Lo spread

Sullo spread, su Berlusconi e sull’effetto Monti. Qui in un post particolareggiato di Bisquì. Lo spread non va minimizzato e, invece, l’illuminato bocconiano Monti ci dice di non sovrastimarlo.
Buona lettura.

Lo dico da bocconiano…

Un commento: “Patetici quelli che fanno la difesa d’ufficio di Monti, il quale è sostenuto solo dai grandi giornali i cui proprietari sono banche e finanzieri. E’ comunque preoccupante sentire un così titolato esponente del mondo economico come il Dott. Resca che nell’intervista sostiene che la liberalizzazione di attività come quella dei tassisti e dei farmacisti bloccano l’economia. Non sono nè un tassista nè un farmacista, ma non ci si vorrà mica far credere che la liberalizzazione di queste attività sbloccherebbero la nostra economia! Non vorranno farci credere che siamo tutti in attesa di dare una frustata all’economia andando a spendere le nostre ultime quattro lire (scusate, i nostri ultimi centesimi) dal sostituto del farmacista o dal sostituto del tassista!”
L’errore di Monti? «Non aver puntato abbastanza sulla crescita ed essersi fatto bloccare dalle lobby anti-liberalizzazioni». Laureatosi in Bocconi a pieni voti, il presidente di Confimprese, Mario Resca, una vita professionale spesa all’interno della business community – dal gruppo Fiat fino a McDonald’s – ha tutti i titoli necessari per giudicare l’esperienza «politica» di un altro bocconiano come Mario Monti.  Anche se proprio al professore è «debitore» del suo primo incarico professionale. «Il giovane Monti – racconta – era l’assistente del mio relatore della tesi, il rettore Giordano Dell’Amore, dopo la discussione mi convinse a fare un colloquio alla Chase Manhattan Bank che apriva in Italia e cercava giovani validi, fu determinante».
Presidente Resca, molti economisti accademici, a partire dal professor Piga, hanno criticato il premier. Lei che ne pensa? «Mario Monti ha un’esperienza brillante di professore, conosce bene l’economia. Ma, come diceva mia nonna, l’esperienza vale più della scienza: chiedere soldi a un sistema che è già in difficoltà toglie ossigeno all’economia».
Che cosa sarebbe necessario? «Manca un disegno di sviluppo. Se il Pil va verso un -0,5% l’anno prossimo, bisogna adoperarsi per farlo crescere. Non bisogna mortificare il sistema delle imprese, ma togliere il potere alle lobby delle corporazioni a partire da farmacisti, tassisti, notai. Hanno un costo enorme che tutti noi paghiamo».
E poi? «Bisogna mettere in efficienza la macchina statale, una burocrazia antiquata è un elemento negativo per la ripresa perché disincentiva le aziende, sia italiane che estere, a fare business».
E il governo Monti ha la forza per fare tutto ciò? «Sì, perché i partiti hanno l’alibi dell’esecutivo tecnico per l’impopolarità di alcune scelte. Ma se i singoli componenti dell’esecutivo iniziassero a pensare alla prosecuzione della loro carriera politica, allora ricadremmo in un circolo vizioso. Infatti la popolarità del governo è diminuita».
Insomma, serve la «fase 2». «Fase 1 e fase 2 dovevano stare insieme».
Manca un sogno o manca un piano di ristrutturazione con annessi tagli del personale? «Sono specializzato nel risanamento di imprese in difficoltà e posso affermare che aumentare i ricavi è più decisivo che tagliare i costi. Da commissario Cirio la prima preoccupazione è stata riportare i pelati sui banconi dei supermarket, mentre da direttore generale dei musei ai Beni Culturali posso affermare che i visitatori sono cresciuti del 16%, nel 2010, e del 9,8%, quest’anno, senza licenziare un dipendente. Manca un sogno, ovviamente realizzabile».
Confimprese aveva lanciato l’allarme consumi già prima di Natale. «Il punto è proprio questo: i consumi sono calati perché la gente è spaventata, teme un ulteriore peggioramento e non spende. Ecco perché servono le liberalizzazioni, a partire da quelle degli orari dei negozi, farebbero emergere una nuova categoria di giovani imprenditori».
La cessione dei beni pubblici per ridurre il debito non servirebbe? «Siamo un Paese indebitato nel quale purtroppo i creditori comandano. Vendiamo pure i beni di famiglia, ma ricordiamoci che ci sono troppe aziende pubbliche gestite male».

