I "professionisti della protesta" antiTav bolognesi





La protesta antiTAV andata in onda in Val di Susa in questi giorni è stata particolarmente pesante. Erano presenti anche “protestatari bolognesi” organizzati, come gente proveniente dall’estero.

Nella mia limitatissima e relativa opinione, mi sento di dire che la TAV per un verso ci serve, per non restare tagliati fuori dal nuovo sistema di comunicazione e spostamento-collegamento europeo. I vari governi succedutisi l’hanno votata, per cui andrà fatta e portata a termine. Ugualmente il progetto nasconde la macabra idea di trasformare la pianura padana e dintorni in un immenso scalo commerciale, senza agricoltura e nessuna salvaguardia del territorio, e non c’è da stare allegri.

Da cittadino attento non faccio salti di gioia, anche qui, nemmeno nel vedere COME viene realizzata….:

le sorgenti d’acqua pura e gelida dell’Appennino Tosco Emiliano, zona Mugello, prosciugate, “grazie” a lavori TAV non eseguiti al meglio;

mi chiedo perchè la TAV in Francia sia costata 1/3 che in Italia, ed è durata pochi anni, poi tutto era pronto quasi subito, qui invece tra un po’ sono una ventina d’anni e nulla è finito;

(il ponte di metallo inutilizzato e mollato lì da una 15ina d’anni a Bologna, zona S. Ruffillo)



resto male, da bolognese, nel notare lo schifo che Comune e Provincia e gli enti “competenti” hanno lasciato dopo la fine dei lavori sotterranei, nella gestione degli spazi pubblici a cielo aperto che dovevano ritornare dei cittadini:

la zona salesiani e Sacro Cuore, Via Carracci e dintorni (BO) in pratica “sprofondata” di un piano,

la zona S. Ruffillo e Savena (di cui si vantò d’essere Presidente del Quartiere e comunque Assessore all’Urbanistica proprio l’attuale Sindaco PD & co. Merola) lasciata con un orrendo, immenso, lunghissimo ponte metallico a mezz’aria (cfr. foto sopra), per scarico carrellini di terra, usato sì e no due volte, fermo lì da oltre 15 anni inutilizzato,

un orrore di giganteschi piloni arrugginiti assolutamente inutile e visibile anche dalla Via Toscana e dalla piazzetta S. Ruffillo con la tradizionale chiesa, ancora l’inaccessibilità al vecchio borgo Ponticella per la scorciatoia usuale, in aggiunta l’inaccessibilità alla stazione di S. Ruffillo se non dopo chilometrici peripli.

Questo, dopo quasi 20 anni dall’inizio lavori,

ma anche dopo anni che si sono conclusi i lavori sotterranei effettivi della TAV,

a dimostrazione che le colpe degli scempi esterni sono dell’incuria degli enti locali,

che dovevano risistemare le zone a vista in superficie e non l’hanno fatto,

nonostante millantino se stessi e vengano, ad ogni consultazione elettorale,

inspiegabilmente ri-votati in gran copia,

come un caparbio vizio assurdo,

o la perpetuazione sorda di un antico errore.


Infatti, c’è chi (…) si vanta di aver lasciato, però, lì, due rotonde.

Peccato che tutto il resto non sia stato fatto.

Ma bisognava ormai distruggere nuovamente la città

con i poco limpidi e assolutamente inutili Civis e People Mover:

nuove commesse, nuovi appalti, nuove CoopCostruzioni,

nuove strategie per beneficare annessi e connessi.

Aaaaah beh, grazie assai.

Motivi validi di protesta ne avrei anche io, altro che.

Poi tutto dipende da COME si protesta.

Una parte degli attuali protestatari per la TAV in Val di Susa sono stati arrestati, vengono dall’Emilia, alcuni sono di Bologna, altri di Modena. Ne parla il Carlino qui.

Si tratta di anarco-insurrezionalisti pluripregiudicati, dice il giornale, antagonisti resistenti dei centri asociali (a testimonianza che l’Emilia sforna ancora BR, para-guerriglieri, violenti d’ogni sorta, agitatori di professione, infoiati postideologici, o al limite, certo, anche indefessi costruttori seriali di rotonde, a seconda dell’uopo, della serie “facciamoci sempre riconoscere”).

E’ noto che talvolta i Tribunali possono essere ideologizzati e a loro volta militanti, ma stavolta oltre alla Questura, i giudici stessi hanno parlato apertamente di “Professionisti della Protesta”, a dimostrazione che l’humus emiliano paraterrorista è sempre “attivo”.

Non c’è limite al peggio.

