E intanto il sindaco di Salerno, De Luca, spende 200.000 euro per il logo della città

Luigi De Magistris, il “nuovo che avanza” di Napoli, non è l’unico sindaco a non sentire la crisi (vedere articolo pubblicato oggi su Qelsi). Torna nel mirino di Qelsi un altro primo cittadino campano, Vincenzo De Luca, eletto a Salerno alle recenti elezioni di maggio con una riconferma plebiscitaria, 74,42%.
Sarà perché è già il suo quarto mandato, ma il buon De Luca sembra essersi montato un po’ troppo la testa. Dopo aver fatto infuriare i Comitati Acqua Bene Comune, come potete leggere inquesto articolo di Qelsi pubblicato lo scorso 20 ottobre,  il sindaco in quota Pd ha deciso che la sua Salerno debba avere un nuovo logo per la promozione di eventi, prodotti e immagini della città a livello internazionale. Un vero e proprio simbolo istituzionale per cui De Luca non ha voluto badare a spese: 200.000 euro tra ridefinizione del logo istituzionale e nuovo «lettering» per la toponomastica, tutto a spese dei contribuenti in tempi di crisi e di tagli.
Un costo elevato, motivato dal fatto che il sindaco di Salerno ha voluto avvalersi della collaborazione e consulenza di un “guru del design”, l’italo-newyorkese Massimo Vignelli, ideatore del logo.
Il problema però non sono solo i tanti soldi spesi per un’operazione ambiziosa, un po’ fanatica e di interesse collettivo assai dubbio e relativo. Peggio: quei soldi forse sono stati buttati via, perché quel logo non piace a nessuno.
Non piace ai salernitani, che hanno preso d’assalto internet per criticarlo. E non è gradito neppure dagli esperti di design, dagli altri “guru” per intenderci.
Le perplessità sono più che legittime. C’è chi dice che il nuovo logo sia stato copiato da quello del Napoli, fomentando oltretutto la rivalità calcistica tra le due tifoserie (certo per un salernitano non è bello che la sua città abbia un logo simile a quello partenopeo), chi addirittura lo associa al simbolo del Sapri Calcio. E in entrambi i casi i paragoni non sono per niente arditi.
Chi vuole infierire e confronta il nuovo logo di Salerno con quello di Roma. Qui, purtroppo per Salerno, non c’è partita.
Vi proponiamo un confronto anche noi:

In questa prima foto, a sinistra è raffigurato il nuovo logo “ambizioso” di Salerno, a destra quello di Napoli.
Qui, a sinistra Salerno e a destra il Sapri Calcio. Una somiglianza presa di mira persino dalla satira: “Trova le differenze”.
Infine, il nuovo logo di Roma capitale, voluto da Alemanno. Non c’è paragone. Ed è pure costato solo 40.000 euro, a differenza dei 200.000 di Salerno.
Vale la pena riportare alcune considerazioni di un esperto in materia intervistato dal Corsera, che ha preferito mantenere l’anonimato:
Se doveva richiamare elementi paesaggistici, la storia e lo sviluppo urbanistico della città, il logo disegnato da Vignelli non risponde nell’immediato ai criteri stabiliti. Non ci sono riferimenti storici alla città. È stato utilizzato il colore ufficiale della città, che è il giallo, con il blu di sfondo, ma si è dimenticato il rosso. Si potrebbe obiettare che il giallo è una cromia del rosso, però non è lo stesso.
Il font utilizzato, che contiene le cosiddette “grazie”, fuori dal gergo tecnico le decorazioni alle due estremità della lettera, ha una connotazione che rimanda al passato e cozza con la prospettiva turistica di un invito declinato al futuro. Il logo guarda al futuro solo nell’uso del colore blu, cui in grafica si attribuisce il valore di “moderno” e richiama il mare. Ma inserire il blocco grafico in un cerchio, mi rimanda immediatamente a quel logo… quello del NApoli. Le somiglianze stanno nell’utilizzo delle grazie nel “font”, “S” o “N”, la scelta di identificare il marchio con una sola lettera, la forma geometrica circolare e la scelta del blu predominante che non caratterizza Salerno se non per il mare. E la tecnica del “gradient”, la sfumatura” del colore
E su Roma:
Un esempio di logo riuscito è Roma. La giunta Alemanno nel 2010 bandì un concorso per la scelta del nuovo logo e il progetto vincitore non ha punti deboli, è impeccabile. Mette in risalto innanzitutto i colori istituzionali, giallo e rosso, poi una colonna simbolo di storia e presenza monumentale, con la lupa capitolina posizionata in alto come segno dominante. Non solo, anche il tipo di scrittura impiega un carattere disegnato ex novo a mano con la scritta “Roma” ben integrata nel blocco grafico dove la “M” rappresenta anche le gambe della colonna
Insomma, caro sindaco Vincenzo De Luca: 200.000 euro per un logo della città, in tempi di crisi, sono già di per sé uno spreco. Ma spesi per un logo brutto e persino copiato, sono proprio una fregatura.
L’unico contento sarà il buon Massimo Vignelli, oltre al sindaco stesso che ha definito “Un capolavoro” il nuovo simbolo.
De gustibus…
fonte blog: questaèlasinistraitaliana

