Madiran:il pensiero cristiano fra destra e sinistra

Consumata dalla passione per la Banca vampiresca e appiattita dal consenso all’algido prestidigitatore Mario Monti, si è estinta la destra, vasta e bizzarra radunata dei portatori di due etichette: la piccola etica [etichetta] interpretata da pendolari in viaggio tra Luigi Pirandello, Giorgio Almirante e Luciano Gaucci e il marchio di fabbrica [etichetta] applicato dalla sinistra, che (insegna Jean Madiran) inventa, confonde, giudica e condanna i suoi nemici.
Con felice tempismo, l’editore veronese Giovanni Zenone (www. Fede & Cultura. com) celebra l’evento pubblicando il saggio di Jean Madiran, “La destra e la sinistra”, che si legge come un’anticipata, illuminante analisi delle cause a monte dell’ingloriosa estinzione dell’oggetto surreale, “la destra che non sa più che cosa essa sia”.
Nella nota dell’editore, Jean Madiran è definito massimo pensatore cattolico vivente in Francia e autore di un progetto inteso alla rifondazione della vita sociale sul trinomio lavoro-famiglia-patria con la bussola evangelica di servire Dio per primo.
Senza ombra di dubbio la lezione di Madiran può istruire e orientare i cattolici che non intendono affidarsi alle ideologie imprigionanti, piazzate a sinistra e a destra dagli architetti del disordine e del nulla ultimo.
Ora la condizione per conquistare la libertà dalla menzogna è comprendere che il Cristianesimo costituisce il più efficace metodo per contrastare le ingiustizie sociali, infatti “ha soppresso la schiavitù classica e ha compiuto, così facendo, la più grande riforma sociale di tutti i tempi … nessuna sinistra avrebbe potuto farlo, nessuno, in ogni caso, ci sarebbe potuto arrivare senza rimpiazzarla immediatamente con una schiavitù più feroce”.
Al fine di conquistare i cristiani, i dirigenti della sinistra hanno tentato con ogni mezzo di collocare il Cristianesimo a destra. Risultato di tale azione propagandistica è il cristianesimo adulto, figlio di una timidezza strenuamente impegnata a non essere di destra a giudizio della sinistra.
Se non che la pretesa di diventare incolpevoli agli occhi dei comunisti genera i cristiani dimezzati: “Invece di separarsi dal mondo, come chiede Dio, i cristiani ora si separano dalla destra, come chiede la sinistra. Riescono così facendo a superare la fatica di separarsi da se stessi per andare a perdersi nel mondo”.
Per diventare adulti i cattolici sono obbligati a rovesciare il sì si no no del Vangelo in una fede unitiva, disposta a raccogliere e fare proprie le bizzarrie degli ideologismi. Le obiezioni all’errore pertanto si avvitano nella languida figura del tango con caduta della ragione.
Madiran segnala inoltre il pericolo costituito dall’incomprensione del danno procurato dall’attività a sostegno della destra: “è già fare il gioco della sinistra, poiché precipua specificità della sinistra consiste nell’inventare arbitrariamente l’esistenza della destra e la necessità di combatterla politicamente”.
Di qui l’obbligo di affidarsi a una giustizia estranea alle culture di sinistra e di destra, uno spirito “che non è un’invenzione della sinistra e che esisteva ben prima di essa, lo spirito cristiano, la tradizione cattolica, la civiltà cristiana”.
I disastri causati da una destra oscillante tra i miti americani intorno alla globalizzazione e il furore patriottardo-risorgimentale, testimoniano l’urgente necessità di uscire dalla fossa dei serpenti. Un risultato conseguibile poiché nell’ambiente cattolico italiano operano da tempo e in ordine sparso studiosi capaci di tracciare la via dell’allontanamento dalle ideologie in guerra nel mondo moderno.
Il naufragio della politica nazionale nelle acque torbide della finanza strozzina esige una risposta unitaria dei cattolici pensanti, che sono rimasti fedeli alla loro identità.
Il tempo dei circoli chiusi, delle meschine discriminazioni e delle scolastiche incomunicabili è scaduto. Il futuro appartiene a coloro che si dimostreranno capaci di affrontare uniti la sfida lanciata dalle culture anticristiane.

