Immigrati esentasse…

Roma – C’è crisi, più tasse per gli italiani. C’è crisi, meno tasse agli immigrati. Dopo un mese di salassi annunciati e applicati, ora il governo Monti lancia l’unico messaggio anti-imposte dal giorno dell’insediamento. Seguendo un ragionamento che potrebbe essere corretto se non arrivasse da chi ha appena flagellato sessanta milioni di cittadini, i ministri dell’Interno Anna Maria Cancellieri e della Cooperazione internazionale Andrea Riccardi stanno lavorando ora in una direzione opposta: hanno deciso di «avviare un’approfondita riflessione e attenta valutazione sul contributo per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno degli immigrati regolarmente presenti in Italia».
Il contributo sarebbe il nuovo balzello deciso da un decreto del governo Berlusconi, a firma degli ex ministri Maroni e Tremonti, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 31 dicembre, che sarà in vigore dal prossimo 30 gennaio. Nel decreto è previsto che gli stranieri che chiedano il permesso di soggiorno debbano pagare tra gli 80 e i 200 euro, a seconda del tipo di documento: la quota minima è per il permesso classico di un anno, 200 euro è invece l’obolo necessario per la carta di soggiorno, destinata ai «soggiornanti di lungo periodo», da rinnovarsi ogni cinque anni. La nuova tassa non riguarda in nessun modo i ragazzi minorenni, gli immigrati che vengono in Italia per cure mediche e coloro che richiedono asilo.
Il ragionamento dei ministri Cancellieri e Riccardi è questo: «In un momento di crisi che colpisce non solo gli italiani, ma anche i lavoratori stranieri presenti nel nostro Paese, c’è da verificare se la sua applicazione può essere modulata rispetto al reddito del lavoratore straniero e alla composizione del suo nucleo familiare». Il Pd applaude, ma la mossa filo-immigrati piace soprattutto agli ambienti cattolici, che questo governo rappresenta in effetti con molti ministri, e soprattutto con il premier Monti. La Lega è sulle barricate, annuncia l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni. Ma anche il Pdl è gravemente perplesso: intervenire su questa materia sarebbe «uno sfottò al Parlamento», avverte l’ex sottosegretario Alfredo Mantovano. Questo perch´ la tassa era definita nell’ultimo decreto attuativo di ottobre, ma il contributo «è stato introdotto con la legge 94/2009, che a sua volta ha modificato il testo unico sull’immigrazione; è quindi legge dello Stato, varata dopo un confronto parlamentare consapevole e acceso». Se si modifica questa materia, bisogna quindi ripassare dal Parlamento, avverte anche il Pdl Lucio Malan.
Maroni ha subito reagito sulla sua pagina Facebook: «Il governo vuole cancellare il mio decreto sul permesso di soggiorno a pagamento. Io dico alla ministra Cancellieri di non azzardarsi a farlo, sarebbe un atto di vera e propria discriminazione nei confronti dei cittadini padani e italiani, un attacco ai diritti di chi lavora e paga la crisi che la Lega non può accettare». E il vicepresidente del Carroccio al Senato Sandro Mazzatorta ha ricordato che in Francia sono necessari ben 1.600 euro a un immigrato per ottenere il permesso di lavoro.
Il nuovo meccanismo era stato pensato per rifinanziare in parte i considerevoli costi sostenuti dallo Stato per la gestione dell’immigrazione: rimpatrio degli irregolari e amministrazione delle pratiche dei permessi di soggiorno. Metà delle entrate erano infatti destinate al fondo rimpatri, per sostenere gli straordinari degli agenti di polizia. L’altra metà andrebbe invece a finanziare gli sportelli unici per l’immigrazione e l’integrazione. Il provvedimento avrebbe portato nel giro di poco tempo circa 200 milioni nelle casse dello Stato. L’imposta era stata duramente criticata dalla Chiesa, «una tassa ingiusta», l’aveva definita martedì monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes della Cei. E ieri dal Vaticano e ambienti vicini sono arrivate lodi al governo che nella crisi pensa agli immigrati: il ripensamento del contributo sul permesso di soggiorno «è il segno di una grande apertura che accogliamo con favore», è stato il commento di Oliviero Forti, responsabile immigrazione della Caritas Italiana. «Un segnale importante e coraggioso» per le Acli.

