Genova, nel PDL scoppia il caso Bornacin

Dopo la significativa manifestazione di venerdì 25 u.s. presso il teatro di via Cesarea, promossa dal Giornale per richiedere elezioni democratiche che, con molte motivazioni (una parte delle quali non sappiamo se così attendibili come sembrano a prima vista), sono state scippate al Popolo della Libertà (e al centro-destra), è esploso il caso Bornacin che, a quanto pare, ha tacciato di “irresponsabili” i promotori della manifestazione stessa (nonché i partecipanti). Già il sen. Luigi Grillo aveva parlato (da notabile, quale egli è) di “infantilismo politico”, trascinandosi dietro ad un convegno un certo numero di esponenti “riflessivi”. Non si tratta naturalmente di enfatizzare questa accentuata distinzione nelle prese di posizione. Essa fa parte della normale dialettica di un movimento e di un partito. Tuttavia c’è qualcosa che non può essere taciuto (a fronte del fatto che lo stesso coordinatore regionale on. Scandroglio, per “par condicio”, non ha presenziato né da una parte né dall’altra). E’ la sorpresa per la posizione del coordinatore cittadino Bornacin, in una Genova che si avvia (se non lo è già) nel periodo di campagna elettorale. Sembra che egli voglia tenere allineate, tacitandole, quelle forze che invece in una situazione particolarissima, sentono l’inevitabilità di porsi in un’azione (politica) dicendo esplicitamente la loro, convinte come sono che non ci si può ritirare nel privato, perché la battaglia in corso va sostenuta (senza se e senza ma). L’iniziativa del Giornale è stata tempestiva e opportuna: lo denota la quantità delle adesioni ricevute. Queste iniziative (in campagna elettorale) vanno moltiplicate focalizzandole intorno ai punti più qualificanti del programma. E vanno disseminate nei punti chiave della nostra città, quelli appunto che sono nella relazione più stretta con le soluzioni proposte dal P.d.L.. Già che siamo in argomento sarebbe significativo andare a manifestare in Piazzale Adriatico, laddove gli squadristelli di sinistra hanno impedito ai giovani del P.d.L. di svolgere opera di solidarietà e di beneficenza nei confronti degli alluvionati. Nel fare una dimostrazione del genere, più che legittima, dato l’accaduto, sarà necessario prima ragionarne con il Questore ma, diciamolo apertamente, è ora di smantellare i “santuari della sinistra”, così come si viene facendo, dal tempo del governo di centro-destra, con quelli della “organizzazioni criminali”. Lo so, il paragone è esagerato, però la contiguità fra le bande e i “rackets” in genere e la presenza dei centri sociali, non può essere ignorata: il controllo del territorio è molto simile. E se non si può nemmeno cercare di fare del bene (giudicato politicamente interessato) in quegli angoli della nostra città, coloro che impediscono ciò, quali interessi hanno (a parte il fare la guardia all’elettorato di sinistra, che forse si appresta ad andare in libera uscita?). La città va liberata dalle bardature di ogni genere che gli ha imposto il “regime” di sinistra, ma questo non è possibile farlo se non inviando all’opposizione il più che trentennale assetto che la sinistra ha imposto alla città. Liberiamo innanzitutto le energie del centrodestra dalla cappa del notabilitato che lo frena (forse a fin di bene, ma soprattutto a causa di una vecchia concezione della politica che ha pregiudicato nei decenni questo fronte politico che vuole rinascere in città e in Liguria). La lotta politica sia resa eguale per i contendenti. E’ troppo frenato il centrodestra rispetto alle articolazioni della sinistra. Non dimentichiamo che per tradizione la sinistra esplicitamente la sa lunga. Friedrich Engels discutendo un celebre passo del Vangelo (Il vostro parlare sia sì, sì, no,no,  che il resto appartiene al demonio.) osservava che alla realtà esistente occorre dire  sì e no contemporaneamente quindi l’azione politica ha una carica di ambiguità che si può sempre lucidamente applicare e sfruttare per l’utilità stessa dell’obbiettivo che ci siamo proposti. Via libera dunque ai commedianti politicizzati del nostro paese, sopratuttto quelli dell’estrema.

