Lasco e il suo territorio

Lasco il bandito della Valsassina, alias Conte di Marmoro, è il personaggio principale dell’omonimo romanzo storico di Antonio Balbiani.

La vicenda si svolge nel periodo della dominazione spagnola, al tempo dei bravi di manzoniana memoria. Lo scrittore fu allievo spirituale e amico del Manzoni, anche se tra loro correvano 53 anni di differenza; e lo fu al punto che in suo onore si cimentò nel seguito dei Promessi Sposi. Nacque così il romanzo storico di ben 500 pagine I figli di Renzo Tramaglino e di Lucia Mondella. Anche nel Lasco ritroviamo numerosi collegamenti con i Promessi Sposi, vi sono infatti ben tre capitoli dedicati unicamente alle vicende storiche riguardanti la calata in Italia dei lanzichenecchi, il periodo di carestia precedente la loro calata e la terza, e più devastante tragedia, l’ondata di peste portata da loro in Italia. In tutta la Valsassina e la Valvarrone – valli del lecchese, alle quali si può accedere da Bellano e Dervio – la peste risparmiò solo gli abitanti di Pagnona. Vi è anche un capitolo dedicato interamente alla vicenda umana dell’Innominato, personaggio anonimo dei Promessi Sposi, che Balbiani avrebbe identificato in Bernardino Visconti.  

Essendo dunque un romanzo storico, ciò che mi ha spinto a leggerlo è stata anche la curiosità di scoprire quale briciolo di fondamento avesse la frase di un calendario predisposto nel 2010 per gli abitanti di Mornico. Multicolore, dedicato a dodici sgargianti fiori e piante da giardino che lì crescono spontaneamente in ogni dove (*), una frase in prima pagina attira l’attenzione: Mornico, il Giardino dell’Eden. Titolo suggestivo. Campanilismo, pubblicità turistica o c’è dell’altro?  Mornico è una frazione del comune di Vendrogno (Lecco), alle spalle di Bellano. Dopo questa frase accattivante, preceduta dal passo della Genesi 2,8-9 (“Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta d’alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male” ), a seguire il seguente messaggio che sa molto di pubblicità:
Antiche leggende, confermate tuttavia da recenti scavi in loco, fanno ritenere con assoluta certezza che l’Eden corrisponda all’area della Muggiasca dove oggi sorge Mornico. La posizione invidiabile, con vista impagabile sulla Valsassina e sul massiccio delle Grigne, l’esposizione a meridione col bacio costante del sole, la brezzolina che scende leggera dal Monte Muggio rendono il clima tanto dolce, piacevole e così favorevole allo sviluppo di fiori e piante che ci permettono di comprendere la scelta originaria del Creatore nel piantarvi il suo fantastico giardino. E, in effetti, ciò di cui si fa esperienza in Mornico è l’incontro con la bellezza…



Quanto ci sia di effettivamente concreto nell’affermazione, o se sia solo una réclame, sarà oggetto di eventuali approfondimenti futuri, nel frattempo, però, grazie a questa lettura ho ampliato la conoscenza della zona. Un elemento non trascurabile, che potrebbe dare un senso di concretezza alla frase degli ideatori del calendario, è che la Valsassina e la Valvarrone si trovano sullo stesso parallelo, e ad appena 50 km in linea d’aria dalla Valcamonica, dove, durante l’Età del Ferro, si era sviluppata la civiltà dei Camuni. Ferro di cui è stata ricca la Valsassina, con miniere attive già in età preromana. E proprio a Premana, in Valvarrone, vi è uno dei più antichi distretti manufatturieri del mondo, specializzato nella lavorazione del ferro. Ancor oggi i suoi abitanti sono quasi tutti dediti alla produzione delle rinomate forbici di Premana. Come si può constatare dalle immagini di questo post, vi si producono anche i campanacci (il post contiene anche un link che vi porterà a scoprire la festa di “Premana rivive l’antico”, che si svolge in autunno).
Resti delle antiche miniere di ferro e di altri minerali (tra cui anche l’argento), ormai in disuso, si trovano anche al Pian dei Resinelli, in Alta Valsassina, dove stanno per essere lentamente riattivate, a scopo esclusivamente pedagogico-turistico (qui, al Pian dei Resinelli, la riapertura al pubblico di antiche miniere di piombo).
Tornando quindi al testo del calendario di Mornico, è campanilismo, pubblicità turistica, o qualcosa di più emblematico e suggestivo? Quale che sia la verità, è innegabile che la zona sia molto bella, e ciascuno lo può constatare facendo un giro virtuale della valle con il motore di ricerca di Google Maps View. Si potrebbe iniziare da Bellano o da Lecco, che sono poste ai due estremi della valle. Oppure puntando direttamente su Mornico o Parlasco, dove, in epoca medioevale, c’era un castello dei Torriani, la Rocca di Marmoro del romanzo, nella quale Balbiani ha ambientato la sede del bandito Lasco. Nei suoi pressi Taceno con l’ingresso alle ex Terme di Tartavalle (che i nuovi proprietari stanno cercando di rilanciare). Nel romanzo l’acqua di Taceno viene definita di proprietà terapeutiche miracolose. Infatti, preparata una pozione con erbe segrete della zona e acqua del torrente, la maga Bissaga

