Quando la Rete è sinonimo di Libertà

Mi piace pensare che il nostro impegno, con questo blog, di tenere vivo il principio della pena di morte come
giusta e proporzionata punizione del reo,
adeguata soddisfazione per i parenti delle vittime,
deterrente contro eventuali emuli e
liberazione della società da eventuali reiterazioni dello stesso crimine da parte di chi si fosse già reso responsabile di analoghi reati,
possa trovare anche in Italia altrettanti emuli.

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Sbarchi a Pantelleria e Lampedusa

TRAPANI – L’ennesimo allarme sbarchi è scattato all’alba. Con un cellulare un immigrato ha chiamato la sala operativa della guardia costiera di Pantelleria dicendo che il motore aveva problemi e che qualcuno venisse a salvarli. Poi un rimorchiatore cipriota, a novanta miglia da Lampedusa, ha gettato in mare delle zattere a 300 profughi su una carretta in avaria e ferma in mezzo al mare da quasi due giorni, profughi poi recuperati dalle motovedette della Guardia costiera. Secondo il racconto di alcuni superstiti, che deve ancora essere vagliato dalle forze dell’ordine, durante la traversata decine e decine di migranti sarebbero morti di stenti e di fame: i cadaveri delle vittime sarebbero stati abbandonati in mare. A ricostruire la tragedia, che non ha ancora trovato conferme ufficiali, sono stati i primi superstiti trasportati in elicottero nel Poliambulatorio dell’isola a causa del forte stato di disidratazione. A fatica, anche a causa dello choc, hanno raccontato di essere partiti venerdi sera dalla Libia e di essere rimasti alla deriva dopo la rottura del motore. Le forze dell’ordine attendono tuttavia l’arrivo degli altri migranti, che e’ previsto in serata, per avere un quadro esatto della vicenda. Nelle operazioni di soccorso sono impegnate quattro motovedette della Guardia Costiera, che hanno gia’ trasbordato circa 300 profughi, e un elicottero che sta facendo la spola con Lampedusa per trasferire le persone che hanno bisogno di cure immediate. Il comandante della Capitaneria di Porto di Lampedusa, Antonio Morana, ha detto che gli equipaggi delle motovedette non hanno avvistato cadaveri nella zona dove è stato ”agganciato” il barcone.
Stamattina da Pantelleria erano partite due motovedette, una della Guardia costiera, l’altra della Guardia di finanza, mentre da Birgi si è levato in volo un elicottero HH3f del Centro Sar che ha proceduto in un giro di ricognizione. L’avvistamento del primo barcone a 4 miglia a nord dell’isola: il natante in legno, con a bordo una settantina di immigrati, stava già imbarcando acqua ed era alla deriva, Dopo le manovre di avvicinamento finalmente il trasbordo dei migranti sulle due motovedette. Quattro donne e quattro bambini sono stati trasferiti in ospedale, mentre la barca è affondata. E’ stato poi l’elicottero Nemo della Guardia Costiera, partito dall’aeroporto di Catania, a calare sulla barca e sulle zattere il proprio cestello con acqua e generi di prima necessità. Ma il disperato tentativo di qualche naufrago di aggrapparsi al cestello per tentare una impossibile risalita a bordo ha costretto l’elicottero ad abbandonare l’attrezzatura. Alle 14,40 le quattro motovedette hanno quindi raggiunto il barcone e le zattere, ed hanno iniziato il trasbordo al sicuro degli occupanti – ridotti ormai allo stremo delle forze. Tre degli occupanti sono stati recuperati dall’elicottero gravemente disidratati, fra questi una donna incinta. Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, e il comandante della Capitaneria di porto di Pantelleria, Giovanni Nicosia hanno seguito con attenzione l’andamento della delicata missione umanitaria.
Mercoledì era approdato al molo Favaloro di Lampedusa – dove domani è atteso il segretario del Pd Pierluigi Bersani – un altro barcone con 304 profughi a bordo, soccorso due ore prima da due pattugliatori della Guardia di Finanza. L’imbarcazione aveva raggiunto il molo autonomamente, scortata dai due pattugliatori delle Fiamme Gialle. Dei 304 profughi 52 sono donne e 6 bambini. Provengono tutti dall’area subsahariana. Verranno trasferiti tra il centro d’accoglienza di Contrada Imbriacola e l’ex base militare Loran. Salgono così a più di 1.200 gli immigrati presenti sull’isola di Lampedusa. E nella tarda di martedì era arrivato a Lampedusa ancora un altro barcone. C’erano 330 migranti provenienti dalla Libia, tra cui 50 donne e 4 bambini. Erano stipati su un’imbarcazione di 15 metri in legno, simile a quella giunta lunedì con a bordo 271 persone e i 25 cadaveri di disperati morti nella stiva.

