Il problema non é la legge elettorale !! .

La sinistra, appiattita sull’antiberlusconismo coatto, strilla in continuazione denunciando l’azione della Maggioranza su temi(intercettazioni, riforma giustizia, separazione delle carriere dei magistrati, ricondurre i magistrati nel loro alveo naturale senza invasioni di campo in politica) a suo dire, di non interesse per la nazione.
A me sembra che sia invece il referendum sulla legge elettorale a corrispondere a tale inutilità, anzi dannosità.
Le intercettazioni e la mala giustizia sono un danno per l’Italia(multata ripetutamente per gli errori e i ritardie per gli Italianiche non hanno un soggetto terzo cui affidarsi con fiducia per risolvere contrasti ed avere giustizia.
Ma la legge elettorale, per quanto determinante nella formazione e composizione del parlamento, è poco significativa per l’Italia e gli Italiani.
Tanto più che la legge attuale è una buona legge che, rispettando caratteristiche naturali del nostro Popolo, garantisce alcuni paletti che salterebbero con il referendum.
1 – Governabilità
Il premio di maggioranza concesso alla coalizione che ottiene anche un solo voto in più di un’altra, è una buona garanzia contro i governi semestrali tipici della prima repubblica che tanto danno, soprattutto per le spese clientelari disposte pur di restare a galla, ci hanno provocato e che oggi dobbiamo pagare.
Certo, si dovrebbe garantire il Premier contro i ribaltoni, vincolando gli eletti al mandato degli elettori e, quindi, facendoli decadere ove cambiassero partito per saltare il fosso tra maggioranza e opposizione.
Certo, ancora, bisognerebbe superare il veto allora apposto da Ciampi ed estendere il premio di maggioranza anche al senato e a livello nazionale.
2 – Coalizione
L’Italiano è per natura individualista.
Due italiani che si incontrano formano due partiti.
Ma tre italiani che si incontrano danno vita, pur restando ognuno della propria idea, ad una coalizione.
Così la legge elettorale vigente consente la governabilità grazie al premio di maggioranza, ma anche la massima libertà di associazione che si trasforma nel salvaguardare le identità ideali grazie al sistema della coalizione cui viene attribuito il premio.
3 – Preferenze
La sinistra ha mosso una gran caciara sulle preferenze, brandendole come lo strumento per far decidere agli elettori chi eleggere.
Ma chi mette in lista i candidati ?
La nomenklatura dei partiti.
Negli anni settanta – ottanta mi ricordo il caso di parlamentari eletti con valanghe di voti, sempre a rischio di esclusione dalle liste successive perché invisi alla burocrazia di partito (penso ad esempio ai democristiani De Carolis e Rossi di Montelera) oppure catapultati in circoscrizioni ostili.
E che dire del sistema delle preferenze per controllare l’espressione del voto ?
Soprattutto in zone infestate dalla criminalità organizzata coloro che più berciano di antimafia, con le preferenze aiuterebbero la mafia a controllare i voti come accadeva una volta quando bastava cambiare la combinazione dei voti per verificare se chi aveva promesso, manteneva e quanto “contava” in quella determinata zona.
Certo, sarebbe bello poter eleggere per scelta diretta, ma questo può accadere solo se si dividesse l’Italia in tante piccole circoscrizioni, dove chiunque potesse candidarsi senza tante pastoie burocratiche (comitati per i finanziamenti, raccolta di firme, termini di presentazione, di ricorsi etc.).
Alla fine della storia, chi vuole il referendum tenta di restituire alle nomenklature dei partiti il controllo sugli eletti, per evitare il ripetersi di un “fenomeno Berlusconi”, esattamente come con la costituzione del 1948 si tolse al governo e al suo presidente ogni potere per evitare il ripetersi del ”fenomeno Mussolini,regalandoci, facendo così prevalere la paura sul buon senso: ingovernabilità, governi della durata di sei mesi, debito a 1900 miliardi di euro che corrispondono all’incirca a 3.800.000 di miliardi di lire.
Sono certo che tutto questo i coatti dell’antiberlusconismo che sono accorsi a firmare non solo non l’hanno valutato, ma rifiuterebbero anche di considerarlo, essendo così schiumanti verso il loro obiettivo che è unicamente quello di eliminare il Premier, indipendentemente dalle nefaste conseguenze.
Ma noi che sappiamo ragionare, dobbiamo farlo anche per loro eopporci al ritorno al passato, operando semmai per ilmiglioramento di una legge già buona che consente governabilità, pluralismo e segretezza del voto.
Ma vi sono altri interventi, in campo economico e sulla giustizia, che hanno la precedenza, come giustamente osserva il Premier.

