MES, superstato di polizia tributaria Ue

Un nuovo trattato europeo, di cui nessuno ha sentito parlare? Ebbene sì. E’ un trattato che riguarda tutti i paesi dell’eurozona. E non è un caso che nella maggior parte dei paesi interessati non circoli assolutamente alcuna informazione su questo trattato. La ragione è che è molto pericoloso per i cittadini! Non dovreste saperne niente prima che le cose non siano diventate definitive.
Il trattato istituisce una nuova amministrazione europea, chiamata Meccanismo Europeo di Stabilità (MES): da non confondere con i predecessori, i fondi di soccorso europei MESF e FSFE, di cui si sente molto parlare nei telegiornali in questi giorni!!! Il FSFE è dotato di massimo 440 miliardi attualmente, ossia 1320 euro per euro-cittadino.
Il MES sostituirà i due precedenti e avrà la facoltà di svuotare le Casse degli Stati quando e tutte le volte lo vorrà. Il MES non ha limiti. Il Consiglio del MES sarà composto dai 17 ministri delle Finanze che ne diventeranno i Governatori. Sono loro che prenderanno le decisioni. I parlamenti nazionali non avranno voce in capitolo sul MES, né sui suoi Governatori che godranno di una totale immunità (come del resto tutti i suoi dipendenti). Ecco un filmato indicativo  in proposito:
Fino a oggi Bruxelles ha reso pubblico un unico esemplare del trattato… in inglese! (il 96,5%della popolazione dell’eurozona parla altre lingue!).
TRATTATO CHE ISTITUISCE IL MECCANISMO EUROPEO DI STABILITA’ (ESM)
E’ stato firmato l’11 luglio 2011. Curiosamente nessun giornale francese o internazionale vi ha consacrato  il sia pur minimo titolo. Il trattato diventerà definitivo dopo la ratifica dei parlamenti nazionali. Normalmente tali ratifiche sono una semplice formalità ed è poco probabile che i deputati abbiano già capito che il testo significa la fine del potere supremo del parlamento, quello di decidere il bilancio. E quando le Casse saranno vuote, anche noi dovremo stringerci la cintura sempre di più per salvare l’euro e le banche.
Bruxelles vuole che i Parlamenti dell’eurozona diano il loro accordo entro il 31 dicembre 2011.
Se agiamo rapidamente, possiamo ancora allertare l’opinione pubblica e tentare di impedirne la ratifica.
Articolo di Rudo de Ruijter

La grande truffa del governo “tecnico”

