Il ritorno degli zombie

Un commento: A nessun ex-presidente degli USA, a nessun ex-cancelliere della Germania e a nessun ex-premier inglese verrebbe mai in mente di criticare il governo in carica del loro paese. Non lo hanno mai fatto e non lo faranno mai. Solo in Italia Prodi puo’ impunemente criticare il suo successore a Palazzo Chigi senza neanche minimamente rendersi conto che cosi’ svilisce la carica istituzionale del Presidente del Consiglio. La cultura politica di accettare il responso delle elezioni e di lavorare bene come opposizione per cercare di vincere le prossime elezioni e’ lontana dall’Italia. Prodi, che occasione perduta per tacere!” 

Milano – Dopo essere stato incoronato da Vendola come “uomo nuovo” della sinistra, essere tornato alla ribalta nel dibattito politico e dopo aver annunciato un programma televisivo su La7 in cui darà lezioni di economia, il Professore torna a parlare e punta il dito contro Berlusconi. In un editoriale apparso su Il Messagero l’ex premiere afferma che “dopo la drammatica estate che abbiamo passato bisogna giungere alla conclusione che, pur navigando in un mare in tempesta, qualsiasi nuovo timoniere è meglio di quello esistente e che il rischio di un cambiamento è certamente preferibile alla certezza che la nostra nave vada a schiantarsi contro gli scogli”. Una metafora marittima per dire sostanzialmente: “Metteteci chiunque altro al governo, ma non il Cavaliere”.
L’attacco a Berlusconi e al suo governo diventa ancora più diretto quando affronta il tema della manovra preparata e varata durante l’estate. “Di fronte a questo stato di fatto – accusa Prodi – la reazione del governo italiano non è stata, sotto alcun aspetto, all’altezza della situazione. Le successive manovre economiche si sono distinte per la loro insufficienza, frammentarietà e contraddittorietà”. Prodi conclude poi il suo intervento citando anche le ultime frizioni fra la Marcegaglia e il governo, parlando “di un distacco dall’esecutivo di molti dei pilastri che lo avevano sostenuto, a partire dalle associazioni di piccoli imprenditori e della Confindustria, e a un raffreddamento di quella parte delle gerarchie ecclesiastiche e di quei sindacati che, finora, avevano sostenuto il governo”.
Non è la prima volta questa nello spazio di pochi giorni che l’ex premier torna a occuparsi della situazione politica del Paese. Già tre giorni fa aveva detto: “Occorre trovare una piattaforma condivisa e un pensiero alternativo. Ma occorre anche, se necessario, fare un passo indietro rispetto alle proprie emozioni politiche altrimenti ci aspettano altri 45 anni di Berlusconi”. I primi segnali di un suo ritorno si erano manifestati a luglio quando aveva ventilato l’idea di andare in tv su La7 per organizzare una serie di puntate in cui tornava a fare il professore d’economia con un talk show in cui come un maître à penser si confrontava con i giovani. Come un panchinaro in attesa di entrare in campo, sembra giunto il momento di fare il suo ritorno in politica, almeno ne è convinta la sinistra, che considera Prodi l’uomo per tutte le stagioni. Infatti sempre questa settimana Nichi Vendola lo ha indicato come il futuro per il centrosinistra. “E’ un punto di riferimento per tutti coloro che intendono costruire un centrosinistra capace di guardare al futuro”, aveva detto il leader di Sel. Alla fine a sinistra è sempre la stessa storia. Si parla di “rottamare”, di svecchiare ma a dettare la linea è sempre quel professore bolognese che “fermo”, “immobile”, come diceva nelle sue gag Corrado Guzzanti, attende solo il momento giusto per ributtarsi nella mischia.

