Milano 10 giugno 2011 – Stop dall’alto alla ciclabile sperimentale


A pochi giorni dall’insediamento la Giunta Pisapia cancella, senza nessun preavviso o chiarimento ai residenti, la lunga pista ciclabile-pedonale sperimentale mista a Nord-Est della città.
Era stata create ad Aprile dalla Giunta Moratti, coll’intento di monitorarla nel tempo, e con una notifica ai cittadini residenti per raccoglierne i suggerimenti.


Blocchetti filtranti in zona pedonale nel Piazzale Governo Provvisorio?
Una bella verniciata di bitume e via…

Qui al piede la lettera inviata a tutti i residenti dal precedente Assessorato, sarebbe stato interessante che l’accantonamento improvviso e deciso del progetto fosse stato accompagnato da altrettanta chiarezza. La questione della chiarezza era stata sollevata nella campagna elettorale proprio dalla lista Pisapia, che accusava la Giunta Moratti di aver proceduto senza interlocuzione coi cittadini. Allo scopo erano stati esposti manifestini sparsi, ad ogni palo e senza traccia di aver ottemperato ai diritti di affissione.


La beata inconsistenza dei ragionamenti sul problema dell’acqua


Io non leggo poco, ma neanche moltissimo, quindi mi possono essere sfuggite delle considerazioni di base di cui in giro non trovo riscontro.

1) l’acqua, almeno al nord, ha sempre avuto un costo “di reperimento” molto basso per ovvie ragioni geo-climatiche, e questo ha portato a considerare antieconomico manutenzionare gli impianti di distribuzione. Per questo la rete è un colabrodo, perché, se per ottenere più di un qualcosa che in pratica è sufficiente un amministratore deve quadruplicare le spese di gestione, chiaramente non lo fa.

2) il costo di conferimento tramite acquedotti è un costo assolutamente variabile. Un acquedotto anche di limitata portata, che serve centri poco abitati, o comunque senza concentrazione di residenti, costerà sempre 100 volte di più di quello di una grande metropoli. E’ ovvio che se un metro lineare produce “bollette” per 200 abitanti mentre in alcuni luoghi per raggiungerne uno solo servono 2 km di condotta c’è una sperequazione di base.

3) i piccoli centri devono investire nelle infrastrutture ciò che ottengono tramite gli oneri di costruzione, che sono proporzionati al valore dei suoli di cui sono composti. Vedete bene che alcuni centri hanno ancora terra battuta al posto dei marciapiedi, e non certo (o non sempre) perché il sindaco sia un cretino.

4) c’è quindi un nodo di base irrisolto. I comuni non dispongono di strumenti equiparabili per risolvere il problema, anzi, più il comune versa in situazione difficile perché scarsamente abitato, maggiori saranno i suoi costi di conferimento.

5) a questo punto mi chiedo, assunto che la situazione è in progress e non può che peggiorare, assunto che i comuni sono penalizzati alla base, vogliamo un stato centralista che ripartisca costi e benefici assumendosi il ruolo di imprenditore oculato (mi vien da ridere, scusate), oppure uno stato di liberalizzazione che consenta di creare proventi da tassare e riutilizzare dove occorra e dove quindi la gestione dell’acqua sarebbe inesorabimente improduttiva? Per me la base è questa, ma fare discorsi così è fantascienza, devo essere un alieno. Ma un alieno davvero, non come quel finto cretino di Elio e le sue storie tese…

Le vite degli altri, triste passato o agghiacciante presente?

