e burocraticizzato anche un adempimento odioso come il pagamento delle tasse.
Ho apprezzato – per quanto odi il canone rai – il fatto che da qualche anno arrivi il bollettino e si possa pagare il canone anche via internet.
Perché non fanno altrettanto, invece di costringere a compilare moduli ed eseguire calcoli vari, anche per le altre imposte ?
Perché non si decidono ad unire tutte i balzelli in una unica cartella, inviata dallo stato al cittadino che, se non la condivide, allora si attiva per fare calcoli e ricorsi ?
Ma, soprattutto, perché non capiscono che solo tagliando in modo sostanzioso le tasse, a tutti, si potranno moralmente indurre tutti a pagarle ?
E, ancora, perché non capiscono che anche nell’esazione delle tasse est modus in rebus ?
Lo stato la smetta di considerare come sua attività primaria lo spionaggio dei propri cittadini, atteggiandosi ad aguzzino e gabelliere e non si porrà più il problema di capire il perché degli attentati alle sedi dell’Agenzia delle Entrate e si isoleranno i terroristi nelle loro fantasie ideologiche.

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I sindacati forniscono la vasellina

I sindacati dopo aver fatto finta, neanche con tanta convinzione, di opporsi all’innalzamento dell’età pensionabile e all’abolizione della pensione d’anzianità tutta d’un botto – delle quali, ricordiamolo, i provvedimenti erano già stati presi in maniera meno traumatica per chi avrebbe dovuto andare in pensione da quest’anno – adesso si preparano a fare finta di concertare […]

Immigrazione e tasse

Il 2012 si apre male per gli immigrati: alla crisi e ai rincari che li colpiranno insieme a tutti gli italiani, infatti, si aggiungerà un nuovo balzello che varierà dagli 80 ai 200 euro, che dovrà essere versato ogni volta che si chiede o si rinnova il permesso di soggiorno.
DA FINE MESE – Il nuovo contributo – si legge sul sito «Stranieri in Italia» – era già stato previsto dalla legge sulla sicurezza del 2009, ma era rimasto sulla carta. Adesso un decreto firmato il 6 ottobre 2011 dagli allora ministri dell’Interno Roberto Maroni e dell’Economia Giulio Tremonti, pubblicato il 31 dicembre sulla Gazzetta Ufficiale, lo rende operativo a partire dal 30 gennaio prossimo.
ANCHE 200 EURO – L’importo di quello che si chiama «contributo per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno» varia in base alla durata del permesso: 80 euro se è compresa tra tre mesi e un anno; 100 euro se copre un periodo tra uno e due anni; 200 euro per i «soggiornanti di lungo periodo» (la cosiddetta «carta di soggiorno»). L’esborso – sottolinea ancora il sito – si aggiunge al contributo di 27,50 euro per il rilascio del permesso di soggiorno elettronico. Gli immigrati contestano, però, le eccessive lungaggini per ottenere i permessi, quando le pratiche dovrebbero per legge essere espletate entro 20 giorni dalla domanda.
ECCEZIONI – La nuova tassa, in ogni caso, non riguarda i permessi dei minori, gli stranieri che entrano in Italia per sottoporsi a cure mediche e i loro accompagnatori, così come chi chiede un permesso per asilo, richiesta d’asilo, protezione sussidiaria o motivi umanitari. Il contributo non tocca neanche a chi chiede solo di aggiornare o convertire un permesso di soggiorno già valido.
I FONDI – Gli introiti ricavati dalla nuova tassa serviranno in parte a finanziare il «Fondo rimpatri», in parte per coprire spese di ordine pubblico e sicurezza del Viminale, e per finanziare gli sportelli unici e l’integrazione.

