L’attacco di Rigor Mortis al ceto medio

Rigor Mortis : se lo conosci lo eviti. Non c’è bisogno di essere lombrosiani per vedere le loro brutte facce da pignoratori, da becchini cimiteriali, da ragionieri senza qualità, di questo governo detto tecnico, ma in realtà politicamente camuffato. Non un guizzo di vivacità nei loro sporadici opachi interventi. Occorre qui ricordare che quando Berlusconi si schermiva con la stampa, ecco fioccare gli attacchi  della sinistra nei confronti della scarsa democraticità del premier,  le rampogne interminabili sulla presunta lesa “libertà di stampa”. Lui  invece, il professor bocconiano  si permette di blindarsi in stanze riservate e dire Niet ai cronisti senza che insorgano per rivendicare  la loro fatidica “libertà di stampa”. Del resto i nostri miserabili pennivendoli si sono tutti quanti profusi in lodi sperticate il giorno stesso del suo ben poco democratico insediamento, senza nemmeno averlo ancora visto all’opera. Ormai oltre che alla guerra preventiva, alla pace preventiva, al Nobel preventivo, siamo arrivati pure alla fiducia preventiva, quella a scatola chiusa.  E come dimenticare il vertice “trilaterale”, tra Monti, Bersani, Alfano e Casini a palazzo Giustiniani, sede del Grande Oriente, la più importante massoneria ? Neanche più il pudore di smentire la loro provenienza.
L’altro vertice “trilaterale” con il duo Merkozy, dove dichiara di portarsi diligentemente  a casa “i compiti”, ci ha fatto capire che i veri scolaretti un po’ mongolini, da punire severamente siamo noi.
Ecco il testo integrale della manovra passata alla storia con l’aggettivo “impressionante”. Ci voleva giusto la loro grande scienza economica per mettere pesanti tasse dappertutto: carico d’Iva, aumento dell’Irpef (? ora si parla di ritocchi), lavorare finché morte non ci separi, bloccare l’adeguamento al caro vita dei pensionati, impedire ai cittadini il rapporto diretto col denaro reale, per allenarli alla spesa di plastica strettamente controllata. Cioè  all‘esproprio delle banconote, dopo averli espropriati di una vera moneta con tanto di zecca di stato. Ricorrere alla tracciabilità informatica, trasformandoci in gasteropodi che lasciano la scia. E non è finita. I ceti medi, spina dorsale di questo paese, quelli che abitualmente non hanno santi in paradiso, né in parlamento, né godono di  camusse loro avvocate nelle piazze urlanti, hanno investito i loro risparmi, frutto del loro duro lavoro,  prevalentemente nel “mattone” quale bene rifugio? Benissimo,  e allora tassiamo il mattone.
I ceti medi hanno comprato una seconda casetta in campagna dove rifugiarsi in vacanza coi figli, la madre, la zia, la vecchia nonna, il cane, il gatto,  così da evitare di spendere i soldi per le vacanze alle Maldive, e di lambiccarsi ogni anno  con l’eterno tormentone su “dove vado in vacanza”? Molto bene, si annuncia una super ICI con  relativa revisione di tutti gli estimi catastali. E’ evidente che l’attacco di Rigor Mortis ai ceti medi, è la quintessenza della guerra finanziaria contro gli stessi, allo scopo di creare una sorta di capitalcomunismo  mondiale privo di stratificazioni sociali, all’insegna dell’esproprio e della progressiva pauperizzazione dei popoli. In altre parole, quello che non sono riusciti a fare Marx, Lenin e Stalin riescono a farlo i finanzieri internazionalisti e i loro commis, al servizio del saccheggio e della predazione di quel che resta dello stato.  
Intanto in Europa si preannuncia un Meccanismo di Stabilità Economica (MES) che prevede prelievi fiscali  “armonizzati” da parte degli stati sudditi e vasalli, ogniqualvolta gli Eurocrati lo  riterranno necessario. Provate un po’ a pensare come voteranno tutti i tecnici di Rigor Mortis entro il 31 dicembre al riguardo?
Li hanno messi lì bell’apposta.
Mi è venuto un altro atroce dubbio. Ormai sono in molti a  parlare di euro che deve fallire e che sarebbe d’uopo avere un piano B, per la lira o altra valuta corrente. Lo ha scritto anche Ida Magli nel  recente articolo ” La crisi dell’euro non è sanabile “.  Qualunque politicastro eletto direttamente dal popolo potrebbe dichiarare un default controllato, un congelamento del debito, o altra alchimia, per uscire da questo gulag. Non è che l’eurocrate Rigor Mortis ce l’abbiano messo lì, per irrigidirsi come uno Zombie da film di Romero, legarci le zampe come si fa con le pecore cui praticare tosature sempre più frequenti, con salassi di sangue  fino allo schianto dell’Eurozona, su modello muoia Sansone con tutti i filistei?  
Chissà se con queste allettanti prospettive,  si  riesce a dormire stanotte…