Ci mancava lui…

Verba volant scripta manent. L’adagio latino, Diego Della Valle lo ha seguito alla perfezione. Le parole, le comparsate in tv, le conferenze stampa non bastano più. E così, per esprimere il suo malcontento, se non un vero e proprio sdegno nei confronti della classe politica tutta, l’imprenditore ha deciso di metter mano al portafoglio e acquistare una pagina intera del Corriere della Sera, della Repubblica, della Gazzetta dello Sport e del Sole24ore. Nessuna pubblicità, però. Se non quella a se stesso e al proprio j’accuse. “Politici ora basta”, è il titolo dell’avviso a pagamento, che inizia così: “Lo spettacolo indecente e irresponsabile che molti di voi stanno dando non è più tollerabile da gran parte degli italiani e questo riguarda la buona parte degli appartenenti a tutti gli schieramenti politici”.
Il presidente della Fiorentina aveva anticipato ieri sera i contenuti della lettera aperta al Tg La7 di Enrico Mentana, spiegando le ragioni che lo avevano spinto a questa iniziativa. Ragioni che si fondano essenzialmente sulla repulsione nei confronti “dell’agire attento solo ai piccoli o grandi interessi personali o di partito”, ma che potrebbero celare una candidatura alla nuova presidenza di Confindustria, vista la non lontana scadenza del mandato di Emma Marcegaglia. E quindi Della Valle scende in campo, avvisando che la strada intrapresa “ci sta portando al disastro e sta danneggiando irrimediabilmente la reputazione dell’Italia nel mondo, portando gli italiani a non avere più nessuna stima e nessuna fiducia in molti di voi”.
Il proprietario delle Tod’s ha poi paventato il rischio che il Paese non voglia più “farsi rappresentare da una classe politica che, salvo alcune eccezioni, si è totalmente allontanata dalla realtà delle cose e dai bisogni reali dei cittadini”. “Per uscire da questo momento molto preoccupante”, Della Valle richiama alla “serietà, competenza, buona reputazione, senso dello Stato e amore per il proprio Paese”. Ma attacca: “Invece purtroppo, bisogna prendere atto che solo una piccola parte dell’attuale classe politica possiede queste caratteristiche, mentre il resto è composto da persone incompetenti e non preparate che non hanno nessuna percezione dei problemi del Paese, della gravità del momento e tantomeno una visione mondiale degli scenari futuri che ci aspettano”.
La chiusa infine contiene una condanna durissima: “A quei politici, di qualunque colore essi siano, che si sono contraddistinti per la totale mancanza di competenza, di dignità e amor proprio per le sorti del Paese saremo sicuramente in molti a volergli dire di vergognarsi”. Un attacco, quello di Della Valle, che non risparmia nessuno e non fa distinzioni tra maggioranza e opposizione, tra centrodestra e centrosinistra. Un attacco che ha destato critiche, polemiche ma ha anche ricevuto aprezzamenti da parte di alcuni esponenti del mondo politico. Come per esempio, Carmelo Briguglio, il falco di Fli che non ha esitato un attimo a utilizzare le parole di Della Valle come prova dell’inefficienza del governo. “La paginata di Della Valle, il manifesto-ultimatum della Marcegaglia e l’uscita di Versace dal Pdl segnano l’abbandono di Berlusconi da parte del suo bocco sociale. Gli hanno suonato il gong, la partita del premier in nome e per conto degli industriali italiani è finita. Berlusconi ne prenda atto e passi la mano”.
Rosy Bindi invece la butta sull’ironia: “Della Valle, se non come politico, mi rispetti almeno come consumatore…”, dal momento che indossa le scarpe Tod’s dell’imprenditore. Ma finito l’attimo di spirito, la presidente del Pd tira fuori le unghie: “Non si fa in questo modo”, sbotta, parlando con l’ex ad di Unicredit Alessandro Profumo prima di un dibattito. “Ma è un avviso a pagamento su tutti i giornali? – domanda – Mi dispiace che hanno speso i soldi così. Ora mi farò vedere con questa pagina e le cozze in mano da qualche parte”, aggiunge Bindi, riferendosi ad una manifestazione di protesta organizzata settimane fa a Montecitorio dal movimento di Beppe Grillo.
