Dall’alto…

Qualcosa come un anno fa, lessi da qualche parte che Sinead O’Connor (qui per chi vuol sapere chi sia la donzella celtica) pronunciò qualcosa come: “Dio deve essere salvato dalla chiesa”… infondo questo io l’ho sempre pensato… e lei lo ha detto pubblicamente. Sicuramente con cognizione di causa visto che quelle sue parole fecero scandalo. I porporati, dall’alto delle loro tonache, tutto fanno tranne che far conoscere Dio alle persone perdendo fedeli ma perdendo soprattutto credibilità. Nevvero, cardinal Bagnasco? Quante tasse pagate allo stato italico?  E quante ne evadete, di grazia? Quanti privilegi vi sono dati? E invece che fare politica cattocomunista (che la politica non è affar vostro), provate per una volta a portare in giro la vera parola di Dio… sempre che ci crediate ancora oltre che credere anche voi al dio denaro.

Madrid – Non si tagli sulle famiglie e sulle missioni all’estero. A Madrid per la Giornata Mondiale della Gioventù il cardinale Angelo Bagnasco, interviene nel dibattito sulla manovra e traccia linee chiare chiedendo al governo di seguirle. Più in generale, il presidente della Cei ha invitato la politica a “ritrovare e coltivare il rapporto con la gente”. “Nessuna società, nessun governo, nessuna politica – ha avvertito – deve temere la profezia della Chiesa”.
Il quoziente familiare. “Quello della famiglia – ha spiegato il presidente della Cei parlando della manovra – è un punto centrale: è stata in questa crisi una valvola di sicurezza enorme e sarebbe miope e dannoso non considerarla e come un ganglio vitale. Non perdiamo questo patrimonio, questo punto fermo, se la famiglia non è al centro della politica, la società non va da nessuna parte”. Dai tagli, per Bagnasco andrebbero difese anche le missioni all’estero perché “non riguardano tanto i bilanci ma i diritti umani fondamentali che in certe parti del mondo non sono rispettati”. “Dobbiamo chiederci prima di fare i conti – ha affermato il cardinale – quale approccio si dà rispetto alle situazioni drammatiche di altre parti del mondo”. Più in generale, in tema di manovra, il cardinale Bagnasco ha ricordato ai microfoni della Rai che pagare le tasse “è un dovere di tutti”. “Sono impressionanti – ha detto – le cifre che si leggono sull’evasione fiscale”. “Come pastori – ha spiegato il presidente della Cei – dobbiamo porci soprattutto non dentro questioni politiche ma in un richiamo etico e fare appello alla coscienza di tutti e di ciascuno perchè anche questo dovere possa essere assolto”. Bagnasco ha però osservato che nello stesso contesto “è necessario rivedere gli stili di vita, che tutti facciano la loro parte rinunciando a benefici eccessivi e privilegi”. Ed ha invitato a “fare esperienza della storia e non dimenticare, ad esempio, che lo statalismo è una deformazione ma che anche il capitalismo selvaggio lo è”. “Si tratta – ha concluso – di individuare correttivi da una sintesi superiore che possa essere più rispondente e che insieme cresca maggiormente il senso dell’uomo: abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, laddove c’è ancora un livello troppo alto ci si ricomponga”.
Il compito della politica. “Nel momento in cui la politica si distacca e si rinchiude dentro le proprie dinamiche e le proprie logiche – ha avvertito Bagnasco – la gente sente di essere abbandonata dal mondo politico”. E quindi “questo rapporto di ascolto e di dialogo, e anche di proposizione da parte della gente e innanzi tutto da parte del mondo giovanile, dev’essere ripreso in mano”. Secondo il presidente della Cei, “bisogna che la gente torni ad avere la sensazione, la percezione che il mondo della politica, e la Chiesa ha sempre considerato la politica come forma alta di carità, che i politici coltivino sempre di più il senso del bene comune, che è il bene generale, non è il bene particolare, è il bene di tutto il Paese, soprattutto a partire da chi è più debole, da chi è più giovane perchè ha la vita davanti, quindi ha piu insicurezze, deve costruire il futuro”. “Se la gente non recepisce che il mondo della politica pensa alla gente e non pensa a degli interessi particolari o personali – ha concluso Bagnasco – sarà difficile ritrovare quell’armonia sociale e politica che tutti auspichiamo”.