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Pateticismi

Qui. Ma nel frattempo, qui si continua ad andare avanti di leccaculismo. Il fatto è che non dovrebbe essere la tizia di cui sopra a piangere. Sono altri che piangeranno e non saranno politici o tecnici di governo a farlo… ripeto, mi piacerebbe vederla ad oltre 60 anni in una catena di montaggio o a pulire i cessi della sua università per prendere infine una miserissima pensione, non arrivare a fine mese e chiedere aiuto strisciando ad altri.  Poi…
… aggiungo anche un mavaffanculo vah.

Governo chiagne e fotte

La conferenza stampa con la quale il governo che non è stato eletto dal Popolo ha comunicato le sue decisioni ha fornito la rappresentazione della più classica sceneggiata “napolitana” innaffiata dalle lacrime in diretta della ministra Fornero.
Una azione vampiresca contro i cittadini ai quali vengono rapinati i risparmi investiti nelle case e nei depositi, con l’aggiunta della più vergognosa, infame e putrida azione contro i nostri Vecchi ai quali viene sottratto il più elementare diritto ad una pensione dignitosa con il blocco dell’adeguamento del loro reddito all’inflazione con eccezione, bontà loro, delle pensioni sociali (480 euro) e del loro doppio, 960 euro.
Perchè è noto che con 1000 euro di pensione si vive nel lusso più sfrenato.
Avremo modo di parlare del complesso della manovra, ma la crudeltà nei confronti dei nostri Padri e Nonni ai quali viene rubata la tranquillità degli ultimi anni della loro vita, grida vendetta.
Ma chissenefrega se salta l’euro, se il prezzo da pagare è calpestare la dignità dei nostri Vecchi ?
Mi ricordo di un libro di narrativa per le scuole intitolato “La gerla di Papà Martin“, dove un figlio parassita, dilapidando tutti i risparmi che il padre aveva accumulato con un duro lavoro, lo costringeva a ricominciare a faticare.
Ecco, togliere ai nostri Padri l’adeguamento all’inflazione, significa rimettere sulla loro schiena la simbolica gerla obbligandoli a vivere gli ultimi anni della loro vita lesinando il centesimo.
Davanti ad una simile porcheria che speravo non vedesse mai la luce, passano in secondo piano persino le infami tasse sulle case.
Il Pdl ha la gravissima responsabilità di non diventare complice di una manovra che per quante lacrime possa produrre la ministra Fornero, non potrà mai essere accettata.