fonte blog “blacknights”

Nel cuore dell’Amazzonia

L’Amazzonia è una delle regioni più suggestive del pianeta, un luogo che ti incanta, ti cattura, ti sorprende. Visitare la foresta tropicale è un’esperienza indescrivibile, soprattutto quando si ha la possibilità di vivere a stretto contatto con una vera comunità tradizionale, lontano da strade, città e alberghi turistici.

Proprio a questo scopo, ho scelto per il mio viaggio la regione Xixuau, nel cuore dell’Amazzonia brasiliana. L’area è integralmente protetta e gestita da Associazione Amazonia, un’organizzazione no profit che opera per la preservazione della foresta tropicale e per il miglioramento della qualità di vita della popolazione locale.

La regione, interamente coperta da foresta primaria, è raggiungibile solo via fiume, partendo dalla città di Manaus e compiendo un’affascinante crociera lungo il Rio Negro.

Una volta giunti in questo paradiso naturale, siamo stati accolti nella comunità Xixuau e ospitati nelle tradizionali Malocas, confortevoli capanne in legno realizzate in stile indio Waimiri-Atroari. Le strutture sono dotate di camere doppie, servizi igienici privati, patio privato, energia elettrica, zanzariere. La Maloca comunitaria comprende zona living, libreria, bar. Connessione a internet e guida locale specializzata sempre a disposizione. Tutti i comfort di un albergo proprio nel cuore della foresta!!!

Gli abitanti del villaggio ci hanno accolto con curiosità e gentilezza, mentre le esperte guide ci hanno fatto scoprire tutte le meraviglie del luogo, accompagnandoci nelle passeggiate in foresta e nelle gite in canoa. Allo Xixuau le giornate sono, infatti, dedicate alle escursioni, all’osservazione di animali selvatici come le lontre e i delfini di fiume, al birdwatching, con la possibilità di accamparsi in aree forestali particolarmente suggestive. Di sera la vita nel villaggio si anima di feste e balli tradizionali e si organizzano uscite notturne per la pesca tradizionale e l’avvistamento dei caimani.

Da marzo a settembre, quando il livello dei fiumi è più alto, è possibile ammirare il magico paesaggio della foresta allagata (igapò), mentre durante la stagione secca le splendide spiagge incontaminate offrono momenti di incomparabile relax. Lo scenario della foresta pluviale muta notevolmente con le stagioni, ma lo spettacolo della natura è sempre di grande effetto.

La regione ospita numerose specie animali tra cui scimmie urlatrici, formichieri, tapiri, bradipi, giaguari, armadilli e molte altre ancora. Un’infinita varietà di uccelli popola la Riserva, considerata un vero paradiso per gli appassionati di bird watching, che possono ammirare tucani, aironi, ara, pappagalli, aquile, martin pescatori e picchi.
I fiumi offrono lo spettacolo di un grande acquario naturale, con una moltitudine variopinta di pesci come i piranha, i surubim, gli aruana e i pacu e di altre specie acquatiche, come i delfini rosa, le lontre giganti, le tartarughe e i caimani, che si possono osservare anche in prossimità del villaggio.

I locali ci hanno fatto conoscere i loro usi e costumi, mostrandoci diverse attività tradizionali come, ad esempio, l’estrazione del lattice dall’albero della gomma, la raccolta della noce dell’Amazzonia, l’essiccazione della farina di manioca.