Bocconiani…

Dal “disarcionamento” del dittatore Berlusca ad oggi, lo spread è rimasto più o meno lo stesso (oggi, dicono, sia a 518), il profdottor monti, oggi nella sua paternale ci dice di non sovrastimare lo spread… Si, faccio una domanda stupida… ma perchè prima c’era da sovrastimarlo e adesso no?
“I proprietari di casa tassati due volte: su reddito e valore”
Milano «È una patrimoniale mascherata. E permanente». Corrado Sforza Fogliani, presidente di Confedilizia, boccia senza riserve la riforma del catasto annunciata dal governo.
Avvocato,che cosa non la convince nell’impianto della riforma? «Il fatto che si passerà da un sistema basato sul reddito prodotto dall’immobile a un altro commisurato al valore. Così non va, si tratta di un meccanismo iniquo».
Il motivo? «Ricordo che già l’allora ministro delle Finanze, Vincenzo Visco, aveva cercato di riformare il catasto spostando la tassazione sul versante patrimoniale. La proposta naufragò per una ragione semplice: in Italia si tassa il reddito per evitare il rischio che un proprietario debba pagare un’imposta superiore al reddito dell’immobile stesso».
Mi faccia un esempio. «Immagini un appartamento di grande pregio, nel cuore di una grande città. Il valore è ovviamente elevato, ma se il proprietario non riesce ad affittarlo, non c’è rendita».
Però ci sono evidenti sperequazioni: una casa dell’ 800, in pieno centro storico, è accatastata come «popolare », mentre un appartamento in periferia può anche essere classificato come «signorile»… «Questa è un problema di classamento, cui si può facilmente ovviare applicando la legge catastale attuale. Non serve tassare in via permanente le unità immobiliare per quel che valgono. La scelta fondamentale è sempre una, e una sola: va tassato il reddito o il valore? Il governo è su quest’ultima strada, pur in una situazione di mercato nella quale non vi è coerenza tra reddito e valore delle singole case».
Qual è il rischio? «Il rischio è che si pongano surrettiziamente le basi per una patrimoniale, per così dire, delle famiglie.Il timore è che si avalli l’incivile principio che un immobile venga colpito oltre il reddito che produce».
Il governo sembra comunque garantire che non ci saranno aggravi di imposta, perché la riforma sarà bilanciata da aliquote più basse. «E io le rispondo: quale riforma non porta con sé anche un aumento di gettito? Nel documento ufficiale, comunque, di questo impegno ad adottare aliquote meno gravose non c’è traccia».

La ricetta rivoluzionaria è fallita

Spread a 521 punti dopo aver piazzato i titoli di stato. Consumi di Natale a meno 20% dagli anni precedenti. Le mummie hanno sbagliato tutto! Abbiamo sempre detto, fin dal primo momento dell’insediamento del governo Monti con la sua ricetta rivoluzionario/miracolosa, che non avremmo mai appoggiato questo governo che invece ha ottenuto anche l’appoggio del […]