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Manovra economica

ROMA – «Mandato di corta durata e severo impegno», esordisce così il presidente del Consiglio, Mario Monti, nella conferenza stampa illustrativa della manovra finanziaria. «Colpa del debito pubblico è degli italiani e il rischio è di compromettere quanto fatto in 60 anni», ha spiegato annunciando le misure di emergenza per rispondere alle tensioni sul debito. L’incontro con i giornalisti è avvenuta dopo tre ore di riunione del consiglio dei ministri che ha approvato il decreto correttivo dei conti pubblici (in un unico pacchetto). «Abbiamo elaborato una manovra che riteniamo equa e giusta, con la cura nella distribuzione dei sacrifici», ha aggiunto.
COSTI DELLA POLITICA – «Ispireremo le nostre dichiarazioni patrimoniali, dichiarando per interi i nostri possedimenti anche in fondi d’investimento, azioni e obbligazioni», ha detto Monti. Via le giunte provinciali e riduzione del numero dei consiglieri regionali. Riduzione del numero dei membri delle 8 authority (da 50 a 28 membri).
LA MANOVRA – «Fiscalità non punitiva per le piccole imprese, ma allargheremo la base imponibile – ha proseguito Monti -. L’estensione dell’imposta bollo anche titoli ed altri prodotti finanziari. E imposta dell’1,5% sui capitali rientrati con lo scudo fiscale». Il tutto orientato alla misura del riequilibrio fiscale per sostenere la crescita economica.
LE IPOTESI
ALIQUOTA IRPEF – Il primo intervento della manovra è sull’Irpef. L’aliquota Irpef del 43% viene incrementata di 3 punti percentuali, al 46%, fino al 2014 secondo quanto si legge nella bozza del provvedimento.
PENSIONI– Intanto il governo nella manovra ha previsto tutta una serie di provvedimenti volti a riformare la previdenza, primo tra tutti l’estensione del metodo contributivo pro rata per il calcolo della pensione per tutti, come ha annunciato nel corso della riunione con le parti sociali il ministro del Welfare, Elsa Fornero. «Aboliremo le finestre di uscita per le pensioni. Sono un bizantinismo inutile» ha poi aggiunto Fornero. È in arrivo invece una fascia di flessibilità per l’uscita verso la pensione con assegni più bassi per chi esce prima. La pensione di anzianità a qualsiasi età si raggiungerà soltanto avendo almeno 42 anni di contributi per gli uomini e 41 per le donne. La convergenza invece tra uomini e donne per l’età di vecchiaia a 66 anni (che per gli uomini è prevista fin dal 2012) sarà raggiunta nel 2018. Tuttavia le donne dipendenti del settore privato andranno in pensione di vecchiaia a partire da 63 anni già nel 2012. Si tratta di uno scalino di 3 anni, nel 2011 andavano infatti a 60 anni. Sarà flessibile successivamente come detto, la scelta delle pensioni nel settore privato da un’età minima di 63 anni a 70 per le donne e da 66 a 70 per gli uomini, calibrata su incentivi per chi resta e disincentivi per chi va via prima. Il blocco della rivalutazione rispetto all’inflazione per le pensioni di importo superiore al minimo (467 euro) varrà per il 2012 e il 2013. Per le pensioni tra i 467 e i 935 euro ci sarà una rivalutazione del 50% rispetto all’inflazione. Le minime avranno la perequazione totale. Ma chi ha maturato entro il 31 dicembre i requisiti di età e di anzianità contributiva previsti dalla normativa vigente, prima della data di entrata in vigore della manovra, potrà accedere alla prestazione pensionistica con il vecchio sistema e potrà chiedere all’ente di appartenenza la certificazione di questo diritto.
SVILUPPO – Il ministro per lo Sviluppo Corrado Passera ha invece annunciato interventi sull’Irap, che sarà defiscalizzata sulla parte attinente al costo del lavoro, e il supporto alle banche per il sostegno al credito delle Pmi. «L’obiettivo – avrebbe detto Passera secondo quanto riferito – è favorire la patrimonializzazione delle imprese (con premi agli imprenditori che mettono capitale nelle imprese). Sono previsti interventi sull’Irap. Dobbiamo inoltre concentrare le risorse sul fondo Pmi e supportiamo le banche per il sostegno al credito a Pmi». «La componente crescita è altrettanto importante del rigore», è la filosofia illustrata da Passera, che ha anche annunciato «misure per il risparmio energetico» e «un nuovo Ice». «Comprendo il disagio di molti cittadini di fronte ai sacrifici da affrontare, ma la catastrofe incombe, e va evitata, anche se costa» aggiunge poi su Twitter il ministro Passera.
LO STATO E LE BANCHE – La garanzia dello Stato sulle passività delle banche italiane e sulle loro obbligazioni per gli istituti di credito che ne faranno richiesta previo vaglio della Banca d’Italia. Tale garanzia avrà validità per un periodo compreso tra 3 mesi e cinque anni per le passività e a sette anni per le obbligazioni bancarie di nuova emissione. Questa una delle principali novità messe in campo dal governo allo scopo di fronteggiare eventuali difficoltà delle banche tricolori.