guarì una donna in un caso molto disperato. Condannata al rogo per stregoneria, il suo nome sarebbe poi rimasto nella toponomastica locale. Altre località meritorie di visita virtuale sono Cortenova, Primaluna, Introbio, Pasturo, fin poi arrivare a Ballabio da dove si scende verso Lecco .
Ed eccoci quindi a Parlasco, in Valsassina (Lecco), che oggi, con i suoi poco più di 100 abitanti, è diventato uno dei comuni più piccoli d’Italia, a causa del progressivo spopolamento da parte dei giovani, che vengono attratti dalle città. Le amministrazioni dei comuni della valle compiono ogni sforzo per cercare di arginare il fenomeno, rivitalizzandola. In questa ottica si inquadrato i progetti promossi dai comuni di Taceno e Parlasco di affrescare i muri esterni delle case con scene riguardanti gli antichi mestieri della valle a Taceno, e a Parlasco (cliccare qui per leggere il comunicato) con scene tratte da questo romanzo storico di Antonio Balbiani.

La Valsassina, che unisce Bellano a Lecco, baipassando il tratto di lago che le separa, è stata, tramite il Sentiero del Viandante, che l’attraversava (qui alcune foto del tratto superiore Corenno Dervio, situato a nord di Bellano), l’unica strada per via di terra praticabile; e questo fino al 1832 quando venne inaugurata la strada costiera (l’attuale Strada Provinciale 72 Lecco-Colico) mediante apertura delle prime gallerie.

Con la pubblicazione del romanzo, nel 1871, la Valsassina cominciò a godere di un periodo di relativa maggior fama, tutti gli abitanti della valle e del lungolago, soprattutto orientale, lo conoscevano. Lo leggevano e rileggevano, durante le fredde serate invernali, nel chiuso al tepore delle stalle. Oggi, invece, come per il caso del Medeghino e di Forte Fuentes, ben pochi dei locali ne conoscono le storie.
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E qui sospendo il racconto. Nei prossimi giorni sarò nella terra di Lasco, dove raccoglierò altre notizie su di lui e sul suo territorio; in particolare su quella sorta di Valle del’Eden, che mi ha molto incuriosito. Non avrò il computer al seguito, mi sarà quindi impossibile rispondere prontamente a eventuali commentatori.
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(*) Rosa (Rosa ‘Queen Elisabeth’), Cotogno del Giappone (Chaenomeles superba ‘Rowallane’), Iperico (Hypericum ‘Hidcote’), Valeriana rossa (Centranthus ruber), Dalia (Dahlia ‘Fashination’), Giacinto (Hyacinthus ‘Ben Nevis’), Tulipano (Tulipa ‘Appel doorn’s Elite’), Iris (Iris latifolia ‘Duchess of York’), Edera (Hedera helix), Tritoma (Kniphofia uvaria ‘Grandiflora’), Amarena (prunus cerasus), Primula e Viola (ibridi).

