Associazione delle novantenni vergini

Amici e lettori del blog, amici esperidi, castellani (i lettori e gli autori de Il Castello) e sanguisugani (i tantissimi lettori e commentatori di Sanguisughe) vi aspetto lunedì 11 luglio sul blog Il Giardino delle Esperidi per una istruttiva storia su Lasco il bandito della Valsassina. Sentirò SANGUISUGHE, di Mario Giordano, che mi è molto piaciuto. All’interno del commento si parla di questa singolare associazione delle novantenni vergini, che probabilmente sarebbe dovuta servire per spillare soldi ad uffo allo Stato. Il commento è stato scritto da tale Mario, che scrive molto bene, ed ha una approfondita conoscenza di fatti a noi ormai ignoti.
Chi avesse notizie di altre nefandezze che si perpetravano o si perpetrano ai danni dello Stato, OLTRE A QUELLE ORMAI STRANOTE DEI PRIVILEGI PENSIONISTICI DEI NOSTRI PARLAMENTARI – a proposito avete letto di questa querela ricevuta da Mario Giordano per aver spifferato quanto segue? (cliccare per leggere) – scrivetela qui nel commentario. Essendoci la moderazione, la pubblicherò appena di rientro.

Ma bando alle ciance e veniamo alla lettera del misterioso Mario.
Caro dr. Giordano, ho avuto il piacere di conoscerla in occasione della presentazione del suo libro “Sanguisughe” nel foyer della Banca Popolare di Lodi ieri 4 luglio 2011.
Naturalmente è un piacere ascoltarla, oltre che leggerla, e devo riconoscere che sono stato rapito dai suoi argomenti, certo rapito ma assai scandalizzato, se parlare di scandalo è ancora attuale nell’Italia di oggi. Un’Italia di sprechi, di sozzure economiche, di assenza di risoluzione dei problemi che assillano i cittadini. Naturalmente saprà la traduzione in latino della parola ministro; vuol dire “servo”. I nostri ministri dovrebbero essere i servi dello stato, impegnati nel raggiungere e ben gestire il bene comune a vantaggio di tutti. Mi pare che da decenni invece essi siano servi di se stessi, del loro “essere per avere”, vivendo come in una bolla sospesa che non viene intaccata da influssi esterni e che vive, si sviluppa direi autonomamente arrichendosi sempre più di privilegi che solo lì esistono.
Alcuni anni or sono ricordo che l’on. Segni ed altri avevano intrapreso una crociata contro gli sprechi e avevano pubblicato una lista di associazioni che vivevano soprattutto di contributi statali. Ebbene ricordo che c’era, e forse esiste ancora, un’associazione graziata economicamente intitolata pressapoco “Associazione delle novantenni vergini”, mi pare fosse siciliana. Pobabilmente la ricorderà insieme a tantissime altre analoghe associazioni sostenute da soldi nostri. Ebbene mi pare che la crociata sia svanita nel nulla. Questo è solo una granello sulla spiaggia degli sprechi che si aggiunge all’altra vasta spiaggia dei privilegi.
Ben vengano libri e persone che divulgano simili situazioni perchè i sacrifici dovrebbero provenire come esempio proprio dai ministri/servi che sono persone che in fin dei conti ci rappresentano e alle quali abbiamo affidato un incarico certamente difficile ma nobile.
Credo, caro Giordano, che solo una rivoluzione possa ribaltare l’Italia, che possa sanare le differenze socio economiche, che veramente avvicini maggiormente i cittadini alle responsabilità di stato affinchè ciascuno riconosca la propria e quella degli altri. Ed anche la Chiesa dovrebbe alzare la voce, e qui non dico altro.
Mi piacerebbe tanto vedere i “fortunati” restituire il maltolto per anni usufruito, tutti ma proprio tutti. E mi piacerebbe che l’attività di amministratore dello stato fosse si pagata ma sentita più come un fatto di aiuto e buona gestione. Mi piacerebbe che tutto fosse per tutti anche con le dovute diversità ma nella normalità.
La saluto cordialmente.