Napolitano ordina…

… e gli imbecilli marchigiani (rossi-multikulti-lassisti-traditori) eseguono. Considerando che le marche potrebbero essere annoverate come regione da terzo mondo… ci può anche stare.
PESARO, 24 NOV – La Provincia di Pesaro Urbino concedera’ la cittadinanza onoraria ai bambini nati nel Pesarese da immigrati: un atto simbolico, a sostegno della battaglia per il diritto alla cittadinanza italiana di tutti i nati nel nostro Paese, affermato nei giorni scorsi anche dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano. ”Chi nasce in Italia e’ italiano” dice il presidente della Provincia Matteo Ricci (Pd), ed e’ arrivato il momento che lo ius soli prenda il posto ius sanguinis”. Ricci conta di organizzare una cerimonia entro l’anno. (ANSA).

Il golpista (2)

Forse, il signor napolitano non sa che gli ospiti d’italia sono anche questi (e i commentatori non sono solo convertiti… tra di loro ci sono anche musulmani di nascita ) e di esempi nel blog di stefania ce ne sono a bizzeffe. Gli islamici odiano i miscredenti ed educano i propri figli a fare altrettanto. E napolitano vuole svendergli la cittadinanza.
Giorgio Napolitano ci ha preso gusto a cavalcare la Costituzione. Sarà l’incenso, che per un politico è il gas più inebriante e al tempo stesso più tossico, sarà il colpo andato a segno con l’imposizione di un governo nato, composto e istruito in qualche salottino del Quirinale, ma il capo dello Stato sembra non aver più freni. Arrivando a definire «una autentica follia» una legge dello Stato che tuttora regola l’acquisizione della cittadinanza. Una legge può piacere o non piacere, ma dichiararla «folle» dando così del pazzo, dell’affetto da gravi turbe mentali all’intero Parlamento che quella legge votò mette i brividi a chiunque abbia a cuore l’armonia democratica del Paese. Comunque, quella è la legge, la numero 91 del 5 febbraio 1992, e quella deve restare perché nulla è intervenuto a farcela credere troppo severa. Molto, invece, a farci temere gli incontrollabili  l’immigrazione, foss’anche «da parto», andrebbe alle stelle e deleteri effetti di una sua revoca a favore del «diritto di suolo», l’automatica cittadinanza a chiunque veda la luce in Italia. Cittadinanza che comunque la legge, così com’è, non nega a nessuno, dopo dieci anni di residenza (ovviamente legale) e in assenza di precedenti penali.
Lo sappiamo tutti che siamo pieni di bambini extracomunitari, che asili e scuole ne straboccano e così gli ospedali. Bambini, per dirla con l’amico Giordano Bruno Guerri, «che vedono gli stessi cartoni, tifano per la stessa squadra, fanno gli stessi giochi» dei bambini italiani. Ma questa è forse una buona ragione per renderceli in blocco connazionali? Possono esser felici, giocare, vedere i cartoni, tifare per l’Inter e farsi curare le tonsille anche così. La cittadinanza non è una casacca da infilarsi come viene viene. Diventare italiani dovrebbe infatti significare far proprie la cultura, le tradizioni, la specifica civiltà degli italiani e tutto nel rispetto delle leggi dello Stato, anche se confliggono con quelle della saharia, mettiamo, o d’altri codici. Quando non si insegue ciò, la cittadinanza è solo un atto burocratico, un timbro. E una rendita. Ora, basta guardarsi attorno: di integrazione compimento naturale della cittadinanza se ne vede pochina. Di figlie islamiche con propensione a integrarsi-occidentalizzarsi, secondo la condanna del padre selvaggiamente picchiate quando non accoppate, quelle, invece, non mancano. Né mancano le casbah, il persistente svolazzo di chador o altri panneggi e la martellante rivendicazione, da parte dei gentili ospiti, della propria identità. Che è altra: rispettabile, certo, ma altra. E i piccoli nati in Italia che si vorrebbero connazionali già dal primo vagito, dove crescerebbero? Nei giardini del Quirinale con nonno Giorgio nelle vesti di educatore civico che magnifica la cultura, la storia, la civiltà e la tradizione del Bel Paese? O non piuttosto in quelle enclaves islamiche o animiste, poco conta, degli alloggi dei genitori, dove a essere magnificata e imposta è la loro di cultura, civiltà, e tradizione? A nonno Giorgio tutto ciò interessa poco, tanto non avrebbe tempo di vedere l’Italia di quegli italiani. Ad averci a che fare – e sarebbero dolori – toccherebbe alle nuove generazioni. Bel regalo.