Buongoverno pugliese

Roma – Il precariato questa brutta rogna che qualche leader combatte per davvero, non a ciance. Prendete Nichi Vendola. Anche ad agosto, invece di aprire ricci e cozze in riva al mare, si occupa di lavoro. Eccome se ne occupa. Ha persino raddoppiato la task force sull’occupazione in Puglia (5 esperti che diventano 10) e ha creato un ufficio ad hoc per la sua portavoce, Susanna Napolitano. Tra presidenze illustri ci sarà pure del feeling, ma la parentela è solo un caso, una coincidenza che la bravissima nipote del presidente della Repubblica lavori per il presidente della Puglia. Un governatore che prometteva primavere che però tardano a sbocciare. L’allenatore nel pallone Oronzo Canà ormai lo stacca di molte posizioni nella classifica dei pugliesi più amati da quelli che tweettano, cliccano «mi piace» su Facebook e Youtube. Nichi Vendola, il poeta con la «s» sifula, il governatore nel pallone, è ormai «tallonato» – riporta famecount.com – pure da certa Emma, una salentina che cantava ad Amici (ecco forse Vendola farà un salto dalla De Filippi, come fece Fassino, per ingraziarsi le massaie conservatrici pro domo sua?). «Vendola e la rete, il feeling è più soft» riassume morbidamente il Corriere del Mezzogiorno, solitamente tenero col governatore, che gode di molta stampa amica. Nessuno dei giornali pugliesi ha dato spago all’opposizione in Regione che da qualche giorno mitraglia comunicati stampa sulle ultime «duplicazioni» del mago Vendola. Due raddoppi, come si diceva: quello della comunicazione della regione Puglia, e quello della «task force per l’occupazione», cioè gli esperti chiamati ad aiutare chi cerca lavoro, e che nel frattempo hanno risolto il loro. «Poche migliaia di euro – dice l’assessore di Vendola – per affrontare con professionalità crisi aziendali difficili». Ma il Pdl pugliese fa l’ironico: «Il raddoppio della task force contribuisce direttamente alla soluzione della questione che dovrebbe affrontare…».
L’altra polemichetta pugliese riguarda la comunicazione. Il 3 agosto scorso il direttore dell’«Organizzazione» della Regione Puglia ha vergato una «Determinazione» che «configura» «due uffici non dirigenziali, stampa del Presidente e stampa della Giunta regionale, con il sottoelencato contingente per ciascuno di essi: n. 1 caporedattore, n. 2 giornalisti». Da uno, due. Di nuovo l’ironia del Pdl locale: «Vendola istituisce ex novo un Ufficio stampa, previa onerosa scissione di quello già esistente, tutto e solo per il Presidente, al quale pure non si può dire manchi l’attenzione continua ed adorante dei mass media». I due capiredattori per i due uffici sono già belli e pronti. Chi altri mettere alla guida dell’Ufficio stampa del Presidente Vendola, se non la sua attuale portavoce (già inquadrata come caporedattore a 91.701 euro lordi l’anno), Susanna Napolitano? Che ci va per tre mesi, fino a «disegno normativo ad hoc». Per gli altri 4 posti così creati (due giornalisti per ognuno dei due uffici stampa) invece «si provvederà con successiva disposizione alla copertura dei posti vacanti», chiarisce il dirigente.
Non abbastanza per l’opposizione, coadiuvata in altri casi anche da Idv e Udc, come nel terzultimo «raddoppio», la nomina (del 2 agosto, mese fervido per la Regione Puglia) di sette consulenti per il Nucleo di valutazione degli investimenti pubblici regionali. Costo: un milione e mezzo in tre anni. E potevano farlo internamente. Chiedere a Vendola? Sarebbe insensato. Come spiegò in un suo appassionante libro, «non sono la persona deputata alle risposte, posso solo allargare l’ambito delle domande».

Un Tea Party per l’Italia

Avevo in mente da tempo di scrivere sul Tea Party e su quanto sarebbe necessario che si realizzasse anche in Italia un movimento analogo.

