Post-Mallett

Ma forse il vero problema è che ci manca sempre l’uomo che fa la differenza.
BOLOGNA – Il nuovo coach dell’Italrugby, il francese Jacques Brunel, 57 anni, si presenta con un proclama a metà: «Entro due-tre anni – dice il tecnico alla presentazione ufficiale a Bologna – l’Italia deve essere in grado di lottare per vincere il Sei Nazioni». Si nota la sfumatura? Non vincere, ma “lottare per”: meglio evitare annunci roboanti, difficili da rispettare. E come approccio può essere condivisibile. Perché il XV azzurro può crescere, ma non cambiare pelle in così poco tempo.
AL TOP AI MONDIALI – «La squadra italiana ha già fatto tanti progressi – spiega il tecnico che tanti successi ha collezionato con il Perpignan, campione di Francia nel 2009 – Io spero di farla progredire ancora di più. Il primo obiettivo è cercare di equilibrare meglio le parti di questa squadra. Il nostro obiettivo, alla fine di questo quadriennio, è arrivare ai prossimi Mondiali tra le prime sei squadre al mondo. Credo davvero molto al potenziale di questo gruppo». Brunel raccoglie l’eredità di Nick Mallett, sulla panchina azzurra negli ultimi quattro anni; nel 2011 l’Italia ha mancato la qualificazione ai quarti del Mondiale neozelandese, battuta dall’irlanda nel match decisivo, ed è arrivata ultima al Sei Nazioni, dove però è riuscita a battere la Francia, al Flaminio (22-21), per la prima volta nel Torneo.
DEBUTTO A PARIGI – L’talia di Brunel ripartirà proprio dalla Francia e da Parigi, per la prima giornata del Sei Nazioni 2012. Tra i problemi azzurri da risolvere in maniera prioritaria c’è l’annosa questione del mediano d’apertura, punto debole (anche) del Mondiale in Nuova Zelanda: «Tutte le squadre del mondo – spiega Brunel – cercano un numero 10. L’importante sarà che i giovani abbiano la possibilità di giocare nei campionati di alto livello».
STESSO STAFF – «Abbiamo inseguito a lungo Brunel – dice il presidente federale Giancarlo Dondi, – e siamo entusiasti di averlo finalmente con noi. Il mio augurio è che l’intero movimento lo sostenga perché con lui abbiamo la chance di effettuare un grande salto di qualità». Sulla decisione di mantenere lo staff tecnico attualmente in carica il nuovo ct spiega: «La Nazionale è la vetrina del rugby italiano. Ho sempre lavorato con gli staff che ho trovato sul posto e sicuramente non ho intenzione di cambiare adesso. Chi ha già lavorato con l’Italia conosce l’ambiente e può darmi molto in termini di conoscenza dell’ambiente e dei giocatori».
LA SFIDUCIA DEI BOOKMAKER – Malgrado l’ottimismo del nuovo ct, le case di scommesse non sembrano molto convinte del nuovo corso azzurro, almeno a breve termine. Le quote sul Sei Nazioni 2012 vedono gli azzurri ultimi nei pronostici, per giunta con una quota molto elevate: 150 volte la posta. Lontanissime, almeno per il momento, la Francia prossima avversaria (il 4 febbraio allo Stade de France) e favorita del torneo a 2,75, l’Inghilterra (a quota 3,50) o l’Irlanda (a 7,00). Per gli azzurri si prevede dunque ancora lo scontro tra «poveri» con la Scozia, che per il momento ci sopravanza nettamente nelle quote, a 26 contro uno.

Berlusconi salva ancora i nostri risparmi

Nonostante la mentalità perversa di chi continua a chiedere “passi indietroper proporre, come alternativa alla politica del Governo, patrimoniali, prelievi forzosi e ripristino ici (veggasi le allucinanti esternazioni di Marcegaglia) ancora una volta (sperando che non sia l’ultima) Berlusconi ha salvato i nostri risparmi dall’avidità dei gabellieri della sinistra e delle varie spectre finanziarie internazionali.
L’assalto al tesoro dei privati cittadini, mascherato da “larga condivisione” e “passi indietro” unilaterali, cammina sul tradimento di individui politicamente spregevoli e umanamente ripugnanti che, eletti per “Berlusconi Presidente”, ora minacciano di saltare il fosso e chiedono le dimissioni del Premier.
Non ci è dato di sapere quanto Berlusconi potrà resistere , nel nostro interesse, adesso che viene anche pugnalato alle spalle da parlamentari eletti per lui, per intanto, però, anche il maxi emendamento di ieri respinge le porcherie dei gabellieri:
patrimoniale
– ripristino ici
prelievo forzoso sui conti correnti.
Tutte rapine che purtroppo continuano ad incombere sui nostri risparmi e proprietà, a meno che Berlusconi non si inventi qualcosa che possa sbaragliare i nemici suoi, nostri e dei nostri guadagni.
Vedremo l’esito del vertice odierno di un’inutile europa che farebbe meglio a dichiarare il fallimento politico della unificazione monetaria, restituendo ai suoi membri la piena Sovranità e Indipendenza, costi quel che costi.
Ma il riconoscimento più evidente che dimostra come Berlusconi agisca a salvaguardia dei nostri risparmi è fornito (inconsapevolmente: e questo la dice lunga sulla materia grigia del soggetto) da uno dei suoi più acerrimi nemici che dichiara come si debba imporre la patrimoniale e che solo Berlusconi è contrario.
Parola di Gianfranco Fini.

