Andiamo a prenderci un caffè

Uomo di rispetto
E’ la storia di un anonimo – forse uno dei pochi uomini di mafia – che ce l’ha fatta ad uscire completamente dal sistema mafioso. Quando il libro fu pubblicato era il 1988, e l’anonimo intervistato (come pure anonimo era l’autore a quel tempo) aveva imparato a vivere del frutto del lavoro delle proprie braccia. Di frutti e prodotti della sua terra viveva. Era un piccolo fazzoletto di terra, che aveva ereditato da suo padre, che lui aveva ampliato nel corso degli anni, acquistando il terreno dei confinanti. Non aveva dimenticato l’arte di coltivare la terra, un mestiere duro e faticoso che i malavitosi non vogliono fare. Un mestiere che suo padre gli aveva amorevolmente insegnato quando ancora era piccino; e ora, sul limitare della vecchiaia gli tornarono utili quei trucchi del mestiere, e voleva dimostrare a se stesso che le sue braccia potevano ancora sfamarlo onestamente. 
Grande libro che ha tuttora una sua validità.
Nel corso della lunga intervista, penso durata giorni e giorni, l’anonimo intervistato ripercorre tutta la sua vita, partendo dall’affiliazione alla mafia quando era ancora minorenne. L’ingresso nella mafia era avvenuto a quella età minore, all’insaputa di suo padre e di sua madre, la quale però subodorò subito qualcosa quando, anni dopo, in seguito a lunga assenza vide il figlio ripresentarsi tutto vestito elegantemente, e questi non seppe darle risposte soddisfacenti circa la provenienza di tanto sfoggio.
Nel libro è condensata la storia della mafia moderna da uno che l’ha vissuta dal di dentro. Parte dagli anni ’50 quando era ancora in auge la mafia antica, quella per così dire “pulita”, quando a capo c’era il dottor Navarra, medico condotto di Corleone; e poi a seguire vennero quelli che furono i giovani che gli fecero da scorta: Luciano Liggio, Calogero Bagarella, Bernardo Provenzano e Salvatore Riina.
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Ma perchè m’è venuto in mente questo libro? M’è venuto in mente quando in questi giorni ho sentito parlare della famosa frase – andiamo a prenderci un caffè – che forse pronunciava un noto esponente politico per ordinare ad un suo interlocutore di portargli altri 20.000 euro, che servivano per il partito.
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Insomma, là sopra servivano per La Famiglia, qui servivano per Il Partito: capita l’antifona?     

Visto che…

Allora. Visto il sollievo procurato dal fatto che la carneficina di Oslo sia avvenuta per mano di un cristiano, un cristiano sui generis, ma diciamo pure un cristiano. Vista la diligenza con cui celebratissime teste di cazzo si impegnano a spiegare come si inizi sempre col leggere la Fallaci e si finisca poi regolarmente all’emporio per comprare uno sproposito di fertilizzanti. Vista l’allegra pervicacia con cui si insiste nella ramanzina per la quale, chi continua a pensare che Maometto ci andasse giù pesante con la spada, quello allora è un razzista, un segregazionista, un campanilista, un fascista e un nazista. Visto l’entusiasmo sollevato tra le suddette teste di cazzo alla sola idea che un domani, se qualcuno si azzarderà a nominare Hezbollah, o magari Hamas, gli si potrà rispondere di pensare piuttosto alla destra olandese. Visti quindi i solidi argomenti e lo stato d’animo leggero regalati a non pochi minchioni di sinistra dai fatti di Norvegia, ci siamo prefissi, in un gruppo di amici con tendenze di destra, di astenerci dall’effettuare qualsivoglia carneficina per i prossimi sei mesi.
Andrea Marcenaro

I capolavori di Picasso a Pisa

Una delle più straordinarie creatività in un percorso espositivo al Palazzo Blu di Pisa. Dopo il successo delle mostre di Chagall e Mirò, dal 15 ottobre sarà di scena Pablo Picasso, 200 opere per ripercorrere lavita della grande produzione dell’artista catalano.   

La rassegna, intitolata “Ho voluto essere pittore e sono diventato Picasso” trova compimento dalla collaborazione fra Museo Picasso di Barcellona, il Museo Picasso di Malaga e il Museo Picasso di Antibes. La mostra si snoderà su diversi tipi di opere realizzate dal genio della pittura: dipinti, ceramiche, disegni e opere su carta, celebri serie di litografie e acqueforti e libri.