Chi invece ha posto maggiore attenzione alle parole dell’imprenditore è il ministro dell’Interno, Roberto Maroni che ha chiosato: “Sono parole pesanti e con il dovuto distinguo sono almeno parzialmente condivisibili, è un grido di allarme di un imprenditore che tiene alto nel mondo il made in Italy e che non possiamo liquidare semplicemente, come invece mi pare abbia fatto la Bindi, con una battutaccia”. Per trovare un altro schieramento che ha accolto con minore ostilità la pubblicità di Della Valle, basta andare a cercare all’interno dell’Idv per trovare il presidente dei senatori dell’Italia dei valori, Felice Belisario che dichiara: “L’appello di Della Valle va raccolto perché rappresenta la punta dell’iceberg del disagio degli imprenditori italiani e fa il paio con lo strappo tra Confindustria e il governo di qualche giorno fa. La classe politica deve sentirsi interamente chiamata in causa ma non c’è dubbio che i livelli di responsabilità sono diversi e, in primis, è il governo a dover sentire il peso della condizione di palese disagio delle imprese italiane strette dalla morsa della crisi da un lato e dall’incapacità di chi regge il timone del Paese ad affrontarla dall’altro. Berlusconi ha fatto il suo tempo”.
Il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro è invece fermamente convinto che Della Valle non si riferisca né a lui né al suo partito: “L’Idv è orgogliosamente all’opposizione e crede di avere fatto il suo dovere per il bene dell’Italia. Abbiamo raccolto le firme per i tre referendum di giugno scorso e per quello sulla legge elettorale. Per questo Della Valle non può rivolgersi a noi”.
Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera è di tutt’altro avviso. “È evidente che lo sdegnoso rifiuto dei giovani industriali nei confronti della presenza di politica a Capri e adesso il manifesto di Della Valle esprimono una cosa precisa, il disegno di spazzar via le attuali forze politiche, sia quelle di centrodestra sia quelle di centrosinistra in nome non si sa bene neppure di che cosa”, ha tuonato Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, che poi ha aggiunto: “L’unica risposta ad attacchi che oltre l’acqua sporca rischiano di buttare dalla finestra anche il bambino è che il governo affronti i temi dell’abbattimento del debito, della crescita, delle riforme istituzionali e che la polemica politica non abbia più il carattere distruttivo che attualmente ha. Ma per far questo bisogna essere in due”. Insomma, dopo il manifesto delle imprese, presentato ieri da Emma Marcegaglia, oggi è arrivato anche quello di Della Valle.
Anche Susanna Camusso ha espresso la sua opinione sul manifesto. “Ci sono responsabilità precise del Governo ma per lungo tempo le imprese e una gran parte della classe dirigente sono state zitte”, ha spiegato il leader della Cgil che poi ha aggiunto: “Ci sono responsabilità precise del Governo ed è strano questo ritornello che si sente dire che tutti sono uguali, non è vero, c’è un’opposizione e c’è un Governo, che hanno ruoli diversi. Il vero problema è che una grande parte della classe dirigente è stata a lungo tempo zitta e solo oggi ci si accorge quale situazione c’è, il silenzio delle imprese per così lungo tempo è stato preoccupante”. Pur non citando espressamente Della Valle, la frase del ministro della Difesa, Ignazio La Russa lascia poco spazio a fraintendimenti di sorta: “Ha bisogno di pagare una inserzione perché quando parla senza pagare non lo ascolta nessuno”.

