Nuove scoperte al Colosseo

Un focolare, antiche mura, un piano calpestebile del XII secolo, una vasca adibita alla conservazione del vino. Una sorta di bottega all’interno della più famosa e affascinate arena dei gladiatori che la storia ricordi. E’ questo quanto ha riportato alla luce una squadra di studenti dell’Università Roma Tre, della cattedra di Archeologia urbana di Roma, che hanno scavato per sei settimane al Colosseo grazie alla convenzione con la Soprintendenza speciale ai Beni archeologici di Roma.

L’Anfiteatro Flavio dunque non è stato utilizzato per i giochi ma anche per le più semplici attività commerciali: antiche tabernae, magazzini, o forse stalle e abitazioni private con tanto di cucine. La storia ha così restituito tracce di un focolare con pietre disposte a circolo, resti di cenere bruciata, frammenti ossei di animali, diverse varietà di molluschi come telline e lumachine, due vasche  forse usate come calcatorium, impianto per pigiare l’uva e ricavarne vino.
Un mondo, quello dell’Urbe, che non smette di stupire, di far sognare svelando agli occhi del presente preziose testimonianze che il ventre del passato ha amorevolmente saputo conservare.

La distruzione delle leggi

MILANO – La condizione di immigrato o immigrata irregolare non può essere di per sé un ostacolo alla celebrazione delle nozze con un cittadino o una cittadina italiana: lo ha stabilito la Corte costituzionale che ha dichiarato la parziale illegittimità dell’articolo 116, primo comma, del codice civile, che recita: «Lo straniero che vuole contrarre matrimonio nello Stato deve presentare all’ufficiale dello stato civile una dichiarazione dell’autorità competente del proprio Paese, dalla quale risulti che giusta le leggi a cui è sottoposto nulla osta al matrimonio». Il testo era emerso dal «pacchetto sicurezza» del 1994 e modificato nel 2009.
«DIRITTI INVIOLABILI» – La sentenza ammette la celebrazione delle nozze tra un partner italiano e uno straniero, anche se non regolarmente presente sul territorio nazionale. Riprendendo un recente pronunciamento della Corte europea e l’articolo 12 della Convenzione, la Consulta ha risposto alla richiesta di una coppia di Catania italo-marocchina che ha contestato il rifiuto a celebrare il proprio matrimonio, annullando «la previsione di una generale preclusione alla celebrazione delle nozze» su nubendi irregolarmente in territorio italiano. «Resta pur sempre fermo che i diritti inviolabili, di cui all’articolo 2 della Costituzione, spettano ai singoli non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani, di talché la condizione giuridica dello straniero non deve essere pertanto considerata – per quanto riguarda la tutela di tali diritti – come causa ammissibile di trattamenti diversificati e peggiorativi», hanno scritto i giudici nel dispositivo.
I MATRIMONI DI COMODO – La Corte costituzionale ha affermato che la limitazione al diritto dello straniero, oltre a implicare un’implicita compressione del corrispondente diritto della controparte italiana, non è comunque uno strumento idoneo a contrastare i cosiddetti «matrimoni di comodo» vista la normativa vigente che disciplina già alcuni istituti in materia.

