Vizi e virtù di un candidato

La campagna elettorale consente di conoscere meglio i candidati, valutandone vizi e virtù.
Il candidato Virginio Merola si è addirittura sdoppiato negli spot per imitare i famosi fratelli De Rege, così emergono prima di tutto le sue carenze e qualche vizietto.
Prima il Bologna che deve tornare in A, cioè in B.
Poi l’assenza alla celebrazione del 21 aprile.
Quindi le lacrime e lo stress della campagna elettorale.
Poi torna sul Bologna al quale attribuisce uno scudetto solo (magari quello che, a differenza di ciò è accaduto con l’Inter, non ci fu doverosamente assegnato nel 1927).
Quindi la giustificazione della fumatina di spinello (rigorosamente di gioventù) che ricorda tanto certe esternazioni su personaggi che non meritano neppure la citazione, totalmente deleterie.
Di tutte le sceneggiate, infatti, quella sulla droga è la più grave e pericolosa.
Non è minimamente accettabile che chi si propone di guidare una città importante come Bologna faccia dichiarazioni che, in un certo senso, motivino o giustifichino l’aberrazione dell’uso di droghe.
Come possiamo pensare che un soggetto simile possa, sappia e voglia affrontare il problema della microcriminalità, spesso prodotta dalla necessità di procacciarsi il denaro per comprare dosi ?
E come possiamo fidarci che la “sua” città sia quella città pulita e ordinata che noi vogliamo ?
Qui non si tratta di Centro Destra o di sinistra, di candidato bolognese o immigrato, qui si tratta di sostanza, dei Principi e dei Valori fondamentali di ogni convivenza civile e di ogni struttura sociale.
Non è, poi, che si tratti di una svista, ma è una linea di condotta che parte dal giustificare l’uso giovanile di droga e arriva a minare la Famiglia, ammettendo forme parodistiche (tra persone dello stesso sesso) della medesima, minando le fondamenta della società civile.
Quanto più responsbile e coerente è il messaggio che viene anche dalle parole e dal comportamento di Manes Bernardini che ha ottenuto l’apprezzamento anche di Alfredo Cazzola che, pure, sostiene con ogni evidenza un altro candidato.
Adesso dovrebbe essere il turno delle virtù del candidato Merola.
Accetto suggerimenti, perchè non me ne viene in mente una sola.

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L’importanza di essere Oscar

