La Grecia dice stop

Quando tiri troppo la corda questa prima o poi si spezza. Alla fine, dopo due anni di tragedia greca, Papandreou ha finalmente deciso di tirare fuori i coglioni e di fare un referendum sul piano degli aiuti. L’esito della consultazione che il ministro delle finanze ellenico Venizelos annuncia si terrà il prossimo anno è ampiamente scontato, come nel 90% dei referenda tenuti sull’UE. Sarko-fago è furioso come una iena in calore e c’è da capirlo visto che le comatose banche francesi hanno nelle loro casse quasi 60 miliardi di titoli greci rendendo la Francia il primo creditore dell’ellade. Curioso comunque che l’esportatore di democrazia a suon di bombe sia così avverso alla massima forma di democrazia diretta. Anche la Germania, secondo creditore della Grecia, è inviperita.Il problema sta nel ritenere immorale non ripagare i debiti. Ora, intendiamoci, i greci sono i primi colpevoli della loro situazione. I greci hanno eletto in sequenza Mitsotakis, Karamanlis e Papandreou, coloro che li han portati in questa situazione e tutti noi abbiam letto e sentito del clientelismo e dell’assistenzialismo dei politici ellenici, ergo non c’è alcun intento assolutorio nei confronti dei greci. Però ai cari banchieri franco-tedeschi vorrei ricordare che loro han giocato d’azzardo coi soldi dei loro risparmiatori andando a scommettere sui titoli greci. Quando presti soldi alla Grecia devi mettere in conto il rischio che questa fallisca e non possa ripagarteli e non puoi pretendere che i soldi dei cittadini europei vengan buttati nel cesso ellenico perché questo possa ripagare i crediti che tu, con il tuo libero arbitrio hai concesso a tuo rischio e pericolo. Sarebbe come se io andassi a scommettere su un cavallo e questo poi perde e allora, anziché accettare la punizione per il mio azzardo, andassi a chiedere al comune di ripagarmi la scommessa persa. Inoltre è ora di smetterla di massacrare i greci con pacchetti di misure lacrime e sangue che in questi due anni hanno dato risultati nulli e lasciarli fallire in santa pace, con l’auspicio che possan ripartire da capo.