L’Occidente

L’ultimo mio post della stagione.
Sempre in sintonia con la mia semi-pausa estiva, propongo un brano degli italiani IANVA,
“L’Occidente”, in linea con alcuni degli ultimi nostri post.
Magistralmente scritto, ci sono alcune particolarità rispetto ai canoni consueti neofolk:
se permane l’influsso military pop, da notare la presenza di sonorità tradizionali italiche, quasi mediterranee rispetto al glaciale del neofolk delle nazioni più a Nord come Germania o UK,
e un uso magistrale della tromba, l’italiano retrò, poetico e dannunziano, e una strumentazione particolarmente accurata più vicina al folk noir cantautoriale quasi orchestrato.
Seguono audio e testo:

“Come genti del Nord, dai barbarici Numi
Che scambiarono per Roma i marmi di Luni,
O gli Altaici dell’Est, errabondi e ferini,
Fondatori d’imperi per pascolarvi ronzini

O i predoni del Sud, autoeletti Signori
Inventandosi un dio da servi-pastori,
Abbiamo stomaci esausti, ma appetiti da iene,
Tutti incontro alla sera che viene

Dove va a cadere il sole, sepolcreto di tramonti:
Quando s’alza il fortunale, si sa, chi avanza
Per primo affonderà

Deleghiamo ogni cosa, anche l’esser violenti,
Ma la guerra dei ventri ci scopre impotenti,
Sempre sotto tutela di un corretto pensare
Che ci castra quel tanto da tirare a campare

Dentro a questo circuito, senza ieri o domani,
Per leccar quattro ossa come s’addice ai cani:
Non ho più alcuna voglia di fare il possibilista,
Guardo solo la notte che è in vista

Dove va a morire il sole, l’orizzonte inghiotte i giorni,
La stagione del Maestrale, lo sai, dispero che torni
Dove va a sfinirsi il vento, l’orizzonte incontra l’onda,
Sono oltre al mare aperto e più in là, ma non vi è sponda

Tra Vladivostok, la propaggine estrema
E le Orcadi che sono d’Occaso il diadema,
Suggestivo, lo so, ma a che pro ci si crede,
Se il tenerci alla pelle resta l’unica fede?

Ci ostiniamo a pensarci quali punti d’arrivo,
Ma il più morto di loro è pur sempre più vivo
Di chi ormai ha di sacro giusto un osso sul culo
E d’un tratto la notte è già un muro

Muro che non sente pianti, muro che recinge il niente:
Solo un punto cardinale e nulla più quest’Occidente

E se il sole vi si spegne, e se ora è giunto il tempo,
Quella fiaccola di Atene che tu sai, difendila dal vento
Che verrà…”

se il video non si vedesse o sentisse, andare qui

qui invece sito degli Ianva

Arrivederci a Settembre, e Buona Estate a tutti!

