Il comico

Il presidente dell’associazione bocciofila italiana dice: “Una novità politica. È questo che serve”. E quale sarebbe, di grazia, la novità politica? Una inutile accozzaglia di altri imbecilli come lui? Che poi, non ha detto di voler fare una class action di tutti gli iscritti alla sua bocciofila contro la macchina del fango? Ecco, pensi a quello… o a nascondersi da qualche parte.

Roma – Il Pd non fa sconti a Berlusconi e continua a chiederne le dimissioni. “Non è per polemica politica o interessi di bottega che noi chiediamo una svolta politica – ha detto a Montecitorio il segretario dei democratici Pierluigi Bersani -. I problemi non si risolvono con un discorso o un monitoraggio con le parti sociali ma serve un po’ di tempo per una tregua con gli investitori ed i mercati e il tempo si può avere solo con un gesto politico”. “Davanti all’emergenza – ha puntualizzato Bersani – a fronte di un passo indietro responsabile di chi ci ha portato fin qui, siamo disposti a fare un passo avanti. Se non intendete avere questa generosità e togliere questo impedimento, vi prendete voi la responsabilità”.
Dovete fare autocritica. “Se siamo arrivati fin qui non dite che le avete azzeccate tutte. Uno stralcio di autocritica ce lo dovete. Se avete tempo – prosegue il leader democratico – le proposte noi le abbiamo. Se c’è bisogno di tempo e di rigore doloroso, ma intelligente, noi ci siamo. Ma chi la fa questa cosa?”. Secondo Bersani il governo deve dare “un messaggio serio al Paese, perché ne ha bisogno”.
Il solito ritornello. L’ultima idea di Bersani per uscire dalla crisi in realtà è il solito ritornello che il segretario del Pd tira fuori ogni volta con impressionante ripetitività. Quasi che avesse una sola idea in testa. Ma veniamo prima di tutto all’analisi del problema: “L’Italia – argomenta Bersani – è fortemente impaurita e c’è un distacco crescente tra il Paese e la politica”. Il segretario del Pd si rivolge ai deputati del suo partito, riuniti per discutere della situazione economica in vista dell’intervento del premier a Montecitorio. Bersani osserva sconsolato “che la situazione ormai è sfilacciata”. La soluzione per uscire dalla crisi quindi quale sarebbe? “Una novità politica. È questo che serve” dice Bersani sicuro di sé…
E Veltroni rincara la dose… “Un grande partito come il Pd- dice Walter Veltroni – in una situazione così drammatica, di crisi economica e sociale deve indicare una soluzione. Per me è lanciare la sfida di un governo istituzionale, chiedendo alla maggioranza di avere la stessa responsabilità che abbiamo avuto noi nell’approvazione della manovra”. È quanto avrebbe detto Veltroni nel suo intervento all’assemblea del gruppo Pd alla Camera in vista del discorso del premier. “Per noi la sfida di un governo istituzionale – sostiene Veltroni – viene prima dell’ipotesi di elezioni. Noi dobbiamo tentare, se ci diranno di no, allora l’unica soluzione sono le urne”. Per Veltroni le proposte prioritarie per l’economia sono la riforma del lavoro, il rientro dal debito e “la richiesta a settembre di una sessione parlamentare sulle riforme istituzionali, dalla riduzione del numero dei parlamentari alla riforma della legge elettorale”.