E’ tempo che il centrodestra non rincorra più una condizione di ‘perbenismo’ ad ampio raggio che ne riduca il peso d’urto della propria politica. E nei confronti dei briganti, ovunque essi si collochino, scelga finalmente il senso del vecchio adagio italiano: a brigante, brigante e mezzo! Non c’è altro da fare, per lo meno a motivo di legittima difesa nei confronti dei marpioni locali.

Quello che però più conta, è che il centrodestra deve rendere più dinamiche le proprie energie, quelle che non si sono ancora espresse compiutamente. Credo sia opera più che vana, il cercare di ricondurle sempre negli stessi confini: ahinoi questi stessi in terra di Liguria non ci hanno mai permesso di vincere se non rarissimamanete e, Genova, purtroppo è uno degli epicentri di questo scandalo.

Claudio Papini

Gli orfanelli dell’antiberlusconismo

C’è chi si diletta nella poesia e chi nel disegno. Chi scrive massime e chi invece se la passa a fissare il tramonto. Chi invece ha adottato un cane e l’ha chiamato Caneano, e chi va a fare i giri turistici ad Arcore e Villa Certosa, nella speranza di intravedere anche un piccolo lembo di pelle del Cavaliere. Addirittura c’è chi sfoglia con nostalgia i vecchi numeri di Repubblica alla ricerca di quei fondi mistici che hanno ispirato i livori più profondi e c’è chi piange senza capire il perché quando sente parlare di Berlusconi. Pochi sono coloro che hanno rivoltato le loro “turpi” attenzioni sul Governo Monti, ma non è chiaramente la stessa cosa. È come confrontare l’acqua e il vino, il riso bollito con una spaghettata allo scoglio… Insomma, non c’è paragone.  Sono gli orfanelli del livore antiberlusconiano. Quelli che finita la sbornia per le sue dimissioni, ora si ritrovano apaticamente caduti dalla padella nella brace. Perché Monti non avrà lo stesso profilo burlesque del Cavaliere, ma è meglio introdotto nei palazzi del vero potere (quello che non cade neanche con tutte le manifestazioni di questo mondo e che quelle manifestazioni giostra come sapiente burattinaio) e ha una missione specifica: stangarci tutti, di destra o di sinistra, berlusconiani e antiberlusconiani, senza nessuna distinzione. Hanno sospeso la nostra democrazia e c’è chi ha addirittura festeggiato con lo champagne, e questo lo sapevamo già. Ma la sbornia è finita, e a parte il fatto che era inopportuna, è stata persino ridicola. Oggi se ne rendono conto più o meno tutti. Persino il giornali antiberlusconiani iniziano a rimpiangere il Cainano e la sua «libertà criminaloide». I tempi spensierati nei quali il lavoro era facile facile e c’era solo l’imbarazzo della scelta, tra il Cavaliere sporcaccione e quello in versione mafia. Bastava solo scegliere cosa poteva andare di più quel giorno. Del tipo: «Oggi cosa mi metto? Sarà meglio il blu o il marrone?». E invece… I tempi in poco meno di un mese sono cambiati. Causa spread, il Cavaliere si è dimesso e Napolitano ci ha imposto Mario Monti. Sul piano dell’informazione la situazione è notevolmente peggiorata. Dalla babele e spesso colorita filippica antiberlusconiana siamo passati all’austero comunicato stampa in stile sovietico. Sembra di essere tornati agli anni ‘60 e alla Tv di Stato che trasmetteva una notizia solo e se era conforme alle linee del Governo. Guai a sgarrare. È sparito persino Minzolini. L’unica che ancora guerreggia è la Berlinguer che ha persino dichiarato le sue simpatie politiche (roba che se fosse accaduta a Minzolini, lo avrebbero esiliato nel Burundi). E che dire di Santoro? Il tribuno ormai è il fantasma di se stesso, stretto fra un evidente calo d’ascolti per disaffezione e una causa intentatagli da Mediaset per alcune sue dichiarazioni.Ma il migliore di tutti è il popolo violetto e variegato all’arcobaleno. Sembra sia scomparso. Non c’è più. A parte il colpo di coda della class action contro l’abolizione dell’ICI (robe da manicomio. Ma chi è il matto che fa una class action perché ci hanno abolito una tassa?), si è dissolto o forse si è infranto sugli scogli del vero regime, quello che si è ripreso il potere, sistemando a Palazzo Chigi Mario Monti e il suo esercito di tecnici bocconiani. I quali – peraltro – ancora non hanno fatto il miracolo, benché prima delle dimissioni del Berlusca, pareva che l’Italia dovesse crollare da un momento all’altro se non si prendevano urgenti misure. Ebbene, dove sono le urgenti misure oggi? Dall’insediamento del Governo sono passate due settimane ma dei poteri taumaturgici di Monti neanche l’ombra. Peggio, gli unici discorsi che tengono banco in Parlamento e nel Governo sono sempre quelli: il toto-sottosegretari e la lottizzazione dei ministeri da parte dei partiti. Ma torniamo a noi. L’Italia antiberlusconiana si è letteralmente volatizzata. Ha esaurito il proprio compito: demolire la democrazia o almeno quei brandelli che ancora possedevamo. Oggi viviamo in un apatico grigiore tecnocratico, dove chi decide non rappresenta il popolo. Non vi è più un governo con la G maiuscola. E forse non vi è più neanche l’Italia. La politica europea la decidono tra Parigi e Berlino, e Monti è solo un comprimario. Si vocifera di un grosso prestito del FMI a favore del nostro paese per dare tempo a Mario Monti di governare per diciotto mesi. Se fosse vero, un solo quesito: ci indebitiamo per pagare gli speculatori? A voi l’ardua risposta e le debite conseguenze.