Josh

Inizia il regno di Nole

E alla fine Novak Djokovic ha legittimato il suo sorpasso nel ranking andandosi a prendere la corona di Wimbledon. Ad assisterlo tutto il clan familiare su cui andrebbe speso un capitolo a parte, e il presidente serbo Tadic in versione ultrà. Nadal ha ceduto di schianto, ormai vittima di un complesso di inferiorità nei confronti del serbo. Se si esclude il quarto set, dove Nole s’è preso una pausa caffè, il maiorchino non è mai stato in grado di impensierire Djoker nemmeno per un secondo. Il gioco espresso dai due novelli re della racchetta non è stato spettacolare. In realtà bastava vedere un game e vedevi tutta la partita. Niente variazioni di gioco, nulla. Abbiamo visto contendersi il trono di Wimbledon due ottimi giocatori, due “vincenti” senza dubbio, ma che non hanno quel qualcosa in più che li rende irresistibili, espressione di un gioco alquanto ripetitivo. Chi vince però ha sempre ragione, e in questo caso hanno ragione Nadal e soprattutto Djokovic il quale suggella così il sorpasso già ottenuto con l’ingresso in finale. Questo è l’anno di Djokovic in ogni senso, con 8 titoli vinti, di cui due Slam, e 48 vittorie su 49 partite giocate. Si fermerà mai Robo-Nole? Nadal paga un complesso di inferiorità nei confronti del serbo, un complesso che sembra essere più psicologico che fisico e che, dopo 5 sconfitte consecutive, comincia seriamente a preoccupare. Come ho detto, non è stato uno spettacolo memorabile, ma se pensiamo a com’è messa l’altra metà del cielo (leggi WTA) allora ringraziamo di avere Nadal e Djokovic che almeno tengono vivo l’interesse. Capitolo Federer, il divino si avvia lentamente sul viale del tramonto. L’anagrafe è impietosa, la soglia dei 30 anni è distante meno di un mese e l’ex monarca sembra privo di motivazioni, svuotato. L’ultima speranza è che prima di appendere la racchetta al chiodo il divino ci regali un ultimo colpo di coda come Sampras e la Graf. Visto lo “spettacolo” odierno c’è da dire che, il giorno in cui smetterà, l’elvetico ci mancherà, e parecchio.

Non metteremo le mani nelle tasche degli Italiani?

Ultime parole famose del Presidente del Consiglio e del suo superMinistro dell’Economia Tremonti: non metteremo le mani nelle tasche degli Italiani. Ora sta arrivando la manovra finanziaria, di cui poi entrerò nel dettaglio.  Lo stato non esiste più perché siamo sempre più colonizzati nelle decisioni di politica estera (si veda il dietrofront sull’intervento armato in Libia impostoci a viva forza dai nostri sedicenti alleati). Però lo stato fa il trucido gabelliere e l’espropriatore per conto delle Banche a cui ha affidato l’agenzia per le entrate detta EQUITALIA, che io ho ribattezzato INIQUITALIA. Spesso infatti vengono incaricate La Banca Popolare di Sondrio, la BNL, Unicredit & varie, per la raccolta delle tasse, delle multe, delle esazioni ed altro.  I confini non esistono più perché il nostro paese è diventato terra di nessuno, le nostre coste, approdo di sbarchi indiscriminati  e le nostre belle città hanno cambiato connotati, con ghetti ed enclaves straniere d’ogni etnia che ne favoriscono il degrado e la diffusione della criminalità .  
Le nostre merci un tempo di ottima qualità sono diventate fuffaglia e paccottiglia made in Bangladesh, made in Vietnam, made in China, made ovunque nel mondo, ma non qui.
Questo governo non è riuscito a impedire che i nostri migliori asset cadessero in mani straniere, nel nome del “libero mercato” (leggi: svendita) . Le pensioni sono decurtate a partire da 1400 euro lordi (1100 netti); adesso si scopre che di fatto c’è una sorta di patrimoniale, che va ben oltre il premeditato passaggio dal 12,5 al 20% di imposta sulle sedicenti “rendite finanziarie”. In realtà sono semplici, modesti interessi su altrettanto modesti risparmi di milioni e milioni di italiani, che non campano di rendita, ma sono solo dei piccoli risparmiatori! Con l’ aumento sconsiderato dell’imposta di bollo, verranno colpiti anche i Bot e gli altri titoli di Stato a medio periodo. Ma lo slogan era “non metteremo le mani nelle tasche degli Italiani”. Nelle tasche no, sui loro risparmi, sì. E anche sulla loro vita.

Tremonti si è fatto spacciare per molto tempo come l’uomo di  fiducia di tutti gli Italiani e anche la sottoscritta ha scritto in passato qualche post di apprezzamento su di lui.