Ho recentemente avuto l’occasione di vedere questo bel film tedesco del 2006, già vincitore dell’Academy Award come miglior film straniero. “Le Vite degli Altri”di Florian Henckel von Dommersmand è una denuncia abbastanza cruda del sistema oppressivo della STASI nella ex DDR. Georg Dryman è un noto drammaturgo organico al regime comunista. Nonostante sia un fedele servitore del regime, Dryman ha il brutto difetto di essere fidanzato con l’attrice Christa Maria Sieland, attrice di cui è invaghito il ministro della cultura Bruno Hempf. Per poter screditare Dryman ed avere così campo libero con Christa, il ministro ordina alla STASI di spiare Dryman onde scoprire un suo eventuale doppio gioco a favore dei nemici della DDR. Tocca al capitano Gerd Wiesler, inflessibile funzionario del regime e pienamente asservito alla causa del partito, il compito di spiare la coppia. Nel corso dell’azione però Wiesler, fin dall’inizio scettico soll’opportunità di spiare Dryman, comincerà a maturare una forma di opposizione nei confronti delle pratiche della STASI fin tanto da arrivare a coprire lo scrittore, reo di aver inviato un articolo a “der Spiegel” in cui denunciava l’omertà del governo sul tasso di suicidi altissimo nella DDR. Da anni, scriveva Dryman nell’articolo, il governo comunista non pubblicava più notizie sul tasso di suicidi, tasso che, nelle statische disponibili da prima della censura, risultava molto più alto della norma. Parlo di questo film perché temo che le pratiche della STASI non siano finite nel 1989. Poche settimane fa il congresso americano ha nuovamente rinnovato il “Patriot ACT”, una misura fortemente repressiva delle libertà personali che promuove le intercettazioni telefoniche e l’accesso a dati sensibili. L’Italia e tutto il mondo occidentale da anni promuovono reati d’opinione sulle più disparate materie, arrivando così a limitare la libertà d’espressione dei propri cittadini. Nel contempo abbiamo anche una serie di lobby che si battono perché la libertà di espressione dei cittadini sia limitata. Già, non abbiamo la STASI, vero, ma in compenso abbiamo il “MOIGE”, “SOS Racisme”, la “LICRA”, l’ “Arcigay” etc. etc. Tutte queste lobby che premono sempre di più per limitare la nostra libertà di pensiero, coniugate da governi che in nome di una “lotta al terrorismo” che è sempre più un paravento per altri interessi (Ma Bin Laden non era già finito tra le braccia di Lucifero?) mi fanno pensare che la STASI sia viva e vegeta, oggi ha cambiato nome e scopi. Pensiamo tutti di essere più liberi dei tedeschi dell’est di allora, ma lo siamo sul serio?

La Ue dei Cetrioli e di altre verdure killer

Imputato Cetriolo si alzi:  cos’ ha da dire a sua discolpa? Niente, ho solo una forma per così dire…minacciosa. E così siamo passati dalla ridicola Ue del diametri  dei cetrioli e delle zucchine omologati per l’uopo, alla messa sotto accusa delle povere cucurbitacee a causa del batterio letale Escherichia Coli  . L’emissario del governo spagnolo col cetriolo in mano che chiede risarcimenti ai parrucconi stolti di Bruxelles rimarrà negli annali della storia di un’Europa incapace perfino di mettersi d’accordo su cosa dar da mangiare di decente e di commestibile agli europei.
La cosa più grottesca è sapere che occorre energia per trasferire grosse quantità di camion di verdure nate in Spagna, trattate in Olanda e vendute in Germania. Sempre più energia per una società allargata ai quattro punti cardinali dell’universo in perenne impazzimento, visto che ogni giorno che passa, scoppia una nuova malattia.  Diciamo la verità a proposito di Germania: non stanno facendo una brllante figura . Ma è inutile che mi dilunghi a descrivere gli scienziati di Krukkonia che in questi giorni le stanno tentando tutte, ma proprio tutte per rendersi ridicoli agli occhi del mondo: sarà stato il cetriolo? le zucchine? la soia? i ceci? I piselli? le lattughe a foglia larga? leggere questo divertente pezzo sul Culturista “La notte dei trifidi e l’alba  delle zucchine“. Siamo al fanta-horror, al thriller dell’Assurdo.
 Erano sicurissimi della colpevolezza della soia i cui germogli vengono fatti crescere nelle botti trattate a vapore, ma poi hanno fatto dietrofront, visto che dei 27 deceduti non ce n’è uno che abbia consumato un solo germoglio e sono tornati a fare gli Sherlock Holmes con tanto di lente di ingrandimento sui cetrioli.
Una cosa è certa: si tratta di guerre alimentari tra lobby contrapposte i cui obiettivi sono chiari: far mangiare ai consumatori quel che vogliono loro. Non si mangia più carne? Eccoti vietate le verdure. E così via… Intanto sui giornali piovono i soliti sondaggi: hai modificato le tue abitudini alimentari? TANTO, POCO, NULLA? Mettete la crocetta: è democrazia anche questa.  
Non poteva mancare il buon ministro della Sanità Ferruccio Fazio, che fece acquistare per conto del governo su imposizione dell’OMS, una partita cospicua di vaccini contro la “suina”, detta anche influenza H1 N1, rimasti poi inutilizzati, il quale interviene ora in tv con un’aurea raccomandazione: lavare bene la verdura eppoi lavarsi le mani. Ma va’ ?!?
Ogni giorno scoppia una nuova epidemia (vera, falsa, reale, virtuale) ma laviamoci le mani. Ponzio Pilato for President.