Tagli alla politica? E quando mai…

MILANO – Salvi. Almeno per quel che riguarda l’indennità degli assessori regionali in Sicilia. La Presidenza dell’Assemblea regionale siciliana ha dichiarato inammissibile un emendamento all’esercizio provvisorio che aboliva una delle due indennità percepite dagli assessori non eletti. Cioè a tutti i tecnici, voluti dal governatore siciliano Raffaele Lombardo nella sua squadra di governo, sarebbe dovuto corrispondere solo il compenso di assessore e non anche quello di parlamentare della Regione. Insomma sarebbero passati dagli attuali 14.200 euro circa a 4mila euro.
L’EMENDAMENTO– La norma, bocciata perché non compatibile alla materia trattata, era stata presentata dai capogruppo del Pid Rudy Maira, dal capogruppo Udc Giulia Adamo, dal capogruppo del Pdl Innocenzo Leontini e dal deputato Paolo Ruggirello che proprio oggi ha lasciato il Mpa per transitare al gruppo Misto. Ma Maira avverte: «Ripresenteremo la norma, magari all’interno di un disegno di legge organico sui costi della politica. Abbiamo tagliato i costi dei deputati non capisco perché non possiamo intervenire anche sugli assessori».
LA SALVA PARENTI- Non passa, invece, la cosiddetta norma «salva parenti». Il testo, bocciato con voto segreto dall’Aula stabiliva la proroga di un anno nell’applicazione dei criteri di incompatibilità tra le cariche di assessore e di consigliere nello stesso Comune, prevedendo anche l’impossibilitá tra parenti entro il secondo grado di far parte della stessa amministrazione.

La straordinaria fase 2

Nel frattempo, (per chi non lo sapesse) ieri sono aumentati i pedaggi autostradali. Il Pdl ha mal di pancia… mi chiedo dove sia stato il partito del cavaliere finora. Avrebbe potuto fermare tutto prima della catastrofe e non lo ha fatto… allora perchè continuare tanto a mugugnare se “il governo monti è il male minore”? E soprattutto, perchè continuare a prendere in giro gli italiani del Pdl e continuare a sostenere il governo monti?
Tre ore di consiglio dei ministri, poi bocche cucite. “Parlo solo io”, ha detto ai suoi ministri il premier Mario Monti, ben consapevole che una parola in più in questo momento può far franare tutto il suo fragilissimo castello. L’ultimo CdM del 2011, terminato intorno alle 18.10, è stato forse anche uno dei più complicati, perché su tavolo di Passera, Fornero % Co. c’era un complesso pacchetto di riforme e misure per la crescita. La Fase 2, così, comincia con la museruola. Lo ammette lo stesso ministo per la Cooperazione Andrea Riccardi, uno dei più attivi quando c’è da presentarsi davanti a microfoni e taccuini: “Domani sarà molto interessante sentire la lettura che Monti darà dell’azione di governo finora e della prospettiva – elude così i giornalisti in attesa -. Ora potrei dire solo spezzoni, aspettiamo di sentire Monti domani”. Appuntamento, allora, a domani mattina, giovedì 29 dicembre, per la conferenza di fine anno del premier in cui si sveleranno i punti salienti dell’azione di governo.
Sussurri e voci – Finora si è ragionato per soffiate, intuizioni, mezze ammissioni. L’ultima, il possibile ritocco verso l’alto dei pedaggi autostradali. Sulla carta, rientrerebbe tutto nella politica di liberalizzazioni che dovrebbe intaccare i privilegi di categorie ‘protette’, dai tassisti ai farmacisti fino, appunto, ai gestori delle autostrade. In pratica, però, continuerebbero a pagare i contribuenti già colpiti duramente dalla Fase 1 del governo, la manovra di sole tasse. E anche sulla già annunciata riforma degli estimi catastali (a costo zero per il governo, il contrario per Confedilizia) la situazione è nebulosa.
I maldipancia – Riforma del welfare, liberalizzazioni, smantellamento degli ordini: per le misure concrete bisognerà aspettare qualche ora. Nel frattempo, mentre l’ex segretario Walter Veltroni invita il Pd a non tirarsi indietro (“Se il Pd è intelligente e ha coraggio, sosterrà questo governo. Il Pd deve stare con Monti con autonomia e convinzione. Anche correggendo e migliorando provvedimenti come ha fatto con la manovra”, avverte Veltroni in un’intervista a L’Espresso), nel Pdl continua a montare un certo malumore. “L’Italia rischia di essere spacciata a causa delle politiche fiscali e di bilancio messe in atto da chi è stato chiamato al governo per salvarla”, incalza il presidente del gruppo azzurro alla Camera Osvaldo Napoli, chiedendo poi a Monti un “break” . Deve, cioè, ‘fermare le macchine’ e incontrare le forze politiche che lo sostengono per rivedere la politica fiscale. “Il Pdl non può rendersi responsabile di un fallimento”, sottolinea Napoli.

