Fiducia a Romano:vince ancora Berlusconi

Ancora una volta la sinistra ha subito la stessa sorte dei pifferi di montagna: è venuta per suonare ed è stata suonata.
Ieri la camera dei deputati ha respinto la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni contro il ministro Romano bersaglio del loro livore dopo che, partecipando all’operazione dei “Responsabili” ha parzialmente compensato i transfughi finioti imbarcatisi con la sinistra.
Credo siano ormai più di dieci le votazioni nelle quali, scrutinio segreto o palese, la fiducia è stata rinnovata al Governo Berlusconi da quel 14 dicembre 2010 quando sembrava che la pugnalata alle spalle di Fini e dei suoi potesse colpire il bersaglio.
E’ evidente che se la stampa asservita ai poteri forti cessasse di spargere veleni con la pubblicazione di intercettazioni prive di valore penale e tutto per sbarellare Berlusconi, il Governo navigherebbe tranquillo e potrebbe agire con molta più efficacia nell’interesse di tutti noi.
Così non è e dobbiamo solo affidarci alla capacità di resistenza di Berlusconi contro le aggressioni che subisce.
Ogni occasione, ogni pretesto diventa infatti la scusa per danneggiare l’Italia e gli Italiani proiettando una immagine non veritiera della nostra nazione.
Immagine che viene ripresa dalla stampa internazionale, che istiga la speculazione a scommettere contro l’Italia.
Nonostante le batoste che subisce Bersani continua a chiedere un “passo indietro” a Berlusconi.
Ma perchè il “passo indietro” non lo fa lui dopo dieci-quindici tentativi di ribaltone falliti in soli dieci mesi ?

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La vera storia di Tiberio Mitri

In questi giorni mmamma RAI sta proponendo una fiction dedicata al grande campione di pugilato Tiberio Mitri. Il Culturista ha deciso di approfondire la figura del vero Mitri  offrendovi una biografia dettagliata dello stesso.

Tiberio Mitri nasce a Trieste il 12 luglio del 1926. Il suo esordio come atleta nel mondo del pugilato avviene nel 1946, quando combatte e sconfigge per KO l’avversario Lorenzo Pamio. Due anni dopo, all’età di 22 anni, vince il titolo italiano dei pesi medi e nel 1949 conquista quello europeo, battendo il belga Cyriel Delannoit.

Nel giorno del suo ventiquattresimo compleanno, il 12 luglio 1950, affronta a New York l’amico Jake LaMotta, l’italo-americano detto “il Toro del Bronx”, per aggiudicarsi il titolo mondiale. Dopo un durissimo incontro lungo quindici riprese, tuttavia Tiberio Mitri perde; l’analisi dei maligni trovano il motivo della sconfitta in cause psicologiche, che fanno risalire alla gelosia di Mitri per la moglie, Fulvia Franco, ex modella e Miss Italia da poco sposata (il 15 gennaio precedente), e che si trovava a Hollywood nel tentativo di diventare una star del mondo del cinema.

Nel 1951 dalla coppia nasce il figlio Alessandro Mitri.

Torna in Italia e prosegue la carriera agonistica di pugile; nel frattempo, parallelamente, Tiberio Mitri debutta nel mondo del cinema: il primo film in cui recita si intitola “I tre corsari”, pellicola del 1952.

Il 2 maggio 1954 il pugile triestino conquista nuovamente il titolo europeo dei pesi medi battendo l’inglese ex campione del mondo Randy Turpin, in un incontro clamoroso, durato solo pochi secondi: Mitri sconfigge infatti il britannico alla prima ripresa per KO tecnico. Solo cinque mesi dopo deve cedere il titolo al francese Charles Humez. Sempre nel 1954 si separa dalla moglie Fulvia Franco.