Il debito va abbattuto,non alimentato con le tasse

Nel momento in cui scrivo non conosco i contenuti dell’intervento del Premier alle camere, tantomeno quella che sarà la prima reazione del mercato.
Immagino e spero che, dopo l’infame manovra di stampo socialista di Tremonti con l’imposizione di nuovi o aumentati balzelli fiscali, Berlusconi si rifiuti di tornare a mettere le mani nelle nostre tasche, rigettando le interessate richieste in tal senso dei “poteri forti” e della opposizione, nostalgica del regime di oppressione fiscale caro ad Amato e Visco.
Il piccolo e insufficiente accordo americano deve far riflettere, perchè se non risolve il problema, indica però la strada virtuosa della riduzione del debito SENZA aumentare le tasse.
Neppure con la foglia di fico di colpire i più “ricchi” (stesso criterio di Amato che propone il prelievo forzoso di tremila euro dai venti milioni – !!! – di contribuenti più facoltosi) che si tramuterebbe nella solita stangata per il ceto medio, spina dorsale di qualsiasi economia.
In Italia, forse più che negli Stati Uniti, è possibile tagliare la spesa e anche consentire una riduzione delle tasse, visto che le spese inutili sono debordanti.
Solo per fare un breve elenco non esaustivo:
– costo delle intercettazioni
– contributi a nani e ballerini (fus)
– contributi alla stampa
– età pensionistica delle donne nel settore privato e, in genere, sistema pensionistico con abolizione dell’anzianità e del retributivo residuo
– provincie, quartieri e enti vari di derivazione politica (sufficiente conservare comuni e regioni)
– accorpamento dei piccoli comuni
– enti pubblici
– rai
– ferrovie
– numero dei dipendenti pubblici e retribuzioni collegate alla produttività
– missioni militari in Libano, Kossovo, Libia
– costi della burocrazia
– elargizioni a fondo perduto per gli stati esteri
– costo di mantenimento per immigrati illegali
– costo dei servizi inferiore al loro costo effettivo e da porre a carico di che ne usufruisce.
Un elenco redatto a memoria, ma spulciando il bilancio dello stato si potrebbero riempire pagine come fece a suo tempo l’ex ministro Raffaele Costa.
E’ facile togliere dei privilegi a chi ne usufruisce da sempre ?
Sicuramente no, ma è l’unica possibilità che abbiamo per tornare ad un ciclo virtuoso.
Ogni proposta di aumento, anche limitato come quello di Tremonti, per non parlare della aberrazione di una patrimoniale alla Amato, che alimenti la spesa pubblica, ci costringerebbe a rinviare una soluzione che, una Nazione come quella italiana, ha alla sua portata.
Il debito pubblico deve essere abbattuto, non alimentato fornendo con le tasse ai centri di spesa nuovo carburante e, quindi, consentendo loro di non tagliare.
L’abbattimento sistematico del debito pubblico ci consentirà di conseguire anche la riduzione delle tasse con la quale ogni cittadino avrà più soldi in tasca per pagarsi i servizi (che dovranno aumentare almeno fino a pareggiarne i costi effettivi) e per spendere anche in beni “voluttuari” ma utili a dare qualità alla vita di ciascuno e a far da volano all’economia.

P.S.: Ascoltato per radio il discorso del Premier. Nessuna patrimoniale. Anzi il ribadito impegno a ridurre le vessazioni fiscali. Tanto mi basta per qualificarlo come un buon intervento. Gli speculatori ? Peste li colga !

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Luglio Suona Bene, incassi record

I nomi sono da pelle d’oca. Lou Reed, Sting, Elton John, Joe Cocker, Ricky Martin, Burt Bacharach, George Benson, Ringo Starr, ChicagoCyndi Lauper. Ma anche Gino Paoli, Giovanni Allevi, Stefano di Battista Quartet, Raphael Gualazzi, Ennio Morricone e Roberto Vecchioni che insieme ad altre leggendarie star del panorama pop, rock e jazz, della world music e della musica contemporanea si sono avvicendati sul palco allestito della Cavea e nelle sale dell’Auditorium Parco della Musica di Roma rendendolo uno dei luoghi d’elezione dello spettacolo e della musica di qualità. Sono gli incassi registrati a confermare Luglio Suona Bene come una delle più importanti manifestazioni estive a livello internazionale:  2.350.000 euro circa nell’arco di poco più di un mese a dimostrare che la crisi economica non ha intaccato il bisogno di crescita culturale del pubblico che ogni sera ha affollato la Cavea. Un dato straordinario che rende Fondazione Musica per Roma non solo un biglietto da visita ragguardevole ma una vera garanzia di successo per le star e per la musica mondiale.

In hotel, ma solo con educazione

Una lista-nera dei clienti maleducati e inadatti ad essere ospitati in hotel. A ideare il sistema è www.book-a-break.com un portale specializzato nella prenotazione di alberghi online.
Se quindi un cliente ha danneggiato o rubato oggetti da una stanza d’albergo, se ha dato dimostrazione di non rispettare i codici di civiltà, verrà inserito in un elenco anti-maleducati accessibile ai soli albergatori e gli impedirà ulteriori prenotazioni. Secondo il portale infatti solo in Gran Bretagna, negli ultimi 5 anni, ben tre milioni di clienti hanno creato problemi allìhotel durante il soggiorno rubando accappatoi per un valore di 5 milioni di sterline o sottraendo qualcosa come souvenir della vacanza, sono stati danneggiati 336mila letti e resi inservibili più di 300mila televisori. Oltre ai casi in cui i clienti lasciano l’albergo di lusso senza pagare.