Per info: www.palazzoblu.org

CALDEROLI – FEDERALISMO: “CONSIGLIO DEI MINISTRI HA APPROVATO L’ULTIMO DECRETO. PERCORSO ATTUATIVO E’ COMPLETATO”

“Questa mattina è stato approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri l’ottavo e ultimo decreto legislativo di attuazione della legge delega sul federalismo fiscale, il decreto riguardante i premi e le sanzioni per gli enti locali.
Un decreto, lo ricordiamo, che ha ricevuto ieri un via libera all’unanimità da parte della commissione Bicamerale per l’Attuazione del Federalismo fiscale, senza ricevere alcun voto contrario, riscontrando il voto favorevole dell’Italia dei Valori e l’astensione del Pd e del Terzo Polo.
E il fatto che nessuno, in commissione bicamerale, abbia espresso una contrarietà rappresenta un risultato importante, e persino necessario, trattandosi di un decreto così delicato.
Prendiamo atto della contrarietà espressa da Comuni, Province e Regioni, contrarietà annunciata e che ovviamente avevamo già data per scontato, perché d’altronde non si può chiedere all’oste se il suo vino è buono o agli automobilisti se siano contenti di essere multati, tuttavia siamo e restiamo convinti che si tratti di un decreto molto equilibrato e comunque assolutamente necessario.
In virtù dell’approvazione definitiva di questo decreto il percorso di attuazione della riforma federalista si può quindi ritenere compiuto per la sua parte più rilevante.
In questo modo il federalismo fiscale, con i “tagliandi” che saranno opportuni con i decreti correttivi, diventa una realtà nel nostro Paese. E’ stato un cammino imponente: dal federalismo demaniale, ai costi e fabbisogni standard con il superamento dopo 35 anni della spesa storica, alla armonizzazione dei bilanci di 9.700 enti, al nuovo fisco di regioni, province e comuni, ecc. Gli effetti di questi decreti legislativi si vedono in parte da subito (si pensi alla cedolare secca sugli affitti) e in parte si vedranno sempre di più nei prossimi mesi e anni. Il federalismo diventa un sistema compiuto e trasparente, come mai era stato: un vero federalismo di cui i cittadini sentiranno gli effetti. Si è raddrizzato l’albero storto. Per dirne una: fino a ieri quasi 100 miliardi di euro venivano distribuiti con il criterio della spesa storica, un criterio per cui più spendi e più sei premiato. Questo criterio demenziale, che ha sistematicamente penalizzato gli enti efficienti, viene definitivamente superato ed entro il 2013 nemmeno un euro sarà più distribuito in base alla spesa storica, ma solo in base alla spesa efficiente dei costi e fabbisogni standard. E’ un colpo decisivo per le amministrazioni che sprecano e una prospettiva nuova che viene raggiunta: quella di premiare chi è virtuoso.
Quest’ultimo decreto che approvato oggi – anche questo come tanti dopo un percorso in commissione dove si è registrata una maggioranza bipartisan e con un importante coinvolgimento delle opposizioni – ha un carattere, per così dire, anche simbolico: introduce il fallimento politico (o meglio la incandibilità o ineleggibilità del Governatore o Presidente di Provincia o Sindaco che manda in dissesto una Regione o un Ente Locale). L’ordinamento italiano ha da sempre avuto la mano molto pesante contro l’imprenditore che, per sventura o incapacità, fallisce: dall’interdizione dai pubblici uffici, alla iscrizione infamante nel pubblico registro dei falliti. 
Solo dal 2006 queste sanzioni sono state mitigate, ma fino ad allora l’imprenditore fallito perdeva non solo la possibilità di candidarsi in una elezione politica, ma addirittura anche lo stesso diritto di voto. 
Tanto accanito contro l’imprenditore quanto inconcepibilmente tollerante con alcuni politici, lo stesso ordinamento italiano non ha quasi mai previsto nessuna sanzione specifica per quegli amministratori regionali o locali che mandavano in dissesto un Comune o disastravano i conti della sanità di una Regione. 
E’ quindi spesso avvenuto che chi falliva il proprio mandato di Sindaco o di Presidente di Regione, magari con sprechi spaventosi, sia stato premiato con la ricandidatura o con un posto sicuro su qualche altra poltrona. Il nuovo decreto scrive la parola fine su queste prassi, segna una svolta storica nel nostro sistema, nel nome di un sacrosanto principio di responsabilità. 
Quest’ultimo decreto introduce anche altre innovazioni decisive: ad esempio la relazione di fine mandato, per cui prima delle elezioni dovrà essere pubblicato sul sito della Regione e di ogni Ente locale un bilancio certificato dei saldi prodotti, cioè un bilancio certo e chiaramente leggibile a tutti gli elettori. 
Finiranno così quelle prassi dove un Presidente di Regione o un Sindaco impiegano mesi per sapere qual è il buco lasciato dalla amministrazione precedente. Prassi che inquinano gravemente il processo elettorale: su cosa votano gli elettori se i saldi veri si scoprono solo dopo le elezioni? Finalmente la prassi del federalismo diventa quella vera: ti abbiamo chiesto questo con le imposte, lo abbiamo speso così, adesso tu ci giudichi con il voto. E’ la fine di un epoca di sprechi e l’inizio di un nuovo volto della nostra democrazia. 
Ma non è tutto. Con questo decreto vengono anche potenziati i fabbisogni standard per lo Stato e la responsabilità dei Ministri che spendono più di quanto necessario. Vengono introdotte innovazioni come la certificazione del livello di evasione fiscale delle realtà regionali e vengono previsti dei piani di rientro con premi e sanzioni. Vengono previsti premi per le Regioni che, nella sanità, introducono centrali acquisti e favoriscono l’applicazione dei DRG anche per il sistema pubblico. 
Quello sin qui compiuto è quindi un imponente processo di razionalizzazione, realizzato con la necessaria gradualità e destinato non solo a cambiare il volto della nostra democrazia, ma anche a mettere anche le basi per ulteriori sviluppi del nostro sistema istituzionale…”