Immigrati esentasse, in Italia a sbafo

Il governo Monti non finirà mai di stupirci.
In negativo.
Dopo l’istituzione della dittatura fiscale, dei controlli sui (pochi) soldi che ci vengono lasciati dopo le rapine legalizzate targate Imu, aliquote, sovrattasse, accise ed in mille altri modi; dopo l’apertura della caccia al pensionato che percepisce più di mille euro e l’obbligo per le banche di trasmettere al fisco i nostri movimenti, tutti i nostri movimenti, ecco la brillante idea di Cancellieri (che dovrebbe essere il ministro preposto alla Sicurezza …) e di Riccardi (che è già qualificato dal nome del suo ministero “cooperazione e integrazione”) di ripensare alla tassa sui permessi di soggiorno per gli stranieri.
La motivazione ?
La crisi mette in difficoltà gli immigrati.
Già, invece rende vergognosamente ricchi gli Italiani, contro i quali si accaniscono senza scrupoli per rastrellare denaro con tasse e imposte.
Poi chiamano “razzismo” una legittima irritazione nei confronti degli stranieri, tollerati, accuditi, curati, privilegiati con i soldi delle nostre tasse e che si preparano a pretendere sempre di più, dalla cittadinanza facile al diritto di voto, per rubarci il comando sulla nostra terra (che potranno ottenere solo con la complicità di quelli tra noi che sosterranno la loro cittadinanza facile e il loro “diritto” di voto).
Monti poi si precipita a dire a Le Figarò che gli Italiani hanno accolto la rapina fiscale del suo governo con una flemma britannica.
Le bombe alle sedi di Equitalia saranno state messe dagli immigrati bramosi di pagare la tassa di soggiorno …
Anche Napolitano racconta un’Italia che non c’è, fiduciosa, consapevole della necessità dei sacrifici.
Chiedere agli operai di Fincantieri …
Un atteggiamento, quello di Monti e Napolitano, da vassalli nei confronti di un’europa ma, soprattutto, di una Germania che pretende di dettare legge a casa altrui.
Come è accaduto in Grecia (dove prima di noi hanno imposto i loro fiduciari in sostituzione del governo legittimo voluto dagli elettori) o come provano a realizzare in Ungheria, rea di attuare riforme troppo di destra (come il riportare la banca centrale sotto il controllo della maggioranza governativa, cioè del Popolo da cui dovrebbe promanare la Sovranità di una nazione).
E questo lo comprendiamo anche tra le righe (neanche tanto) di quello che i due dichiarano.
Le frecciate di Napolitano contro Berlusconi e le incaute affermazioni di Monti sul fatto che l’europa (sempre rigorosamente con la “e” minuscola, quando si tratta della istituzione burocratica degli gnomi di Bruxelles) non deve più avere paura dell’Italia.
Perché non deve più avere paura di noi ?
Forse perché adesso è allineata ai voleri dei padroni, mentre con Berlusconi difendeva, con le unghie e con i denti, la residuale Sovranità, Indipendenza, Dignità nostra, magari cercando di coalizzare le nazioni minori per contrastare l’arroganza francotedesca ?

E stasera Monti è volato a sorpresa a Bruxelles, dopo due giorni da panico in borsa e lo spread di nuovo in rialzoma senza Berlusconi lo spread non doveva scendere sotto i duecento punti ?