Scrooge ha messo gli occhi sulle nostre case

Mentre gli Italiani brindavano ad un incerto futuro, il governo che gli Italiani non hanno mai votato né eletto, preparava nell’ombra l’ennesima rapina.

Ricordate quale fu l’innesto della attuale crisi economica globale ?
La speculazione sugli immobili ed i mutui, esatto.
Evidentemente qualcosa deve essere rimasto delle ambigue e pericolose frequentazioni di Monti (Trilateral, Goldman, Bilderberg …) perché l’osannato tecnico (rectius: teorico come giustamente scrive Gaetano il Cronista  in netta contrapposizione alla concretezza di chi vive tra il Popolo) sembra ossessionato dalle case.
Dalle NOSTRE case.
Una larga fetta della manovra tutta tasse di dicembre è incentrata sul ripristino dell’ici, l’aumento degli estimi, la spoliazione di quello che è uno dei beni primari di qualsiasi persona: la casa.
Adesso veniamo, per vie traverse (la stampa) a sapere che Monti sta elaborando un piano per un nuovo sistema di valutazione e classamento degli immobili.
Chi pensa che possa essere vantaggioso per gli Italiani alzi la mano … nessuno ?
Il signor Monti, evidentemente ingolosito dalla indubitabile ricchezza privata di un Popolo che ha fatto del risparmio un ottimo surrogato della incapacità dello stato a garantire il futuro dei suoi cittadini e del “mattone” l’investimento finora più solido (l’85% degli Italiani è proprietario di immobili) non si risparmia nel cercare la strada per sottrarci quel che è nostro.
Così la nuova frontiera, dopo l’aumento forzoso degli estimi e la concessione ai comuni (abitualmente affamati di denaro privato) di aumentare le aliquote dell’ici/imu sulla seconda casa, ma anche della ripristinata tassa sulla prima casa, è il cambiare i parametri di valutazione.
Dai vani (che non comprendevano il corridoio di ingresso o che talvolta valutavano bagno e cucina a metà) si passa al metro quadro, così da colpire anche quella piccola porzione, non calpestabile né in alcun modo fruibile, di una casa.
Leggo addirittura che potrebbero essere abolite le distinzioni tra abitazioni popolari, economiche, signorili, civili o in base alla zona (centro, semiperiferia, periferia).
Monti sostiene che il tutto avverrebbe a costo zero: ma chi può ragionevolmente credergli ?
Io, no.
Può essere che dichiari di ridurre le aliquote ma …. passata la crisi.
E quando sarà passata ci sarà un’altra ragione per mantenere in essere la tassazione a livelli insostenibili, perché è facile imporre e aumentare le tasse per poi spendere i soldi nostri, difficile è decidere di non spendere più, tagliando i finanziamenti con i “colpiti” che strepiterebbero a più non posso (a tutti piace fare la bella vita a spese altrui …).
Del resto anche l’ici abolita da Berlusconi e ripristinata da Monti, inizialmente, si chiamava ISI, cioè imposta STRAORDINARIA sugli immobili.
Straordinaria, cioè non ordinaria, occasionale, una tantum …
Ma l’aspetto più vergognoso è la giustificazione “morale” (se così si può chiamare quella aberrante tassa sulle case).
Alcuni, pudicamente, si limitano ad affermare che è per adeguare il valore catastale a quello di mercato.
Ma per fare cosa ?
Per tassare, come confermano i più onesti, il REDDITO POTENZIALE di una casa.
Ma quale reddito potenziale se ci abito ?
Mica posso andare sotto i ponti o abitare in affitto per poter, a mia volta, locare l’appartamento di proprietà e renderlo redditizio (e il reddito sarebbe il canone di affitto a sua volta tassato ).
Seguiremo puntualmente come procede la rapina ai danni degli Italiani che Scrooge sta ponendo in atto, domandandoci, con Cicerone, quousque tandem, Monti, abutere patientia nostra ?