Il Ministro per la Semplificazione Normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord, sen. Roberto Calderoli 

Tremate o sanguisughe!

Tremate o Sanguisughe! I tagli arriveranno anche per voi.
La crisi inarrestabile dei mercati sta ad indicare che la manovra finanziaria fatta da Tremonti non sarà sufficiente per garantire il pareggio di bilancio entro il 2014; esso, infatti, si concretizzerà solo se ci sarà un incremento naturale del PIL, ma se ciò, come pare di constatare, non avverrà, si dovrà ricorrere ad una manovra suppllettiva per arrivare all’agognato pareggio di bilancio. E allora dove si andrà a parare per recuperare altre risorse? Per non far scoppiare sommosse o tumulti si dovranno abbattere privilegi e garanzie alle caste dei privilegiati, del tipo di privilegi e garanzie come quelle accordatesi per leggi, da loro stessi fatte, caldeggiate o volute, dai vari D’Alema e Scalfaro, raccontati nel precedente post, oppure quelli di Amato, di cui al seguente post di Mario Giordano.

E allora, cos’hanno da far comunella quei quattro di cui al post di Massimo? Tanto, a quanto par di capire, non c’è più trippa per gatti. Che si mettano il cuore in pace tutti quanti, dagli industriali, ai banchieri, ai sindacati, ai politici barricadieri: tutti i nodi stanno venendo al pettine! Con l’asta dei BTP di ieri – una parte dei quali non ha trovato compratori, e quindi non sono stati collocati, creando disfunzione alla tesoreria centrale – si è capito che gli stranieri si stanno disaffezionando sempre più ai nostri “buoni e decantati” titoli di stato. Brutto segno perchè forse bisognerà diventare veramente seri e incominciare a lavorare per il bene comune, anzichè fare sempre i bastian contrari, e incominciare a tirare la cinghia un pò tutti, a cominciare proprio dalle quelle caste dei privilegiati! E sono tante!
Tremate, quindi, sanguisughe!

L’asilo infantile? Guardare sempre a sinistra

Ieri pomeriggio, mentre guidavo rientrando a Bologna, ho ascoltato la trasmissione Baobab.