Entra ne

€ 3.200 al giorno di pensione, ma lo scandalo siamo noi

L’altra sera in una trasmissione televisiva si parlava di pensioni e dei tagli relativi fatti ai pensionandi (aumento dell’età pensionabile e eliminazione pensione anzianità) e ai pensionati che percepiscono assegni mensili a partire da € 1.400 lordi, che corrispondono a circa poco più di mille euro netti. Qualcuno ha tirato fuori una lista di pensionati […]

Poveri parlamentari tartassati

Premessa: non faccio parte della categoria di dementi che ritiene basti tagliare il numero dei politici e i loro stipendi per risolvere i problemi. Quando sento gente dirmi che basterebbe tagliare gli stipendi dei politici per vivere nell’Eden sciorinando risparmi favolosi per le casse dello stato spesso non so se ridere o piangere. Però quando senti notizie del genere ti girano i coglioni, perché se c’era una cosa in cui speravo da questo governo “falce, croce & compasso” era che, quantomeno per tener buono il popolino furibondo causa IVA; ICI; Equitalia; pensioni, tracciabilità a 1.000 euro e nequizie assortite, ci dessero un taglio a certe faccende. Invece i favolosi tecnici bocconiani pluri-titolati (pluri-titolati come i dirigenti di Lehman Brothers nda) manco riescono a tagliar gli stipendi di quattro castaroli. Manco quello son capaci a fare, e dovrebbero risolvere i problemi dell’Italia.

“Modifichiamo il sistema, ma non pubblichiamo titoli che non rendono giustizia alla condizione reale dei parlamentari italiani, che hanno accumulato privilegi, ma non così disastrosamente differenti rispetto a quelli dei loro omologhi, altrimenti sembra che i parlamentari siano la causa di tutti i mali.” (P. Bersani)
Così si è espresso il segretario del PD, Pierluigi Bersani, a proposito della riduzione degli emolumenti dei parlamentari, su cui, come era prevedibile (e previsto), stanno tutti quanti tergiversando, con pretesti che credo siano sempre meno ascoltabili da parte dei cittadini. Tanto per essere chiari, ho riportato le parole di Bersani, ma la reazione è stata decisamente bipartisan.
Cosa è successo? La commissione ad hoc che aveva l’incarico di effettuare una comparazione tra gli emolumenti dei parlamentari italiani e gli omologhi degli altri Paesi europei guidata dal presidente dell’Istat Enrico Giovannini ha consegnato i primi risultati. Giovannini ha peraltro messo le mani avanti, dichiarando che sono necessari ulteriori approfondimenti, perché “il tempo non è stato sufficiente per un lavoro che non ha eguali al mondo”. (invece ad alzar le tasse ci metton due minuti quando c’è da tagliare gli stipendi di questi imbecilli c’è bisogno di tempo nda)

Forse nostalgico del marxiano “proletari di tutti il mondo unitevi” – frase che potrebbe essere imbarazzante per uno che non si vuole più chiamare comunista – suppongo che Bersani abbia pensato che fosse il caso di parafrasare Marx con un bel “parlamentari di tutta Italia unitevi”.

Sì, perché i parlamentari italiani hanno accumulato privilegi, “ma non così disastrosamente differenti rispetto a quelli dei loro omologhi”. Il fatto stesso che Bersani ammetta, seppur cercando di ridimensionarne le proporzioni rispetto a ciò che succede in altri Paesi, che i parlamentari italiani hanno accumulato privilegi differenti (un eufemismo per dire superiori) rispetto a quelli dei loro omologhi, significa che di “grasso” in eccesso ce n’è davvero parecchio in quei trattamenti economici.

Aspettiamo pure gli esiti dei nuovi approfondimenti promessi entro marzo dalla commissione guidata Giovannini. Ma dubito che da quello studio emerga una realtà molto diversa da quella di cui si parla da anni.
Peraltro, anche se i parlamentari italiani avessero già un trattamento economico simile a quello, per esempio, di francesi e tedeschi, non vedo per quale motivo non dovrebbero ridurselo, dato che l’Italia è in crisi nera e, manovra dopo manovra, ai cittadini stanno arrivando randellate fiscali da tutte le parti.

L’ufficio stampa della Camera dei deputati ha pure tentato, con totale assenza di senso del pudore, di sostenere che in Italia è più alta l’indennità lorda, ma non quella netta, perché le tasse sono più alte. Credo che ogni commento su questa osservazione sarebbe superfluo.