La carriera artistica di Oscar Wilde, irlandese di nascita,  spiccò il volo dopo il viaggio in America del 1882. Già famoso in patria più come presenza mondana che per il solo libro di versi fino a quella data pubblicato, Oscar il Dandy, sbarcò a New Yoork dal piroscafo Arizona il 2 gennaio di quello stesso anno accolto da schiere di giornalisti che avevano affittato una barca per andare a bordo a intervistarlo. Alla domanda dei doganieri se avesse qualcosa da dichiarare rispose: “Niente eccetto il mio genio”. Portava chiome lunghe e folte. In scena vestiva con una giacca viola con fodera di seta color lavanda (colori oggi assai di moda, ma in passato considerati “eccentrici”) camicie con jabots e nastri di raso che ne annodavano il colletto, pantaloni al ginocchio, calze di seta, scarpe basse con la fibbia scintillante. “Gli unici uomini ben vestiti che ho visto qui in  America sono i minatori del West: indossano solo ciò che è comodo, quindi ciò che è bello” fu il suo commento sui nativi. Ai minatori delle cave d’argento del Colorado parlò di Benvenuto Cellini e quelli gli replicarono  stupiti perchè mai non l’avesse portato in miniera a Leadville, lì da loro. Il suo programma culturale in giro per gli States era un ciclo di 130 conferenze dove avrebbe parlato del Bello, del Sublime e del Movimento Estetico.
Di ritorno a Londra decise di investire i suoi guadagni “americani” in una vacanza di tre mesi a Parigi, annunciando che l’Oscar del primo periodo era morto e che d’ora in poi ci si sarebbe dovuti occupare di quello del secondo periodo. Niente in comune con lo stravagante personaggio precedente col signore dai lunghi capelli e dal girasole in mano. Così il nuovo Oscar “rinacque” con un bastone da passeggio simile alla canna d’avorio di Balzac, con i capelli acconciati coi ricci sulla fronte alla Nerone (ne trasse spunto da un busto da lui ammirato al Louvre) , sciorinando celebri aforismi in francese con una verve non inferiore a quella dimostrata in lingua madre. Frequentava salotti con letterati d’ogni generazione come Hugo, Zola, Daudet, Verlaine, Mallarmé, teatri, mostre d’arte e bassifondi.
Poi, a sorpresa, nel maggio 1884, il matrimonio con la bella e un po’ sempliciotta ragazza della buona borghesia dublinese Constance Lloyd, che parve porre fine alle sue stravaganze. Invano Wilde tentò di trasformarla nella sofisticata femme fatale che sempre sognò. In compenso, a detta sua, possedeva il grande merito di non parlare mai. Dalla loro unione nacquero i due figli Cyril e Vyvyan. “Li avvolgeranno in pannolini estetici e li nutriranno in biberon verdi, circondati di piume azzurre di pavone”, sogghinarono gli amici della coppia.  In quanto a mobilio e suppellettili della nuova dimora della coppia, Oscar non badava a spese, poichè solo “non pagando i debiti si può sperare di rimanere nella memoria degli uomini”. E’ un periodo assai fecondo per la sua attività pubblicistica: direttore della rivista femminile “Woman’s World” nel 1886, uscita del suo volume di racconti “Il principe felice e altre storie”. Walter Pater, suo maestro e promotore di quel Movimento Estetico che vide Oscar, strenuo difensore e seguace, li definì  “autentiche gemme”.
Il “Ritratto di Dorian Gray” uscito nel 1891, ebbe recensioni velenose  con relative accuse di cinismo e di amoralità che gli incrementarono – manco a dirlo –  fior di  tirature. Fu questo, un anno di polemiche, di successi, ma anche l’anno fatidico della sua fatale attrazione per Bosie, ovvero quel lord Alfred Douglas figlio del marchese Queensberry, che  pareva essere l’incarnazione vivente del suo Dorian (la vita imita l’arte…) e possedeva una bellezza “in verità più grande del genio“.
Ancora successi e consensi egli sepper mietere con le sue esilaranti comedy of manners, scritte tra il ’91 e il ’95. Tutte le sere l’Inghilterra vittoriana correva ad affollare i teatri che mettevano in scena “Un marito ideale“, “L’importanza di essere onesto” (o di chiamarsi Ernesto, a seconda delle traduzioni), “Una donna senza importanza”, “Il ventaglio di lady Windermere” .
Qualche problema con la censura Wilde lo ebbe con la “Salomé” composta per Sarah Bernardt, a causa di sensuali danze dai sette veli,  atmosfere morbose e agonizzanti, come il famoso bacio della fanciulla sulla bocca della testa mozza del profeta Giovanni che fece torcere il naso al censore inglese. L’opera, scritta in francese dallo stesso Wilde, fu poi tradotta in inglese dallo stesso Bosie e illustrata dal giovane Aubrey Beardsley.
Ma ecco che al culmine della celebrità e della fortuna, come in ogni dramma della tradizione, la caduta. “Gli dei mi avevano dato  quasi tutto. Avevo genio, un nome distinto, un’alta posizione sociale, vivezza d’ingegno e audacia intellettuale” scrisse di sé in carcere dopo la catastrofe. Ma procediamo con ordine.  
Accadde che lord Queensberry, padre di Bosie, lasciò un biglietto in busta aperta, al portiere di un albergo che Oscar era solito frequentare, nel quale venne accusato a di “posare a sodomita”. Wilde denunziò il marchese per diffamazione, istigato dallo stesso Bosie, che nutriva forti ostilità per il padre, ma fu una solenne autorete. A favore del marchese Queesberry testimoniarono portieri d’albergo, affittacamere, ricattatori, “pentiti” (c’erano anche all’epoca). Il resto è cosa nota. La sentenza giudiziaria decretò allo scrittore, due anni di lavori forzati e a seguito di una seconda sentenza con l’accusa di bancarotta, tutti i suoi beni furono messi all’asta. Da tanta desolazione, nasce il “De Profundis“, lunga e toccante lettera dedicata all’incosciente e cinico amico Bosie. Rilasciato nel 1897 lasciò l’Inghilterra che non rivedrà mai più, per trasferirsi in Francia.
Ancora qualche tentativo di resuscitare la vita brillante di un tempo con cene a base di ostriche e champagne insieme a  lord Douglas, con cui tra liti e riconciliazioni finirà col ricongiungersi. Ma l’incorreggibile cicala continua a frinire, incurante dell’inverno ormai alle porte. “Non vedrò il nuovo secolo, gli inglesi non lo sopporterebbero” aveva profetizzato di se stesso.
Rese lieve perfino la propria morte, allorché disperando di non poter saldare il conto della pensione parigina del Quartiere Latino nella quale alloggiava disse ad un  visitatore dei suoi ultimi giorni: “Muoio al di sopra delle mie possibilità”.  