Entra ne

L’algido fascino della Regina delle Nevi

Il periodo delle festività natalizie è propizio alle fiabe di magia, spesso ridotte in cartoni animati per  lungometraggi, destinati a un pubblico infantile.  Ce ne fanno fare un’overdose in tv, di fiabe classiche in versione Disney e, non di rado,  ne viene snaturato il contenuto pedagogico e formativo, tutto a vantaggio degli effetti speciali e degli incassi di botteghino. Una fiaba invernale e

L’importante è spremerci

Prima, da Nessie, un post dal titoloDi crisi si muore“. La crisi in grecia. Poi, su una pagina del Sole24ore, titolo: “Papademos fa centro: Ici greca oltre le aspettative. Per chi non paga scatta il taglio della corrente“… come dire, facile vincere facile eh? Ma si mormora anche che uno stato che strangola è uno stato dittatore… e la dittatura viene da altrove.
Via i vani, in arrivo i metri quadrati. Sebbene il cantiere “casa” non sia ancora chiuso, si delineano i contenuti della riforma del catasto che, a detta del governo, “non servirà a fare cassa”. Come preannuncia un documento del Tesoro, l’obiettivo è aggiornare le rendite adeguandole al mercato e serve a riequilibrare gli estimi delle grandi città sperequati tra il centro e le aree periferiche. “Sarà a costo zero”, si affretta a dire una fonte di governo secondo la quale all’adeguamento dei valori base dovrebbe corrispondere una riduzione delle aliquote. “Non può esistere una riforma del catasto a costo zero – si affretta a dire il presidente di Confedilizia Corrado Sforza Fogliani – lo stesso documento del Tesoro si prefigge di rimediare a certe sperequazioni già esistenti”. Insomma, per qualcuno i costi aumenteranno, per altri diminuiranno.
Il provvedimento al vaglio dell’esecutivo dovrebbe arrivare a breve in modo da consentire una reale applicazione prima della fine della legislatura. Il ministero dell’Economia si ripropone di fissare i cinque criteri che saranno utilizzati. In primis la “costituzione di un sistema catastale che contempli assieme alla rendita (ovvero il reddito medio ordinariamente ritraibile al netto delle spese di manutenzione e gestione del bene), il valore patrimoniale del bene, al fine di assicurare una base imponibile adeguata da utilizzare per le diverse tipologie di tassazione”. La riforma rideterminerà, poi, la classificazione dei beni immobiliari e supererà “il sistema vigente per categorie e classi in relazione agli immobili ordinari, attraverso un sistema di funzioni statistiche che correlino il valore del bene o il reddito dello stesso alla localizzazione e alle caratteristiche edilizie”. Per le abitazioni e gli uffici, il “vano” come unità di misura della consistenza a fini fiscali verrà sostituito con la “superficie” espressa in metri quadrati. La riforma punterà, poi, a riqualificare i metodi di stima diretta per gli immobili speciali.
“Il catasto deve rappresentare quanto l’immobile rende – spiega Sforza Fogliani – le particelle catastali sono ciascuna rappresentata da una rendita che indica il reddito ritraibile dell’immobile”. La tassazione è, inatti, sui redditi. Nel 1990, però, non essendo capaci di calcolare la redditività dei singoli immobili sono stati accertati i valori degli immobili e, in un secondo momento, sono stati fissati a i coefficienti definire le rendite. “Il problema è che i cofficienti sono stati fissati a capocchia – spiega il numero uno di Confedilizia – per questo la vecchia Ici era una vera e propria patrimoniale: si calcolava su un catasto basato sui valori”. A suo tempo Confedilizia aveva impugnato il provvedimento prima davanti al Tar, poi davanti al Consiglio di Stato. L’allora governo Andreotti avveva ovviato al proffedimento trasformando il provvedimento in legge. L’ultimo tentativo di riforma, avviato nel 2006 dal governo Prodi con un “collegato” alla Finanziaria, finì nel dimenticatoio con la fine anticipata della legislatura.
Dopo aver letto il contenuto della nuova riforma, Sforza Fogliani è scettico sulla bontà del provvedimento. Se da una parte è chiaro il criterio (cioè l’intenzione di unire i valori e i canoni del mercato per arrivare alla rendita), dall’altra il governo non si propone di accertare soltanto la redditività. “E’ ancora difficile da giudicare e dare un giudizio obiettivo – spiega il presidente di Confedilizia – tuttavia non può essere che la riforma sia a costo zero”. Secondo Sforza Fogliani, dal momento che la manovra “salva italia” ha aumentato le aliquote dell’Imu è fondamentale che il nuovo catasto venga accompagnato dalla “revisione delle aliquote”. “fa poi specie – conclude Sforza Fogliani – a chi mastica la materia non vedere in tutto il documento alcun riferimento alla ‘unità tipo’ che dovrebbe essere prevista e individuata in ogni zona censoria”. Una mancanza che, a detta del presidente di Confedilizia, rischia di “portare a una mancanza di omogeneità”.