Ma ora , a conti fatti con questa manovra,  si è comportato come un asburgico esattore dall’aria severa, un puntiglioso ragioniere al soldo degli Eurocrati che si barcamena tra colbertismo e il libero mercato, senza essere né “socialista”, né “liberale”.
Lui però da uomo dell’Aspen Institute,  i “pazzi illuminati fanatici” di questo esproprio bancarottiero del pianeta che ora sta smantellando la Grecia ma non si fermerà e attaccherà altri stati – i responsabili di questa usurocrazia internazionale – li conosce bene. E’ solo che sul suo libro non ce li può indicare per nome e cognome, perché lui “tiene famiglia”.
Quanto a Berlusconi, beh, è chiaro che ha barattato la sua uscita di scena alle prossime elezioni, con la salvaguardia del suo patrimonio aziendale e che ora se lo tengono lì come l’oca dei Pirenei: inchiavardata su un’asse e nutrita giornalmente fino a ingozzarsi. E’ evidente che teme le ire e la vendetta di Obama e della Finanza Internazionale e che si è appecoronato agli ordini atlantici. A capo del  suo partito può, tuttalpiù, mettere un giovane passaordini come Alfano, ma non è  più in grado di operare alcun cambiamento.
E’ triste ammettere che stiamo subendo il “fuoco amico” e che siamo stati venduti esattamente come fece  Prodi con i suoi TPS e i suoi vischiosi Visco. Il fatto che non ci sia alternativa con la sinistra, non mi impedisce di dire la verità su come stiamo precipitando con questo governo. Amen.

Altri post sul tema: Ormai rimminchionito dal blog Conflitti e Strategie

Alfano e il partito degli onesti

Ritorno brevemente sulla nomina di Angelino Alfano a Segretario Politico del Pdl, il maggior partito italiano.
Ho avuto modo di leggere il suo discorso.
Mi sembrava di leggere le bellissime parole di cui erano infarciti i discorsi dei politici della prima repubblica.
Laureati in lettere e giurisprudenza, i vari Rumor, Fanfani, Moro, riuscivano ad esprimere alti concetti e disegnare il mondo perfetto.
Rumor e Fanfani, soprattutto, erano ottimi oratori, non come Almirante che come oratore stracciava tutti, ma si ascoltavano con piacere.
Diversamente da Malagodi, lo storico segretario del Pli il cui eloquio era sintetico ed aspro … ma molto concreto.
Il punto centrale del discorso di Alfano, dopo gli inchini e i doverosi riconoscimenti a Berlusconi e a tutti i maggiorenti del partito (molto doroteo in questo …) è stato sul tipo di partito che si prepara a disegnare.
Riconoscendo a Berlusconi di essere un perseguitato, Alfano ha detto che però non tutti sono perseguitati e che vuole un partito degli onesti.
Ma per fare cosa ?
Per realizzare altre manovre come quella da gabelliere di Tremonti ?
Allora, grazie tante, bastano dei funzionari a stipendio fisso.
A me interessa poco il “partito degli onesti”, a me interesserebbe di più un “partito dei capaci”, capaci di ridurre le tasse e di fronteggiare le pressioni della “Spectre” internazionale che vuole dettare legge in Italia.
Certo, capaci e onesti sarebbe il binomio perfetto, ma poichè si sa che la perfezione non è di questo mondo, preferisco i capaci e basta, purchè facciano guadagnare anche me, con meno tasse, meno divieti e meno invadenza dello stato e delle sue leggi nella mia vita quotidiana.
Alfano, se vuole essere vero leader, deve proporre degli obiettivi solidi e concreti.
Il primo riguarda l’imposizione fiscale che deve diminuire, anche a costo di tagliare la spesa pubblica con la sciabola.
Il secondo deve essere indirizzato a bloccare l’immigrazione, salvaguardando l’Identità locale e nazionale e, quindi, la priorità dovuta ai cittadini di nazionalità italiana.
Il terzo a far sì che ognuno paghi le sue spese con i propri mezzi e non sottraendo risorse ad altri.
Il quarto per riprendere indipendenza e sovranità in politica estera ed economica.
Il quinto a far rispettare la Sovranità Popolare rispetto ad ogni eventuale sofismo giuridico al quale siamo tutti portati dal bizantisimo congenito della nostra terra (soprattutto di alcune regioni …).
Sono cinque punti fondamentali sui quali si misurerà la capacità di un amministratore di gratificare i propri elettori e cittadini.
Se poi sarà anche onesto, allora avremo raggiunto la perfezione.
Ma prima di tutto occorre un sogno, tanti traguardi concreti per raggiungerlo e un partito di capaci come mezzo per arrivarci.