La vita è troppo importante per essere presa seriamente
                                                         
Nel suo caso, anche la morte.
Hesperia

Non si vota solo per il sindaco

Domenica e lunedì Bologna dovrà scegliere il sindaco che dovrà rimediare ai guasti di Cofferati e Delbono.
E’risibile che si candidi a farlo chi (Merola) con Cofferati era un importante assessore, quindi corresponsabile delle scelte effettuate (male) o non effettuate (per lo più).
Sarebbe naturale che, viste le esperienze Cofferati e Delbono, i bolognesi si orientassero verso l’alternativa e il cambiamento rappresentati da Manes Bernardini.
Bologna, però, la conosciamo tutti e la logica non sempre prevale quando si innestano le passioni ideologiche che trasformano cittadini in altri campi responsabili, in irrimediabili Tafazzi.
Ma domenica non si vota solo il sindaco, ma anche il consiglio comunale e i quartieri.
Personalmente ritengo che i tempi moderni richiedano, come per il governo nazionale, rapidità e univocità di decisione che mal si conciliano con una democrazia assembleare.
Ma è prevista la scheda per i quartieri e per il consiglio comunale, quindi bisogna scegliere.
Se per il quartiere, nonostante le scarse speranze che derivano dal comportamento autolesionista di civici e terzo polo che hanno presentato liste proprie utili solo a far vincere la sinistra anche dove è minoritaria, la scelta è obbligata (votare la lista Lega-Pdl) , per il consiglio comunale, posto che il voto per Manes Bernardini è in cassaforte, i dubbi sono tanti.
Fino a qualche giorno fa avrei bissato il voto con la croce sul simbolo della Lega per dare più peso alle idee di Manes Bernardini che, in gran parte, sono anche le mie.
Le ultime uscite di Bossi, però, mi hanno fatto cambiare prospettiva.
Non condivido l’appoggio fornito a Napolitano in ordine all’ennesima perdita di tempo in parlamento sulla “verifica” dopo la nomina dei nuovi sottosegretari (a proposito di democrazia assembleare …) e non condivido i suoi distinguo in ordine alle affermazioni di Berlusconi sui magistrati.
Nel dubbio che le posizioni di Bossi possano essere una effettiva presa di distanza su due temi che mi trovano totalmente in sintonia con il Premier, preferisco non rafforzare la Lega.
Rimangono dunque due alternative che sceglierò probabilmente all’ultimo.
La prima è votare Pdl, a sostegno di quel che oggi rappresenta, soprattutto dopo l’uscita dei finioti.
La seconda è dedicarmi al voto disgiunto, accompagnando la scelta di Manes Bernardini sindaco, con il voto di lista a Forza Nuova nel solco di quello che, in altre circostanze, sarebbe la mia scelta ideale.
La legge elettorale consente anche questa opportunità: votare il candidato sindaco che si reputa più idoneo e la lista che rispecchia la propria appartenenza ideale.