Doppiamente parassiti

ROMA – C’è chi timbra il cartellino ed esce subito dopo, chi sbriga in ufficio le pratiche dei suoi clienti privati. Addirittura chi accetta consulenze su progetti che poi dovrà valutare per conto dell’Amministrazione. Sono i dipendenti pubblici che svolgono il doppio lavoro senza aver ottenuto l’autorizzazione. E in questo modo causano un grave danno all’erario. Sono i numeri a dimostrarlo. Negli ultimi tre anni sono circa 3.300 gli impiegati e i funzionari, anche di livello alto, scoperti dalla Guardia di Finanza e dagli ispettori della Funzione pubblica a svolgere attività esterne. Hanno guadagnato illecitamente oltre 20 milioni di euro, causando un danno alle casse dello Stato che sfiora i 55 milioni di euro. Il settore degli sprechi nella spesa pubblica si conferma, dunque, quello dove maggiormente bisogna intensificare controlli e verifiche per recuperare denaro e soprattutto evitare ulteriori perdite. La dimostrazione è nella relazione annuale delle Fiamme gialle sul fenomeno dei «doppi stipendi» che evidenzia i dati relativi al periodo che va dal 2009 al 2011 e soprattutto fa emergere i casi più eclatanti. E nella quale viene sottolineata «l’importanza di intervenire nel settore degli sprechi della spesa pubblica che da un punto di vista ragionieristico pesa quanto e forse più di quello delle entrate fiscali. Un’importanza che oggi traspare in maniera ancor più evidente in ragione del perdurante momento di crisi e degli impegni politici assunti dall’Italia nei confronti della comunità internazionale, i quali impongono che le risorse disponibili siano spese sino all’ultimo euro per sostenere l’economia e le classi più deboli, eliminando sprechi, inefficienze e – nei casi più gravi – distrazioni di fondi pubblici che rappresentano un ostacolo alla crescita del Paese».
I progetti di geometri e ingegneri: La legge che disciplina «le incompatibilità, il cumulo degli impieghi e gli incarichi» consente ai dipendenti pubblici di eseguire attività professionali al di fuori dell’orario di lavoro, «purché lo svolgimento del lavoro venga preventivamente portato a conoscenza della Pubblica amministrazione di appartenenza ai fini della valutazione della sussistenza di situazioni di incompatibilità o di conflitto d’interesse con la stessa». Ed è proprio questo il nodo che ha evidentemente impedito a queste migliaia di persone di chiedere l’autorizzazione. Nel dossier gli analisti della Finanza sottolineano come «non sia possibile stereotipare il profilo del dipendente pubblico che viola queste norme, perché si va dai lavoratori con bassa qualifica fino a dirigenti con posizioni apicali», ma chiariscono che «i doppi lavori esercitati sono dei più eterogenei, spaziando dai lavori più umili alle alte consulenze professionali e tecniche prestate in cambio di laute retribuzioni. In sostanza si va da chi tenta di arrotondare magri stipendi a chi invece con il doppio lavoro incrementa redditi già invidiabili». Tra le denunce del 2011 spicca quella di un geometra in servizio in un’amministrazione provinciale che ha percepito consulenze per 885 mila euro senza aver mai chiesto alcun nulla osta. Ma la circostanza più grave è che i pareri riguardavano nella maggior parte dei casi le pratiche che doveva poi esaminare nello svolgimento del proprio incarico presso l’Ente locale. Poco meno ha guadagnato un ingegnere che è riuscito a ottenere compensi extra per poco più di 514 mila euro grazie al rapporto che aveva con alcuni studi specializzati.