LA POLITICA ECONOMICA DEL GOVERNO BERLUSCONI

Quella della Merkel è una politica economica seria, altro che la nostra!“.
L’affermazione dell’on. Boccia (PD) al tg3 di mezzanotte del 30 giugno, in riferimento al recente decreto dell’esecutivo, è di quelle che non ammettono repliche.

La manovra economica del governo tedesco (che ammonta a 80 miliardi di euro) in ordine alla stabilizzazione dei conti e al contrasto della crisi, sembra sorprendentemente diventata la nuova stella polare del partito guidato da Bersani (evidentemente immemore dei tanti attacchi portati fino a ieri alla cancelliera democristiana), ed incentrato più che mai a polemizzare con il governo Berlusconi.

Ma davvero la politica economica fin qui realizzata dall’esecutivo italiano deve essere criticata ad alzo zero, se paragonata a quella della Germania e degli altri Paesi occidentali? 
L’opinione di chi scrive è radicalmente diversa da quella dell’opposizione italiana.

I motivi sono presto detti: se è vero che l’economia tedesca mostra i migliori segnali di ripresa tra tutte quelle del mondo occidentale (in particolare per l’aumento del P.I.L., dovuto essenzialmente al traino delle esportazioni), è altrettanto vero che i sacrifici imposti dalla Merkel sono stati pesantissimi, a partire dalla riduzione programmata del 25% agli stipendi del pubblico impiego, all’aumento dell’imposta indiretta al 25%, all’eliminazione della cassa integrazione.

Tagli incisivi ma laceranti, come si vede, che hanno determinato un crescente malcontento nella popolazione tedesca, che ormai da due anni infligge sconfitte impietose all’esecutivo della cancelliera.
Davvero il partito di Bersani vuole seguire questo esempio di “lacrime e sangue” per ripianare i conti e far crescere l’economia?
Davvero i “democratici” non si ricordano di aver propagandato, all’inizio della crisi, una ricetta esattamente opposta, e cioè quella keynesianadell’incremento della spesa pubblica, imputando al governo italiano di non allargare i cordoni della borsa?

Certo il nostro Paese non cresce come la Germania (il problema, però, non riguarda solo la situazione attuale, essendo vecchio di almeno vent’anni), ma la politica economica del governo Berlusconi, in questi tre anni di crisi mondiale, ha saputo brillantemente fronteggiare l’emergenza dei conti pubblici, da un lato senza l’impiego di iniezioni di spesa pubblica (come consigliato dall’opposizione), dall’altro estendendo la rete di protezione sociale, evitando tagli da “macelleria sociale“.

Rispettando i vincoli di bilancio (il rapporto deficit-pil è stimato uno dei migliori al mondo, al 4% nel 2011, e addirittura prevedibilmente azzerato nel 2014; l’inflazione al 2.7%, in linea con la media europea), la linea prudente impressa dal ministro Tremonti è riuscita nell’impresa di ampliare la cassa integrazione, non solo mantenendo i benefici a favore dei lavoratori dell’industria ,ma estendendoli anche a quelli del commercio e dei servizi.

Sì è inoltre lavorato con successo (d’intesa con i sindacati più responsabili, vale a dire Cisl, Uil, Ugl) per far rimanere in Italia il più grande gruppo automobilistico, che investirà miliardi per le nuove produzioni (pur in cambio di norme più rigide nell’organizzazione del lavoro); si è salvata dal fallimento la compagnia aerea nazionale.

Queste misure hanno contribuito ad abbassare il tasso di disoccupazione, che ora si attesta all’8,1%, a fronte di una media dei Paesi euro al 9.9% (con punte del 21.5% in Spagna).
I provvedimenti del governo Berlusconi, in sostanza, sono riusciti a conciliare il rispetto dei conti pubblici e il mantenimento della pace sociale, laddove molti altri Paesi non sono riusciti nell’intento, sbilanciandosi ora in un senso, ora nell’altro.