Piero Vassallo

Il Discanto di Natale

Cari Amici, prima di congedarmi da voi per la consueta pausa natalizia, vi dedico questo Canto (che poi è un Discanto) di Natale. La storia la conosceta già, ma non è detto che alla lunga Monti-Scrooge & e i suoi compari possano sempre avere la meglio in Italia come in Europa. E’ quel che mi auguro sapendo già che sono in buona compagnia. Buon Natale a tutti voi! e un ringraziamento speciale per avermi seguito. Per gli auguri di fine anno c’è ancora tempo. Beninteso, se succede qualcosa di grave, interrompo quanto prima la pausa. Speriamo di no…Per quest’anno ce n’è stato abbastanza. Auguri vivissimi.
La Grande Carognata di Natale, così tosta e così complicata, costruita a matriosce russe, che ogni volta la apri e ti salta fuori una sorpresa – una Carognata che nemmeno la stampa e i media ne sanno misurare l’entità, ci è già stata data. Full Monti o Rigor Montis o addirittura Rigor Mortis, Monti Python e il nonsenso della vita, Monte di Pietà, sono solo alcuni degli epiteti con il quale l’opinione pubblica cerca di mantenere quel che resta del senso dell’umorismo nei confronti di un governo di “autonominati” espropriatori.
L’algido Bocconiano surgelato in veste di nuovo Scrooge ci mette la tassa sulla dolce casetta, aumentando i nostri estimi catastali del 60%? Niente paura: la sinistra ne è felice e gode. Questo sì è un governo, mica come quel Pirla di Arcore che ci aveva tolto l’ICI sulla prima casa!. Ora poi si chiama IMU e vuoi mettere la differenza?
Gli stabili delle Banche aumenteranno l’estimo catastale del solo 20 %? Ma certo! fanno bene – dice la Sinistra Superciukka – I ricchi è giusto che debbano avere dei consistenti sgravi fiscali. Solo i poveracci devono pagare le tasse per intero. Se stanno bene le banche stiamo bene anche noi.
La Banca sei tu – lo dice anche la Bonanima del tenente Colombo da lassù mentre svolazza per le iper-Coop in cerca dell’ultimo regalo per i nipotini.

Eppoi i poveri sono tanti, perciò è giusto che spariscano assiderati nel gelo della notte di Natale, accendendo gli ultimi fiammiferi per scaldarsi mentre sognano una tavola imbandita con un’oca farcita che non potranno permettersi. Ringraziate piuttosto: per ora la tassa sui sogni non c’è ancora.
 I ricchi invece sono pochi. Specie se oligarchi. E dato che noi sinistri siamo anche degli ambientalisti, dobbiamo ben proteggere la specie in via d’estinzione, no?

Nel mentre, il neo eletto dal NYT, King George e l’algido Monti-Scrooge non si perdono un concerto di Natale. Ma fuori dai teatri… Oh sorpresa!
Invece di trovare i soliti contestatori per il consueto lancio di uova marce, o i poveri barboni in stile “Miracolo a Milano” che volano sulle scope, si ritrovano, indovina chi? I Trimurtini coi fischietti che suonano “Fratelli d’Italia”. Questo sì che è un memorabile centocinquantenario da ricordare!

W Monti, invece di W Verdi! Monti, facci sognare! W Passera, (anche se Solitaria) ! A morte Forza Gnocca! Dateci più macelleria sociale! che la pensione ci venga bloccata dal 1 gennaio 2012! Vogliamo la tracciabilità dei nostri conti! Vogliamo campare con 50 euro alla settimana. Basta col contante! W le Banche! Tutto il potere ai banksters!
Re Giorgio Santo Subito! Grazie per i sacrifici richiesti: sarà fatto!
“Si  raccomanda nel discorso di fine d’anno: non esiti a chiedercene ancora una bella raffica aggiuntiva”.
Ancora, ancora…ancora, perché io da quella sera…Così si sgolano a cantare i Trimurtini.
Fuori nevica dolcemente ma Monti-Scrooge, granitico e volitivo dal cuor surgelato, così rigido nel suo loden verde, non si pente. E’ l’Itaglia che lo vuole. E anche le lacrime della ministra Fornero sono già ghiaccioli da appendere all’albero di Natale della piazza.

Vipera Gentile dal Culturista 

Gente che segue i consigli di Napolitano


Hanno sentito una commessa del grande magazzino urlare e hanno visto una guardia giurata correre dietro al ladro. Avevano appena chiuso il negozio e mentre il titolare, Nicola Gatto Moretti ex rugbista del Petrarca stava mettendo a posto i libri contabili, Jacopo Gruarin di 28 anni e Roberto Turato di 39 anni stavano bevendo un aperitivo. «Abbiamo notato un uomo della sicurezza della Rinascente inseguire un tunisino con uno zaino in spalla e prima avevamo sentito urlare – ha raccontato Gruarin ieri pomeriggio dietro al bancone della rivendita di telefonia mobile -. Per noi è stato istintivo intervenire. Non abbiamo avuto paura e abbiamo rincorso insieme alla guardia giurata il ladro». 