Le attività di turismo responsabile rappresentano un’importante fonte di reddito per la comunità di Xixuau e consentono di migliorare notevolmente la qualità di vita degli abitanti locali attraverso progetti di sviluppo sostenibile, interventi di assistenza sanitaria e scolastica, programmi di conservazione ambientale.

Visitare la regione Xixuau significa immergersi nella realtà più autentica dell’Amazzonia, per conoscere la bellezza della foresta tropicale attraverso l’esperienza dei suoi abitanti, le loro tradizioni e la loro storia.

Chiara Tosi – copyright “Quaderni di viaggio” (www.markos.it/quaderni/)

Giustizia, tremenda giustizia!

In queste ore c’è una domanda che aleggia in tutti noi. Una domanda a cui la macchina giudiziaria non è stata in grado di fornire una risposta esauriente. Ci chiediamo cosa sia accaduto veramente in quella maledetta sera, tra l’uno e il due novembre  del 2007, in quella casa, in Via della Pergola, a Perugia. Ci chiediamo se ci sia stato qualcuno che insieme a Rudy Guedè ha stroncato la vita a una giovane ragazza inglese. Non si può morire così a 22 anni, senza che la verità salti fuori, e senza che i colpevoli ne rispondano dinanzi alla legge.

Meredith Kercher ha pagato con la vita non solo la sua voglia di vivere, di conoscere e di crescere, come tutti i giovani della sua età, ma anche per la follia di un Paese, come l’Italia, così distratto da altro, tanto da sottovalutare quella violenza che miete vittime innocenti, giorno dopo giorno, nell’indifferenza di tanti, e senza che il nostro sistema giudiziario faccia qualcosa per impedirlo, e senza che la legge riesca mai a rendere alle vittime piena giustizia.

Si ha l’impressione che nel bel Paese ci sia poca attenzione verso l’esercito di sbandati che vive alla giornata, che si mantiene ai limiti della legalità, se non proprio nel campo avverso al vivere civile. Dimorano nelle nostre città personaggi che vivono di espedienti, molti in clandestinità, o tanti altri, per quanto con regolare permesso di soggiorno o di nazionalità italiana, come se lo fossero. Tante persone che non hanno fissa dimora, dediti alle attività più disparate e spesso pronti a diventare, alla prima occasione, protagonisti di efferati delitti.

Chi esulta per la sentenza di assoluzione ha le sue buone ragioni. Non li ha, invece, chi protesta perché si aspettava la condanna dei due ragazzi. Non si possono mantenere chiusi, in carcere, e lo sono stati già per 4 anni, due giovani di 24 e di 27 anni: Amanda Knox e Raffaele Sollecito, solo per tener dietro alla tesi accusatoria, basata su alcuni deboli aspetti indiziari e senza una prova concreta.

La Procura di Perugia non è stata in grado di fornire niente di più. Gli aspetti indiziari sono cosa ben diversa dalle prove. Una condanna, come quella che chiedeva la pubblica accusa, all’ergastolo, non poteva essere inflitta su alcuni indizi o sulla ricostruzione di un’ipotesi accusatoria priva, però, di sostanziali riscontri. Non si può chiedere, infatti, il carcere a vita per due ragazzi senza la certezza della colpevolezza. Sarebbe stato, persino, legittimo aspettarsi dalla Procura la richiesta di assoluzione dei due imputati per insufficienza di prove. Quest’aspetto, non secondario per la funzione di un Pubblico Ministero in una società democratica, fa pensare a quanta strada debba percorrersi perché la Giustizia italiana sia un servizio reso alla legalità e alla civiltà del diritto, piuttosto che materia per una categoria di “palestrati” con i muscoli gonfiati di giustizialismo.

Nel processo a carico dei due giovani non sono emerse prove, ma solo elementi indiziari. La fase istruttoria iniziale, per altro, è apparsa contraddittoria, ai limiti del necessario comportamento umano e delle dovute misure di garanzia. Una ragazzina straniera di 20 anni, senza alcuna assistenza legale, è stata trattenuta e sottoposta ad uno stress così intenso, come può essere in un interrogatorio per un caso di omicidio. Una ragazzina che si è trovata ad affrontare situazioni e criticità più grandi di lei, senza comprendere niente delle leggi italiane, senza un benché minimo sostegno morale, senza un riferimento di comprensione. Così: confusa e spaventata.