Gianfranzo Fini e la casta

Mica tanto, ma solo il 17 luglio dopo il successo dei pettegolezzi di spider web, questo tizio qui di cui sopra scriveva qualcosa come: “Condivido l’appello affinché il Parlamento faccia tutto quanto è in suo potere per convincere gli italiani che le Camere non sono il luogo dove una casta privilegiata si chiude a difesa dei suoi interessi – scrive il leader di Futuro e Libertà – sono certo che entrambe le Camere faranno la loro parte e, per quanto riguarda Montecitorio, insieme al Collegio dei Questori metterò a punto le proposte di riduzione dei costi e di trasparenza, che entro luglio saranno discusse dall’Ufficio di presidenza e votate in Aula prima della pausa estiva” … Ma, ovviamente si sa che tra il dire e il fare c’è di mezzo un mare… anzi, un oceano, anche se sarebbe comunque stata ben poca cosa a fronte di tutto ciò che hanno i politici italiani…
La difesa della casta è qualco­sa di politicamente molto scorretto, adesso. E chissà, Gianfranco Fini non ha calcolato forse il rischio di esporsi «a gamba tesa», come accu­sa l’Italia dei Valori, a tutela dei privi­legi. All’ordine del giorno dell’Idv, che chiedeva di abolire per sempre il vitalizio dei deputati, il presidente della Camera ha risposto con uno stop: «inammissibile». Non è possi­bile, ha detto, perché è «incostituzio­nale». Non ha calcolato Fini in che guaio è andato a infilarsi con questo «no» scandito in ufficio di presidenza. L’Italia dei Valori ha subito annun­ciato di non votare il bilancio inter­no della Camera, ma soprattutto questo rifiuto all’abolizione del vita­lizio, privilegium privilegiorum, ri­suona davvero come una mossa da rappresentante integralista della ca­sta, e non certo come un comporta­mento da buon riformatore dei vizi di palazzo. E poi non è bastato che Fini abbia corretto successivamente: voleva di­re, cioè, che l’idea dei dipietristi è otti­ma, ma che non può valere per la legi­slatura in corso, quanto «per il futu­ro». Tanto più che l’Italia dei Valori l’ha rosolato a puntino tirando fuori un ordine del giorno identico sulla cancellazione dei vitalizi, presenta­to dallo stesso deputato (Antonio Borghesi) un anno fa, e che non ave­va avuto nessun rifiuto pre-aula, ma era stato discusso nell’emiciclo, sal­vo essere affondato, come immagi­nabile, da più di quattrocento «no». E dunque, perché Fini ha tirato fuori ora la storia dell’incostituzionalità ora e non nel 2010? Insomma, è facile parlare di tagli alle saponette dei bagni e alle auto blu, ma se si va a pizzicare i vitalizi do­rati, nemmeno il fondatore di Futu­ro e Libertà riesce a combattere il ri­chiamo della casta. Va detto che in uf­ficio di presidenza, composto anche da quattro vicepresidenti, tre questo­ri e otto deputati segretari, nessuno l’ha contestato,tutti i rappresentan­ti dei gruppi presenti hanno lasciato correre, ma «la scelta gravissima», per l’Idv, è soprattutto quella di Fini. Nell’ordine del giorno si chiede «la soppressione immediata di ogni forma di assegno» denominato ap­punto vitalizio, di cui un deputato può godere con soli cinque anni di mandato, al compimento dei 65 an­ni di età (60 in relazione alla durata del mandato), e di «destinare la me­desima quota dell’indennità parla­mentare alla gestione separata pres­so l’Inps». Si propone in sostanza di equiparare, almeno da questo pun­to di vista, un deputato a un cittadi­no normale. Secondo i promotori, questo intervento garantirebbe un risparmio per la Camera di circa 100 milioni di euro l’anno. Ogni parlamentare versa mille e sei euro al mese per il vitalizio. La pensione-premio va da un minimo di 2.486 a un massimo di 7460 euro al mese, circa il triplo di quella percepi­ta dai colleghi europei. La precisazio­ne succes­siva di Fini è stata una retro­marcia che ha solo complicato le co­se: la scelta sull’ordine del giorno del­l’I­talia dei Valori è stata fatta conside­rando il metodo, «ovviamente pre­scindendo da qualsiasi giudizio di merito che potrà, (e a mio avviso do­vrà) essere valutato dalle forze politi­che attraverso conseguenti iniziati­ve legislative». Il metodo sarebbe appunto l’inter­vento anche sugli assegni in corso, con effetto retroattivo, perché, ha ob­biettato Fini, «in contrasto con i prin­cipi generali posti dalla giurispru­denza della Corte Costituzionale». Ma a Fini si potrebbe obbiettare che l’ultima manovra economica, per esempio, è intervenuta sulle pensio­ni in essere, nel caso dei tagli a quelle superiori ai 90mila euro, e quindi non sarebbe uno scandalo attuare fin da subito il taglio all’assegno per­petuo, tantopiù che l’ultima relazio­ne annuale dell’Inps dice che la me­tà delle pensioni percepite dagli ita­liani è sotto i 500 euro. «Altro che metodo!- è stata la repli­ca contro Fini del capogruppo del­­l’Italia dei Valori Massimo Donadi ­L’ordine del giorno dell’Idv è stato re­spinto per la paura d­i sostenere le cri­tiche dell’opinione pubblica nel boc­ciarlo», in aula, qualora fosse andato al voto e non fosse stato congelato prima, come è invece avvenuto. In serata il questore della Camera Anto­nio Mazzocchi (Pdl) ha poi chiarito che «l’ufficio di presidenza di Monte­citorio ha deliberato la sostituzione dell`attuale istituto del vitalizio a de­correre dalla prossima legislatura, con un nuovo sistema previdenzia­le, analogo a quello previsto per la ge­neralità dei lavoratori». Insomma, la stangata degli assegni perpetui ri­guarderà i prossimi parlamentari. E sarà affare del futuro presidente del­la Camera.