L’inseguimento a piedi, tra le bancarelle natalizie e i passanti impegnati nello shopping, è durato per quasi dieci minuti. I due negozianti e il vigilantes della Rinascente hanno bloccato il tunisino per quattro volte, ma lui sferrando calci e pugni è sempre riuscito a divincolarsi. Così da semplice ladro è diventato rapinatore. «Lo abbiamo fermato quattro volte – ha proseguito Gruarin – una volta davanti a Sommariva e l’ultima volta di fronte alla Rinascente dove la guardia giurata ha voluto riportarlo. Lui però per scappare ci ha colpito con calci e pugni. Io ho avuto cinque giorni di prognosi. Lo zaino con la refurtiva lo aveva lasciato già all’inizio dell’inseguimento. Poi al quarto tentativo di bloccarlo ho chiamato il 113 ed è arrivata la polizia». 

Ma negli occhi di Jacopo Gruarin, nonostante l’azione eroica e di grande spessore civico, c’è un velo di tristezza. «Nelle quattro volte che lo abbiamo bloccato – ha terminato il commesso – tutti si sono fermati a guardare e nessuno ha preso il cellulare per chiamare polizia o carabinieri. Nell’ultima occasione davanti alla Rinascente siamo stati insultati da almeno una trentina di persone. Mi hanno chiamato fascista. Solo quando ho chiamato il 113 la situazione si è calmata». Gli agenti della sezione volanti hanno arrestato con l’accusa di rapina impropria Ghanem Boughanmi di 35 anni. Il tunisino, in possesso di un regolare permesso, è stato processato ieri mattina con il rito della direttissima e condannato all’obbligo di firma. Nel frattempo però si è liberato un posto al Cie (centro di identificazione ed espulsione) di Gorizia dove è stato accompagnato.

Avanti un altro

In un editoriale di prima pagina sul Fatto Quotidiano Marco Travaglio se la prende con il Corriere della Sera e con gran parte della stampa italiana che ha nascosto o confinato nelle pagine interne la notizia assai clamorosa della condanna per evasione fiscale di alcune grandi banche italiane che dovranno sborsare al fisco complessivamente circa 800 milioni di euro più gli interessi maturati.
Nella lista degli evasori ci sono Montepaschi, Unicredit, Bpm, Credem e dulcis in fundo Intesa Sanpaolo che ha versato al fisco ben 270 milioni evasi, secondo l’Agenzia delle Entrate, dal colosso bancario guidato fino a qualche settimana fa dall’attuale ministro Corrado Passera. Non si può dare torto a Marco Travaglio: una notizia del genere in qualsiasi altro paese avrebbe preso le principali pagine dei giornali e non lo spazio di una notiziola di serie b come è avvenuto sul Corriere della Sera. Sul banco degli imputati per evasione fiscale è salito infatti l’intero sistema bancario italiano reo di aver evaso il fisco negli anni 2005-2007. Se questa non è una notizia da prima pagina stento a capire quali siano le notizie degne di questo nome. E il fatto che le banche chiamate in causa dall’Agenzia delle Entrate abbiano scucito i quattrini dovuti significa che il Fisco era dalla parte della ragione. Ma c’è qualcosa di più.
C’è un’aggravante, purtroppo, che riguarda Intesa Sanpaolo, perchè l’Istituto di credito guidato fino a poche settimane fa da Corrado Passera ha fornito al governo non soltanto il ministro dello Sviluppo e delle Infrastrutture ma anche una serie di personaggi che ruotavano attorno alla Banca, dal ministro Elsa Fornero al sottosegretario Mario Ciaccia.
In un momento in cui il governo guidato da Mario Monti chiede al paese sacrifici e in particolare decide un ulteriore pesante aumento della pressione fiscale è a dir poco fastidioso venire a sapere che durante la gestione di Corrado Passera Banca Intesa evadeva le tasse per una cifra considerevole.
Minimo il ministro Corrado Passera dovrebbe chiedere scusa agli italiani. A questo c’è da aggiungere che Intesa Sanpaolo è azionista del Corriere della Sera. Se Ferruccio De Bortoli avesse voluto fare una bella figura avrebbe messo la notizia in prima pagina, in modo da togliere ogni sospetto su un possibile trattamento speciale verso uno degli azionisti più importanti di Rcs. Diciamolo pure, questo è un duro colpo alla credibilità del ministro Passera e di tutto il governo.
(Bruno Perini)
Che questo governo fosse credibile può ancora crederlo Napolitano, che deve aver qualche problema… data l’età… E questi sarebbero quelli che fanno la lotta all’evasione fiscale con quella storia grottesca del limite dei contanti? E questa Passera si presenta da Fazio (uno da seppellire sotto mucchi di guano) a parlar di lotta all’evasione? Qui non occorre la tracciare il contante bisognerebbe tranciare qualche testa….! NOTA: Il peggio non è che la notizia sia stata nascosta, ma data in modo parziale.