Innocenti? Colpevoli i due ragazzi? Chi poteva dirlo?

In primo grado, però, c’è stata una condanna pesante, tanto da doversi chiedere come sia stato possibile passare da una condanna, che non lasciava ombra di dubbio, all’assoluzione con formula piena, per non aver commesso il fatto.

Meglio, però, un colpevole a piede libero che non un innocente privato della sua libertà, condannato al carcere per 25 o 26 anni. In questo concetto è radicata tutta quella materia che è definita come “civiltà del diritto”. Nel garantismo convivono tanti anni di storia per l’indipendenza e per la libertà, il senso comune, l’umanesimo liberale a garanzia dell’individuo. Perché gli uomini siano essere umani, non bestie, anche se spesso capita di doversi ricreder, dinanzi alle continue manifestazioni d’accanimento e di acredine giudiziaria.

La giustizia riempie le cronache quotidiane. Non appare certo materia condivisa, come invece dovrebbe. Si chiudono gli occhi sui delitti che provocano inquietudine sociale – le nostre città diventano sempre più invivibili – per correre invece dietro a teoremi e pregiudizi, in una sorta di smania di esserci e di apparire, animata da un’incomprensibile presunzione d’infallibilità.

La Giustizia è, invece, un principio di garanzia per i diritti degli uomini e per il rispetto della legalità. Deve apparire come un indifferibile strumento di civiltà, un servizio da usare in nome del popolo italiano, senza che i tribunali si trasformino in palestre in cui alcuni protagonisti, per consolidare la loro massa muscolare, facciano uso di sostanze anabolizzanti.

Ora chi restituirà ai giovani Amanda e Raffaele 4 anni di vita?

Vito Schepisi

I profeti islamici

Maometto

Il Culturista, da sempre attento allo studio delle culture alloctone, propone ancora una volta un approfondimento sulla religione islamica, allo scopo di mettere in luce i saperi, la forza e i pericoli che si affacciano sul Mediterraneo. Nell’altrui potenza dobbiamo d’altronde imparare a specchiarci per capire le debolezze nostre.

LA REDAZIONE

«Sebbene ormai stia cominciando a irradiarsi anche in Europa a opera di alcuni sapienti qualificati una conoscenza corretta della religione islamica, purtroppo il profeta  Muhammad rimane ancora una figura sconosciuta alla maggior parte degli occidentali, ai quali i mass media non offrono, nella migliore delle ipotesi, che alcuni dati puramente biografici; questi però, avulsi dal loro contesto e dalla dimensione religiosa, risultano quasi sempre incomprensibili e si prestano a interpretazioni sbagliate o a strumentalizzazioni»1: queste parole di Yahya Pallavicini ben denotano la situazione in cui, ancor oggi, in Italia, versa la conoscenza della Tradizione islamica vista dal punto di vista interiore, alla luce non di fantasmagoriche e soggettivistiche interpretazioni, ma dal punto di vista di quel Tasawwuf, di quell’esoterismo islamico conosciuto con il nome di Sufismo, che costituisce il cuore stesso dell’ultima delle Rivelazioni.

Proprio per ovviare, almeno parzialmente, a questa situazione, si deve il volume dell’Imam Yahya Sergio Yahe Pallavicini, Il Misericordioso. Allah e i suoi Profeti, Edizioni Messaggero, Padova, 2009: Vice Presidente della Co.re.is. (Comunità Religiosa Islamica) italiana, Imam della Moschea al-Wahid di Milano, tra i fondatori del Comitato di Imam, Rabbini e cristiani per la Pace costituito dall’Unesco, Consigliere per i rapporti con il Vaticano e l’Italia dei 138 sapienti musulmani internazioni del documento Una parola comune, l’autore intende presentare velocemente, ma dall’interno della Tradizione, la catena dei principali Profeti riconosciuti dall’Islâm, con lo scopo di evidenziare la loro missione, il loro insegnamento ed il significato che, ancor oggi, rivestono per i credenti.