LIBERALIZZAZIONI – Via libera anche alla liberalizzazione dei farmaci di fascia C, quelli a pagamento, che potranno essere venduti anche nelle parafarmacie ma «nell’ambito di un apposito reparto delimitato, rispetto al resto dell’area commerciale, da strutture in grado di garantire l’inaccessibilità ai farmaci da parte del pubblico e del personale non addetto, negli orari sia di apertura al pubblico che di chiusura». «Le condizioni contrattuali e le prassi commerciali adottate dalle imprese di produzione o di distribuzione dei farmaci, che si risolvono in una ingiustificata discriminazione tra farmacie e parafarmacie quanto ai tempi, alle condizioni, alle quantità ed ai prezzi di fornitura, costituiscono – si legge nella bozza di decreto del Consiglio dei ministri – casi di pratica commerciale sleale ai fini dell’applicazione delle vigenti disposizioni in materia».
IMU – Un altro fronte di intervento della manovra è quello relativo all’Imu (l’ex Ici). Dal ritorno dell’Ici e dalle rivalutazioni catastali previsti dalla manovra, arriveranno 10-12 miliardi nessuno dei quali però andrà ai comuni. L’imposta municipale riguarderà anche «l’abitazione principale e le pertinenze della stessa»: l’aliquota ordinaria è dello 0,76%, mentre per l’abitazione principale è ridotta allo 0,4%. E poi altre misure: «Interventi su beni di lusso (barche aerei auto) che affiancano l’Imu andranno a comporre in futuro la tassa Patrimoniale»; «taglio lineare su deduzioni fiscali per famiglie per 22 miliardi o intervento su Iva»; «previsto un ulteriore aumento dell’Iva del 2% per un importo di 16 miliardi», sempre per far fronte alla riforma fiscale nel 2013.
TAGLI A ENTI LOCALI – Ammonterebbero invece a cinque miliardi i tagli che il governo si appresterebbe a fare nei confronti delle regioni e degli enti locali. È quanto avrebbe riferito ai presidenti di Regione e ai sindaci, sempre il ministro Giarda. In particolare la manovra prevederebbe tagli di un miliardo e 400 milioni per i comuni, di 500 milioni per le province e di poco più di 3 miliardi per le Regioni. Per quanto riguarda i comuni, i minori tagli sarebbero commisurati all’imponibile Imu (Imposta municipale unica, l’ex Ici). Per quanto riguarda invece le province, starebbe a loro decidere come suddividere il taglio da 500 milioni. Il governo ha però accolto la richiesta delle Regioni di destinare una parte delle accise sui carburanti al trasporto pubblico locale in modo da ridurre i tagli sui trasporti.
ESENZIONI – Tutte le agevolazioni fiscali e i benefici assistenziali saranno soggetti all’Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente, e oltre una certa soglia di reddito non saranno più concessi. Sarà previsto un decreto di natura non regolamentare del presidente del Consiglio dei ministri da emanare previo parere delle commissioni parlamentari competenti entro il 31 maggio 2012 a stabilire la revisione delle modalità di determinazione dell’Isee. A rischio assegni per gli asili nido, esenzioni per la tassa universitaria e altri tipi di regimi agevolati. I risparmi derivanti dalla misura saranno riassegnati al fondo per le politiche sociali per essere destinati a interventi a favore di famiglie numerose, di donne e di giovani.
TRACCIABILITA’ – Nella bozza allo studio del Consiglio dei Ministri anche l’abbassamento della soglia di tracciabilità delle transazioni fissata – sembra – a mille euro.
ADDIZIONALE IRPEF REGIONALE – Per le regioni poi è previsto dalla manovra un aumento dell’aliquota addizionale Irpef dallo 0,9% all’1,23%. Ci sarebbe in ogni caso un’opzione, rivolta a chi riduce la spesa sanitaria, di applicare l’aumento solo parzialmente ma indicando qual è il risparmio prodotto dalla riduzione.
BOLLI – Un intervento sui patrimoni è previsto invece sicuramente tramite il riaggiustamento dei bolli che si applicano sui conto coLo ha detto sempre il ministro Giarda.
AUTHORITY – Scure sul numero dei componenti di Consob, Antitrust e Agcom. Nel dettaglio, il numero dei componenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è ridotto da otto a quattro, escluso il presidente; quello dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture è ridotto da sette a cinque, compreso il presidente. Quello dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas è ridotto da cinque a tre, compreso il presidente, coma anche quello dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Antitrust) e quello della Commissione nazionale per la società e la borsa (Consob). E anche l’Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua, l’Agenzia per la sicurezza nucleare e l’Agenzia nazionale di regolamentazione del settore postale vengono soppresse e accorpati i primi due all’Autorità per l’energia elettrica e il gas e il terzo all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Vampirismo fiscale

