Chi è senza peccato scagli la prima pietra

Sono rimasto allibito nel leggere la facile demagogia del signor Bagnasco, capo della Conferenza Episcopale Italiana, in materia di evasione, missioni all’estero, redditi e tassazione in genere.
Pur non essendo praticante, difendo il diritto della chiesa cattolica di esprimersi sulle questioni inerenti la società civile (naturalmente scontando la libertà di critica di chi non condivide le sue esternazioni).
I suoi esponenti, però, devono stare attenti a lanciarsi in prediche banali, soprattutto quando si ergono a fustigatori dei costumi fiscali.
Non possiamo in tal caso dimenticare le cospicue esenzioni di cui godono i beni ecclesiastici.
La predica del signor Bagnasco sarebbe autorevole solo se accompagnata dalla rinuncia spontanea alle esenzioni di cui la chiesa gode.
Solo chi è senza peccato può scagliare la prima pietra.

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Ricongiungimenti familiari e bigamia. In senegal? No, in italia

Treviso – La poligamia non è legale in Italia, ma un senegalese è riuscito ugualmente a portare nel Paese entrambe le sue mogli. In un primo momento l’uomo, giunto in Italia a lavorare nel trevigiano, ne ha portata solo una (la seconda) che si è ritenuta la favorita. Ma grazie ai ricongiungimenti familiari, il 45enne – in Veneto da una decina di anni, residente a Treviso e perfettamente inserito – ha portato in casa anche l’altra moglie e la prima, sentendosi “tradita”, carte alla mano ha fatto emergere la storia di bigamia.
Nessuna denuncia. Dalla seconda moglie l’uomo ha avuto anche due gemelline che hanno otto anni e sono regolarmente riconosciute e inserite con la loro mamma nel nucleo familiare. Dalla prima moglie – quella arrivata solo da poco in Italia – ha avuto due figli maschi di 15 e 16 anni. La moglie più giovane però, non ha ha retto all’affronto di vedersi in casa una “concorrente” e si è rivolta alla Questura. Ora sarà l’ufficio stranieri a dover dirimere la vicenda dal punto di vista legale.L’uomo intanto, non rischia denunce perchè le due procedure di ricongiungimento risultano lecite.

Lcdm in campo

Montezemolo, confidenzialmente Lcdm, non mi piace e non ho mancato di criticarlo.
E’ manifestamente l’uomo che i poteri forti hanno deciso di mandare a presidiare la politica, vista l’incapacità delle loro prime scelte (ormai relegate a comparse di opposizione) a ribaltare la maggioranza di Berlusconi.
Il suo programma, però, rappresenta quel che vorrei, in gran parte, fosse realizzato da un governo di Centro Destra.
Pensione a 67 anni per tutti (ovviamente gradualmente) ,
riduzione del debito pubblico con la vendita dei beni dello stato,
privatizzazione della rai (ma perchè solo di due reti e non di tutto il pacchetto,
magari con la tecnica dello “spezzatino” ?).
Mi convincono di meno la proposta del “contratto unico” e, soprattutto, la ossessione sulla patrimoniale che Lcdm propone, è vero, per i “grandi” patrimoni, ma sappiamo come si faccia presto a stiracchiare il termine “grande” in base alle convenienze di parte.
Lcdm non lo voterei mai (come mai avrei votato per Agnelli), ma questo non significa negare il riconoscimento a proposte apprezzabili, anche se la parte da cui provengono mi induce a domandarmi quale sia il suo reale disegno e, soprattutto, chi ci sia dietro

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Pci/pds/ds/pd come il cuculo