Non, quindi, un’opera orientalistica di stampo occidentale, ma un testo assolutamente ortodosso, vivificato dalla conoscenza esoterica dell’autore  che non può mancare di rendere omaggio a quella figura di Maestro degli Ultimi Tempi, conosciuto da noi con il nome profano di René Guénon e venerato dall’Islâm come Shaykh Abd al-Wahid Yahya (Giovanni, Servitore dell’Unico): «Il compimento del ciclo, quale noi l’abbiamo considerato, deve avere una certa correlazione, nell’ordine storico, con l’incontro delle due forme tradizionali che corrispondono al suo inizio e alla sua fine, e che hanno rispettivamente come lingue sacre il sanscrito e l’arabo: la tradizione indù, in quanto rappresenta l’eredità più diretta  della Tradizione  primordiale, e la tradizione islamica, in quanto “sigillo della Profezia”» e, di conseguenza, forma ultima dell’ortodossia tradizionale per il ciclo attuale»2. Proprio nell’incontro simbolico fra Induismo ed Islâm, fra radice e frutto della Rivelazione divina, si manifesta la prospettiva del volume, che vuole dare agli occidentali la visione di una Misericordia divina che non ha mai cessato di manifestarsi in tutte le epoche e a tutti i popoli, secondo modalità differenti che non mancano, però, di ritrovarsi in quel Principio Trascendente e sovra-storico che non vuole essere esteriore sincretismo ma, al contrario, radice e manifestazione di quell’inesauribile oceano che è la Misericordia divina.

Nella Tradizione islamica, nota l’autore, vi è poi un evidente richiamo alla misericordia «attraverso le funzioni degli ultimi due profeti: Gesù e Muhammad. Si tratta di saper cogliere nei segni che la vita offre tutti i giorni quel ricollegamento alla dottrina universale in modo da poter ancora riconoscere la presenza profetica, che non  è legata a un’epoca storica passata, bensì costituisce quella luce che si riflette nello specchio di Dio in ogni luogo e in tutti i secoli»3. Da Adamo (Adam) a Muhammed “Sigillo di Profezia”, passando per Noè (Nuh), Abramo (Ibrahim), Giuseppe (Yusuf), Mosè (Musa) ed Aronne (Harun), Pallavicini giunge a Gesù (‘Isa), “Parola di Verità”, che i musulmani riconoscono essere figlio della Vergine Maria (Maryam): come Adamo, Gesù esprime nella sua esistenza la sintesi di tutto l’universo come manifestazione  pura e simbolica dell’unità di Dio, nella sua molteplicità e la sua eccellenza consiste proprio nel farsi strumento trasparente della presenza divina, senza aggiungere né togliere nulla alla perfezione di Dio che lo ha innalzato a Sigillo della Santità e che in tale veste tornerà nel Giorno del Giudizio: «Appare particolarmente significativo il fatto che la chiusura della Rivelazione coranica presenti la scena dell’ultima manifestazione di Cristo agli uomini, come sigillo della santità nel giudizio universale. In questi passi Gesù viene presentato nella sua funzione di testimone dei credenti nel giorno della risurrezione, giorno in cui ridiscenderà dal luogo dove Iddio lo ha innalzato»4.

Se Gesù, per l’Islâm, è prototipo del Santo contemplativo, l’ultimo degli Inviati, Muhammed, Sigillo di Profezia, è al-Insan al-Kamil, l’Uomo Perfetto, il modello imprescindibile per ogni musulmano di ciò che l’uomo è nel senso più vero e più completo, l’esempio perfettamente realizzato di obbedienza a Dio, vero e proprio archetipo dell’Uomo Primordiale: «Ero Profeta quando Adam non era ancora fra l’acqua e l’argilla» o, secondo un’altra versione, «tra lo Spirito e il corpo»5: se nel “giorno della retribuzione” (yawm ad-Din) Gesù, per volontà di Dio, manifesterà il giudizio divino sui vivi e sui morti, sarà Muhammed a fungere da patrono dei musulmani, affinché, assieme alla giustizia divina, si manifesti la sua misericordia ed i fedeli possano conseguire la salvezza6.