50 tasse

Pdl, Pd e Terzo Polo forse non lo sapevano, ma con il loro voto di fiducia hanno detto sì a 50 tasse. La «salva Italia», il Milleproroghe e gli aumenti accordati da governo o Authority nelle ultime ore hanno fatto salire il conto degli italiani. Tra una salassata e l’altra i contribuenti perderanno uno stipendio. Massacrati gli onesti e risparmiati i parassiti e la Casta. Sulla carta gli aumenti sono 28, in realtà sono più di cinquanta. Ecco i rincari, da oggi in vigore.
1) CASA – Da quest’anno scatta l’Imu, l’imposta municipale sugli immobili. Due le aliquote: 0,4 per mille sulla prima abitazione, 0,76 per mille sulle altre case di proprietà.
2) RENDITE – L’Imu garantirà un maggior gettito rispetto alla vecchia Ici, grazie all’ampliamento della base imponibile attraverso l’aumento fino al 60% dei moltiplicatori previsti per i fabbricati iscritti al Catasto.
3) IRPEF – Il governo ha bloccato l’aumento delle aliquote, ma ha concesso alle Regioni la possibilità di aumentare l’addizionale dallo 0,9% all’1,23%.
4) IMMOBILI ALL’ESTERO – Introdotta un’imposta ordinaria sul valore delle abitazioni detenute all’estero dalle persone fisiche. Il costo? Pari a quella dovuta sugli immobili tenuti in Italia. Previsto comunque un credito d’imposta per le eventuali imposte patrimoniali dovute nel Paese in cui gli immobili sono situati.
5) BOLLO SUI CONTI – Scatta l’imposta di bollo per le comunicazioni relative a strumenti e prodotti finanziari: sarà dell’1 per mille nel 2012 e dell’1,5 per mille a partire dal 2013. L’applicazione dell’aliquota proporzionale è estesa:
5-a) alle gestioni patrimoniale
5-b) alle quote di fondi di investimento italiani ed esteri
5-c) alle polizze vita
5-d) ai buoni fruttiferi postali per i quali, tuttavia, è stabilita una soglia di esenzione qualora il valore non superi i 5mila euro
6) ESTRATTI CONTO – Il bollo sugli estratti conto e i rendiconti dei libretti di risparmio resta a 34,2 euro per le persone fisiche. Sale invece a 100 euro se il cliente non è una persona fisica.
7) IMPOSTA SULL’ESTERO – Introdotta un’imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero dalle persone fisiche. Si applica con le stesse aliquote della nuova imposta di bollo sulle attività detenute in Italia.
8) IMPOSTA SULLO SCUDO – Nuova imposta di bollo sulle attività finanziarie “scudate” per continuare a mantenere l’anonimato col Fisco italiano: l’imposta è fissata al 10 per mille per quest’anno, al 13,5 per mille per il 2013 e al 4 per mille a partire dal 2014
9) UNA TANTUM SULLO SCUDO – Solo per quest’anno è istituita un’imposta straordinaria del 10 per mille sulle attività finanziarie “scudate” che, alla data del 6 dicembre 2011, sono state prelevate o liquidate.
10) TASSA SULL’AUTO – Addizionale erariale alla tassa automobilistica regionale, da versare allo Stato, sulle auto di potenza superiore ai 185 Kw: sono 20 euro per ogni chilowatt che supera il limite.
11) TASSA SULLA BARCA – Prevista un balzello sullo stazionamento, navigazione, ancoraggio e rimestaggio per le unità da diporto che stazionano nei porti nazionali o navighino nelle acque italiane: si va dai 5 euro al giorno per le piccole imbarcazioni, fino a 703 euro per le navi superiori ai 64 metri.
12) TASSA SUGLI AEREI – Nasce un’imposta erariale sugli aeromobili: si va da 1,5 euro al chilo (per gli aerei fino a mille chili) a 7,55 euro al chilo (per gli aerei superiori a 10000 chili).
13) ACCISA BENZINA – Aumenta l’accisa sulla benzina (con inevitabile rincaro dell’Iva e quindi del prezzo finale) di 8,2 centesimi al litro
13-a) Da ieri rincaro dell’accisa sui carburanti in Piemonte: 5 centesimi, che diventano 6,1 col rincaro l’Iva