Mi è venuto un post lungo il doppio del solito.
Pazienza.
Del resto è il post del fine settimana …
Le manovre fiscali ordite dal socialista Tremonti a luglio ed agosto, lasciano sul terreno la credibilità di questo Centro Destra e, cosa più grave, del suo Leader Silvio Berlusconi che, ormai, non potrà più distinguersi dagli altri statalisti del teatrino della politica avendoci messo le mani in tasca ed anche in modo brutale (anche se sempre meno di quanto avrebbero fatto da sinistra).
Gli elettori del Centro Destra sono manifestamente ostili alle tasse e all’assistenzialismo di stato.
La nostra filosofia di vita è fondata sulla Libertà e sull’Individualismo e lo stato lo vediamo come dovrebbe essere: una unione di più Uomini Liberi accomunati dal vivere nel medesimo territorio, dal parlare la stessa lingua e dalle comuni radici etniche, religiose, storiche, per la difesa comune dai nemici esterni ed interni e per dare regole condivise ai rapporti interpersonali e tra le varie comunità.
Lo stato costa per svolgere i suoi compiti, ma certamente non può costare al punto da sottrarci il 50% o più del nostro reddito e risparmi.
Quando uno stato “sbraga” nel tartassare i cittadini con ogni sorta di balzello e gabella, allora questi hanno tutto il diritto a ribellarsi, a chiudere i rubinetti che forniscono il carburante della spesa pubblica ed a riprendersi ciò che appartiene loro.
Perchè ciò accada è necessario che questi cittadini liberi siano adeguatamente rappresentati.
Fino ad ora pensavamo che la rappresentanza potesse essere affidata nelle mani di Berlusconi, ora non è più così.
Berlusconi ha mancato nel ridurre le tasse e potevamo anche perdonarglielo in considerazione della situazione generale e delle aggressioni di cui era ed è il bersaglio, ma non possiamo perdonargli l’aver adottato la politica esattamente contraria.
A Berlusconi possiamo perdonare tutto, non credere ai fantasiosi teoremi delle procure ostili, ma non possiamo perdonargli la tassa sui risparmi al 20%, il super bollo sui depositi, le due nuove aliquote fiscali sui redditi.
Negli Stati Uniti questo sentimento di libertà in opposizione alla oppressione statalista si è da tempo manifestato nell’ambito degli ambienti conservatori del partito Repubblicano ed ha portato alle battaglie contro la spesa pubblica (mai riuscite fino ad ora, ma comunque presenti nel programma) e per la riduzione delle tasse (obiettivo solo parzialmente raggiunto) con le presidenze Reagan e Bush.
Contro l’attuale amministrazione democratica di sinistra, i Repubblicani hanno agito con forza e il risultato delle elezioni di medio termine del novembre 2010 è anche il frutto di un nuovo movimento contrario alle tasse che si è denominato Tea Party, per richiamare la “rivolta del te’” di Boston nel 1773 che innescò la Rivoluzione Americana con la Dichiarazione e la guerra di indipendenza dalla Corona Britannica che imponeva tasse da e per Londra.
Il Tea Party Americano ha così ottenuto numerosi successi ed eletti che hanno condizionato pesantemente (e positivamente) il compromesso raggiunto il 2 agosto scorso sul debito pubblico.
Michele Bachman, una rappresentante del Tea Party del Minnesota, sta emergendo come uno dei candidati con maggior seguito per la candidatura repubblicana alle presidenziali del prossimo anno.
Ma anche Rick Perry, Governatore del Texas con notevoli possibilità di vittoria, appartiene se non al Tea Party alla stessa area conservatrice.
E in Italia ?
Da noi esiste il Tea Party Italia, con un suo sito  il cui portavoce ha scritto un cortese commento  al mio post dell’11 agosto “Tasse male assoluto per gli Uomini Liberi”     
Avevo già letto del Tea Party Italia ed avevo visitato il sito.
Il programma illustrato, dalle tasse alla sanità, dalle privatizzazioni (rai in testa) alle pensioni mi trova perfettamente d’accordo.
Il problema mi sorge però quando vado a leggere i nominativi dei “partners”, cioè di chi ha già aderito.
Vedo nomi e sigle a me note, ma voglio parlare di uno solo rappresentativo di quel che voglio esporre: Tocqueville .
Era il 2005 quando, anche lì dalla stampa, venni a conoscenza che si stava formando questo “aggregatore” di blog di Centro Destra.
Aderii sin dall’inizio e partecipai alla scelta del nome all’interno di un referendum svoltosi nella riservatezza di un gruppo di Yahoo.
Poi sono cominciati i problemi.
Mano a mano che ci scambiavamo opinioni e si approfondiva la conoscenza delle idee reciproche, si scoprivano delle differenze anche sostanziali.
Sì, apparentemente eravamo tutti del Centro Destra (anche se per alcuni dubito che fosse così) e ci si ritrovava su una tesi di fondo che voleva una unione di tutte le anime della Destra (o del Centro Destra) definita “fusionismo”.
Così apparentemente eravamo d’accordo sul fatto che ci si ritrovasse su quel che ci univa, Destra Liberale e Cattolica, Federalista e Nazionalista … ma ad un cero punto mi sono trovato ad aver a che fare con degli antifascisti che no, la Destra Fascista non la volevano.
Allora che cavolo di “fusionismo” era ?
Peggio ancora.
Dovetti riproporre tre volte il blog, a sostegno della pena di morte, Non si abbia timore di punire Caino  prima che fosse accettato, mentre mai è stato accettato – senza alcuna spiegazione – il blog Secondo Natura  che tratta la problematica omosessuale sotto una prospettiva affine alle tesi del prof. Nicolosi e contrario a leggi di privilegio a favore degli omosessuali.
Fortunatamente non avevamo chiuso Il Castello  e, così, pur con alti e bassi, abbiamo potuto dare una “casa” a chi, con molta approssimazione, può essere definito di Centro Destra senza sbandamenti verso il politicamente corretto.
Ma se ci sono quelli antifascisti, quelli contrari alla pena di morte, quelli favorevoli a leggi di privilegio per gli omosessuali e presumibilmente favorevoli all’eutanasia, alla manipolazione genetica, all’aborto e al divorzio, cosa ci stanno a fare nel Tea Party che è, sì, liberale in economia, ma vigorosamente reazionario nei Valori ?
Benissimo, quindi il programma economico scritto nel sito, ma che dire delle questioni di carattere etico e morale ?
Eppure il Tea Party Americano emerge non solo contro le tasse, ma anche per le sue battaglie contro l’aborto, l’eutanasia, la società omosessuale.
Rick Perry è un conservatore alla Bush, il marito della Bachman è uno psicologo che cura gli omosessuali e Sara Palin ha sin dalla sua candidatura alla vicepresidenza nel 2008 dimostrato quanto sia aliena dal politicamente corretto sui Valori.
Ecco la mia perplessità sul Tea Party Italia , non vorrei ritrovarmi in una riedizione di Tocqueville  in cui possiamo sì essere d’accordo su una parte, ma non sul resto.
E non si tratterebbe di differenze marginali, superabili nel nome del “fusionismo”, perchè riguardano il tipo di società che vogliamo costruire e che non può che poggiare su solide basi morali ed etiche, quindi su Valori forti e condivisi.
Perchè non di sole tasse vive la politica, anzi personalmente ritengo di affermare la superiorità del momento valoriale su quello economico.
Sono, quindi, ancora alla ricerca del Tea Party Italiano, della Right Nation Italiana …