Questo ed altri tratti della realtà muhammadica, centrali per la retta interpretazione dell’Islâm e per una corretta pratica religiosa alla luce dell’insegnamento metafisico, sono però totalmente distanti da quelle visioni fondamentaliste e integraliste che, oggi, purtroppo, danno del mondo musulmano un’immagine assolutamente distorta: l’Imam Pallavicini è assolutamente chiaro su questo punto, allorché avverte che «a tal proposito è significativo come le deviazioni integraliste, accanto a una visione ideologizzata della religione e a una concezione astratta di Dio, promuovano un’idea del tutto profana dell’umanità di Muhammad. La visione dei fondamentalisti, infatti, riduce di fatto l’Inviato di Dio a un uomo ordinario, senza distinguerlo in alcun modo dalla condizione degenerata dell’uomo degli ultimi tempi, e si mostra incapace di riconoscere in lui il modello archetipico di ciò che l’uomo veramente è e dovrebbe essere secondo la volontà di Dio»7.

GLAUCO BERRETTONI

1)             Yahya Sergio Yahe Pallavicini, Il Misericordioso. Allah e i suoi profeti, Edizioni Messaggero, Padova, 2009, p. 268.

2)             R. Guénon, Simboli della Scienza Sacra, Adelphi, Milano, 1990, p. 145.

3)             Cfr. Y. S. Y. Pallavicini, Op. cit., p. 10.

4)             Ibid., p. 245.

5)              Tradizione riportata da at-Tirmidhi e Ahmad Ibn Hanbal, in ibid., p. 280.

6)             Cfr. ibid., p. 283.

7)             Ibid., p. 276.

Cosiddetta giustizia

Ieri sera abbiamo avuto un altro fulgido esempio di quella che viene chiamata giustizia italiana. Amanda e Raffaele sono stati giudicati innocenti dopo che hanno passato quattro anni in carcere con l’accusa di essere degli assassini. Per Meredith è stata fatta giustizia solo in parte, se davvero vogliamo credere alla colpevolezza di Rudy Guede che, […]

Notizie dal Governo.

Premi e sanzioni con il federalismo fiscale

Pagina pubblicata il 28 luglio 2011. Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2011

Completato l’iter di approvazione del decreto

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 settembre 2011 l’ottavo e ultimo decreto attuativo della legge delega sul federalismo fiscale (Legge n.42/2009).
Il decreto legislativo n.149 del 6 settembre 2011 introduce nel nostro ordinamento i meccanismi sanzionatori  e premiali per Regioni, Province e Comuni. Il provvedimento, diretto a rafforzare  la responsabilizzazione, la trasparenza e l’effettività del governo delle autonomie territoriali, individua nella relazione di fine legislatura, o mandato, che costituisce un rendiconto finale dell’attività svolta, un vero e proprio strumento pubblico di controllo democratico nei confronti degli amministratori regionali e locali, in vista delle successive elezioni.
In virtù dell’approvazione definitiva di questo decreto – ha dichiarato in una nota il ministro Calderoli – il percorso di attuazione della riforma federalista si può ritenere compiuto per la sua parte più rilevante. Nemmeno un euro sarà più distribuito in base alla spesa storica, ma solo in base alla spesa efficiente dei costi e fabbisogni standard. E’ un colpo decisivo per le amministrazioni che sprecano e una prospettiva nuova che viene raggiunta: quella di premiare chi è virtuoso.
La relazione di fine mandato – ha aggiunto il ministro – che dovrà essere pubblicata sul sito della Regione e di ogni Ente locale rappresenta un bilancio certificato dei saldi prodotti, cioè un bilancio certo e chiaramente leggibile a tutti gli elettori. Finiranno così quelle prassi dove un Presidente di Regione o un Sindaco impiegano mesi per sapere qual è il buco lasciato dalla amministrazione precedente. Prassi che inquinano gravemente il processo elettorale: su cosa votano gli elettori se i saldi veri si scoprono solo dopo le elezioni?
Ma non è tutto – ha infine concluso Calderoli – con questo decreto vengono potenziati i fabbisogni standard per lo Stato e la responsabilità dei Ministri che spendono più di quanto necessario. Vengono introdotte innovazioni come la certificazione del livello di evasione fiscale delle realtà regionali e vengono previsti dei piani di rientro con premi e sanzioni. Vengono previsti premi per le Regioni che, nella sanità, introducono centrali acquisti e favoriscono l’applicazione dei DRG anche per il sistema pubblico.
Il decreto, che entra in vigore il 5 ottobre 2011, era stato approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri del 28 luglio 2011.