Disponibile il DVD della visita di Bossi a Salsomaggiore !!!!!

VI INFORMO CHE PER CHI FOSSE INTERESSATO CHE E’ DISPONIBILE IL DVD CON LA RACCOLTA DI TUTTO IL MATERIALE FOTO/VIDEO RACCOLTO IN OCCASIONE DELLA VISITA DI BOSSI A SALSOMAGGIORE !!
IL COSTO DEL DVD E’ DI EURO 5 E I FONDI ANDRANNO ALLA SEZIONE LEGA NORD DI PARMA !!
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Crisi e tagli? Il Pd spende 31 milioni per la nuova sede della provincia di Bologna

Province: croce e delizia per il Pd. Croce per quelli che, come i veltroniani, vogliono abolirle tout court. Delizia per chi invece le difende e vuole vederle fiorire sempre più rigogliose come, ad esempio, la battagliera Beatrice Draghetti, presidente della Provincia di Bologna. La Draghetti non intende farsi condizionare dalla triste prospettiva che tante poltrone vengano cancellate tutte d’un colpo e dunque pensa al futuro, progettando una nuova e grandiosa sede per l’ente che guida dal 2004. In via Bigari vicino alla stazione si costruirà un bel palazzone di cinque piani in grado di ospitare circa 400 impiegati. Poi ci sarà un’ampia sala conferenze da cento posti, ristoranti e bar. E ancora un parcheggio interrato dove ciascuno dei 400 dipendenti potrà avere il suo posto auto e ci sarà pure una pista ciclabile per gli ecologisti. E dato che non si vive di solo pane, anche un museo. I soldi ci sono e il via libera per i lavori è già stato dato: costo previsto circa 31 milioni di euro. Non male per ospitare un ente che dovrebbe essere abolito pure secondo un vicino strettissimo della prodiana Draghetti, il sindaco di Bologna, Virginio Merola.
E in effetti i due si sono scontrati piuttosto duramente nelle scorse settimane proprio sulla questione di una possibile abolizione della provincia e conseguente riassegnazione delle competenze. L’astensione del Pd alla Camera sul voto che avrebbe permesso l’abolizione delle province è una ferita aperta all’interno del partito di Pier Luigi Bersani, che ha definito la volontà di cancellare le province «una sparata demagogica».
Intanto però Merola da Bologna lanciava l’ipotesi di una città metropolitana, una sorta di federazione dei territori che di fatto andrebbe a sostituire la provincia. La Draghetti non l’ha presa bene facendo subito notare che il cambiamento richiesto da Merola necessitava di una nuova legge e di riforme complesse che andrebbero a coinvolgere la nostra Costituzione. Troppo lungo e complicato, meglio nel frattempo «atterrare su riforme vere, di alto livello». E infatti il nuovo palazzone previsto per la provincia è alto ben cinque piani. Merola però non si è arreso ribadendo la necessità di liberarsi «di istituzioni superflue». Il sindaco di Bologna insiste: «Il Pd deve avere il coraggio di porre il tema dell’abolizione della provincia. In Parlamento si è persa una grossa occasione». Oltretutto Merola non è solo in questa battaglia perché al suo fianco si è schierato un pezzo da novanta come il governatore Vasco Errani. «La Regione Emilia-Romagna sostiene e incentiva ogni forma di riorganizzazione e semplificazione istituzionale per ottimizzare le risorse e rafforzare il legame tra i cittadini e le istituzioni», ha sentenziato Simonetta Saliera, vice presidente della Regione.
