La dittatura europea

Adesso che la dittatura si è instaurata ufficialmente e con il consenso di coloro che dovevano difendere la democrazia, possiamo trarre le conseguenze di quanto è accaduto con la sicurezza di essere nel giusto. Tutto questo era infatti già stato previsto più di un anno fa e reso pubblico con il libro intitolato appunto: “La dittatura europea”. L’unica differenza consiste nel nome di Monti invece di quello di Draghi, che avevo indicato come primo instauratore della dittatura dei banchieri soltanto perché non era ancora avvenuta la sua nomina a capo della Banca centrale europea, ma si trattava di nomi interscambiabili. Il Capo dello Stato finalmente respira l’aria a lui più congeniale. L’internazionalismo mondialista, che è stato sempre indispensabile ai banchieri, sono stati però i comunisti a teorizzarlo e a perseguirlo per primi dal punto di vista politico. Per Lenin non esistevano né nazioni né città capitali: qualsiasi città poteva essere la capitale del mondo e nulla gli era più odioso del nazionalismo e delle patrie. Napolitano, dunque, procede senza remore, non essendo più l’Italia una repubblica parlamentare, a usare della sua autorità e del suo potere per additare la strada giusta dell’uguaglianza comunista. In primis, ovviamente, in odio all’Italia e all’italianità, la cittadinanza agli stranieri. La maggioranza degli Italiani non lo vuole? Suvvia, imparate ad essere giusti e buoni, perché è questo il compito della politica comunista: educare i cittadini. E poi, che importanza volete mai che abbia una cittadinanza? Per i dittatori d’Europa nulla o quasi, visto che hanno imposto con sfrontata disinvoltura agli oltre 500 milioni di sudditi la cittadinanza europea ben sapendo che non è valida dato che l’Ue non è uno Stato. Coraggio, dunque, il più in fretta possibile verso il multiculturalismo e il mondialismo. Pagano i cittadini, mica i dittatori. L’importante è raggiungere lo scopo: cancellare gli Stati nazionali, privandoli di ogni potere. L’Europa à già a buon punto. Nessuno pensi che ci sia qualcuno fra i banchieri e i politici che si preoccupi delle questioni finanziarie, dei debiti pubblici, di quanto perde la Borsa o di quanto sale il famoso “spread”. Era questo che volevano: affondarci tramite il debito e ci stanno riuscendo a meraviglia. L’operazione si è dimostrata forse un po’ troppo lenta per i loro gusti: per questo hanno deciso di mettere l’acceleratore dissestando i governi. La prima a caderci è stata l’Italia. L’operazione Monti serviva a questo. Nessuno Stato, infatti, è tanto debole quanto quello che, privo del governo legittimo, improvvisa cariche politiche, riduce a marionette i rappresentanti votati dal popolo e inventa soluzioni alla giornata. E’ debole in sé, ma è ancor più debole agli occhi del mondo, inclusi ovviamente quelli dei mercati di cui si cercava la fiducia. E’ sufficiente il buon senso per capirlo: è troppo evidente. I banchieri e i politici europeisti ci hanno ingannato, atrocemente ingannato, cari Italiani, dicendo che ci saremmo salvati con “un uomo forte”, e gettandoci così allo sbaraglio di un’azione politica d’emergenza e priva di regole. Indebolire gli Stati svuotando la democrazia di ogni significato e di ogni potere è infatti il loro scopo: assediarli giorno per giorno, ora per ora, con il crescendo del panico per il debito è soltanto il loro strumento.

