A Natale siamo tutti più buoni

In questo Natale 2011, prodromico ad una grande rapina ai danni miei e di tutti i cittadini Italiani, è francamente difficile essere “più buoni”.
Perché dovrei esserlo con chi vorrebbe rapinarmi la casa e i risparmi ?
Perché dovrei esserlo con chi vuole continuare a sperperare nel pubblico i miei risparmi ora trasformati in tasse ?
Perché dovrei esserlo con chi ha svenduto la Sovranità e l’Indipendenza  della mia Patria e vorrebbe fare altrettanto con la sua Identità Nazionale ?
Perché dovrei esserlo con chi ha rubato il mio voto ?
Perché dovrei esserlo con chi ha fatto strame delle regole democratiche secondo le quali governa chi vince le elezioni e non chi non si è mai sottoposto al voto del Popolo ?
Perché dovrei esserlo con chi vorrebbe impormi non solo un modello di vita, ma anche cosa pensare, cosa dire, quali Ideali sostenere ?
Perché dovrei esserlo con chi vorrebbe impormi di dire “buone feste” e non “Buon Natale” ?
Perché dovrei esserlo con chi non vuole nelle mense il cibo tradizionale della nostra terra solo per “rispetto” nei confronti dei nuovi arrivati (e dovrebbero invece adattarsi loro a noi, non noi a loro !) ?
Perché dovrei esserlo con chi, in sostanza, non rispetta la mia sfera privata, interferendo in continuazione con la mia vita ?
Ma a Natale SIAMO tutti più buoni.
Quindi rimando ad altra occasione l’augurio, per chi ha gioito del rovesciamento del Governo Berlusconi, di tenersi Monti e la Fornero tutta la vita senza riuscire a far quadrare i conti personali ed auguro, invece, a tutti
Buon Natale !

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Così parlò il sen. Bricolo alla mummia

Abbiamo già fatto molti esempi per dimostrare la perfetta iniquità della manovra Monti. Ma gli esempi non sono mai troppi quando chi li dovrebbe recepire non li recepisce con la più perfetta ottusità, guardandoti dall’alto in basso, come fanno sia Monti che la Fornero come si fa con i bambini deficienti che non vogliono capire […]

BUON NATALE

Amici cari, quei pochi  che ancora vengono a vedere se ho ripreso a scrivere, vi auguro un felice Natale e Buon 2012….le aspettative non sono delle migliori, ma speriamo in bene…(che non verrà dall’attuale governo).

Mi sento in colpa per aver smesso di battermi in ciò che credo, ma è una crisi dovuta a ciò che vedo e alla stanchezza di parlare al vento.
Comunque con il prossimo anno, spero di riuscire a superare il “blocco dell scrittore” che mi affligge e tornare a scrivere se non altro di diritti umani.
Un abbraccio a tutti voi e BUONE FESTE…
Marilena