www.rischiocalcolato.it

Grane per Soru con i collaboratori dell’Unità !!! Lui risponde "meglio chiuderla"

“Sono azionista con grandissimo sacrificio economico.Non vedo l’ora che qualcuno la compri. Sono andato a chiederlo con moltainsistenza in tante occasioni”. Renato Soru, intervenuto al seminario diformazione per giornalisti di Redattore Sociale a Capodarco di Fermo eintervistato dal direttore di Radio 3 Marino Sinibaldi, parla così de l’Unità,giornale di cui è editore dal 2008. Nella sala una giornalista free lance chiede all’ex presidentedella Sardegna perché il quotidiano non paga i collaboratori. Prima Soru diceche non è così. Poi interviene il presidente dell’Ordine dei giornalisti EnzoIacopino e afferma: “C’è qualcuno che non le dice tutto…”. A quelpunto, imbarazzato, il numero uno di Tiscali risponde: “Se ci sonocollaboratori che non percepiscono lo stipendio e che hanno scioperato daottobre me ne scuso come azionista. Questo le dà il segno di un giornale chesoffre la difficoltà di andare avanti. Si potrebbe prendere in considerazioneanche l’ipotesi di chiudere”

Massimo Fini, il contante e il moralismo di sinistra

Non amo Il Fatto quotidiano e non capisco cosa ci faccia,  una penna brillante e polemica come quella di Massimo Fini che ha un pensiero aristocratico legato a Nietzsche, Spengler e Junger,  dentro quella congrega di “travagliati” e di “padellari”. L’uomo non ha un carattere facile, perciò penso che prima o poi litigherà e uscirà da questo giornale. O almeno lo spero. In attesa pubblico un suo articolo del 26 novembre di aspra critica contro la proposta di Mario Monti di togliere dalla circolazione le banconote da 500 e rendere “tracciabili” i prelievi di banconote oltre i 300 euro. Dure sono le sue bordate contro il khomeinismo della Gabanelli, la quale dopo aver fatto un’ inchiesta sulle agenzie di rating e lo strapotere bancario (peraltro condivisibile) in una puntata di Report, nella puntata successiva, fa una virata a 180 gradi, con un  mega-regalo alle banche facendosi fautrice della moneta elettronica. Della serie, un colpo al cerchio e uno alla botte. Se  abbasseranno la soglia a € 300,00 per il contante, “le creste” saranno tutte per le banche, mentre perfino quei poveri vecchi pensionati che campano con la “sociale” saranno costretti ad aprirsi un conto correnteUno stato di dittatura fiscale.
Fra le “impressionanti” misure che il governo dei banchieri si accinge a prendere viene ventilata quella di togliere di mezzo il biglietto da 500 euro o, il che fa lo stesso, di mettere una tassa, operata dalle banche per conto dello Stato, sul deposito o sul prelievo di monete di questo taglio. In un pacchetto di sigarette ci stanno 20 mila euro, in una ventiquattr’ore 6 milioni. Si vuole quindi far la lotta agli evasori, ai corruttori, ai riciclatori che si servono di questi tagli. Gli obiettivi sono nobilissimi, le vere ragioni di questo provvedimento un po’ meno.