L’esperto di Fisco dell’Agenzia: Sembra incredibile, ma persino alcuni dirigenti dell’Agenzia delle entrate hanno accettato di svolgere mansioni per cittadini e società private in materia fiscale. Il record spetta a un alto funzionario che senza chiedere alcuna autorizzazione ha svolto incarichi per 850 mila euro. Introiti di tutto rispetto anche per un professore universitario che oltre alle lezioni presso l’ateneo, ha percepito 266 mila euro di compensi aggiuntivi. Nel suo caso – come spesso accade – è stato l’organo di vigilanza interno ad attivare l’Ispettorato, ma molto più spesso i controlli vengono effettuati su segnalazioni di cittadini – talvolta colleghi di chi risulta al lavoro e invece non si presenta – oppure grazie a indagini autonome attivate dalla Guardia di Finanza. Nel 2009 le Fiamme gialle hanno effettuato 738 interventi. Risultato: «Sono stati 738 soggetti verbalizzati, 15 milioni e mezzo di euro le sanzioni contestate a fronte di 1 milione e 161 mila euro di compensi percepiti senza autorizzazione». L’anno del boom è stato certamente il 2010, quando l’allora ministro Renato Brunetta chiese un’intensificazione delle verifiche proprio in questo settore. Il dato registra «983 interventi effettuati, 1.324 denunce e ben 28 milioni 296 mila euro in sanzioni, a fronte di introiti illegittimi che superano i 13 milioni di euro». Buoni risultati anche nei primi 10 mesi di quest’anno (il dato contenuto nella relazione arriva fino agli inizi di novembre). Pur essendo calato il numero dei controlli a 722, le persone scoperte sono state 1.029 e 10 milioni e mezzo di euro l’ammontare complessivo delle contestazioni a fronte di cinque milioni e mezzo di euro guadagnati dai dipendenti pubblici senza autorizzazione».
Il record di 62 consulenze: È proprio nella relazione pubblicata a fine ottobre scorso dagli ispettori del ministero allora guidato da Brunetta che viene citato il caso di «dodici tra funzionari e dirigenti in rapporto di lavoro con Aziende sanitarie che hanno ricevuto compensi superiori a 100 mila euro ciascuno» per attività extra. Ma il vero record l’ha raggiunto un dipendente statale citato in giudizio dalla magistratura contabile. Si legge nella relazione della Funzione pubblica: «Anche il procuratore capo della Corte dei conti della Regione Lazio ha citato durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2011 la “vicenda paradossale” di un dipendente sottoposto a giudizio per un’ipotesi di danno erariale di 2 milioni e mezzo di euro. Il dipendente è risultato titolare contemporaneamente di più rapporti di pubblico impiego, espletando altresì in un arco temporale di qualche anno ben 62 incarichi e consulenze professionali, figurando come avvocato e fatturando con la partita Iva della quale era titolare in quanto intestatario – tra l’altro – di un’attività commerciale di ristorazione».
La direttiva d’intervento del comandante generale della Guardia di Finanza per il prossimo anno impone che l’attività dei vari reparti debba essere intensificata – oltre che nella lotta all’evasione fiscale – proprio sugli sprechi della spesa pubblica, così come del resto è stato più volte sollecitato dal governo. E quello dei doppi stipendi è certamente uno dei settori in cima alle liste di priorità per incrementare i «fondi di produttività» dei dipendenti pubblici (che servono tra l’altro a pagare gli straordinari); la legge prevede infatti che vengano incamerate non soltanto le somme ingiustamente percepite dai lavoratori, ma anche «gli introiti delle sanzioni comminate ai soggetti committenti, per lo più privati, che si avvalgono irregolarmente delle prestazioni dei pubblici dipendenti».

Fiorenza Sarzanini