Ma la Draghetti non intende mollare. Proprio sulla sua tenacia, dimostrata quando era presidente dell’Azione cattolica diocesana, aveva puntato Vittorio Prodi quando la chiamò per la prima volta a Palazzo Malvezzi nel ’96. Impegno poi sfociato nella sua adesione ai Comitati per l’Italia di Romano Prodi.
La Draghetti ricorda che il progetto di via Bigari rappresenterà comunque un risparmio per gli enti locali. Grazie alla formula del «leasing in costruendo» la provincia non dovrà indebitarsi e anzi ci guadagnerà, risparmiando «la quota di canone di affitto oggi pagato per le sedi che verranno lasciate libere». Affitto che al momento ammonta ad un milione e 600mila euro annui. «A partire dal 2015, dunque, l’equivalente del valore del canone di affitto si trasformerà in canone di leasing, senza che si determini alcuna sovrapposizione», scrive la Draghetti che conclude ricordando che comunque l’immobile in questione rimarrà di proprietà dell’Ente «qualunque esso sia». Ovvero le province non saranno abolite, al massimo cambieranno intestazione.
di Francesca Angeli 

È ufficiale: Marco Travaglio porta sfiga

Marco Travaglio porta male. Quando nominate questo diffamatore, toccatevi. E se lo nominate spesso, fatevi un pendaglio con un ferro di cavallo!

Travaglio è passato dal «Giornale» alla «Voce»: la «Voce» ha chiuso;

è passato al «Borghese»: il «Borghese» ha chiuso;

è andato da Luttazzi: gli hanno chiuso il programma;

ha promosso Raiot della Guzzanti: non è mai andata in onda, e lo stesso vale per i programmi di Oliviero Beha e Massimo Fini;

ha sostenuto Santoro, e subito dopo Santoro è mancato dalla tv per il periodo più lungo della sua vita;

ha sostenuto la candidatura di Caselli all’Antimafia e hanno fatto una legge apposta per non farcelo andare;

ha sostenuto il pm Woodcock e…plof!;

ha sostenuto la Forleo: una tragedia;

si è installato ad Annozero, e Santoro, Deo Gratias!, non lo vogliono più neanche al circo Orfei;

Simona Ventura lo ha incontrato a La 7 ed è caduta da una scala;

si è appiccicato a D’Avanzo e D’Avanzo è morto;

mentre sparava l’ennesima mitragliata di prediche prese dal suo breviario è partito un terremoto che lo ha mostrato in pedalini e mutande;
ha sostenuto Bersani e D’Alema nella fuffa anti-Cavaliere e li hanno inquisiti assieme a tutto il Pd;
come ha solo nominato De Magistris è arrivato il tifo a Napoli; 
ora tremano Beppe Grillo e Di Pietro (già in discesa nei sondaggi) mentre Antonio Padellaro è stato avvistato a Medjugorie mentre tornava da Lourdes e Fatima con le mani sui testicoli
accompagnato da un esorcista.

Non nominatelo!

Non pronunciate il suo nome e, se proprio dovete,  fatelo tenendo stretto un cornetto antisfiga.