Negli ultimi mesi molti piccoli risparmiatori, temendo un crollo delle banche, hanno prelevato tutto il possibile dai conti correnti, lasciandovi il minimo indispensabile, per metterlo al sicuro in casa propria. E altri li stanno seguendo. Naturalmente questi prelievi sono avvenuti con banconote da 500, per poterli nascondere agli occhi dei ladri. Adesso, con questa misura, il governo dei banchieri vuole impedire ai risparmiatori che temono un crac degli Istituti di credito di ritirarvi il loro denaro e imporre a quelli che lo hanno già fatto di rimettercelo. Devono rimanere ostaggio delle banche.

Nella stessa direzione va la misura, molto apprezzata dalla sinistra, che vuole rendere “tracciabile” ogni pagamento al di sopra dei 300 euro o addirittura, come pretendono alcuni khomeinisti, a cui ha dato voce Milena Gabanelli, qualsiasi pagamento in contanti. I pagamenti avverrebbero quindi, in gran parte con assegni, carte di credito, bancomat, bonifici, tutte operazioni sulle quali le banche hanno le loro commissioni. Se poi ogni pagamento in contanti, di qualsiasi entità, dovesse essere tassato le banconote sparirebbero dalla circolazione, perché nessuno, nemmeno il giornalaio o il fruttivendolo, le accetterebbe (la “fresca” rimarrebbe, forse, solo al tavolo del poker, l’unico luogo pulito di questo Paese marcio fino al midollo). Saremmo obbligati a tenere tutto il nostro denaro in banca. Ma le banche sono delle società private e lo Stato non può obbligarmi a tenervi il mio denaro. Io il mio denaro ho diritto di metterlo dove mi garba.

Lo Stato nasce, oltre che per amministrare giustizia, per battere moneta. Se non ha fiducia nella propria moneta non è più uno Stato. Se uno Stato non è capace di contrastare l’evasione, la corruzione, il riciclaggio senza far pagare un pesante pedaggio ai cittadini che non sono né evasori, né corruttori, né riciclatori di denaro sporco, non è più uno Stato. Rovesciamolo assieme alle sue classi dirigenti, politiche ed economiche, che ci hanno portato a questo punto e ricominciamo da capo. Infine non è possibile che lo Stato (che non per niente Nietzsche chiama “il più freddo di tutti i mostri”) si intrufoli attraverso la cosiddetta “tracciabilità” nella mia vita privata fino a conoscere, nel dettaglio, i miei acquisti, le mie predilezioni, i miei gusti, i miei vizi. Milena Gabanelli sostiene che “la gente comune non ha necessità di più di una cinquantina di euro alla settimana”. Ma dove vive, in un monastero? Una buona bottiglia di vino e un pacchetto di sigarette fan già 15 euro al giorno. Il moralismo della sinistra è insopportabile. E ora capisco perché tanti, senza per questo essere dei lestofanti, votavano Berlusconi. Perché Berlusconi difendendo la sua libertà criminaloide difendeva anche, per estensione, la libertà di tutti dallo strapotere dello Stato. Aridatece subito il Cainano.
Massimo Fini