Abbandona la boxe nel 1957: al suo attivo Mitri ha 101 match disputati, di cui 88 vittorie, 7 spareggi e 6 sconfitte. Dieci anni dopo, ricordando la sua carriera di pugile, scrive, nell’epilogo del suo libro “La botta in testa”: “In un festoso locale di Trastevere annunciai alla stampa il mio ritiro dal ring. Da quel momento vedevo allontanarsi un mondo che mi aveva fatto in fretta, senza incertezze […] Si allontanava come quando si segue un oggetto al margine della ferrovia e in breve non si può più nemmeno immaginarlo, tanto breve è stata l’apparizione. Tutto era passato in un soffio. I combattimenti con Jack “il toro” e Humez il minatore. I miei liquidatori… Molti avevano trovato scuse per le mie sconfitte incolpando persone a me vicine, ma io no. Mai. Bisogna essere onesti con se stessi. Me stesso. Non ce l’avevo fatta a superare ostacoli più grossi. Il mio record parlava chiaro”.

Nel 1959 il suo nome è nel cast del film di Mario Monicelli “La grande guerra”, al fianco di grandi attori quali Vittorio Gassman e Alberto Sordi. Nello stesso periodo appare spesso anche in televisione, ospite di trasmissioni di varietà.

La carriera cinematografica termina nel 1975: seguiranno solo due apparizioni nei panni di se stesso, nei film “La signora della notte” del 1985 e “Pugili” del 1995.

Gli ultimi anni di vita di Mitri sono segnati da gravi problemi famigliari – muoiono i due figli Alessandro e Tiberia – e da un progressivo deterioramento delle proprie facoltà mentali, un problema clinicamente riconducibile ai traumi subiti negli incontri, ma anche alla dipendenza da cocaina e alcol.

Sul finire degli anni Ottanta torna a recitare nella serie tv “Classe di ferro” di Bruno Corbucci nel ruolo del pizzaiolo amico delle reclute.

Tiberio Mitri muore a Roma tragicamente il 12 febbraio 2001, all’età di 74 anni, travolto da un treno locale: l’ex pugile stava camminando, presumibilmente in stato confusionale, lungo i binari nei pressi della Stazione Termini.

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A caccia di neutrini: ma cosa sono veramente?

Perché, secondo la opinione mia, a chi vuole una cosa ritrovare, bisogna adoperar la fantasia, e giocar d’invenzione e ‘ndovinare;…
Galileo Galilei

La massima di Galileo ci aiuta a partire per questo percorso, proprio perchè trattiamo un argomento particolare…di messaggeri misteriosi e sfuggenti, veramente restii a rivelarsi… elusivi come i neutrini… comprenderne la natura è una delle sfide scientifiche più impegnative, ma anche più entusiasmanti e stimolanti…per studiarli bisogna porsi sottoterra.
Questo percorso ci guiderà lungo la strada della ricerca, a partire dal 1930, anno dell’invenzione dei neutrini, ai nostri giorni, conducendoci spesso nelle viscere della Terra, all’interno di gallerie scavate nelle montagne, nelle profondità dei mari o dei ghiacci dell’Antartide. Ci mostrerà come se ne sia dimostrata l’esistenza, quali sorgenti celesti li emettano e quali informazioni ci portano, come possono essere studiate le loro caratteristiche, e come queste particelle fantastiche siano diventate meno misteriose, più significative nel campo della Fisica fondamentale e dell’Astrofisica. Le informazioni viaggiano con la luce, visibile e non visibile, e con la radiazione cosmica. Onde elettromagnetiche e particelle provenienti dallo spazio ci descrivono un mondo che si riteneva inaccessibile all’indagine scientifica. Una pioggia silenziosa di radiazioni elettromagnetiche e corpuscolari provenienti dallo spazio raggiunge incessantemente la Terra.
Gli scienziati hanno imparato a captarle, ad analizzarle e a decifrarne i messaggi. Le radiazioni elettromagnetiche, infatti, ci portano le informazioni sulla natura e sui fenomeni relativi alla sorgente che le ha emesse. Chi avrebbe mai immaginato, prima della scoperta della spettrografia, che avremmo conosciuto la natura fisica delle stelle, la loro composizione chimica, la loro evoluzione? L’astronomia nel corso degli ultimi secoli ha scardinato concezioni millenarie sulla natura e sulla natura dei cieli determinando una vera e propria rivoluzione scientifica e culturale senza precedenti, ma negli ultimi decenni ci ha fornito, grazie alla possibilità di indagine a tutte le lunghezze d’onda dello spettro elettromagnetico, un quadro dei fenomeni celesti radicalmente nuovo, assolutamente impensabile nella prima parte del XX secolo. Dalla terra e dallo spazio osservatori sempre più potenti, sofisticati e sensibili scrutano senza sosta il cielo rivelandoci un mondo di straordinaria ricchezza e bellezza.