Magari i parlamentari non saranno la causa di tutti i mali, ma credo sarebbe meglio evitassero di fare vittimismo. Soprattutto dopo il decreto “salva Italia”.

LETTERA APERTA AI LETTORI DE “IL CORSIVO QUOTIDIANO”, IN MERITO ALLA DIFFIDA RICEVUTA DAL LEGALE DELL’ON. WALTER VELTRONI.

Ho ricevuto mandato dall’On. Walter Veltroni di diffidarVi all’immediata rimozione del Suo nome dall’elenco sopra pubblicato, in quanto falso e profondamente lesivo del suo onore e della sua reputazione. Infatti lo stesso non ha mai partecipato al “gruppo Bildeberg”, nè è mai appartenuto ad alcuna loggia massonica o organizzazione segreta. Vi invito, pertanto, ad escludere il nome di Walter Veltroni dall’elenco indicato e a ripristinare la verità dei fatti, informandoVi che in caso contrario sarò costretto, mio malgrado, a tutelare i diritti del mio assistito nelle sedi competenti. Avv. Luca Petrucci.


Il post incriminato, nel quale ho pubblicato il nome dei 43 italiani che hanno partecipato almeno una volta al gruppo Bilberberg è consultabile qui.
In seguito a questa richiesta ho provveduto alla cancellazione dall’elenco del  nome dell’ Onorevole Veltroni.
Mi riservo comunque il diritto di pubblicare le mie fonti qui di seguito: (secondo le quali l’Onorevole avrebbe partecipato al Bilderberg una volta nel 1996).
  1. http://www.bilderberg.org/bildlist.htm#Toronto
  2. http://publicintelligence.net/1996-bilderberg-meeting-participant-list/
  3. http://www.americanfreepress.net/PDF/Bilderberg_attendees.pdf
  4. http://bilderbergbook.com/index.php?option=com_content&task=view&id=63&Itemid=2
  5. http://www.mega.nu/ampp/www.tlio.demon.co.uk/bildlist.htm#Toronto
Questi invece sono alcuni articoli che circolano per la rete e che hanno ripreso anch’essi la notizia (stessa cosa fece “La Padania” in un articolo del 6/6/2006; pezzo dal quale Maurizio Blondet scrisse un bell’articolo su disinformazione.it e che trovate nel primo link qui di seguito):
  1. http://www.disinformazione.it/bilderberg6.htm
  2. http://fruimex.splinder.com/post/24488178/perche-veltroni-nega-di-conoscere-il-club-bilderberg
  3. http://www.investireoggi.it/forum/bilderberg-da-prodi-veltroni-vt36085.html
  4. http://www.girodivite.it/Gli-amici-del-Bilderberg.html
  5. http://www.giornalettismo.com/archives/59049/bilderberg-2010-meeting-segreto/
  6. http://mercatoliberonews.blogspot.com/2011/04/veltroni-su-signoraggio-e-bilderberg.html
  7. http://www.neteditor.it/node/124994
  8. http://forum.html.it/forum/showthread/t-1382409.html
  9. http://mobile.agoravox.it/Gli-illuminati-di-Bilderberg.html
  10. http://www.petizionionline.it/petizione/sapete-tutti-cose-il-bilderberg/4826
  11. http://www.altrestorie.org/print.php?news.2642
Nonostante queste fonti ricordatevi che Il Corsivo Quotidiano afferma che WALTER VELTRONI NON HA MAI PARTECIPATO AL GRUPPO BILDERBERG 