Come vivono questa crisi i greci

Nessie,ottimo articolo scritto da questo tuo commentatore (*). Ottimo, anche perchè, dal fondo del baratro in cui si trova veramente la Grecia, egli riesce a far trapelare un sottile filo di speranza sul futuro dell’umanità: data la crisi irreversibile della civiltà dei consumi, occorre puntare al sociale per dare speranze d’occupazione ai giovani. E di questo me ne sono accorto personalmente nel corso della breve vacanza. Mi trovavo in una località di poco più di 2000 abitanti, e mi serviva un fisioterapista laureato. Credevo di faticare a trovarlo, come se dovessi cercare un ago in un pagliaio, e invece è stato facilissimo: mi è bastato chiedere informazioni ed ho subito trovato un baldo giovane, subito disponibile e veramente in gamba.
Per quanto riguarda invece il pessimismo sulle condizioni e sul futuro della Grecia, sono pienamente d’accordo col tuo interlocutore: parola anche di grandi esperti, la Grecia – purtroppo! – fallirà comunque. Con un debito pubblico pari al 160 percento del PIL, anche vendendo tutto il vendibile, privatizzando tutto, credo le sia impossibile rimborsare tutti i prestiti internazionali…, sarebbe come un rinnovare i prestiti all’infinito.
E dopo di lei – stando anche e sempre a quanto dicono gli autorevoli commentatori internazionali – verranno i turni di Irlanda, Portogallo, Spagna.
E la vedo grigia anch’io da questo punto di vista. E allora perchè continuare a rimandare in là nel tempo un’agonia che è già scritta nel grande libro della storia?
E’ bastato infatti che oggi (25 luglio 2011), nonostante la promessa dei massicci aiuti da parte degli altri partners europei –  intenzionati a non far fallire la moneta unica  – Moody’s abbia abbassato il rating della Grecia all’ultima soglia prima del default, che si sono scatenate le vendite sulle banche dei paesi periferici dell ‘Europa (Spagna, Italia, ecc), facendo precipitare i rispettivi indici di borsa.

(*) Vedere Nessie: Scenari futuribili

Riflessioni sui fatti di Norvegia

Commentare l’attentato di Oslo e il massacro di Utoya non è facile.