I meriti dell’esecutivo italiano non si fermano qui: è stata abolita l’Ici sulla prima casa, si è tenuta a bada la dinamica pensionisticaprotetto il risparmioridotto l’assenteismo pubblicocostruito a tempo di record le case per 18 mila aquilaniabbattuto i vincoli ideologici che bloccavano grandi opere pubbliche.

Si è realizzata la migliore riforma della scuola e dell’università dal dopoguerra
Certo si può fare di più e di meglio, a partire dal taglio dei costi della politica, che sconta emolumenti elevati e 4 livelli di governo (Stato, Regioni, Province, Comuni): troppi per qualsiasi Paese.
Ma la strada percorsa fin qui non mi pare affatto disprezzabile.

Vincenzo Merlo ITALIA-POLITICA.IT

Difendere i risparmi dal fabbisogno statale

Come era prevedibile, il pregiudizio derivante dagli interessi corporativi (politici, industriali e finanziari) ha fatto sì che il discorso del Premier trovasse una eco critica sulla maggior parte della stampa (quella orientata a sinistra e che nei giorni scorsi ha coperto di elogi l’Amato che, nottetempo, trafugò lo 0,6 per mille dai nostri conti correnti nel 1992).
In realtà l’informativa del Premier e successivo dibattito hanno evidenziato come quello di Berlusconi, con tutti i limiti derivanti dalla situazione contingente internazionale e dall’assalto che gli viene portato in Italia dai poteri forti, dall’opposizione, dalla magistratura, sia comunque l’unico Governo possibile, l’unica leadership in grado di impugnare il timone dell’Italia.
Berlusconi ha esposto i fatti e il programma di governo per i prossimi venti mesi.
Non ha comunicato nulla di eclatante, ma ha dimostrato di aver ben presenti i problemi in essere e di avere un piano per affrontarli e soprattutto una maggioranza parlamentare per governare.
Senza scadere nel cabaret di Di Pietro, le opposizioni hanno invece dimostrato di non avere un progetto e di essere solo i megafoni di interessi che vorrebbero solo mettere le mani sulle leve di governo per poter sfruttare i poveri contribuenti italiani cui far pagare il costo della crisi.
Bersani ha ripetuto alla noia il mantra del “passo indietro” cui probabilmente neppure lui crede.
Casini si è distinto solo per un generico invito all’armistizio che coprirebbe un inciucio vergognoso, ma anche lui non sa cosa fare tranne, probabilmente, mettere le mani nelle tasche degli Italiani.
Insomma, gira e prilla, il punto resta sempre quello: le tasse.
Se noi Italiani continueremo a pagare tasse a questi livelli o, peggio ancora, se dovessero prevalere i gabellieri della sinistra con le loro patrimoniali “sui più ricchi”, allora l’Italia avrà perso la sua battaglia contro gli speculatori.
Perchè le tasse servono solo a consentire allo stato di continuare nella politica della spesa.
Le tasse sono il carburante che alimenta il debito pubblico.
Se si chiudesse il rubinetto, lo stato sarebbe obbligato a ridurre drasticamente le spese o a fallire (con un risultato uguale anche se più devastante per tutti noi).
Berlusconi è l’unico che proponga una linea concreta di politica economica, anche se personalmente sarei molto più radicale nell’affrontare il debito pubblico, sfidando l’ira delle corporazioni di interesse e, quindi, tagliando le spese e riducendo le tasse per importi significativi.
La nottata passerà, questo è certo.
Il mio auspicio è che passi senza vedermi derubato di una parte del mio patrimonio, dei miei risparmi, magari nottetempo, per alimentare le spese clientelari dello stato (rectius: di chi lo governa) con una aberrante patrimoniale (mascherata da “tasse sulle rendite”).
Nonostante tutto, nonostante la manovra di stampo socialista di Tremonti, i miei desiderata sono ancora meglio garantiti da Berlusconi che da Bersani e dai suoi compagni di strada, vecchi e nuovi.