Isole Cook, Mauritius, lodi e calma…

Financial Times critico sull’Italia: «La manovra di Monti ancora avvolta nella nebbia». Nessuna chiarezza sulle nuove manovre: «Nel cdm si parla di conchiglie di mare e accordi bilaterali con le Mauritius»
MILANO – Le manovre di bilancio di Monti «sono avvolte nella nebbia» e «gli italiani che hanno riposto fiducia in lui stanno diventando un pò nervosi», dopo che «in cima all’agenda di un atteso cdm c’è stata la discussione di accordi bilaterali con le Mauritius e le Isole Cook e una legge per fermare dannosi sistemi antivegetativi sulle barche i cui effetti prevedono la crescita di organi genitali maschili sulle conchiglie di mare». Critico e caustico il commento del Financial Times sul «battesimo di fuoco» del premier Mario Monti. «Mentre tutti aspettano di sapere dove cadrà la scure di bilancio, non c’è ancora chiarezza sulle misure di emergenza pianificate». E il comunicato ufficiale del Cdm «ha fatto poco per aumentare la fiducia».
Qui e anche qui. E qui ci sono ancora dei perfetti coglioni che lodano il governo dei miracoli.

Arricchirsi in questo momento

In questo periodo di prezzi stracciati in tutti i settori, dall’azionario, ai titoli di stato, alle abitazioni, avvengono movimenti alquanto strani, attraverso i quali vengono effettuati veri e propri trasferimenti di ricchezza, a titolo stupidamente gratuito; movimenti che, quantomeno, dovrebbero indurre a profonda meditazione. Arricchimenti, si dirà fra qualche anno, che  ciò che non si era potuto col lavoro, lo si era ottenuto con la finanza, attraverso investimenti a lungo termine (è tipico di chi comprò cartelle fondiarie Cariplo a 65 a metà degli anni ’70, e dopo breve tempo incassò 100 perchè estratto a sorte). D’altronde chi bazzica in borsa da almeno tent’anni, c’è abituato a vedere di questi facili arricchimeti dal nulla. Pare infatti che aziende quotate, o azionisti di peso delle stesse, stiano facendo man bassa dei loro titoli, approfittando dei prezzi di super saldo a cui sono giunti i valori delle loro società.
Negli esempi qui sotto, freschi di periodo, la parte del leone la fa De Benedetti attraverso la controllata CIR. Non starebbero a guardare neppure Fininvest, che controlla Mondadori, e Bollorè, azionista di spicco di Mediobanca.   
Avvertenza: l’elenco potrebbe continuare di parecchio. Per chi fosse interessato ad intensificare l’indagine non ha che da spulciare in www.soldionline.it/notizie/
Gruppo l’Espresso ha comunicato che nelle sedute comprese tra il 7 e l’11 novembre ha acquistato 183.200 azioni proprie al prezzo medio di 1,27 euro per azione, per un controvalore complessivo di oltre 232mila euro. Attualmente la società editoriale detiene un totale di 11.832.585 azioni proprie pari a circa il 2,884% del capitale sociale. (da Soldionline.it – Edoardo Fagnani, 14 novembre 2011)


Sogefi ha comunicato che nelle sedute comprese tra il 21 e il 25 novembre ha acquistato 193.494 azioni proprie al prezzo medio di 2,049 euro, per un controvalore complessivo di circa 400mila euro. Attualmente la società detiene 3.077.000 azioni proprie, pari al 2,638% del capitale sociale. (da Soldionline.it – Edoardo Fagnani, 25 novembre 2011).

L’acquisto fa seguito a quello avvenuto nel periodo 19 – 23 settembre 2011 per 112.006 azioni (Soldionline.it) e quello di 145.000 azioni avvenuto nel perodo tra il 3 – 7 ottobre 2011 (Soldionline.it).


Gruppo l’Espresso ha comunicato che nelle sedute comprese tra il 7 e l’11 novembre ha acquistato 183.200 azioni proprie al prezzo medio di 1,27 euro per azione, per un controvalore complessivo di oltre 232mila euro. Attualmente la società editoriale detiene un totale di 11.832.585 azioni proprie pari a circa il 2,884% del capitale sociale. (Soldionline.it). L’acquisto fa seguito a quello di 126.942 azioni, avvenuto nel periodo 25 ottobre – 1 novembre (Soldionline.it), e a quelli del 3 e 4 novembre per 110.000 azioni (Soldionline.it).