Il cuculo ha il vizio di approfittarsi del lavoro altrui per i propri comodi.
Il pci/pds/ds/pd sembra avere nel suo dna abbondanza di tale vizio.
Già quando era solo pci si era appropriato di un evento storico, oltre tutto manipolandone la reale portata, escludendo,dalla memoria delle vicende che portarono alla sconfitta nella seconda guerra mondiale, il ruolo fondamentale e imprescindibile degli Alleati Anglo Americani (un po’ come se i ribelli libici pensassero di aver vinto loro contro Gheddafi, ignorando che senza i bombardamenti della nato il Rais li avrebbe schiacciati in poco tempo) e trasformando, caso unico al mondo, la data della sconfitta in una festa da celebrare anno dopo anno, creando la percezione che la guerra fosse stata vinta (e neppure dagli AngloAmericani …).
Poi hanno incamerato il termine “democratico”, quando ancora sostenevano i regimi comunisti (tuttora vigenti in alcuni stati particolarmente sfortunati) in Urss, Cina, Cuba, Cambogia dove la loro concezione di “democrazia” ha “fruttato” oltre centomilioni di morti e la realizzazione del sistema più oppressivo e tirannico che mai si sia manifestato nella storia dell’Umanità.
Crollato il comunismo si sono riciclati all’economia di mercato di cui, però, hanno acquisito solo l’aspetto peggiore, quello fiscale, hanno aperto ai “cattolici adulti” (una volta chiamati “sinistra indipendente”) usati come paravento per la politica immigrazionista, mentre nel contempo sostengono divorzio, aborto, eutanasia, manipolazione genetica, matrimonio omosessuale, liberalizzazione delle droghe “leggere”, pescando un po’ qua e un po’ là tra i libertari, i radicali, le lobbies di vario … genere.
Si sono anche impossessati del Tricolore e di ciò che rappresenta (loro che hanno sbandierato prima un drappo rosso e poi uno arcobaleno) naturalmente stravolgendone il significato e declassando l’Italia da Patria e Nazione a paese aperto a chiunque salga su un gommone per sbarcarvi.
Anche Napolitano segue la stessa linea e ieri lo abbiamo vista arruffianarsi il popolo di comunione e liberazione (sulla cui profondità politica ricorderò sempre quando da studente universitario partecipai ad un loro incontro al termine del quale, in relazione ad un mio intervento, mi sentii dire che avevano capito che io ero di lotta continua …) esprimendo il solito cumulo di banalità condivise e condivisibili, infarcite di stucchevole buonismo ed esposte con un’aulica retorica degna di miglior causa.
Il colmo, però, lo vedo da un manifesto con il quale provano a mettere nella loro bacheca anche la Libertà.
Quando è troppo è troppo e anche i cuculi trovano chi li caccia dal nido abusivamente occupato.

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Conti separati

Alcuni giorni fa Merkel e Sarkozy, creando una montagna di aspettative, si sono incontrati.
La montagna ha partorito il classico topolino, anzi le “proposte” dei due, che non hanno saputo fare altro che recitare il mantra della tassa sulle transazioni finanziarie, hanno affossato le borse, duplicando l’effetto delle parole del loro omologo d’oltre oceano alle cui esternazioni Wall Street rispose con sonori schiaffoni.
Merkel, per soprammercato, nel momento stesso in cui i dati hanno indicato una frenata dell’economia francotedesca, con una crescita trimestrale inferiore a quella italiana, ha rifiutato di discutere degli eurobond, perchè non vuole mettere in comune i debiti.
Conti separati, dunque.
Pensate un po’ quante situazioni cambierebbero se si applicasse lo stesso criterio anche tra le regioni italiane …

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L’ennesimo, inutile e dispendioso partitino