La sinistra ha “venduto” (nel senso di “accreditato”) il governo “tecnico” ai suoi elettori come la panacea di tutti i mali (provocati da Berlusconi, si intende) e come fulgido esempio di virtù.
Prima ancora che Monti e i suoi muovessero una matita.
Presumo che ai più gonzi sia stato venduto il fumo della “patrimoniale” contro “i ricchi” per suscitare invidia (e qualcosa in più) sempre utile quando si vuole sfruttare a proprio vantaggio la dabbenaggine delle masse ignoranti.
Ma questa volta le bugie hanno le gambe corte.
Ci sarà la patrimoniale (perchè tale è anche l’ici), ma solo se accompagnata da una solenne stangata sulle pensioni e sulla prima casa.
Alcuni babbei pensano che tassare la prima casa sia giustizia sociale.
Peccato che la prima casa sia un bene dell’85% delle famiglie italiane e se l’85% delle famiglie italiane fosse da considerarsi “ricco”, non avremmo bisogno di manovre o manovrine per aggiustare i conti, perché vivremmo in una età dell’oro.
La prima casa è, invece, un bene che le famiglie hanno conquistato con lavoro e sacrifici.
Una proprietà, forse l’unica, che viene trasmessa ai figli e che forma il punto di raccolta di tradizioni e di ricordi di famiglia, tramandando la memoria dei propri genitori e nonni.
Colpire la prima casa vuol dire colpire al cuore la famiglia italiana che non è una famiglia “nomade” come quella anglosassone, ma che affonda le sue radici e la sua identità nel territorio dove abbiamo la casa, dove ci sono i nostri ricordi di infanzia e degli affetti più cari.
E la prima casa, per molti l’unica casa, è vanto e orgoglio del Popolo, più che dei “ricchi”.
Tassare la prima casa è una patrimoniale infame che punisce il Popolo.
Esattamente come la bastonatura imminente sulle pensioni.
Io sono favorevole alla abolizione del retributivo, alla parificazione dell’età pensionistica delle donne ed alla abolizione della anzianità.
Essere favorevole non significa esserne contento, non significa dimenticare che se siamo giunti a questo punto è perchè la gradualità che potevamo avere se Berlusconi nel 1994 non fosse stato ostacolato oggi non causerebbe traumi e soprattutto non significa ignorare che i più tartassati sono anche quelli meno abbienti e con lavori più faticosi e usuranti.
Non so come il pci/pds/ds/pd potrà giustificare le bastonature che prenderanno i suoi adepti e, francamente, non mi interessano le balle che Bersani e compagni tireranno fuori.
A me interessa che, per compensare a livello propagandistico effetto di tali bastonature, non inducano Monti a provvedimenti di facciata ma esiziali per la tenuta sociale e morale della Nazione.
Ad esempio la cittadinanza e il voto agli immigrati.
Ad esempio la legalizzazione delle unioni omosessuali, dell’eutanasia (anche sulla scia del più che discutibile comportamento tenuto dal fondatore del Manifesto Lucio Magri) , della liberalizzazione delle droghe leggere, della manipolazione genetica e di altre amenità del genere utili solo a stornare l’attenzione dai veri problemi.
E mi interessa che i comunisti non cerchino di coprire il loro buco con una pezza ancora peggiore, fatta di ulteriori spese clientelari (ad esempio per i giornali, per lo spettacolo, per i dipendenti pubblici …) che significherebbero solo un aumento delle tasse senza alcun risultato utile sulla riduzione del debito pubblico.
Avete voluto Monti ?
Adesso godetevelo per intero e senza protestare.
Perchè chi ha ululato di gioia per le dimissioni di Berlusconi, oggi non ha più titolo per contestare i provvedimenti di Monti.
Anche i comunisti, dopo qualche mese di Monti, rimpiangeranno Berlusconi.

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In morte di un comunista eretico

Rispetto per un uomo che muore. Un uomo, com’è stato Lucio Magri, comunista “integrale” eppure rotto dal “male di vivere”, da un amore scomparso, quello per la sua Mara, forse anche dalla stessa fine dell’illusione ideologica, che lo ha portato, in Svizzera, a cercare il “suicidio assistito”, a tremila Euro la dose.  C’è un tratto drammaticamente umano in questa fine cercata, con asettica lucidità, in un ospedale accondiscendente. C’è l’ultima “eresia”, di un eretico del comunismo italiano, che uscì dal Pci per dare vita al gruppo de “il Manifesto”. C’ è tutta  un’idea oscura di modernità che legifera sul “diritto di morire” e perfino lo “assiste”. C’è un’accorta comunicazione ed insieme una struggente solitudine.

Da Magri ci divideva moltissimo se non tutto. Questa sua “uscita”, che non condividiamo, ma comprendiamo, proprio per la sua drammaticità, non certo per il “metodo”,  ci riporta alla memoria “uscite” ugualmente significative: quella di Drieu La Rochelle, l’intellettuale,   “romantico fascista”, che si suicida nel tramonto della sua Europa, dello “stoico” Henry de Montherlant, cieco e malato, del “guerriero” moderno Yukio Mishima, in lotta per il riscatto del Giappone imperiale.

Magri – da quel che si sa –  è morto per se stesso, senza passioni civili da affermare,   ma nel silenzio del pudore borghese. Accanto al suo letto non c’erano le “masse”, un tempo evocate. Non c’era neppure l’illusione rivoluzionaria e quella di vivere ancora. C’era, solo, l’uomo, con le sue debolezze, le sue “sovrastrutture” incrinate.

Lasciamo ad altri le riflessioni su una morte che si dice “dolce” e che invece appare in tutta la sua carica drammatica, senza un Dio in cui credere, senza un ultimo barlume di speranza, linda, asettica come può essere un ospedale svizzero.

Non è un esempio da imitare. E’piuttosto un’occasione per riflettere di ciò che – in fondo – conta veramente, la Vita, la Morte. Rispettiamo l’uomo che se ne va, non le sue opinioni.

Mario Bozzi Sentieri

Tennici

Forse non tutti si rendono conto di chi e che cosa siano i ‘’tecnici’’.