Di: Marcello Sanna

I buffoni… ci ripensano

Solo ieri Calderoli ci diceva che: “di fronte ad una crisi come questa, i politici non hanno diritto di andare in ferie questo agosto”. Oggi hanno già cambiato idea. Ma invece che straparlare a vanvera, non sarebbe meglio tacere preventivamente? Io penso che farebbero un pò meno schifo se tenessero almeno una volta quella bocca chiusa.
Roma – Inizieranno domani, salvo imprevisti, le vacanze dei deputati, subito dopo il dibattito sull’informativa del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, previsto alle 15 in Aula alla Camera. I lavori di Montecitorio riprenderanno poi il 5 settembre, con le sedute delle Commissioni. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo, che questa mattina ha fissato il calendario di settembre. L’Aula della Camera riprenderà le sue sedute la settimana successiva, il 12 settembre. Il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha spegato che la decisione è stata frutto di una “valutazione seria”, dal momento che la prima settimana di settembre “circa un centinaio di parlamentari”, come tradizione, “fanno un pellegrinaggio. Per rispetto verso di loro abbiamo dunque ritenuto – ha spiegato Cicchitto – di iniziare le sedute dell’Aula la settimana successiva”. 170 tra deputati e senatori, infatti, andranno in Terra Santa dal 3 al 9 settembre. È dal 2004 che i parlamentari cattolici vanno in pellegrinaggio, un viaggio organizzato anche quest’anno dal vicepresidente della Camera Maurizio Lupi.

Contrarie le associazioni musulmane…

… e allora? Siamo in italia e non in islamilandia… almeno, non ancora. Vogliono portare burqa e quant’altro? Bhe, che se ne tornino nei loro paesi. E per i convertiti, partano anche loro e vadano nei paradisi islamici a praticare la loro “religione“. Ma sicuramente, qualcuno come ad esempio, chessò, la cassazione farà di tutto per cancellare tale legge e magari anche prima che vada in vigore.
MILANO – Primo sì alla Camera sul disegno di legge che vieta burqa, niqab e altri indumenti etnici che nascondono il volto della persona. Si tratta di un primo passo verso l’approvazione perché la proposta dovrà passare al vaglio dell’Aula, dopo la pausa estiva. A votare a favore sono stati i deputati di Pdl, Lega e Reponsabili. Contro si è espresso il Pd. Mentre Fli, Idv e Udc si sono astenuti. La maggioranza ha annunciato che ne chiederà la calendarizzazione in aula a Montecitorio alla ripresa dei lavori a settembre.
REAZIONI – Nella nuova legge sono previste multe pecuniarie per chi non rispetta il divieto e anche la reclusione fino a un anno, oltre a ben più pesanti sanzioni pecuniarie fino a 30 mila euro, per chi obbliga altri a indossare il burqa o comuqnue a girare per le strade con il volto coperto. Tra i primi a commentare il provvedimento il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna che plaude alla risoluzione: «Il velo integrale non è mai una libera scelta delle donne, ma un segno di oppressione culturale o fisica: vietarlo nei luoghi pubblici vuol dire restituire la libertà alle donne immigrate». In Italia non c’è però un’emergenza burqa, ha aggiunto il ministro: «In Italia, come in altri Paesi, i casi di donne costrette ad indossarlo restano per fortuna isolati, ma non per questo sono meno gravi». Commenti soddisfatti sono giunti anche dalla lega, mentre il Pd ha espresso la sua contrarietà attraverso la senatrice Vittoria Franco che ha definito la proposta di legge «un errore», aggravato dalla previsione di multe e reclusione per punire chi non si adeguerà.
MONDO ISLAM – Non si è fatta attendere la reazione del mondo islamico. Contraria al provvedimento Silvia Layla Olivetti, portavoce del Movimento per la tutela dei diritti dei musulmani: «Pur non essendo favorevoli all’uso del niqab o del burqa in Europa, siamo decisamente contrari a una proposta di legge che si potrebbe tradurre in una penalizzazione per quelle donne che, per scelta non contrattabile o per costrizione, indossano il velo integrale». Contraria anche l’Unione delle Comunità islamiche in Italia, che tramite il suo portavoce Roberto Hamza Piccardo ha sottolineato che «Vietare il velo islamico per legge è un’ingiustizia che tocca le libertà individuali».