L’Italia espressione geografica

Dobbiamo ridurre il debito pubblico e c’è chi pensa a spendere.
La voce dal sen fuggita (è meglio esprimersi così …) di Napolitano sui figli degli immigrati è infatti una colossale operazione politica e di spesa pubblica.
I cittadini italiani hanno una serie di diritti che rappresentano un costo per la comunità.
L’estensione della cittadinanza a chi non ha la nazionalità italiana, ma è solo nato in Italia (magari di passaggio o addirittura per l’ingresso illegale dei genitori …) diventerebbe un onere che, in questo momento, non può essere sopportato, a meno che non si dica che la rapina che vogliono effettuare sui nostri risparmi con l’ici e la patrimoniale servirà a pagare gli immigrati e tutte le altre pruderie dei comunisti.
Sì, perché a parte il costo, l’enfasi ideologica con la quale si richiede una legge entro Natale per la cittadinanza agli immigrati nati in Italia (e forse non solo …) è solo l’ennesimo tassello di una politica che la sinistra ha sempre adottato di disgregazione della Identità Nazionale, di devastazione dei fondamenti morali, civili, politici, sociali che, con tutte le difficoltà che può avere uno stato solo recentemente unitario ma diviso su tante questioni, sono gli unici a poter fungere da collante.
Napolitano, è bene ricordarlo, per tutta la sua vita non ne ha azzeccata una.
Ha aderito da giovane al partito comunista italiano, sezione locale dell’ideologia più perversa e sanguinosa che mai abbia calcato la terra.
Nel 1948 con il fronte popolare voleva trasformare l’Italia in un satellite dell’Unione Sovietica per farci fare la fine della varie Polonia, Bulgaria, Romania e per tale motivo si oppose all’ingresso nella Nato che salvò la nostra Libertà.
Nel 1953 si oppose alla riforma elettorale che avrebbe dato stabilità ai governi italiani.
Nel 1956 difese l’invasione sovietica che schiacciò il timido respiro di libertà dell’Ungheria.
Nel 1968 cavalcò la contestazione studentesca ed operaia.
Negli anni settanta fu per il compromesso storico che ci costò miliardi in debito pubblico mai più recuperati, per accontentare tutti gli appetiti delle varie clientele.
Nel 1984 fu, ancora una volta in piena sudditanza dell’Unione Sovietica, contro l’installazione degli euromissili voluti dal grande Presidente Reagan e che contribuirono alla caduta del comunismo.
Nel 1989 fu sorpreso, da comunista, dal crollo del muro e del comunismo sovietico e senza fare una piega cambiò semplicemente il nome (del partito) restando in politica.
Nel 1996 divenne ministro degli interni realizzando pessime figure, tra le quali la famigerata “Turco Napolitano” sull’immigrazione che oggi cerca di esaltare.
Nel 1998 fu silurato dai suoi stessi compagni (evidentemente la prova da ministro degli interni non fu particolarmente felice) che gli preferirono … Rosa Russo Iervolino !!!
Non mi ricordo l’anno (come sempre scrivo a memoria per risparmiare tempo) in cui Ciampi lo nominò senatore a vita (non si sa bene con quali meriti abbia onorato l’Italia visti simili precedenti) e nel 2006 fu eletto presidente della repubblica da un parlamento la cui composizione era soggetta alle richieste di revisione dei voti conteggiati (la differenza tra Centro Destra e sinistra fu di ventimila voti e il sospetto che non fossero tutti espressione della volontà reale dei cittadini è rimasto).
Dopo aver contribuito a consegnare il governo ad un sinedrio di oligarchi mai eletti, Napolitano (ed a seguire il codazzo della sinistra a cominciare da Bersani, Fini e Prodi) ha esternato a favore dell’imbastardimento dell’Italia.
Come in premessa: non è mai dalla parte giusta.
E’ sin troppo evidente che chiedere la cittadinanza per i figli nati in Italia degli immigrati significa accentuare una deriva sociale della Nazione.
Alessandro Manzoni, mi piace insistere, definì perfettamente l’essenza di una Nazione:
una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue e di cor”.
Che c’azzeccano gli immigrati e i loro figli nati o meno in Italia ?
La loro immissione sarebbe motivo di disgregazione e di tensioni sociali, disperdendo e dissipando le qualità della Nazione Italiana.
Ciò che però è più grave è che la perdita di Radici e di Identità porterebbe inevitabilmente a trattare l’Italia come una non nazione, un non stato, conseguendo l’obiettivo, con ogni evidenza perseguito anche in questi giorni con il governo Monti andato subito a fare rapporto a Merkel ed europa, di cancellare Sovranità ed Indipendenza.
L’Italia tornerebbe ad essere “una espressione geografica”, obiettivo da sempre perseguito dai comunisti, internazionalisti per ideologia e dagli speculatori, e conseguito con gli euroburocrati dell’unione sovietica europea.
Non so se possa passare una tale aberrante normativa, al senato il Centro Destra ha ancora la maggioranza e non mi pare che una legge sulla cittadinanza possa essere ricondotta tra quelle per le quali la costituzione del 1948 vieti il referendum abrogativo.
Male che vada ci sarebbero le elezioni da condurre sul tema se vogliamo rinunciare alla sovranità sulla nostra terra per concederla agli ultimi arrivati.
Ma non possiamo basarci solo sulla iniziativa dei politici, è necessario stimolare un movimento di Popolo che si adoperi contro queste iniziative provocatorie ed antitaliane, perché se dovesse passare l’idea di una cittadinanza facile per gli immigrati, sarebbe solo colpa nostra e meriteremmo tutte le conseguenze.
Con quel volto sfidato e dimesso,con quel guardo atterrato ed incerto con che stassi un mendico sofferto per mercede nel suolo stranier, star doveva in sua terra il Lombardo, l’altrui voglia era legge per lui, il suo fato un segreto d’altrui, la sua parte servire e tacer.