Mondadori ha comunicato che nelle sedute comprese tra il 21 e il 24 novembre ha acquistato 265.822 azioni proprie (pari allo 0,1078% del capitale sociale) a un prezzo unitario medio di 1,32864 euro e per un controvalore complessivo pari a circa 353mila euro. Ad oggi la società editoriale detiene 12.322.917 azioni, corrispondenti al 5% del capitale sociale. (da Soldionline.it – Edoardo Fagnani, 25 novembre 2011).

Mediobanca, Bollorè acquista un milione di titoli 
Dalle comunicazioni di Internal Dealing diffuse da Borsa Italiana si apprende che il 21 novembre il finanziere francese Vincent Bolloré ha acquistato un milione di azioni di Mediobanca a un prezzo unitario di 4,9089 euro. Bolloré ha speso oltre 4,9 milioni di euro. (Soldionline.it – Edoardo Fagnani, 25 novembre 2011).

Fitch: Italia forse già in recessione. L’agenzia taglia il rating di otto banche italiane

«L’Italia probabilmente è già in recessione». Lo scrive l’agenzia Fitch che oggi ha abbassato i rating di lungo termine e di vitalità di otto banche italiane di medie dimensioni, con outlook negativo. Si tratta di Banca Popolare di Sondrio, Credito Emiliano, Banca Popolare dell’Emilia Romagna. Italia forse già in recessione.
La frase era già contenuta nel rapporto ‘Italy – The Challenge Ahead’ pubblicato dall’agenzia lo scorso 17 novembre. Lo scorso 7 ottobre Fitch ha tagliato il rating dell’Italia portandolo ad ‘A+’ con outlook negativo.

Il Sole 24 Ore –

La Massoneria appoggia Monti. Esclusivo: parla il Gran Maestro

“Il curriculum di Mario Monti è di alto profilo. Spero vivamente che possa traghettarci fuori da questa crisi”. Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, la principale loggia massonica, con una intervista ad Affaritaliani.it appoggia il nuovo governo. E sull’esecutivo Berlusconi ha un giudizio poco lusinghiero: “Quando sento dire da Tremonti che con la cultura non si campa… c’è qualche cosa di sbagliato”. Un buon punto di partenza è il ritorno alla meritocrazia: “Se vado a vedere le teste pensanti che erano presenti in tutti i partiti del primo Parlamento e poi vado a vedere quelle di oggi… l’Aula non può essere il rifugio di quelli che non possono fare altro”.

Come valuta la lettera aperta a firma del Venerabile Maestro  Gioele Magaldi, leader del Grande oriente democratico (corrente eterodossa del Grande oriente d’Italia) che fa le congratulazioni al “fratello Mario Monti”?
“Sono convinto che certi personaggi si sveglino la mattina in cerca di notorietà. Non bisogna dare corda a questo individuo, che tra l’altro è stato espulso dal Grande Oriente. Cui prodest? Solo a Magaldi che è in cerca di visibilità. Come diceva Troisi: non ci resta che piangere”

Che cosa ne pensa di Mario Monti?
“Il curriculum è di alto profilo. Spero vivamente che possa traghettarci fuori da questa crisi. Certo poi un governo va valutato sulla base delle opere che riesce a realizzare”.

E’ la persona di cui oggi l’Italia ha bisogno?
“Questo lo sapremo solo dopo che avremo visto i fatti. La massoneria non si occupa di politica del quotidiano. Si occupa dei grandi valori, dei grandi temi”.

Ci spieghi meglio…
“Ancora ai tempi della Grecia antica un tale Aristotele disse che l’uomo è un ‘animale politico’, ma non certo perché è iscritto a qualche partito o perché ha una tessera. Semplicemente perché vive nella polis, nella società e quindi si fa carico dei problemi che riguardano la dignità e la libertà della persona. I grandi problemi della società erano i suoi problemi e sono quelli della massoneria”.