13-b) Aumenta l’accisa in Liguria: 5 cent, quindi 6,1 cent (contando pure l’Iva)
13-c) Rincara di 7,6 centesimi l’accisa nelle Marche: il prezzo finale sale così di 9,1 centesimi.
13-d) Carburante più caro anche in Toscana: +5 cent, +6,1 considerando la solita Iva.
13-e) Accisa più consistente pure in Umbria: +3,4 cent, prezzo finale +4,1 centesimi.
13-f) Rincari legati ai carburanti anche in Lazio: l’accisa fa un balzo di 2,6 cent, aumentando il pieno di altri 3,1 cent al litro.
14) ACCISA GASOLIO – L’accisa sul gasolio è già aumentata di 11,2 centesimi al litro.
15) ACCISA GPL – Non si salva nemmeno il gpl, la cui accisa sale di 2,6 centesimi.
16) PIÙ IVA/1 – Dal 1° ottobre è disposto un incremento di due percentuali dell’aliquota Iva ridotta, che salirà dal 10 al 12%.
17) PIÙ IVA/2 – Sempre dal 1° ottobre rincarerà (dopo l’aumento dello scorso settembre) l’aliquota ordinaria dell’Iva: passerà dal 21 al 23%.
18) TASSA SUI RIFIUTI – Alla tariffa per il servizio rifiuti si applica una maggiorazione pari a 0,3 euro per metro quadrato di superficie (elevabile dal Comune fino a 0,4 euro). Il tributo dovrebbe comunque scattare nel 2013.
19) MENO PENSIONE – Saranno indicizzate all’inflazione solo le pensioni fino a 1.400 euro. Di fatto, gli assegni superiori subiranno una specie di tassazione, ovvero il mancato adeguamento del trattamento all’aumento del costo della vita.
20) CONTRIBUTI AUTONOMI – Salgono le aliquote contributive per coltivatori diretti, artigiani, commercianti e autonomi: aumenteranno dell’1,3% quest’anno, poi l’incremento sarà dello 0,45% fino ad arrivare ad un’aliquota del 24%.
21) AUTONOMI SEPARATI – Aumentano di uno 0,3% l’anno (fino a raggiungere un’aliquota del 22%) i contributi per gli autonomi iscritti alla gestione separata Inps.
22) TASSA SUL TFR – Per la quota superiore al milione di euro del trattamento di fine rapporto si applicherà l’aliquota massima Irpef del 43%.
23) PENSIONI D’ORO – Arriva un prelievo del 15% sugli assegni previdenziali che superano i 200mila euro.
24) CARO TABACCO – Nessun aumento del prezzo delle sigarette. Aumentano le accise solo sul tabacco trinciato ovvero quello venduto in buste per preparare manualmente le sigarette.
25) CANONE RAI – Il canone Rai aumenta anche quest’anno. Entro il 31 gennaio bisognerà versare la somma di 112 euro: 1,5 euro in più rispetto al 2011.
26) PEDAGGI – L’ultimo giorno dell’anno sono stati decisi gli aumenti dei pedaggi autostradali in vigore già da ieri. Ecco i rincari tratta per tratta:
26-a) Autostrade Meridionali: +0,31%
26-b) Autostrade del Brennero: +1,22%
26-c) Torino-Savona: +1,47%
26-d) Milano-Serravalle: +1,85%
26-e) Tangenziale di Napoli: +3,49%
26-f) Autostrade per l’Italia: +3,51%
26-g) (Sitaf) barriera di Bruere +4,15%; barriera di Salbertrand +5,12%; barriere di Avigliana +5,62%
26-h) Società autostrada Tirrenica: +4,82%
26-i) Autostrada dei Fiori: +5,22%
26-l) Autostrade Centro Padane: +5,62%
26-m) Società autostradale Ligure Toscana: +5,68%
26-n) Autostrade Torino-Ivrea: +6,66%)
26-o) (Satap) Torino-Novara Est +6,32%; Novara est-Milano +6,8%
26-p) Strada dei Parchi: +8,06%
26-q) Brescia-Padova: +7,45%
26-r) Autocamionale della Cisa: +8,17%
26-s) Satap, tronco A21: +9,7%
26-t) Società autostrade valdostane: +11,75%
26-u) Autovie Venete: +12,93%
26-v) Raccordo autostradale della Valle d’Aosta: +14,17%
27) BOLLETTE GAS – L’Autorità per l’energia (e il governo non l’ha fermata, come invece è successo in Spagna) ha deciso un rincaro del 2,7% per la tariffa del gas
28) BOLLETTE LUCE – Sempre l’Authority ha aumentato del 4,9% la tariffa elettrica.
di Giuliano Zulin