Josh

Entra ne

Death Of The West

Con la settimana entrante, mi congedo dal Giardino in vista dell’estate, personalmente ritornerò su questi schermi più avanti. Colgo l’occasione per salutare tutti gli Esperidi e i lettori/commentatori, e augurare a tutti una serena estate.
Seguiranno adesso questo e un altro post, non scanzonati, ma di breve riflessione.

Non servono molte parole per capire il testo fortemente critico di questo vecchio ma a mio avviso splendido e profetico brano dei Death in June (Douglas P.), non lontano dai significati degli ultimi post qui pubblicati.
Il brano fu composto in occasione dell’album “Burial” (1984), poi coverizzato e reso famoso anche dai Sol Invictus.
Di seguito anche il testo, su cui consiglio di soffermarsi, alla luce degli ultimi nostri post.

They’re making the last film
they say it’s the best
And we all helped make it
It’s called the death of the West

the kids from Fame will all be there
Free cocacola for you!
And all the monkeys from the zoo
Will they be extras too?

They’re making the last film
they say it’s the best
And we all helped make it
It’s called the death of the West

A star is rising in our northern sky
And on it we’re crucified

A chain of gold is wrapped around this world

We’re ruled by those who lie

(nel caso il video caricato non funzioni, cliccare qui per sentire e vedere)

qui invece il sito dei Di6

Josh

Un grande Alfano

Un grande Angelino Alfano è stato nominato segretario del Pdl per acclamazione. Tutta la platea, nessuno escluso, era in piedi ad applaudirlo.
Presentato con un bel discorso da Silvio, discorso nel quale c’è stata commozione, sia da parte sua, che da parte di tutti, l’Angelino è salito sul palco per fare il suo discorso di esordio […]

DSK, intrigo internazionale?

Non ho mai provato grande simpatia per Dominique Strauss-Kahn. Sinceramente l’ho sempre ritenuto un rappresentante della gauche caviar della peggior specie, di quella corrente dei bobo che poco hanno a che fare con la vera sinistra e molto ha invece a che fare coi poteri forti. Nel panorama della gauche d’oltralpe gli preferisco di gran lunga il rimpianto “Le Pen rosso” George Freche, lo schietto Jean Pierre Chevenement, il frizzante Manuel Valls e l’euroscettico Arnaud de Montebourg. Lui e sua moglie, Anne Sinclair, li ho sempre trovati di uno snobismo e di una antipatia insopportabile, espressione del peggio del peggio dei bo-bo. Non ho quindi mai compreso che cosa rendesse costui il beniamino dei nostri cugini d’Oltralpe, fatto sta che il linciaggio mediatico a cui è stato sottoposto in queste settimane è riuscito addirittura a farmi provare compassione nei suoi confronti e in quelli della moglie Anne Sinclair. Il caso, su cui all’epoca non mi sono pronunciato proprio per prudenza, assume sempre più i contorni di un tipico “intrigo internazionale”. Di mio trovo decisamente improbabile che un personaggio, le cui abitudini di tombeur de femmes son note dalla notte dei tempi, decida di punto in bianco di mandare all’aria una brillante carriera per tentare di violentare una modesta cameriera di un albergo quando può avere tutte le donne che vuole senza sforzo. La notizia della sua liberazione ora conferma le impressioni e i sospetti che emergevano dai primi momenti. Le piste che girano sul web sono due e sia chiaro, trattasi di mere supposizioni prive di prove.