Prima, un pò di notizie riguardanti il tizio dal doppio cognome e le sue grandiose imprese finora, qui. E lui dovrebbe essere il primo a tacere sull’argomento “fallimenti“. Concordo con Calderoli, Montezemolo è una delle tante “scorregge dell’umanità“… italica.
Roma – Un vero e proprio «programma di governo»: è lui stesso a definire così, nei colloqui privati, quel piano in dieci punti che la sua Fondazione Italia Futura ha lanciato in questi giorni come alternativa alla manovra tremontiana. Una definizione che la dice lunga sulle intenzioni, o almeno sui sogni, di Luca Cordero di Montezemolo. Il quale ieri, protagonista della kermesse di Cortina Incontra e poi intervistato da Sky, ha cominciato a scoprire – sia pur timidamente e tra mille condizionali- qualche carta. «Può anche essere che fra qui a un anno e mezzo ci possa essere un’offerta politica nuova», ha detto.
Preannunciando poi quale sarà la sua campagna d’autunno: «Da settembre Italia Futura praticherà una grande spinta sulla modifica della legge elettorale chiedendo una mobilitazione dei cittadini. Su questo punto ci giochiamo il nostro futuro». Segue bocciatura in toto della politica attuale («La classe dirigente che ha operato negli ultimi 15 anni ha fallito»), e de profundis del berlusconismo: «Siamo alla fine di un ciclo politico, che era partito con presunzioni di grandi rivoluzioni liberali. Ho il rammarico – ha aggiunto – di vedere che chi ha avuto a disposizione la fiducia di moltissimi italiani non è riuscito a cambiare e modernizzare il paese». Più che una discesa in campo sembra, come dicono i casiniani che da tempo guardano con crescente impazienza agli stop&go del presidente della Ferrari, un collocarsi «en réserve de la République». In attesa di capire quando e come si arriverà alle prossime elezioni politiche. Che lui non vede a breve termine: anzi, dice, il governo deve andare avanti e «fare il necessario» e l’opposizione «collaborare» e smetterla di «fare tutto in contrapposizione alla maggioranza». La bocciatura della destra quanto della sinistra lascia intendere che l’intenzione è quella di accreditarsi come homo novus, capace di fare quel che gli smidollati che fin qui han governato non hanno saputo fare. Ad esempio sulle pensioni: «Tagliarle è fondamentale», dice, ed è «triste che triste che opposizione e maggioranza discutano di cose che si dovevano fare in questi 15 anni quando entrambe sono state al governo».
Il programma economico glielo ha cucinato un economista di rango come Nicola Rossi, fuoriuscito dal Pd a causa del basso tasso di liberalismo di quel partito. E già questo (oltre al merito, a cominciare dalle pensioni a 67 anni) lo rende indigesto per il centrosinistra. Le reazioni alla lenzuolata di proposte montezemoliane fanno capire qual è, a grandi linee, il versante su cui la sua offerta politica si orienta. Qualche applauso dal Terzo Polo, freddo silenzio dal Pd (solo dalla «destra» lettiana arriva l’apertura di Francesco Boccia sulla proposta di tassare i grandi patrimoni); qualche consenso dal Pdl anche se il segretario Alfano stoppa sulla «odiosa» patrimoniale. La scomunica più netta arriva dalla sinistra estrema di Paolo Ferrero: «Più a destra di Berlusconi», tuona.
E poi c’è la Lega, che copre Montezemolo di insulti da trivio («Una scoreggia dell’umanità», dice, col suo tipico aplomb ministeriale, Calderoli) e che vede in lui il simbolo di quei «poteri forti», come i «cornuti» del Corriere della Sera,che denunciano la crisi del Carroccio e il suo corporativismo in difesa dello status quo sulle pensioni; e premono per staccare la Lega (che secondo Montezemolo «sembra il Prc del governo Prodi») dal Pdl. Intanto, il patron Ferrari vede l’annuncio di un possibile piano di dismissioni da parte del governo come una propria «vittoria»: «Sono stato il primo a proporlo», rivendica in privato. In attesa di coglierne altre più succose. Forse.

Era solo una partita di Monopoli, una grande Parmalat..

Io non m’intendo di economia, tantomeno di economia mondiale.
Quello che capisco è solo che tutti i grandi economisti, finanzieri, industriali, politici, manager, etc.. non sono stati capace di gestire seriamente le economie nazionali e mondiali. Insomma sono stati capaci di giocare solo una partita di Monopoli, e l’hanno fatto col nostro culo (quando ce vo’, […]