Non voglio difendere ‘’i politici’’ all’italiana ma la politica sana, quella sì.

Il tecnico è quello che è esperto in una materia e che, se deve essere cambiata, fa ogni sforzo per fare cambiamenti di facciata.

Non vuole stravolgimenti perché lo farebbero declassare a studente.

Faccio un esempio: voi avete un motore che non funziona ed andate da un meccanico tecnico di quel motore.

Questa persona vede che il motore deve essere cambiato, ma su quel motore ha impostato i suoi guadagni e quindi, temendo che voi comperiate un altro motore, vi dice che può essere aggiustato.

Lo lava, lo ‘’tapulla’’ e sembra nuovo, ma dopo un po’, fate i conti e vi accorgete che le aggiustature vi sono costate di più di un motore nuovo, ed ancora quello vecchio è inaffidabile.

Questa è la condizione dell’Europa, ma ancor più dell’Italia.

Dico questo perché, secondo me, bisognerebbe avere dei tecnici onesti che facessero il conto di quanto ci costerà rimanere nell’Euro e quanto uscirne, compreso uscire dalla UE.

Ma ci sono questi tecnici onesti?

È ovvio che la politica e l’alto stato vogliono i ‘’tecnici’’ del sistema, il sistema è troppo conveniente per loro.

I cerchi ed i cerchietti magici, non sono solo nella Lega Nord, ma in tutti i partiti ed il sistema elettorale in vigore permette di far eleggere ‘’baldracche, saltimbanchi e nani’’ politicamente parlando. Ma quello che propone la sinistra è lo stesso, perche sa che, in passato, se presentava un ciuco veniva eletto e lo spera ancora.

Con i collegi uninominali, i candidati verrebbero, comunque, proposti dai partiti e ci sarebbe una corsa agli attori ed alle Ciccioline.

La gente è arcistufa e ci sarà una corsa, dell’elettorato libero, ai nuovi partiti.

Se la Lega vorrà sopravvivere, dovrà passare dalla politica affabulata e cioè parlata a quella pratica, dando spazio alla economia reale e non a chi parla bene o la spara più grossa.

Stanno arrivando tasse che deprimeranno ancor più il mercato per imporre nuove regole a tutti, ma queste regole, riporteranno la produzione il Italia o favoriranno ancor più i prezzi bassi da importazione?

Ricordo, per i distratti, che i soldi che mancano, sono finiti sì agli speculatori, ma soprattutto alle economie reali estere.

Importa, importa, paga, paga, dove finiscono i soldi?

All’estero, e legalmente, altro che controllare le spese micragnose della gente.

Una politica che unita allo stop delle rivalutazioni delle pensioni e degli stipendi, renderà tutti poveri.

Esattamente quello che ci costerebbe un’uscita dall’Euro moneta virtuale; forse anche di più.

Come volevasi dimostrare, si vuole portare la Cina qui da noi e mandare la gente che lavora in Cina (come stipendi e pensioni).

Un’ultima cosa, quanto vale il Dollaro? 1.3 Dollari per 1 Euro? Strano perché la roba che qui costa un euro, là costa meno di un Dollaro.

Che bella la guerra delle monete e quindi dell’esportazione.

Peccato che noi siamo scemi. Sì, ma dateci i ‘’tecnici’’ per favore così, forse, si potrà ricominciare come prima.

Meglio San Gennaro francamente. Almeno Lui i miracoli li fa davvero.

Piergiorgio Zunino

Dopo la destra

Scaletta del lavoro proposto agli amici che intendono rinnovare la tradizione politica degli italiani

a Prima di tutto è indispensabile capire che la destra non c’è più, snaturata dal duo Almirante-Plebe e sepolta dal loro creato, Gianfranco Fini. Con Futuro e libertà svanisce il machiavellismo, la politica fine a se stessa, l’autismo elevato a sistema. La catastrofe della destra, conclusione inevitabile del machiavellismo-pirandellismo che Fini ha ereditato da Giorgio Almirante, conferma un fondamentale giudizio di don Gianni Baget: “la politica è impotente senza un’autentica verità” (Cfr. “Cristianesimo e Ordine civile”, cap. V, Ed. Cantagalli 2011).