In quest’ottica come valuta il governo Berlusconi?
“Beh, quando sento dire, da Tremonti, un ex ministro dello scorso governo, che con la cultura non si campa. Questo è una offesa, una violenza. Se non hai un ancoraggio ideologico, se non hai un sogno come puoi vivere. Da vecchio mazziniano dico che il problema è sempre l’educazione. Quando a Mazzini gli chiesero che cosa fosse la Repubblica lui disse che ‘è una idea, non è una forza di governo o di partito che vince o che perde, è un progetto di educazione morale'”.

Affaritaliani.it ha lanciato il “Forum della meritocrazia”, un evento che ha lo scopo di riportare il merito come valore nella società. L’Italia ha bisogno di meritocrazia?
“Assolutamente sì. E’ un concetto che condivido. Anche se la meritocrazia significa anche la capacità di sapersi elevare, non solo di fare carriera in una azienda o in una professione. E’ qualcosa di più ampio”.

Secondo lei in politica ci sono troppo persone che non hanno i requisiti per sedere in Parlamento?
“Se considero la composizione del primo Parlamento e vado a vedere le teste pensanti che erano presenti in tutti i partiti e poi vedo quelle di oggi… Il Parlamento non può essere il rifugio di quelli che non possono fare altro. Lei sa chi era Alfredo Baccarini?”.

No, devo ammetterlo, non lo conosco.
“Alfredo Baccarini è stato il più grande ministro dei Lavori pubblici che l’Italia abbia mai avuto. Era un uomo che quando il governo non manteneva il programma si dimetteva. E quando morì un giornale francese scrisse:  ‘E’ morto povero, il più grande encomio che si possa fare ad un uomo politico’”.


fonte: affari italiani

Le misure impressionanti… con calma

ROMA – Mario Monti gioca d’anticipo sull’Unione Europea. Il governo potrebbe infatti istituire in tempi piuttosto brevi un ufficio autonomo per la verifica della spesa pubblica. La creazione di un’authority indipendente sui conti pubblici è stata proposta appena due giorni fa dalla Commissione europea tra gli strumenti di rafforzamento della vigilanza e di governo della zona euro con i quali accompagnare l’eventuale emissione degli eurobond. Ma senza aspettare le obbligazioni comunitarie, né tantomeno la discussione e poi l’adozione formale del regolamento della Commissione, l’Italia sembra già pronta a partire. La proposta di un’autorità indipendente per vigilare sulla finanza pubblica potrebbe spuntare già martedì prossimo nell’Aula della Camera, quando il governo presenterà il nuovo testo del disegno di legge costituzionale per la riforma dell’articolo 81 della Carta con l’introduzione del vincolo al pareggio di bilancio. Il testo presentato dall’ex ministro Giulio Tremonti viene ritenuto dal nuovo esecutivo troppo dettagliato e pesante, con il rischio che si creino problemi in fase di attuazione.
Pietro Giarda, il ministro dei Rapporti con il Parlamento che segue i lavori sul ddl alla Camera, ha fatto sapere che il governo preferirebbe un testo più snello del nuovo articolo 81 della Costituzione, rinviando i dettagli alla legislazione attuativa. Dove troverebbe spazio anche l’ufficio indipendente sui conti pubblici. L’embrione dovrebbe essere quello dei Servizi bilancio di Camera e Senato, da raccordare con la Corte dei Conti, la Ragioneria generale dello Stato e la Banca d’Italia, sul modello del Congressional budget office degli Stati Uniti.
Oggi, intanto, nel corso del Consiglio dei ministri si farà un nuovo punto sui lavori per la definizione del pacchetto delle misure per la crescita e la nuova correzione di bilancio, che dovrà essere di almeno 15 miliardi di euro nel prossimo biennio. Il menu è quello anticipato nei giorni scorsi, con una stretta fiscale sulla casa, la revisione delle rendite catastali, una patrimoniale leggera sulle grandi proprietà, forse anche un nuovo aumento dell’Iva. «C’è da correggere la manovra alle nostre spalle; non è credibile reperire 20 miliardi di euro da un taglio dell’assistenza. Bisogna fare altro, bisogna che chi ha di più dia di più. Quindi è molto difficile escludere una patrimoniale da uno sforzo di questo tipo» ha detto ieri il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani.
La patrimoniale non piace a Silvio Berlusconi, ma non pare proprio essere un tabù per il nuovo esecutivo. Corrado Clini, ministro dell’Ambiente, non esclude anzi che proprio da quella tassa possano derivare le risorse per la protezione dell’ambiente dal dissesto idrogeologico. In ogni caso, ha detto Clini, «serve un fondo alimentato dalla fiscalità corrente». Tra le prime misure del governo, attese entro l’8 dicembre, potrebbero esserci anche un piccolo ribasso per l’Irap sul lavoro e gli interventi sulle pensioni e il mercato del lavoro, anche se secondo alcune fonti di Palazzo Chigi, questi interventi potrebbero vedere la luce in un secondo momento, dopo la manovra per la correzione dei conti. In arrivo anche il piano per le dismissioni, la liberalizzazione dei servizi, degli ordini professionali, un intervento per sbloccare i pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese. Corrado Passera, superministro dello Sviluppo, ne ha accennato ieri a Bruxelles. Assicurando anche l’arrivo di un nuovo Piano nazionale per l’energia dopo il nucleare. Bisognerà individuare le fonti alternative con le quali coprire il 25% del fabbisogno che avrebbe dovuto essere garantito dal nucleare.
Mario Sensini
Oggi si mormorava anche di creare una tassa sugli animali domestici…