Un referendum che è “aria fritta”


Nel nostro Paese i referendum hanno una sola prerogativa, quella di essere un enorme spreco di denaro e una perdita di tempo. Non andrò a votare perchè so, che tanto a nulla servirà far sentire la nostra voce.
Il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati docet, passato con l’80% dei voti a favore, è rimasto lettera morta, sia con il cdx. che con il csx.
D’altronde i promotori di questo referendum sono quanto di più inaffidabile e ridicolo, il panorama politico presenti.
Interessante l’intervista a Matteo Renzi al Fatto quotidiano di cui riporto uno stralcio:”
quella che si vuole abrogare è una legge del 2006, governo Prodi, e firmata dal ministro Di Pietro, dovevamo riflettere allora. Come dissi anche io che non ero da un’altra parte, ma nel Pd. Oggi quella legge mi comporterebbe andare a chiedere qualcosa come72 milioni di euro ai fiorentini, e non posso permettermelo”. Se il PD cambia idea a seconda del vento che tira non è un problema mio”. Io continuo sulla strada della coerenza”.
Inoltre Bersani
a Carpi il 18 settembre 2008 per dar man forte al PD locale, ha sostenuto le ragioni della privatizzazione di Aimag (società che
gestisce ACQUA, GAS e RIFIUTI a
Carpi ed in altri 20 Comuni tra la provincia di Modena e Mantova
),
in occasione della campagna elettorale per il referendum comunale voluto
da un gruppo di cittadini per fermare la
privatizzazione.
Ergo, se domenica vince il SI per l’abrogazione della norma sulla privatizzazione dell’acqua, passano un paio di anni, sale la sinistra (non ci credo ma potrebbe succedere) e Bersani e Di Pietro, ripropongono la legge del 2006. A cosa è servito il referendum??? A nulla, soldi buttati nella spazzatura. Perchè questi politici non hanno una linea coerente, un programma, un briciolo di serietà sono burattini, che recitano la parte a seconda di come soffia il vento.
Quanto al nucleare è dal 1986 che se parla, siamo nel 2011, non ci sono centrali, ma in compenso c’è un altro referendum. Che dire, se vorranno costruirle, sul serio, questo referendum farà la fine di quello per la responsabilità dei giudici.

Infine sul legittimo impedimento è meglio stendere un velo pietoso, Di Pietro è il primo a farne uso, e allora perchè farsi promotore di una simile inziativa? Perchè lui può? O perchè se lo fa lui, nessuno dice nulla? I giornali non scrivono una parola sull’argomento, Santoro non si strappa i capelli, Conchita non vomita sconcezze a Ballarò ecc. ecc.
Questi sono i promotori dell’iniziativa e io devo andare a perdere tempo per votare?
Orpheus

La “nuova” Milano di Pisapia: una violenza no global al giorno

Avrà anche

la faccia da carmelitano scalzo, con quel sorrisetto tanto rassicurante, ma i suoi sostenitori, sono tutt’altro che “uomini di buona volontà” e portatori di pace. 