http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/federalismo_premi_sanzioni/

Stiamo freschi

Se per salvare sto malandato paese dobbiamo affidarci a Sua Scarpità Diego Laqualunque, già tesserato UDEUR e amico personale di Clemente Mastella, e a tutti gli altri fighetti figli di papà chiagnifottisti di Confindustria che sparlano dei politici con cui per anni han mangiato allo stesso tavolo e gridano al disastro di cui sono correi (visto che magari nel frattempo han delocalizzato; evaso il fisco; dato mazzette per appalti a destra e a manca e assunto torme di stranieri al posto di italiani), allora stiam proprio freschi….

Nel frattempo Cesarone Romiti sul Corriere della Ser(v)a lancia frecciate a Diego Laqualunque. Il partito dei PMU (Poteri Marci Unificati) ancora deve nascere e già cominciano a baruffare? Sempre meglio, vai col circo sgnore e signori. Il capocomico Silvio Bunga e la spalla Umberto Mediolesto son bolliti? Fate entrare la nuova compagnia Della Valle; Monteprezzemolo; Marpionne; Profumo (di $oldi); De Maledetti; Tronchetti Provera in Afef; Marcegaglia & co.! Titolo della pièce “destinazione default!”

Diego Laqualunque

In principio era «lo scarparo marchigiano», con la variante di «scarparo a pallini». Adesso che l’odio è tracimato, su Dagospia Diego Della Valle il patron di Tod’s e Hogan ha perso pure il pur dispregiativo titolo, declassato a «Diego Laqualunque», alias «Dieguito». Chi abbia iniziato per primo non è dato ricordare, anche se così a naso si direbbe quel provocatore di Roberto D’Agostino. Il perché di tanto astio non è qui il caso di indagare, ché la via potrebbe portare fuori strada. Il punto è che i due, il fondatore del sito più addentro alle segrete stanze del gossip e l’imprenditore che s’è comprato un po’ di pagine sui quotidiani per dire in imperfetto italiano a lorsignori politici che si levassero dai piedi, fossero pure, i piedi, fasciati nelle sue scarpe, ecco, i due si odiano.
Parlane bene o male purché ne parli, diceva Oscar Wilde. Ma se il risultato è certo quello, ché infine l’uno fa pubblicità all’altro il che non guasta a entrambi, l’intento è invece l’opposto, e cioè quello che in gergo dagospiniano risponde alla definizione di «sputtanamento». E infatti ecco l’ultima puntata, proprio ieri, con Dagospia a costruire un dossier di bordate, intitolato «De Scarpantibus, io speriamo che me la cavo (in italiano)». Al primo punto la lettera che un imprenditore ha scritto al Corsera insinuando il dubbio che Della Valle produca all’estero, altro che paladino del made in Italy: «Diego Laqualunque sputtanato (hogan alla cinese?) da una lettera al “suo” Corriere della Sera». Bum. Con chiosa di Dago sugli italiani che all’estero, a detta di Della Valle, lo fermerebbero chiedendogli di fare qualcosa per l’Italia: «Ce la vediamo la scena. Diego Laquelconque (alla francese, ndr) che passeggia per Faubourg Saint’Honoré senza Mastella al guinzaglio e viene fermato a ogni vetrina da frotte di indigné espatrié: “Facci qualcosa contro il degrado italiano, commendator Della Valle! Ce lo dica lei, a questi politicanti inutili, che così non si può andare avanti!”. E lui che si mette a posto il ciuffo, disincastra i braccialetti dalle ciocche dei capelli e rassicura: “Avete ragione, adesso gliene dico quattro a tutti quanti! Anzi, gliele scrivo sul Corrierrone. Sono anni che con i miei risparmi compro azioni di Rcs per far sentire la nostra voce, la voce della gente che produce per il bene dell’Italia!”».