Vittorio Feltri nel suo editoriale di sabato 3 dicembre, ha citato un saggio economista del 1900, Maffeo Pantaleoni, che in due righe ebbe la capacità di dettare lo spartiacque tra i governanti utili alla Nazione ed al Popolo e quelli nocivi:
Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse. L’abilità consiste nel ridurre le spese, dando nondimeno servizi efficienti, corrispondenti all’importo delle tasse.”.
In attesa di conoscere i termini esatti della manovra dei “tecnici”, prendiamo atto che le indiscrezioni pubblicate sui giornali ampliano mostruosamente la percentuale di imbecillità della manovra, riducendo al minimo (praticamente non si vede) quella di abilità.
Non basta il ripristino infame dell’ici sulla prima casa, ma le ulteriori abitazioni possedute (erroneamente mai esentate da quell’odioso tributo al potere statuale) verrebbero massacrate con un aggravio della tassazione solo per dare soddisfazione ai comunisti ed alla loro voglia di patrimoniale.
Chi ha escogitato questo sistema, evidentemente, non sa che la casa è l’obiettivo finale dei risparmi degli Italiani che amano la consistenza del “mattone”.
Non è un caso che da quando si è cominciato a parlare di ripristinare l’ici sulla prima casa e di patrimoniale, siano crollati mutui e acquisti di immobili.
Non bastava, dunque, l’ici e la patrimoniale sulla casa (dalla prima e spesso unica in poi) che ecco spuntare un aumento delle aliquote irpef.
La scusa è che colpirebbe solo quelle “alte”, cioè superiori ai 55 e 75 mila euro (lordi) di reddito.
Almeno per chi crede che poi il concetto non si estenda a tutti coloro che hanno un reddito superiore alla pensione sociale …
Sono proprio quelli i redditi e le rendite da colpire ?
In compenso non si legge di interventi per ridurre
la burocrazia statale,
l’elefantiaca macchina della pubblica amministrazione,
gli sprechi degli enti locali,
i privilegi delle cooperative.
E’ evidente che, legittimamente, chiunque abbia un po’ di sale in zucca cercherà di salvare i suoi risparmi con acrobazie compensatorie con le manovre dello stato in una gara tra guardie ladri dove, però, le guardie e i ladri non sono esattamente quelli che la vulgata generale pensa che siano.
Rimango dell’idea che, però, sarebbe molto meglio, molto bello, molto efficace, se fossero i partiti del Centro Destra (Lega e Pdl) ad organizzare, finalizzare e capeggiare l’obiezione fiscale che si trasformerebbe presto in una rivoluzione liberale a tutto tondo contro il vampirismo fiscale perchè:
Qualunque imbecille può inventare e imporre tasse. L’abilità consiste nel ridurre le spese, dando nondimeno servizi efficienti, corrispondenti all’importo delle tasse.”.