Da quando Pisapia è diventato sindaco, i teppisti dei centri sociali si sono dati un gran da fare, la notte della vittoria hanno assediato con fumogeni e bombe carta la casa dell’ex vicesindaco De Corato, colpevole di aver considerato la sicurezza dei milanesi una priorità per l’amministrazione comunale. 

Domenica hanno addirittura violato un luogo sacro, interrompendo la messa nella chiesa di san Giuseppe Calasanzio, in via don Gnocchi. Botte ai fedeli e minacce a padre Alberto, il parroco reo di aver organizzato dei corsi di educazione sessuale fedeli al dettato del Vangelo. 

Qualcosa mi dice che questi “paladini” dei diritti dei gay, se ne fottano dei diritti delle donne, perchè non irromperanno mai in una moschea, mentre l’imam insegna ai mariti come picchiare le mogli per ridurle schiave obbedienti. 

Si sa, con gli islamici, c’è poco da scherzare, e anche se i gay, li impiccano e l’imam di Segrate ha detto ai suoi fedeli di non votare Vendola perchè gay, è più facile e meno pericoloso prendersela con i cattolici, che non con gli islamici dal coltello facile. Immaginiamo se il povero padre Alberto avesse intimato di non votare per il SEL, perchè Vendola è omosessuale, che avrebbero fatto questi “cuor di leone”?…Eppure nessuno di loro si è recato a Segrate a minacciare e protestare contro l’imam e i suoi fedeli. Due pesi e due misure e tanta ipocrisia e vigliaccheria, ecco di che pasta sono fatti.

E infine una bella patata bollente per Pisapia, le minacce a Israele per impedire lo svolgimento della settimana di Israele in piazza Duomo. Che rischia addirittura di saltare a causa del tam tam della sinistra antagonista milanese e degli attivisti palestinesi. Il progetto era l’allestimento in piazza Duomo di una esposizione dedicata a Israele nell’ambito della Settimana del turismo. A denunciarlo il giornale israeliano “Yediot Ahronot”, secondo il quale la polizia italiana avrebbe manifestato dubbi sulla possibilità di garantire la sicurezza dell’evento in quel luogo, suggerendo di trasferirlo altrove. Magari al chiuso. Stando a quanto scrive il corrispondente di “Yediot Ahronot” dall’Italia Menachem Gantz, la faccenda potrebbe mettere in imbarazzo il sindaco eletto del capoluogo lombardo, Giuliano Pisapia, atteso fra i relatori di uno dei forum organizzati in occasione della rassegna in programma la prossima settimana. 

Che farà Pisapia, come la sbuccerà questa patata, a lisciare il pelo ai violenti, per meri interessi elettorali, ci si trova a doverli accontentare. Lui è ostaggio di questi facinorosi antidemocratici, violenti e illiberali,  e Milano, grazie a lui lo diventerà.