Cambiamo nome, diventiamo IL CRONISTA

Questo blog in quasi sette anni ha già cambiato due volte nome. Era partito come L’Ineffabile Weblog nel 2005, per poi con il governo Prodi diventare Le Barricate per dimostrare già col titolo la battaglia che avremmo fatto a siffatto governo. Adesso, dopo aver contribuito a riportare il Pdl al governo nel 2008 (insieme ad […]

Due Uova di Colombo

Questo post è stato ispirato dagli articoli Tea Party: la protesta indispensabile, di Oggettivista, amministratore del blog Tocqueville la città dei Liberi, e Obiezione fiscale, di BlacKnights, amministratore del blog Il Castello 1.
Sono d’accordo sull’obiezione fiscale organizzata su scala nazionale. Peccato che il grosso del mio reddito, assoggettabile ad IRPEF, sia tassato alla fonte;  resterebbero però ICI e quantaltro.
I tuoi ragionamenti, Massimo, non fanno una grinza, e siccome parte di quelle nuove tasse che hanno in mente di applicare, andrebbero anche a coprire i buchi causati dall’evasione fiscale e contributiva, è allora inutile continuare con lo stato sociale così come lo si è organizzato. Meno tasse, meno servizi statali, così ci saranno per forza di cose meno evasori. E che ognuno paghi per i servizi di cui ha veramente bisogno; oppure si organizzi in proprio con assicurazioni di gruppo che gli coprano ciò che gli interessa.
Ecco quindi così scoperto l’Uovo di Colombo: sparendo certe tasse, e riducendo le attuali, ci saranno anche molto meno evasori fiscali, che pare sia la piaga di questa nazione.
Aumenterebbe così anche il senso di appartenenza a questo popolo, perchè i big nazionali non avrebbero più ragione di trasferire la propria residenza all’estero (inutile fare dei nomi, noi del Castello ne conosciamo parecchi di tali furbetti).
Altro Uovo di Colombo: facendo rimpatriare i big, aumenterebbero automaticamente le entrate fiscali italiane, perchè quelli pagherebbero più volentieri le tasse qui da noi.

Guadagnare (con l’immigrazione) a spese altrui

CITTA’ DEL VATICANO – A poche ore dal naufragio di immigrati a largo di Brindisi, la Chiesa italiana fa sentire la sua voce sul tema dell’immigrazione. Per chiedere, innanzitutto, di “rivedere le quote per gli ingressi in Italia e in Europa, in particolare dai Paesi mediterranei che vivono rivolte e instabilità. Altrimenti avremo altri tragici arrivi”. A parlare, ai microfoni di Radio Vaticana, è monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes. Il ragionamento, ampiamente condiviso nel mondo cattolico, è chiaro: offrire maggiore possibilità di ingresso legale in Italia per evitare viaggi della disperazione che comunque nessuno riuscirà a fermare.
La linea di Monsignor Perego sull’immigrazione si sviluppa su tre piani: “Credo che occorra lavorare maggiormente per creare dei canali protetti, soprattutto in questa stagione, con la situazione del mare che non sempre è favorevole”. “Un secondo lavoro – prosegue – è puntare sulla cooperazione internazionale che, anche alla luce della crisi, si era praticamente azzerata o quasi”. E poi, il cuore del problema: “Provare a rileggere anche la modalità con cui entrano gli stranieri in Italia e in altri Paesi in Europa, per dare quote maggiori soprattutto ad alcuni Paesi che in questo momento sono al di là del Mediterraneo e vivono la drammatica situazione di rivoluzioni e di instabilità”. “Diversamente – avverte – potremmo assistere a nuovi arrivi che si risolvono in una drammatica situazione, come per alcuni di quelli che volevano sbarcare in Puglia”. Il tema dell’immigrazione, negli ultimi giorni, è tornato centrale nel dibattito politico. Soprattutto dopo l’intervento del presidente Napolitano a favore della cittadinanza ai bambini nati nel nostro Paese. Progetto che sta a cuore al nuovo ministro della cooperazione Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, uno dei cattolici doc nella squadra di governo targata Monti.