E’ storia vecchia e non se n’ è mai parlato, le banche sono state in trattativa a lungo con l’ Agenzia delle Entrate per una transazione, perché è una situazione grigia in cui non è chiaro dove stia la ragione. Tralasciando il fatto che certe operazioni sono state proposte in gran parte dallo studio di un ex Ministro, il tutto è emerso solo nel momento in cui è stato gettato nelle rotative Alessandro Profumo, ex AD di UniCredit. Nessuno ha raccontato come stessero le cose, nessuno ha spiegato che banche e Agenzia delle Entrate si erano molto avvicinate nella trattativa, nessuno soprattutto ha scritto che altre banche avevano fatto la stessa cosa, non solo UniCredit. Risultato? Alessandro Profumo è stato sputtanato e la sua ambizione di entrare in politica è stata segata. Però è diventato Ministro qualcuno che ha fatto le medesime cose.
Post rubato a Johnny Doe

Dei delitti, delle pene, della dignità e della redenzione

Domenica scorsa il Papa si è recato in un carcere ad ascoltare i detenuti e portare loro conforto e speranza.
Gli interventi dei detenuti sono stati a tratti commoventi e Benedetto XVI non è venuto meno al suo ruolo, parlando di dignità e redenzione come principi che devono essere rispettati e applicati anche nel sistema carcerario.
Naturalmente i commenti giornalistici sono stati posti su quei due punti: dignità e redenzione.
E’ noto, infatti, che c’è un movimento capeggiato dai soliti radicali, che vorrebbe svuotare le carceri con l’amnistia.
Il nuovo ministro della giustizia ha predisposto un piano per la scarcerazione, tramutata in arresti domiciliari, di circa tremila detenuti.
Il Papa, però, ha anche parlato di pentimento, di punizione e di tutela della società.
Espressioni che sono state ignorate.
Il problema del sovraffollamento delle carceri esiste ed è gravissimo.
Qui non si tratta di rispetto della costituzione del 1948, ma di una esigenza morale della società.
Una società che deve difendersi dalla possibilità di reiterazione dei crimini e che, nel contempo, ha interesse nel recupero del detenuto e obbligo di consentirgli una esistenza dignitosa all’interno del carcere.
La liberazione dei criminali, tra l’altro in base ad un criterio di maggiore o minore vicinanza al fine pena, non è la soluzione, come non può esserlo l’amnistia che immetterebbe nel “mercato” migliaia di persone pronte a delinquere nuovamente, senza neppure il minimo deterrente dell’arresto domiciliare o dei “braccialetti”.
La soluzione è rendere le carceri un luogo in cui si possa scontare, per intero, la pena cui uno è stato condannato, senza l’indegno sovraffollamento esistente.
Il 35% dei detenuti è extracomunitario.
Perché non far scontare, con trasferimento immediato ed inibizione al ritorno in Italia, la loro pena presso le carceri dei loro paesi di origine previa acquisizione del dna per eventuali futuri riconoscimenti qualora violassero il divieto di rientro in Italia ?
Un altro 10% abbondante è di detenuti in attesa di giudizio per reati non contro la persona o la proprietà.
Perché tenerli in gabbia ?
Per estorcere una confessione dopo averli fiaccati nello spirito, nella mente e nel corpo ?
Non sarebbe meglio tenere in galera solo chi è stato condannato con sentenza definitiva, con poche, tassative, eccezioni per gli autori di strage e i reati di terrorismo?
Sono tutte soluzioni alla portata di un sistema giudiziario e carcerario finalizzato a rispettare i principi enunciati correttamente dal Papa:
rispetto della dignità del detenuto nella sua vita in carcere;
finalità di recupero del condannato;
esecuzione della giusta pena in tutta la sua interezza;
difesa della società dai comportamenti criminali.