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Bossi e Tremonti spingono Manes Bernardini

Dopo la partita (penosa) del Bologna contro il Parma, l’appuntamento era in piazza Maggiore al comizio di Bossi e Tremonti a sostegno di Manes Bernardini.
Il rischio era di una ripetizione della barbara gazzarra che la sinistra estrema ha inscenato contro Maroni venerdì scorso.
Invece solo uno sparuto gruppo di individui ha provato a disturbare un comizio che, come ormai tutti i comizi, non ha detto nulla di nuovo, ha però stimolato la fiducia verso un candidato che, giorno dopo giorno, si dimostra il miglior sindaco possibile per Bologna.
E non può che essere così, perchè è un dato di fatto che Bologna sia in rapida decadenza e non è certo pensabile che si possa invertire la rotta con sindaci che siano espressione della vecchia politica e/o legati agli ambienti economici e ai salotti “buoni” della città.
L’unica speranza per Bologna di mettere mano a quegli interventi (immigrazione, servizi, manutenzione) che sono propri delle amministrazioni locali, cercando di cominciare a scrostare il calcare del passato, è rivolgersi ad una persona che non sia condizionato dalle scorie del passato.
L’impressione che si ha, è che Manes Bernardini possa realmente farcela, anche se nessuno si sbilancia, ben conscio di quanto sia forte l’apparato del pci/pds/ds/pd a Bologna.
E’ però comprensibile a tutti il messaggio di Manes Bernardini, fresco, chiaro e concreto.
Chi ama Bologna, voterà Manes Bernardini.

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Tutti li vogliono tutti li chiamano tutti li cercano

Non è la cavatina del Barbiere di Siviglia quella che si annuncia nel titolo, sono gli immigrati che in queste ore sbarcano senza tregua a Lampedusa. Purtroppo il popolo italiano è orfano dei suoi veri avvocati, dei suoi difensori, di chi li protegge e sa proteggere la nostra amata Patria, senza inutile retorica, senza celebrazioni, senza corone di alloro sotto i monumenti, ma nei fatti. Se chi ci amministra si degnasse di leggere quel che scrivono i lettori sui commenti agli  articoli dei giornali, o sui nostri blog, cambierebbe subito strada. E invece no.
Compongo questa breve antologia di imbecillità irresponsabili iniziando col Presidente del Consiglio, il quale si sente un papa-Santo Subito e si mette a lanciare la sua pastorale: non abbiate paura. Siamo solo 60 milioni, possiamo diventare 100, 200, 300 e che saranno mai interi pezzi d’Africa che si spostano qui? Siamo un grande paese, no?  Poi intervistato nella trasmissione a Porta a Porta:  “Gli immigrati arriveranno, perche’ la situazione in Libia e’ complicata; c’e’ poi la situazione in Tunisia e ci sono altri sommovimenti, per il vento della liberta’ e della democrazia che ha soffiato forte in tutto il Nordafrica”.
D’Alema gioca al rialzo e lancia la sua personalissima OPA, dicendo che ne vorrebbe almeno 30 milioni, per vedere l’effetto che fa. Fini non si è mai fatto mancare nulla per incrementare il suo gruppetto parlamentare del Fli-fli e ora fa alleanze elettorali con i neri d’Africa. E rilancia: già che sono qui, già che sbarcano ogni giorno qui sulle nostre coste,  è ora di farli votare. Rimuoviamo le fobie e favoriamo la cittadinanza. Cosa volete che sia quel risicato permessuccio semestrale voluto da Maroni?! Io ti darò di più, di più , di più, molto di più –  canta il Gianfurbo della Camera.
E per il ministro Sacconi? Se 25.000 vi sembrano pochi io ne propongo di concerto con la Confidustria, la bellezza di 100.000 da immettere nel mondo del lavoro. E peggio per gli Italiani se non vogliono lavorare: abbiamo di che sostituirli.
Andiamo avanti.
Oggi  il Papa a Venezia in gondoletta ha detto tante belle cose sulla Serenissima e le sue nobili origini. Peccato che si sia dimenticato di ricordare i gloriosi tempi in cui la Serenissima difendeva le sue acque territoriali dai predoni saraceni  della Sublime Porta di Mustafà Pascià, con gli artigli del Leone di S. Marco. E che artigli! Famagosta, Lepanto, le dicono nulla sua Santità? Ci sono famosi dipinti e arazzi che riprendono queste epiche gesta (vedere il quadro del Veronese, nella foto in alto). 
Peccato che non abbia resistito, invece,   a recitare  la sua camomillifera omelia a Mestre sull’accoglienza universale  e l’apertura a tutti i fratelli e le sorelle del mondo, al diverso, agli stranieri ecc. ecc. Mica a casa sua: a casa nostra.
Morale di questa farsa immigrazionista che rischia di trasformarsi in una  tragedia per noi Italiani: ricoverateli tutti quanti d’urgenza!  Dal primo all’ultimo.   