Non perché manchino le idee, ma perché la superficialità e la strumentalizzazione che caratterizzano la sinistra sono sempre in agguato e la manipolazione delle idee altrui e la loro demonizzazione è parte del suo dna.
1) Premessa – condanna alla pena capitale
Così sono costretto ad una premessa (anche se so che ci sarà sempre qualche imbecille che non comprende quello che legge) che, richiamando il pensiero di Giorgio Almirante sugli episodi di terrorismo “nero” degli anni settanta, ribadisca, per quanto ovvio, l’orrore per il crimine di Anders Breivik, che merita la pena di morte.
Vorrei che a sinistra fossero altrettanto decisi nei confronti dei terroristi rossi, da Battisti a Curcio a Franceschini a Balzarani e compagni, ora tutti liberi, ma il fatto che le stesse parole non risuonino a sinistra dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, la differenza che, fortunatamente, è tutta ad onore della Destra.
2) Il Breivik pensiero secondo i giornali
E’ impressionante che una sola persona sia riuscita ad ucciderne un centinaio.
Ma non deve essere più impressionante dei massacri commessi dai fondamentalisti islamici a New York, in Irak, in Pakistan e altrove contro bersagli cristiani.
A me, però, colpisce di più quello che emerge dai resoconti sulle idee del Breivik.
E’ contro il marxismo.
Si oppone all’invasione degli immigrati.
Critica alti (e bassi) prelati della chiesa cattolica per la loro arrendevolezza, ma nel contempo ritiene che le chiese cristiane debbano tutte unirsi con quella cattolica perché, a differenza delle fedi protestanti, ha mantenuto unità e identità.
Considera l’europa di Bruxelles una sentina di vizi e di corruzione, dannosa per le Patrie e i Popoli del vecchio continente.
Accusa, in Italia, i partiti che derivano dall’ “arco costituzionale” (Pdl, pci/pds/ds/pd, Udc) , non assolve per troppo moderatismo Lega e La Destra, salva solo Forza Nuova.
3) Si puniscano gli atti malvagi, non si proibiscano le idee
Detto così Breivik non esprime idee particolarmente differenti da quelle di molti blog di Centro Destra, ivi incluso il presente.
Con una non trascurabile ma fondamentale differenza: nessuno di noi pensa di poter affermare le proprie idee con la violenza e massacrando i propri stessi connazionali.
Questo mi conferma nelle mie opinioni circa la nefandezza di leggi liberticide, esistenti o proposte, che vorrebbero sanzionare le idee, perché le idee, tutte le idee, hanno diritto di cittadinanza e devono trovare spazio per essere diffuse e discusse.
Quello che deve essere represso, anche con la pena di morte in casi come quello norvegese, ma anche come l’11 settembre o gli omicidi singoli di matrice terrorista, è l’agire in modo tale da provocare la uccisione anche di una sola altra vita umana.
Così come, ovviamente su un altro piano, perché leggermente più lieve la colpa, deve essere repressa e punita con decisione e senza attenuanti ogni azione, ogni violenza che distrugga la proprietà pubblica o privata dei beni.
Mi piacerebbe però che le 1500 pagine del messaggio di Breivik fossero tradotte e stampate, per poterle conoscere senza mediazioni.
Del resto se circolano Il Capitale o Mein Kampf, perché non dovrebbe circolare anche questo scritto ?
4) Il pericolo proibizionista
Non posso quindi condividere la scelta delle autorità norvegesi che hanno deciso le porte chiuse nel procedimento contro Breivik.
Di cosa hanno paura ?
Breivik voleva le porte aperte per spiegare le sue ragioni, probabilmente una sintesi verbale delle 1500 pagine di cui sopra, ma qualsiasi persona civile rigetterebbe il metodo scelto per veicolare il suo messaggio.
Le idee si esprimono, si diffondono, si stampano, si leggono, ma non sono mai una giustificazione per massacrare decine di persone.
Non lo sono per gli islamici e non lo sono per i cristiani.
Penso, invece, che le autorità norvegesi abbiano paura che quelle idee che sono state prese a pretesto per il massacro, appartengano al sentimento profondo della loro gente.
Così, non sapendo in che altro modo agire, credono di limitarne la diffusione con il proibizionismo.
Non si rendono conto che, come sempre, quando si proibisce la circolazione di una idea, quando si vieta la visione di un evento, si rende quella idea, quell’evento ancora più attraente, ma, soprattutto, non si rendono conto che se quelle idee appartengono al sentimento nazionale, per quanto si possa proibire di parlarne, emergeranno inevitabilmente, tanto più quanto insisteranno nella loro politica immigrazionista.