L’italia

La verità sulla storia degli Italiani non è ancora mai stata raccontata perché sono i vincitori a scriverla e i vincitori sono sempre i governanti, i Capi, non il popolo. Una cosa però è sicura: è stata sempre uguale a quella che stiamo vivendo in questo periodo. Gli Italiani, debbono sacrificarsi, pagare, soffrire, combattere, morire affinché i politici di turno possiedano il proprio Impero. E’ questo che hanno perseguito, sotto le vesti dell’unificazione europea, dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi: possedere un Impero, alla pari di ogni governante, Dittatore, Re, Papa o Imperatore del passato. Contrariamente al passato, però, questa volta l’impero non era possibile conquistarselo con gli eserciti combattenti: la seconda guerra mondiale, con le sue catastrofiche conseguenze, con l’atomica e le due potenze mondiali in lotta fra loro, costringeva a seguire un percorso nuovo. E’ nata così una grande idea: farsi l’Impero tutti d’accordo, con la pace, con il denaro, con le banche.
Quando mai, però, un governante può dire ai sudditi che vuole farsi un impero eliminando la Patria, togliendo di mezzo la Nazione, consegnandone l’indipendenza e la libertà agli stranieri? Di solito almeno questa consolazione ai sudditi la si lascia: che combatta, si sacrifichi e muoia per la grandezza della patria, per amore verso la propria terra e i propri figli. Quindi questa volta ai poveri cittadini d’Europa sono state raccontate menzogne su menzogne: diventeremo ricchi, non dovremo adoperare il passaporto, avremo il mercato più potente del mondo, saremo d’esempio a tutti per la nostra giustizia, per la nostra ineguagliabile democrazia. Democrazia, democrazia, democrazia! Se si facesse un concorso per stabilire quale parola è stata usata più di frequente dal 1950 ad oggi nella povera Italia condannata a costruire l’impero europeo, sicuramente “democrazia” lo vincerebbe. Lo vincerebbe perché i governanti l’hanno pronunciata (e la pronunciano) ogni volta che ne hanno eliminato un pezzo fino a giungere, come oggi, ad eliminarla tutta. Per costruirsi l’impero bisognava distruggere gli Stati, possibilmente senza che i sudditi se ne accorgessero. Ma è stato facilissimo, addirittura più facile di quanto i governanti non pensassero, perché i poveri cittadini d’Europa, e quelli italiani soprattutto, erano talmente lontani dal supporlo che perfino adesso, di fronte all’evidenza, non riescono a crederlo. Via i confini fra gli Stati! Quale immensa, meravigliosa democrazia. Ma uno Stato come fa ad essere “Stato” se non è padrone di un territorio? Non chiedetelo a nessuno perché queste sono domande che in democrazia non si fanno. Via la moneta nazionale! Quanto è democratico dipendere dalla Banca centrale europea. Ma uno Stato come fa ad essere “Stato” se non possiede la propria moneta? Non domandatelo a nessuno perché le domande sulle banche non è democratico farle. Anzi: le banche sono diventate a poco a poco il più democratico corpo di polizia che esista al mondo; un corpo separato, mille volte più efficiente dei poveri carabinieri, al servizio esclusivo della dittatura dei banchieri, con la propria torretta di guardia ogni cinquanta metri. Ha un solo compito, il compito determinante: informare di ogni nostro respiro, tramite lo straordinario braccialetto elettronico che si chiama “conto corrente”, i grandi Capi stranieri, mai eletti e sconosciuti ai cittadini, che hanno messo fine all’ultima parvenza degli Stati nazionali unificando democraticamente fiscalità e bilanci dell’Impero. E le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia? Che le abbiamo fatte a fare? Ah! Questa è stata una carta superba che la buona sorte ha messo a disposizione dei governanti più traditori che gli Italiani, pur con una tragica storia di tradimenti alle spalle, abbiano mai avuto. Quale maggior fortuna che quella di godersi gli onori dell’esaltazione dello Stato mentre lo si pugnala?
Quasi tutte le dittature sono nate con il consenso delle autorità legittime. Nessuna, però, ha avuto, una maschera grottesca, addirittura inverosimile, come l’attuale: il voto dei parlamentari in carica per uccidere lo Stato sul quale governa. La battaglia per l’euro, infatti, è la battaglia finale che è stata scatenata appositamente per sbaragliare gli Stati nazionali. Il problema non è il debito, come ormai tutti sanno, ma il non possedere la banca nazionale che emetta la moneta. Nessuno si illuda che la battaglia sterminatrice non sarà portata fino in fondo, malgrado sia evidente che l’Unione europea finirà come al solito, con il conflitto fra gli Stati più forti, perché era questo lo scopo fin dal principio: distruggere con il gioco del denaro quello che non si poteva distruggere con i cannoni. Non credo che i parlamentari italiani siano tutti privi di una sia pur minima briciola di senso dell’onore e del dovere verso quei poveracci che hanno avuto fiducia in loro. Prima di consegnarsi alla storia come traditori e assassini dell’Italia, si rendano conto che, rifiutando il proprio consenso e pretendendo il ritorno alla sovranità monetaria, sarebbero ancora in grado di salvare gli Italiani in modo legittimo dal prossimo futuro di insurrezione e di guerra in Europa. E’ un appello che scrivo nella speranza di un ultimo ravvedimento; ma anche perché i testimoni della orribile tragedia che stiamo vivendo, hanno il dovere di lasciare agli storici di domani una documentazione certa sui responsabili della fine della civiltà europea.
… ma la colpa, aggiungo io, è anche e soprattutto dei politici insulsi, inutili, stupidi e dannosi che hanno permesso tutto ciò. Ossia, una “sospensione” della democrazia (per la quale ci si riempiono bocche e tasche) ai danni degli italiani indigenti. E l’assassino del popolo Monti ha ragione quando ci fa sapere che: “in pubblico i partiti mi criticano e poi mi votano“… prendendo per il culo i politici da omuncolo arrogante qual’è. Ma tra l’arroganza e la vigliacca imbecillità, ormai preferisco la prima perchè, se non sono stati capaci di fermare la macelleria sociale (montiana e napolitana, appunto), non hanno alcun diritto di ripresentarsi alle urne.

Solidarietà a Gianfranco de Turris

Gianfranco de Turris è un mite e colto signore che è macchiato da un peccato originale e da uno mortale.