Valori senza tempo

“Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità. La Prudenza, anzi, imporrà che i Governi fondati da lungo tempo non andrebbero cambiati per motivi futili e transitori; e di conseguenza ogni esperienza ha dimostrato che l’umanità è più disposta a soffrire, finché i mali sono sopportabili, che a cercare giustizia abolendo le forme alle quali sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni, che perseguono invariabilmente lo stesso obiettivo, evince il disegno di ridurre il popolo a sottomettersi a un dispotismo assoluto, è il suo diritto, è il suo dovere, rovesciare tale governo e affidare la sua sicurezza futura a dei nuovi Guardiani. “.
Tratto dalla Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America datata 4 luglio1776.

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La notte degli imbecilli

Ieri, primo giorno del nuovo anno, la gente normale si è svegliata con tutti gli arti al loro posto, tutte le dita ai loro posti, con tutti e due gli occhi, etc. Non così si sono svegliati i soliti imbecilli. Questi, al contrario, hanno dovuto fare l’inventario dei loro arti o organi perchè come ogni […]

Svendita dell’italia

Le mani della Merkel sull’Italia. Se l’indiscrezione del Wall Street Journal ha un merito è quello di aver riportato l’attenzione su quei giorni concitati, consultazioni informali ed atti fondamentali passati quasi sotto silenzio. Berlino, ad ottobre, pare abbia chiesto al Quirinale (che nega) di far «saltare» il governo Berlusconi. E qui entriamo nel campo della fantapolitica. Ipotesi retroscenista che circolava da tempo più o meno accreditata e altrettanto smentita. Ciò che è invece certo è che – senza alcun mandato – l’Italia ha formalmente delegato la propria politica fiscale all’Europa. E visto lo Stato dei nostri conti pubblici non è da attendersi un livellamento sui livelli europei (più bassi) della pressione fiscale. La cosa clamorosa è che questa delega all’azione fiscale – manovrata da Bruxelles sotto la regia della Bce – sia passata come un fruscio. E che pochi ne abbiano compreso l’importanza. Ne ha fatto appena qualche cenno il presidente del Consiglio Mario Monti il 14 dicembre scorso, in una delle più turbolente sedute del Senato della Repubblica. Eppure fra poco più di tre mesi – come già riportato da Libero settimane fa – un gruppo di alti euroburocrati, guidato dall’immancabile belga Herman Achille Van Rompuy (attuale presidente del Consiglio europeo), presenterà le linee guida del piano con cui l’Unione europea renderà di fatto prive di senso tutte le prossime campagne elettorali italiane, rendendo definitivo l’attuale commissariamento in corso. Qualche titolo di giornale ha spiegato per sommi capi che 26 Paesi su 27, con la sola eccezione della Gran Bretagna, si preparano a modificare i trattati europei stabilendo il percorso con cui ognuno cederà alla Ue la sovranità fiscale attualmente posseduta, creando quella che è stata chiamata Unione fiscale europea. L’8 e 9 dicembre scorso, senza avere nessun mandato esplicito nemmeno dal Parlamento italiano (che non ne ha mai discusso), e nell’assoluta ignoranza dell’opinione pubblica, il premier Mario Monti ha fatto aderire in via di principio l’Italia alla nuova politica fiscale comune.
Alle spalle aveva solo un disegno di legge costituzionale già presentato nel caos dell’estate in cui si prendevano sberloni dalla speculazione dal governo di Silvio Berlusconi: il testo di legge che inserisce nella Costituzione l’obbligo di pareggio di bilancio. È stato presentato in fretta e furia come una condizione che ci veniva chiesta dagli altri partner del Vecchio continente per avere una mano dalla Bce nel momento più critico, e nessuno ha obiettato. In fondo si tratta di un principio buono, che ci costringe ad essere virtuosi. Solo sulla carta, però. Perché la virtù ha due facce: quella di un Paese che tiene entrate e uscite in pareggio, magari abbassando le tasse quando è necessario e accompagnando le misure con un taglio analogo alle spese superflue. Ma può anche esserci l’altra faccia, che è quella che stiamo vedendo in queste settimane: un Paese in cui aumentano le spese (anche quella per interessi lo è), e che le compensa alzando le tasse in modo assai pesante. Questa – criticabilissima – è stata la scelta operata dal governo tecnico di Monti. Forse l’ultima scelta che spetterà mai più all’Italia. Perché se verranno approvate entro fine marzo 2012 le nuove regole a cui Monti ha portato l’adesione italiana, il governo di Roma cederà a Bruxelles la decisione sulle prossime manovre italiane. E se i conti pubblici di Roma non saranno a posto, sarà l’Unione europea (una istituzione che non risponde all’elettorato italiano) a obbligare l’Italia ad alzare nuovamente la pressione fiscale sui propri cittadini. Certo, si potrà dire ancora di non essere d’accordo: ma bisognerà avere alleati i tre quarti dei 26 paesi che aderiranno all’Unione fiscale, quindi altri 19 paesi. Condizione praticamente impossibile. In ogni caso non ci sarà mai più la possibilità opposta: quella di abbassare le tasse in modo significativo, a meno che esista un surplus di bilancio così ampio da non trovare obiezioni a Bruxelles.
Tradotto in parole povere: la decisione presa da Monti di fare entrare l’Italia nell’Unione fiscale europea, renderà impossibile qualsiasi autonoma decisione di politica economica ai governi politici nazionali che prima o poi dovranno raccogliere l’eredità dell’esecutivo tecnico. Quindi inutile qualsiasi campagna elettorale, perché è proprio sulle ricette di politica economica che si marcano le differenze fra uno schieramento e l’altro. Perché se fosse stato possibile discuterne (ma evidentemente tutte le decisioni europee sono ormai sottratte alla democrazia e perfino all’informazione dei popoli), è evidente che un’Italia con la pressione fiscale in queste condizioni non può cedere la sua sovranità sulla materia. C’è una pressione da record del mondo sui contribuenti che non possono né evadere né eludere, e zero sugli evasori fiscali. Congelare un fisco così, e passare il pallino a un’Unione europea chiaramente dominata dall’asse franco-tedesco, è pura follia. E se c’era un governo che doveva astenersi dal compiere quel passo, questo era certamente il governo Monti: l’unico della storia repubblicana a non avere alcun tipo di mandato popolare.
di Franco Bechis