Foto 1: copertina del libro – Ia edizione 1871
Foto 2 e 5: gli affreschi di Parlasco. Dal sito hollowvoices.splinder.com contenente le foto di tutti i 14 affreschi.
Foto 3: Valvarrone – dal sito montagna.tv
Foto 4: La strega Bissaga: dal sito Valsassinanews
Foto 6: dalia gialla con punte di rosso – dal sito ROYALTY FREE

Questa manovra non s’ha da fare

Come l’amica Nessie  anche io sono in vacanza sino a fine mese.
Diversamente da lei e dagli scorsi anni, questa volta, ogni tanto, accenderò il computer e, grazie ad una internet key che, stranamente funziona (semprechè non siano le ultime parole famose …), mi collegherò e commenterò, oppure divagherò su temi che con la politica non hanno nulla a che vedere.
Come primo post vacanziero, però, credo necessario riaffermare la mia più totale ostilità a questa manovra finanziaria che spero venga, in un modo o in un altro, modificata o bocciata, anche se dovesse provocare la caduta del Governo e portarci ad una situazione di stampo belga.
La manovra è infatti inaccettabile non nei numeri (sono perfettamente convinto che si debba arrivare al pareggio di bilancio e che si debba quindi stringere la cinghia) ma per alcuni provvedimenti adottati per raggiungere un obiettivo condivisibile.
Tremonti ha realizzato un mix di taglio alla spesa pubblica e di incremento delle entrate tramite la leva fiscale.
Forse pensava che, scontentando tutti, potesse realizzare una manovra accettabile da tutti.
Non scegliendo, però, tra le due politiche (socialista e liberale: aumento delle gabelle o abbattimento della spesa pubblica) ha ottenuto il risultato di confermare l’ostilità della sinistra e delle sue clientele (basti pensare alle reazione di regioni, province e comuni) e perdere la fiducia del proprio elettorato.
Il Pdl e la Lega, con questa manovra, hanno probabilmente perso il margine di maggioranza che ancora avevano e non perchè noi si vada a votare a sinistra (che farebbe ben di peggio usando prevalentemente la leva fiscale) ma perchè adesso ci guardiamo attorno per trovare un’alternativa veramente di Destra, cioè contro le tasse.
Come noto, sono totalmente ostile alle tasse.
Credo che il modo migliore per usare i propri soldi sia quello che spenderli in proprio, anche pagando di più i servizi, perchè per avere un buon servizio è necessario pagarlo e quello che ci viene fornito gratis o quasi è sempre di qualità scadente.
Berlusconi e il Centro Destra, nel passaggio parlamentare, sono ancora in tempo a riagguantare la fiducia del proprio elettorato, ferme restando, come sono convinto che debba essere, le cifre totali.
Dovrebbero cambiare la filosofia neneista di Tremonti, per eliminare dal provvedimento ogni incremento o nuova tassa (sul trading bancario, sui depositi, sui risparmi, sul bollo auto etc.) per comprimere ancora di più la spesa pubblica.
Da subito, ad esempio, l’aumento a sessantacinque anni dell’età per la pensione, per tutti e con abolizione immediata del sistema retributivo per tutti coloro che sono ancora in servizio.
Abolizione delle intercettazioni che costano allo stato mille miliardi all’anno.
Abolizione delle province.
Far pagare i servizi almeno quanto costano e privatizzarli massicciamente.
Vendere la rai, anche a “spezzatino”, incassando moneta sonante e cessando di pagare per coprire i deficit.
Abolire il fus.
Ritirare le truppe dal Kossovo, dal Libano e cessare gli sprechi con i bombardamenti in Libia.
Abolire i finanziamenti a pioggia per ogni tipologia di clientela.
Berlusconi prenda coraggio e punti le sue carte su una politica economica liberista e non sul mix democristiano (un po’ socialista, un po’ liberale) che già ci ha portato in queste condizioni.
Le clientele della sinistra strepiteranno ancora più forte, ma tanto, anche con questa manovra, ululano ugualmente.
Con un rinsavimento che elimini dalla manovra ogni tassa per spingere sul taglio della spesa pubblica, però, Berlusconi riconquisterebbe la fiducia e il sostegno dei suoi elettori che, se verrà approvata la manovra Tremonti, rischia di perdere definitivamente.