Entra ne

Padroni

VICENZA — È stata picchiata, forse anche violentata dal marito. Lui è un imam che guida una moschea del Trevigiano, che da mesi la sta perseguitando. Lei è una donna la cui unica colpa è di volersi integrare: guidare l’auto, togliere il velo e imparare l’italiano. Richieste inaccettabili per il marito. Ora Fatima (nome di fantasia) è scappata portando con sé i bambini e si è rifugiata a casa della sorella. L’uomo è stato iscritto nel registro degli indagati dal pm Cristina Gava, dopo le segnalazioni dei carabinieri della locale stazione che si stanno occupando del caso, per maltrattamenti in famiglia, per violenza sessuale e stalking. I due, di origine marocchina, si erano sposati al loro paese. Il 32enne aveva trovato in un’azienda del Trevigiano un buon posto di lavoro come operaio specializzato. Appena possibile aveva chiesto alla moglie, che in Marocco aveva conseguito poco prima la laurea in giurisprudenza, di raggiungerlo per riunire la famiglia, e così era stato.
Dal loro matrimonio, nel frattempo, era nato un bimbo che ora ha sei anni, e una femminuccia di tre. I problemi sono nati quando Fatima ha cominciato ad ambientarsi, con entusiasmo, nel nuovo Paese, senza però rinnegare né le proprie origini né la propria religione, ma chiedendo al marito di concederle di beneficiare di quelle nuove libertà che si affacciavano nella sua vita. Non voleva più essere costretta a portare il velo. Voleva poter guidare l’auto per portare i bambini a scuola, imparare l’italiano per riuscire a rapportarsi con le altre mamme che incontrava o per fare la spesa. Il marito, dopo il suo arrivo in Italia della moglie, aveva invece rafforzato il suo attaccamento alla religione arrivando a guidare un centro di preghiera. Le disobbedienze della moglie erano punite con le botte, di cui la donna, in questi giorni con una mano ingessata, porta ancora i segni. Fino a quando, non potendone più, aveva raccolto poche cose ed era scappata di casa. Da quel momento il 32enne non le ha più dato pace. Fatima, ospite nel Vicentino, aveva trovato un lavoro come badante ma i continui appostamenti del marito hanno spinto i datori di lavoro a cercare una nuova assistente. Dopo i numerosi interventi dei carabinieri davanti alle scuole perché il marito si presentava con l’inutile intento di prelevare i figli prima dell’arrivo della moglie, il maresciallo Donato Summa aveva consigliato alla donna di presentare denuncia per stalking. Fatima aveva acconsentito ma poco dopo l’aveva però ritirata, per paura di ritorsioni. E sarebbe sempre di quel periodo di pressioni che l’uomo l’avrebbe trascinata in una zona boschiva e violentata. Ora la procura di Vicenza vuole accertare le eventuali responsabilità.
Romina Varotto
Le imponeva il velo anche se era appena un adolescente. La obbligava a occuparsi della casa e, se si ribellava, volavano le botte. E poi gli insulti. E ancora: non poteva uscire con i suoi amici di scuola ma solo con le famiglie di connazionali nordafricani. E guai a voler vestirsi all’occidentale: bastavano le due tute sportive con le quali andava tutti i giorni a scuola. Quei vestiti diventavano sempre più piccoli per quel corpo di ragazzina che cresceva ogni giorno di più.
Era un’aula del tribunale troppo piccola quella di ieri per ospitare un problema così grande come quello dello scontro tra civilità. Un conflitto concretizzatosi ieri in un processo per maltrattamenti di un padre marocchino ai danni di una figlia di 17 anni. Il dibattimento è stato rinviato a fine mese quando toccherà deporre ai testi della difesa e potrebbe intervenire anche il padre, difeso da Paolo Iannetti, con una dichiarazione spontanea. Da alcuni mesi, la vittima, assistita da Lorenzo Picotti, vive in una casa accoglienza dopo aver lasciato la casa che condivideva oltre che con il padre anche con un fratello e lo zio. Proprio il parente è già finito sotto processo perchè aveva costretto la nipote a commettere atti a sfondo sessuale. Lo zio ha già risolto la questione penale ed ha patteggiato la pena. Ieri, invece, si discuteva del rapporto tra il padre e la figlia, arrivata in Italia nel 2006 quando aveva solo 12 anni dopo aver lasciato in Marocco la madre con il fratello più piccolo.
La giovane, però, conosce subito la spietata legge del padre che con continui richiami anche all’Islam le impone una vita piena di obblighi e divieti anche a causa dell’assenza della madre. Viene costretta a restare in casa e a fare il pane. Deve pulire i pavimenti anche se non si sente troppo bene. Lei non si ribella o lo fa troppe poche volte, ha il terrore delle minacce del padre che le intima più volte il ritorno in Marocco. Il calvario termina nell’estate del 2009 quando il genitore insieme allo zio torna in Marocco. E in quel periodo che la giovane trova il coraggio di raccontare le sue disavventure prima ad un insegnate della scuola della Bassa veronese dove vive e poi ad un assistente sociale. Emergono così gli abusi sessuali subiti e spuntano anche le umiliazioni del padre. È la sua salvezza. Per lei si aprono le porte di una comunità d’accoglienza dove vive da due anni. Resta solo il padre che quando la va a visitare le chiede sempre se si mette il velo e se le offrono da mangiare carne di maiale.
Giampaolo Chavan

Giulia? Speriamo che somigli alla Carlà!