fonte immagine: www.ishtar.df.unibo.it
I nostri preziosi messaggeri hanno caratteristiche diverse, per cui per intercettarli si ha bisogno di ricevitori diversi e di determinate condizioni di osservazione. Non c’è, almeno in teoria, alcun problema per l’osservazione da terra nelle bande ottica e radio; per tutte le altre radiazioni elettromagnetiche, invece, è necessario porsi al di fuori dell’atmosfera terrestre, con telescopi installati su palloni o, meglio, a bordo di satelliti. I neutrini sono le particelle che interagiscono meno con la materia, per cui la attraversano come se niente fosse. Per questo motivo i neutrini ci portano informazioni di oggetti e di loro processi altrimenti inaccessibili.

fonte immagine: http://www.mos.org/
Le altre particelle della radiazione cosmica non sono mai così penetranti. Sotto uno spesso strato di roccia, allora, possiamo tentare di “vedere” solo loro. Invisibili corrono per l’universo senza lasciare traccia, o quasi; se avessero una massa minimamente significativa deciderebbero le sorti finali dell’universo. Ogni secondo, 60 miliardi di neutrini, la maggior parte emessi dal sole, piovono su ogni centimetro quadrato del nostro corpo, lo attraversano e poi viaggiano nell’atmosfera o all’interno della terra, come se niente fosse, per uscire dall’altra parte, quasi tutti. Sono particelle che corrono alla velocità della luce, che interagiscono pochissimo con la materia tanto che potrebbero attraversare, pressoché indisturbati, uno spessore di piombo di qualche anno luce. Del resto, di tutti quelli che passano attraverso il nostro organismo, durante tutto il corso della vita, solo uno o due interagiscono con la nostra materia. La nostra stella produce più di 200 trilioni di neutrini al secondo, ma l’esplosione di una supernova ne libera mille volte di più di quanto ne produca il Sole in un periodo di 10 miliardi di anni. A differenza delle particelle della radiazione cosmica, i neutrini per la scarsa (o quasi nulla) reattività con la materia che attraversano sono gli unici segnali capaci di arrivare fino a noi senza essere minimamente deviati, superando qualsiasi ostacolo di sorta lungo il loro cammino. Ma la scarsa reattività li rende anche pressoché inafferrabili. Possono essere osservati, infatti, soltanto ponendo i rivelatori sotto terra, all’interno di montagne o nelle profondità delle miniere, sul fondo del mare o sotto una spessa coltre di ghiaccio. La schermatura rappresentata da uno spessore di qualche migliaio di metri di roccia, di ghiaccio o di acqua, riduce notevolmente il disturbo determinato dall’arrivo al rivelatore di altre particelle energetiche della radiazione cosmica che, altrimenti, coprirebbero totalmente i debolissimi segnali emessi dal passaggio dei neutrini. Gli scienziati hanno pensato, cioè, di condurre i loro esperimenti nelle condizioni in cui al rivelatore giungono solo, o quasi, le particelle che intendono osservare e studiare.

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Vivere in centro storico insegna molte cose

Vivere nel centrostorico è tantissime cose.

Lasciamo perdere gli aspetti culturali, emotivi, sentimentali, di prezzi convenienti e comodità varie, politici e antropologici-sociali, che pure ci sono, e sono interessanti e stimolanti.

Lasciamo perdere che “vivi” dal vivo  e di persona ,  la storia del tuo paese ( visto che ogni “nuovo arrivo” a Lampedusa te lo ritrovi qui dopo tre giorni) ed ogni migrazione, anche lontanissima, lascia velocemente le sue tracce anche qui, e con  tutta quella gente, piaccia o non piaccia, hai a che fare ogni giorno.

Vivere nel centrostorico è anche saper guardare, osservare, chiedere, e trarre conclusioni.