b. Di qui l’obbligo di congedare per sempre i concetti e le parole destra e centrodestra, fonti dell’ambiguità pirandelliana che hanno causato l’atterramento e il devastante passaggio nell’area della politica italiana di mostriciattoli alieni e mutanti [quali Fini, Bocchino, Scajola, La Russa, Frattini, Bondi, Lupi, Dallavedova, Briguglio, Granata, Croppi, Prestigiacomo, Carfagna, Alemanno ecc.]

c. Liquidare la sudditanza all’ideologia liberale e ai miti intorno alla mano magica del mercato, figura ultimamente ristretta a quella della mano strozzina delle banche. Nel saggio “Il libro nero dell’umanità”, pubblicato on questi giorni da Mattew White nella collana storica di Ponte alle Grazie, si rammenta che alcuni spaventosi olocausti sono stati compiuti [ad esempio in India e nel Congo belga] da coerenti esecutori delle teorie liberali.

d. Rivedere pertanto la classifica degli orrori moderni e restituire alla cultura dei lumi inglesi e francesi il titolo di madre delle sciagure e degli olocausti del xx secolo. Rammentare – per prima cosa – l’ignobile, sordida fonte dei guadagni di Locke e Voltaire, i sommi maestri dell’occidente liberale. Rievocare i crimini del colonialismo di stampo liberale a cominciare dall’olocausto dei congolesi e degli indiani. Comprendere pertanto il significato profondo del giudizio di Benedetto XVI sulla saggezza dei popoli africani, un valore che dipende dall’estraneità alle ideologie del mondo moderno.

e. Smascherare e liquidare l’enorme inganno soggiacente alla dottrina dell’et… et…, brodo di cultura di quella neodestra pseudo-ecumenica che è indirizzata (ultimamente da Gianfranco Fini) all’asservimento al partito degli usurai, dei thanatofili e dei sodomiti di scuola iniziatica.

f. Sconsigliare l’uso della parola “cultura” in luogo della parola “pensiero politico” e/o “filosofia politica”. Ridisegnare il solco incolmabile che separa Platone, Aristotele, San Tommaso e i grandi tomisti del xx secolo (a cominciare da Cornelio Fabro e Nicola Petruzzellis) dai Bertoldt Brecht, dai Dario Fo, dai Moravia e dai Santoro.

g. Rammentare che, all’ombra della parola “cultura” e dei suoi semantici equiovoci, prosperano le mezze culture, inconsapevoli agenti della strategia comunista e post comunista, che è intesa all’abolizione del pensiero filosofico e all’oscuramento della ragione. Al proposito è necessario citare il rovinoso grido culturale alzato dal maestro dei sessantottini, Herbert Marcuse: il male fascista risiede nel principio aristotelico di identità e non contraddizione (Cfr. “L’uomo a una dimensione”).

h. Aver chiaro pertanto che, nel giudizio dei più coerenti e aggiornati interpreti dell’ideologia comunista, il Male è la metafisica. Nel lontano 1961, Gianni Baget Bozzo aveva anticipato l’esito della rivoluzione comunista, l’ascesa dei poteri forti: “una tirannia che toglie all’uomo la libertà di credere, di pensare, di essere secondo coscienza” (Cfr. “Cristianesimo e Ordine civile”, c. VI).

i. Da un altro punto di vista, la cultura (gramscianamente e marcusianamente intesa) è la pozione magica che produce le fortune dei soggetti scarsamente dotati di pensiero e però inclini al conformismo. Di qui il velenoso, alluvionale frullato di canzonette stucchevoli o lubriche, spettacolini satirici e pedagogici, obnubilanti talk show, romanzetti a sfondo pornografico, poesie insulse e sgangherate, saggi di varia indignazione, testimonianze pittoriche e scultoree della diversità sessuale ecc., che i professionisti dell’eversione lanciano a folle velocità contro la retta ragione.

l. Il risultato finale del movimento culturale è la calunnia contro la vita e la passione mortuaria, stati d’animo sapientemente alimentati dagli adelphi dell’irrazionalismo. Tale lugubre passione è esaltata da un narratore,Thomas Bernardt, sommo oggetto del culto adelphiano. In un testo pubblicato in questi giorni, il nichilista Bernardt scrive: “Quando ci hanno messi al mondo i nostri procreatori, ossia i nostri genitori, si trovavano in stato di totale ignoranza e volgarità … i genitori non esistono, esistono soltanto dei criminali che procreano nuovi esseri umani e che procedono con grandissima stoltezza e ottusità contro il nuovo essere umano … la Chiesa infine si assume il compito di annientare l’anima di questi infelici” (Cfr. “L’origine” in Autobiografia, Adelphi, Milano 2011).