… E se la battuta l’avesse fatta Berlusconi invece di Obama?   Questa mattina a Cannes nella riunione del G20 – nella quale si parlerà del futuro dell’economia mondiale – i principali leader mondiali hanno trovato il tempo e il modo per essere spiritosi, pare. Infatti Obama, leader n° 1 al mondo, rivolgendosi a Sarkozy, […]

Matteo Renzi e altre alluvioni

Matteo Renzi, come sapete è il sindaco PD di Firenze che non si vuole allineare all’andazzo PD, …PCI.

Attenzione che questo politico sta dicendo tutte le cose che diceva la Lega degli inizi degli anni 90’. Niente di più e niente di meno. La rottamazione dei ‘’vecchi’’ intendendo tutta le gente anguillosa di sinistra e di destra, colpevole dello sfascio. Non giovani anagraficamente, ma gente non coinvolta in tutto il marcio e che sul marcio continua a vivere, con le loro clientele allo sfascio che non vogliono mollare perché sanno di non avere altro. Né idee, né esperienza che non sia l’inciucio, né principi morali. La Lega diceva: non più di due mandati parlamentari per evitare la professione politica. Dice Renzi: dimezzare il numero dei parlamentari e le loro prebende. La Lega diceva di riformare il sistema parlamentare con un senato delle regioni con due senatori per regione (40 in tutto). Per le prebende, (dico io) bisognerebbe che il mandato rientrasse nel calcolo INPS come dirigenti e facesse semplicemente cumulo (per due legislazioni e poi nisba). Niente pensione speciale e protetta come ora. Dice Renzi: eliminare le pensioni per i parlamentari. Quindi la stessa cosa. Io spero che questo sindaco avrà un futuro nella sinistra perché le sue proposte sono molto gradite alla gente e potrebbe prendere anche una valanga di voti. Anche nostri. Spero anche che andando a Roma non si corrompa. Forse avrete notato che l’attacco alle sue idee non è venuto solo dalla sinistra ingessata, ma anche dai gessosi di destra e di centro, perché hanno il sedere sporco come gli altri e questa identità di interessi personali è quella che inchioda il paese.

Altro che lotta politica. Questa è lotta contro la gente che percepisce il loro stare al potere come una ingiustizia senza confronti. Chi comanda nella Lega quindi, sa che oggi ha un altro concorrente, o meglio un nemico, oltre a Grillo ed alle altre leghe che si stanno formando. Se voleste una prova di quanto la gente gradisca la politica, i personaggi che hanno visitato l’alluvione ligure e che si aspettavano gente supplice, hanno ricevuto palle di fango. Leghisti compresi. Ora, per l’alluvione la Regione Liguria, come ha fatto la Toscana, ha aumentato di 1 cent benzina, gas ed elettricità.

Benissimo la solidarietà, ma senza data di scadenza, il vizio italiano (costituzionale, per carità) è quello di incamerare i soldi per sempre ed aumentare gli stipendi a chi di dovere. E la Liguria è economicamente, già disastrata perché punta di lancia del sistema di assumere nel pubblico per nascondere una situazione economica insostenibile e prendere voti ‘’sicuri’’. Posti e voti che sicuri non sono più. Un’ultima cosa sull’alluvione. Sarà colpa della speculazione, della mancanza di soldi e di tutto quanto detto dai media, ma c’è una cosa che non viene detta e che ha molta importanza ed è la burocrazia ecologista. Forse avrete visto in TV quel sindaco che, per pitturare un ponte, ha dovuto fare 78 kg (li ha pesati in diretta) di documenti. Quanti kg se ne debbono fare per pulire un fiume, per portare via alberi e terra? Credo tanti da scoraggiare e giustificare chiunque.

L’ecologia va bene, ma la burocrazia legata alle leggi e leggine collegate, uccide o per lo meno, concorre ad uccidere e non ne abbiamo bisogno. Soprattutto perché tutti questi obblighi e difficoltà sono stati permessi dalle giunte di sinistra per tenersi i voti nei consigli e non perché fossero giuste o importasse loro qualcosa.