Vico Pece, ad esempio.

Non è un caruggio particolarmente famoso, ma è trafficato da tanta gente diversa , dalle vecchiette che fanno la spesa, ai “cercatori di funghi”che spigolano coscienziosamente ogni  minimo anfratto in cerca di “roba”, ai centauri in Vespa o motorino o Kawasaky che lì ricoverano i loro mezzi.

Da diversi giorni una squadra di operai è al lavoro per cambiare vecchie tubazioni dell’acqua, hanno disselciato l’intera pavimentazione, cambiato i tubi e, rapidamente, rimesso a posto.

Sono tutti albanesi.

La meraviglia – e non riesco a trovare altra parola – sta nel “come” hanno rimesso a posto le cose a lavoro finito : Vico Pece non è mai stato così nitido, pulito, ordinato, addirittura splendente.

Ho a lungo osservato quegli operai : hanno saputo rimettere ogni antica pietra nel suo posto esatto, ogni pietra è stata pulitauna ad una, e  tra ogni pietra è stato delicatamente versato e livellato con estrema cura il cemento.

Un lavoro veramente ben fatto, senza perdere tempo, senza inutili chiacchiere e senza mugugni, mangiando a mezzogiorno un panino seduti per terra, seri ma non  torvi,  e quando gli ho fatto i complimenti le loro facce si sono aperte in un grande sorriso, dignitosi ma evidentemente contenti e grati dell’apprezzamento.

In tanti anni ne ho visti di lavori del genere, e moltissime volte son dovuto intervenire per correggere errori di ogni tipo, con discussioni e talvolta addirittura  minacce.

Un volta mi venne a dare una mano addirittura Benvenuto, l’allora Preside della facoltà di Architettura, con tutto il peso della sua autorità : e si trattava, invariabilmente, di lavoratori italiani, scontenti, avviliti , di malumore, che lavoravano come “costretti”, mugugnando e spesso imprecando.

E non è la prima volta che li vedo all’opera questi albanesi : quando hanno rifatto e decorato il palazzo che sta  tra San Bernardo e Piazza Embriaci, hanno realizzato veramente un piccolo capolavoro di professionalità, ed ho notato quello è il loro modo normale di lavorare, quello che gli consente, a cose fatte, di rimirarsi un “LAVORO BEN FATTO”.

Quando sento dire che gli immigrati son venuti a fare i lavori che gli italiani non vogliono più fare, mi chiedo se gli italiani sono ancora in grado di “saperli” fare, questi lavori.

Perché esiste anche un’etica del lavoro,e che “farlo bene” e’ un dovere, solo adempiuto il quale possiamo pretendere i “diritti”.

E se gli italiani tutti riuscissero ancora a capire queste cose e comportarsi con la stessa dignità di quegli albanesi, le cose andrebbero meglio, molto meglio, in questo Paese.

Cesare Simonetti

No cardinale Bagnasco, io non ci casco!