Orpheus

Si, Si, No, No

Sono stato a lungo indeciso sul cosa fare domenica ai quattro referendum proposti. Di mio ritengo il referendum la massima forma di democrazia diretta, una forma che però in Italia è stata decisamente abusata e ridotta a mera macchietta. Escludendo il referendum sospensivo del 2006, per cui il quorum non era necessario, l’ultimo referendum a raggiungere il famigerato 50%+1 dei votanti è stato quello del 1995, principalmente legato a tematiche radio-televisive. In Italia abbiamo due strumenti di democrazia diretta consentiti dalla nostra costituzione, uno dei due però, la proposta d’iniziativa popolare, è del tutto inattuato. Il testo costituzionale infatti non è mai stato attuato e nessuno, per ovvi motivi, s’è mai preso la briga di stabilire come e quando mettere in votazione le proposte d’iniziativa popolare, ergo dal 1948 ad oggi nessuna di queste proposte è mai stata, non dico approvata, ma nemmeno discussa e messa in votazione da una delle due camere. Rimane quindi il referendum. Stando al testo costituzionale il referendum può essere solo abrogativo e non propositivo (per la parte propositiva ci sarebbe l’iniziativa popolare, ma come abbiamo detto non è mai stata attuata), ovvero si può solo chiedere l’abrogazione totale o parziale di norme vigenti e non si possono proporre tramite referendum nuove norme. A differenza di altri paesi, dove l’accesso al’istituto referendario è fortemente limitato, l’Italia ha la fortuna di poter usare il massimo istituto di democrazia diretta solamente raccogliendo 500mila firme. Purtroppo questa facilità di accesso ha prodotto i risultati che vediamo, da 16 anni a questa parte nessun referendum ha passato l’asticella del quorum, senza dimenticare le decine di referendum che, pur avendo passato l’asticella, sono stati completamente inattuati, vedi ad esempio la responsabilità civile dei giudici, il passaggio all’uninominale e la privatizzazione della RAI. Di mio ho deciso di andare a votare in primis proprio per non darla vinta alla “casta” che sta facendo di tutto per privare i cittadini di quella che è, de facto, l’unica arma a loro disposizione. Passiamo quindi ai singoli quesiti. Sui primi due, riguardanti la privatizzazione della distribuzione idrica, voterò “Si”. Voterò “Si” perché questa è una privatizzazione delle mie ghette, anzi, non lo è affatto. Al netto del fatto che per me non è giusto sottoporre un bene fondamentale come l’acqua alle fluttuazioni del mercato, qui non stiamo parlando di privatizzazione, stiamo parlando di un’altra cosa. A seguito del decreto Ronchi non avremo la possibilità di scegliere fra più gestori che si fanno concorrenza tra loro per accaparrarsi il cliente cercando di fornire costi o servizi migliori del concorrente all’utenza. Nossignori, nulla di tutto questo. A seguito del decreto Ronchi avremo ancora un regime di monopolio come quello attuale, solo che al posto di essere un monopolio pubblico sarà un monopolio privatizzato. Rimmaremo senza possibilità di scegliere fra più gestori, bensì rimarremo con un unico gestore, che agirà in regime di monopolio, solo che non sarà più controllato dalla mano pubblica che (in teoria) dovrebbe provvedere al bene comune senza scopo di lucro, bensì sarà gestita dalla mano privata che avrà come obiettivo il profitto. Ora, non mi aggrego al coro catto-comunista dossettiano che criminalizza il concetto di profitto, bensì ritengo che il profitto sia la “giusta mercede” attribuita all’imprenditore per il rischio che mette nell’iniziativa commerciale, però in questo caso, agendo in regime di monopolio il privato potrà alzare i prezzi e tagliare le spese fornendo un servizio scadente a costi alti senza timore alcuno in quanto privo di concorrenza. A rinfrancarmi ulteriormente nella mia scelta la pessima esperienza del consorzio “Girgenti Acque”, pessima esperienza ben documentata da questo servizio de “Le Iene”. Oltre all’esperienza italiana del consorzio “Girgenti Acque” possiamo ricordare anche l’esperienza della Bolivia. Il caudillo delle Ande, Evo Morales, deve il suo consenso plebiscitario proprio alla sua lotta contro la privatizzazione della distribuzione idrica, privatizzazione avviata in Bolivia verso la fine del XX secolo su pressione