In che mani siamo

Altra bella notizia che fa il paio con questa qui. Chissà cosa staranno pensando tutti quei cretini che festeggiarono la “caduta” del dittatore…
L’uso delle camere di sicurezza, previsto dal decreto svuota carceri, crea non pochi problemi nei rapporti tra governo e polizia. A far scoppiare la bomba è il vicedirettore della Pubblica sicurezza, il prefetto Francesco Cirillo, secondo il quale le “camere di sicurezza inadatte a detenzione”. Il ministro della Giustizia Paola Severino risponde a stretto giro di posta ribadendo che la “norma è stata concordata con il Viminale, alla presenza dei vertici di polizia”.
Le camere di sicurezza: Oggi in Italia ci sono 1057 camere di sicurezza. In base alle norme contenute nel decreto “svuota carceri” del 23 dicembre scorso dovrebbero ospitare, entro 48 ore dal fermo, persone arrestate per reati non gravi e in attesa di processo per direttissima. Ma secondo il vicedirettore della Pubblica Sicurezza, prefetto Francesco Cirillo, sono troppo poche e inadatte a ospitare i detenuti in condizioni di minima dignità. Oltre a questo le forze di polizia non sono organizzate né attrezzate per la custodia degli arrestati. La denuncia arriva in un’audizione informale, dalla commissione Giustizia del Senato, dove oggi parte l’iter per la conversione in legge del dl sull’emergenza carceraria. Il vice capo della Polizia ricorda numeri e dati, giudicati inequivocabili, che lo portano a concludere “il detenuto sta molto meglio in carcere”.
La situazione è difficile: Delle 1057 camere di sicurezza 658 sono gestite dai carabinieri, 327 dalla Polizia, 72 dalla Guardia di Finanza. Non hanno il bagno, non consentono l’ora d’aria né la separazione tra uomini e donne e dunque non garantiscono “condizioni indispensabili per rispettare la dignità delle persone”. I costi per un’eventuale adeguamento delle strutture sarebbero milto alti, sottolinea poi il prefetto Cirillo, che cita il caso di Torino, dove per 5 camere di sicurezza si sono spesi 450mila euro. “Nessuno ci ha spiegato come devono essere organizzate queste camere di sicurezza”, lamenta ancora il prefetto. E polizia e carabinieri, i cui organici sono fermi al’89 (114mila carabinieri e 107mila poliziotti) “nascono per stare nelle strade”. Tra l’altro, particolare non secondario, i necessari turni di sorveglianza sottrarrebbero forze consistenti al controllo del territorio.
Il ministro Severino: norme concordate: Il ministro Severino ribatte punto su punto alle accuse ricevute. “Le norme del decreto svuota carceri, che impongono alle forze dell’ordine di custodire in cella di sicurezza gli arrestati in flagranza in attesa della convalida sono state totalmente concordate” con il ministero dell’Interno e i vertici delle forze di polizia. “Attendo – ha precisato la Guardasigilli – di conoscere con esattezza da parte della commissione quali sono state queste considerazioni. Posso dire che quelle norme sono state pienamente condivise con il ministero dell’Interno. Si tratta di una normativa – ha ribadito – totalmente concordata con il ministero dell’Interno alla presenza dei vertici delle forze di polizia”.
Mettiamo alla prova il decreto: “Se non si completa tutta l’attività di deflazione del processo civile – ha detto il ministro entrando in commissione Giustizia del Senato – non si può dire che si tratti di uno spot”. Rispondendo alle critiche mosse oggi dagli avvocati al dl il Guardasigilli ha risposto: “Le cose vanno messe alla prova, un giudizio sul provvedimento si potrà dare solo quando il sistema è stato completato”.
Il sindacato Sappe polemizza: Non tutti sono d’accordo con la denuncia fatta da Cirillo. Donato Capece, segretario generale del Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria ribatte in questo modo: “Non so su quali basi il vice capo della Polizia abbia detto che i detenuti stanno meglio nelle carceri che, come peraltro già previsto dalle leggi, presso le camere di sicurezza delle Forze di Polizia che operano gli arresti.  Evidentemente non ha conoscenza diretta della grave emergenza penitenziaria, peraltro decretata da due anni dal governo. Peraltro – aggiunge Capece – mi stupisce la sua presa di posizione visto che la norma inserita nel decreto legge 211 del 22 dicembre scorso non fa altro che ribadire una disposizione, da tempo impropriamente disattesa, del codice di procedura penale”