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Cultura finanziaria 2

Un pò di ottimismo
Lo scritto è uno studio pubblicato da MORNINGSTAR il 21 luglio scorso, ed è stato messo a disposizione dei clienti di Fineco . Fa parte del gruppo dei dieci articoli più letti dai loro clienti durante il mese di luglio.
Italia, debito e senso di responsabilità
Secondo i canoni economici-finanziari, il Belpaese è messo meglio degli altri Pigs, ma ha un problema in più: scandali e riottosità politica.
Autrice: Sara Silano 21-07-11 (*)
E’ più preoccupante il rialzo dei tassi o la crisi del debito sovrano? Per un italiano entrambi i fenomeni fanno suonare il campanello di allarme. Da un lato, la crescita dei saggi di riferimento da parte della Banca centrale europea aumenta il costo di finanziamento pubblico; dall’altro i problemi dei paesi periferici fanno schizzare gli spread rispetto al Bund tedesco, considerato come sicuro.
La domanda corretta da porsi, dunque, è: quanto è sostenibile il debito governativo italiano? Uno studio di Morgan Stanley simula un incremento del costo di finanziamento di 300 punti base dai livelli attuali nell’arco del biennio, fino ad arrivare a un tasso medio del 7%, che è considerato il punto di pareggio, al di sopra del quale il debito del Belpaese potrebbe non essere più sostenibile.
Il primo effetto dell’aumento dei tassi è che lo stato deve pagare interessi più alti, il che alimenta il circolo vizioso del debito. La notizia positiva, però, è che l’impatto dell’incremento dei tassi è graduale nel tempo, dal momento che la maturity media dei titoli è di sette anni. In pratica esso incide solo sul rinnovo delle vecchie emissioni quando giungono a scadenza o su quelle nuove, non sull’intero stock.
Il problema è la crescita economica
Il report, firmato da Daniele Antonucci e Elaine Lin, considera l’aumento dei tassi di interesse dei titoli di stato dall’attuale 4% circa al 7% (300 bp) come sostenibile senza che il governo debba ricorrere a nuove misure fiscali straordinarie. Ciò è possibile, tuttavia, solo se il bilancio pubblico riesce a rispettare le previsioni di un avanzo primario dell’1% nel 2011 e del 2% nel 2012. In pratica, la differenza tra entrate e uscite d’esercizio, esclusi gli interessi sul debito, deve essere positiva. Altra condizione è che la crescita del Pil non scenda sotto l’1% e l’inflazione si aggiri attorno all’1.8%. La nota dolente è proprio lo sviluppo economico, per il quale gli analisti non si fanno grandi illusioni, perché è cronicamente basso, compromesso anche dalla mancanza di riforme strutturali che stimolino la produttività e competitività. D’altra parte questo non è stato neppure il focus della manovra straordinaria da 48 miliardi di euro, approvata in tempi record dal Parlamento la settimana scorsa, che è stata imperniata su misure d’austerità.
Pericolo contagio
Nella delicata situazione italiana si inserisce un’ulteriore minaccia, il pericolo di contagio della crisi del debito nella periferia di Eurolandia. Paradossalmente il salvataggio di paesi come la Grecia, che sono messi peggio dell’Italia, sposta l’attenzione degli investitori e soprattutto degli speculatori verso le altre nazioni deboli, costrette a finanziarsi sul mercato. L’Italia ha, dunque, fondamentali migliori rispetto agli altri Pigs (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna), perché ha un surplus primario, un basso indebitamento del settore privato, un sistema bancario che ha evitato la crisi e non ha il problema di dover attrarre grandi capitali dall’estero. Tuttavia, non è del tutto al riparo dagli shock.
Cattivi esempi
In più il Belpaese ha un problema squisitamente italiano: la classe politica che con il suo agire non rappresenta un bel biglietto da visita per il mondo. Il premio per il rischio politico non è attualmente riflesso nei prezzi dei titoli, ma la storia degli ultimi 40 anni insegna che i mercati finanziari hanno reagito in modo brusco agli eventi politici. Nelle due settimane prima o dopo una crisi di governo, i tassi di interesse sono aumentati in media di 24 punti base, mentre la Borsa è scesa di circa il 5%. L’ingresso nell’euro ha attenuato negli anni passati questo effetto, ma la crisi del debito dei Piigs ha rimesso tutto in discussione. Con la conseguenza, che il rischio politico oggi ha un suo costo che però è pericolosamente oscurato da scandali e diatribe partitiche.

(*) Sara Silano è Caporedattore di Morningstar in Italia. Attenzione: Morningstar e i suoi dipendenti non forniscono alcun tipo di consulenza, né su investimenti in generale né su specifici fondi. Puoi mandare un commento all’Autore accedendo al sito di Morningstar (http://www.morningstar.it/it/), facendo poi l’opportuna ricerca.