dell’FMI. Proprio la lotta alla privatizzazione della distribuzione idrica è una delle ragioni del consenso monstre che i boliviani danno al loro, per molti versi criticabilissimo, caudillo. A seguito del fatto che questa non è una vera privatizzazione, e a seguito delle esperienze agrigentine e boliviane quindi io voterò “Si” ai primi due quesiti. Il mio “Si” non vuole essere un avvallo alla mano pubblica, che nel settore idrico ha combinato molti pasticci, però piuttosto che passare direttamente nella brace preferisco restare nella padella. Lasciando stare Bersanov e Di Pietro prima favorevoli alla privatizzazione della distribuzione idrica e ora contrari per motivi strumentali, diamo una sonora tirata d’orecchie alla Lega. Il Carroccio in questa, come in altre numerose occasioni, a Roma dice “A” e a Venezia dice “B”. Tutto lo stato maggiore locale del Carroccio, a partire proprio dal doge in persona, Luca Zaia, è come un sol uomo a sostegno del “Sì”. Peccato però che il decreto Ronchi a Roma sia passato in sede di conversione proprio grazie ai voti leghisti. E’ pur vero che in quella sede la Lega approvò alcuni emendamenti che hanno reso il ricorso ai privati facoltativo per le aree virtuose, però si richiederebbe maggiore coerenza. Se la Lega avesse posto il veto a tempo debito non avremmo avuto bisogno di questo referendum. Per quanto riguarda gli altri due quesiti la mia risposta sarà un “No”, o meglio, non ritirerò la scheda. Sul nucleare bisogna premettere che, Fukushima o non Fukushima, non si sarebbe fatto comunque. Nessuno dei 20 governatori della penisola, Fukushima o non Fukushima, avrebbe mai dato l’assenso alla costruzione di centrali nucleari sul suolo della propria regione, ergo quella nuclearista era una prospettiva morta in partenza. Il disastro di Fukushima in realtà non ha cambiato di un millimetro la situazione che era già su un binario morto fin dall’inizio. Il mio gesto di mancato ritiro della scheda vuole semplicemente essere una protesta contro l’ipocrisia di buona parte degli anti-nuclearisti. Già, perché nessun anti-nuclearista vi dirà mai che una buona fetta dell’energia che noi usiamo è energia nucleare prodotta all’estero, principalmente in Francia. Io non tollero le ipocrisie e dire no al nucleare in casa nostra, salvo poi usare quello prodotto in casa d’altri, è un’ipocrisia grande come una casa. E’ troppo comodo fare gli anti-nuclearisti e poi usare il nucleare altrui. Pure qui tirata d’orecchie alla Lega, la quale anche in questa occasione a Roma dice “A” e a Venezia dice “B”. Il partito di Bossi non aveva mai manifestato opposizione al piano nucleare del governo, ma in Veneto tra i dirigenti locali, anche doge Zaia in primis, è lotta a chi è più anti-nuclearista. Cara Lega, guarda che la DC non ha fatto una bella fine. Arriviamo infine all’ultimo quesito, quello sul “legittimo impedimento”. Le leggi ad personam a favore di Berlusconi sono decisamente antipatiche, ne convengo, ma alla fin fine sono come quelle medicine cattive che devi prendere se vuoi evitare guai. Da troppo tempo una certa corrente della magistratura minaccia la separazione dei poteri dello stato e, contrariamente a quanto crede Berlusconi, lo fa in maniera bipartisan. Dal 1994 ad oggi ben due delle cinque legislature si sono concluse anzitempo a causa di avvisi di garanzia e una di queste era una legislatura a maggioranza di centro-sinistra (’06-’08). E’ vero che il potere politico in generale, e Silvio Berlusconi in particolare, fa di tutto per fornire munizioni ai togati, ma questo non autorizza le toghe a commissariare il potere politico come fa da 20 anni a questa parte. Come molti altri, ritengo che alcune toghe, non agiscano per favorire l’una o l’altra parte politica, bensì che agiscano per conto di potenze straniere che hanno solo da guadagnare da questa guerra civile perenne tra politica e magistratura. L’impianto del “legittimo impedimento” è stato in buona parte svuotato dalla recente sentenza della Corte Costituzionale che l’ha reso un’arma assai spuntata. Resta però l’unica arma per arginare l’esondazione del potere giudiziario e per questo non ritirerò la scheda numero 4. Due “Sì” e due astensioni, questo in sintesi il mio orientamento per domenica.