Una settimana al voto

Ridendo e scherzando, siamo arrivati all’ultima settimana di campagna elettorale.
Abbiamo visto che il candidato entrato sindaco in campagna elettorale (Merola) ne sta uscendo malconcio per una seria di gaffes e per una dichiarata debolezza psicologica (e forse quelle sono figlie di questa).
Manes Bernardini, candidato del Centro Destra (Lega e Pdl), la cui designazione ha avuto una gestazione molto sofferta, ha recuperato il tempo perso con la concretezza tipica dei manager navigati e la passione propria dei giovani: non ne ha sbagliata una.
Non ha sbagliato il programma, non ha sbagliato le uscite pubbliche, non ha sbagliato nell’evidenziare i problemi della città, non ha sbagliato nel rivendicare un passato vergine da compromessi o collusioni con chi ha condotto Bologna all’attuale decadenza, che lui si propone, con più ragione di chiunque altro, di fermare.
Diventa sempre più probabile quel che un mese fa appariva impensabile: costringere Merola ad un incertissimo ballottaggio.
Lo sanno talmente bene a sinistra che venerdì i più esagitati hanno cercato, con lo spirito democratico che è loro proprio, di impedire la libera manifestazione di pensiero del Ministro Maroni venuto a Bologna per sostenere Manes Bernardini e le ripetute aggressioni alle sedi ed ai banchetti organizzati dal Centro Destra.
E’ opportuno sottolineare che questa violenza (che sfocia anche in danneggiamenti contro le proprietà altrui) che richiama quella degli anni settanta, è a senso unico e sono solo quelli di sinistra che vorrebbero impedire al Centro Destra l’espressione e la manifestazione delle proprie idee, mai viceversa, neppure da parte dai tanto criticati militanti di Forza Nuova che si dimostrano, invece, rispettosi del prossimo e delle proprietà altrui.
Degli altri candidati c’è poco da dire.
Esprimo simpatia politica per le due donne candidate: Anna Montella (La Destra di Storace) ed Elisabetta Avanzi (Forza Nuova) e simpatia umana per la conoscenza personale verso l’Avv. Angelo Maria Carcano.
Mi auguro che tutti e tre, dopo la loro onorevole battaglia di bandiera, decidano di sostenere esplictamente Manes Bernardini al ballottaggio e mi auguro che il Centro Destra accolga il loro apparentamento.
Uguale auspicio lo rivolgo verso Daniele Corticelli, candidato civico, con una onorevole battaglia contro il civis, purtroppo incomprensibilmente solipsistico nella volontà di proporsi come candidato invece di aderire alla candidatura del Centro Destra.
Rispetto, pur nella totale incompatibilità di idee, verso il candidato della estrema sinistra Terra (Michele, credo) e il grillino Massimo Bugani.
Da ultimo l’incomprensibile candidatura di Stefano Aldrovandi, per il terzo polo.
Aldrovandi non può rappresentare il nuovo (fu presidente Hera, è imprenditore di lungo corso e pare abbia vari rapporti aperti con il comune e, quindi, con il potere cittadino) e neppure giovane (66 anni).
Sembra quasi che la sua candidatura sia finalizzata solo a togliere voti a Manes Bernardini, esclusivamente per fare un dispetto a Berlusconi, come è nell’attitudine dei suoi sponsor Casini e Fini.
Mi auguro che al ballottaggio i suoi elettori, sicuramente ostili all’attuale gestione della città, amino Bologna e scelgano di votare Manes Bernardini.