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Pensione? Un calcio in culo e due pesci in faccia!

Qualcosa non mi torna.
Lo stato non c’entra, l’Inps non c’entra!
Qui non stiamo parlando di assistenzialismo, nessuno lo può volere sul serio.
Qui stiamo parlando di manager e imprenditori e politici che non pensano ad altro che a riempirsi le tasche, tanto da strafogare, a discapito dei cittadini, e come al solito poi le crisi le pagano […]

Vergogna!

… dicevano che non sarebbero andati in vacanza perchè con la crisi non si poteva, e invece… tutti in vacanza lo stesso, e chi s’è visto, s’è visto… ma nel frattempo, stipendi e privilegi finiscono lo stesso nelle loro tasche. Questi sono i veri parassiti dell’italia. Dovrebbero SOLO vergognarsi.
MILANO – Un decreto legge da 45,5 miliardi di euro in tre anni. Il pareggio di bilancio previsto in Costituzione. Trentasette province tagliate, migliaia di comuni accorpati, misure che rivoluzioneranno il diritto del lavoro, come la contrattazione aziendale che potrà derogare su alcuni punti persino all’art.18 dello Statuto dei Lavoratori. Eppure oggi il testo della manovra economica è stato incardinato nell’aula semideserta del Senato.
I NUMERI – Erano presenti solo 11 senatori (7 dell’opposizione e 4 della maggioranza) su 315. Per il Pd erano in aula Mariangela Bastico, Carlo Pegorer, Lionello Cosentino. Per l’Idv c’erano Stefano Pedica e Luigi Li Gotti; Maria Ida Germontani per il Terzo Polo. Invece i senatori del Pdl erano quattro: Anna Cinzia Bonfrisco, Giacomo Santini, Paolo Barelli e Raffaele Fantetti. La settimana prossima il testo della manovra varato dal governo durante il Consiglio dei ministri del 13 agosto sarà all’esame delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio. Il testo arriverà poi in aula il 5 settembre ma tutto l’iter sarà definito, come ha sottolineato il vicepresidente del Senato, Vannino Chiti, da una conferenza dei capigruppo che sarà convocata la prossima settimana.