Una città tanto bella quanto maleodorante

Il titolo non è mio, ma di una lettera pubblicata oggi nel Carlino e che di seguito trascrivo :

Possibile che una città così bella puzzi in modo vergognoso ? Ho soggiornato tre giorni a Bologna, tre giorni di nausea. E’ normale che per andare al museo civico, bellissimo, occorra tapparsi il naso ? Pipì ovunque, un odore terribile. Così anche in via Castiglione, via Ugo Bassi, via San Felice, E gente ubriaca, a petto nudo, anche fuori dell’Università (l’ho visitata al mattino). Vomito, spazzatura e soprattutto pipì in ogni angolo … e le Torri pendenti di fianco a piazza Maggiore ? Allagate, che schifo ! E mendicanti ovunque … ce n’è persino uno che va in giro, in centro, con un topo sul braccio ! Avete palazzi e chiese meravigliose, la più bella biblioteca che io abbia mai visto ma, detto tra noi, non ci tornerei.”.

Mi dispiace pubblicarla, ma è utile per segnalare il degrado cui è giunta Bologna e non sembra che la giunta Merola voglia migliorare.
E’ di ieri la notizia che l’assessore Ronchi, alla cultura, avrebbe risposto ai cittadini di via del Pratello che non si può far silenzio alle nove di sera, con ciò legittimando gli schiamazzi che proseguono ben oltre le nove e, anche se non arrivano “all’alba”, comunque disturbano soprattutto quelli che devono, il giorno dopo, alzarsi di buon mattino per andare a lavorare (cioè produrre quei soldi che, poi, con le tasse, vengono utilizzati anche per mantenere, curare, assistere quegli sfaccendati che schiamazzano di notte).
E che dire dei graffiti nei muri ?
Con un encomiabile sforzo l’estate scorsa il commissario Cancellieri, la Carisbo, l’Ascom, hanno provveduto a ripulire i muri.
Qualche zozzone è stato individuato, ma è a piede libero e non mi risulta che abbia avuto alcuna conseguenza, infatti stanno pur se timidamente spuntando nuove scritte.
Squallida poi l’attuale situazione di Piazza del Nettuno occupata e insudiciata da simil indignados, con i loro teloni che somigliano a sacchi del rusco (nota per i non bolognesi: rusco=immondizia) sotto i quali si riparano dalla pioggia grazie alla quale la piazza, per ora, è tornata parzialmente praticabile.
Il tutto in aggiunta a quanto segnalato dalla gentile turista (il tizio con il topo staziona spesso in via Marchesana, vicino alle poste di Via de’ Toschi) e che dovrebbero indurre gli amministratori ad una azione incisiva e determinata di pulizia.
Altro che utilizzare i vigili urbani per il traffico e le multe !
Utilizzateli per ripulire la città dagli accattoni e dai falsi storpi (sono tornati tre o quattro, anche giovani, di quelli che camminano sciancati piegati a novanta gradi neanche fossero la caricatura che faceva Raffaele Pisu tanti anni fa del vecchietto che “si spezza ma non si piega” … ed io ne ho visto uno entrare in un bar in via S. Gervasio …zoppicava, aveva il bastone, ma era eretto e poi non zoppicava così tanto !).
A Bologna la scelta peggiore l’hanno fatta i cittadini eleggendo Merola, mentre c’era bisogno di eleggere un Gentilini, uno sceriffo che, con il pugno di ferro, ripristinasse in città ordine, decoro e sicurezza.

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I PRETI NON DEVONO PARLARE. Se non sono Tettamanzi e Don Gallo…