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La Liguria e i rifiuti di Napoli: furba o generosa?

L’on Egidio Pedrini che per anni si è occupato di rifiuti per motivi professionali in merito all’iniziativa del presidente della Giunta Regionale Ligure sul conferimento di rifiuti campani nelle discariche liguri dichiara che:

“Il presidente della Giunta Regionale ed il Sindaco di Genova hanno dato la loro disponibilità a ricevere 20.000 tonnellate di rifiuti da Napoli/Campania, ossia 20.000.000 di kilogrammi di rifiuti ( l’equivalente produzione di soli 10/15 giorni di rifiuti in Napoli) .
La produzione in Napoli di rifiuti domestici è stimata secondo alcune fonti e valutazioni in circa 1.500 tonnellate giorno secondo altre fonti in circa 3.000 tonnellate/giorno
L’iniziativa del Presidente Burlando se da una parte assume il significato di una presa di posizione solodaristica dall’altra richiede alcune precisazioni ed esattamente:
1. Quanti e quali sono le discariche in Liguria ( sostanzialmente tre scarpino in genova e due in savona)?
2. Quanta è l’attuale capacità di rifiuti di Scarpino e quali ampliamenti sono previsti?
3. In quali discariche andrebbero i rifiuti?
4. Qual è la capacità totale della Liguria?
5. Quali garanzie verranno fornite e quali precauzioni verranno prese sul contenuto dei mezzi che trasporteranno (quali tipologie?) i rifiuti?
6. Quanti sarebbero i mezzi che trasporteranno questi rifiuti? (circa 1.300 camion?)
7. A carico di chi saranno le spese di trasporto?
8. Quali saranno i prezzi di conferimento ed in quali bilanci verranno annotati?
9. Quali garanzie di pagamento per contenuti e tempi in base alla situazione finanziaria dei Comuni di provenienza e delle aziende controllate di riferimento?
10. Chi incasserebbe il prezzo del conferimento?
11. A carico di chi sarebbero eventuali rischi?
12. E’ possibile che in tempi brevi si possa arrivare ad un nuovo blocco di conferimenti di rifiuti nelle strutture campane? ”

NDR: Noi del Culturista chiediamo immediata chiarezza al Presidente Burlando (Ieri il governatore della Puglia Vendola si è rifiutato di accogliere altra monnezza dalla Campania, perchè i precedenti carichi contenevano materiali industriali e pericolosi). In caso contrario attueremo varie forme di protesta per indurre il sovrascritto a rispondere.

Sepe e i rifiuti di Napoli

Sepe è il cardinale vescovo di Napoli.
Ha lamentato uno scarso interesse per i problemi di Napoli.
Sepe rappresenta l’anima cattolica di Napoli e un po’ di demagogia non guasta mai.
Ma dovrebbe ricordare che per Napoli il Nord si è già svenato, accollandosi i suoi rifiuti e ricevendo in cambio solo pretese di “fare di più”.
Adesso basta.
Anche se le lacrime napulitane oggi sono di un cardinale.