Obiezione fiscale

L’annunciato ritorno di una delle tasse più odiose, l’ici sulla prima casa, e la possibile introduzione di una “patrimoniale” ulteriore sui risparmi, obbligano ad una riflessione sulla equità e moralità delle tasse e imposte.
Il prelievo fiscale deriva dalla necessità per uno stato di fornire ai cittadini che si sono uniti per meglio raggiungere i propri scopi di Benessere e Sicurezza, quei servizi che derivano dal contratto sociale della unione.
Sono servizi essenziali:
difesa dai nemici esterni al gruppo,
punizione di chi, all’interno del gruppo, viola i patti sociali,
sostegno reciproco in caso di calamità naturali,
agevolazione degli scambi commerciali.
Non è contemplato il mantenimento a carico di tutti di sacche di fannulloni o di inefficienze.
Il tutto nell’ambito delle disponibilità che, liberamente, i contraenti hanno ceduto allo stato, rinunciando volontariamente ad una parte della propria libertà per renderla compatibile con l’analogo diritto di libertà degli altri soci.
Naturalmente è nell’ambito di tali disponibilità che lo stato deve agire rispettando le priorità che sono rappresentate dai primi due punti.
Nel tempo abbiamo visto come la leva fiscale sia stata abusata per finalità specifiche.
Vuoi per distruggere un contropotere all’interno dello stato (i monarchi assoluti contro i feudatari), vuoi per pretendere una partecipazione alle decisioni politiche dello stato (come la Rivoluzione Americana ).
Napolitano e i suoi oligarchi mai eletti dal Popolo stanno violando palesemente queste regole.
Si sono riempiti la bocca con la parola “democrazia” e adesso vogliono tassare ferocemente gli Italiani attraverso un governo che non ha alcun mandato elettorale.
Si sono riempiti la bocca con i 150 anni dell’unità d’Italia e adesso non solo hanno ceduto la Sovranità agli antichi padroni dell’Italia (francesi e tedeschi) ma vorrebbero persino regalare la cittadinanza e il voto agli ultimi venuti, per lo più musulmani, eredi cioè di un’altra popolazione che ha dominato il sud Italia, perché possano pasteggiare con i soldi e le ricchezze che i nostri Avi hanno faticosamente creato.
La politica consociativa che a partire dagli albori del centrosinistra (1962) ha fatto danni enormi alla nostra economia, toccando negli anni settanta, quelli del compromesso storico e dell’arco costituzionale, punte fortunatamente mai più raggiunte dopo, oggi viene pari pari riproposta da questo governo di non eletti.
Leggiamo infatti di interventi che non modificano di uno iato il debito pubblico, ma sono solo finalizzati a drenare denaro dalle nostre tasche.
E’ del tutto inutile rapinare e impoverire i privati cittadini con l’ici, la patrimoniale, l’aumento dell’iva penalizzando i consumi e il commercio, se, PRIMA, non vengono chiusi i rubinetti della spesa come le elargizioni alla stampa, al fondo per lo spettacolo, alla cooperazione internazionale, alla pubblica amministrazione inefficiente ed elefantiaca (nel numero del personale e nella burocrazia che deve giustificare tale numero pur senza riuscirci ma ottenendo solo di creare ulteriori ostacoli e vessazioni contro i cittadini).
Ma se il governo degli oligarchi, con la complicità dei parlamentari che voteranno a favore (e massima sarebbe la colpa del Pdl se vi si accodasse e, soprattutto, se Alfano avesse veramente partecipato a vertici segreti con comunisti e democristiani), vorranno perseguire questa politica da prima sprecona repubblica, allora assume valenza moralmente nobile l’obiezione fiscale che priverebbe il governo stesso dei fondi necessari a perseguire quella politica dissennata.
Del resto che sia moralmente riprovevole l’eccesso di tassazione è facilmente dimostrabile.
L’ici sulla casa, non solo la prima !, ad esempio.
Quando si compra una casa si pagano le tasse (di registro, di bollo, di passaggio di proprietà) , il bene arriva già al netto di tutto quanto necessario alla formalizzazione del suo trasferimento (e probabilmente con cifre ben superiori al costo effettivo di trascrizione e certificazione del passaggio).
Se in quella casa ci abitiamo, non ne abbiamo alcun reddito.
Se teniamo a nostra disposizione quella casa per le vacanze, ugualmente non ne abbiamo alcun reddito.
Percepiamo un reddito solo se la concediamo in locazione.
Ma quel reddito è soggetto alla tassazione specifica, quindi anche la casa in locazione non deve alcuna imposta allo stato.