Non mi fido nè di Monti, nè dei senatori, nè dei deputati

La faccenda dei senatori, tanto reclamizzata, che non percepirebbero più il vitalizio dopo appena cinque anni di mandato, sembrerebbe una buona cosa fatta autonomamente dai senatori, che pare sarà seguita da una analoga dei deputati. Quindi per la pensione passeranno, si dice, al contributivo come il resto dei cittadini e dovranno, mi pare di aver […]

Una rivoluzione intelligente

Possiamo ancora accettare di essere governati da un’oligarchia per lo più corrotta, avida e autoreferenziale, formata da un ristretto numero di politici, grandi burocrati, industriali, imprenditori, banchieri, che arraffa tutto quello che può e si pavoneggia pubblicamente, incurante del fatto che tre quarti del paese sono sull’orlo della bancarotta? Possiamo ancora tollerare che un banchiere inadeguato venga licenziato con 40 milioni euro di liquidazione, mentre migliaia di operai incolpevoli vanno in cassa integrazione? Vogliamo ancora ascoltare le frottole che ci raccontano a ogni piè sospinto gli eletti dai partiti per cooptazione?

La rapacità di questa classe dirigente è ormai così chiara e lampante che neppure si preoccupano di nasconderla. Ci tartassano con prelievi di ogni genere, regole, paure e divieti, ingerenze nella vita dei nostri corpi per poter continuare a fare i loro comodi.

Laddove c’è impegno serio ed onesto ( talvolta capita), invece, subentra la congestione di sistema a impedire ogni realizzazione. Così, anche i pochi politici seri e preparati, si ritrovano persi nel gorgo dell’inconcludenza. Il noto teorema matematico di Godel suggerisce che un sistema saturo può essere riformato solo con un intervento proveniente dall’esterno. Noi, che siamo gli esclusi dall’apparato dominante, noi, la stragrande maggioranza sfruttata da una esigua minoranza, siamo chiamati ad operare l’azione rivoluzionaria.

l’Italia è un paese dominato spregiudicatamente da un pugno di uomini, con i loro giullari dello spettacolo e dello sport impegnati a distrarre il popolo (”panem et circenses”, vi dice niente?). Gli intrecci che caratterizzano il potere degli oligarchi e gli squallidi piani messi in pratica da questi ultimi per mantenersi in sella, arricchendosi sempre più ai danni della gente, sono ormai evidenti. Emergono i conflitti d’ interesse dei grandi monopolisti e i mezzi con cui si impediscono il ricambio della classe dirigente e la mobilità sociale.