Il peccato originale è di essere sempre stato di Destra, senza averlo nascosto.
Il peccato mortale è di aver scritto la prefazione al libro che Gianluca Casseri, quello che ha recentemente sparato ad un gruppo di senegalesi, uccidendone due, prima di suicidarsi, aveva scritto e pubblicato a confutazione delle tesi di Eco sui Protocolli di Sion (il documento posto a base, sostengono alcuni, della persecuzione contro gli ebrei perchè documenterebbe il loro complotto per dominare il mondo).
Gianfranco de Turris è (o forse era, potrebbe anche essere andato in pensione) un redattore del giornale radio rai, sezione cultura.
Collabora a Il Giornale (ecco un altro peccato mortale …) ed è appassionato ed esperto di fantascienza e fantasy.
Mi ricordo, sin da ragazzino, la sua firma assieme a quella di Sebastiano Fusco, su tante recensioni e commenti di libri e film del genere cui sono anche io appassionato.
Una così colta persona, preoccupata di analizzare, studiare, commentare, discutere, si è trovata nel centro del mirino da parte della sinistra più o meno becera (non c’è differenza) anche in quell’ambiente che lui tanto ama.
E’ stato additato come un ispiratore, se non complice, del crimine commesso dal Casseri e la sinistra ha decretato la fatwa contro de Turris.
Quella stessa sinistra che è stata presa dal ballo di San Vito perché in un forum sono stati pubblicati nomi di persone che sostengono l’immigrazione, ma quando si tratta di predisporre liste di proscrizione contro chi non la pensa “politicamente corretto” non fa una piega.
Il tentativo di intimidire de Turris è nel solco di quelle leggi repressive della libertà di opinione, pensiero, stampa, introdotte dalla Scelba, proseguite con la Mancino e che i talebani del politicamente corretto, i fondamentalisti del buonismo, gli inquisitori rossi, vorrebbero completare con la trasformazione in reato (o aggravante) della cosiddetta “omofobia” o tendenti a considerare reato ogni analisi critica verso le vicende della seconda guerra mondiale conosciute sotto il nome di “Olocausto”.
In sostanza de Turris è il prototipo del libero pensatore cui imporre il “politicamente corretto”, il pensiero unico, la tirannia del banale e della forma.
Per questo motivo solidarizzo totalmente con Gianfranco de Turris, come già ieri per parte sua ha fatto Il Culturista  , perché noi Uomini Liberi non possiamo rinunciare a pensare con la nostra testa, in base alla nostra esperienza, alle nostre conoscenze e nel rispetto dei nostri Ideali.

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E’ uscito il libro: “IL CRONISTA” di Gaetano Rizza

Il libro è un rifacimento del primo libro dell’Autore (La sinistra ce l’ha piccolo, il leader), riprende infatti tutto il libro precedente con l’aggiunta dei capitoli più attuali che arrivano alla fine del governo di centro-destra e l’inizio del governo Monti. Il libro si potra acquistare in tutte le librerie e in tutte le maggiori […]

Le infermiere

Avete presente quella bellissima canzone francese tradotta in italiano da Fabrizio De andrè dal titolo “Les passantes”? E’ una stupenda canzone di Georges Brassens, che a sua volta la mise in musica prendendola da una poesia di Antoine Pol che a sua volta aveva ripreso un pensiero poetico già espresso da Baudelaire. Questa canzone è […]