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Sentenza Mondadori

Chi normalmente legge questo blog sa quanto mi disgusti la sentenza che condanna Berlusconi a pagare ben 560 milioni di euro, cioè oltre mille miliardi di lire !!!, a De Benedetti.
Mi auguro che Berlusconi e la sua famiglia reagiscano con veemenza e qualsiasi loro azione sarebbe da me considerata giustificabile.
Non perchè con quel pagamento (semprechè sia poi confermato in cassazione) finiscano sotto i ponti, ma per la pesantissima e intollerabile interferenza che altera le regole del mercato.
Ammesso e non concesso (e non lo credo) che Berlusconi abbia esercitato pressioni, più che “corrotto”, magistrati, cosa pensano che in un mondo di squali come è quello della finanza De Benedetti sia una verginella ?
Almeno Berlusconi, nella sua attività, ha sempre costruito qualcosa anche per il prossimo, creando lavoro e ricchezza.
Non mi sembra che di De Benedetti si possa dire altrettanto, perchè di ricchezza ne ha creata, sì, ma solo per se stesso.
Allora, ammesso e non concesso (e io non lo credo) che Berlusconi fosse colpevole, non sarebbe stato meglio condannarlo alla stessa cifra MA NON da versare a De Benedetti, bensì per rimpinguare le casse del Tesoro ?

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Un tuffo dove l’acqua è più blu

Cari Amici,

sospendo l’attivita di questo Loch-blog  per un periodo non lungo, ma certamente necessario a ricaricare le batterie, dato che la situazione che stiamo vivendo non è delle più rosee e non lascia presagire niente di buono. Ovviamente anche il nostro umore ne risente, per questo cercherò di non pensarci.
D’altro canto fa parte di una corretta igiene mentale, sospendere, almeno per periodi limitati dell’anno, di ascoltare le notizie che ci angustiano, di cercare per forza di interpretarle e  leggere giornali idioti che ci fuorviano e ci depistano.
Forse “democrazia” è leggere dieci giornali che dicono tutti le stesse cose, ma che ci nascondono regolarmente quanto invece ci interessa e ci riguarda da vicino.

Vi ringrazio per la vostra attiva collaborazione e per aver impreziosito questo blog dei vostri interessanti interventi,  ripromettendomi di ritornare  quanto prima tra di voi. 
Un tuffo dove l’acqua è più blu, niente di più.

A presto  dunque, e buone vacanze!

L’unione fa la forza

Nei giorni scorsi sono stato a Milano.

Tornando a casa ho trovato una mail di “Lisistrata” che chiedeva solidarietà per una causa intrapresa contro di lei.
Naturalmente non ho fatto mancare il mio apporto.
Indipendentemente dall’argomento.
Credo che, come altri casi emersi, a memoria mi sovviene quello del Legno Storto, in gioco ci sia la libertà di espressione, di pensiero, di parola, di manifestazione delle proprie idee.
Una libertà che trova già pesanti limitazioni con le leggi Scelba e Mancino e che alcuni vorrebbero ancor più comprimere, quando non annullare, con proposte di legge sulla cosiddetta “omofobia” e sul “negazionismo”.
Ma quelli sono gli attacchi scoperti e in chiaro alla libertà di pensiero e di manifestarlo.
Anche i normali strumenti giuridici che dovrebbero essere utilizzati per sanzionare comportamenti scorretti, sono ora adattati a sopprimere la libertà di pensiero.
Così vediamo le sparate a livello di personale politico che querela e si querela chiedendo cifre improponibili e, nel loro piccolo, tanti disturbatori che assumono di essere stati in qualche modo offesi da quel che uno scrive, presentare la loro querela con richieste ugualmente sproporzionate (e il più delle volte prive di fondamento).
Contemporaneamente vediamo un florilegio di insulti e malignità nei confronti del Premier e della sua parte politica e persino le assoluzioni o l’immunità verso chi lancia cavalletti, statuine, assale stazioni e cantieri.
Il problema non è tanto “come finirà”, ma quanto tempo ci si impiegherà e quanto tempo ai perde per occuparsi di quello che è solo e solamente il tentativo di far tacere chi espone idee non gradite.
Non importa se vi sia un fondamento, nel 90% dei casi (forse più) si chiude tutto con una transazione la cui unica conseguenza è il pagamento dei reciproci legali (gli unici che ci guadagnano).
Ma intanto si è creato un disturbo alla normale attività di espressione delle idee di un cittadino.
Naturalmente ci sono anche delle contromisure individuali che possono mettere in difficoltà chi agisce con la querela (ad esempio presentare a propria volta una querela per calunnia).
Ma c’è forse qualcosa che si potrebbe fare a livello di gruppo.
Costituire un fondo di solidarietà, ma anche creare una sorta di collegio di difesa, oppure dare ampia visibilità alle vicende che coinvolgono chi del gruppo fosse bersaglio delle aggressioni altrui tese ad impedirgli la libertà di espressione delle proprie idee.
Una scelta non ne esclude necessariamente altre.
Pensiamoci.