m. Non dimenticare mai che di cultura antifilosofica e di parole in libertà vive il popolo delle mezze calzette festanti e trionfanti, omuncoli che un destino cinico e baro e l’improvvida, disarmata bontà dei politicanti di centrodestra ha sguinzagliato nell’area della politica (un tempo) pensante).

n. Rivalutare la funzione della revisione storica e rompere l’accerchiamento dei dogmatismi delle scuole liberale, ultracomunista, usuriera, thanatofila e sodomitica.

o. Quanto sopra è inteso a suggerire l’approfondimento della dottrina sociale della Chiesa cattolica, ultimo e sicuro argine opposto all’alluvione nichilista in atto.

Piero Vassallo

I video di Gaetano su l’Unità

Questo post è dedicato all’amico Gaetano, al quale l’Unità ha recensito alcuni video. Video che trattano del tema pensioni.
Complimenti per aver sfondato anche su l’Unità, il giornale di quel Soru che ha fatto perdere tanti, ma tanti e tanti soldi (da 1000 e rotti euro per azione cui erano arrivate, ai nostri giorni vale quasi zero) ad ignari piccoli risparmiatori, che avevano investito i loro risparmi nelle azioni di Tiscali. Un mio amico, che pressapoco ha la tua età, è costretto a lavorare ancora per rimediare a quella cappellata. Ma venendo alla causa – il debito pubblico stratosferico – che costringerà il governo a mandare i lavoratori in pensione più tardi, l’Unità s’è mai chiesta quanta parte hanno avuto i partiti di sinistra nel far lievitare così all’inverosimile il debito pubblico? Tanto poi paga pantalone, quel pantalone che siamo i noi di adesso. Poi mettiamoci pure privilegi, evasione e tutto quello che vuoi, ma per arrivare a 30.000 euro a testa di debito (compresi neonati e moribondi) ce ne vuole. E questo buco chi l’ha creato? Ecco, chiedilo a quelli dell’Unità, se ti sanno dare una risposta soddisfacente.  

Conflitti d’interesse? Ma stiamo scherzando?

Non parlategli di conflitto d’interessi e di lentezza nella scelta di sottosegretari e viceministri. Mario Monti non accetta critiche né dubbi sulla composizione della sua squadra. “Attenti a parlare di conflitto di interessi rispetto al quale saremo trasparenti. Chi nella società civile ha avuto delle competenze ed ha fatto la scelta di entrare nel governo, non lo ha fatto per trascinare le esperienze passate”, ha assicurato il nuovo presidente del Consiglio che ha avvisato: “Molte delle persone che sono qui hanno rinunciato a trattamenti economici superiori e a carriere. Attenti quindi a parlare di conflitti di interesse”. Il premier non nutre alcun dubbio sulla qualità della sua compagine di governo. “Questa è una squadra snella e forte, in termini di numeri rispetto al precedente governo il numero di persone che siederanno in Consiglio dei ministri scenderà da 26 a 19 mentre il numero di sottosegretari scende da 40 a 28”, ha affermato il premier, nel corso della cerimonia di giuramento dei sottosegretari nella sala dei Galeoni di palazzo Chigi. Poi la precisazione: “Sarà una squadra al servizio del Paese”. Il nuovo governo “chiamato tecnico” è un esecutivo che “ha una cifra di competenza” e, allo stesso tempo, “si pone con umiltà, come abbiamo cominciato a fare da alcuni giorni, al servizio del Parlamento”, ha tenuto a sottolineare l’economista. “È stato osservato che ho impiegato più tempo del previsto a comporre la squadra di governo. É vero, ma le condizioni di emergenza, che hanno determinato la necessità di formare questo governo non mi hanno consentito di dedicarmi 24 ore su 24 alla composizione della squadra”, ha dichiarato Monti, rispondendo a chi lo accusava di un eccessiva lentezza nella scelta dei componenti del governo.
E per chi avesse qualche dubbio sul rapporto che ci sarà tra l’esecutivo e il Parlamento, Monti rassicura: “Aiuteremo l’Italia ad uscire da questa situazione difficile e aiuteremo le forze politiche a ritrovare un clima di riconciliazione con l’opinione pubblica”. Insomma, il Parlamento, per Monti Il governo aiuterà le forze politiche a ritrovare un clima più sereno e una riconciliazione con l’opinione pubblica”. “Anche la stampa che ci osserva e che critica quando necessario e che mi auguro continui a farlo, ha capito come è il rapporto tra la politica e il governo: un rapporto costruttivo che comporta un’innovazione statico-dinamica perché in Parlamento abbiamo ricevuto la fiducia da forze politiche che erano in perenne dissenso fino a poco tempo fa e che ora fanno lo sforzo di guardare a noi e non le une alle altre. Quindi in ogni momento sarà un rapporto essenzialmente costruttivo, siamo molto rispettati dalle forze politiche”, ha concluso Monti.
La squadra del governo Monti. No, non esiste alcun conflitto d’interesse. Nomi, cognomi e curricula. Così, giusto per farsene una idea…