Un argomento riguardava la crisi economica ed erano ospiti un sottosegretario all’Economia e il responsabile economico del pci/pds/ds/pd che mi sembra si chiami Fassina.
Al sottosegretario che cercava di ragionare sui problemi e su come affrontarli, il Fassina replicava recitando il mantra bersaniano: il Governo non è credibile, deve andarsene, ha perso legittimità.
Poi, ma solo poi, si può discutere dei problemi.
Il tono del rappresentante post (?) comunista era così querulo che mi ha ricordato le scene dei bambini dell’asilo infantile, quando litigano e, picchiando il piede ripetutamente per terra, si intestardiscono a volere quel che gli adulti, per il loro bene, non concedono.
Evidentemente il mio pensiero è stato condiviso anche dal conduttore che, spazientito all’ennesima recitazione del mantra, ha chiesto: insomma, questo sarà il passato, ma per il futuro cosa proponete.
Il Fassina, ribadendo che l’unico futuro possibile è senza Berlusconi, ha detto che … bisogna sostituire questa manovra con una che colpisca le rendite.
Ecco tutta la sostanza della sinistra.
Non ridurre le spese e gli sperperi del dirigismo statalista, ma impossessarsi dei risparmi degli Italiani.
A confronto la manovra infame di Tremonti è una carezza per il contribuente italiano.
E che dire di Napolitano e della sua crociata contro i ministeri al Nord ?
Annuncio di lettera “riservata” (ma se era riservata, perchè l’ha annunciata?).
Poi, ignorato dal Governo, prende cappello e pubblica la lettera, perdendo così quel minimo di credibilità residua quale “terzo” e rivelando come la sua azione sia solo sussidiaria in assenza di iniziative da parte del suo partito.
Tra l’altro mi vien da dire “da che pulpito“, visto che l’unica volta in cui Napolitano fu chiamato a “fare” (ministro degli interni con Prodi nel 1996-1998) fece talmente male che i suoi stessi compagni lo pensionarono, preferendogli Rosa Russo Iervolino: ed è detto tutto !
Oggi, poi, sento la Finocchiaro, con quella voce che immagino assai stimolante per l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo, che si scaglia contro quello che lei chiama il “processo lungo” e che invece, come il “processo breve“, è solo “processo giusto“.
E non poteva essere che contraria, rivelando il vecchio e mai rimosso concetto stalinista della giustizia, ad una norma che realmente mette sul piano di parità accusa e difesa.
Senza il provvedimento votato ieri dal Senato l’accusa potrebbe continuare a produrre tutti i testimoni necessari, mentre la difesa potrebbe vedersi cancellare le testimonianze di cui ha bisogno.
Con la nuova norma, ove definitiva, accusa e difesa potranno chiamare tutti i testimoni di cui ritenessero aver bisogno.
E’ il processo giusto, come è giusto che un procedimento duri per tempi ben definiti e non resti sospesa, come una spada di Damocle sul capo dell’imputato ancora innocente fino a sentenza definitiva passata in giudicato, un’accusa, di qualunque genere, che condiziona sempre i comportamenti di chi vi è soggetto, anche se totalmente innocente.
Ma penso che, per quanti sforzi facciano, nessuno possa togliere a Bersani i galloni di capoclasse.
Esilarante la sua reazione alle vicende che emergono sui vari episodi di presunta corruzione e malversazione, con la convocazione di una class action degli iscritti.
Contro i dirigenti del proprio partito il cui comportamento ne danneggia l’immagine ?
No, contro i giornali che danno le notizie e le commentano, esattamente come a sinistra hanno sempre commentato analoghe vicende riguardanti gli esponenti del Centro Destra.

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Chirurgia plastica al posto delle vacanze

Meglio un lifting, una ritoccatina, una liposuzione che trascorrere una settimana al mare?
Sembrano essere sempre di più gli italiani che scelgono il chirurgo estetico al posto di una rilassante vacanza estiva. La conferma arriva dall’IDI, Istituto Dermopatico dell’Immacolata di Roma.
Secondo Ezio Maria Nicodemi, dirigente chirurgo plastico dell’IDI, gli interventi estetici vengono in particolare richiesti per seno, glutei, interno ginocchia e interno coscia ma anche per ridurre l’eccessiva sudorazione in zone come mani e piedi. 
Perchè? Perchè per gli uomini può risultare imbarazzante stringere la mano se bagnata di sudore, le donne puntano a trovare maggior dimestichezza sui tacchi che invece un piede sudato non donerebbe. Fortunatamente la medicina ricorda e sottolinea: meglio non abusare della chirurgia estetica. A guardarsi intorno non sembra esser così…

La terra di Lasco

Foto del paese di Parlasco in Valsassina, sopra Bellano. In questo territorio, e in tutto il suo circondario, si svolsero le vicende storiche narrate da Antonio Balbiani nel suo romanzo storico Lasco il bandito della Valsassina, alias Conte di Marmoro.