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Come Merola rovina il Natale

Il 25 novembre sono state accese le “luminarie” di Bologna in onore del Natale e per cercare di dare alla città quel clima di allegria che caratterizza il mese di dicembre fino all’Epifania.
Le “luminarie”, come sempre, sono pagate dai commercianti e, per tutto ringraziamento, la giunta Merola ha pensato bene di chiudere il traffico nel centro storico (persino alle motociclette !!!) nel periodo natalizio, quando, cioè, maggiori sono le aspettative di incasso.
E il progetto di Merola è chiaro: chiudere per sempre il centro storico (persino alle motociclette !!!), consentire alle biciclette di girare contromano (aspetto il primo incidente …), insomma nel più puro e ortodosso stile stalinista: vietare, opprimere, multare, con una “giunta di polizia urbana” fondata sulla vessazione.
Un veroaguzzinaggio” sistematico contro i bolognesi.
Cosa, del resto, potevamo aspettarci da un sindaco che bolognese non è, ma neanche lontanamente, mentre invece, purtroppo, comunista lo è, dentro, fin nel midollo ?
Come se non bastasse, ecco il regalo di Natale ai credenti della giunta Merola: l’immissione provocatoria di associazioni omosessuali nella consulta per la famiglia (sic !).
Avanti così, allora, che prima arriveremo al fondo, prima potremo rialzarci.

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Monti nelle vesti del Moro

In questa lettera, del 1492, Isabella d’Aragona, scrive al padre Alfonso, futuro re di Napoli, invocando un suo intervento affinchè ripristini la legalità nel Ducato di Milano, infranta dall’usurpazione di Ludovico il Moro, zio dello sposo Gian Galeazzo Sforza
E’ interessante notare nella vicenda un certo parallelismo con l’attuale momento storico dell’Italia: Napolitano chiama Monti a soccorrere Berlusconi. La storia ricorderà questo momento come una resa dello stato democratico e delle sue istituzioni, che sono state incapaci di governare questo momento cruciale. Ciò che non è stata capace di fare la Politica, nella sua sede naturale, il parlamento, dove ognuno deve fare la sua parte, ma con riguardo sempre al bene comune, lo faranno ora i tecnici, forze estranee – o che almeno lo dovrebbero essere – alla politica, tra l’altro addossando allo stato un costo extra ed imprevisto, che in questo momento di sfiducia nei conti pubblici proprio non ci voleva.  
Ma anche il governo tecnico pare non sia di meno quanto ad arrendevolezza: tasse e pochi tagli, ma soprattutto non si accenna a disposizioni che siano in grado di combattere e contrastare seriamente ed efficacemente sprechi, sperperi, corruzioni ed evasione fiscale. Ci eravamo quasi illusi che il nuovo governo tecnico, appunto perchè fatto di tecnici estranei alla politica, sarebbe stato capace di tirar fuori dal suo cappello magico, misure in tal senso, ed invece pare non ci sarà niente. E quindi, alla luce dei provvedimenti, che sembra si stiano adottando, questo governo balia non sarà servito a niente, se non a far peggiorare i già disastrati conti dello stato.
Ed ecco la lettera di Isabella d’Aragona al padre *.
“Da più anni, o padre, mi sposaste a Gian Galeazzo perchè, appena giunto all’età virile, egli governasse da sé il suo regno. Ecco, ha passato la prima gioventù, è padre: e a stento può ottenere da Ludovico la comodità della vita. Ad arbitrio di lui si trattano guerre e paci, si fanno leggi, s’impongono balzelli, si adunano tesori, tutto insomma si fa a suo beneplacito; mentre noi, privi di ogni soccorso e senza mezzi, conduciamo una vita da privati, e padrone dello stato non sembra Gian Galeazzo, ma Ludovico. Ora ha avuto dalla moglie un figlio che tutti dicono vuol far succedere nel Ducato, e intanto onora la puerpera come fosse la duchessa, mentre noi e i nostri bambini siamo spregiati e sottoposti a lui, non senza pericolo di essere uccisi a tradimento. Ben sento in me anima e intelletto, il popolo ci ama e compassiona, mentre odia lui, che per avarizia lo ha dissanguato; ma, impari di forze, devo tollerare ogni sorta di umiliazioni, nè posso parlare liberamente, tra servi devoti a lui. Se hai sensi paterni, se le mie giuste lacrime ti possono piegare, se nel tuo petto è regale magnanimità, togli il genero e la figlia dalla dura schiavitù, riponili sul trono carpito a tradimento. Che se nessun pensiero hai di noi, meglio togliermi da me stessa la vita che patire il giogo altrui.”  
* Da “La Dama con l’Ermellino” di Daniela Pizzagalli – Rizzoli Editore