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Per non passar per scemi o gonzi

Nel sottotitolo di pagina 63 del Corriere del 5 maggio è riportata la battuta (scema) di un “beatificato” – così come si autodefinisce il comico del senso unico, quello cioè che va in una sola direzione di marcia, o a senso unico, Roberto Benigni. La battuta scema, o detta da persone ignoranti (detto nel senso di chi ignora, che non sa le cose, o che fa finta di ignorarle) o immature (per uno che fa battute sceme del genere). La battuta l’ha pronunciato durante l’inaugurazione della mostra bolognese sulla “beatificazione” (come l’ha definita lui stesso) di “Bob e Nico”, riferita cioè a se stesso in coppia con Nicoletta Braschi. La battuta (scema) trascritta dal grande quotidiano nazionale è la seguente: “… Per passare un pomeriggio in allegria, visto che ci sono molti disoccupati che hanno tanto tempo libero. Cogliamo l’occasione, finchè c’è questo governo, per avere la mostra piena“. Il senso della battuta, estrinsecato da Maria Volpe, autrice dell’articolo, è racchiuso nel sottotilo “Con questo governo ci sono tanti disoccupati: le mostre si riempiono”.

Peccato che giorni fà Reuters aveva divulgato la notizia secondo la quale in Spagna – che è retta da un governo di sinistra, e quindi da quel genere di governi che evidentemente piacciono tanto a Benigni, visto che denigra il nostro – la disoccupazione è balzata ai massimi da 14 anni, interessando il 21,3% della popolazione attiva.
Qui la notizia.

Sindrome rancorosa del beneficiato

Nell’intervista di Daniele Manca a Marina Berlusconi, pubblicata giovedì 5 maggio 2011 dal Corriere della Sera, c’è un interessante passaggio a riguardo dell’invidia.

Invidia, uno dei sette vizi capitali della religione cattolica, del quale avevo anche già parlato a proposito del libro di Helmut Schoeck L’ invidia e la società.
“Nel Purgatorio (vedi immagine), Dante pone gli invidiosi sulla seconda cornice. Qui, i peccatori sono seduti, gli occhi cuciti con del fil di ferro per punirli di aver gioito nel vedere le disgrazie altrui.” (Wikipedia).
Trascrivo integralmente il passaggio dell’intervista:

A domanda, Marina Berlusconi risponde:

…l’opposizione ha rinunciato a svolgere il suo ruolo e spera soltanto nei plotoni d’esecuzione mediatici e giudiziari, che tengono nel mirino anche le nostre aziende. Nel caravanserraglio degli anti-Berlusconi c’è un pò di tutto. Un gruppo di pm, giornalisti e teatranti che sulla caccia al Caimano hanno costruito solide carriere. Ci sono gli eterni invidiosi che avrebbero voluto essere come mio padre ma non ci sono mai riusciti. E poi una pletora di personaggi che degli invidiosi sono parenti prossimi.
Domanda del giornalista Daniele Manca: E chi sarebbero costoro?
Risposta: Gente che pur avendo tratto molti vantaggi dal rapporto con mio padre, si lascia schiacciare da un complesso d’inferiorità che paradossalmente la porta a detestare chi l’ha sostenuta. Una vera e propria patologia, l’hanno chiamata “sindrome rancorosa del beneficiato“.
Domanda del giornalista: Sì, ma faccia anche dei nomi?

Risposta di Marina Berlusconi: Ai primi posti Gianfranco Fini. E nell’elenco ci sono politici e non, uomini ma anche donne. Un gran brutto spettacolo, glielo assicuro, a cui, soprattutto in certi casi, avrei davvero voluto non dover assistere .…….”

Immagine: Gli invidiosi , illustrazione di Gustave Doré

Voto subito!