Foto inviate e gentilmente offerte da Angela Acerboni (cliccare per ingrandire).

Cos’hanno in comune industriali, sindacati e banchieri ?

E’ stato dato grande rilievo all’ “appello” lanciato congiuntamente dai vertici industriali, sindacali (tranne la Uil di Angeletti che si è chiamata fuori: la fotografia è d’archivio e al posto di Angeletti immaginate ci sia il presidente di Abi e Mps Mussari) e dei banchieri per una “discontinuità” nella politica economica del Governo.
Cos’hanno in comune Marcegaglia e Camusso, Mussari e Bonanni ?
L’interesse all’intervento della “mano pubblica”, cioè l’uso dei fondi del tesoro, derivante dalle nostre tasse, per gli interessi delle categorie che rappresentano.
Rottamazioni, agevolazioni fiscali, posti da statali sicuri e tranquilli, sono stati i gettoni pagati da sempre dalla sinistra alla “pace sociale”.
In sostanza, noi contribuenti pagavamo tasse salatissime e questi soldi, invece di essere trasformati in servizi o utilizzati per ridurre lo stratosferico debito pubblico lasciatoci in eredità dalla prima repubblica della Dc e del pci, venivano utilizzati per favorire le rottamazioni di auto, frigoriferi, elettrodomestici vari.
Oppure venivano utilizati per consentire agevolazioni fiscali nelle acquisizioni bancarie.
O, anche, ad aumentare numero e stipendi di un personale pubblico tanto meno efficiente, quanto più privilegiato (ricordiamoci, ad esempio, le migliaia di dipendenti Olivetti dichiarati in esubero da De Benedetti e quindi piazzati nella pubblica amministrazione … a spese nostre).
Nulla di nuovo, quindi, sotto il sole.
Marcegaglia cerca disperatamente di evitare di passare alla storia come colei sotto la cui presidenza si frantumò la Confindustria con l’uscita della Fiat e allora cerca di ottenere vantaggi per la categoria.
I sindacati cercano di difendere il cuore del loro potere (i dipendenti pubblici: un esercito di quattro milioni e mezzo di persone).
I banchieri cercano nuove strade per continuare a presentare bilanci da sogno e quindi percepire emolumenti milionari (in euro).
La loro discontinuità deriva solo dal fatto che, per quanto poco, timidamente e male, il Governo Berlusconi ha cominciato a tagliare dove c’era spreco di risorse pubbliche e questo ha toccato direttamente chi ne traeva vantaggio.
La loro discontinuità è, in realtà, un ritorno all’assistenzialismo di stato, pagato dalle tasse dei cittadini, per perpetuare una situazione di privilegio.
E in questo si trovano perfettamente d’accordo, del resto mi sembra che siano anche tutti orientati a sinistra.
Della Camusso non c’è dubbio: la cgil infila sempre una critica al Governo anche quando parla del sesso degli angeli.
I banchieri sono stati ripetutatamente e diligentemente in fila per votare alle primarie del pci/pds/ds/pd sin dal 2006 (come riportarono i quotidiani).
Marcegaglia … non ha fatto nulla di così eclatante, ma il quotidiano della Confindustria non è certo amico del Governo Berlusconi.
Discontinuità ?
Meglio di no, troppo onerosa (per noi contribuenti).