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La democrazia secondo il rosso

MILANO– Giorgio Napolitano respinge le critiche su come ha gestito la crisi di governo e spiega: «È una grave leggerezza dire che la democrazia è stata sospesa. Il mio dovere era evitare lo scioglimento delle Camere». Anche perché «sono sempre stato imparziale». La nomina di Monti «non è stato uno strappo istituzionale». E ricorda: «Con Berlusconi la sostenibilità internazionale era al limite». Poi invita anche il Parlamento e le forze politiche a fare «i necessari sacrifici finanziari».
IL GOVERNO MONTI – Il Presidente della Repubblica coglie l’occasione di parlare, durante lo scambio di auguri tra le più alte cariche dello Stato. Napolitano è duro con chi lo ha criticato: «Non mi risulta il tradimento della volontà popolare» e cita come esempio la Gran Bretagna. In ogni caso, quello di Monti non è un governo tecnico. La Costituzione, ricorda il presidente della Repubblica nel suo intervento al Quirinale davanti alle alte cariche dello Stato, «non prescrive che i membri del governo, a cominciare dai ministri, debbano essere parlamentari e rappresentanti ufficiali dei partiti – ricorda-, debbano essere, come si usa dire, dei politici e non dei tecnici. Ma non persuade l’uso di quest’ultimo termine. Più semplicemente sono state chiamate da qualche settimana a far parte del governo persone politicamente indipendenti, che hanno accettato di porre al servizio del paese le competenze e le esperienze di cui sono portatrici».
«EVITARE LE URNE» – Insomma, per Napolitano quello di «evitare le urne» è stata la scelta migliore «viste le ricadute dirompenti che ciò avrebbe potuto avere per il nostro Paese nel burrascoso contesto dell’Eurozona, visto l’incombere sull’Italia di un catastrofico aggravarsi della crisi finanziaria, era un mio preciso dovere istituzionale».
LA CRISI– Il governo Monti è stato chiamato per varare la manovra. «Ma la strada è lunga e in salita. Possiamo farcela solo, non mi stanco mai di ripeterlo, attraverso un grande sforzo collettivo, una grande mobilitazione morale, civile, sociale»
BERLUSCONI– E su Berlusconi ha poi aggiunto: «Il presidente del Consiglio, onorevole Berlusconi, prendendo atto di una situazione così critica, dopo l’esito negativo di una votazione significativa in parlamento, si è risolto, con senso di responsabilità, a rassegnare le dimissioni».
L’ANTIPOLITICA– Il capo dello Stato parla del sentimento dell’antipolitica che sta dilagando. «Credo non giovino qualunque posizione di principio o gruppo sociale si rappresenti, i giudizi perentori, le battute sprezzanti, le contrapposizioni semplicistiche. Si discuta liberamente e con spirito critico, ma senza rigide pregiudiziali e non rifuggendo da spinose assunzioni di responsabilità. Intanto, in tempi così difficili per il Paese, si blocchi sul nascere ogni esasperazione polemica».

Obiezione di coscienza fiscale

Non posso che apprezzare l’ipotesi lanciata da alcuni sindaci della Lega per l’obiezione fiscale contro la rapina sulla casa degli Italiani.
E’ vero, come ha detto Berlusconi, che l’Imu è tassa federalista, ma lo è solo in un contesto differente, dove diventa l’unica tassa da applicare su un bene, come la casa, finalizzandola al finanziamento dell’economia locale.
Come invece è stata strutturata da Monti, assieme a tutte le altre operazioni di tassazione architettate contro i cittadini ed i loro risparmi, diventa l’ennesima beffa, perché è un finanziamento del debito pubblico nazionale, senza alcuna prospettiva di risanamento e, soprattutto, senza alcuna finalizzazione destinata a premiare le amministrazioni virtuose rispetto a quelle con le mani bucate.
E’ difficile organizzare una protesta fiscale finchè lo stato potrà contare sull’uso della forza pubblica per reprimere i cittadini.
Molti si sentiranno in obbligo, anche perché “tengono famiglia”, di non rischiare una battaglia legale che comporterebbe il pignoramento dei beni, il blocco dell’automobile, il sequestro dei conti correnti, tutti sistemi che Equitalia utilizza per raggiungere i propri scopi facendo strame di ogni garanzia e tutela del contraddittorio.
Ma un partito politico ha il dovere di valutare come sostenere le proprie idee e i suoi esponenti hanno il dovere di rischiare in proprio denunce e ritorsioni.
L’uso dei sindaci può essere una strada.
Come può esserla l’applicazione generalizzata della aliquota minima.
Il problema nasce dai trasferimenti che lo stato bloccherebbe comunque, con il rischio paradossale che i soldi risparmiati nel Nord vengano utilizzati, bruciandoli nella fornace del sud.
Berlusconi, quindi, ha torto nel criticare l’iniziativa della Lega contro l’Imu, anzi dovrebbe affiancarvisi per sostenere il diritto di trattenere in sede locale i redditi prodotti, la qual cosa consentirebbe ai comuni virtuosi di azzerare l’Imu o, almeno, contenerla ai minimi termini ed obbligherebbe lo stato a tagliare le spese, come stanno facendo in Spagna dove, con un Governo degno di questo nome, di Centro Destra, hanno posto prevalentemente l’accento sulla riduzione della spesa pubblica e non sull’aumento delle entrate attraverso la rapina sistematica dei redditi e dei risparmi dei cittadini.