Gli oligarchi appartengono a tre categorie ben precise che si spartiscono la torta: politici (senza distinzione di casacca o colore), industriali, banchieri.  Sempre gli stessi uomini e donne che siedono in decine di consigli di amministrazione o al vertice dei partiti, possiedono quote in numerose grandi società, detengono tutti i mezzi di informazione, condizionano la Borsa e il mercato finanziario. E sono vecchi, vecchissimi talvolta; in sella al potere da cinquant’anni almeno nella maggioranza dei casi.

In sostanza falsificano il gioco mettendo in ginocchio il paese; e il tornaconto è solo e sempre soltanto il loro. Tutto intorno pascolano le grandi imprese pubbliche o private, le banche e le assicurazioni.

Attraverso parentele e coincidenze d’interessi si neutralizza qualunque voce fuori dal coro e si sviliscono le esigenze primarie della democrazia (ormai solo un ricordo, nel nostro paese). La concorrenza è calcificata, i prezzi salgono, giocare in Borsa diventa pericolosissimo per chi non appartiene all’élite, i soldi finiscono nelle solite tasche.

Anche i conflitti esteriori che animano la scena mediatica fra politici, magnati dei media, industriali, finanzieri, fanno parte della medesima strategia, tesa a creare tifoserie e a distrarre l’attenzione dalle attività più subdole.

La burocrazia asfissiante svolge poi un ruolo ancillare all’establishment, attraverso di essa si attua la previsione weberiana e le catene si stringono intorno alla vita della gente comune.

Un assillo quotidiano ci prende per la gola: bollette, richiami, contravvenzioni, recuperi crediti immaginari, tasse fantasma che appaiono e scompaiono, code chilometriche agli uffici pubblici e presso le banche, spese immotivate, minacce di pignoramenti. Un vero calvario per tutti noi e un capillare, potentissimo strumento di controllo sulle nostre vite, nelle mani dell’oligarchia.

Per non parlare della pessima gestione della cosa pubblica che condiziona gli affari, lo sviluppo culturale, i rapporti fra le persone. Una costante dispersione di denaro fra opere incompiute, mazzette, concessioni alla malavita, errori marchiani, sprechi e benefici indebiti. Una vera cancrena in grado di divorare l’efficienza dei servizi, le disponibilità finanziarie dell’amministrazione locale e le strategie di ammodernamento del paese.

E noi a chinare sempre la testa. No, non ci possiamo stare più, a tutti i costi. E’ necessario che questa genìa se ne vada a casa. Sono portatori insani di una mentalità malata e con il loro pessimo esempio hanno inquinato il paese, fermato ogni possibilità di sviluppo, impoverito la gente. E’ giunto il momento di cambiare.

Gli oligarchi (di cui Mario Monti è la massima espressione paludata) hanno pesanti responsabilità anche nell’aggravarsi della crisi strutturale delle democrazie liberali, come almeno fino ad oggi le abbiamo considerate: le lotte all’ultimo sangue fra le istituzioni dello Stato (fra magistratura e governi, fra parlamenti e governi ), che tradiscono il classico principio di suddivisione dei poteri enunciato da Montesquieu, esemplificano al meglio la degenerazione della democrazia.