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Le candide Sanguisughe

In tema di Sanguisughe, dal blog Paolo’s Version
Da Giordano Mario a D’Alema Massimo
Caro D’Alema, mi scusi se oso disturbarla nell’alto della sua imperturbabile intelligenza, ma avrei una cosa importante da dirle. Perché, vede, forse è vero che noi giornalisti siamo delle «iene dattilografe», come ci ha gentilmente definiti, ma lei è una sanguisuga; forse è vero che noi siamo «tecnicamente fascisti», per usare un’altra sua espressione, ma lei è praticamente un mantenuto. Gliel’ha ricordato sul Fatto di ieri il suo coetaneo e diversamente estimatore Oliviero Beha, chiedendole proprio per questo motivo di rinunciare alla pensione dell’Inpgi, l’istituto di previdenza di tutte le iene dattilografe, comprese quelle tecnicamente fasciste. Ecco, questo volevo dirle: dia retta a Beha, rinunci alla pensione dell’Inpgi. Non le dovrebbe essere difficile, penso: considerato che lei ci tiene tantissimo a distinguersi, a tenerci a debita distanza e a non mescolare la sua suprema arguzia con le nostre modesta capacità, le offriamo un’ottima occasione per dimostrare al mondo che lei è davvero diverso da noi giornalisti. E con noi non ha nulla da spartire. Nemmeno i contributi figurativi.



Eh sì, caro onorevole D’Alema. Se non sbaglio lei è parlamentare dal 1987. Come parlamentare prende una bella indennità (15mila euro al mese) più gli altri benefit, compreso un ricco vitalizio che comincerà a scorrere nelle sue tasche nel malaugurato caso dovesse abbandonare l’onorevole poltroncina. Non le manca proprio nulla, insomma. A conti fatti credo che lei possa dirsi sia ben ricompensato dalle istituzioni per l’alto servigio reso al Paese sottraendo, con enorme sacrifici personali, tempo e energie altrimenti destinate alla sua Ikarus. E allora mi chiedo: perché nel frattempo, oltre a queste ricompense, lei sta anche maturando, senza versare una lira di contributo, una pensione da giornalista presso l’Inpgi? Non le sembra un privilegio di troppo, un’offesa alla sua nota modestia (scarpe a parte) e soprattutto una pericolosa dichiarazione d’appartenenza alla tribù delle iene dattilografe?
Il meccanismo dei contributi figurativi, per altro, è una delle più scandalose regalie concesse ai parlamentari. Se uno, per dire, fa l’operaio prende la pensione in base ai contributi che versa; se uno fa l’impiegato pure. Se uno fa l’onorevole o il senatore, invece no: oltre al vitalizio parlamentare, infatti, prende anche la pensione relativa alla professione (che non esercita) in base ai contributi versati dagli altri. Oscar Luigi Scalfaro, per fare un esempio, ha versato i contributi da magistrato solo per tre anni, dal 1946 al 1948: ebbene dal 1988 prende una pensione da magistrato di 7.796 euro al mese (grazie ai contributi versati da tutti i dipendenti pubblici). Non le sembra ingiusto? In un periodo in cui tutti debbono tirare la cinghia, una prebenda dallo Stato può bastare. I parlamentari, dunque, scelgano: o il vitalizio da parlamentare, o i contributi figurativi. Le pare, caro (carissimo) D’Alema?
Nel suo caso, poi, c’è un particolare che rende il tutto più odioso: i contributi figurativi, a lei, infatti, glieli versano proprio i giornalisti. Non è il solo politico, si capisce, a godere del benefit Inpgi: sono nella sua stessa situazione, per esempio, Fini, Gasparri, Veltroni e Mastella. Ma loro, vede, non hanno mai usato nei confronti della categoria le parole sprezzanti che le sono consuete. Non hanno mai invitato i lettori a lasciare i giornali nelle edicole. Lei invece sì, l’ha fatto. Lo continua a fare. Continua a ergersi a giudice morale della nostra categoria, bistratta il nostro lavoro e non perde occasione per darci lezioncine.
Mi pare che del nostro mondo non le piaccia proprio nulla. A parte i nostri contributi, s’intende. E allora siamo sicuri che, dall’alto della sua leggendaria intelligenza, ne trarrà subito le immediate conseguenze e si distinguerà con un beau geste: «Io, Massimo D’Alema, rinuncio alla pensione Inpgi…». Non è difficile, ce la può fare. Quella lettera la può scrivere. E così, forse, finalmente potremo trovare un accordo: noi dimenticheremo i suoi insulti, lei dimenticherà i nostri soldi. Ognuno versi i suoi contributi, ognuno si paghi la sua pensione. Perché, vede, le sembrerà strano, ma la cosa brutta, di questi tempi, non è tanto essere delle iene. Quanto piuttosto essere dei parassiti.