Piergiorgio Zunino

A proposito di scuola media

Recentemente un’insegnante di lingue classiche del liceo statale Andrea D’Oria ha lamentato che le difficoltà di non pochi allievi e allieve nell’apprendimento del Greco e del Latino consiste nel fatto semplicissimo (noto alla maggior parte dei docenti delle discipline letterarie e linguistiche) che essi conoscono poco la grammatica, la morfologia e la sintassi della loro lingua madre, l’italiana. Sembra dunque che fra le molte riforme di cui il nostro paese ha bisogno e di cui il governo, negli attuali frangenti, ha rinnovata consapevolezza, se ne debba aggiungere un’altra. Occorre cioè ritornare sulla riforma della scuola media unica (che risale al 1962) e riconsiderare seriamente di potenziare lo studio dell’analisi logica e di affiancarle (attraverso una scelta opzionale da parte delle famiglie e degli studenti) lo studio del latino per l’intero triennio. A distanza di più di quattro decenni (il cinquantenario, volendo – per inclinazione masochistica – lo si potrà festeggiare nel 2012) non vi è dubbio che per qualche tratto la riforma del 1962 ha posto in atto (volontariamente? Involontariamente?) un processo di decadimento del nostro linguaggio. E’ fin troppo evidente che si poteva benissimo fare la scuola media unica senza cercare (per motivi demagogici) di abbassarne il livello logico-linguistico e, nello stesso momento, mantenendone pari pari quello logico-simbolico (geometria, algebra, ecc.). E’ probabile che una parte (non necessariamente alta, né maggioritaria fra gli allievi e le allieve) seguendo il processo di scolarizzazione, avrebbe avuto più difficoltà rispetto a quando (come in precedenza avveniva) sarebbe stata destinata a frequentare la scuola (cosiddetta) dell’avviamento ma  come negare ad essa la possibilità di farcela egualmente attingendo alle proprie personali risorse intellettuali (congiuntamente all’aiuto degli istituti scolastici)? Guardando a ritroso sono ben pochi i dubbi che abbiamo nel pensare che soltanto la demagogia e una visione politica non acuta (anche se carica della solita unzione progressista) hanno portato alla scelta che poi è stata praticata al di là di remore presenti nella stessa opinione pubblica (e presso la burocrazia del Ministero della Pubblica Istruzione a Roma). D’altra parte negli anni precedenti la riforma del 1962, nella vicina Francia, a causa dell’azione politica del presidente-generale Charles De Gaulle, era in corso una ventata nazionalista che trovava un notevole sostegno in non pochi docenti e intellettuali francesi. Capitò allora di vedere e di udire a dei turisti che visitavano la città di Digione (sede di un’università per studenti e docenti stranieri) una manifestazione di insegnanti uno slogan dei quali era: “Se il francese diventerà una lingua morta, noi tutti saremo degli assassini!”. Situazione evidentemente impensabile nel nostro paese, dove queste espressioni sarebbero state bollate dai nostri “capiscioni”[1] di allora come “fasciste”. Allora forse era tale la differenza di lunghezza d’onda nel nostro paese rispetto alla Francia, che si può persino capire il contesto psicologico dell’Italia di quegli anni. Adesso si può pensare che le cose da noi stiano diversamente. Ma è davvero così? Mi dispiace ma non giurerei. Comunque sia, nell’ambito della scuola italiana, è questa una battaglia che merita di essere sostenuta e assecondata nelle sue implicazioni, quale che sia il livello d’ignavia di non pochi docenti nella scuola primaria, in quella secondaria e nell’università. A me personalmente meraviglia che un governo di centrodestra non ci abbia già pensato, proprio in riferimento alla necessità (che è un’istanza permanente all’ordine del giorno) di elevare il livello del corso di studi (in questo caso) riarticolando lo studio del latino in un quinquennio e non costringendo in soli due anni lo studente a fare insieme greco e latino (morfologia, grammatica e sintassi) Non vi è dubbio che quanto sostenuto nelle righe precedenti, tende a favorire (presso la scuola secondaria superiore) chi intende orientarsi verso il liceo classico. Nulla impedisce però che si metta mano ad una riforma complessiva della scuola media primaria che possa esaltare altresì le scienze esatte e quindi si venga delineando un orientamento futuro per gli studenti che metta ancora di più in luce le predisposizioni degli uni e degli altri confermandone le qualità personali. Ora i ritocchi proposti (passibili di ampliamento e approfondimento) sono riforme (se non a costo zero) comunque di modesta entità finanziaria. Anche queste dunque vanno fatte. Della vecchia riforma, conserviamo soltanto il principio sociale ispiratore. E’ abbastanza e nel 2012 ogni celebrazione di tutto il resto è superflua.

Claudio Papini


[1] Debbo l’uso questo sostantivo a Filippo Giannini. Il suo significato va riferito a quegli intellettuali che danno ad intendere che la sanno lunga, che tutto capiscono, che comprendono di tutto e di più (come recitava uno slogan di alcuni anni fa riferito alla RaiTv). Sono in generale “servi di partito”(come diceva Antonello Venditti) che si atteggiano a depositari di scienza e di saggezza e desidererebbero guidare il popolo che, in generale, di quel che dicono se ne strafrega. Ma tant’è questi insistono, illudendosi che poi in cabina elettorale qualcuno sposi la loro linea “politica”. Sono, di solito, creature petulanti che folleggiano in televisione e/o sulle pagine dei giornali.