Tasse e immigrazione

Il governo Monti, quando s’è trattato di tassare soprattutto gli indigenti, è stato decisissimo… ora, con gli immigrati tentenna e cerca scuse. SE tutti (tranne gli ultraricchi e le caste) DEVONO pagare (compresi gli indigenti italiani), è giusto che paghino anche gli immigrati che spesso e volentieri hanno molto di più di qualunque indigente italiano.
MILANO – Il governo ci ripensa e la tassa sul permesso di soggiorno potrebbe finire in archivio. O almeno venire modificata in base al reddito. Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, e il ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi, spiega una nota dell’esecutivo «hanno deciso di avviare una approfondita riflessione e attenta valutazione sul contributo per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno degli immigrati regolarmente presenti in Italia, previsto da un decreto del 6 ottobre 2011 che entrerà in vigore a fine gennaio».
RIMODULAZIONE – In particolare, si legge nella nota, «in un momento di crisi che colpisce non solo gli italiani ma anche i lavoratori stranieri presenti nel nostro Paese, c’è da verificare se la sua applicazione possa essere modulata rispetto al reddito del lavoratore straniero e alla composizione del suo nucleo familiare».
LA LEGA – La decisione del governo ha provocato l’immediara reazione della Lega. «Il governo vuole cancellare il mio decreto sul permesso di soggiorno a pagamento: io dico alla ministra Cancellieri di non azzardarsi a farlo, sarebbe un atto di vera e propria discriminazione nei confronti dei cittadini padani e italiani, un attacco ai diritti di chi lavora e paga la crisi che la Lega non può accettare» afferma l’ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni, su Facebook. «È davvero incredibile, per non dire vergognoso, – ha scritto in una nota il senatore ed ex ministro Roberto Calderoli – vedere che autorevoli ministri del governo di Mario Monti, dopo aver taciuto di fronte alle pesanti misure adottate dall’esecutivo, che vanno a colpire i nostri pensionati e i nostri lavoratori che fanno fatica ad arrivare a fine mese, adesso si spendano in prima persona e prendano posizione contro la tassa sul permesso di soggiorno per gli immigrati». «Una vergogna davvero», ha insistito. «Comunque prendiamo atto che per i ministri del governo Monti si possono spremere i nostri pensionati e i nostri lavoratori, tassare i loro risparmi, la loro prima abitazione, ma non si deve chiedere nulla agli immigrati…», ha concluso il coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord.

Il domatore di pecore e la dignità

Inutile nascondercelo. Negli ultimi mesi in Italia si è venuta a creare nell’aria un’alchimia che sta facendo in modo che tutto quello che viene ordinato al popolo, dal nuovo governo, il popolo esegue senza tante storie. Perfino la sinistra, tanto battagliera col governo precedente, e tanto battagliera, sempre, a toccargli i diritti dei lavoratori, adesso […]