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Governo nuovo, indulto nuovo

Basta che le carceri scoppino improvvisamente dovute a sovraffollamento e soprattutto non a  caso sotto un governo non di centro destra come quello attuale italiano a far prendere delle misure da pacchetto “svuota carceri” senza provare ad andare alla radice del problema nonostante che il governo Monti ammetta che si tratta di soluzioni-tampone in attesa di una riforma del sistema carcerario.

Ma intanto si inizia con lo “svuota carceri” che può essere paragonato ad una sorta di amnistia o di indulto intesi come gli attuali strumenti per affrontare in maniera risolutiva il problema del sovraffollamento delle nostre carceri.

Attualmente i detenuti sono circa 67mila, a fronte di 45mila posti disponibili. Il Ministro della Giustizia, Paola Severino, ha attuato una serie di provvedimenti per affrontare l’emergenza sovraffollamento carceri: “provvedimenti di emergenza, misure doverose, necessarie e urgentissime”, li ha definiti il Ministro, poi approvati dal Cdm.

In base alle nuove norme, sono 3.300 gli attuali detenuti che potrebbero usufruire di queste misure che si riassumono in sintesi nell’innalzamento a 18 mesi della pena residua che si può scontare agli arresti domiciliari. Secondo le stime, si risparmierebbero 375mila euro al giorno.

Altre 21mila persone (arresti in flagranza di reato) transitano annualmente dal carcere per la sola immatricolazione, per poi essere scarcerati o inviati ai domiciliari. Da questo momento in poi tutto questo non avverrà più evitando così quella che il Ministro definisce una “ritualità faticosa ed umiliante”.

Ritengo che se davvero si desse tanta importanza al lato umano della questione non si cercherebbe di arginare il problema con provvedimenti tampone. Tanto vale aspettare ancora un po’ di tempo, pari al tempo perduto già trascorso, per approvare delle vere e proprie riforme che tengano conto di tante sfaccettature della questione.

In barba alla certezza della pena e alla sicurezza dei cittadini, il ministro della Giustizia si è posto il problema del risparmio. Infatti, ha stabilito che dovrà accadere il contrario di ciò che è stato fatto finora nella gestione degli interrogatori dei detenuti. In base a quanto stabilito dal nuovo pacchetto emergenza carceri, non sarà più il detenuto a recarsi dal giudice in tribunale, ma sarà il giudice a doversi recare nelle carceri per incontrare i detenuti.

La diretta conseguenza di tutto questo sarà il tanto auspicato risparmio delle spese o il rallentamento automatico di tutte le attività e fasi istruttorie che subiranno ritardi enormi?

Le reazioni politiche sono state quelle dello scontato assenso del Pd, ma il pacchetto “svuota carceri”trova consensi anche nelle file del Pdl. Il senatore Altero Matteoli considera condivisibile il decreto legge che prevede l’espiazione degli ultimi 18 mesi della pena ai domiciliari.

Contrario si pone il pensiero della Lega che, attraverso il senatore Roberto Castelli, sostiene come sia stato fatto “un ribaltone da manuale con l’obbiettivo di sovvertire il voto popolare e portare avanti una politica opposta a quella del precedente governo. Si pensi alla nascita di nuove tasse, ad una politica scorretta nei confronti del fenomeno immigrazione e stranieri (cittadinanza facile) e appunto ad una riforma delle carceri del tutto confusionaria.