Entra ne

Spagna – Italia, un’elezione a zero

Mentre in Italia cade o viene fatto cadere il governo Berlusconi che in teoria avrebbe dovuto alzare le sorti del Paese e viene eletto a tavolino un governo tecnico già previsto durare fino al 2013 in vista delle nuove elezioni politiche, in Spagna si svolgono le elezioni presidenziali che vedono vincere in maniera schiacciante il Partito Popolare che ritorna alla ribalta dopo anni di vacche magre di Zapatero.

Mentre in Italia il primo provvedimento del governo tecnico Monti (previsto promettere “mari e monti”)  è l’approvazione in via preliminare nel Consiglio dei Ministri del secondo decreto attuativo del federalismo su Roma capitale che assegnerebbe più poteri su beni culturali, fiere, turismo  -dimostrando di aggirare le proposte sul federalismo fatte da parte della Lega in quanto una marea di fondi andrebbero soltanto alla capitale – in Spagna le elezioni appena svoltesi portano un dato molto significativo: l’exploit dei movimenti indipendentisti.

Mentre in Italia evidentemente il senso di nazione è celato sotto un desiderio di garantire il denaro in mano di pochi, in Spagna un dato certo proveniente proprio dalla popolazione è di voler distribuire la ricchezza meglio su tutto il territorio. Infatti, il dato che vede in assoluta crescita gli indipendentisti nei Paesi Baschi, in Euskeri, e in Catalunya con percentuali alte che vedono un tonfo del partito socialista, come pure nella Galizia abbassando di tanto anche il dato dell’astensionismo promosso invece dagli “indignados”, significa che prevale nella coscienza dei cittadini un senso di appartenenza al territorio ben preciso.

Vediamo nel dettaglio i risultati di tale successo indipendentista dal nord al sud della Spagna.