Le autorità norvegesi sono così cadute nella trappola di Breivik.
5) Nord europa alla deriva
Ho già avuto modo in passato di commentare la situazione di quelle nazioni del Nord europa cui, negli anni sessanta e settanta, guardavamo con interesse e invidia (e non solo per le bionde walkirie).
La lettura di uno spaccato della società nordica che viene fornito dagli innumerevoli romanzi gialli ci dice come la struttura “dalla culla alla tomba” di stampo socialista abbia miseramente fallito.
Non è riuscita a garantire un diffuso benessere economico (perché non è tale il sopravvivere, ma per vivere è necessario quel superfluo che l’oppressiva società fiscale nordica impedisce di ottenere se non a parti limitatissime della popolazione) ed ha provocato la più completa deriva morale, con il suo relativismo nichilista, che provoca, tra l’altro, un numero di suicidi ben superiore alla media europea.
Per limitarci alla Norvegia, autori come Joe Nesbo e Anne Holt vengono ora citati come preveggenti del massacro perché si sono limitati a registrare nei loro romanzi una situazione che va incancrenendosi ed alla quale non si vedono prospettive di soluzione.
Ma soprattutto il loro orientamento a sinistra, come si vede dalla descrizione, dalla presentazione dei personaggi, dalle ovvietà politicamente corrette che fanno dire ai protagonisti, non fa presagire nulla di buono per il futuro.
Breivik, in base a quanto si legge sulla stampa, si scaglia contro l’invasione islamica in europa, la perdita di identità dei Popoli europei, il “meticciato”, per dirla con una espressione di un ex presidente del senato italiano.
Se la risposta sarà solamente quella di proibire queste idee e di continuare nella accoglienza dei flussi immigratori, il Nord europa proseguirà nella sua deriva che potrà vedere altri Breivik, di un segno o di un altro, mettere in serio pericolo la vita dei cittadini onesti.
6) Breivik e i terroristi islamici
Ho letto un parallelismo tra Breivik e i terroristi dell’11 settembre, il fondamentalismo islamico.
La volontà, quasi, nel nome del montante relativismo, di cercare di equiparare l’uno e gli altri, in una sorta di compensazione che faccia dire: sono uguali, non c’è differenza tra le due civiltà.
Non ci sto.
Breivik è uno.
I fondamentalisti islamici, così fanatici da suicidarsi pur di ucciderci, sono centinaia.
Breivik non ottiene alcuna solidarietà dalla sua gente.
I terroristi islamici, nelle loro gesta criminose contro bersagli occidentali, hanno l’evidente compiacimento se non approvazione dei popoli di cui proclamano la presunta liberazione.
Anche in un evento così tragico, possiamo quindi rimarcare una totale differenza tra l’atto criminale di una singola persona e la strategia terrorista di gruppi numerosi.
Con le ovvie, conseguenti valutazione sulla qualità delle rispettive civiltà, tutto a vantaggio di quella Occidentale.
7) Conclusione: quale morale ?
Sarebbe assurdo oggi trarre una conclusione, anche perché molte cose devono ancora essere esaminate, valutate, ponderate.
Mi limito ad una passiva elencazione di questioni che la vicenda norvegese mi porta ad evidenziare.
a) Nessuno è al sicuro dai momenti di follia del prossimo
b) Le idee sono sacrosante, le azioni vanno incanalate su un percorso che salvaguardi la vita e la proprietà.
c) Le azioni malvagie vanno sanzionate in modo proporzionale alle loro conseguenze, anche con la pena di morte.
d) L’immissione di elementi estranei ad un tessuto sociale consolidato è foriero di reazioni violente e potenzialmente devastanti.
e) La perdita dei Valori Morali della Tradizione e l’emergere di un perverso relativismo nichilista comporta la perdita della conoscenza di ciò che è Giusto e Sbagliato, il mancato riconoscimento di ciò che è Bene e di ciò che è Male.
Anders Breivik è un criminale e come tale andrà punito, ma il malessere che lo ha spinto al massacro appartiene, con diverse gradazioni a seconda delle nazioni e dei popoli, all’intera società occidentale e se vogliamo evitare il rischio che da qualche parte nel mondo ci sia qualche altro, fortunatamente isolato, Anders Breivik, bisogna rimuovere le cause del malessere, non demonizzare le idee di chi denuncia una realtà e fornisce una sua alternativa politica e sociale.