Leccaculerie varie di governo (monti)

La più bella notizia dell’anno è che siamo ancora vivi. La più brutta è che siamo mezzi morti. Negli ultimi mesi abbiamo assistito a uno spettacolo inimmaginabile fino all’inizio dello scorso autunno. Non ci riferiamo alle dimissioni (che erano nell’aria) di Silvio Berlusconi, cui si deve comunque la svolta politica, ma all’avvento di Mario Monti. L’arrivo di questi a Palazzo Chigi non ha favorito il cambiamento che molti speravano, e cioè il decollo dell’Italia, la ripresa economica e l’abbattimento dello spread, ma ha introdotto nel Palazzo motivi di divertimento assoluto. In altri termini, tutte le grane che c’erano all’epoca del governo di centrodestra sono rimaste, anzi, si sono aggravate le tasse sono cresciute, la gente va in pensione più tardi, l’Iva è aumentata, la benzina e i tabacchi e l’alcol sono rincarati – però ci viene da ridere. L’uscita del Cavaliere e l’ingresso del Professore hanno suscitato nel Partito democratico, nella quasi totalità della stampa e della televisione e nel cosiddetto Terzo polo un’ondata di buonumore. Il governo non è più considerato ladro, forse perché piove poco o niente affatto. I sindacati non ringhiano: hanno fatto uno scioperino di tre ore tanto per giustificare il costo delle tessere, brontolano bonariamente, ma si capisce lontano un chilometro che se ne impipano dei ceti deboli. Dei quali si sono scordati anche i giornalisti da combattimento dei talk show. Michele Santoro è sparito, se ne occuperà presto Chi l’ha visto? noto programma di Rai 3. Ballarò, che per tre anni ci aveva somministrato servizi settimanali sui pensionati costretti a raccattare per terra scarti di ortaggi ai mercati, ora mostra solo reportage sereni, confortanti. L’Italia di oggi è peggiorata rispetto a ieri, ma per l’informazione sono scomparse d’incanto le famiglie che con lo stipendio non arrivano alla fine del mese. Forse si nutrono di speranza e di fiducia nel premier algido che usa il fisco per punire, ma lo fa per il nostro bene, garantendoci un futuro radioso. Un premier che ogni due per tre dice: eravate sull’orlo del baratro, poi per vostra fortuna sono arrivato io e vi ho acciuffato per i capelli, altrimenti sareste sprofondati. E noi poveri tapini: grazie, grazie signor docente, come faremo a sdebitarci? Il docente allora, con aria benevola: semplice, basta che paghiate il debito pubblico e siamo pari.
La ricetta di Monti è questa: io governo, voi sganciate. Geniale. Come mai non ci aveva pensato quel babbeo di Berlusconi? Invece di seguitare a rassicurarci: non vi metterò le mani in tasca, poteva mettercele, e avrebbe salvato se stesso e noi. Non aspettavamo altro che aprire il portafogli e offrirne il contenuto allo Stato. E che dire dellafase due? L’abbiamo attesa con trepidazione per un mese nella convinzione fosse una magica soluzione per incentivare la famosa crescita. Si è riunito il Consiglio dei ministri, ci siamo domandati che cosa diavolo avesse escogitato, quando il presidente è uscito dalle sacre stanze eravamo lì con le orecchie ben aperte per udire dalla sua viva voce la formula miracolosa e salvifica. Quindi? Delusione. Lui ci ha rimandato al dì appresso: terrò una conferenza stampa e saprete. Rassegnati, abbiamo pazientato altre 24 ore. Finalmente il