Strage di Bologna

Bologna –  Scricchiolano le certezze sulla strage di Bologna e l’impressione è quella di una verità per troppi anni congelata. Se è stato dimostrato che la pista palestinese era qualcosa di più di un’ipotesi, ora riemergono anche le bugie del superteste Massimo Sparti, uomo legato alla criminalità romana e ai neofascisti dei Nar, che fu determinante per la condanna di Giusva Fioravanti e Francesca Mambro. Un anno dopo la strage, per uscire dal carcere, si impossessò del referto di un malato terminale di tumore al pancreas. Visse invece per vent’anni ma in carcere non tornò più. E chi gli procurò quel documento medico resta uno dei tanti misteri dell’inchiesta. Sparti sostenne che Fioravanti era andato da lui a Roma il 4 agosto del 1980, cioè due giorni dopo la strage alla stazione di Bologna, chiedendo dei documenti falsi per Francesca Mambro, temendo che potesse essere stata riconosciuta alla stazione di Bologna. In quella occasione Fioravanti gli avrebbe anche detto: «Hai visto che botto?…». Un passaggio chiave per la condanna. Sparti invece era in vacanza a Cura di Vetralla, come confermato da ex moglie, figlio e colf, e da lì non si è mai mosso.
Arrestato con Fioravanti, Sparti uscì di cella grazie al certificato che si basava su referti della clinica radiologica. L’esame venne effettuato all’esterno, a Pisa, dal professor Luigi Michelassi, e l’esito non lasciava scampo: tumore al pancreas con metastasi ai linfonodi. Nel 1982 venne così liberato per motivi di salute, peccato che il professore più tardi fosse venuto a sapere che il foglio apparteneva a un altro paziente: «Si verificò uno scambio ad arte». Non un errore accidentale quindi ma costruito su misura per liberare il «supertestimone», e che oggi va riletto anche alla luce della iscrizione nel registro degli indagati della procura di Bologna dei due terroristi tedeschi di estrema sinistra legati a Carlos lo sciacallo, detenuto in Francia. .
«Se davvero fosse stato un tumore al pancreas – sostiene il professor Francesco Ceraudo, a lungo guida del centro clinico del carcere di Pisa -, sarebbe morto in pochi mesi». Nel 2007, cinque anni dopo la morte del padre, il figlio di Sparti Stefano confermò che la malattia in base alla quale il papà fu scarcerato era falsa: «Aveva mentito» disse senza esitazioni. Ma su chi agevolò quella fuga legalizzato neanche una parola. Qualche tempo dopo l’arresto, Sparti era ricoverato al centro clinico del Don Bosco di Pisa. Finse di stare male, per uscire. Quel referto scambiato apposta confermava che le sue condizioni di salute non erano compatibili con il regime carcerario: morì di tumore ma nel 2002, vent’anni dopo la scarcerazione. Il professor Ceraudo insiste: «Tutti gli accertamenti diagnostici esperiti da me in precedenza non avevano evidenziato nulla. Improvvisamente emerse questa diagnosi catastrofica, non riuscivo a darmene una ragione plausibile». Per il medico lo scambio fu voluto: «Fatti, non illazioni o interpretazioni riferiti al processo per la strage di Bologna contro Ciavardini, dove sono stato sentito come teste – spiega amareggiato – Nella sentenza sono stato etichettato come inattendibile, perché allora non mi hanno perseguito per falsa testimonianza?». Perchè forse c’era qualcosa che non si poteva dire. «Quando si parla del centro clinico del carcere di Pisa molti lo associano al mio nome – dice ancora Ceraudo che lo ha diretto per molti anni – ma non fui certo io allora a certificare la finta malattia di Sparti». E, aggiunge: «Non venni creduto nè quando era detenuto e dissi che non aveva un tumore, nè anni dopo, quando ho testimoniato al processo».
Ma c’è dell’altro. Francesco Di Carlo, ex boss mafioso di Altofonte, Palermo, oggi collaboratore di giustizia, sostiene che la strage fu una vendetta libica contro l’Italia: «In Inghilterra, il mio compagno di cella era Nizzar Indaoui, agente segreto arabo e braccio destro di un colonnello siriano: mi raccontò che i servizi libici organizzarono la strega per ripicca contro i servizi italiani che avevano aiutato gli americani». Lo riferì nell’ottobre 1999 a Rosario Priore, il giudice che indagava sulla strage di Ustica, l’aereo Dc9 Itavia precipitato 31 anni fa. Un altro mistero. Ma adesso troppe verità di comodo cominciano a vacillare.

Da sempre fanno sfoggio della loro coerenza !!!!

La Festa dell’Unità di Alessandria sponsorizzata da una fabbrica di armi.
Bersani (PD): “Essere pacifisti non significa mica essere disarmati”


Riportiamo uno spezzone di intervista a Pierluigi Bersani che tenta di giustificare la sponsorizzazione della Oto Melara (Finmeccanica) alla Festa dell’Unità in cui interviene come oratore.
1 settembre 2009 – Alessandro Marescotti

Guardando il volantino di questa Festa dell’Unità abbiamo trovato la pubblicità di una ditta che produce armi. Crede che questo possa essere coerente con i valori di un partito come il PD?
Essere pacifisti non significa mica essere disarmati. In Italia abbiamo anche fabbriche d’armi; alcune sono secolari. Non c’è nessuna polizia disarmata nel mondo. Nel nostro Paese ci sono anche tecnologie che sono al servizio di armamenti che devono servire alla sicurezza collettiva. ( ?????) Detto questo, io credo che la spinta verso le tecnologie possa essere maggiormente orientata nei settori civili. Io ho in testa che nei prossimi cinque – dieci anni dovremo buttare tutta la nostra innovazione sui temi dell’economia verde, che mi pare la vera nuova grande frontiera tecnologica.


Quindi pensa che la pubblicità di un cannone, come in questo caso, possa avere un senso?
Insomma, esiste un esercito, no? Non è che possiamo abolire l’esercito credo, purtroppo, per adesso.

Io lo chiamerei arrampicarsi sugli specchi !!!!
E VOI ??