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E se indagato fosse stato Formigoni, piuttosto che Penati ?

Per carità, sapete bene che son sempre stato garantista, e magari Penati Newlook (e cioè senza barba e capelli selvaggi dei vecchi tempi, quando pontificava contro Berlusconi ed il …

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Tag: politica, milano, giustizia, berlusconi, giudicocrazia

                                                                 

La lettera di Clementina Forleo a De Magistris in cui parla dei "magistrati di sinistra". Leggete!

Questo il testo della lettera aperta che Clementina Forleo, gip di Cremona, a novembre 2010 ha inviato a Luigi De Magistris, ex pm di Catanzaro all’epoca eurodeputato Idv rinviato a giudizio per omissione di atti d’ufficio (non aveva indagato su altri magistrati di Lecce e di Potenza denunciati da una vittima dell’usura). De Magistris nel frattempo è diventato sindaco di Napoli. 
Interessante la parte in cui si sofferma sui “magistrati di sinistra”, su magistratura democratica e su Bruti Liberati. 
“Caro Luigi, non scendo nel merito della vicenda processuale che ti riguarda. Mi auguro che tu possa uscirne indenne e sono d’accordo con te – a prescindere da tale accadimento – nel concludere che quando si pestano, per amore del proprio dovere, troppi calli ci si espone a ritorsioni di ogni tipo.
Ti chiedo:
1) quanto vale per te, non credi debba valere per tutti? O la tesi, giusta o errata che sia, del complotto o della mera individuale ritorsione di qualche magistrato “poco serio” vale solo per alcuni?
2) sono solo i magistrati massoni o ufficialmente (ossia per la cronaca) “incriccati” ad essere i nemici delle persone perbene?
Come ben sai, dopo averti disinteressatamente difeso ad Annozero – ma in realtà dopo aver pestato i calli di signorotti che ben conosci – non solo sono stata esiliata in quel di Cremona (bella cittadina, per carità) e privata di ogni forma di protezione personale nonostante numerosissime minacce seguite puntualmente da episodi inquietanti, ma sono anch’io stata oggetto di procedimenti disciplinari e penali (che mai mi avevano sfiorato nella mia vita e nella mia carriera, sempre definita da “ottimo magistrato”), nei quali mi sono difesa e mi sto difendendo con non pochi disagi anche economici per me e per la mia famiglia. Nel mio caso la massoneria purtroppo, se c’entra, c’entra poco o quantomeno c’entra in parte (diciamo anche a metà).
A volere la mia morte civile e il mio isolamento – come del resto quello di Carlo Vulpio (che continuo a difendere disinteressatamente, sperando di non venire anche in tal caso delusa) – non sono state o non sono solo state – le cricche e cricchette cui ti riferisci. Sai bene chi mi ha voluto infliggere il colpo mortale: squallidi personaggi politici che si oppongono al Caimano solo per brama di potere, ma che per la loro ipocrisia mi fanno ancora più paura; insigni magistrati di correnti di “sinistra” che non sono diversi – lo sai bene – di quelli di “destra”, con la differenza che non si vergognano a sventolare la Costituzione che calpestano ogni giorno quando tocca inaugurare l’anno giudiziario, con farse che dovrebbero riguardare altre categorie.
Basti pensare al dottor Bruti Liberati, ad esempio, leader della corrente Magistratura Democratica (si chiama ancora così?). Quello stesso Bruti Liberati nominato Procuratore di Milano con voti bipartisan, come “profetizzato” dalla signora Tinelli (Pd) in una nota telefonata, che è sempre lo stesso Bruti Liberati per il quale giorni fa in Questura non è successo nulla, e che dovrà prima o poi anche spiegare ufficialmente, qualunque sia la mia sorte:
a) da chi ricevette nel marzo 2008 le carte che arrivarono dal Parlamento relative al senatore Latorre;
b) perchè non me le si trasmise nell’immediatezza;
c) perchè le rispolverò, unitamente agli altri membri del pool proprio il 29.7.2008, trasmettendole al mio ufficio per decidere “con urgenza” quando casualmente ero assente per pochi giorni e – guarda caso – il giorno prima che venisse depositato il parere sulla mia professionalità, in cui un altro magistrato della stessa corrente (dopo essere stato peraltro pescato con le mani nella marmellata nell’interferire con le mie funzioni) dava atto del mio “deficit di equilibrio”, venendo subito promosso a Presidente di Sezione.
Seguivano, inutile dirlo, promozioni di tutti i protagonisti della rocambolesca vicenda, con la quale, effettivamente, ero e sono – per la mia serietà e il mio rigore – “incompatibile”. Come vedi, dunque, non è solo un problema “tuo” quello di difendersi a vita per essere stati “scomodi”. Con l’amara differenza che nel mio caso, come nel caso di Carlo Vulpio, gli attacchi di cui parli – come i vergognosi e omertosi silenzi sugli stessi – vengono proprio da persone con cui hai preso ad accompagnarti e da ambienti che hai preso a reputare “amici”.
Clementina”
da  questa la sinistra Italiana

Strage norvegese: dalla pista islamica a quella cristiana

Molti elementi della strage norvegese continuano a non quadrare. Lo stragista è stato condannato a soli 21 anni, poiché da quelle parti si continua a praticare “l’amore universale” con tanto di  poliziotti disarmati, anche per gli assassini di 76 persone in giovane età. Mentre scrivo non so ancora se ci sarà una sollevazione popolare in Norvegia per inasprirgli la pena. Per il momento possiamo (anzi posso, visto che parlo per me) permanere assai dubbiosa sulla velocità con cui siamo passati con disinvoltura dalla pista islamica, a quella cristiana. Con l’incompatibilità tra il grembiulino di massone e quel Cristianesimo che Anders Breivik dice di propugnare. Con l’incompatibiltà dell’etichetta “fondamentalista cristiano” (un’antinomia visto che il cristianesimo nasce come cesura profonda dall’Antico Testamento: esso è  la religione della “parola” e del  “logos”, un’evoluzione rispetto a quelle abramitiche del “libro”).
Con tutti i dubbi se una sola persona può sdoppiarsi come un Terminator in due stragi distinte: quella di Oslo e quella dell’isola di Utoya.
Ma perché dobbiamo sempre trovare una “trama” o una “pista” o un “disegno” o un “complotto” dietro all’infinita gratuita idiozia del Male?  – si chiede Claudio Magris sulle pagine del Corsera di oggi. Esistono purtroppo anche gli Unabomber, i Jack gli Squartatori, gli assassini seriali, le stragi dell’Oklahoma. E’ una bella domanda.
Ma Magris dovrebbe anche chiedersi come mai due neri (padre e figlio, nascosti in un bagagliaio  una lunga station wagon) hanno potuto far fuori decine e decine di bianchi con armi da tiro ad alta precisione, senza che in questo caso, nessuno osasse parlare di strage a sfondo “razzista”, mentre un biondo, bianco vichingo dai freddi occhi cerulei, può essere immediatamente classificato “nazista”, “nazistoide” “razzista” o “islamofobico”. Chiamatelo assassino seriale, in mancanza di altre prove, e aspettate di saperne di più.