Nei Paesi Baschi la maggioranza assoluta è stata raggiunta dall’Amaiur, erede della sinistra nazionalista di Batasuna, che ha ottenuto un sorprendente 24,12 per cento  dei suffragi e sei seggi al Parlamento di Madrid. Anche il moderato Pnv si è confermato come primo partito nei Paesi Baschi con il 27,42 per cento e cinque parlamentari eletti. In Euskeri (Paesi Baschi) l’exploit indipendentista è praticamente gemello di quello delle municipali del maggio scorso. In queste politiche, la percentuale è di pochissimo inferiore e conferma il dato politico di un’indipendenza da Madrid che parte oramai della maggioranza del popolo basco.

In Catalunya il movimento autonomista Convergencia i Uniò vince per la prima volta le elezioni politiche accreditandosi un’ abbondante maggioranza relativa ed affermandosi per la prima volta come primo partito: il 29,35 per cento dei suffragi e 16 seggi per Madrid. Clamorosa invece la débacle  del partito socialista che qui si chiama “catalano”, mentre è da segnalare il 7,06 per cento ottenuto  dalla sinistra indipendentista di Erc (Esquerra Republicana de Catalunya) che manda tre parlamentari nel parlamento dello stato.

Tra i movimenti nazionalisti  delle Comunità Autonome del Regno di Spagna, è da segnalare anche la riconferma dei due seggi per il movimento galiziano Bng.

Interpreterei in tali dati offerti esclusivamente dalla popolazione spagnola un senso di appartenenza alla nazione e attaccamento al territorio la cui ricchezza non è vero che se distribuita solo in alcune zone più importanti porti frutti. Far diventare “virtuose” alcune aree come prevedrebbe il federalismo proposto dalla Lega Nord in Italia sarebbe il segreto del vero amore per la propria nazione, amore che interpreterei nell’esito delle elezioni iberiche e che non emerge da una sorta di politica di destra sociale come avviene per Roma Capitale.

Roberta Bartolini

I trombati del vespasiano notturno

C’è poco da ridere. Sappiamo che  la tv italiana è  alla frutta, ma aver assistito al solito Porta a Porta di Bruno Vespa nelle ore in cui il non eletto da nessun popolo, governo Monti doveva essere formato, parava di assistere a “Finale di partita” la nota pièce di Beckett, il grande autore del teatro dell’Assurdo. I personaggi dell’opera vivono una situazione statica ed immutabile.  Ogni giorno è uguale a sé stesso, fino a che ciascun gesto  assume un aspetto grottesco, come di chi soffre di un’ipertrofia, di un’invalidità permanente dalla quale è impossibile guarire. Essi giocano una partita di pallone, senza pallone, con squadra centravanti, mediani, difesa, portiere del nulla per un goal che non arriverà.

Silenzio! – parla ‘Gnazio.

Le risponde Marina Sereni del Pd senza L che loro sì, sono i veri responsabili. E difatti tutti i governi tecnici della macelleria sociale, li hanno sempre promossi e sostenuti loro, da Amato a Ciampi, da questo a Dini, per poi rinciampare su Amato, il ratto roditore dei nostri risparmi. GT ovvero governo tecnico è il governo del CT ovvero l’eurokomiSSar super (Goldie) Mario. E loro a sinistra cantano già la canzoncina di Arbore : “Sì vengo dopo il GT eppoi mi metto lì”. A sgovernare, s’ intende. Sempre che i blindati dell’alta finanza glielo lascino fare allo scader dell’anno e mezzo promesso.

L’idiozia del Pd con L non è da meno.  ‘Gnazio, Lupi e gli altri animali del branco, parlano già di un governo a cui potrebbero staccare la spina quando vogliono.   Si dà il caso, che sia esattamente il contrario che succede: che è la squadra dei Full Monty che vi sta spezzando la spina dorsale e tutto il resto a voi quaquaroni del Vespasiano notturno. E che quando tenterete di rivolere le elezioni per fingere di onorare quella democretineria che andate esportando per i 4 angoli del pianeta  a rischio delle vite dei nostri soldati, vi renderete conto che a forza di esportarla non c’è rimasto più niente per noi. E che per colpa dello spread che schizza in su, non si potrà manco votare. Sì, la vita è tutto  uno spread…olte che un quiz e un talk-show.

Intanto in tv si continua a giocare una partita dal pallone invisibile, con squadre finto-contrapposte invisibili per una tifoseria che non c’è :

“Buonasscera! ” dice Bru- neo con le  sue sette brune bellezze accese disseminate per il volto  ”Chiamiamo ora il nostro specialista dei sondaggi Mannheimer per sapere cosa ne pensano gli Italiani su questo nuovo governo”. Arriva l’altro minus habens con la lavagnetta luminosa sottobraccio con tanto  di risposte degli Italioti: “Si , No, Non so”.