Claudio Papini

Arte povera e altre imposture

La solitudine e, va da sé, la frustrazione sono stati inevitabili per il pittore o scultore rimasto fedele al figurativismo nel periodo della dittatura informale, concettuale, pop o dadaista che ci ha afflitto nei decenni scorsi. Fino a ieri non era nemmeno consentito polemizzare con la frattura che l’avvento dello sperimentalismo obbligatorio ha provocato con la tradizione dell’arte figurativa e con quel bagaglio inestimabile di tecniche e di esempi che essa ci aveva portato in dote. Da qualche tempo, però, qualcosa è cambiato. All’estero il mutamento si registra già da un pezzo, ma anche in Italia qualcuno ha cominciato a sostenere che aver azzerato il rapporto con la nostra grande tradizione è stato uno sbaglio e che il recupero della manualità del passato e il ritorno al figurativo sarebbe auspicabile e opportuno. Le acque, insomma, si sono mosse e un nuovo flusso ha cominciato a scorrere nello stagno morto dell’arte contemporanea. Non che questo abbia prodotto una reazione a trecentosessanta gradi e l’abbandono generalizzato delle brutte abitudini, ma oggi, almeno, il pubblico più avveduto comincia a rendersi conto che lo sperimentalismo a oltranza imposto da una modernità intesa come rottura totale col passato si è rivelato un’avventura presuntuosa e velleitaria, priva di veri sbocchi creativi e per lo più finita nelle secche del nulla, del futile e dell’inutile, per non dire del brutto, del deprimente o addirittura del ripugnante. Tuttavia scalzare certe posizioni ormai acquisite non è facile. Complice la cecità, la tracotanza, il gusto di rivoltarsi nell’insulso e nella bruttura di certa critica e più in generale di quella fauna umana che ruota e prospera attorno al mondo dell’arte (soprattutto organizzatori di eventi artistici e amministratori pubblici e direttori di musei), le cosiddette superstar dell’arte contemporanea continuano ad ammannirci i loro oggetti astrusi, incomprensibili, talvolta ignobili, più spesso insignificanti ma sempre insopportabili. Malauguratamente quella parte di pubblico che prova insofferenza o disgusto davanti a questa paccottiglia insulsa è ancora in gran parte in condizione di inferiority complex di fronte ai saputelli di professione, cioè quei critici d’arte cresciuti nell’idea di un’arte intesa come negazione del bello e del significativo, così si trincera dietro il facile paravento dell’incompetenza e dell’incapacità a capire e giudicare l’arte moderna. Come sempre, è il coraggio che manca al pubblico (quell’ingrediente indispensabile che ti impedisce di accettare supinamente d’esser preso in giro e di subire per buono e per vero ciò che è cattivo e fasullo) e questa mancanza di coraggio fa sì che l’equivoco vada avanti e che certe amministrazioni pubbliche continuino a proporre allestimenti di oggetti sgradevoli e antiestetici, per di più a costi spropositati (bisognerebbe, se non altro, indignarsi e protestare almeno di fronte a questo spreco, perché si tratta sempre di denaro pubblico, ossia di soldi provenienti dalle nostre tasche). Prendiamo, tanto per fare un esempio, la così detta Arte Povera, quel surrogato del movimento Dada scoperto, o meglio inventato da Germano Celant, uno che, guarda caso, proviene proprio da Genova, città dove il peggio, almeno a partire dalla metà degli anni Settanta, sembra aver trovato un terreno privilegiato. Recentemente questo signore ha concepito l’ennesima mostra di Arte Povera da tenersi in più città, presso sale di musei, di banche o di altri enti pubblici, e naturalmente a spese del contribuente. Ebbene, in che consiste questa “arte povera”? Si tratta di stracci ammonticchiati, bottigliette allineate, lastre d’acciaio o altri oggetti non più utili adunati in vario modo nello spazio ad essi destinato. E questo come si può chiamare se non come una marchiana presa in giro? Tanto più che perfino il suo profeta Celant dichiara candidamente che questa non è arte, poiché l’arte “è finita… e basta con questa lagna…” E chiarisce ancor meglio il significato dell’arte povera allorché la definisce come “un monumento che tende alla decultura, alla repressione, al primario e al represso, allo stato prelogico e preiconografico, al comportamento elementare e spontaneo”. Siamo ad un passo dal ritorno nell’utero materno, insomma, quello che precede appena la condizione del succhiare, riposarsi nell’ebetudine o piangere per la fame e per altre molestie fisiche. C’è poi la così detta arte che, non avendo nulla da dire, ricorre allo choc, allo scandalo, alla trovatina provocatrice rivolta quasi sempre, guarda caso, alla religione cristiana (mai contro la musulmana, ben più intollerante e minacciosa), come la “rana crocefissa” del tedesco Martin Kippenberger, paladino della blasfemia insieme all’italiano Maurizio Cattelan, un vero e proprio guru della provocazione, costui, autore d’una figura riproducente il Papa Wojtyla abbattuto da un meteorite e d’un cavallo morto sul quale si erge la scritta “Inri”. Per non parlare delle invenzioni disgustose di Takeshi Murakami, un giapponese che allinea gigantesche figure femminili in stile manga che sprizzano latte dai seni, o di Tracey Emin, capace di esporre un letto sfatto con lenzuola sporche su cui sparge preservativi e assorbenti usati. Questo è, insomma (e bisogna un po’ cominciare a dircelo con chiarezza), il risultato di tanti decenni di impostura e provocazione di certa avanguardia artistica. Tristan Tzara, intorno al 1915, all’inizio del dadaismo, era perfettamente consapevole del valore dei prodotti di questo movimento, nato unicamente per provocare e prendere in giro: “Si può parlare ancora di giudizio a proposito di produzioni gettate, per così dire, sulla pubblica piazza come rifiuti naturali sprovvisti di qualsiasi pretesa?” Marcel Duchamp è ancora più esplicito e strafottente: “Ho buttato loro in faccia in un gesto di sfida lo scolabottiglie e l’orinatoio e ora li venerano per la loro bellezza…” Vogliamo continuare così? Vogliamo che si continuino a promuovere queste esposizioni farsa ad uso e consumo d’una ristretta casta di curatori e critici con contorno di collezionisti coglioni desiderosi di buttar via denaro investendo nel brutto e nel fasullo? Esposizioni, va da sé, rispetto alle quali l’adesione del pubblico è superflua (anche se poi la spesa in pubblicità e promozione non è mai trascurabile), la qualità è inutile, e la serietà tenuta in dispetto.