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Vogliamo un candidato per conquistare Genova!

In questi giorni in cui l’estate infierisce con moderazione (per quanto attiene il clima) si sta sviluppando un ampio dibattito in vista delle elezioni comunali e provinciali della primavera prossima. Ovvio che molte delle chiacchiere e delle facili (a parole) alternative decadranno a settembre, quando qualcuno (o più d’uno!) comincerà a partire per detta campagna (politica) senza riguardi e false remore per coloro che si attarderanno. Per ora il livello del gossip e quello dell’analisi politica autentica qua e là si confondono: il che contribuisce poco a far intendere tutto quanto viene prima (cioè a livello di decisioni autentiche, dunque non reversibili). Poco male, dato che le decisioni sono per ora in alto mare, tanto per l’area del centrodestra quanto per quella del centrosinistra. Per quest’ultimo aspetto non saprei dire se qualcuno voglia davvero fare le scarpe a donna Marta Vincenzi, si tratti pure di un anziano uomo d’apparato o un preside (che dà di sé un’immagine paciosamente fratesca) essendo politicamente piuttosto ballerino. Sono davvero meravigliato che (localmente) ci sia così tanta incertezza all’interno del centrodestra. Aggiungo che non mi sembra possibile che continuino ad insistere nelle file del centrodestra i postumi della lacerazione con Enrico Musso che ormai dal canto suo rappresenta il passato. Egli se, come sembra, certamente si candiderà per la corsa a sindaco, lo farà per avere la possibilità di riconfermare il seggio senatoriale alle prossime elezioni politiche generali. Di Genova e dei suoi problemi credo che gliene importi poco. E’ questo sintomo di una mentalità vecchia che però ha fatto proseliti nell’ambito della politica ligure da decenni. Allo stesso modo non va candidato a sindaco nessun parlamentare del centrodestra. Va trovata un persona nuova all’interno della politica (o, forse, è meglio all’esterno). Il centrodestra deve scommettere sul nuovo e non sul vecchio (e vecchia è l’eterna mentalità del dopoguerra che localmente ci affligge in maniera particolare). Enrico Musso può senz’altro essere consigliato da Alfredo Biondi o da Sergio Castellaneta ma ormai fa sostanzialmente parte dell’U.D.C.. che, diciamolo pure, qui a Genova non ha né una storia né comportamenti politici particolarmente nobilitati e nobilitanti. Semmai Enrico Musso ha trovato nell’U.D.C. locale (non in tutta) quell’anima danzatrice che fa della propria debolezza una forza per cercare di tenere in piedi equilibri diversi fra forze politiche contrapposte, annacquando ed inquinando le diverse coalizioni (aggiungendo anche agli interessi di queste i propri in maniera personalizzata). Genova, con la situazione nella quale si trova ha bisogno di ben altro. Ha bisogno di riprendere un ciclo economicamente virtuoso. Ha bisogno di far rientrare capitali che si trovano fuori della Liguria e di impiegarli sotto la guida di industriali (proprietari di aziende tradizionali) e di managers capaci di organizzare la produzione nel modo più ottimale. E’ in quest’ambito e in quello di professionisti (ad alta competenza) che va ricercata la figura ideale e reale del nuovo candidato a sindaco. Ho la sensazione che tutto il resto sia un problema di semplice contorno, atto a riempire le pagine dei giornali e le trasmissioni dei dibattiti politici in TV. La Liguria (a partire da Genova e dalla sua provincia) ha bisogno di lavoro (non come bandiera demagogica per i soliti sindacalisti) reale ed effettivo (dalla bassa all’altissima competenza) e di capitali che la smuovano dal suo stato di insoddisfacente galleggiamento e la conducano verso una navigazione produttiva più sicura. Tutto il resto assume (anche senza volerlo) la dimensione della frivolezza. Mi pare che la politica locale indulga su questo versante. E c’è di che esserne preoccupati perché possiamo vedere come a livello nazionale, anche se Silvio Berlusconi è riuscito a rimanere prodigiosamente in sella, la spinta iniziale del suo governo è stata frenata (certamente da un lato dalle contraddizioni economiche e sociali della situazione di determinati paesi europei fra i quali il nostro e dall’altro dall’ondata degli assalti dei bandoleros dell’opposizione, non ultima quella parte della magistratura che fin dall’inizio ha studiato con accanimento la maniera per costringere il premier a dimettersi attraverso una serie di accuse campate in aria ma di grande risonanza mediatica). Non so se siano riusciti a ridimensionare fino alla fine della legislatura l’intraprendenza del politico e dell’imprenditore Silvio Berlusconi. Certo è però che l’impedimento è sopravvenuto e permane ancora. La situazione di Genova e della Liguria devono rendere assai più responsabile l’asse P.D.L. e Lega e quindi non è possibile localmente perdere ancora tempo. Smettiamola con i cosiddetti “tempi della politica”. Sono fesserie: occorre mettere al meglio le forze in campo per cercare di vincere. Non lo si può fare continuando a cincischiare, chiacchierando. E vero che parlando, possono venire fuori delle idee (se uno non le ha già elaborate per conto proprio) ma qui il problema è un altro: quali candidati scegliere e chi di loro se la sente e, soprattutto, ha in mezzi per affrontare una (ancora) lunga campagna elettorale? Perché anche questo comporta un lato fastidioso: se uno è davvero il migliore e non ha mezzi chi glieli può fornire? Scegliamo dunque un imprenditore, proprietario oppure no, (se poi fosse un uomo di cultura, è ancora meglio) ma scegliamolo, ed essendo egli consenziante, senza ulteriori indugi, cominci in modo rampante la sua campagna per rovesciare l’eterno dopoguerra e tutte le bardature che lo continuano a far sopravvivere a se stesso in questa bella e sciagurata città.