Il soldato napolitano

Roma – Che da giorni il Quirinale fosse piuttosto irritato Silvio Berlusconi lo sapeva bene. E questa volta senza che servissero i buoni uffici di Gianni Letta. Il timore del Cavaliere, però, è che l’affondo arrivato ieri da Giorgio Napolitano non sia legato solo alle recenti frizioni sulla Banca d’Italia ma sia invece il segnale di una vera e propria «discesa in campo del Colle». Un’uscita «a gamba tesa destinata a destabilizzare il quadro politico». Perché – ragiona il premier con chi ha occasione di vederlo nel corso della giornata – che Napolitano fosse su tutte le furie per la frenata sulla nomina di Fabrizio Saccomanni alla guida della Banca d’Italia non è certo un mistero ma un «attacco» di queste proporzioni fa «presagire altro». Il tentativo, spiega più d’un ministro, di «dividere la maggioranza» in un momento già delicatissimo. Perché, racconta un importante dirigente del Pdl, «ormai il Quirinale ha fatto la sua scelte e nelle prossime settimane si muoverà direttamente sul governo». Per metterlo all’angolo e cercare di favorire la nascita di un esecutivo tecnico che arrivi a fine legislatura. Napolitano, insomma, avrebbe deciso che è arrivato il momento di staccare la spina. Ed è chiaro che se in una situazione così complicata si aggiunge anche la fronda del Colle per il Cavaliere la vita rischia di diventare davvero dura.
Certo, la vicenda Bankitalia non ha aiutato affatto. Perché per Berlusconi il nome di Saccomanni (gradito anche al presidente in pectore della Bce Mario Draghi) non è mai stato un problema. Anzi, fosse stato per il premier il nodo sarebbe già stato sciolto giorni fa. Il punto, però, è che s’è messo di traverso Giulio Tremonti. Che ha alzato le barricate su tutti i fronti. Non solo quello interno alla maggioranza trovando la solita sponda di Umberto Bossi ma anche quello del mondo bancario. Già, perché a fare andare su tutte le furie il Colle sarebbe stato il giro di telefonate informali fatto qualche giorno fa ai vertici degli istituti di credito italiani per sondarli su Saccomanni. La risposta – a cominciare da Banca Intesa – sarebbe stata piuttosto freddina con rilancio sul nome di Vittorio Grilli, l’attuale direttore generale del Tesoro sponsorizzato dal ministro dell’Economia. Una risposta – questo pensano al Quirinale – che sarebbe stata «imposta» dallo stesso Tremonti dopo fortissime pressioni sulle banche. Di qui l’irritazione verso il ministro dell’Economia e verso la Lega. Ma in qualche modo anche verso Berlusconi che pur preferendo Saccomanni – se non altro per evitare che Tremonti controlli non solo la Consob ma pure la Banca d’Italia – non riesce a sbloccare l’impasse.
Come detto, però, lo scontro su Bankitalia sembra essere solo la punta dell’iceberg. Perché l’affondo di Napolitano di ieri è stato durissimo. Con tanto d’invito a rivedere la legge elettorale che a Palazzo Grazioli interpretano come una spinta affinché la Consulta dichiari il referendum ammissibile. Altro elemento, questo, che per mille ragioni diverse contribuirebbe a rendere ancor più agitate le acque in cui navigano maggioranza e governo. Ecco perché sono in molti a pensare che Napolitano abbia deciso di «scendere in campo». Un’ipotesi concreta se sembra che il Pd abbia deciso di rompere ogni dialogo con la Lega sul federalismo. Francesco Boccia fa infatti sapere che lascerà la Bicamerale e sembra che Pier Luigi Bersani si stia preparando per un affondo in questo senso con l’obiettivo di «isolare» il Carroccio. Che se salta la Bicamerale sul federalismo perderebbe davanti al suo elettorato l’unica vera ragione per restare al governo con il Cavaliere.

Riesumate il cadavere di Gianni Brera ed arrestatelo !!!

Il clima politico è ormai …

Leggi ancora | Pubblicato da Vandeaitaliana | Commenti (4)
Tag: politica, comunismo, milano, anni 70, ungheria, anticomunismo, anni 60, napolitano, lombardo-veneto, giovanitristi, tocquevillani, almirante, piccole patrie, guerra di secessione, irredentismo, neo-regime, giudicocrazia, storia

                                                                 

Napolitano, il Metternich del 2000

Nel 1847 il cancelliere austriaco Metternich sentenziava “L’Italia è un’espressione geografica”, ed esattamente 14 anni dopo veniva proclamato il regno d’Italia. Speriamo che il nostro caro Napisan, che infrangendo palesemente la costituzione di cui tanto si lava la bocca tuona “Il popolo padano non esiste”, risulti profetico come il diplomatico austriaco.
PS
Un troll microcefalo il cui nickname è “Lenin 2011” (e già questo indica il livello cerebrale di tale microcefalo) mi da dell’ignorante sostenendo che la frase di Metternich è stata pronunciata nel 1815. Il povero imbecille, dall’ignoranza sopraffina, però non sa che quella frase venne scritta da Metternich anche in una lettera nel 1847, come si riporta da diverse fonti. Invito il povero troll microcefalo, il cui commento è stato cestinato perché completamente inutile, a farsi una cultura, magari sui crimini dei comunisti cretini come lui.