Il governo si tinge di rosso

Monti ha nominato i sottosegretari e un nuovo ministro.

Tra i sottosegretari c’è uno del pci/pds/ds/pd ai rapporti con il parlamento, stesso ruolo che aveva ricoperto nel governo rosso di Prodi.
Un altro è un fedelissimo di Casini, già sottosegretario nella legislatura 2001-2006.
Sulla stampa amica di Monti verrebbero indicati anche un paio di soggetti qualificati “amici” del pdl, nel patetico tentativo di coprire con una insufficiente foglia di fico lo sbilanciamento a sinistra di quello che era stato venduto come il governo dei tecnici.
Del resto assistiamo a dichiarazioni prettamente ideologiche sull’ambiente, sull’immigrazione, sulla cooperazione internazionale.
E che dire della nomina del signor Carlo Malinconico a sottosegretario per l’editoria ?
Il presidente della federazione editori a sottosegretario per l’editoria.
Nessun conflitto di interessi ?
E questo dopo che, durante il governo Berlusconi, Napolitano aveva auspicato più fondi per i giornali.
Auspicio seguito dal passaggio sul fronte dei coatti antiberlusconiani di QN (Carlino, Giorno, Nazione).
Adesso il presidente della fieg diventa sottosegretario all’editoria.
Qualcuno può pensare che ai giornali verrà negato un congruo contributo pubblico ?
Qualcuno può ancora credere alla volontà di ridurre le spese dei cosiddetti “tecnici” ?
Qualcuno può ancora credere che siano veramente “tecnici” e non politici ?
Berlusconi è umanamente comprensibile nella sua ricerca di una pausa e non ha torto quando dice che è necessario dare al governo il tempo per riflettere e decidere.
Ma ormai i segnali sono tanti, troppi per poter ancora traccheggiare accettando questa finzione del “governo tecnico”.
Il Centro Destra può ragionevolmente ingoiare il rospo di Malinconico, di D’andrea (il sottosegretario pci/pds/ds/pd) , di Magri (quello fedelissimo di Casini), ma allora niente ici, niente patrimoniale, niente limitazione a 300/500 euro della libera circolazione del contante.
Se queste misure entreranno nelle delibere del consiglio dei ministri del 5 dicembre, allora il Pdl deve affiancarsi alla Lega all’opposizione e, poiché al senato il Centro Destra è ancora maggioranza, bocciare le rapine annunciate contro gli Italiani e mandare a casa Monti e i suoi finti tecnici.

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IL CRONISTA è sull’Unità

Mi ha appena telefonato un mio amico avvisandomi che i miei video sulle pensioni sono sul giornale l’Unità al seguente indirizzo, in prima pagina cercando “pensioni” e “video”. Beh! Che dire… Anche se la CGIL pare che si calerà le brache sulle pensioni, l’Unità pare ancora sensibile a certi argomenti che un tempo erano propri […]

Processo Mills: e l’economia processuale?