Festività soppresse

Se la manovra di agosto contiene tre punti assolutamente inaccettabili
– le addizionali irpef
– la conferma dell’aumento delle tasse sui risparmi dal 12,50 al 20%
– la conferma dell’aumento dei bolli sui depositi titoli in relazione alla quantità di titoli posseduti,
vi sono, come sempre accade, altri elementi condivisibili.
Tra i vari aspetti positivi (taglio di poltrone, tagli di trasferimenti, conferma di ticket che sensibilizzano contro l’abuso del ricorso alla farmacia) è sicuramente da annoverare la soppressione di tre giornate festive per il calendario statale: 25 aprile, 1°maggio e 2 giugno.
Ho dei dubbi che tale virtuoso proposito verrà confermato in sede definitiva vista la mobilitazione convergente di vari interessi, ma il decreto presenta tali soppressioni ed è opportuno dare atto al Governo Berlusconi di una scelta impopolare, politicamente scorretta, ma virtuosa e positiva.
La ragione posta a fondamento di tale scelta è la necessità di non rallentare o fermare la produzione in tali giornate che, oltre alla singola giornata di pressochè totale astensione dal lavoro (quindi dal produrre beni o servizi con nocumento per il Pil nazionale) portano al corollario di furbeschi “ponti” per unire tali giornate ad un fine settimana (se non due) o al cronico assenteismo che segue sempre una giornata festiva.
Nessuno può contestare tale assunto.
Vero è che non si deve “vivere per lavorare”, bensì “lavorare per vivere”, ma le occasioni per riposarsi, per alternare adeguatamente i tempi del lavoro con quelli del riposo e dedicati a noi stessi ed ai nostri piaceri, restano comunque tanti.
Dalle domeniche alle festività religiose (che meritano un paragrafo a parte), fino alle ferie che, inevitabilmente, troveranno un incremento esattamente come avvenne nel 1977 quando per la prima volta furono soppresse sette festività infrasettimanali.
Francamente preferisco decidere io quando fissare una giornata di vacanza, piuttosto che vedermela imporre dal calendario, magari n base alle impostazioni ideologiche altrui che spesso non si condividono.
E se le festività soppresse diventano giornate di ferie in base alle scelte individuali la produzione non viene sospesa, bensì continua grazie ai turni tra colleghi che consentono a rotazione ad alcuni di riposarsi con le vacanze, mentre altri continuano l’attività.
Ma, qualcuno dice, il turismo subisce danni.
Probabile che vi sia una contrazione, ma recuperabile con l’aumento delle giornate di ferie a disposizione dei singoli che, anzi, potrebbero consentire di spalmare su un periodo più lungo le presenze.
Il vero punto dolente (per i talebani del politicamente corretto) sulla decisa soppressione è di chiara marca ideologica.
La sollevazione contro le odierne soppressioni è infatti capeggiata dagli irriducibili dell’antifascismo e del sindacalismo ottocentesco che vedono, ancora oggi, in quelle ricorrenze un momento da celebrare e di loro esclusiva pertinenza (come dimostrano i ripetuti fischi che – meritatamente – hanno accolto in passato gli esponenti del Centro Destra che – stoltamente – si intestardivano a partecipare alle relative manifestazioni).
E’ la dimostrazione (se mai qualcuno ne avesse avuto bisogno) di quanto tali date siano una scelta di parte e mai, in nessun caso, possano essere rappresentativi di quella Festa Nazionale condivisa e condivisibile che l’Italia non ha.
Del resto se il 4 novembre, già “soppresso” nel 1977, si celebra alla domenica, perchè altrettanto non dovrebbe essere fatto per tali date ?
Insorgono anche i fondamentalisti del laicismo che vorrebbero vedere eliminate anche le festività religiose.
A parte gli accordi concordatari (ma un trattato come lo si è sottoscritto così lo si può denunciare e modificare) mi sembra strumentale la posizione di chi da un lato sostiene il “diritto” degli immigrati alle loro celebrazioni religiose e dall’altro vorrebbe sopprimere le festività religiose della nostra Tradizione.
A maggior ragione se consideriamo che quasi tutte le festività religiose della Tradizione Cristiana (a parte Pasqua che, comunque, è sempre alla domenica) sono nate su più antiche Tradizioni Pagane, quindi appartengono senza alcun dubbio alle nostre Radici, al nostro essere più intimo e ancestrale.
Ecco perchè Natale, Ferragosto, primo gennaio devono restare, mentre 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno possono anche essere spostati alla domenica in cambio di tre giorni in più che, a nostra scelta individuale, potranno essere utilizzate in accordo con i propri Colleghi e nel rispetto del mantenimento del livello produttivo.
Ma dubito che il Governo resisterà su questa linea virtuosa … intanto comunque si è infranto un tabù, il risultato arriverà con la prossima occasione.

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