1-Rasoio di Occam-> ovvero, il colpevole è il maggiordomo, cioè Sarkozy
Nicolas Sarkozy sa bene che il suo avversario più pericoloso per la sua conferma all’Eliseo è proprio Dominique Strauss-Kahn. Sarkozy non è nuovo a giocare tiri di questo genere. Nel 2007 la sua ascesa venne facilitata da una serie di scandali che colpirono il delfino designato di Jacques Chirac, Dominique de Villepin. Questi scandali in seguito si rivelarono una bolla di sapone e, dato che all’epoca dei fatti Sarkò era ministro degli interni e capo dei Reinsegnemant Generaux (i servizi segreti francesi NDA) molti videro l’ombra dello stesso Sarkò dietro il fuoco giudiziario che colpì de Villepin. Inoltre durante la campagna presidenziale l’allora candidata socialista Ségolène Royal sbottò accusando Sarkò di utilizzare i servizi segreti per rovistare nel suo passato e cercare qualche scheletro nell’armadio da utilizzare contro di lei. Questi precedenti spingono a pensare che Sarkò, non nuovo all’utilizzo di metodi “sporchi”, possa non essere del tutto estraneo all’affaire. Ad insospettire è inoltre la tempistica che sembra fatta apposta per impedire a DSK di candidarsi all’Eliseo. Sebbene scarcerato difatti DSK non potrà tornare in Francia prima del 18-07, ovvero 5 giorni dopo la scadenza dei termini per la presentazione delle candidature alle primarie socialiste. Dal campo socialista François Hollande, divenuto favorito per la vittoria dopo l’arresto di DSK, e Ségolène Royal si dicono favorevoli a un rinvio dei termini che permetta a DSK di presentarsi, ma il patron del PS ad interim, Harlem Desir, si dice contrario a questa ipotesi e gli fa eco il portavoce del PS, Benoit Hamon. Silenzio su questa ipotesi da Martine Aubry patronne uscente del PS, che tallona Hollande nei sondaggi sulle primarie. A meno quindi di ulteriori copi di scena, non impossibili, DSK non potrà essere candidato all’Eliseo, almeno non con la bandiera del Parti Socialiste. Qualcuno dei suoi fedelissimi suggerisce una candidatura da indipendente, strada affascinante e praticabile, almeno in teoria. Fatto sta che, per tornare in topic, l’affaire sembra architettato apposta per far fuori DSK dal gioco delle primarie e di conseguenza dalla corsa all’Eliseo.
2-Vendette americane
Per farla breve, Dominique Strauss-Kahn a febbraio aveva criticato il dollaro e aveva parlato apertamente della possibilità di un abbandono della valuta USA come valuta internazionale di scambio per sostituirla con un paniere di monete. La cosa ha ovviamente mandato su tutte le furie gli alti papaveri di Wall Street e il segretario del tesoro USA Geithner, il quale nei giorni dello scandalo sembrava una iena giustizialista con la bava alla bocca. Molti fanno anche notare il curriculum personale della sostituta di Strauss-Kahn all’FMI, Christine Lagarde. La neo-presidente della massima istituzione finanziaria globale ha un curriculum da filo-americana DOC. Assistente del deputato repubblicano William Cohen negli anni ’70 e a lungo tra i massimi dirigenti del potente studio legale di Chicago, Baker & McKenzie, Mme Lagarde è “una del giro”.
Motivi politici o economici dietro uno dei più clamorosi errori giudiziari dell’ultima decade? Probabilmente, a mio avviso, entrambe. La somma dei due fattori ha fatto di DSK un personaggio scomodo da rendere inoffensivo. Tengo comunque a sottolineare che, mentre la stampa di tutto il mondo linciava DSK, la stampa francese e il mondo politico transalpino facevano quadrato a difesa di DSK. Maggioranza e opposizione per una volta erano, almeno ufficialmente, concordi nel reclamare la presunzione d’innocenza per l’ex ministro dell’economia. Pure Marine Le Pen, inizialmente iscritta al club dei colpevolisti, ha poi ritrattato le sue dichiarazioni da “falco” rimarcando le stranezze del caso. Forse dovremmo anche imparare qualcosina dalla Francia una volta tanto.
Letture consigliate
I tre porcelloni e Babe Dominique” su “Dalla parte del torto”
Verso il tramonto del dollaro” di Attilio Folliero

Wimbledon, è nata una stella?

Doveva essere il giorno di Maria Sharapova. Tutti erano pronti a festeggiare il ritorno dell’algida siberiana tra le vincenti del tennis proprio sul campo che sette anni fa la proiettò nell’olimpo del tennis quando nel lontano 2004 tramortì una sbigottita Serena Williams e divenne la prima, e finora unica, russa a sedersi sul trono di Wimbledon. Il blasone, la fame e l’esperienza dicevano Sharapova. Invece, ecco spuntare la “furia ceca” di Petra Kvitova. La potentissima 21enne, originaria di un piccolo villaggio della Repubblica Ceca, ha impartito una durissima lezione ad una fallosissima Sharapova che al servizio ha sbagliato tutto. Il punteggio di 6-3; 6-4 non lascia repliche. Il livello tecnico della finale è stato complessivamente bassissimo, sia la Kvitova che la Sharapova hanno commesso molti falli gratuiti. Il gioco insomma è stato tutto tranne che irresistibile. Petra Kvitova non è ancora un giocatrice spettacolare, ma ha i mezzi tecnici per poter diventare quella regina che la WTA attende con impazienza da molto tempo. Petra è la terza ceca a vincere il torneo di Wimbledon dopo la leggendaria Navratilova e Jana Novotna e viene dal paese che, oltre alle due suddette, ha prodotto anche altri indimenticabili campioni come Ivan Lendl ed Hana Mandlikova. Nomi pesanti e paragoni altrettanto duri da reggere ma qui siamo sicuri che Petra ce la farà a reggere il peso del confronto vista la freddezza con cui ha randellato la povera Sharapova. Domani rullo di tamburi per il gran finale tra Nadal e Djokovic. Il serbo è già numero 1 del mondo e attende solo la vittoria all’All England Club per coronare di nobiltà il sorpasso sul principe di Manacor, il quale a sua volta farà di tutto per conservare almeno la corona di Wimbledon. Speriamo in un bello spettacolo migliore di quello visto oggi.