Il “nostro caro angelo”, come dice una nota e vecchia canzone di Lucio Battisti che Massimiliano Lussana ha recuperato volendo parlare del cardinale dell’arcidiocesi di Genova, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha fatto la ramanzina al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per i suoi comportamenti licenziosi (pur senza nominarlo). La Chiesa bacchettona, ovunque può, bacchetta: nulla di strano per la verità. In fondo se non fa queste cose, navigando con l’onda della politica, in questo momento nella nostra penisola che ci sta a fare? A parte il solito sostegno (a fianco della sinistra), agli extracomunitari, non può far altro che predicozzi (ai peccatori, ammesso che li vogliamo considerare tali). Certo il moralismo è ad ampio raggio, vista la marea di vizi anche ripugnanti che affliggono la democrazia di espressione parlamentarista. Per questo aspetto, mi pare che Silvio Berlusconi sia ancora una persona del tutto normale. Ama le donne, beh! E che c’è di male? Se esse sono consenzienti e l’amore lo fanno per passione o per denaro (o per altri sperati e sperabili cadeaux futuri) non si vede che cosa ci sia da stupirsi. E’ sempre accaduto che intorno al potere politico, economico, sociale e religioso circolino uomini e donne (e anche soggetti ambigui rispetto alle due sponde) che sono disposti a scendere a compromessi “di letto”(personalmente o per interposta persona) per poter beneficiare di determinati favori (e questo è accaduto altrettanto sovente fuori dei confini del nostro paese). Certo esistono i “moralisti” di professione che non possono far altro, vista la loro stitichezza sessuale, che inveire contro coloro che hanno, per fortuna, un senso della vita ben diverso dal loro. Eccoli dunque, questi Gerolamo Savonarola in sedicesimo, alzarsi e tuonare, accompagnati da quella miriade di finti rivoluzionari, finti socialisti, finti socialcomunisti e cattolici di facciata, di cui l’Italietta è piena,e la cui moralità peraltro consiste nel collezionare, ricercandole insistentemente, prebende, e nel lavorare come lime sorde, ad accaparrarsi redditi di varia provenienza. Dei predicozzi (come degli articoli di giornale della cosiddetta opposizione) ci sarebbe da ridere (pur non trascurando naturalmente il peso di tale avversa propaganda tesa a conquistare la maggior parte delle donne che come è noto invidiano le api regine, ancorché di dubbia moralità, così come gli uomini cui càpita astinenza e i digiuni mal sopportano i godimenti altrui in fatto di sesso) se non che essendo la Chiesa Cattolica Apostolica Romana una potenza politicamente e ininterrottamente trescante (senza allusioni ai vizi veri e propri dei consacrati che pure esistono robusti e vigorosi), nasce inevitabilmente il sospetto di manovre a più ampio raggio. Staremo a vedere! E tuttavia se così fosse non ci sarebbe da stupirsi, la Chiesa non persegue l’utile di tutti – che è comunque cosa difficile da raggiungere da parte di chiunque – ma innanzitutto il suo “particulare”. Già in altra circostanza ebbi a riferire un episodio che si può definire classico ed è opportuno ripetere in questa circostanza. Il contesto non è italiano e non rientra nell’Europa di questi anni ma è significativo in relazione alla tenacia dell’organizzazione ecclesiastica nel cercare di mantenere il proprio potere così come nel reiterare un preciso antinazionalismo ai danni di quelle patrie che, a parole, vuole difendere.
James Joyce, “aveva sette anni quando il 24 dicembre 1989 il capitano O’Shea accusò sua moglie di una relazione con Joseph Parnell, il grande tribuno dell’indipendenza irlandese. Il popolo irlandese, profondamente cattolico, scoprì allora inorridito come un nuovo infame volto del suo eroe nazionale. Il clero, i fedeli delusi e scandalizzati lo abbandonarono. Parnell dovette lasciare la terra della quale era divenuto il simbolo e l’idolo e chiedere l’ospitalità alla grande nemica: l’Inghilterra. Due anni dopo, moriva di vergogna e di dolore a Brighton. In casa Joyce si veniva educati a un vero culto per Parnell: era il re, il santo (Dedalus, 29s). La sua caduta rovinosa divise la famiglia e gli amici. Erano d’accordo soltanto nel riconoscere che era stato un fattore morale-religioso che aveva infranto la sua carriera di salvatore dell’Irlanda. Si sentivano “una razza in mano ai preti” ( Dedalus, 48).
Sua sorella Dante vi vide un onore per il paese:
-”Se noi siamo una razza in mano ai preti, dovremmo esserne orgogliosi! Essi sono la pupilla dell’occhio di Dio” (ibid.)
L’amico di famiglia Casey ribatte: “E non possiamo amare il nostro paese allora?” (…).
“Non dobbiamo seguire l’uomo che è nato per guidarci?”
– “Un traditore del suo paese” rispose Dante. “Un traditore, un adultero! I sacerdoti hanno avuto
ragione ad abbandonarlo. I sacerdoti furono sempre i veri amici dell’Irlanda. (…)”
– Dante si piegò attraverso la tavola e gridò al signor Casey
– “Sì!Sì! Hanno sempre avuto ragione! Dio, la morale e la religione innanzi a tutto” (…)
Il signor Casey levò il pugno serrato e lo piombò sulla tavola con uno schianto.
– “ E va bene allora, urlò raucamente, se è così niente Dio per l’Irlanda!” (…)
– “Niente Dio per l’Irlanda! Gridò. Ne abbiamo avuto troppo di Dio in Irlanda. Basta con Dio! (…)
– “Basta con Dio, vi dico!” (…)
Il signor Casey, (…)piegò improvvisamente la testa sulle mani con un singhiozzo di dolore.
– “Povero Parnell! Pianse forte. Mio morto re!”
Singhiozzava forte e amaramente. Stephen levando la faccia atterrita, vide che gli occhi di suo padre erano pieni di lacrime.” (Dedalus, 49s).