Necessario un cenno anche a tutti quegli interessi corporativi e clientelari, privilegi di categoria diffusi, intrecci affaristico-sindacali, conglomerati di produttori che impediscono la libera concorrenza e gestiscono a piacere l’andamento dei prezzi. Un campionario infinito di sbarramenti che blocca questo paese.

Anche volendo, in un panorama simile, sarebbe impossibile riformare le istituzioni per via parlamentare. L’unica maniera per uscire da questo “maelstrom” che tutto inghiotte (tranne l’establishment, sia chiaro), è partire dal basso, opporsi alle angherie, aggredire lo status quo e porsi davanti al paese con una nuova mentalità. Scatenare una RIVOLUZIONE INTELLIGENTE.

Maurizio Gregorini

L’Italia delle caste

Tutti i bambini sono figli di tutta la gente onesta.

Questo io credo e quindi sarei d’accordo nel riceverli come cittadini italiani per quel che vale questa cittadinanza, più legata alle tasse che ad un vero sentimento nazionale.

Tuttavia, quando vedo la lacrimuccia negli occhi della sinistra mi cadono le braccia perché so, che a certi politici, dei bimbi non frega nulla.

Frega moltissimo il posto nella casta, invece.

Perché una cittadinanza, come chiedono, sarebbe un faro per tutte le donne incinte del terzo mondo.

Venite in Italia, partorirete gratis con cure gratis; poi vostro figlio sarà italiano e con le leggi attuali potrà farvi restare con il vostro compagno ed avrete entrambi la cittadinanza, e quindi il voto.

Sì, perché la sinistra ha bisogno di un nuovo proletariato che deva loro qualcosa, pagato da altri si intende.

Ne ha bisogno perché gli italiani si stanno svegliando, sia al nord che al sud (che comunque resta in catene) e piano piano capiscono di essere stati imbrogliati da una politica ladrona e da sindacati cui interessava solo il posto (il loro), che ci ha portato a Monti, per cercare di svicolare dalle responsabilità di governi irresponsabili di ogni genere.

Governi anche UE, cioè dei ‘’tecnici’’ perché lassù i commissari sono tutti tecnocrati e ci hanno ammannito uno stato che esercita i suoi poteri solo sul privato ed una moneta senza controllo.

Ma ritornando ai motivi anzi ai ritornelli di chi vuole questo proletariato, nuovo fiammante..

Ma con dentro tutti i vizi dei loro paesi d’origine. Vizi, che li hanno fatti scappare.

Ma lorsignori ci dicono che gli italiani non vogliono lavorare o meglio non vogliono fare i lavori non qualificati dei quali c’è bisogno.

Su questo, per il momento, hanno ragione, è ancora una volta colpa della politica,  perché i troppi diplomati e laureati italiani vogliono lavori all’altezza (teorica) dei loro studi che, i molti casi, non hanno insegnato loro nulla di pratico.

Troppi vivono con la cassa integrazione dei genitori e la pensione dei nonni.

Ma quando le casse integrazioni finiranno ed i nonni moriranno, forse, improvvisamente, si accorgeranno che anche i lavori non qualificati potrebbero fare al caso loro.

Cosa succederà allora? Ve lo lascio immaginare.

Ma alla casta il domani non interessa. Sono stati abituati a pensare solo al presente, al massimo alle prossime elezioni.

Ma, voi direte, lo vuole anche il terzo polo e, forse, non solo.

Vero, la situazione mi riporta agli anni della ‘’triplice’’ sindacale, quando i sindacati non comunisti si accodarono allo sfascio per paura di perdere iscritti, quindi posti.

Questi partitini, che non hanno nulla da offrire, vogliono lucrare voti per non lasciarli alla sinistra e quindi si fanno promotori del buonismo che, a loro, non servirà a nulla.

Vedremo poi, dopo lo sfascio economico arrivare quello sociale con annessi e connessi.

Ma loro (tutti) si aspettano che anche questo sarà risolto dalla UE.

Stiamo entrando in un nuovo medio evo e rinascimento?