Dionisio di Francescantonio

La grecia, il referendum, la culona e nanoleone

MILANO – Rischio sopravvivenza per il governo di Georges Papandreou. L’esecutivo del premier greco si è spaccato sulla scelta di quest’ultimo di indire un referendum sul piano salva-euro varato dall’Unione. Una mossa che ha provocato la dura reazione dei grandi leader europei e la ribellione di alcuni ministri tra cui il titolare delle Finanze e numero due del governo Evangelos Venizelos. In Parlamento due deputati della maggioranza socialista hanno annunciato intanto che non voteranno venerdì la fiducia.
«AVANTI SENZA LA GRECIA» - L’Eurozona si sta attrezzando per minimizzare i danni della possibile uscita della Grecia dalla moneta unica. E dell’ eventualità ritenuta a dir poco drammatica sino a 24ore sembra si stia già iniziando a prendere atto. «Andremo avanti anche senza la Grecia» hanno affermato al termine del vertice con il premier greco Geroges Papandreou mercoledì sera a Cannes il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy. «Lavoriamo per ridurre i danno per i cittadini tedeschi e della zona dell’euro» ha affermato giovedì mattina il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker intervistato da una tv tedesca.
DRACMA O EURO? – Merkel e Sarkozy hanno costretto il governo di Atene a uscire dall’ambiguità: se ci sarà un referendum sarà sull’adesione all’Unione e non sull’accordo salva-euro raggiunto a Bruxelles lo scorso 27 ottobre. La permanenza o meno della Grecia dovrà essere nota in tempi brevi: la consultazione, se ci sarà, dovrà svolgersi tra un mese, il 4 dicembre, e non in gennaio come annunciato.
I MINISTRI RIBELLI – Il referendum provoca intanto le prime divisioni nel governo di Atene. Il ministro delle Finanze Evangelos Venizelos ha affermato in comunicato che l’appartenenza della all’area euro «è una conquista storica per il popolo greco, che non può essere messa in discussione e non può dipendere da un referendum». E il ministro dello Sviluppo, Michalis Chryssohoidis, ha chiesto che il piano di salvataggio europeo venga ratificato in tempi rapidi dal Parlamento.
MANCA LA MAGGIORANZA – Due deputati della maggioranza socialista hanno annunciato intanto che non voteranno venerdì la fiducia al governo, che rischia di perdere così la maggioranza in Parlamento, ridotta a 150 voti su 300. Governo di George Papandreou potrebbe ancora avere un voto positivo dal Parlamento, a seconda del numero dei deputati che saranno presenti, ma la sua sopravvivenza sembra poco probabile. I dissidenti protestano contro il referendum proposto da Papandreou, contestato anche da cinque ministri
JUNKER: «NON AD OGNI COSTO» - Sulla stessa linea il presidente dell’ Eurogruppo: «È auspicabile che la Grecia resti nell’euro, ma non a ogni costo» ha affermato ammettendo che si sta già «lavorando sulla questione di come assicurarci che non ci sia un disastro per i cittadini tedeschi, del Lussemburgo, della zona euro. Siamo assolutamente preparati per la situazione»
LAGARDE (FMI): AIUTI SOLO DOPO IL REFERENDUM – La nuova tranche di aiuti internazionali per la Grecia arriverà solo dopo l’esito del referendum, ha confermato il direttore del Fondo monetario Christine Lagarde, «Non appena sarà completato il referendum rimosse tutte le incertezze, faremo una raccomandazione al bord del Fmi sulla sesta tranche del nostro prestito per sostenere il programma economico della Grecia». «Resto convinta che l’accordo dei leader della zona euro della scorsa settimana che include una significativa riduzione del peso del debito greco e sostegno finanziario aggiuntivo per un nuovo, ambizioso programma, sarà di grande beneficio per la Grecia aiutando a ripristinare la crescita e la creazione di lavoro», ha concluso Lagarde.