L’elegante discorso di Di Pietro ieri alla Camera

Pregiudicato illusionista, successore di Nerone, amico della cricca, compratore di consenso di alleati e oppositori, maestro della massoneria, piduista, precursore della corruzione e della collusione, inventore di una nuova forma di corruzione, stupratore della democrazia, alla testa della piovra politica, dovrebbe arrestarsi da solo, fa politica per sfuggire ai misfatti che ha commesso, manipola l’informazione in maniera mafiosa, ha pagato tangenti a politici e magistrati.
Ecco un piccolo riassunto dell’intervento elegante, pacato, rispettoso, civile e democratico  del trebbiatore Di Pietro ieri alla Camera.

 ……………………INTANTO SBAGLIO O IL FIGLIO DI DI PIETRO E’ STATO INDAGATO E LUI E’ ANDATO DAI GIUDICI PER SISTEMARE TUTTO? DOMANDA: QUANTO PRENDE IN POLITICA IL FIGLIO DEL SIG. DI PIETRO AL MESE?  15/20000.00 MILA EURO AL MESE. 
A seguire qualche interessante articolo dell’immacolato Di Pietro !!!!!! Che schifo !!!


http://ilpensieroverde.blogspot.com/2011/07/toto-dipietro-limmobiliarista-2parte.html

http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/arresti-napoli-3/figlio-di-pietro-indagato/figlio-di-pietro-indagato.html

http://www.ilgiornale.it/interni/di_pietro_si_mosse_figlio_guai/23-12-2008/articolo-id=316437-page=0-comments=1

I disordini dell’orda

La Procura della Repubblica di Bari ha deciso di non procedere con rito direttissimo nei confronti dei 28 migranti arrestati lunedì a Bari durante gli scontri scoppiati nei pressi del Cara. Il procuratore aggiunto Pasquale Drago, insieme al pm titolare delle indagini Marcello Quercia, ha annunciato che chiederà la convalida degli arresti al gip di turno presso cui saranno depositate richieste e atti. “Abbiamo deciso in tal senso – ha spiegato Drago – perché dalle indagini e dai video della Digos stanno emergendo elementi importanti che meritano un approfondimento d’indagine“. I 28 di cui non sono state rese note le generalità sono giovani tra i 20 e i 38 anni d’età e provenienti da diverse nazionalità: i gruppi più numerosi sono originari di Bangladesh, Pakistan, Mali, Costa d’Avorio e Ghana; altri da Afghanistan, Burkina Faso, Iraq e India. Resistenza a pubblico ufficiale aggravata dall’uso di armi improprie come pietre e spranghe in ferro, minacce, interruzione di pubblico servizio per il blocco stradale della statale 16, danneggiamento seguito da incendio di cassonetti e sterpaglie, danneggiamento aggravato di beni della pubblica amministrazione tra cui dieci automobili della polizia e un pullman dell’Amtab, violenza privata nei confronti degli automobilisti bloccati e delle donne sequestrate sull’autobus, lesioni personali aggravate verso agenti e militari, furto e blocco ferroviario. Sono otto i reati che la procura contesta a vario titolo ai 28 arrestati per i disordini di lunedì mattina all’esterno del centro di accoglienza, quando la tangenziale fu bloccata, un autobus assaltato e la circolazione ferroviaria intorrotta. Accuse pesantissime, perché per il solo blocco ferroviario di gruppo rischiano da due a dodici anni di reclusione.
Mantovano: “No al permesso per tutti, bisogna capire bene chi sono“. Ma il sospetto degli investigatori è che dietro i migranti ci sia una cabina di regia. La stessa che ha dato vita ai disordini anche a Mineo e Crotone. Gli inquirenti infatti indagano su possibili infiltrati nella protesta che avrebbero organizzato la rivolta a livello nazionale. I rivoltosi, circa 200, secondo gli investigatori, avrebbero minacciato e pestato anche gli altri ospiti del Cara per convincerli a partecipare alla manifestazione: all’inizio della protesta infatti tra i moduli erano in 800, poi il gruppo si è sfaldato e solo lo zoccolo duro ha preso parte alle violenze. Il bilancio finale della guerriglia è stato di 98 feriti di cui 42 poliziotti, 40 carabinieri e 16 cittadini presi di mira nelle automobili in coda o nel bus dell’Amtab assaltato dagli extracomunitari. La tensione a Bari resta altissima in vista dell’incontro di oggi in Prefettura con il sottosegretario all’interno Alfredo Mantovano. I migranti del Cara hanno già annunciato una manifestazione in piazza Libertà: dalle 16 terranno un presidio per chiedere il riconoscimento del diritto di asilo. Entro questa sera infatti scade l’ultimatum di 48 ore che avevano dato al governo: risposte certe altrimenti sarà di nuovo guerriglia. Il timore è che si possano ripetere gli scontri di lunedì ma questa volta nel cuore della città.