Ciò che teme la Lega è che tutto quanto di buono era stato fatto dalla stessa Lega sul fronte sicurezza, rischia di essere vanificato in pochi giorni.

Nonostante il problema carceri sia divenuto immenso, penso che vi siano vari modi per tentare di trattarlo nel modo più serio possibile a partire dal tentativo di andare alla radice dello stesso, di sveltire i processi in modo da non inserire nelle carceri insieme e sullo stesso piano innocenti (e ve ne sono parecchi, troppi) e colpevoli, dal discernere con obbiettività detenuti italiani e stranieri. Sì, perché teniamo conto che gli extra-comunitari non residenti in Italia non possono godere degli arresti domiciliari. Pertanto, in base al nuovo pacchetto “svuota carceri”, gli extra-comunitari dovrebbero essere conseguentemente rispediti nei propri Paesi di origine. Ma questo comporterebbe una continuità con le misure di sicurezza assunte dai vari Paesi, continuità di cui non sono sicura che noi cittadini italiani veniamo edotti nella giusta maniera.

“Last but not least”, si dovrebbe prendere in considerazione il fattore costruzioni carcerarie alternative per trovare nuovi spazi  ed alleggerire quelli già esistenti. Ad esempio, grazie all’idea di quello che doveva essere definito “federalismo demaniale” secondo la Lega e non solo, in merito alle norme sulle carceri, si era discusso del fatto di poter utilizzare finalmente per esempio caserme dimesse (e in Italia pare ve ne siano molte) raggiungendo un doppio e contemporaneo obbiettivo: ristrutturare spazi inutilizzati come cattedrali nel deserto e utilizzarli per scopi sociali e di sicurezza. Obbiettivo non centrato che con il governo Monti è divenuto una bolla di sapone.

L’importante è applicare l’indulto mascherato.

Roberta Bartolini

In video: Il delirio buonista di Vendola sulle carceri


Monti e Scrooge sono la stessa persona

La Grande Carognata di Natale, così tosta e così complicata, così a matriosce russe, che ogni volta la apri e ti salta fuori una sorpresa – una Carognata che nemmeno la stampa e i media ne sanno misurare l’entità, ci è già stata data. Full Monti o Rigor Montis o addirittura Rigor Mortis, Monti Python e il nonsenso della vita, Monte di Pietà, sono solo alcuni degli epiteti con il quale l’opinione pubblica cerca di mantenere quel che resta del senso dell’umorismo nei confronti di un governo di “autonominati” espropriatori.

L’algido Bocconiano surgelato in veste di nuovo Scrooge ci mette la tassa sulla dolce casetta, aumentando i nostri estimi catastali del 60%? Niente paura: la sinistra ne è felice e gode. Questo sì è un governo, mica come quel Pirla di Arcore che ci aveva tolto l’ICI sulla prima casa!. Ora poi si chiama IMU e vuoi mettere la differenza?
Gli stabili delle Banche aumenteranno l’estimo catastale del 20 %? Ma certo! fanno bene – dice la Sinistra Superciukka – I ricchi è giusto che debbano avere dei consistenti sgravi fiscali. Solo i poveracci devono pagare le tasse per intero. Se stanno bene le banche stiamo bene anche noi.
La Banca sei tu – dice la Bonanima del tenente Colombo in Paradiso mentre svolazza per le iper Coop in cerca dell’ultimo regalo per i nipotini.
Eppoi i poveri sono tanti è giusto che spariscano assiderati nel gelo della notte di Natale, accendendo gli ultimi fiammiferi per scaldarsi mentre sognano una tavola imbandita con un’oca farcita che non potranno permettersi. Ringraziate piuttosto: per ora la tassa sui sogni non c’è ancora. I ricchi invece sono pochi. Specie se oligarchi. E dato che noi sinistri siamo anche degli ambientalisti, dobbiamo ben proteggere la specie in estinzione, no?

Nel mentre, il neo eletto dal NYT, King George e l’algido Monti-Scrooge non si perdono un concerto di Natale. Ma fuori dai teatri… Oh sorpresa!
Invece di trovare i soliti contestatori per il consueto lancio di uova marce, o i poveri barboni in stile “Miracolo a Milano” che volano sulle scope, si ritrovano, indovina chi? I Trimurtini coi fischietti che suonano Fratelli d’Italia. Questo sì che è un memorabile centocinquantenario da ricordare!
“W Monti, invece di W Verdi! Monti, facci sognare! W Passera, anche se Solitaria ! A morte Forza Gnocca! Dateci più macelleria sociale e che la pensione ci venga bloccata dal 1 gennaio 20012! Vogliamo la tracciabilità dei nostri conti! Vogliamo campare con 50 euro alla settimana. Basta col contante! W le Banche! Tutto il potere ai banksters!
Re Giorgio Santo Subito! E grazie per i sacrifici richiesti: sarà fatto. Ma mi raccomando, nel discorso di fine d’anno, non esiti a chiedercene ancora una bella raffica aggiuntiva”.