CLAUDIO PAPINI

La secessione della California (perchè piccolo è bello!)

Nessuno scandalo, nessun grido di allarme. È stata ascoltata senza perplessita’ e rancori ideologici la proposta di secessione di 13 contee sudcaliforniane di Jeff Stone, esponente repubblicano e membro del Comitato Esecutivo della Contea di Riverside. Jeff Stone raccoglie ed espone quella voce che da tempo si leva tra i vigneti del sud del grande stato della California (37 milioni di abitanti). Troppo stato, troppo grande, troppo poco efficiente, troppo tassato. E così il consigliere Repubblicano si è fatto avanti con una vera e propria proposta di secessione delle contee del Sud, per creare il nuovo “State of South California”. Le contee interessate sarebbero 13, resta esclusa la contea di Los Angeles, mentre rimane quella di San Diego che conta oltre 3 milioni di abitanti. Quella di Stone, non è la prima proposta di secessione da uno stato, o dagli interi Stati Uniti (pensiamo alle costanti rivendicazioni di secessione del Texas). Una sempre essere la teoria: la centralizzazione non fa bene. Non fa bene al mercato, non fa bene all’individuo. Non bisogna certo scomodare Hoppe o Miglio per constatare che ovunque, le “piccole” dimensioni di uno stato (sia esso parte di uno stato federale o sia esso stesso stato sovrano) garantiscono soprattutto un’imposizione fiscale moderata, una proposta allettante per ogni cittadino e contribuente. I piccoli stati vivono infatti in costante competizione con gli stati confinanti. Se lo stato tassa troppo, i cittadini possono emigrare anche di pochi km per trovare condizioni fiscali più favorevoli. In questo modo lo Stato, perderebbe gettito fiscale, vitale per la sua stessa esistenza. Viene a crearsi quindi una costante relazione tra efficienza/tassazione che puo’ essere controllata e misurata dal flusso migratorio dei cittadini. In questo modo lo Stato è sempre più incentivato a lavorare bene, e tassare il meno possibile. La competizione fiscale puo’ essere la vera spinta per la promozione del federalismo anche in Italia, lasciando finalmente, quell’antico e ambiguo retaggio culturale del “Secessione Nord/Sud? Perchè siamo diversi!”