Del resto, già la notizia l’aveva presentata così: «Diego Laqualunque pubblica un proclama alla nazione scritto con i piedi e con le scarpe (“gli” al posto di “loro”) il cui succo è: io so’ io e voi non siete un cazzo». Con aggiunta al veleno: «Tanto qualunquismo da marchigiano ripulito per far dimenticare all’ombra di quale fior di politico si è fatto largo nella finanza e nel palazzo: Mastella».
È un po’ come essere arrivati allo scontro finale, il compendio di anni di guerriglia. Chissà se Della Valle reagirà andando al contrattacco, come fece nel 2009. Di certo D’Agostino è da allora che aspetta un’occasione come il manifesto di questi giorni per restituirgli la pariglia. Era di luglio. Ad aprire le danze del Billionaire fu una nuova hit, intitolata «Dagostrunz» e scritta, si disse, da tal Mario Del Viale, amico dell’imprenditore e ospite sulla sua barca. Ci investirono bei soldini, per diffondere il singolo del «giornalaio viscido» col «cervello dedito allo scazzo», «squallido e schizzato» e «sfigato». Con Della Valle il mecenate a rigirare il coltello in un’intervista a Grazia: «D’Agostino? Poteva tentare di essere un giornalista serio e di qualità invece si è sprecato occupandosi di pettegolezzi! Sputtana tutto e tutti, magari per accontentare il datore di lavoro di turno: ci si può guadagnare da vivere anche in modi più dignitosi». Furiosa la reazione dell’indegno accusato dall’indignato (il lettore perdoni la scurrilità, ma queste furono le parole esatte): «Sono strunz e me ne vanto. Nella vita bisogna scegliere se essere servi o stronzi. Io ho scelto di essere stronzo piuttosto che leccaculo. Nella vita c’è chi ha palle e chi ha i pallini. Salutame ’a soreta».
Per dire. Ma gli episodi non si contano. Tale è la carogna dell’imprenditore, che l’acerrimo nemico D’Agostino riuscì a infilarlo pure in un’intervista a Repubblica in cui parlava di Geronzi e Rcs, mica di gossip, definendo Dagospia, pur senza citarlo, «sito internet da quattro soldi». Lui, Dago, sull’«indignado a pallini» non se ne perde una. Visto lo becca in vacanza beato fra le donne in un’infuocata estate caprese? Dago subito commenta: «Cosa pensa la terza moglie (e sorella della prima) di un marito così ragazzino?». Il Fatto fa un retroscena sulle mosse azionarie di Della Valle? E Dago subito: «Il capitalismo de’ noantri? Fare i froci col culo degli altri! (Come ti smonto Della Valle)». E via così, di finezza in delicatezza, finché gommino antiscivolo li separerà…

La patata regina delle tavole

Si svolgerà i prossimi 8 e 9 di ottobre la 22ma edizione dalla Fiera della Patata a Leonessa. Un tempo piatto principe dei poveri, oggi la patata diventa la regina di Leonessa con oltre cento quintali di tubero che saranno utilizzati all’atteso avvenimento:  lesse, quote al forno e fritte, ma la migliore resta la patata ‘rescallata‘: lessata e saltata in padella con salsiccia e lardo. Come dolce da provare una vera squisitezza della cucina leonessana:  le ciambelle di patate. Ogni anno Leonessa, nei suoi mille metri di quota sugli Appennini laziali, accoglie più che sessantamila visitatori trasformandosi come in una vetrina di qualità per i prodotti locali, provinciali e regionali insaccati, formaggi, farro, miele, tartufi, funghi e dolci. Alla Fiera staranno rigorosamente anche presenti articoli di legno e ferro battuto, quadri, pizzi e ceramiche tutto fatti a mano di abili ed esperti artigianali che li propongono per l’esibizione-mercato dei prodotti tipici.