Infondo…

… gli si chiedeva SOLO un pò di coerenza. Quel tanto che sarebbe bastato per far tornare alla bocconi il professor monti e gli altri seguaci che occupano le poltrone di ministro senza essere stati eletti da noi. Ma la coerenza (e il buon senso) non sono stati usati. Ora che il danno della manovra è fatto anche e soprattutto con l’aiuto del Pdl, non servono più elezioni o cambiamenti. I tassati siamo sempre e comunque noi. Il mio voto (seppure indiretto), il Pdl lo ha già perso così come lo ha perso la Lega e, molto probabilmente, se e quando ci saranno elezioni, deciderò di restarmene a casa.
A fare il partito di lotta e di governo si finisce male, la storia dovrebbe insegnarlo agli esponenti del Pdl emersi dai fumi del cenone, sopravvissuti al trauma della caduta dal potere, convinti di dover dichiarare sempre, comunque e la qualunque. Perché o sono matta io o hanno qualche problema di senso della realtà, e perfino della decenza, loro. O il governo Monti è stata una forzatura non necessaria e imposta addirittura da forze straniere, e il presidente della Repubblica l’ha favorita ai danni del governo precedente mai sfiduciato, e allora loro, quelli del Pdl, devono essere incazzati e pure tanto, almeno metà del giorno e anche durante le vacanze, oppure il governo tecnico e Napolitano sono bravi, utili e necessari, e allora loro hanno lavorato male, se ne dovevano andare prima, non dovranno tornare mai a governare. La terza ipotesi, quella che li vede festanti e a volte anche un po’ scodinzolanti nel commentare il discorsetto di fine anno dal Colle, ma pure un po’ pensosi sulla democrazia sospesa, semplicemente non è presentabile, non si regge in piedi, e fa incazzare gli elettori.
Le dichiarazioni: Cito dalle agenzie di stampa e da una attenta lettura di Libero le dichiarazioni sul discorso di Giorgio Napolitano. «Parole che evocano la forza di un Paese che è riuscito sempre a risollevarsi e che ancora una volta è chiamato a farlo col contributo di tutti», è il commento di Angelino Alfano. «Mi conforta», prosegue il segretario di via dell’Umiltà, «la giusta coniugazione che Napolitano fa tra sacrifici e crescita». Il Pdl, assicura, «non si sottrarrà», ma darà il proprio contributo per «l’eliminazione delle disuguaglianze» e per «restituire all’Italia una prospettiva reale per un futuro che guardi con ottimismo concreto al di là della crisi». Maurizio Gasparri coglie «vari spunti» nell’intervento letto a reti unificate. Dalla necessità di «fare sentire forte la voce italiana in Europa», alla condanna dei «cattivi maestri del consociativismo anni Ottanta», dalla «lotta all’evasione» al ruolo riconosciuto ai partiti, che devono essere protagonisti delle «riforme costituzionali». Fabrizio Cicchitto condivide l’analisi del collega capogruppo. Il presidente dei deputati del Pdl sottolinea i passaggi in cui Napolitano ha messo insieme «rigore e crescita», «realismo e ottimismo». Anna Maria Bernini, portavoce vicario del Popolo della libertà, condivide «le prospettive fondanti per la ripresa» messe in fila dal Quirinale: «Coesione nazionale e sociale, dimensione europea delle soluzioni. Valore ai giovani, alle imprese, al lavoro». A parte «la cravatta color “rosso-Capodanno», scherza Ignazio La Russa: «Un messaggio sereno e responsabile, il suo». Mariastella Gelmini gradisce il «tratto liberale di una filosofia che invita ad abbandonare la vecchia sirena statalista»; Maurizio Lupi sostiene che il Presidente della Repubblica «ha indicato la strada», adesso «tocca ai partiti il compito di percorrerla».
Le due parti: Ora a noi è ben chiaro che il presidente della Repubblica sia uno piuttosto forte in questo periodo, ci è altrettanto evidente che il futuro è tutto da decidere e che accreditarsi è meglio che esporsi, vediamo con lucidità che le contraddizioni più grottesche abitano allegramente anche nelle frasi e negli imbarazzi della ex opposizione, ma alcuni di questi signori sono stati ministri, tutti sono anche oggi esponenti di primo piano. Come fa Lupi a sentire che i partiti sono investiti di un ruolo speciale quando partiti e Parlamento sono stati scavalcati e i loro voti ignorati? Perché secondo la Bernini è toccato al presidente di una Repubblica non presidenziale indicare addirittura le prospettive fondanti? Dove si erano perse? E la Gelmini non doveva badare con i colleghi del governo precedenti che si diceva liberale ad abbandonare la vecchia sirena statalista, o pensa davvero che sia la filosofia di un distinto signore postcomunista di 86 anni? Stesso dubbio dovrebbe sorgere a Maurizio Gasparri, che invece scorge netta in Napolitano la condanna del consociativismo degli anni 80, anni nei quali il Pci faceva il consociativo alla grande. Dove vede la coniugazione Alfano tra sacrifici e crescita nel discorso del 31, e perché non la indicava quando era ministro della Giustizia? Mi fermo qui, probabilmente non è del tutto colpa loro se gli tocca fare due parti in commedia. Il primo ad autorizzare il gioco si chiama Silvio Berlusconi. Tutte sue le frasi che seguono, tutte giuste le considerazioni, ma alla fine manca il colpevole. E mancano le prospettive. Napolitano? «Mi ha citato riconoscendo il mio senso di responsabilità: ho apprezzato». «Resta il fatto che hanno portato a Palazzo Chigi un governo non eletto dai cittadini e che viviamo in una situazione di democrazia sospesa».«È sempre più evidente la vergogna di chi ha indicato il mio governo come l’unica causa di questa crisi. Lo spread alto c’è anche adesso con il governo dei professori».
di Maria Giovanna Maglie