Lampedusa – Continuano gli sbarchi di immigrati a Lampedusa. Non si fermano i flussi regolati dalle condizioni del mare. Il Viminale spiega che quello sottoscritto il 5 aprile tra Italia e Tunisia prevede il rimpatrio per i migranti arrivati dopo quella data, ma anche per 800 giunti prima che fosse siglata l’intesa, numero raggiunto nei giorni scorsi. Quanto al blocco della macchina dei rimpatri, il ministero degli Interni sottolinea che è dovuto al fatto che il venerdì per i musulmani è giorno di festa. Gli immigrati giunti in Italia sarebbero 33 mila dall’inizio dell’anno, secondo i dati forniti dall’agenzia europea Frontex.
Anche l’Austria, dopo la Francia, ha dato il via ai primi respingimenti di profughi nordafricani provenienti dall’Italia. Otto profughi, tutti provenienti da Lampedusa e muniti di permesso di soggiorno temporaneo e titolo di viaggio, sono stati, infatti, respinti dalle autorita’ austriache al confine del Brennero, negli ultimi tre giorni, e riammessi in Italia. I provvedimenti di respingimento, adottati in tre occasioni distinte, sono stati motivati, secondo quanto riferisce il Corriere dell’Alto Adige, con l’assenza dei requisiti economici adeguati alla permanenza in Austria.

[fonte: un quotidiano dalla rete]

PROTETTI DALLE PRIME PAGINE
DEDICATE ALLA MORTE DI BIN LADEN
GLI IMMIGRATI HANNO PROSEGUITO
A SBARCARE SULLE NOSTRE COSTE
IN NUMERO CRESCENTE.
CONSOLIDANDO IL FALLIMENTO
TOTALE DELLA POLITICA IMMIGRATORIA
DI QUESTO GOVERNO CHE DELUDE
IL VOLERE DEL POPOLO ITALIANO
DOPO AVERLO SFRUTTATO CON
VANE SPERANZE IN SEDE DI VOTO.
ORA ANCHE L’AUSTRIA RESPINGE
GLI IMMIGRATI ENTRO I NOSTRI
CONFINI E TRASFORMANDOCI
IN QUELLA CHE APPARE ORMAI
LA “PATTUMIERA” DELL’ EUROPA.
OCCORRE TORNARE AL VOTO
E OCCORRE FARLO CON CELERITA’.
DANDO FIDUCIA A QUEI PARTITI,
RIMASTI FUORI DAI GIOCHI DI POTERE
PER RIAFFERMARE LA PROPRIETA’
SUL NOSTRO TERRITORIO!
OGGI COME IERI SOLO UNA PAROLA:
RESPINGIMENTI!!!


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+nuovopatriota+

Bella Bologna senza kebab nè ideogrammi

La Lega ha aperto una campagna contro la diffusione dei kebab e degli altri locali etnici, estranei alla cultura e tradizione culinaria di Bologna.
E’ una battaglia sacrosanta che, in passato, vide fortissime limitazioni di carattere meramente ideologico contro i Mc Donald’s e non si capisce perchè i locali magrebini debbano avere un trattamento di favore.
Suggerirei alla Lega ed a Manes Bernardini, nella speranza che sia eletto sindaco, di porre anche attenzione alla diffusione di insegne e scritte incomprensibili.
Mi riferisco in particolare a zone come quelle intorno a via Ferrarese, piazza dell’Unità, ex Minganti, trasformate in una piccola Chinatown di cui noi bolognesi non sentiamo alcun bisogno.
Sono apparsi i primi, diffusi, esercizi caratterizzati da ideogrammi come insegne.
Non sono aprioristicamente contrario ad insegne in lingua straniera, purchè, però, vengano utilizzati termini di uso corrente (pub, bistrot …) , non ideogrammi che, per quel che ne sappiamo, potrebbero anche essere offensivi o contrari al buon costume o rappresentare indicazioni criminali.
Sarebbe opportuno che la prossima giunta proibisse insegne con caratteri estranei alla nostra cultura, perchè non siamo noi a doverci adeguare ed integrare con gli immigrati, ma sono loro che devono adeguarsi alle nostre leggi, ai nostri costumi, alle nostre tradizioni e anche alla nostra lingua.

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