Ancora, ancora…ancora, perché io da quella sera…Così si sgolano a cantare i Trimurtini.

Fuori nevica e Monti-Scrooge, granitico e volitivo dal cuor surgelato, rigido nel suo loden verde, non si pente. E’ L’Itaglia che lo vuole. E anche le lacrime della ministra Fornero sono già ghiaccioli da appendere all’albero di Natale della piazza.

Vipera Gentile

Miracolo a Des Moines?

Le primarie repubblicane prenderanno il via dal piccolo stato dell’Iowa il 3 gennaio. Sette i candidati ai nastri di partenza: Mitt Romney, ex governatore del Massachussetts e secondo classificato alle primarie 2008, Newt Gingrich, presidente della camera negli anni ’90 e acerrimo nemico di Bill Clinton all’epoca, Rick Perry, governatore del Texas, Michelle Bachmann, unica donna del gruppo, deputata del Minnesota e fondatrice del gruppo “TEA Party” alla camera, Rick Santorum, ex senatore della Pennsylavania, Jon Huntsman, ex governatore dello Utah e Ron Paul, deputato del Texas quarto classificato alle primarie 2008 e rappresentante libertario. Gli ultimi sondaggi usciti oggi, autori PPP e Insider Advantage hanno del clamoroso. Dopo mesi passati a inseguire l’altalena che ha visto in sequenza Michelle Bachmann, Rick Perry, Herman Cain (ritirato a seguito di uno scandalo sessuale) e Newt Gingrich contendere il primato all’ultra-favorito Mitt Romney, Ron Paul sembra essere riuscito a prendere la testa del gruppo. Per PPP Ron Paul sarebbe in testa con il 23% e avrebbe tre punti in più di Mitt Romney, mentre per Insider Advantage il deputato texano avrebbe un vantaggio di sei punti su Romney. Ron Paul rappresenta l’ala dei libertari e dei paleo-conservatori. Paul propone la fine del coinvolgimento americano negli scenari di guerra in giro per il mondo, la chiusura delle basi NATO all’estero. Inoltre Ron Paul chiede la fine della moneta fiat e lo smantellamento della Federal Reserve. La sua devozione alla costituzione, che consulta minuziosamente prima di ogni voto, gli ha provocato il nomignolo di “doctor No”. Ron Paul ha votato contro la guerra in Iraq fin dal principio e ha costantemente votato contro i rifinanziamenti delle missioni americane in Iraq, Afghanistan, Kossovo, chiede il drastico taglio delle spese per gli aiuti all’estero, ivi compresi gli aiuti ad Israele, ed è inoltre uno dei più fervidi oppositori del “Patriot Act”. Ron Paul è sempre stato guardato con sospetto dall’establishment dei neo-conservatori, ma come ha notato l’ L.A. Times attrae elettori giovani ed indipendenti che affollano i suoi comizi nell’Iowa. Ron Paul attrae proprio gli elettori che hanno trascinato Obama alla Casa Bianca e che sono delusi dal voltafaccia del presidente, eletto promettendo maggior controllo su Wall Street e minor coinvolgimento in politica estera e poi risultato pure più prono di Bush ai diktat delle grandi banche e pure più bombarolo del non rimpianto idolo della destra evangelica. Molti liberal delusi da Obama come Bill Maher, Matt Taibbi e Jon Stewart hanno espresso apprezzamento per il deputato texano non escludendo di votarlo in caso fosse lui il candidato repubblicano. Che l’America si stia davvero risvegliando? Forza Ron, qui facciamo il tifo per te

Sondaggio PPP caucus Iowa

Ron Paul 23%
Mitt Romney 20%
Newt Gingrich 14%
Michelle Bachmann 10%
Rick Perry 10%
Rick Santorum 10%
Jon Huntsman 4%
Indecisi 9%

Sondaggio Insider Advantage Iowa

Ron Paul 24%
Mitt Romney 18%
Rick Perry 16%
Newt Gingrich 13%
Michelle Bachmann 10%
Jon Huntsman 4%
Rick Santorum 3%
Indecisi 12%