Fusione fredda/ Nasa: Dennis Bushnell ammette che l’E-Cat di Andrea Rossi funziona

Dennis Bushnell scienziato capo della Nasa, ammette che l’invenzione di Andrea Rossi effettivamente funziona, ma corregge il termine fino ad ora utilizzato per designare ilprocesso di funzionamento, non sarebbe fusione fredda, ma una reazione nucleare a bassaenergia (LERN), le cui basi teoriche furono gettate più di 20 anni fa da due scienziati americani Widom e Larson. La reazione probabilmente, è una reazione di decadimento beta a bassa energia – sostiene lo scienziato. Lo stesso Dennis Bushnell oltre ad essere scienziato capo al “NASA Langley Research Center” in Hampton, Virginia, è esso stesso un inventore ed autore ed e’ stato consulente per numerosi progetti militari, alcuni di questi includono il DOD, l’USA Air Force, il DARPA, e l’NRC. Le reazioni a bassa energia o LERN sono molto promettenti come energie alternative, infatti sono in cima alla lista di tecnologie emergenti assieme a pannelli solari super-efficienti, sorgenti geo-termiche, turbine eoliche ad alta quota e supercondensatori. ”La più interessante fra tutte è proprio questa” – dichiara – durante una intervista tenutasi qualche giorno fa via “Ev WorldPodCast”. Bushnell dichiara che la tecnologia LERN potrebbe risolvere potenzialmente tutti i problemi attuali legati alla produzione e distribuzione dienergia, di smaltimento e di inquinamento.”Probabilmente se venisse utilizzato suscala mondiale, non ci sarebbero bisogno di altre fonti alternative, perché la nostra società potrebbe benissimo alimentarsi solamente tramite questo tipo di reattori”. Una dichiarazione di questo tipo fatta da una persona dotata di tale credibilità è una ventata di aria nuova in un settore che ogni giorno deve sopperire al fabbisogno di una società tecnologica in continua crescita, richiedendo quantitativi di energie sempre più elevati. Probabilmente le dichiarazioni di Bushnell, spingeranno molti altri ricercatori ad avventurarsi nel nuovo campo di ricerca che si sta aprendo, portando a nuovi sviluppi e rendendo i costi sempre più accessibili anche per i piccoli compratori.
Durante l’intervista, Bushnell ha specificatamente menzionato l’ E-Cat di Andrea Rossi ed e’ sembrato elettrizzato al solo parlarne, giorni fa ha ricevuto i dati riguardanti la produzione di energia sotto forma di calore generata dal piccolo reattore di 50 centimetri cubici ed e’ rimasto sbalordito. “Credo che siamo sul punto di capire cosa stia succedendo dentro il reattore” – ha dichiarato – ”penso che le cose adesso accadranno molto rapidamente è una tecnologia che cambierà le carte in tavola, risolvendo i problemi geo-economici, geo-politici e di riscaldamento globale”. Nonostante le sue affermazioni positive sul LERN, egli stesso ammette che le reazioni di fusione a bassa temperatura non possano essere realizzabili facilmente se non addirittura siano del tutto impossibili. ”Gli esperimenti effettuati negli ultimi 20 anni, producono energia basandosi sul processo “Widom-Larsen”, non c’e’ nessuna fusione a freddo, probabilmente è un decadimento beta (emissioni di elettroni). La fusione è il processo per cui 2 atomi collidono, o si fondono assieme formando un nuovo elemento, il problema è che ci vuole molta energia per superare la barriera di Coloumb (repulsione elettrostatica fra 2 particelle cariche). La stella la centro del nostro sistema chiamata sole,produce energia sfruttando milioni di gradi di calore, con abbastanza calore, gli atomi si scontrano fra di loro e si fondono rilasciando enormi quantità di energia. Questo è il processo che si chiama fusione calda o a caldo.