In tutta questa farsa che rischia di diventare tragedia nonché di tragedia farsesca, i turlupinatori Ue dell’attuale governo-fantoccio si manterranno muti, invisibili e inaccessibili alle sirene della tv, mentre l’uso della parola afona, vuota, antifrastica, e antisemantica, ce l’avranno i trombati di destra e di sinistra che già si agitano  nel Vespasiano notturno: “Mi lasci finire, io a lei non l’ho interrotta”…

E’ proprio vero che  il potere sta nelle mani di chi non si vede e non si sente, direbbero i complottisti.

Vipera Gentile

L’ICI sulla prima casa, macelleria sociale

Al precedente governo c’era chi attribuiva l’incapacità di recuperare una montagna di soldi (alcuni sparavano cifre da 4/500 miliardi di Euro l’anno) non riscossi per l’evasione fiscale e contributiva, per l’economia sommersa, per la criminalità organizzata, per gli sprechi, per le tangenti e per la gestione clientelare e affaristica della politica. Ora di tutto questo nessuno parla più. Sono spariti tutti quelli che ritenevano il governo precedente accondiscendente a una politica a danno dei poveri diavoli. Se non ha moltiplicato i pani, a Monti si deve, almeno, attribuire il merito di aver fatto mettere i piedi per terra a tanti demagoghi di professione in attività permanente. Ora si parla di reintrodurre l’Ici, ed anche l’Irpef, sulla prima casa 25417.shtml?uuid=AaTAzUNE). Nessuno parla più della gente modesta, delle famiglie e dei lavoratori chiamati a pagare. Anzi le notizie che circolano vanno in tutt’altra direzione, quasi a far intendere che sia giusto far pagare a chi possiede una casa. Come se l’avesse furbescamente acquisita. Come se per tantissimi la casa di proprietà non sia stata il frutto di sacrifici, di risparmi e di oneri finanziari pagati (anche per 30 anni) per l’ammortamento delle rate di mutuo. I media parlano di Ici da reintrodurre, come se i proprietari di immobili al momento non siano già sottoposti a questa e ad altri balzelli di tasse e tributi. L’ICI che si vorrebbe reintrodurre, è bene che si chiarisca, è quella sulla prima casa: quella di proprietà in cui vivono generalmente la gran parte delle famiglie italiane. L’imposta che si vorrebbe ripristinare graverebbe su un bene primario. L’ici che è stata eliminata (da Berlusconi) è, infatti, proprio quella a carico dei proprietari della prima casa, purché non in categoria di lusso. In definitiva oggi non paga l’ICI chi abita la casa di proprietà che abbia caratteristiche di edilizia economico-residenziale. Ripristinare questa imposta è, pertanto, una “mazzata” per chi ha redditi medio bassi. I possessori di casa, che la utilizzano come propria abitazione, rappresentano, infatti, l’assoluta maggioranza dei proprietari di case. Questo per la chiarezza. l’ICI sulla prima casa è da ritenersi, pertanto, “macelleria sociale”. Per chi ha redditi medio alti, invece, e abita in una casa non di lusso (se in categoria di pregio l’ha sempre pagata e continuerà a farlo), l’ICI rappresenta solo un ulteriore, ma minimo impegno fiscale. Questo balzello, se sarà introdotto, andrà essenzialmente a danno delle famiglie e dei consumi. Sarà anche un’imposizione fiscale dagli effetti depressivi. Andrà direttamente ad incidere sui consumi, sottraendo risorse alle famiglie. Potrebbe, inoltre, avere effetti negativi sul mercato dell’edilizia, già in difficoltà per mancanza di liquidità delle famiglie. Con una spesa pubblica che rappresenta il 50% del Pil, la ricetta non può essere quella di aumentare le tasse, per tenerne testa, ma di ridurre le spese. L’ICI, che sta per Imposta Comunale sugli Immobili, è utilizzata per le spese dei Comuni. Questi ultimi, spendono, generalmente, oltre le possibilità, e sprecano tantissimo. Alcuni hanno un numero di dipendenti spropositato rispetto alle funzioni svolte. Si servono di consulenti per lo più legati ai partiti e dilapidano una barca di soldi per spese di rappresentanza e per pubblicità istituzionale. Il buon senso vorrebbe che si intervenisse per razionalizzare e tagliare, piuttosto che per distribuire più soldi.