Performance impressionante

Re Giorgio che si riempiva (e lo fa tuttora) la bocca con la “Costituzione“, ha progettato e concertato un colpo di stato a tutti gli effetti. Calpestando quella sua amata costituzione. In culo agli italiani. Re Giorgio è solo un vile traditore della patria.
Piovono encomi per Giorgio Napolitano. Elogiare l’operato del capo dello Stato sembra diventato uno sport nazionale. I giornali progressisti e i politici di centrosinistra da giorni lodano il ruolo di Napolitano. Dopo essere stato definito l’uomo dell’anno dalla rivista Wired, dedicata al mondo della tecnologia e rivolta a un popolo giovanile, adesso i complimenti giungono da oltreoceano. A farli è il New York Times. Che ha dedicato il suo ritratto del sabato proprio al presidente della Repubblica. Per il quotidiano americano più che capo dello Stato, Napolitano è diventato “Re Giorgio”. Quali sono i meriti riconosciuti al monarca? “Ha orchestrato uno dei più complessi trasferimenti politici dell’Italia del dopoguerra” ed è stato “un garante chiave della stabilità politica in tempi instabili”. Insomma, secondo il quotidiano americano, l’86enne ex comunista ha realizzato “una performance tanto più impressionante dato che la presidenza italiana è largamente simbolica, senza poteri esecutivi”, ma nonostante ciò Napolitano “ha spinto questo ruolo fino ai limiti” diventando un “power broker”. Su questo punto in effetti il giornale colpisce nel segno, visto che spesso il capo dello Stato è stato accusato di aver abusato del suo ruolo e di non aver optato per soluzioni diverse: dalla scelta di un altro leader politico capace di formare un nuovo governo a quella di sciogliere le camere e andare alle elezioni anticipate.
Il quotidiano racconta come Napolitano abbia “impiegato mesi nel preparare il terreno alla transizione”, aiutato dalla sua forte popolarità. Napolitano “è emerso come l’anti Berlusconi”, e accanto alla moglie Clio, ha “incarnato un’Italia diversa, un’Italia di virtù civiche”, scrive il New York Times. Che poi fa un accenno alla sua biografia di ex alto dirigente del Pci, un politico che l’allora segretario di Stato americano Henry Kissinger definì il suo “comunista preferito”. Per il quotidiano della Grande Mela, “un tempo, l’idea di un presidente americano che ringrazia Napolitano, che era essenzialmente il ministro degli Esteri del partito comunista o anche soltanto che lo chiamasse al telefono, era impensabile. Ora gli italiani guardano a Napolitano perché guidi la nave dello Stato con la sua tranquilla abilità, mentre Monti e la sua squadra di tecnocrati si assumono la difficile sfida di modernizzare la scricchiolante economia italiana”.
Insomma, se per la rivista Wired Napolitano “ha dimostrato negli ultimi dodici mesi una sorprendente velocità nel rimanere collegato alla realtà, in una parola, wired”, per il New York Times re Giorgio è stato “l’artefice del passaggio dal governo cinematico di Silvio Berlusconi a quello tecnocratico di Mario Monti” ed è l’unico che avrebbe permesso all’Italia di rimanere a galla. E per questo merita il ritratto del sabato per la sua “performance impressionante”.