La fusione fredda , invece, è un processo in cui gli atomi si fondono a temperature molto più basse, invece di milioni di gradi, ne basterebbero qualche centinaio. In qualche modo, nel reattore di Andrea Rossi, la barriera di Coulomb è per così dire abbassata e “perforata”, ci sono molte teorie a riguardo sul perché la barriera di Coulomb si indebolisca e possa avviare il processo di fusione. Queste teorie hanno un filo conduttore comune , molte di queste suppongono che un protone di idrogeno possa essere reso elettrostaticamente neutro da un elettrone. In altre teorie gli atomi di idrogeno sono compressi a tal punto da non essere più atomi e diventare “neutroni virtuali”. In altre parole, questi tipi “speciali” di atomi non risentirebbero della barriera elettrostatica, in questo modo possono fondersi più facilmente e generare calore, quello che avviene è una vera e propria trasmutazione metallica a bassa energia. Il motivo per cui alcuni scienziati come Bushnell e i simpatizzanti della teoria di Widom-Larsen vorrebbero abolire il termine “fusione fredda” è per evitare scomode eredità dovute al ricordo dell’ esperimento parzialmente riuscito e poco riproducibile di Fleschman e Pond risalente a più di 20 anni fa, chiamare questo nuovo fenomeno con un altro nome, potrebbe eliminare lo stigma che la fusione fredda si porta dietro da troppo tempo. Un nome alternativo proposto sarebbe “Trappola per neutroni “ o “reattore Lern”. “La gente potrebbe arrabbiarsi se sapesse che la fusione fredda poteva essere impiegata allora, meglio darle un altro nome”, sostiene Bushnell. La fusione fredda diventa realtà alla fine, quando fino a poco tempo fa era considerata fantascienza da B Movie. Pochi giorni fà Herald Patterson (un contribuente di PesWiki) ha posto una serie di domande sul blog dello stesso Andrea Rossi “Andrea Rossi’s Journal of Nuclear Physics”, alcune di queste vengono riportate di seguito.
HP: Caro Signor Rossi, grazie per avermi concesso il suo tempo ed aver confutato 2 leggende metropolitane che stanno circolando su Internet da un pò di tempo, ce ne sono altre alle quali vorrei che Lei desse una risposta definitiva.
AR:Grazie per le sue domande ho risposto qui di seguito
HP: Oltre al catalizzatore, idrogeno sotto pressione, e lo speciale trattamento del nickel, il calore generato dalla resistenza, ci sono altri elementi che catalizzano la reazione? C’è una sorgente di radiazione hf (segnale ad alta frequenza) ?
AR: Flash Gordon! Sul serio, cosa accade nel reattore è influenzato solo da quello che c’è dentro, al di fuori non c’è niente
HP: Nessuna emissione gamma è stata rilevata?
AR: Non so chi le ha detto questo ma ne abbiamo rilevate
HP: Il nickel non è trasmutato in rame?
AR: L’analisi delle polveri invece dice che ci sono tracce di trasmutazione
HP:Qualcuno pensa che Lei non supporti più l’idea della fusione e che invece Lei usi il termine LERN per questo motivo.
AR: Sbagliato, Lei si riferisce a Bushnell, io continuo a credere che sia fusione fredda
HP: Altri pensano che il reattore funzioni tramite la teoria “Widom Larsen”.
AR: Il decadimento beta non ha nessuna attinenza con il mio processo, la teoria Widom Larsen non spiega il fenomeno che avviene dentro il reattore
Grazie per il suo tempo e per avere risposto alle nostre domande, aspetto con ansia Ottobre!
AR: Anche io amico mio!
L’intervista è stata tenuta da Herald Patterson