ELISA SERAFINI

Destra cercasi

Approfitto di una assenza di qualche giorno, per impostare un intervento non legato alla quotidianeità.
Dopo il “predellino” del dicembre 2007 e la costituzione del Pdl in tempo per stravincere le politiche anticipate del 2008, Berlusconi è stato aggredito, come non mai, da una ben orchestrata campagna mediatica e giudiziaria.
Non è peregrino ritenere che ci sia anche lo zampino di qualche potentato, economico e politico, estero che non gradisce una Italia protagonista e indipendente.
A prescindere comunque dal perchè e dal per come, la stella di Berlusconi ha subito un appannamento nonostante le vittorie nelle politiche e amministrative del 2008, nelle europee e amministrative del 2009 e nelle regionali del 2010.
A forza di picchiare su di lui, di ostacolare (bocciando tramite organi non eletti dal Popolo) i suoi provvedimenti sono arrivate le sconfitte alle amministrative del 2011 e successivi referendum (sui quali, peraltro, Berlusconi, mal consigliato dalle colombe, non ha dato battaglia).
Purtroppo su di lui incombono anche i 75 anni e la vicenda della manovra finanziaria che ha visto prevalere le tesi socialisteggianti di Tremonti sullo spirito liberale del Premier, con la conseguenza di tasse che alienano altri voti, segna probabilmente la fine della parabola politica del Premier, cui comunque auguro di godersi i suoi meritati guadagni ancora per tanti anni.
Resta il fatto che passano i Leaders (Cavour morì appena proclamato il Regno d’Italia, Mussolini fu assassinato senza processo a guerra finita, De Gasperi morì in solitudine dopo che gli fu tolto governo e partito dalla congiura dei dorotei) ma l’Italia deve continuare a darsi un governo.
Alle politiche del 2008 non votai Berlusconi ma La Destra per reazione alla scelta del Premier di preferire l’alleanza e l’unione con Fini, negando dignità di simbolo alla Destra.
Berlusconi ha pagato duramente quella scelta sbagliata, di cui presumo si sia pentito, ma lo ha pagato anche la Destra (intesa come area politica, non come partito).
Rimasta fuori dal parlamento, ha perso il volto elettorale della Santanchè, non è riuscita ad aggregare i vari movimenti identitari (La Destra, Forza Nuova, Fiamma Tricolore e altri), con la sua fazione più consistente, il movimento di Storace, si è ridotta ad essere una piccola lega del sud, è rientrata nel Centro Destra con l’uscita dei finioti, ma della sua presenza non si hanno notizie rilevanti.
E’ proprio la mancanza della Destra ad essere particolarmente grave per il Centro Destra.
E’ vero, la Lega ha mutuato molti temi che sono nel dna della Destra (immigrazione, identità, diritto alla Vita, Famiglia, Tradizione, Gerarchia) ma resta pur sempre un movimento che non può essere ricondotto alla tradizione del vecchio e rimpianto Msi di Giorgio Almirante.
Io credo che ci sia ancora spazio per una Destra che affondi le proprie radici nell’Msi almirantiano, con gli aggiornamenti che sono necessari dall’essere nel secondo decennio del terzo millennio.
Aggiornamenti che devono essenzialmente riguardare l’occhio sul mondo e sull’economia.
Riprendersi quindi con forza la titolarità della battaglia per i Valori tradizionali di Famiglia, Vita, Ordine, Legge, Gerarchia,fare propri la battaglia contro l’immigrazione e per le identita locali e nazionali.
Ma anche rinunciare ad una anacronistica concezione sociale dell’economia, per sostituire la sussidiarietà di uno stato che sia terzo e che garantisca il massimo di libertà individuali e il minimo di oppressione fiscale e legislativa.
Una Destra che sappia mutuare dal meglio del neoconservatorismo americano e inglese una nuova visione del mondo che unisca Tradizione e Libertà.
Ma come sempre per creare qualcosa occorre un Fondatore, un Berlusconi di Destra che, come Berlusconi ha saputo costruire il partito dei moderati, sappia creare il partito della Destra, dei Conservatori, dei Reazionari moderni.
Una Destra che sia alleata e gamba imprescindibile di un Centro Destra forte e innovativo, sul solco tracciato da Berlusconi, dal vero Berlusconi che non è per nulla rappresentato dalla manovra fiscale dei giorni scorsi.
Cercasi Leader di Destra.