Facciamo il governo tecnico, ci conviene

Mai come in queste ore rileggere i deliri di Kant nel “Trattato per la pace perpetua” provoca tanta ilarità. Il ciarlatano teutonico riteneva che solo una maxi-federazione sovranazionale potesse garantire la pace perpetua e ovviamente gli architetti della finzione europea si sono abbeverati alla fonte del Do Nascimiento della filosofia. Oggi la finzione è ormai smascherata e ci stiamo avviando alla resa dei conti, ma non è ancora abbastanza, ancora gli italiani non si sono accorti della finzione europea. No, se come in Grecia si votasse sull’Euro e sull’appartenenza all’UE gli europeisti vincerebbero nettamente. E allora come fare per smascherare definitivamente il bluff dell’Europa e convincere gli italiani a seguire le orme della Grecia? Serve un governo tecnico. Si, serve una grande ammucchiata di grande coalizione, composta da qualche tecnocrate grato alle oligarchie europeiste, qualcuno che serva gli speculatori e che segua alla lettera i dettami di FMI e BCE (1). Si, per riuscire a renderci conto del bluff dobbiamo passare due anni come la Grecia. Dobbiamo farci bastonare come i greci per due anni e solo un governo tecnico avrebbe la forza per farlo. Dobbiamo vederci espropriati con una patrimoniale feroce, dobbiamo vedere la ripetizione della rapina legalizzata del ’92, dobbiamo vedere svendute e distrutte ENI e Finemeccanica come manco la Omnitel (2), dobbiamo vederci massacrati con misure talmente lacrime e sangue da farci rimpiangere i salassi di prodiana e tremontiana memoria per riuscire a trovare la forza di dire basta. Il risultato del referendum greco è ampiamente scontato, salvo clamorose sorprese (3) i greci diranno “no” al piano lacrime e sangue voluto da BCE ed FMI. Nessuno sano di mente potrebbe approvare misure del genere così di brutto da mane a sera. Non puoi dar cocaina a un drogato per 30 anni e poi togliergliela tutta di colpo (4) è ovvio che questo va in crisi d’astinenza e reagisce male, specie se il presunto dottore coincide con lo spacciatore che l’ha rifornito di droga per decenni. I greci voteranno “no” e di conseguenza usciranno dall’Unione Europea e dall’Eurozona. Due anni fa però la Grecia e i greci mai avrebbero votato per l’uscita dal labirinto del minotauro europeo, solo due anni di bastonate, di salassi, di macelleria hanno creato le condizioni perché l’opinione pubblica potesse dire “stop”. Contrariamente ad altri paesi molto più euroscettici come Svezia, Olanda, Gran Bretagna e Danimarca, la Grecia, come l’Italia e la Spagna, non ha mai avuto un fortissimo euroscetticismo fino ad ora. Ora invece la culla della filosofia è finalmente pronta a smascherare la finzione europea, dopo due anni di mazzate senza pietà son pronti a mandare a quel paese francesi e tedeschi e le loro banche. Bene, dopo un annetto di governo tecnico che ci costringe a seguire alla lettera i dettami del dio mercato sul cui altare sacrificare tutti i nostri beni, forse cominceremo a reagire e a capire che questa divinità laica sta cominciando a chiedere troppo colpendo senza pietà la nostra libertà politica ed economica (5). Cominceremo a cercarci qualche altra nuova divinità laica meno esosa e vampiresca. Cominceremo a renderci conto che il Leviatano di Bruxelles è una piovra dai feroci tentacoli e qualcuno potrebbe, in un sussulto di dignità proporci l’uscita dall’Unione Europea e dall’Euro. Cominceremo a chiedere a gran voce l’ascesa di un emulo di Putin, qualcuno che ci dia protezione, protezione dai franco-tedeschi, dalla speculazione e dalla concorrenza (6) e che ci dia la possibilità di uscire dall’incubo europeo. Lo so benissimo che l’insolvenza è un evento tremendo da cui potremmo essere travolti senza pietà. L’Argentina, prima di riprendersi ha passato un triennio terrificante con tassi di povertà al 50%, disoccupazione al 25% e pensionati ottantenni costretti a tornare al lavoro per sbarcare il lunario. Inoltre l’Argentina ha comunque immense risorse naturali e ha avuto l’ancora brasiliana a cui agganciarsi, sfruttando il boom dei carioca suoi primi partner commerciali. L’insolvenza non è uno scherzo, lo stile di vita di tutti noi a partire dal sottoscritto in questa eventualità verrebbe sconvolto ma come suol dire una mia amica è meglio un finale horror che un horror senza fine. Per cui forza Napolitano, forza Draghi, forza Visco (Ignazio), forza Letta (Gianni), forza Scajola, forza Fini, forza De Bortoli, forza Della Valle, forza Marcegaglia, forza Montezemolo, forza Monti defenestrate definitivamente il Cavalier Pompetta origine di ogni male, il terribile Three Mountains e il Trota senior e bastonateci senza pietà così da farci finalmente aprire gli occhi e trovare la forza di mandare finalmente tutti a quel paese, voi e i vostri burattinai dell’alta finanza. Forse dopo tutto questo ricominceremo ad accettare lavori da panettiere e muratore senza schifarci e a chiamare nuovamente i “loft” “appartamenti”, a capire che la ressa è meglio farla dal panettiere anziché da “Trony e che ai bambini troppo vivaci è meglio dare un sonoro, salutare ed economico schiaffone invece di tonnellate di costosissimi e dannosissimi psico-farmaci e cominceremo ad accorgerci che l’equazione democrazia=progresso economico è nulla più che una mera finzione (7).

(1) Domanda, qualcuno sa dirmi un caso in cui le ricette dell’FMI abbian funzionato anziché produrre catastrofi in serie? No perché mi pare che questi soloni gareggino con la FAO per numero di clamorosi fallimenti. Chiedere ad argentini ed islandesi nel caso. Stesso discorso per l’UE che per anni ha sbandierato i successi di irlandesi e spagnoli che oggi si ritrovan come noi a farsi spernacchiare dai polacchi.

(2) Ricordiamo l’atto finale del venerabile Ciampi a Palazzo Chigi, la svendita all’ingegner De Benedetti. Omnitel venne venduta a 750 miliardi di lire, due anni dopo venne rivenduta ai tedeschi 14mila miliardi. Ovviamente nessuna procura ha mai fatto nessuna intercettazione sull’accaduto.

(3) Tipo “primavere greche” et similia, non so se ci siam capiti. Papppandreu ha perfino cambiato i vertici militari tanta è la paura che accada qualche rivoluzione floreale e colorata, l’ennesima puntata di quel curioso “strega comanda colori” su scala planetaria. Clamorose “svolte” floreali e variopinte non sono affatto da escludere di quai a dicembre anche se la via ormai appare segnata.

(4) Voglio dire al mio amico “Funnyking” che sono d’accordo con lui sulla necessità di una drastica riduzione della spesa pubblica. Solo che, contrariamente a lui io ritengo che i drogati vadano, giustamente, disintossicati, ma gli spacciatori che gli han fornito la cocaina per decenni vadan messi in gattabuia. Voglio che chi ha continuato a prestar soldi allo stato italiano quando questo era già indebitato oltre la soglia fatale del 90% del PIL vada in galera, come chi ha preso i soldi. Un bel passo per uscire dalla tossicodipendenza consiste nel mandare a quel paese e denunciare il tuo spacciatore quando questo continua a drogarti sapendo che ormai sei fuori controllo. Se poi contiamo che in questo caso spacciatore e sedicente medico coincidono…