Come da anni ricordo nei miei interventi, negli anni ’70 ,tra i tanti slogan sinistri, echeggiava il triste grido: “I Fascisti non devono parlare”, urlato nelle assemblee,nelle università e nelle piazze dai tanti democratici antifascisti di professione che impazzavano. Molti di questi simpatici personaggi sono cresciuti, la maggior parte di loro si è poi integrato nel sistema che odiavano, si è sposato ed ha fatto figli. Ai quali, invece di spiegar loro che gli errori dei padri non dovrebbero essere ripetuti dagli eredi, li hanno cresciuti a pane ed odio. Allargando la schiera dei nemici a Berlusconi (il male assoluto, per questi eterni cheguevaristi di riporto) ed alla Chiesa, Benedetto XVI in testa. Il quale se ne infischia e continua ad andare avanti a testa alta, come ha fatto Domenica dalla Croazia,ribadendo il “NO” alle strane coppie. Non potendo attaccare fisicamente il Santo Padre come vorrebbero, consci che le Guardie Svizzere ed i Gendarmi, anche se pochi, sono discretamente armati di armi automatiche (e non solo alabarde…), sicuri della solita impunità a senso unico vigente in Italasia, hanno incominciato a prendersela nella Mia Milano con i Religiosi non filo-Tettamanzi. E quali sono più degni di biasimo per i no-global, notoriamente omofili, se non coloro impegnati nel recupero alla sessualità normale di omosessuali CONSENZIENTI come quelli della Comunità Obiettivo Chaire operanti nella Parrocchia di San Giuseppe Calasanzio a San Siro ?
Così domenica scorsa 20 giovani
sono entrati nell’ edificio durante la celebrazione, hanno cominciato a urlare slogan contro la Chiesa e i Sacerdoti, poi sono rimasti sul sagrato alcuni minuti innalzando uno striscione offensivo contro uno dei Sacerdoti della parrocchia. A loro interessava non solo intimidire, ma soprattutto impedire a chi prova una omosessualità indesiderata di chiedere aiuto ed essere effettivamente accompagnato nel superamento del disagio. Usando la violenza insegnata dai loro padri, come nel novembre dello scorso anno, quando hanno imbrattato di scritte contro l’omofobia la stessa parrocchia, o come nel maggio del 2010, quando hanno sempre imbrattato di scritte la sede di Scienza e Vita di Milano, in concomitanza con la presenza in Italia di Joseph Nicolosi, lo psicoterapeuta americano che propone da decenni con importanti risultati l’approccio riparativo verso quelle persone che gli chiedono di essere aiutate a superare i disturbi dell’omosessualità. In entrambi i casi, lo scopo era quello di mettere paura in chi ha cominciato questo servizio, fra l’altro rispondendo a una domanda reale.

Sull’ episodio è prontamente intervenuto il Prof. Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, nonchè da poco tempo
Rappresentante dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) per la lotta all’intolleranza e alla discriminazione contro i cristiani, che ha scritto al Ministro dell’ Interni, Maroni, affermando che l’incidente non va certo sopravvalutato ma che «eventi relativamente minuscoli possono ispirarne altri più gravi». In effetti, scrive Introvigne a Maroni, «l’OSCE è estremamente preoccupata per gli assalti che si susseguono in numerosi Paesi ai luoghi di culto» – per esempio, «in Spagna, con motivazioni che sembrano analoghe a quelle milanesi, ci sono stati gravi incidenti a Madrid e a Barcellona» – e «la deriva degli assalti alle chiese dev’essere fermata subito con provvedimenti adeguati, severi e non simbolici, garantendo nello stesso tempo la piena libertà della predicazione cristiana anche su temi oggi controversi».«È paradossale – scrive Introvigne a Maroni – che proprio mentre l’Italia si appresta a ospitare in settembre a Roma una conferenza dell’OSCE sulle violenze contro i cristiani, con una sessione sugli assalti alle chiese, episodi come quello di Milano rischino di trasformare il nostro Paese in parte del problema e non della soluzione».

Questo il clima in Italia, altro che sedicenti discriminazioni e violenze contro gli omosessuali, alcuni dei quali,poi, col passar del tempo, come avevo preannunciato, si dimostrano bufale o vere fole, come il caso dei due pederasti al Colosseo condannati a due mesi per atti osceni dopo 4 anni, altro che bacini casti, credendo così il Giudice alla versione dei Carabinieri. Naturalmente, da garantista, aspetto appello e cassazione, ma intando è così.

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