Le caste ingrassano, gli altri si ammazzano

Roma – Due imprenditori in Sicilia, un agricoltore nelle Marche, un pensionato a Bari. Vite e storie diverse, ma per tutti lo stesso cupo finale: tra Capodanno e ieri si sono tolti la vita, colpiti dalla crisi, piegati dal peso dei debiti, spezzati dall’ansia di non farcela, consumati dalla disperazione. Michele Calì allevava polli a Santa Venerina, ai piedi dell’Etna, ma non è riuscito a far quadrare i conti tra usurai e controlli dei nuclei anti-sofisticazione, così ieri ha deciso di spararsi un colpo alla tempia. Roberto Manganaro, 47 anni, insieme al fratello era titolare di una «storica» concessionaria di moto, fondata dal padre mezzo secolo fa a Catania. Da un po’ soffriva di depressione, ma a far precipitare le cose è stata la disastrosa congiuntura economica. Come quasi ovunque nel mondo anche per loro gli affari sono precipitati. Il fatturato aziendale è crollato, e i due fratelli alle prese con i bilanci traballanti hanno dovuto licenziare qualche dipendente. Per Roberto, che li considerava «familiari aggiunti», il colpo è stato durissimo, il dolore insopportabile si è confuso col suo male esistenziale. E la notte di Capodanno l’imprenditore siciliano si è imbottito di barbiturici e si è ucciso impiccandosi. Se Manganaro è la vittima di «una società mangia-tutti», secondo il sacerdote che ha celebrato il suo funerale tra le lacrime dei parenti, l’agricoltore marchigiano di Montefiore dell’Aso che ieri s’è impiccato in un magazzino è vittima della paura. L’uomo, 54 anni, molti spesi a lavorare nelle campagne intorno a Fermo, non aveva debiti da capogiro né sulle spalle il peso di famiglie che dipendevano da lui per sbarcare il lunario, eppure negli ultimi mesi si era trasformato. Amici e parenti dicono che fosse «ossessionato dalla crisi», un’ansia che è cresciuta alla fine dell’anno, trasformandosi in paura. Paura di non farcela ad attraversare indenne quel 2012 in odore di recessione. Paura forse irrazionale, almeno nel suo caso, ma incontrollabile. E fatale. La stessa angoscia che ha travolto il pensionato barese di 74 anni che tra Natale e Capodanno ha trovato nella cassetta delle lettere, tra le cartoline d’auguri, una missiva dell’Inps che gli chiedeva di restituire 5mila euro in rate mensili da 50. Per lui, che di pensione intascava appena 700 euro al mese, quel piccolo debito è diventato un tarlo capace di corroderlo e di togliergli il sonno. Ne ha parlato con il fratello, con gli amici e con un medico che gli ha prescritto dei tranquillanti. Non sono serviti. Il primo gennaio, a ora di pranzo, l’uomo ha aperto una finestra affacciata sul cortile interno del suo palazzo nel centro di Bari, si è arrampicato sull’infisso e si è lasciato cadere, schiantandosi al suolo. Tre storie, ma non certo tre casi isolati. Negli ultimi mesi in tanti, in troppi, soprattutto imprenditori, tra la fatica e l’ansia di tirare la cinghia e la disperata via d’uscita di tirare le cuoia hanno scelto la seconda strada. Anche quando a schiacciarli non erano solo i debiti, ma paradossalmente, crediti con la pubblica amministrazione impossibili da riscuotere. Come per Giovanni Schiavon, l’imprenditore edile padovano che a metà dicembre si è sparato alla tempia dopo aver atteso, invano, l’arrivo di 200mila euro che gli servivano per non spedire in cassa integrazione i suoi dipendenti per Natale.