Dobbiamo pensare alla precocità geniale di Jimmy immerso nel clima rovente e passionale in cui si dibatteva l’anima irlandese sconquassata dal crollo del mito Parnell per comprendere l’insanabile trauma interiore che veniva a ferire una vita e una coscienza di bimbo.
La mamma fa osservare al marito che sta sferzando con un aggettivazione anatomico-vegetativa irripetibile i principi della Chiesa che hanno condannato l’adultero Parnell

“Sul serio, Simon, non dovresti parlare in questo modo davanti a Stephen. Non è bello.”
-“Oh, ricorderà tutto questo quando sarà cresciuto, disse Dante accesa. Le parole che ha sentito nella sua casa contro Dio, contro la religione e i sacerdoti”.
-”E che ricordi anche, le gridò il signor Casey attraverso la tavola, le parole con cui i sacerdoti e i loro scagnozzi spezzarono il cuore di Parnell, perseguitandolo fino alla tomba. Che ricordi anche questo quando sarà cresciuto”.
– “Farabutti! Esclamò il signor Dedalus (padre di Joyce). Quando cadde, gli si rivoltarono addosso a tradirlo e farlo a pezzi, come topi in una fogna. Cani mal vissuti!…”(Dedalus, 42).
(Luigi Bini, James Joyce esule ribelle, p. 176, in Letture, Milano, 1961 /XVI, n. 3, marzo).
Pensare che i consacrati non facciano politica è davvero una grossa ingenuità. Quando essi parlano, non parla Dio. Parlano degli uomini con i loro limiti. Si tratta dunque di vedere, udire e non credere ma capire perché certe cose vengono dette. Gli Ateniesi che amavano le loro divinità si guardavano talora bene dal prendere sul serio gli oracoli delfici, avendo almeno in un’occasione inteso che il re di Persia, Serse, aveva comprato con doni munifici i sacerdoti dell’oracolo. Guarda caso,i responsi di quegli oracoli erano influenzati da quei donativi. Gli Ateniesi mossero guerra e vinsero i Persiani dando prova di un acume notevole. E’ quello che nell’attuale situazione del nostro paese è richiesto anche a noi.

Claudio Papini

Come volevasi dimostrare, era un trappolone

Non chiedetemi di riassumere tutti i passaggi e le lotte tra procure per la paternità del procedimento che riguarda l’ex presunto ricatto nei confronti del presidente del consiglio. Ricordo solo che, in barba all’intelligenza di Berlusconi e degli Italiani tutti, la procura di Napoli aveva fatto sapere al mondo intero che il premier doveva essere […]

Dell’avere la faccia come il didietro


MILANO – La crisi dei debiti sovrani in Europa pesa sulla crescita economica e la risposta dei Paesi Ue per affrontarla non è stata abbastanza robusta. Lo ha detto il presidente Usa Barack Obama, secondo Bloomberg. «In Europa non stanno affrontando la crisi del sistema finanziario in modo efficace, come sarebbe necessario», ha detto.
Mi sa che il tizio abbronzato d’oltreoceano non ha ancora capito che la crisi è scoppiata a causa della sua america. Ma si sa, lui con quella sua abbronzatura… può dire tutto e taluni gli perdonano tutto. Persino mentire sapendo di mentire.