Quando i vari stati italiani (oggi partiti), chiamavano, a risolvere le situazioni in cui si erano cacciati, un esercito straniero?

Nulla di nuovo sotto il sole del ‘’bel paese’’ che davvero bello è, fuori dai palazzacci e dalle cosche (non solo mafiose).

Vedi l’industria di stato.

Piergiorgio Zunino

Prof, com’e’ cambiata l’università?

Un 30 novembre all’insegna della Tradizione per Firenze che con Goliardia e Università. Storia degli ordini fiorentini riscopre, nella società del consumo, un antico costume universitario, la Goliardia. A poche settimane dall’intervista del Corriere fiorentino ai capi degli ordini cittadini, un professore, Jacopo Caucci von Saucken (docente di lingua e letteratura spagnola presso l’Università degli Studi di Firenze), approfondirà un argomento per molti aspetti ancora poco noto a studenti ed insegnanti. Il professor Caucci, che abbiamo intervistato, è lui stesso un goliardo di Firenze, proboviro del PODVS (Placido Ordine Della Vacca Stupefatta, ordine di Giurispreudenza).

Professore quanto l’Università è cambiata negli ultimi venti anni?

L’evoluzione di un contesto è cosa piuttosto normale. Il fatto non sta nel chiedersi se l’Università sia cambiata, semmai come essa si sia evoluta dagli anni Ottanta-Novanta ad oggi, quali siano state le linee guida di un mutamento che, certo, ha allontanato gli studenti dalla vita di facoltà, non facilitando l’assimilazione di una cultura sociale e di tradizioni che non si imparano sui testi, bensì vivendo intensamente un ambiente.

Cosa significa essere goliardi nel 2011?

L’essere goliardi è uno stile di vita, stile che accompagna il singolo durante tutto il suo cammino.
Oggi come ieri il goliardo è custode di una tradizione antica che, malgrado le evoluzioni della sociali, continua a sopravvivere palesando anche un certo dinamismo, una capacità di adeguarsi al mutamento dei tempi, senza tuttavia snaturarsi e perdere la sua connotazione originaria.

Quanti sono gli ordini attualmente attivi a Firenze?

Quattro. Il PODVS (Ordine sovrano su Giurisprudenza), la Lira (sovrana su Economia), ed il Chiavaccio ordine di Prato. Poi c’è l’ordine che rappresenta la città, San Salvi, il più antico d’ Italia, del 1927.

Novoli è un po’ distante dal centro. La delocalizzazione delle facoltà ha avuto un qualche impatto sul gioco goliardico?

Certo che sì. Il trasferimento di Giurisprudenza, Scienze Politiche ed Economia dal centro al nuovo polo ha privato le vie e le piazze di Firenze di una presenza costante; non che ora piazze come Santa Croce o Signoria siano vuote, questo no, ma sicuramente è avvenuto uno scollegamento con ripercussioni anche sul fattore aggregativo.

Quale la prima cosa che direbbe ad un ragazzo interessato alla Goliardia?

Noi parliamo di fratellanza, siamo fratelli in un gioco che diverte ma insegna anche. In un mondo dominato da personalismi ed egoismi, dove il concetto di ‘gruppo’ è sovente scostato in funzione dell’ individualismo, imparare ad appartenere ad una comunità, rispettandone regole e consuetudini, non è cosa di secondo piano. Un domani, in qualsiasi contesto lavorativo o familiare, integrazione ed interazione non appariranno termini scontati. Ecco, pur nello scherzo e nel paradosso, la Goliardia educa a sapersi destreggiare e a saper affrontare, con una equilibrio e serenità, ciò che di bello e di brutto offre la quotidianità.

Per chi fosse interessato, la conferenza Goliardia e Università. Storia degli ordini fiorentini è fissata per il 30 Novembre p.v., ore 16.00, presso i locali del D6 – Polo Scienze Sociali di Novoli

G. Petrelli