Inoltre non è una novità che spesso gli omicidi  del “pazzo isolato” cadano nei momenti “topici” della Storia. Fu così per il delitto di Sarajevo, fu così per l’assassinio di Lincoln;  e potrei citare molti altri esempi storici di “killer” considerati  “pazzi isolati”.

Ecco però alcune iniziative prese dalla Norvegia che possono non essere state completamente gradite alle élites globaliste qui su Rischio Calcolato nell’articolo “Coincidenze” di Johnny88?  :  “il trattato di Murmansk firmato a settembre dello scorso anno tra Norvegia e Russia. Il trattato di Murmansk pone fine a 44 anni di contese tra Russia e Norvegia sul mare di Barents. Trattasi di un bacino di 175mila chilometri quadrati sotto cui giacciono enormi giacimenti petroliferi. Si parla di 10 miliardi di potenziali barili di petrolio. Senza contare la presenza di gas naturale, e lo sfruttamento per la pesca. Un accordo quello chiuso da Stoltenberg con la Russia che viene definito come l’evento più importante della storia recente norvegese dopo l’entrata nella NATO“.
Non è tutto. Perché pochi istanti dopo la strage Obama e la Clinton si sperticavano a fare appelli salvifici  del genere, tutti insieme contro “il terrorismo internazionale”, quando in questo caso, eravamo al serial killer della porta accanto? perché i giornali italiani hanno corretto per ultimi la “pista islamica” della Jihad?  Perché Guido Olimpio, sul Corriere di oggi parla di Breivik come dell'”Osama cristiano”? Non è forse  stolto dare ad un “islamofobo” l’etichetta di uno sceicco wahhabita?
Tutti gli altri interrogativi, a questo punto sono legittimi, dato che le cose non sono mai come appaiono.

Nonostante gli sforzi di Calderoli !!!!

Anche applicando il “lodo Calderoli”, i compensi dei nostri parlamentari resteranno di gran lunga più alti rispetto a quelli dei colleghi europei
L’Europa ci invidia, o almeno i parlamentari dei paesi Ue potrebbero invidiare gli stipendi dei nostri, di gran lunga i più alti del Continente. Anche mettendo in pratica il “lodo Calderoli” sul taglio del 5% dei compensi di deputati e senatori, questi restano di almeno il 30-40% più alti dei più generosi Stati dell’Unione, come l’Austria, l’Olanda o la Germania; la media europea è di metà delle retribuzioni che i nostri parlamentari si sono assegnati; i francesi hanno uno stipendio di meno della metà di quello italiano. Anche solo tenendo conto dei paesi dell’Europa occidentale e settentrionale dove il costo della vita è comparabile – se non superiore, come nelle nazioni scandinave – a quello italiano, le cifre degli stipendi sono sempre assai inferiore alle italiche.