Magistrati imparziali e democratici

Il re è nudo, esclamò il bambino della fiaba di Andersen, e lo ripetono oggi gli italiani dopo che il pm Antonio Ingroia ha rivelato a un’assemblea di partito – quello comunista di Diliberto – di non essere imparziale. Con la marcia indietro di ieri non arretra di nulla: «Il magistrato applicando la legge la interpreta ed è mosso da valori costituzionali che non lo rendono del tutto neutrale». Quindi, appreso che il procuratore aggiunto di Palermo non è imparziale, ora sappiamo che non è nemmeno neutrale.
Disobbedire alle leggi? Applicarle tirandole dalla propria parte? Gettando la maschera, Ingroia si è insediato come capofila della schiera dei magistrati politicizzati. Che non sono quelli che hanno abbandonato la toga per sedersi in Parlamento: ce n’è di destra e di sinistra, dal ministro Nitto Palma a Gerardo D’Ambrosio fino a Di Pietro, Anna Finocchiaro, Felice Casson e Gianrico Carofiglio. No: Ingroia e i suoi fratelli continuano ad amministrare la giustizia rivendicando il diritto alle scelte di parte. Partecipano a manifestazioni politiche, per esempio. Ingroia aveva già aderito a iniziative pubbliche contro Berlusconi e, con il collega palermitano Roberto Scarpinato, si è presentato all’assemblea di fondazione del Fatto quotidiano, tenendo a battesimo la neonata gazzetta delle toghe – soprattutto rosse. Oppure invitano apertamente a disattendere il dettato legislativo. Come fece il magistrato napoletano Nicola Quatrano, presidente di un collegio del Riesame: prendendo la parola a un’assemblea della Cgil, disse che l’unico modo per opporsi alla nuova legge sull’immigrazione (che prevedeva il reato di clandestinità) era la disobbedienza civile.
È lo stesso partigiano Quatrano che nel 2001 (era gip del tribunale partenopeo) partecipò alla manifestazione dei no-global contro il G8 e in seguito si giustificò dicendo che passava di lì per caso. L’allora guardasigilli Castelli promosse un’azione disciplinare contro di lui nel 2003. L’ispezione coinvolse anche una collega di Quatrano, Isabella Iaselli, ritenuta pure lei vicina alle posizioni dei movimenti antagonisti: fu il gip Iaselli a disporre i provvedimenti cautelari per i poliziotti accusati di presunte violenze verso gli anarchici chiusi nella caserma Raniero. I fatti di Genova avevano sollevato il velo anche sulle convinzioni di Libero Mancuso, il pm che aveva indagato sulla strage alla stazione di Bologna e in seguito sarebbe diventato assessore nella giunta Cofferati e candidato vendoliano alle primarie della sinistra per il sindaco di Napoli. «È più difficile indagare su Genova che sulla strage di Bologna – disse l’imparziale magistrato -. Ogni volta che pezzi dello Stato debbono rispondere di episodi così rilevanti penalmente, scattano protezioni e coperture».
Al Forum no-global di Porto Alegre aveva partecipato il giudice Nicoletta Gandus, che avrebbe condannato Silvio Berlusconi in primo grado nel processo Mills. Ha firmato numerosi appelli, assieme ad altri aderenti a Magistratura democratica, contro varie leggi approvate tra il 2001 e il 2006 chiedendone la cancellazione perché hanno «devastato il nostro sistema giustizia». La depenalizzazione del falso in bilancio sarebbe figlia di una «cultura dell’illegalità», mentre quella della legittima difesa è una «riforma barbara» e la legge Pecorella sull’inappellabilità delle sentenze di proscioglimento «altera un principio costituzionale». D’altra parte, nella sentenza che nega la ricusazione del giudice Gandus chiesta da Berlusconi proprio per la partigianeria del magistrato, la quinta sezione penale della Corte d’appello di Milano riconosce che Gandus aveva pesantemente criticato in pubblico e «senza mezzi termini» le scelte del governo, ma «dall’inizio del processo non ha più dichiarato alcunché» e «quindi – secondo i colleghi giudici – ella avrebbe accantonato «l’asserita avversione ideologica od anche “l’astio” verso un soggetto politico probabilmente a lei inviso».
Ma in tema di mancata neutralità togata non bisogna dimenticare un fatto di oltre vent’anni fa, quando il Cavaliere non era ancora sceso in politica. Un documento del 12 marzo 1988 che raccoglie gli scritti della sezione milanese di Magistratura democratica (tra le firme compaiono quelle della Gandus, di Gherardo Colombo e dei futuri membri del pool Mani pulite) teorizza la nascita del «pm dinamico» che si deve occupare meno di micro-criminalità, devianze sociali e malavita urbana per dedicarsi invece alla «contrapposizione con altri poteri, palesi e occulti, dello Stato e della società». Cioè colletti bianchi e politici. Con tanti saluti all’obbligatorietà dell’azione penale. E un caldo benvenuto al pm partigiano.

Pd, scontro Renzi-Bersani. Ecco perché la Sinistra non sarà mai capace di governare.

Si è chiusa ieri la tre giorni di Firenze, lasciandoci un Partito Democratico ancora più diviso e lacerato al suo interno: il leader dei Rottamatori Matteo Renzi dice ‘basta al Pd dei burocrati‘, chiedendo spazio a nuove idee e nuovi leader. Secca la replica del segretario Pierluigi Bersani, che definisce ‘idee vecchie, da Anni Ottanta‘, quelle espresse da Renzi e le nuove leve del partito. Pd: un nome, una garanzia, quando si tratta di litigare e perdere consensi fra i suoi elettori. Qualcuno all’interno del partito è persino arrivato a dichiarare che “di Berlusconi di sinistra non abbiamo bisogno”. La demolizione dell’unica persona seria all’interno del minimondo della sinistra è cominciato.


Il Pensiero Verde

Il Faro

(Edvard Hopper, “Lighthouse Hill”, 1927)

L’immagine, l’idea del faro è un elemento che ritorna numerose volte in svariati ambiti.
Ne abbiamo esempi in letteratura, in funzione reale o simbolica, e ovviamente in pittura.

(Claude Monet, “Molo di Le Havre”, 1868)

Per la vita, e per la battaglia intellettuale, abbiamo bisogno di “fatti che lampeggino”, e di autori che mettano gli oggetti in