La bufala delle innovazioni anti-sprechi di De Magistris

Grazie a Facebook si scoprono tante notizie, soprattutto quando si mette in moto la macchina perversa della sinistra. In questi giorni sta girando uno status che viene condiviso da quasi tutti gli utenti che si riconoscono in quell’area politica, come d’abitudine: chi è di sinistra, molto spesso si adegua alla massa. E se la massa fa circolare bufale, ci si butta a capofitto.
Lo status letteralmente recita:
C’è un politico in Italia che a pochi mesi da quando è stato eletto Sindaco ha:
-tagliato 120 dirigenti esterni che percepivano 130.000 euro l’anno;
-ha ridotto gli stipendi degli assessori a soli 2.800 euro al mese;
-si appresta a ridurre le oltre 12 municipalizzate in tre o quattro con pochissimi membri nel Cda. Questo politico rappresente il cambiamento, questo Politico si chiama LUIGI DE MAGISTRIS.
Ebbene, strano ma vero, è tutto falso. Innanzitutto non c’è stato alcun taglio di dirigenti esterni. Solo regolari scadenze di contratto, come succede abitualmente. Luigi De Magistris, di suo, non ha tagliato alcun dirigente esterno, che come si sa sono quelli che gravano maggiormente sul bilancio. Anzi, si sta apprestando ad assumerne altri. E quelli più “costosi” sono tutti rimasti.
Par fare un esempio sulla scarsa dimestichezza di De Magistris con la lotta agli sprechi, soltanto i collaboratori che compongono lo staff del Sindaco sono più numerosi rispetto a quelli della Giunta Jervolino. Si va dalla portavoce Marzia Bonacci (91mila euro lordi all’anno) all’assistente alla comunicazione Thalassa Vona (50mila lordi all’anno) fino al fidatissimo Alessio Postiglione. E poi: Alessandro Di Rienzo, Vincenzo Sammarco, Sarah Terraciano, Felice Balsamo, il docente universitario Sergio Marotta, Alessandro Nardi (ex fedelissimo di Pecoraro Scanio con un doppio incarico: è anche revisore dei conti dell’Acam, Agenzia Campana per la Mobilità). E poi ancora: Raffaella Carotenuto, Daniela Michelino, Paola Sabadin. Tutti assunti con il metodo dello “Spoil System”, contrariamente alle promesse di valorizzare precari e risorse interne. Come ha fatto il collega Pisapia a Milano. Tanto che un costituito Comitato di dipendenti comunali ha diffuso una nota dura nei confronti del neo-sindaco: “Non ci siamo, sindaco De Magistris, glielo diciamo con franchezza. Lei aveva promesso entro il 30 giugno la revoca dei contratti stipulati con i dirigenti nominati dalla politica. Questo non è accaduto. Si è proceduto all’accorpamento selvaggio dei servizi: metà dei dirigenti fuori, ma più della metà, sempre gli stessi, dentro compresi gli esterni. Ma i meriti? Quali sono stati i criteri secondo i quali alcuni sono stati nominati dirigenti ed altri no? Avete esaminato i loro curricula? E cosa ci dice delle restituzioni delle posizioni organizzative agli ex dirigenti? Ma se c’erano risorse, perché non sono state distribuite secondo giusti criteri di merito? Tutto è avvenuto nel rispetto della norma?”. Proprio il contrario di quanto sostiene il primo punto dello status-bufala.
La bugia più grossa riguarda la diminuzione degli stipendi degli assessori. Il numero degli assessori, infatti, è diminuito: da 16 a 12. Ma la spesa per gli assessorati si è ridotta soltanto di poco: da 2,4 milioni a 2 milioni. La risibile diminuzione della spesa per gli assessorati a fronte del taglio di 1/4 del numero degli assessori è proprio causa delle critiche più feroci mosse dall’opposizione. Altro che taglio degli stipendi degli assessori!
La parte finale dell’articolo pubblicato sul sito del Corriere del Mezzogiorno parla proprio di questo. Vale la pena soffermarsi sulle dichiarazioni dell’assessore Realfonzo, teniamolo d’occhio perché forse farà carriera: “Abbiamo diminuito gli assessori, ma avremmo anche potuto aumentare la spesa perché sono aumentate le deleghe, e quindi il lavoro, per ogni assessore”. Proprio così!
Interessante: si diminuiscono gli assessori ma non si risparmia, anzi, si rischia di aumentare la spesa. Chi l’avrebbe detto.
Bisognerebbe pure specificare che De Magistris non potrebbe prendersi ancora alcun merito di eventuali tagli agli sprechi, perché la manovra approvata in fretta e furia il 30 giugno è eredità della precedente Giunta, che non aveva ancora approvato il suo ultimo bilancio. Ad autunno ci dovrà essere giocoforza una manovra di revisione, che sarà la prima vera manovra della Giunta De Magistris. E soltanto allora si potrà capire qualcosa del nuovo Sindaco.
Dunque, non c’è una sola mezza verità nello status che sta circolando su facebook. Persino la dichiarazione d’intenti sulla riduzione delle municipalizzate non è detto che porti risparmi: qualcuno crede ai tagli nei Cda? Nessuno, direi.
Ancora una volta la sinistra ha dimostrato che la macchina organizzativa on-line è efficiente ma poco credibile. Davvero poco.
Di: Riccardo Ghezzi dal blog  questa è la sinistra italiana