L’europa degli idioti

L’Europa degli idioti di Dragos Kalajic
Un’analisi di Dragos Kalajic, intellettuale e politico serbo, del presente e del futuro dell’Unione Europea e dei sistemi macchinosi che hanno ormai incatenato il suo popolo in una concezione “democratica” che non appartiene alla sua storia.
L’oggetto principale di questa nostra analisi è il carattere che conforma la nostra Europa legale, ossia le sue (pseudo) élites e i suoi forti poteri economici, politici, culturali e mediatici. Lo spaccato su cui si indirizza questo esame è proprio quello che permette la più completa conoscenza di questo “carattere”: la questione dell’immigrazione. E’ un fatto che le ondate di immigrati dal Terzo e dal Quarto mondo che si abbattono sull’Europa siano sempre più frequenti, alte e minacciose. Di queste ondate sono vittime i disperati sudditi dell’ultima e peggiore forma di colonialismo e di usura: la cosiddetta economia del debito, che ovunque provoca miseria e fame. Questi flussi migratori assumono le magnitudini di una vera e propria invasione d’Europa. Se un tale processo non perderà forza e consistenza, e se la Turchia entrerà nell’area mercantile chiamata Unione europea, tutto indica e fa prevedere che già entro questo secolo gli Europei perderanno la propria patria e diventeranno una minoranza etnica nella loro propria terra, decomponendosi e scomparendo nell’oceano grigio-nero dei diversi.
Dunque, se tutto andrà avanti come oggi, si confermeranno le previsioni dell’osservatore turco Nazmi Arifi sulle conseguenze demografiche dell’entrata della Turchia nell’Unione europea, esposte una quindicina anni fa, sulle pagine del Preporod, la stampa portavoce dei musulmani di Bosnia ed Herzegovina: “L’Europa è cosciente del potenziale turco, l’Europa è cosciente della moltitudine turca. L’Europa guarda alla Turchia come ad un paese che ha potenzialmente duecento milioni d’abitanti. (Sono calcolati anche un centinaio di milioni di turcofoni dell’Asia centrale, ai quali il governo di Ankara, fedele al panturchismo, offre la cittadinanza turca oggi e offrirà quella europea domani, nota di D.K.) È logico che l’Europa non ostacolerà la Turchia. E prevedibile che, dopo dieci anni (dall’ingresso della Turchia nell’Unione europea, nota di D.K.) metà degli abitanti dell’attuale Europa occidentale saranno musulmani per una serie di cause quali: l’alta natalità dei popoli musulmani, la consistente immigrazione proveniente da paesi di religione musulmana, la caduta verticale delle natalità dei popoli europei, le conversioni all’Islam. Tutti questi sono fatti che l’Europa, volendo o non volendo, deve accettare”.
Adesso è chiaro anche agli occhi più semplici e creduli che si sono dimostrate false ed ingannevoli le formule di soluzione del problema immigratorio – instancabilmente prodotte dalle (pseudo) élites politiche – a cominciare dal progetto paternalistico di “assimilazione”, degli anni settanta, per passare poi al modello non meno ottimista e fallace dell’“integrazione”, fino ai recenti ideali mondialisti di una “società multirazziale” e “multiculturale”. In questo caso le (pseudo) élites che dominano l’Europa hanno dimostrato la propria debolezza fondamentale, la tendenza ad abbandonarsi alle superstizioni del razionalismo liberale, particolarmente alla convinzione che con l’uso delle sole parole è possibile non solo spiegare, ma anche domare la realtà, con tutte le minacce che contiene. In realtà di “assimilazione”, “integrazione” e “società multiculturale” – “che ci arricchisce” – è possibile discutere solo là dove è in questione una minoranza razziale o etnica che non minaccia la maggioranza. L’esperienza storica ci dimostra che questi rapporti pacifici vengono stravolti là dove la minoranza cresce in modo tale di minacciare il predominio della maggioranza, anche nel senso della legge di selezione naturale.
La specie più forte sospinge e alla fine elimina la specie più debole. E’ per questo motivo, all’inizio del periodo neolitico, che la massa del tipo d’uomo detto mediterraneo gracile, basso, brachicefalo, con scheletro fragile e pelle olivastra – che aveva conquistato il Rimlend mackinderiano, dall’India fino alle Isole britanniche, dedicato all’agricoltura ed ai culti della Madre Terra – era riuscita completamente ad assorbire o eliminare gli indigeni europei, l’uomo di Cromagnon, alto, forte e robusto cacciatore. Solo alcuni millenni dopo i discendenti dell’uomo di Cromagnon, i nostri progenitori, sono ridiscesi dagli altipiani caucasici dove si erano rifugiati, nell’Europa per riconquistare la patria perduta. Furono quelle ondate di popoli indoeuropei ad emergere vittoriosi grazie all’arte della guerra.