(5) FK non condividerà ma il gioco è truccato. E’ palese ed evidente. Negli ultimi anni l’Italia è seconda solo alla Germania per deficit-PIL nell’Eurozona, ha prodotto meno debito degli altri e ha un indebitamento privato di gran lunga inferiore a Germania e Francia. Questa presunta divinità per cui facciamo “i sacrifici” però ha delle regole quantomeno bislacche e pare quasi Maga Magò che fa le regole per il piacere di infrangerle, che prima dice “niente draghi verdi” salvo poi tramutarsi in drago e tuonare “ho forse detto niente draghi viola?”. Ergo, se io a un certo punto decido di ribellarmi a questa supposta divinità che per vent’anni ha fatto finta di non vedere il mio fardello, che rimprovera il mio governo di sacrsa credibilità ma fa finta di non vedere che un paese in condizioni critiche come il Belgio un governo non ce l’ha da un anno e mezzo io mi incazzo e ritengo sacrosanto il mio diritto ad incazzarmi e il cercare di fregare la presunta divinità prima che questa freghi me per quel che mi riguardaè solo legittima difesa. E se Soros o qualche suo ingordo emulo perde un po’ di soldi per quel che mi riguarda son solo contento e se qualche banca franco-tedesca di merda salta per aria io stappo lo spumante. Insomma, quando vedo Magò tramutarsi in drago viola per fottermi ritengo mio diritto tramutarmi in batterio e fotterla a sua volta.

(6) Studiatevi bene ciò che è accaduto in Russia nel ’99, molto bene. Cosa chiedevano i russi a Putin? Protezione. Protezione dalla rapace finanza apolide e dai suoi sgherri, i vari Khodorkovsky e Berezovsky onnipotenti nell’era Eltsin, e Putin gli ha dato ciò che chiedevano. Non è ciò che noi chiediamo ancora inconsapevolmente? Non vogliamo forse protezione dalla finanza apolide e dai suoi scherani nostrani? Non vogliamo forse protezione dalla slealtà dei cinesi?

(7) Abbiamo visto il sorgere di un benessere diffuso mai visto prima con il diffondersi dei sistemi democratici. Abbiamo quindi attribuito la cosa a virtù salvifiche della democrazia, attribuendo alla democrazia meriti che invece erano principalmente del progresso medico e tecnologico investendola di magici e mistici poteri quasi fosse una dea da venerare. Una deificazione simile a quella altrettanto fallace del dio mercato. Bastava però mettere il naso fuori di casa e guardare ciò che accadeva nel Cile di Pinochet o nella Libia di Gheddafi per accorgersi che tale equazione era quanto mai erronea.

Non c’è nulla da condividere con la sinistra

Napolitano insiste nel tirare la volata ai suoi vecchi sodali e continua a sproloquiare di “larga condivisione” tra Maggioranza e opposizione, a ricevere le opposizioni, invece di restare in silenzio come imporrebbe il suo ruolo se fosse realmente super partes.

Parlando e muovendosi, invece, diventa l’interprete principale del coro propagandistico antiberlusconiano.
Ma quali “larghe condivisioni” ci potranno mai essere con chi vuole:
– la patrimoniale che è una rapina sulla proprietà;
– il ripristino dell’ici che è una rapina sulla casa;
prelievi forzosi che sono altrettante rapine sui risparmi;
– “tasse di scopo” per finanziare le varie clientele (a cominciare dalla stampa visto che lo stesso Napolitano ha auspicato un incremento dei contributi all’editoria e, in un periodo di crisi, dove prendere i soldi per tale incremento se non dalle tasche degli Italiani ?):
– la deriva morale della Nazione con provvedimenti di legge sulla eutanasia, unione omosessuale, manipolazione genetica, droga;
– utilizzo di denaro pubblico per mantenere eserciti di dipendenti pubblici e l’assistenzialismo al sud (spesso i due fattori coincidono);
– la burocratizzazione a livello funzionariale della politica e delle leggi;
– l’uso della giustizia a fini politici.
Ed è solo un elenco ridotto delle porcherie che vorrebbero propinarci o ci hanno rifilato negli anni.
Il Governo Berlusconi è legittimato a restare in carica, così come è, finchè otterrà la fiducia del parlamento.
E’ squallido (sono LORO squallidi!) vedere che alcuni abbandonano la barca che pensano stia affondando e, dopo essere stati eletti per “Berlusconi Presidente”, chiedono il famigerato “passo indietro” del Premier ripetendo la stanca giaculatoria di Bersani.
Costoro si (s)qualificano moralmente (anche se dalla stampa nessuno denuncia il salto della quaglia che operano, preferendo additare al pubblico linciaggio chi compie il percorso inverso) e politicamente (ce ne ricorderemo alle prossime elezioni).
Ma anche se grazie a questi individui la sinistra riuscisse a rappattumare una maggioranza alla camera (è tutto da vedere se ci riuscirebbe anche al senato …) quali iniziative potrebbero mai assumere se il Centro Destra si manterrà unito nel votare contro a qualsiasi governo di ribaltone ?
Loro sperano che il Pdl imploda per poter mandare all’opposizione chi resterà leale al Premier, ma sarà comunque una breve stagione da inciucio perché gli elettori non perdoneranno chi tradisce per debolezza morale, culturale, politica e intellettuale, e voterà, pur eletto per “Berlusconi Presidente” a favore di un governo comprendente la sinistra che già affila le unghie per compiere l’ennesima rapina ai danni dei nostri risparmi e delle nostre proprietà.
E saremmo tutti legittimati (anzi sarà nostro preciso dovere) a comportarci correttamente, ma con la finalità di far fallire ogni iniziativa che un tal governo da “larghe intese” dovesse assumere.
E se Berlusconi, invece di cadere come Custer a Little Big Horne combattendo eroicamente l’ultima battaglia, dovesse cedere su patrimoniali o prelievi forzosi, allora meriterebbe anche lui ogni disprezzo.

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