Vito Schepisi

Ora Basta!

C’è un limite a tutto. L’Italia non è una repubblica presidenziale, ma abbiamo un Presidente che si comporta ogni giorno come se fosse stato eletto direttamente per plebiscito nazionale. Ci siamo sopportati un governo “tecnico” di euroburocrati molti dei quali in palese conflitto di interesse con le cariche ricoperte di cui poi darò conto. Abbiamo assistito stupefatti ed attoniti ad un Capo dello Stato che dà un’investitura dell’ultimo minuto,  di senatore a vita  ad un Eurocommissario, con pesanti accuse dalla commissione Santer, un uomo proveniente dalla peggior banca d’affari che ha rifilato titoli-porcheria per  tutto il pianeta: la Goldman Sachs; che è un membro della Trilaterale, del Bilderberg e  di Moody’s l’agenzia di rating.  Napolitano ci ha imposto dalla notte al giorno un governo di non eletti. Non pago di tutto ciò, si mette a strologare che il problema più importante per gli Italiani rapinati  quotidianamente dallo spread e dalle manovre di macelleria economica decise a Bruxelles, è regalare la cittadinanza-premio ai figli dei clandestini perché sarebbe “una follia “, non farlo. E’ aberrante invece,  che un presidente “non eletto” dal popolo, ci gravi di un governo parimenti “non eletto” e ci IMPONGA (e sottolineo imponga), lo ius soli  in materia di immigrazione. La Costituzione di cui ogni due per tre, questo vecchio solone si riempie la bocca, parla di ius sanguinis, se ne ricordi. Inoltre una legge sulla cittadinanza esiste già: si è cittadini italiani dopo dieci anni. Ed è già un premio, per un paese così piccolo e popoloso. Se Napolitano da buon comunista pulcinellesco, servo di due padroni (Mosca prima e Washington adesso), è convinto di rifilarci sotto la maschera dei ragionieri, il programma del fu-governo Prodi in materia di immigrazione e di politiche familiari, sappia che l’allerta sarà altissimo e non ci sarà tregua sociale. Vengo ora alla composizione dei ministri dell’attuale governo-Fantoccio che lo ha visto all’opera,  come il principale demiurgo – ministri, ognuno dei quali ha un personale conflitto di interessi.  Della serie, scacciare Berlusconi, per poi averne 12, tutti quanti con lo stesso problema.  
Giustizia. Paola Severino:  Docente di Diritto Penale e Vice Rettore dell’Università privata LUISS. Vicepresidente del Consiglio della Magistratura Militare. Avvocato. Moglie di Paolo Di Benedetto, ex commissario Consob, ex AD di Banco Posta Fondi nominato da Corrado Passera
 Interni: Anna Maria Cancellieri: Laureata in Scienze Politiche, prefetto, commissario del Comune di Bologna e poi del comune di Parma.
Esteri: Giulio Terzi di Sant’Agata. Diplomatico di carriera, impegnato in particolare all’ONU, su temi di sicurezza internazionale come Balcani, Medio Oriente, Afghanistan. E’ stato ambasciatore italiano in Israele. Si interessa di nuove tecnologie
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Difesa: Giampaolo Di Paola. Ammiraglio, ex capo di Stato Maggiore, attualmente Presidente del Comitato Militare della NATO.
Lavoro e Welfare: Elsa Fornero. Docente di economia, ex consigliere della Banca Mondiale, vice presidente del Consiglio di Sorveglianza della Banca Intesa San Paolo.
Istruzione e Ricerca: Francesco Profumo. Ingegnere, Rettore del Politecnico di Torino, Presidente del CNR. Nei consigli di amministrazione di Unicredit e Telecom.
Beni Culturali: Lorenzo Ornaghi. Laureato in Scienze Politiche, allievo di Gianfranco Miglio, Rettore dell’università privata Cattolica di Milano, vicepresidente del quotidiano cattolico Avvenire.
Salute: Renato Balduzzi. Laureato in giurisprudenza, consigliere di vari ministeri e aziende ospedaliere dal 1989, ex presidente del movimento ecclesiale cattolico di impegno culturale, docente di diritto all’università del Piemonte orientale.
Politiche Agricole: Mario Catania. Laureato in giurisprudenza, da sempre al Ministero dell’Agricoltura, lunga esperienza a Bruxelles.
Ambiente: Corrado Clini:  Laureato in Medicina, da sempre al Ministero dell’Ambiente, membro di CIPE, ENEA, Presidente di moltissimi comitati e organizzatore di meetings internazionali, VicePresidente della Commissione Europea dell’Ambiente, coordina le attività del Ministero presso ONU, G8, G20, WTO, Banca Mondiale. Coinvolto nello scandalo dell’uranio Jolly Rosso bruciato a Porto Marghera.