cattedratico si è degnato di spiegare, due ore e mezzo di pistolotto professorale; noi zitti ad ascoltare come scolaretti, ma non abbiamo compreso un’acca. Che senso ha blaterare tanto a lungo se non si ha un tubo da dire? Oltretutto Monti ha tediato il pubblico, affamato di notizie, usando un linguaggio involuto, iniziatico, infarcito di anglicismi, sostanzialmente ostico e inaccessibile alla maggioranza degli italiani. Perché gli è stato consentito di perdere tanto tempo e di impedire la messa in onda puntuale del Tg1? Se una cosa simile l’avesse fatta Berlusconi, lo avrebbero accusato di essere un dittatore protervo, incurante delle regole, strafottente e invadente. Viceversa, a Monti nessuno ha osato muovere un rimprovero, una critica, nemmeno un appunto. Mah!
Forse è vero che se non è mutata la situazione economico-finanziaria, è però mutato il costume. Si pensi al trattamento riservato ad Augusto Minzolini. Dicevano che era un incapace perché gli ascolti del tiggì che dirigeva scendevano a vista d’occhio. Lo hanno licenziato in malo modo e sostituito con altro direttore, però gli ascolti sono ulteriormente calati, fino a scendere addirittura al di sotto di quelli del Tg5, eppure nessuno ha fiatato. Ma che è accaduto in 60 giorni di così importante da modificare radicalmente le abitudini e gli atteggiamenti dei sedicenti «cani da guardia del potere»? Prima era tutto uno schifo, ora va tutto bene madama la marchesa. Ecco che cosa chiediamo al 2012: un po’ di chiarezza, se non proprio di onestà. A Monti rivolgiamo un augurio: di non tenere i piedi saldamente ancorati sulle nuvole. Se insisterà a voler liberalizzare soltanto i tassisti, i farmacisti e gli edicolanti, guardandosi dal toccare gli ordini professionali (quello dei giornalisti lo ha gratificato consegnandogli la tessera in cambio di che?) e le municipalizzate, beh, nel baratro insieme con noi ci finirà anche lui. Altro che Quirinale.

Le origini del dissesto finanziario italiano 1

Questa serie nasce dalla curiosità di approfondire le cause che hanno portato l’Italia a sfiorare il precipizio, o l’orlo di un burrore, per usare di una frase cara al nostro attuale presidente del Consiglio Mario Monti. Pericolo non ancora scampato. La curiosità mi è nata ieri sera, mentre ascoltavo l’omelia di fine anno del parroco della chiesa centrale del mio paese di provincia. Nell’omelia egli ha stigmatizzato sull’ampio dolore che stanno vivendo molti suoi parrocchiani, a causa della debacle finanziaria in atto nel nostro paese. Ne ha addossata gran parte della colpa alla corruzione, che avrebbe ormai permeato settori sempre più vasti delle amministrazioni pubbliche di questa nazione. Un livello di corruzione tale che ci relegherebbe ai posti più bassi di una “ideale” classifica mondiale, ponendoci su gradini ancor più bassi rispetto a quelli occupati da certi stati africani, conosciuti per essere i più corrotti del mondo. 
Dopo aver ascoltato la confessione qui sotto di Craxi al processo Cusani, a titolo personale, e dopo aver appreso di nomi di personaggi assolutamente insospettabili, posso aggiungere che la corruzione di cui parlava il mio parroco ha origini molto antiche. Alcune delle persone nominate sono ancora in vita, e occupano ancora importanti posti di comando della nazione.
Buon ascolto.