Ambizioni

Mercoledì 21 settembre 2011, De Magistris annuncia di voler costruire una grande moschea. Ma i rifiuti restano.
Napoli – De Magistris, mentre la sua Napoli continua ad affogare nel mare dei rifiuti, continua a sognare nel suo “blu dipinto di blu…”. Proprio dopo aver appreso che l’Ue sta per per mettere in mora l’Italia per la situazione della monnezza di Napoli, lui cosa fa? Un altro annuncio in grande stile: “Dopo aver ridotto gli stipendi d’oro darò a Napoli la più grande pista ciclabile del mezzogiorno”. Lo ha detto commentando i suoi primi 100 giorni di amministrazione. De Magistris ha sostenuto che sono stati “giorni di grande fatica, che si fa sentire, ma l’affetto della gente è una carica straordinaria. Non mi bisogna mai perdere il rapporto con le persone, è una fonte inesauribile di risorse”.
Sarà, ma forse la carica dei cittadini la sente solo lui visto che sono abbastanza infuriati per i rifiuti e le nuove ztl. Ma Giggino non è un sindaco, è un sognatore si sa… Voleva portare Obama a Napoli per Natale, poi si è concentrato sulle barche a vela per la Coppa america nel golfo partenopeo, poi ha firmato una petizione per il riconoscimento dello stato palestinese all’Onu, adesso annuncia la più grande pista ciclabile del sud nella sua Napoli… Pensa davvero in grande su tutto tranne che sui veri problemi dei napoletani…
Mercoledì 28 settembre 2011, De Magistris annuncia di voler costruire una grande pista per bici… Ma i rifiuti restano ancora. 

Il Centro Destra dopo Berlusconi – 1

Berlusconi è indebolito dalle aggressioni mediatico giudiziarie e da una infame campagna di stampa che viola, nel modo più barbaro, la sua vita privata.
Se subissimo le stesse “attenzioni” del Cavaliere in termini di spionaggio telefonico e visivo, per non parlare delle ripetute ed accurate indagini che occupano ormai tutte le procure d’Italia in cerca di “pistole fumanti” ma accontentandosi anche di arditi teoremi accusatori, ne usciremmo tutti svergognati, anche coloro che si ergono a censori, magari indossando abiti talari.
Ciononostante
Berlusconi è ancora a Palazzo Chigi,
Berlusconi è ancora Premier,
Berlusconi ha ancora una maggioranza parlamentare,
Berlusconi rappresenta ancora un buon quarto dell’elettorato e, con gli alleati, quasi il 40% se non di più,
Berlusconi – per nostra fortuna – non manifesta alcuna intenzione di dimettersi.
La sua resistenza, che ha connotati miracolosi, è non solo ammirevole, ma anche meritoria di sostegno.
Ma Berlusconi domani (auguri, Presidente !) compirà settantacinque anni.
Sono tanti, anche per lui, per continuare a combattere nell’arena a questi livelli.
Se l’Italia fosse stato un “paese civile” Berlusconi avrebbe tranquillamente potuto governare (bene, sicuramente meglio di chiunque altro) ancora per un paio di legislature (Napolitano, divenuto icona della sinistra e di tutta la canea antiberlusconiana credo abbia 87 anni) , ma così è probabile che dalla prossima legislatura sarà costretto a passare il testimone.
Bene quindi fanno nel Centro Destra a pensare al futuro, essendo anche la Lega alla ricerca del prossimo leader viste le condizioni di Bossi.
Libero ha attivato una buona iniziativa con un programma in dieci punti che posso tranquillamente sottoscrivere.
Bisognerà poi vedere come si potrà realizzare a fronte di tutte le resistenze e se non sarà il caso di renderlo più incisivo, osando di più sul piano della spinta liberale in economia.
Su un altro fronte la chiesa sembra cercare di ricostituire il partito dei cattolici, pescando un po’ qua e un po’ là.
Mi sembra un anacronismo.
I Valori fondamentali della chiesa sono Valori universali, conosciuti ben prima di Cristo e che possono essere tranquillamente sostenuti indipendentemente dall’essere cattolico o meno:
noli tangere
unicuique suum
honeste vivere.
Erano così elencati, infatti, in un frammento delle Istituzioni attribuite a Gaio, riprese da Giustiniano, risalenti a duecento anni prima di Cristo.
I Valori sono quelli che, oggi, ci fanno porre la Vita come Bene inalienabile, la Sicurezza come diritto di un cittadino, il Benessere come aspirazione legittima.
Sono Valori che ci dicono come la Famiglia, nucleo essenziale di ogni società civile, non possa essere altro che l’unione di un Uomo con una Donna nel rispetto di scelte naturali e nel riconoscimento del primato dell’Individuo.
Sono Valori di Libertà: di pensiero, di opinione, di diffusione e di circolazione di idee, cose, persone, di scambi economici e di merci.
Sono Valori che non hanno un timbro religioso, ma strettamente civili e che appartengono al dna della Destra cui si contrappongono i disvalori tipici della sinistra:
aborto,
divorzio
eutanasia
unioni omosessuali
liberalizzazione della droga
manipolazione genetica
massificazione.
I partiti politici, le scelte di campo non possono quindi essere ricondotte a divisioni religiose che riguardano un piano filosofico astratto su un presunto “al di là”, bensì su questioni concrete su quale società vogliamo costruire e quali potranno essere gli interventi opportuni per realizzare quel progetto.
La base ideale e valoriale, quindi, c’è ed è quella di sempre : Libertà in economia e per l’individuo.
Occorre scegliere quali gambe dovranno portare avanti tali Valori e Ideali dopo Berlusconi.
La scelta diventa così molto difficile e la commenterò nel post di venerdì.
(1 – continua)