Sviluppo e Infrastrutture: Corrado Passera. Banchiere e manager. Laureato all’università privata Bocconi, è stato supermanager in CIR (De Benedetti) , Espresso, Mondadori, Olivetti (indagato), Banco Ambrosiano Veneto (indagato) e privatizzatore delle Poste Italiane. Oggi AD di Banca Intesa (indagato per Cirio e Parmalat). Coinvolto in operazioni di derivati con le Poste, nella questione delle intercettazioni Telecom, nella faccenda RaiFiction-Saccà, con Impregilo-Ponte sullo Stretto, nel salvataggio di AirOne a spese di Alitalia. Qui un riepilogo. 

Si tratta di uomini provenienti da Banche, da organismi sovranazionali come Onu, WTO , Nato e Banca Mondiale; da lobby e oligopoli, da Università private, dalVaticano. Se il buongiorno si vede dal mattino, siamo sprofondati nella notte. Ciliegina sulla torta: aggiungiamoci anche il via alla cittadinanza facile per gli immigrati. E’ davvero troppo!
NB: Lo specchietto riassuntivo sui ministeri è stato prelevato dal blog ” Crisis? What Crisis “? di Debora Billi

APPALTI ENAV: GIP, RISORSE EXTRABILANCIO PER PAGARE TANGENTI

Roma, 19 nov. – Guido Pugliesi, Manlio Fiore e MarcoIannilli sono stati arrestati perche’ protagonisti di un sistema “cherealizza frodi fiscali per acquisire risorse extracontabili per pagaretangenti, ponendone il costo a carico dello Stato facendole divenire costideducibili ed eroga utilita’ non solo per ottenere l’assegnazione di lavori diimponente valore, ma per viziare le procedure interne di verifica dellacongruita’ dei prezzi dei lavori commissionati”. Lo scrive il gip AnnaMaria Fattori nell’ordinanza cautelare sollecitata dal pm Paolo Ielo, cheindaga sugli appalti Enav. “Si tratta di un sistema – prosegue il gip -che, attraverso infedelta’ gestionali (pagamento di fatture prima dellaprestazione in oggetto, falsificazione delle procedure di verifica dicongruita’ dei prezzi), si adopera per accrescere il valore delle stesseprestazioni dei vertici apicali di societa’ a totale partecipazione statale odallo Stato controllate, aumentando quindi passivita’ di bilanci il cuiandamento e’ di interesse per l’economia nazionale”. Per il giudice e’concreto il rischio che il reato contestato agli indagati possa ripetersi:”Le circostanze in cui le condotte si sono consumate ed il movente che ledetermino’ – spiega il gip Fattori – rivelano, da un canto, una particolaregravita’ dei fatti, dall’altro un consistente rischio di reiterazione qualederivato dall’essere l’azione inserita in un sistema dal quale gli indagati,che concorrono a realizzarlo, traggono ingentissimi profitti ai qualiconformano stili e tenori di vita”. 
UDC nella bufera !!
ilpensieroverde  fonte AGI 

Anche la Germania paga dazio: i cds su Berlino più cari di quelli su Londra

Il rischio debito misurato dai credit default swaps sulla Germania supera quello della Gran Bretagna. Per la prima volta dal 2008 il costo per assicurare i titoli di Stato tedeschi contro un default (la funzione dei cds, derivati che assicurano sul rischio crack) è salito a 83 punti, superando di 2 punti i cds sui titoli britannici. Lo riporta Bloomberd citando dati Cma, principale fornitore di statistiche sui derivati. Non accadeva dal 21 gennaio del 2008 e per alcuni analisti è il segno di come stia aumentando il timore per il contagio della crisi del debito in Europa. Nel frattempo oggi l’Europa ha preso un’altra mazzata, il 35 % dei Bund Tedeschi oggi all’asta e così tanto declamati è andato invenduto, un segnale chiaro della debolezza di tutta l’Europa.  Ma qualcuno ancora nel Pd sussurra che la colpa è di Berlusconi. 




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