Di male in peggio

Ho (quasi) sempre sostenuto Berlusconi.

Se si eccettuano alcune sue scelte o esternazioni (a favore della liberazione di Sofria proposito:ma non doveva essere moribondo dal 2005 ? – per aver preferito Fini a Storace nel 2008, per aver partecipato alle liturgie del 25 aprile nel 2009 e poche altre) Berlusconi ha rappresentato per me il miglior presidente del consiglio dal 1945.
Le aggressioni nei suoi confronti con i fantasiosi teoremi che hanno cercato, di volta in volta, di dipingerlo come corruttore, maniaco sessuale, mafioso, tiranno antidemocratico, mi hanno rafforzato in tale convinzione perchè rispetto l’uomo che ha avuto il coraggio di scegliere controcorrente, l’imprenditore che ha demolito il monopolio rai e il politico che non mi aveva mai messo le mani in tasca, rappresentando, nella politica economica, quelle che sono le mie stesse idee di libertà.
Fino alla manovra di luglio ed al successivo ricarico di questi giorni.
E temo non sia finita.
Per la prima volta Berlusconi, tradendo il suo impegno, ci ha messo le mani in tasca:
– con l’aumento dei bolli sui depositi amministrati
– con l’aumento al 20% delle tasse sui risparmi
– con l’aggiunta di due aliquote irpef.
Sono perfettamente convinto che sia veramente angosciato per quello che ha fatto, ma il punto è che lo ha fatto e che si è pericolosamente incamminato su una deriva che può solo portare a peggiore quel che ha fatto.
Che senso ha, infatti, parlare di una rimodulazione delle due aliquote aggiuntive attraverso il meccanismo del quoziente familiare, se non per estendere il prelievo (visto che deve esserci saldo uguale) ad una maggior platea di contribuenti ?
Che senso ha pensare di tassare i capitali convinti in passato dal suo stesso governo a rientrare, pagando un obolo allo stato ma con la garanzia di rimanere esenti da altre vessazioni, se non quello di rendere lo stato italiano mai più affidabile in ogni sua promessa ?
Che senso ha pensare di ridurre i tagli ai comuni o ridurre i sacrifici dei dipendenti pubblici facendo pagare più Iva, invece di usare tale strumento per ridurre le vessazioni fiscali ?
La perversa volontà di ampliare la base di sostegno parlamentare porta Berlusconi ad ammainare completamente la bandiera della Libertà dal fisco e dallo stato vorace e rapace, per prendere in considerazione qualsiasi ipotesi.
Che fine hanno fatto le brillanti idee di risparmiare sulle spese, ad esempio
– sulle intercettazioni che ci costano più di quel che si ricava dalle nuove tasse sui risparmi,
– la ridefinizione della spesa pensionistica con l’abolizione della anzianità, del retributivo e la parificazione a 65 anni per tutti,
le privatizzazioni e la vendita di beni dello stato (ad esempio la rai) che sono solo strumento di lottizzazione, di costi e di discussioni improduttive ?
Ha ragione, ancora una volta, Marcello Veneziani nella sua rubrica  odierna ne Il Giornale , quando dice che per 18 anni abbiamo guardato a Berlusconi come il difensore dei nostri risparmi e oggi non è più tale ed a settembre o si svolta o gli si dice addio.
Ma se consideriamo la “qualità” (absit iniuria verbis) degli altri politici, Berlusconi resta comunque, parafrasando Churchill, il peggior presidente del consiglio possibile … se si escludono tutti gli altri.
E qui sta tutta la tragedia italiana.