In verità non esiste uno straccio di norma nel nostro ordinamento processuale che preveda che quando per un reato è imminente la prescrizione – tenuto conto delle attività processuali ancora da svolgere – il giudice deve sospendere il procedimento fino alla data in cui il reato cesserà di essere tale. I motivi della inesistenza di questa norma sono – ritengo – due. Il primo di ordine sistematico: esiste una lacuna che ancora non è stata colmata dal legislatore, e mi chiedo se mai verrà colmata. Il secondo di ordine pratico e culturale: i nostri giudici hanno un eccessivo potere discrezionale, tale che possono manipolare il diritto secondo le loro idee e i loro punti di vista, cosicché se il procedimento non è rilevante o non dà il giusto risalto mediatico, è probabile che la sospensione verrà attuata (con rinvii a lungo termine), altrimenti si procede per tappe forzate (con rinvii a breve scadenza), pur consapevoli che anche queste strategie sono del tutto inutili dinanzi a un meccanismo prescrittivo ormai alle porte. Nel processo Mills abbiamo un imputato – Silvio Berlusconi – che certo non è l’ultimo degli imputati. Già questo permette di prendere le misure dell’atteggiamento dei giudici, poco disponibili a lasciare andare un processo che comunque vada, finirà nel macero dei processi inutili. Lo dimostrano le tappe forzate, i passi di marcia di una giustizia che in altri ambiti e con altri imputati (meno famosi) rimane decisamente più blanda, menefreghista e per niente preoccupata di rendere giustizia a loro (se sono innocenti) e alla collettività (se sono colpevoli). Così stride l’efficientismo dimostrato dai giudici di Milano nel processo Mills davanti alle lentezze esasperate che opprimono la macchina giudiziaria nel suo complesso. Questo ci comunica ancora una volta che per la giustizia italiana ci sono processi di serie A e processi di serie B (bisognerà poi stabilire quali sono quelli di serie A e quelli di serie B, perché dipende sempre dai punti di vista). Comunque sia, è sotto gli occhi di tutti che un processo che sarà destinato a non avere alcuno effetto giuridico non dovrebbe essere più celebrato. Il giudice dovrebbe prendere atto che – vista la mole delle attività processuali ancora da svolgere – il processo è solo un inutile dispendio di soldi del contribuente. Perché è ovvio che se la macchina giudiziaria si concentra su un procedimento che finirà inevitabilmente nel macero, il denaro dei cittadini lo seguirà a ruota, creando un danno – seppur non evidente – alla collettività: perché quei giudici potrebbero occuparsi di altri processi e di altri imputati, rendendo meglio efficiente la macchina giudiziaria. E invece nisba. Ostinatamente i magistrati proseguono con un processo destinato a prescriversi, e lo fanno persino con una efficienza che lascia disarmati. E allora è chiaro che dobbiamo chiederci il perché. E il perché non può che essere ricercato in un obiettivo: ottenere comunque l’acclaramento di responsabilità penale del(l’ex) Premier con subitanea dichiarazione di prescrizione del reato. In altre parole, l’obiettivo processuale è comunque definire responsabile il Cavaliere e infrangere il suo incredibile primato: più di duecento processi e nemmeno una condanna. L’utilità sostanziale di questo risultato non è certamente giuridica: se il reato è prescritto, il Cavaliere non subirà alcun tipo di effetto penale da questa ipotetica “condanna”. Ma questo aspetto non è davvero importante: esiste un’altra utilità, ed è quella politica/mediatica. Il Cavaliere condannato (seppur di un reato prescritto) è comunque un Cavaliere condannato per un reato odioso come la corruzione. Sul piano dei consensi politici, soprattutto in questo periodo di grave debolezza politica, questa condanna potrebbe avere il suo dirompente effetto. Da questa verità non si fugge. Ed è una verità che – davvero – lascia perplessi, perché dalla giustizia ci si dovrebbe aspettare non solo giustizia ma anche realismo ed efficientismo. Soprattutto perché i soldi che i giudici usano per celebrare i processi sono i nostri. Ecco dunque che il magistrato dovrebbe avere l’accortezza e la sensibilità di andare oltre l’utilità politico/mediatica di una condanna basata su un reato ormai prescritto (la prescrizione del reato di corruzione nel processo Mills – ricordo – interviene a febbraio 2012), valutando esclusivamente la sua concreta utilità giuridica. E va da sé – ripeto – che questa utilità, nel processo al Cavaliere, non esiste più da tempo.

By Rischiocalcolato -Fonte: Adnkronos