Ma, dirà qualcuno, i servizi comunali.
Perché non paghiamo forse con apposite e salatissime bollette gas, luce, fognature (i famigerati “consorzi” che sono spuntati come funghi …), raccolta dei rifiuti ?
Non vi è quindi alcun sottostante per pagare l’ici, né sulla prima, né sulla seconda, terza o centesima casa che si possiede.
Analogo ragionamento è applicabile alla patrimoniale che mischia le proprietà immobiliari (vedi alla voce casa) con quelle mobiliari (vedi alla voce risparmi).
I nostri risparmi sono, lo dice il termine stesso, quanto riusciamo a conservare del nostro reddito lavorativo detratte le imposte sullo stesso e le spese correnti per il mantenimento nostro e della famiglia.
Il rendimento (l’interesse) su tali somme se mai dovesse essere accettato (ed ho forti dubbi che sia moralmente giusto tassare le rendite di un capitale formato da risparmi già tassati) una volta tassato, esaurirebbe completamente ogni obbligo fiscale.
Per quale ragione dovrebbero assoggettarlo ad una ulteriore imposizione fiscale ?
Solo per avidità e per distribuire i nostri soldi a nicchie di clientele privilegiate.
Ma, dicono, lo stato ci fornisce dei servizi.
Senza soffermarci sulla qualità di quei servizi (con quello che si paga avremmo diritto al tappeto rosso ogni volta che entriamo in un ufficio pubblico ed essere ossequiati come principi dai funzionari e dipendenti statali cui paghiamo lo stipendio !) i nostri redditi sono già tassati con quella che da alcuni anni si chiama Irpef.
Quello è il nostro contributo ai servizi essenziali dello stato: difesa esterna ed interna, funzionamento di una snella macchina amministrativa e istituzionale.
Ogni ulteriore servizio è qualcosa in più che probabilmente è utile solo ad una porzione, grande o piccola, della popolazione: perché dovremmo pagarlo tutti ?
Ognuno paghi il servizio di cui usufruisce, possibilmente erogato in forma privatistica per sollecitare concorrenza e mercato.
Perché poi dovremmo pagare il servizio sanitario inefficiente di certe regioni meridionali che, confidando sul flusso continuo di denaro dal Nord produttivo, non ci pensano proprio ad intervenire per l’efficientamento delle strutture e l’eliminazione delle clientele e se la ridono, sfottendo il Nord, nella più classica rappresentazione del “piange e frega” ?
Che i ricavi dai redditi locali siano utilizzati localmente, in modo che ognuno abbia i servizi che merita in base agli amministratori che ha eletto.
E poi finiamola con la mania cattocomunista della “progressività”.
Chi guadagna di più paga di più anche con la semplice proporzionalità.
Se la tassa fosse al 10% ed io guadagno mille pagherei dieci, sempre meno di chi pagherebbe cento perché guadagna diecimila e se guadagna diecimila vuol dire che la tipologia del lavoro o anche la sua personale capacità, intraprendenza, imprenditorialità è superiore alla mia e, quindi, merita la differenza di reddito.
La progressività è solo una idea comunista per livellare verso il basso il Popolo, creando conflitti sociali e un “nemico” fittizio per abbindolare i gonzi e gli invidiosi delle altrui fortune e capacità.
Ecco perché la risposta alle gabelle del governo degli oligarchi mai eletti non può che essere la chiusura dei rubinetti del finanziamento al loro stato.
L’obiezione fiscale, appunto, che richiede una organizzazione nazionale che istruisca su modalità e tempi, fornendo anche consulenza fiscale e assistenza legale in caso di azioni ritorsive.
Una organizzazione che può essere realizzata solo dai partiti del Centro Destra: Lega e Pdl (o la parte sana del Pdl che non si riconosce negli inciuci peraltro smentiti di Alfano).
Perché il singolo che facesse obiezione, è destinato ad essere schiacciato dal Moloch stato ed essere percepito persino come “evasore”, senza ottenere alcun risultato, mentre se fossero mobilitati i milioni di elettori del Centro Destra verrebbero sconfitti i gabellieri costringendo lo stato a ridurre le spese per mancanza di fondi e si passerebbe alla Storia come rivoluzionari, esattamente come i Patrioti Americani del Tea Party.
Mentre aspettiamo che i politici del Centro Destra capiscano che sostenere Monti significa perdere le prossime elezioni, possiamo dare il nostro piccolo, legittimo contributo al taglio delle spese pubbliche, riducendo la disponibilità di denaro per lo stato: NON compriamo titoli di stato.