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United Colours of the UK

Ora che le fiamme di Londra si stanno spegnendo, che c’è la mesta conta dei morti, dei feriti,  dei contusi con l’inventario dei danni, si può dire che si sta verificando quanto ho sempre sostenuto in questo  modesto spazio. Ovvero che quella che viene erroneamente chiamata società multiculturale, non è portatrice di alcuna cultura. Semmai, è un modello che  ci è stato imposto per distruggerla, la cultura. Per disgregarla e abbatterla violentemente dal suo interno. Ma vengo al termine edulcorato “multiculturale”, che sta in realtà per “multietnico”. E dato che le razze non esistono, secondo il noto dettato ONUsiano, allora si è obbligati a parlare di culture plurime anche quando non ci sono. Quando è accaduta la strage norvegese, ci hanno fatto sapere nome, cognome, indirizzo, email  di Anders Breivik. Fotografie, ritratti, identikit e perfino la notizia che si fosse fatto un’operazione facciale per sembrare “più ariano”.  Durante la devastazione di Londra, invece, nessuno ha scappucciato, mostrato al pubblico, identificato i casseurs. La nostra stampa però si è premunita subito di scrivere che tra i violenti c’erano dei biondi con gli occhi azzurri, gli unici del resto, ad avere il privilegio di essere stati sbattuti in prima pagina. Un modo codardo e pusillo per dire: “Ohé, non osate pensare che tutto questo pandemonio  sia stato fatto  solo dai  “coloured people”, neh? Sarebbe razzista“.  Vietato quindi, da parte dei media, distruggere il giocattolo preferito dai globalisti: il melting pot universale.

Purtroppo invece si tratta in larga parte di gente di seconda e terza generazione i cui genitori provenivano dalle ex colonie britanniche. Con l’aiuto – si intende – anche di qualche british-british appartenente a ceti più marginali. Ma la decomposizione sociale avviene quando nei rioni si mettono enclaves provenienti dai quattro angoli del pianeta, mescolandole insieme con l’idea di trasformare le città europee in  un unico degradato EuroBronx, fatto di gang notturne che si fronteggiano l’un l’altra in  estenuanti guerriglie suburbane.  In principio fummo tutti “fallaciani” pensando all’Eurabia dilagante e alle teorie di Bat Ye’or. E intendiamoci, che ci sia un’invendente migrazione arabo-mussulmana è pur vero. Ma non solo.
Nel caso della guerra e guerriglia urbana londinese e di Birmigham, l’Islam, però,  non c’entra. Poiché per paradosso, nella sua arretratezza è religione fortemente conservativa e  identitaria; mentre questi giovinastri sono dei consumatori mancati attratti dal miraggio dell’high tech. Non vogliono kaffetani o ridicoli turbanti, né barbe folte:  vogliono giubbotti griffati e scarpe Nike. Non ascoltano i berci del muezzin  e l’invito alla preghiera, ma si mettono una cuffietta nelle orecchie e amano  ascoltare la musica con l’ipod, rubano intere confezioni di i-pad, di smartphone, e tutti i gingilli di quelle tecnologie per ottusi che fanno parte di quel mondo  balordo eternamente interconnesso che ci tocca vivere.
Cameron ne ha detta una davvero  surreale: ha invitato le loro famiglie a farsi sentire e a tenere a freno questi teneri rampolli. Come se questi avessero nuclei educativi alle loro spalle. Ma lo sa o no, il Premier britannico che molti di questi provengono  da ragazze-madri giovani e sono per l’appunto, ragazzi senza padre e senza legge? Dopo aver incoraggiato la disgregazione familiare, ora i politici indossano  il manto d’agnello e invocano la fermezza dei genitori che non esistono più.

Poi ce n’è un’altra: galera per chi incita alla rivolta via web, violando palesemente la common law inglese. I reati sono fatti, dear Cameron, e non pensieri e parole. Fino a quando i pensieri e le parole restano tali, mettere in galera e interdire il web è un’emerita porcheria.