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Aumento delle accise. Noi, poveri Pantaloni…

Apprendo con sgomento che il carburante, dopo le accise sui clandestini che illegalmente sbarcano in Italia con il beneplacito dell' Unione Sovietica d' Europa, oggi subisce un' …

Leggi ancora | Pubblicato da Vandeaitaliana | Commenti
Tag: cinema, tasse, clandestini, pseudoliberali

                                                                 

Linguaggio astruso alla Maturità

Si è sempre avvertito nel recente passato un certo fastidio nei confronti della prospettiva ideologica offerta dai libri di storia che circolarono, hanno circolato e circolano tuttora nella scuola secondaria superiore. La sinistra, lo si sa, l’ha fatta da padrona o meglio da “serva padrona” (non tanto facendo ironico riferimento all’opera lirica di  G. B. Pergolesi quanto alla  sostanziale mentalità antiliberale di quella concreta ideologia e  del movimento politico egemone che in essa si è riconosciuto e  si è prodotto nell’ambito della famigerata industria culturale negli ultimi quarant’anni con un numero eccezionale di complicità che risalgono  – senza tema di smentita – alle scaturigini del dopoguerra (sia il primo e a maggior ragione il secondo). Pur non adottandolo, ricordo che anche il volume triennale che aveva come coautore il prof. Franco Cardini, mi sembrò del tutto allineato con il clima vigente (nonostante alcuni “distinguo” inevitabili). Le diverse tipologie di volumi, formati orientandoli a sinistra, avevano – sia che fossero costruiti in modo analiticamente complesso sia che fossero semplificati e resi più semplici alla comprensione degli studenti – una chiarezza (che volendo essere maligni si poteva anche definire “una falsa chiarezza”) che li rendeva apprezzabili (in questo modo assolvevano anche piuttosto bene alla pregiudiziale “propagandistica”, fosse essa veramente sentita dall’autore o commissionata artificialmente all’assistente o al compilatore di circostanza). Ad ogni modo è sempre stato fra i compiti dei docenti rendere più ricco per un verso un volume di storia (arricchendolo della propria esperienza culturale e di vita in genere) ma nello stesso tempo chiarirlo in tutti quegli aspetti che (a torto o a ragione) possono sembrare complessi per un adolescente.  In sostanza tocca ai docenti rendere semplice i contenuti e le forme dei discorsi altrui e dei propri senza semplificare. I giovani liceali (anche se dispongono di molteplici fonti d’informazione) nel periodo che riguarda il conseguimento del diploma (esame di Stato ovvero la vecchia maturità) sono formati dal linguaggio dei libri che studiano (donde la loro indispensabilità) e dal linguaggio dei loro docenti (altrettanto indispensabili anche se la loro funzione può essere svolta lontano dalla scuola pubblica). Ne deriva che i quesiti scritti (e proposti oralmente) debbono rispecchiare l’aura medietà del linguaggio parlato e scritto dei loro insegnanti e dei loro testi. Ora in barba a quanto suggerito dal buon senso, non deve essere stata poca la sorpresa di un largo numero di studenti (del corso A, presso il liceo classico statale Andrea D’Oria) quando nell’ambito della III^ prova si sono visti presentare per la disciplina “storia” il seguente quesito (tipologia A = trattamento sintetico di un argomento per un certo numero stabilito di righe) . “Analizza la tipologia e la fenomenologia del dirigismo fascista, suffragandola con appropriati eventi giuridici ed effettuali”. E’ probabile che alcuni di loro avranno avuto il desiderio di esclamare una battuta ormai un po’ logora: “Ma scrivi (o parla) come mangi!”. Nessun libro di storia parla in questi termini, nemmeno il più pretenzioso, quello cioè che vuole darla a bere in tema di appunto “pretesa scientificità”. Lo potrebbe un testo che volesse fare la parodia di se stesso. Ma difficilmente uno o più autori di quello stesso testo si azzarderebbero a tanto ben sapendo che tale arguzia si rivolterebbe loro contro, in quanto i docenti che se ne servono (dopo averlo adottato), penserebbero ad un presa in giro di loro medesimi o di quegli argomenti o di quelle ideologie che rendono a loro così cari la compagnia e il consumo di determinati testi. Quanto segnalato resta un fatto singolare e bizzarro che attende una spiegazione attendibile. Chissà se  si potrà reperirla ancora a caldo durante il periodo degli esami.

ALESSANDRO DELLI COLLI