Strauss Kahn: diario di una cameriera

Troppo smaccatamente evidente e impudente per essere vero. Così ho pensato fin da subito  che quello ordito contro Dominique Strauss Kahn e la cameriera negra (o nera secondo la correctness  terminologica americana del “black”)  fosse un bel trappolone surettiziamente montato per l’uopo, a carattere mediatico-giudiziario. Intendiamoci, le debolezze e i vizi sessuali dell’uomo costituiscono di per sé un ottimo retroterra per inciampare nelle  trappole e essere vittima di ricatti.  Tuttavia,  una cameriera che si inserisce col passepartout in una suite di un grand Hotel per potenti della terra manco fosse un alberguccio a gestione familiare, con all’interno un cliente di riguardo, è alquanto sospetto.
Lui che la rincorre in veste adamitica di Priapo con il fallo sguainato è poco credibile.
La crisi greca alle porte e la sua amicizia per Papandreu, al quale DSK aveva promesso di attivarsi e prodigarsi, sono circostanze che possono non aver trovato il consenso degli Usa. Le sue dichiarazioni fatte nel 12 febbraio scorso (quindi in tempi non ancora sospetti) sulla non solvibilità del dollaro e riportate in questo articolo di Attilio Folliero,   ripreso poi dal giornale on  line Rischio calcolato, sono alquanto allarmanti.
Mettiamoci pure nel conto le elezioni presidenziali contro il suo rivale Sarkozy, e la sua altrettanto provvidenziale messa fuori gioco “per motivi giudiziari”, anche se la sottoscritta propende più per la “pista finanziaria” relativa all’imminente caduta del dollaro, che  a detta di molti dovrebbe essere sostituito con l’amero. Pare che gli americani non abbiano gradito le anticipazioni  di DSK al riguardo.  Da  qui,   il pesante processo  a suo carico preceduto da una vergognosa campagna mediatica di sputtanamento globale, con lui esposto al ludibrio mondiale, messo ai ferri e  trascinato in tri­bunale.  Con Tim Geithner che dopo l’arresto,  commenta asciutto  e gelido che DSK non può più presiedere il FMI, dato che non è nemmeno in grado di badare a se stesso. Per inciso, Geithner, segretario al Tesoro di Obama, è uomo di fiducia della FED, è un ex uomo della Banca Mondiale, non uno qualsiasi. Che grande lezione di democrazia marchiare d’infamia un individuo senza nemmeno aspettare i gradi di giudizio della sentenza, basandosi esclusivamente sulla testimonianza di una cameriera! Altro che poteri forti, qui siamo ai poteri marci.
Osserviamo ora con attenzione  il curriculum vitae di Cristine Lagarde, la neoeletta presidentessa del FMI, una “bilderberger” del tutto vicina agli interessi americani.
Ora è stato smontato l’impianto accusatorio di DSK ad onta delle rivoluzioni “colorate” delle cameriere nere inferocite davanti al Tribunale che ripetono slogan femministi (qui il video)  e DSK potrebbe essere riabilitato, rifondato della sua cauzione onerosa  e prosciolto da ogni accusa. Tuttavia è stato un deprimente spettacolo di razzismo all’ incontrario, la rivincita del “black” contro il bianco ricco e potente da linciare moralmente, all’insegna di quella “democrazia multikulti” all’americana che lavora  ormai per l’estinzione dei diritti propugnati dai suoi stessi Padri Fondatori.  
Tempo al tempo e ne sapremo di più, arrivando a capire chi ha perso con la defenestrazione di DSK e chi invece ha guadagnato con la repentina promozione in campo della Lagarde.

Reincarnazioni

Siccome è alquanto complicato lasciare commenti a Pensiero Verde, e siccome ho trovato estremamente gustoso uno dei loro ultimi post – la storia in chiave di novella decameroniana De Magistris, il Mago di Oz – mi è così sembrato inopportuno non farla conoscere ad una più nutrita platea di potenziali lettori. Sono così andato sul blog di Mario Giordano, Sanguisughe, del quale sono ormai di casa in pianta stabile, e vi ho lasciato il link.
Un vivo complimento all’autrice del post, la spiritosa Caelsius, che, per chi ha avuto la fortuna di conoscerla, mi ricorda molto da vicino la compianta Zanzara.
Peccato non sia più tra noi, perchè avrei molto da chiederle sulla sua terra: Lecco, Primaluna e la Valsassina.
Immagini:
Il Mago di Oz – da Wikipedia
Primaluna, Valsassina – da Wikipedia