Oggi al TG hanno parlato addirittura di 1200 arresti e qualcuno  ha commentato: “Questo è un governo che fa sul serio”.  Chiacchiere da bar. Niente di più falso: per fare davvero “sul serio”, occorreva prevenire e contabilizzare gli ingressi degli immigrati; non schiaffare in galera a danni fatti. Alla fine, i vandali saranno così tanti che non ci saranno più patrie galere per contenerli.
Qualcuno asserisce già che queste violente jacqueries siano state sobillate e messe in piedi  per l’uopo, da chi ci strangola con l’eterno debito. Niente di più verosimile: se siamo impegnati a doverci difendere dalla teppaglia senza padre né legge, quali energie potranno rimanerci per ribellarci ai veri predoni nonché promotori di questa grande favela multietnica e degradata, modello EuroBronx? A turno toccherà a tutte le capitali e città europee, poiché trattasi di bombe a orologeria che ci mettiamo in casa. O meglio, che ci obbligano a metterci in casa, predicando l”integrazione”, l’ennesimo mito globalista.  
Ricordiamoci inoltre che in tutto questo spaventoso marasma a soccombere saranno i ceti medi produttivi: strozzati dagli Eurocrati da una parte, e rapinati nelle loro case dalla teppaglia multicolore, nel nome del “diritto al lusso” uguale per tutti,  e dell’accesso ai beni di consumo.

Poi ci sarà la “ricostruzione” ovviamente,  e il governo britannico  ha promesso i risarcimenti per gli esercizi commerciali e per i negozi messi a sacco. E intanto il denaro circola. Magari facendo altri debiti. Oh Yeah! E’ l’Europa degli Idioti, bellezza!

Continuano a ignorare gli appelli alla coesione e a invocare distruttivi scioperi generali.

Il Governo sta per varare una delle  finanziarie più dure  della nostra storia Repubblicana, manovra in cui ha messo la faccia e su cui il primo malcontento è proprio il Presidente del Consiglio, la Lega ha fatto muro e ha impedito l’aumento indiscriminato delle età pensionabili ma ovviamente i cittadini ci mettono come sempre i soldi. Intanto la sinistra critica e i poteri forti con cui va normalmente a braccetto fanno muro, la Cgil fa quello che gli viene da sempre meglio, sciopero!
Le soluzioni di questa sinistra sono sempre le stesse, e pensare che sono proprio loro gli specialisti a mettere le mani in tasca agli Italiani. Allora organizziamo delle belle manifestazioni di Piazza, un bel corteo, buttiamoci in mezzo un po’ di “no global” incentiviamo magari un bel tumulto così risolviamo i problemi !! La politica del “ tanto peggio tanto meglio non tramonta mai”.
Sa solo buttare benzina sul fuoco !! Grande l’idea progressista !!
Dicevamo, il Governo ci ha messo la faccia, invece la sinistra sa solo criticare e scioperare. E dovremmo farci governare da questi??  La maggioranza può dormire fra due guanciali, continuerà ad avere la maggioranza più uno per disperazione e convenienza!! La Grecia che ha imboccato la via della protesta chiassosa e a volte violenta si sta distruggendo con le sue mani senza essersi rimboccata le maniche e precipita ogni giorno più giù nel baratro. Che provino finalmente a fare qualcosa loro, qualcosa di concreto, una proposta accettabile, realista !! Non solo (va di moda!) proporre il dimezzamento dei parlamentari, proposta su cui sono ovviamente arrivati ultimi ma che poi facendo parte anche loro della “casta” non trova sbocco realistico!! Insomma la solita storia, Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna producono quasi il 70% della ricchezza Italiana e non si vede cosa potrebbero fare di più, il mezzogiorno arranca come sempre e si è visto che i finanziamenti non servono a nulla, soldi buttati o nella migliore delle ipotesi finiti in mano alle organizzazioni criminali, circa 140 miliardi di euro negli ultimi 40 anni che ben poco hanno prodotto. Adesso quelli che sanno dire solo no e incrociano le braccia che ci provino loro a fare qualcosa !!
Raffaele, Il pensiero verde.

Sulle pensioni ha ragione Bossi..

Sulle pensioni fa bene Bossi ad opporsi.. Anche se lo fa solo per suo interesse politico.
Il discorso sulle pensioni è giusto quando si vogliono aumentare gradualmente gli anni per ottenerla. Non è più giusto quando chi sta per andare adesso in pensione (o è già stato mandato in prepensionamento all’italiana a causa della crisi economica) […]