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Milanistan…

… e le preghiere islamiche a spese dei contribuenti (italiani)
Novantamila euro per tre mesi. Quasi mille al giorno, dallo scorso ottobre a metà gennaio. Tanto spende il Comune per affittare i due tendoni allestiti davanti al Palasharp per la preghiera islamica del venerdì. Una soluzione condivisa con il presidente del Centro culturale di viale Jenner, Shaari, dopo lo sgombero del palazzetto che a gennaio verrà demolito. E non dovrebbero lamentarsi, visto che per usare le tensostrutture restituisce al Comune solo mille euro al mese. Con l’ex giunta Moratti dovevano pagare l’affitto anche a MilanoSport per l’area della piscina Scarioni. E il gestore del Palasharp assicura di non aver «mai ricevuto dal Comune un euro in 3 anni e mezzo per far pregare i musulmani». Quando l’impianto era occupato da eventi, metteva a disposizione un tendone a fianco. Ma Togni a ottobre ha dovuto smantellarlo. Il Comune ha fatto piazzare le strutture prese in affitto a 90mila euro per i tre mesi. E il Pdl Alan Rizzi prepara un’interrogazione: «Sembra la premessa alle moschee gratis. La giunta chiarisca cosa intende fare nel 2012, se confermerà i tendoni i milanesi spenderanno 400mila euro».

Equità e rigore?

Il Pdl, ma non solo, anche gli altri partiti di sinistra, vogliono eliminare le pensioni d’anzianità. Il Pdl in particolare sta dimostrando di essere il partito dei padroni, perchè mentre vuole dare addosso, ancora, come sempre, ai lavoratori e ai pensionati sta, nello stesso tempo, proteggendo i benestanti dalla patrimoniale, minacciando nuove elezioni nel caso […]