E questa differenza è rimasta finora intatta anche nell’Europarlamento: ai deputati italiani a Strasburgo è stato a lungo garantito lo stesso trattamento del Parlamento italiano, visto che finora valeva la regola dell’aggancio delle retribuzioni comunitarie a quelle dei parlamentari dei rispettivi Paesi di provenienza.
Poi è stata annunciata la riforma che equipara lo stipendio di tutti i parlamentari – anche se per entrare in vigore il sistema lasciava un periodo di scelta che durerà fino al 2019 – con una corsa in direzioni opposte: i parlamentari dell’est Europa chiederanno l’adeguamento verso l’altro, ovvero con gli stipendi dei colleghi dei paesi da più tempo membri dell’Unione europea, mentre questi ultimi cercheranno di tirare per le lunghe affinché l’adeguamento dei loro compensi non sia verso l’altro. Certo la riforma annunciata nel 2009 coglieva in pieno l’aria di crisi e il tempo del risparmio, anche solo per dare un segnale e un esempio virtuoso durante la tempesta finanziaria che si è presto trasformata in crisi globale.
Dunque, se lo stipendio di un europarlamentare italiano era finora di oltre 12 mila euro al mese, con l’adeguamento nella media dei paesi è sceso attorno ai 7.500 euro, cifra che si avvicina alle remunerazioni dei parlamentari di paesi come la Germania o la Gran Bretagna, ma che non tiene conto di tutti i rimborsi e le diarie di cui hanno comunque diritto i parlamentari per i loro spostamenti e pernottamenti fuori dal paese di origine.

Le proteste contro la casta continuano !!!

Al Senato si può mangiare uno spaghetto alle alici a 1,60 euro , un carpaccio di filetto a 2,76 euro, un pescespada alla griglia a 3,55 euro. Prezzi ridicoli. «Anche in consiglio regionale c’era un buon self service. Primo, secondo, caffè e frutta a 10 euro». Pure uno shampoo costa poco: la nostra guida è un frequentatore della mitica barberia della Camera, dove un taglio costa 18 euro (al Senato, invece, è gratis). «In questo caso, credo che sia un servizio da conservare: consente al parlamentare di avere sempre un aspetto dignitoso, anche quando arriva il martedì con i capelli spettinati». 
Ma i servizi dedicati ai politici non finiscono qui. Dentro Montecitorio c’è uno sportello del Banco di Napoli
, diventato famoso perché il consigliere Marco Milanese ha movimentato, su un conto dell’agenzia Montecitorio, qualcosa come 1,8 milioni di euro in pochi anni. Non è il solo ad aver aperto un conto lì, visto che gli onorevoli possono approfittare di tassi agevolati per mutui e prestiti.

Precisa Monai: «Molti usano la diaria non per affittare la casa a Roma, ma per comprarla. L’importante è essere rieletti. Per un mutuo di 150 mila euro a cinque anni il tasso fisso è appena del 2,99 per cento, uno o due punti sotto quello di mercato. Idem per un prestito: possiamo avere un tasso agevolato al 2-3 per cento». 
Anche le prestazioni sanitarie sono rimborsate:
 
Monai dopo un incidente in cui ha distrutto una Mercedes ha ottenuto il rimborso di 580 euro di massaggi, e ammette che il Parlamento gli paga cinque giorni di cure termali l’anno.

I radicali hanno scoperto altri benefit: occhiali gratis, psicoterapia pagata, massaggi shiatsu, balneoterapia. Tutti servizi destinati a oltre 5.500 persone, tra deputati e familiari. Alla Camera, poi, non si chiama mai il 118: ci sono anche alcuni infermieri nascosti tra gli scranni dell’Aula adibiti a “rianimare” il deputato nel caso si sentisse male. Costano al contribuente 650 mila euro l’anno. 
Dopo una vita da nababbo, l’ex parlamentare o il consigliere non viene abbandonato dalla casta
. L’assegno di fine mandato non si nega a nessuno, e il vitalizio scatta per tutti. Per prendere una pensione bastano cinque anni di mandato alla Camera o al Senato, (in media 6 mila euro a testa al mese), per una spesa che nel 2013 toccherà i 143,2 milioni di euro l’anno. Tra le Regioni solo l’Emilia-Romagna ha abolito il vitalizio, tutte le altre non ci pensano nemmeno: così nel Lazio può accadere che gli ex e i trombati si prendano 4 mila euro al mese ad appena 55 anni

I parlamentari hanno una polizza , forse gratuita, che copre furti di telefonini, computer portatili, orologi, gioielli ecc. E qualche volta si perde qualche Rolex…cazzu iu !!! 
e chissà quanto altro ancora emergerà….


di Marco Chierici