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In quel di Genova qualcosa di nuovo

In quel di Genova, a causa di note vicissitudini che oscillano dalle diverse posizioni assunte da Enrico Musso a quelle di Claudio Scajola e che intersecano ineludibilmente quelle di entrambi, si percepisce per il popolo di centrodestra una chiara crisi di rappresentatività che se dovesse persistere e insistere nell’orizzonte locale per altri sei/otto mesi, pregiudicherebbe il risultato elettorale tanto in Comune quanto in Provincia. Ne deriva che fra le diverse espressioni del centrodestra non si riesce (almeno finora) e trovare una mediazione forte, tale da poter conseguire un risultato che si fa di giorno in giorno insperato. La mediazione forte è naturalmente data soprattutto da un candidato capace di mettere in movimento e finalizzare le energie dei singoli e dei gruppi nei mesi che ci separano dalla corsa nella primavera del 2012 alla carica di Sindaco e di Presidente della Provincia di Genova. A cercare di calare una suggestione nell’ambito del centrodestra affinché questo stesso si rivitalizzi ci ha provato il regista Maurizio Gregorini che il 20 u.s. ha proposto in una riunione, aperta al pubblico (presso il locale la Marina, alla Fiera del Mare) a richiamare una parte dell’esperienza ideale che si collocava sicuramente alle origini dello stesso centrodestra ma che sembra essersi venuta affievolendo nel corso di due decenni (forse perché assorbita dalle continue tensioni presenti all’interno del sistema iperparlamentare italiano che finisce con il produrre un sistema bloccato, anche se l’eccesso di movimento finto inclinerebbe a far credere il contrario). Se già a suo tempo Gianfranco Miglio segnalava sulla scia di Carlo Cattaneo la forza decisiva del municipalismo nella nostra tradizione nazionale (pur indicando allora, nel XIX secolo, la frattura con il mondo agricolo), Gregorini insiste sulla presenza (anche a Genova) di un autentico bisogno di appartenenza e un significativo desiderio di libertà. Nello stesso territorio in cui si vive, in cui si hanno i propri cari e si sviluppano i propri interessi, secondo M. Weber si realizza la vera comunità. Se occorre dunque ricercare un saldo equilibrio fra le componenti liberali e quelle comunitarie, forse è possibile riconquistare il genius loci che fu un tempo una vera e propria religione del cittadino. La città sacralizzata sarebbe dunque intesa come suolo patrio. E’ evidente il senso di controtendenza che si manifesta in questa posizione ideale che rifugge dall’accettare quella sempre più progressivamente violenta spersonalizzazione che la globalizzazione in atto produce. Siamo e sempre più ci sentiamo come foglie al vento, sradicate da quell’albero originario che era la nostra vera radice (l’antica comunità di appartenenza). Né sono poche le forze politiche che agiscono a favore di questa dispersione e che quindi cercano di sconfessare e sconfiggere le tradizioni locali che invece (per l’autore di Una rivoluzione intelligente) devono tornare prepotentemente alla ribalta. Non vi è dubbio che anche al lettore medio di centrodestra queste sembreranno idee assai ardite e controcorrente, esse tuttavia fanno parte della tradizione italiana (per lo meno di un tratto di essa che viene rinascendo)e che ebbe a tornare in passato a far parlare di sé in tempi non facili. Si pensi per es. alla citazione tratta dall’economista De Stefani quando egli afferma che “Far rientrare l’economia tra le scienze morali (non meccaniche, non sociali ma morali) è il più grandioso progetto di creazione di un nuovo ordine politico europeo.” Gregorini ha in mente un federalismo competitivo o come egli anche lo chiama “perfezionismo”. Se è necessario entrare nello specifico (e l’autore dà qua e là indicazioni in proposito), è altresì importante ricuperare quegli spazi ideali che nel corso dei decenni passati sono stati marginalizzati dall’irruenza della propaganda di sinistra che, in varie forme, ora sottili e soffici ora più rozze, continua a imperversare. La nostra città non può essere solo alla ribalta in occasione di votazioni o di tassazioni, deve anche ritrovare il filo originario e originale di un equilibrio civile che nel corso del tempo è venuto perdendosi. E’ possibile che il ritrovarlo dia luogo ad un’autentica rinascita che è poi l’unico vero progetto che il centrodestra deve perseguire a qualunque costo. Altrimenti come negli ultimi decenni, almeno a livello locale, si è ritrovato per lo più in una navigazione di piccolo cabotaggio esercitata a rimorchio.

ALESANDRO DELLI COLLI