La democrazia non è sospesa. E’ fallita

Sempre più spesso i telegiornali ed i quotidiani riportano i sermoni di Napolitano come, prima di lui, di Ciampi e Scalfaro.
Purtroppo non è possibile ignorarli, perché si possono saltare gli articoli che parlano di Napolitano, si può evitare sistematicamente il messaggio di fine anno, ma il telegiornale, bene o male, lo si ascolta tutto, dalle vicende amorose delle dive del cinema fino a quello che dice Napolitano.
Ieri se n’è uscito con l’affermazione, excusatio non petita …, che la democrazia non è sospesa.
Giustamente Berlusconi ha confermato che sì, non è sospesa, ma Monti rappresenta una anomalia.
Una anomalia, aggiungo io, che denota come la democrazia, è vero, non sia sospesa, ma sia fallita.
Almeno la democrazia come la conosciamo in Italia, consociativa, piena di tabù, di parole d’ordine, di veti e controveti, di immobilismo.
E’ un tipo di democrazia che, non decidendo, rinviando, scendendo a compromessi, provoca danni.
E’ una democrazia che concretizza la famosa frase del Duce, recentemente ripresa da Berlusconi, per cui “governare gli Italiani non è difficile, è inutile”.
E’ una democrazia malata terminale di assemblearismo.
E’ una democrazia che si rende ridicola soprattutto quando affida la propria apologia ai comunisti che della democrazia sono l’opposto e la negazione.
Leggo che Fini, dopo aver abbandonato tutte le sue precedenti idee, ha anche rinunciato all’idea presidenzialista e questo continua a (s)qualificare il personaggio, ma anche marcare l’involuzione del nostro sistema politico.
In Italia tra comitati, commissioni, doppi passaggi alle camere, consultazioni con sindacati, associazioni, consumatori, imprenditori, banchieri, economisti, circoli aziendali e della bocciofila, c’è sempre qualcosa da chiedere e qualcuno che verrebbe toccato da qualsiasi provvedimento, tanto da impedire di procedere speditamente con i provvedimenti necessari.
E’ la ragione per cui Berlusconi ha realizzato molto meno dello sforzo profuso, rinunciando anche ad alcune delle ottime idee di fondo del suo programma.
E’ la ragione per cui il Monti presidente del consiglio fa esattamente il contrario del Monti che sermoneggiava dalle comode colonne della compiacente stampa nazionale.
In Italia (e non solo) c’è bisogno di decidere e che le decisioni siano assunte da una persona sola, senza che debba venire a compromesso con gli altri cinquantanove milioni di Italiani.
La democrazia, come sempre, non è immutata e immutabile, ma deve evolvere con il progresso dei tempi e delle circostanze per essere efficace e funzionale.
Diversamente porterebbe a valutare altri sistemi come più degni e produttivi.
La democrazia in Atene non è certo quella che ha caratterizzato l’europa occidentale negli anni della guerra fredda ed oggi, con la velocita di decisioni, di comunicazioni, di risposta, non può essere quella lenta, burocratica e farraginosa delle due camere che decidono sulle stesse materie, del proporzionalismo assembleare, dei presidenti della repubblica eletti da un sinedrio ristretto (talvolta a dubbio di legittimità) che strologano senza responsabilità e dei presidenti del consiglio eletti sostanzialmente dal Popolo che non hanno poteri decisionali ma solo responsabilità e vengono rovesciati dalla congiura di palazzo dei notabili.
Chi vince le elezioni deve decidere, senza se e senza ma.
Diversamente la democrazia è fallita e sarebbe meglio l’assenza di governo come è stato in Belgio per quasi due anni (farebbe meno danni) , perché “governare gli Italiani non è difficile, è inutile”.

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A Natale, Georges De La Tour

Un breve post di clima natalizionon può non soffermarsi su un evento,e rifuggire dalla noiosissima tragi-cronaca delle eurofregature a scoppio continuo di questi giorni.Georges De La Tour è il personaggio, abbastanza misterioso per le scarse notizie sul suo conto, le cui opere sono in mostra stavolta a Milano, a Palazzo Marino , Sala Alessi, in collaborazione con Eni e il Louvre fino all’8

Solidarietà a De Turris, contro il razzismo rosso

‘Lettera22 esprime sconcerto per la pretestuosa aggressione mediatica di cui l’amico e collega Gianfranco de Turris e’ oggetto in queste ore. Gianfranco, noto e stimato giornalista ed intellettuale, e’ infatti vittima di attacchi volgari e faziosi da parte di chi lo accomuna a Gianluca Casseri, il folle autore della strage di Firenze contro i senegalesi. La colpa, o peggio il reato in cui sarebbe incorso infatti, e’ quello di aver incrociato il suo nome con quello di Casseri, in un paio di prefazioni e raccolte di saggi”. E’ quanto si legge in una nota.

”Vale appena la pena di ricordare che de Turris, oltre ad essere stato a lungo vice caporedattore della redazione cultura al Giornale Radio Rai, ha scritto decine di libri, centinaia di introduzioni, prefazioni e articoli, e’ uno dei maggiori esperti di narrativa fantastica ed esoterismo dell’ultimo secolo, esegeta e conoscitore profondo del complesso pensiero di Julius Evola. Una ricca produzione intellettuale, la sua, foriera di rispetto e apprezzamento anche da molte voci libere e non omologate provenienti da percorsi ben diversi dal suo. Ora, l’unica preoccupazione di alcuni nostalgici della caccia alle streghe, come Articolo21, Micromega, Liberazione e perfino qualche deputato del Pd, e’ quella di dimostrare l’equazione de Turris, uguale Casseri, uguale fascismo”.

”Una tentazione antica cui non resiste neanche Gad Lerner,  forse memore dei trascorsi in Lotta Continua, che ha imbastito  sulla vicenda una puntata de ‘L’infedele’. A parte il senso di ridicolo che tale operazione suscita in chi conosce Gianfranco de Turris, non foss’altro perche’ si tratta di una persona a dir poco mite, dotata di profonda sensibilita’ e di uno spessore umano non comune. Sostenere una tale equazione sarebbe come affermare che i versetti del Corano siano causa diretta del terrorismo islamico o che gli scritti di Bakunin delle devastazioni dei cosiddetti ‘black block’. Lettera22, quindi, condanna e respinge in pieno queste strumentalizzazioni, figlie di un odio che riporta, quello si’, ad anni bui della vita civile e della democrazia del nostro Paese”.

“Il Culturista” si unisce alle considerazioni  di “Lettera 22”, libera associazione di giornalisti, esprimendo la propria solidarietà a Gianfranco de Turris.

Mario Bozzi Sentieri