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Omaggio a Guttuso, genio popolare

Da Bagheria, 1912, a Roma, 1987. In questo arco di tempo si svolge la parabola esistenziale e artistica di Renato Guttuso. Nasce a Bagheria, in Sicilia, nel 1912 (lo stesso anno di Aligi Sassu). La sua esistenza vira da un’ipotetica laurea in legge alla carriera di pittore. Dai primi quadri raffiguranti i suoi contadini siciliani e compaesani, sino al celebre “Fuga dall’Etna” del 1937, o all’altrettanto celebre Vuccirria, il mercato popolare di Palermo. Già da ora, il pittore insegue un’esecuzione prettamente figurativa a cui fanno da corposo contraltare contenutistico temi ancorati al mondo contadino, rurale, popolare: temi sociali o soggetti dichiaratamente politici. Poi giunge a Roma e forma un gruppo con i pittori Birolli, Fontana e Persico. Scoppia la seconda guerra mondiale e l’artista dipinge una serie di quadri dal titolo “Gott mit Uns”, “Dio è con noi”, motto inciso sulle fibbie dei soldati tedeschi. La sue verve di polemista affiora di prepotenza. Guttuso non tradirà mai la sua personale “campagna di idee”, che raggiungerà l’acme con “I funerali di Togliatti”, opera manifesto dell’antifascismo. Nel dopoguerra segue stilisticamente il primo periodo di Pablo Picasso, quello cosiddetto “Blu”. Nel 1946 fonda con Birolli, Vedova, Morlotti, Turcato il Fronte Nuovo delle Arti. Nel 1968 esegue quadri che riflettono la situazione europea e francese. Si reca a Parigi dove ritrae i giovani nelle prime marce di protesta in quello che diverrà nel tempo il leggendario “maggio francese”. Dal 1969 vive stabilmente a Roma, nella leggendaria via Margutta, la strada dei pittori, con la sua compagna Marta Marzotto, la splendida contessa ex mondina e modella. E’ il periodo – per così dire – intimo dell’artista. Inizia ora infatti una serie di quadri prettamente autobiografici, tra i quali spicca forse uno dei suoi capolavori, “Strega Malinconica”, del 1982. Guttuso è un pittore che nonostante viva in un lasso di tempo fitto di mutamenti, sociali e culturali, e nonostante li viva tutti da assoluto protagonista, non cambia il proprio stile figurativo. Rimane in fondo sempre il pittore illuminato dalla sua rigogliosa e stellante Sicilia. La sua umanità è dipinta sempre con un tortuoso plasticismo. Nella forma umana, nervosa e tesa, ma sempre riconoscibile, e che lui concentra nella tela, c’è già tutto il dolore del mondo.

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